Acque reflue: cosa sono e perché bisogna conoscerle

Un laboratorio analisi chimiche e microbiologiche si occupa anche delle acque reflue prodotte da un’industria.
Nello specifico cosa sono? Perché bisogna tenerlo sott’occhio? Ecco tutto quel che bisogna sapere delle acque reflue e del loro trattamento.

Acque reflue: una definizione

Le acque reflue sono anche dette di scarico. Sono definite in questo modo quelle acque che sono state alterate dall’attività dell’essere umano. In genere ciò accade a seguito di uso domestico, agricolo e industriale. La loro classificazione è fondamentale. Quando l’acqua diviene reflua è inadatta per un uso diretto. Ciò perché al suo interno sono presenti una serie di sostanze inorganiche o organiche che ne pregiudicano la qualità.

Infatti le acque reflue non possono essere immesse in natura. Il mare, i fiumi, i corsi d’acqua naturali, i laghi e tutti gli altri specchi d’acqua hanno per natura una capacità depurante. Tuttavia questa loro funzione è limitata ad una certa quantità di sostanze. Quando queste sono troppe l’acqua non riesce a purificarsi e resta inquinata. Dunque versare acque reflue in corsi naturali significa alterare e danneggiare per sempre il nostro ecosistema. Oltre ad essere un’operazione poco salubre questo gesto è anche illegale e severamente punito dalla legge.

Classificazione delle acque reflue

Un laboratorio analisi chimiche e microbiologiche consente di campionare, monitorare, classificare le acque reflue. In primis c’è da dire che ne esistono di quattro tipi. Le prime sono le acque reflue domestiche. Sono prodotte dalle case e dai siti residenziali, frutto del naturale metabolismo umano oppure da attività domestiche o simili a queste. In questa classificazione non rientrano solo case, ville e condomini. Abbiamo anche le scuole, le caserme, gli alberghi, gli uffici pubblici, gli impianti ricreativi, quelli sportivi, i negozi, i bar e gli uffici privati.

Le acque reflue industriali sono quelle provenienti da installazioni o edifici atti alla produzione di beni oppure ospitanti attività commerciali. Anche se sono presenti dei depuratori, comunque si parla di acqua reflua. Queste però non vanno confuse con quelle che invece entrano in contatto con materiale, anche non inquinante, estraneo all’edificio adibito ad attività o industria. Queste sono invece indicate come meteoriche di dilavamento. Le caratteristiche di queste acque cambiano a secondo del tipo di produzione. Non a caso un laboratorio analisi chimiche e microbiologiche mette a disposizione uno staff di tecnici che ne studiano la composizione chimica e fisica.

Con acque reflue urbane s’indica quell’insieme di acque domestiche, industriali, di ruscellamento e provenienti dal lavaggio delle strade confluite nelle fogne. Per quanto riguarda quelle di ruscellamento è possibile che a loro interno siano presenti pesticidi, idrocarburi, detriti di pneumatici e detergenti, tutte sostante ritenute microinquinanti. Infine abbiamo le acque reflue industriali ma assimilabili a quelle di derivazione domestica. Provengono da imprese e da attività commerciali ma per legge, a seconda di alcune loro caratteristiche qualitative, ma anche per un discorso quantitativo, sono considerata alla stregua di quelle domestiche.

Quali sostanze possiamo trovare nelle acque reflue?

Come abbiamo detto un laboratorio analisi chimiche riesce ad individuare le sostanze presenti nelle acque reflue. C’è anche da sottolineare che per un’impresa è importante campionare ed analizzare le acque che produce. Infatti deve attenersi ad una serie di norme relative all’inquinamento senza le quali non potrebbe essere funzionante.

Le sostanze presenti nelle acque possono essere catalogate come segue. Abbiamo in primis le galleggianti. Si tratta dei composti insolubili più leggeri dell’acqua, l’olio, le schiume e i grassi. Le sostanze sospese sono invece quelle aventi densità pari o superiore all’acqua. Sono mantenute in sospensione da un fenomeno detto turbolenza. A loro volta queste si dividono in due sottocategorie: sedimentabili e non sedimentabili. Vi sono quindi le sostanze collodiali. Formate da particelle da dimensioni tali per cui è ormai impossibile separarle dall’acqua senza l’uso di un trattamento meccanico. Quindi abbiamo quelle disciolte ossia sparse in maniera omogenea allo stato ionico o molecolare dell’acqua. Infine abbiamo organismi vegetali ed animali tecnicamente detti materiale biologico.

Tutte queste sostanze a loro volta sono divisibili in due grandi categorie. I solidi volatili sono quelli che a 600 gradi spariscono senza restare sotto forma di cenere. Gli altri sono i non volatili ed hanno la proprietà diametralmente opposta.

La classificazione dell’acqua reflua

In che modo un laboratorio analisi chimiche e microbiologiche classifica le varie acque reflue? Tramite le sue analisi può studiarne la composizione e in base a questa definirle. I primi parametri da prendere in considerazione sono quelli fisici. Viene dunque analizzata la temperatura, l’odore, il colore, la presenza di solidi e la conducibilità elettrica. Quindi ci sono quelli chimici. Questi sono l’alcanilità, il pH, il total organic carbon, la domanda chimica d’ossigeno, la total oxygen demand, la domanda biochimica di ossigeno, il fosforo, i polifosfati, gli ortofosfati, i nitrati, i nitriti, l’ammoniacale, i tensioattivi, gli oli minerali, l’ossigeno disciolto e le sostanze tossiche. Infine abbiamo quelli biologici fatti di coliformi fecali, totali, le salmonelle, le escherichia coli e gli streptococchi fecali.

Cosa sono gli impianti di depurazione?

Un laboratorio analisi chimiche e microbiologiche installa anche impianti di depurazione. Ecco come funzionano e da cosa sono composti. Costituiti in genere da calcestruzzo armato operano sulla linea fanghi e quella delle acqua. Quest’ultima viene purificata dai liquami grezzi tramite un processo diviso in tre stadi. Nel primo abbiamo grigliatura, sgrassatura, sabbiatura e sedimentazione primaria. Nel secondo abbiamo un processo biologico atto ad eliminare le sostanze organiche sedimentabili e non sedimentabili. Si tratta della sedimentazione secondaria combinata all’aerazione. Il procedimento terziario opera sull’effluente derivato dal processo precedente appena descritto. Si basa su trattamenti specifici incentrati all’eliminazione di quelle sostanze che non possono essere epurate con i trattamenti relativi alle due prime tappe.

I fanghi subiscono un’altra lavorazione. Questi vengono generati proprio dalla fase di sedimentazione con cui si depura l’acqua. Con questa linea è possibile ridurne il volume, eliminare gli organismi patogeni in esso presente e stabilizzare il materiale organico. Lo smaltimento in questa maniera non solo è meno dannoso per l’ambiente ma anche meno oneroso dal punto di vista dei costi. Si otterrà quindi un nuovo effluente che dovrà essere poi condotto nell’emissario.
Ecco dunque in che modo un laboratorio analisi chimiche e microbiologiche si occupa delle acque reflue.