Ricomincia la scuola: come trasportare i bambini in sicurezza

I seggiolini auto per bambini costituiscono un piccolo rompicapo per tutti i genitori, ma rappresentano un metodo sicuro e regolamentato per il trasporto dei più piccoli in totale sicurezza.

Alcuni fatti di cronaca hanno però dimostrato che, anche i genitori armati di migliori intenzioni, possono commettere errori fatali. Lo dimostra il drammatico caso del bambino morto a Pisa, finito schiacciato dall’airbag dell’auto su cui viaggiava.

Diventa quindi strettamente necessario non soltanto scegliere il seggiolino giusto per il peso e l’altezza del piccolo passeggero ma anche seguire alla lettera altre indicazioni di sicurezza che potranno letteralmente salvare delle vite in caso di incidenti.

Abbiamo chiesto informazioni in merito all’esperto di sicurezza e ADAS (sistemi automatici di assistenza alla guida) Matteo Grignani dell’omonima concessionaria auto a Pavia e Vigevano.

Seggiolino auto per bambini: come sceglierlo

I seggiolini auto possono essere di due tipi: seggiolini veri e propri, quindi dotati di seduta e schienale, o dei semplici rialzi da utilizzare per bambini più grandi.

I seggiolini sono classificati in gruppi in base al peso del bambino:

  • Gruppo 0 (fino a 10 kg, dalla nascita ai 12 mesi circa)
  • Gruppo 0+ (fino a 13 kg, dalla nascita ai 18 mesi circa)
  • Gruppo 1 (9-18 kg, dai 9 mesi ai 4 anni circa)
  • Gruppo 2 (15-25 kg, da 3 a 6 anni circa)
  • Gruppo 3 (22-36 kg, da 5 a 12 anni circa)

In linea generale il sedile posteriore è considerato più sicuro per i bambini rispetto a quello anteriore e, pertanto, il seggiolino dovrebbe essere fissato lì.

I seggiolini dei primi due gruppi vanno posizionati nel senso contrario a quello di marcia per proteggere ulteriormente il bambino in caso di brusche frenate, inoltre i seggiolini del gruppo 0 possono essere posizionati esclusivamente sul sedile posteriore.

I rialzi sono invece classificati come sistemi di ritenuta non integrale (cioè senza schienale) e possono essere utilizzati solo per i bambini (ormai ragazzi) di altezza superiore ai 125 centimetri.

Sul mercato sono ancora disponibili modelli di rialzi per bambini al di sotto dei 125 centimetri e possono essere venduti, tuttavia non risultano omologati ai sensi del R44/04 e, pertanto, se acquistati, potrebbero dar luogo a contravvenzioni. Non saranno prodotti in futuro e verranno venduti soltanto fino a esaurimento dei pezzi già messi in vendita.

Tutte le caratteristiche di omologazione di un seggiolino auto per bambini sono riportate sull’etichetta del prodotto.

Viaggiare con i bambini in sicurezza

Come già accennato, i seggiolini per bambini dovrebbero essere fissati sul sedile posteriore, ma purtroppo non è sempre possibile, soprattutto se il guidatore è da solo in automobile e ha bisogno di controllare il suo passeggero.

Quando i seggiolini vengono utilizzati sul sedile anteriore accanto al guidatore è sempre necessario disattivare l’airbag lato passeggero per evitare che, esplodendo con violenza in caso di impatto, finisca per schiacciare e soffocare il bambino seduto nel seggiolino o sul rialzo.

Alcuni modelli di automobile sono dotati di airbag che esplodono in maniera graduale, proporzionata al peso che viene “avvertito” sul seggiolino del passeggero, ma si tratta di un caso molo raro: la maggior parte delle auto dotate di questo dispositivo fanno semplicemente “esplodere” l’airbag con la forza necessaria a reggere il peso medio di una persona adulta.

Inoltre, se si trasportano bambini fino ai 4 anni di età è necessario dotare l’automobile di dispositivi antiabbandono fissati al seggiolino, integrati nel seggiolino o addirittura nell’automobile, che segnalino la presenza del bambino all’interno del seggiolino nel momento in cui il guidatore ha lasciato la vettura comunicando direttamente con lo smartphone via bluetooth.

Leggi anche l’articolo: Caratteristiche tecniche di Fiat Doblò per il trasporto dei disabili.

Ricetta medica elettronica e digitalizzazione in sanità

La ricetta medica è un documento sanitario, (con cui i pazienti prendono visione del farmaco e/o dell’esame che il medico ha prescritto loro) indispensabile per semplificare la gestione della relazione tra ente sanitario (medici, strutture sanitarie, farmacie, etc) e pazienti.

Data la sua centralità in ambito medico-sanitario, la ricetta è stata protagonista del processo di digitalizzazione della sanità, meglio conosciuto come progetto Agenda Digitale, che ha rivoluzionato sia la modalità di rilascio della ricetta, che l’acquisizione della stessa da parte del paziente e/o struttura sanitaria.

Approfondiamo, allora, come funziona l’emissione ed il rilascio della ricetta medica elettronica e cosa è cambiato con la digitalizzazione in sanità.

  1. Ricetta medica elettronica o dematerializzata

È dal 1° marzo 2016, infatti, che la ricetta medica può esser emessa esclusivamente in formato elettronico, proprio in virtù del sopracitato processo di digitalizzazione in sanità che oltre alla ricetta ha messo in campo svariati servizi telematici a supporto del cittadino/paziente (sistema TS, fatturazione elettronica, fascicolo sanitario elettronico, referti online, etc) e ha semplificato il controllo sulla Spesa Pubblica Sanitaria (riduzione di sprechi e costi).

Il suo passaggio da ricetta cartacea, la classica ricetta rossa, a prescrizione elettronica è diventato un passaggio obbligato nell’automazione dei processi medico-sanitari e nella gestione dell’integrazione tra strutture, medici e pazienti.

     2.a) Ma come funziona la ricetta medica elettronica e cosa cambia per operatori e pazienti?

A differenza della ricetta cartacea, la ricetta elettronica o ricetta dematerializzata, si caratterizza per:

  • la trasmissione online dei dati al SSN (Servizio Sanitario Nazionale),
  • la sostituzione del codice a barre, della tradizionale ricetta rossa, con il numero di ricetta elettronica (NRE) che permette di identificare a livello nazionale e/o univoco una determinata prescrizione medica online e limitare l’emissione di ricette false. Il codice NRE è formato da 15 caratteri: AAA (codice della regione o della provincia autonoma in cui è stata fatta la ricetta), BB (codice alfanumerico generato in modo automatico dal sistema), C (rappresenta il lotto), DDDDDDD, (riporta il codice identificativo del lotto assegnato dal sistema), EE (numero di protocollo singolo all’interno del lotto).

Ma vediamo come funziona:

  • il medico, per eseguire la prescrizione, utilizza dei servizi/sistemi digitali integrati con il SSN (Servizio Sanitario Nazionale),
  • compila la prescrizione inserendo un NRE (numero ricetta elettronica) associato al codice fiscale del paziente ed identificativo della ricetta medica elettronica,
  • A seguito della convalida dei dati e della richiesta d’emissione della ricetta, il medico consegna al paziente un promemoria (cartaceo) contenente il numero di ricetta elettronica, il suo codice fiscale, la prescrizione ed eventuali esenzioni. Con tale promemoria, il paziente può, ad esempio, recarsi in farmacia, usufruire del servizio di consegna dei farmaci a domicilio, prenotare la visita specialistica, contattare l’ente di suo interesse, etc.

Tali misure sono state però ridefinite, a Marzo 2020 (ordinanza n.651 del 19 Marzo 2020 della Protezione Civile, Allegato 1), in virtù dell’emergenza Covid-19, che ha determinato il rilascio al paziente del NRE, e non più del promemoria cartaceo, mediante tre differenti canali: email, sms, chiamata telefonica.  Il paziente può così usufruire di una comunicazione diretta e fluida con il sistema sanitario e/o i medici, ed acquisire con più semplicità e velocità i servizi sanitari di cui necessita. Ma non solo, poiché, nel caso in cui il paziente perda l’NRE gli basterà recarsi in farmacia e/o in struttura, fornire la sua tessera sanitaria e recuperare la prescrizione d’interesse (ricordiamo, infatti, che ogni NRE è associato al codice fiscale del paziente ed è identificativo della ricetta).

La situazione descritta va a semplificarsi ancor di più nel momento in cui le strutture adottino software integrati direttamente con i servizi online messi a disposizione dall’SSN (come i software medici Doctor Manager, ad esempio) che in maniera diretta e semplice acquisiscono la ricetta e ne seguono il flusso sino a suo completamento.

Altro importante vantaggio della ricetta medica elettronica è quello di poter acquistare un farmaco in tutto il territorio nazionale, quindi anche fuori dai confini della tua Regione di residenza. La ricetta ad ogni modo ha validità mensile e può esser utilizzata esclusivamente una sola volta.

Inquinamento domestico e Gas Radon: facciamo chiarezza

Inquinamento domestico e Gas Radon: facciamo chiarezza

Se ne parla ancora poco eppure l’aria che respiriamo in casa e le insidie che può nascondere sono aspetti strettamente connessi alla vita quotidiana di ciascuno di noi.

Possono seriamente minacciare la nostra salute e quella delle persone con cui viviamo perciò è il caso di fare un po’ di chiarezza.

Inquinamento domestico. Di cosa si tratta?

Questo genere di inquinamento, definito anche“indoor”, non ha a che fare con lo smog cittadino, lo smaltimento dei rifiuti o la plastica negli oceani, bensì è riferito alla qualità dell’aria che respiriamo tutti i giorni a casa e negli ambienti chiusi dove trascorriamo la maggior parte del nostro tempo.

L’OMS ha documentato che dentro le mura domestiche, in molti casi, respiriamo un’aria fino a 7 volte più inquinata rispetto all’esterno.

Inquinamento domestico. Rischi e rimedi.

Gli elementi che contribuiscono a “sporcare” l’aria in casa possono essere molteplici: esistono agenti chimici come il benzene e la formaldeide, quelli biologici tra i quali troviamo acari, funghi, virus, batteri e muffe, infine troviamo anche agenti fisici come il gas Radon del quale parleremo in modo più approfondito fra poco.

La formaldeide ad esempio è largamente diffusa perché usata come conservante per mobili ma anche colle e siliconi, impiegati sia nei complementi d’arredo sia nelle rifiniture di tutta casa, rilasciano particelle di metalli pesanti che rimangono sospese insieme alla polvere.

Dato che parliamo di ambiente casalingo, una parte di inquinamento dell’aria è generato anche dai prodotti che comunemente usiamo per le pulizie. Esatto, siamo proprio noi che inconsapevolmente permettiamo la dispersione di elementi chimici volatili che permangono nell’aria come residui dannosi e potenzialmente cancerogeni.

Cosa possiamo fare allora per pulire in modo sicuro e avere in casa un’aria più salutare?

  • Aprire le finestre. Sono sufficienti 5 minuti per 3 volte al giorno per consentire il ricircolo di aria pulita;
  • Limitare l’uso di detergenti chimici ed evitare di bruciare incensi e candele di dubbia provenienza, preferendo invece olii essenziali, naturali e sicuri;
  • Utilizzare un aspirapolvere centralizzato. In questo video viene mostrato come l’aspirazione centralizzata sia l’unico strumento per la pulizia sicura della casa. Questo sistema, a differenza dei classici aspirapolvere, anche quelli dei marchi più famosi e pubblicizzati, consente di eliminare le micropolveri perché una volta aspirate le conduce all’esterno dell’edificio senza farle finire nuovamente nell’ambiente. Ciò avviene grazie ad una rete di tubi che è possibile progettare in fase di costruzione/ristrutturazione o aggiungere successivamente senza grandi costi o interventi invasivi.

 

Un altro aspetto dell’inquinamento indoor riguarda il Gas Radon, insidioso e pericoloso, impariamo a conoscerlo e come affrontarlo.

 

Gas Radon: cos’è e perché è importante ridurlo

Si tratta di un elemento presente in natura, in concentrazioni variabili, che si forma a causa dell’impoverimento dell’uranio contenuto nel terreno. Il radon è radioattivo anche se questo non deve spaventarci perché normalmente risale in superficie dal suolo per poi disperdersi nell’aria.

Il problema per la nostra salute sorge quando il radon entra a far parte del nostro quotidiano insediandosi come un intruso nei luoghi che frequentiamo più spesso: abitazioni, scuole, uffici, palestre. La sua forma gassosa lo rende abile nel penetrare all’interno degli edifici attraverso le intercapedini delle fondamenta mentre il suo peso, superiore a quello dell’aria, fa si che si leghi facilmente alle micropolveri depositandosi nella parte inferiore degli ambienti. In questo modo è inevitabile respiralo per chi abita all’interno, arrivando a bronchi e polmoni e il corpo, in molti casi, non riesce ad espellerlo.

Gas Radon: Il killer invisibile

La pericolosità del Radon consiste nel fatto che non ha odore, colore né sapore, è dunque praticamente impossibile accorgersi della sua presenza nell’ambiente se non attraverso appositi strumenti di misurazione. Quando la sua concentrazione in aree chiuse supera livelli significativi e non trova sfogo all’esterno per disperdersi, diventa nocivo per il benessere dell’uomo: l’OMS ci informa che il radon purtroppo si trova in tutta Italia ed è oggi la seconda causa di tumore ai polmoni.

Inquinamento indoor e gas radon: le soluzioni per combatterli

Abbiamo a disposizione numerosi accorgimenti che possiamo adottare e strumenti appositi per ridurre la pericolosità dell’inquinamento casalingo, radon incluso.

Ricapitoliamo i suggerimenti già citati e facciamo un quadro completo delle soluzioni adatte:

  • Areare bene gli ambienti: questo è sicuramente il metodo più rapido per abbassare i livelli di inquinamento domestico e gas radon;
  • Dotarsi di un aspirapolvere centralizzato, l’unico capace di eliminare le micropolveri a cui il radon si unisce. I sistemi tradizionali di aspirapolvere infatti, anche quelli di ultima generazione, sebbene dotati di filtro, non riescono a trattenere tutte le micropolveri aspirate, le quali, insieme all’aria inquinata, vengono reimmesse nell’ambiente che si sta cercando di pulire.
  • Considerare Interventi di manutenzione per isolare i locali a stretto contatto con il terreno (cantine e seminterrati), chiudere con materiali impermeabili crepe murarie e fessure che potrebbero costituire possibili accessi per il gas radon, per le infiltrazioni di umidità e la formazione di muffe;
  • Evitare di fumare all’interno dell’abitazione;
  • Ridurre l’uso di detergenti chimici e spray, sia quelli per il corpo come i deodoranti, sia quelli per la profumazione degli ambienti;
  • Lavare con cura la tappezzeria domestica che solitamente attrae come una calamita acari e polvere prestando attenzione alla pulizia di tendaggi, tappeti e tessuti.

Zanzare: come evitare le punture?

Al mondo ci sono sostanzialmente due tipi di persone fortunate. Le prime, che sono abbastanza fortunate, di solito vincono al gioco o in amore. Le seconde, molto più fortunate, non piacciono alle zanzare.

Scherzi a parte, se secondo i sondaggi le zanzare sono gli insetti più odiati dagli italiani (e comunque sono in ottima posizione anche tra le principali inimicizie negli altri Paesi del mondo) un motivo ci sarà, ed è molto semplice: per molte persone il ronzio delle zanzare è uno dei suoni più fastidiosi che esistano al mondo, e le punture sono persino peggio, dal momento che fanno male, gonfiano la pelle e spingono a grattarsi per diverso tempo, originando pomfi che in alcuni casi possono esplodere e lasciare persino delle piccole cicatrici.

Una vera tragedia, insomma, che rende le zanzare l’unico vero lato negativo della bella stagione (assieme alle file nel traffico per andare in vacanza). Il tutto senza considerare che, oltre all’enorme fastidio, le zanzare possono trasmettere anche malattie che possono diventare molto pericolose, specie se non si interviene in tempo e soprattutto se colpiscono soggetti immunodepressi.

Per pochi fortunati tutti questi problemi sono solo secondari, e consistono in appena qualche puntura durante l’anno, ma per molti individui le punture di zanzara rappresentano una vera e propria piaga esistenziale, in grado di rovinare sonno, passeggiate e cene fuori, ma anche la semplice permanenza in casa.

Ma esiste un modo per evitare questo stillicidio? Purtroppo sistemi garantiti non esistono, ma ci sono molti rimedi e tattiche che si possono adottare per cercare di ridurre questo disturbo il più possibile. Per tutti quelli che ogni estate vengono letteralmente presi d’assalto dalle zanzare, vediamo cosa si può fare per cercare di venire punti il meno possibile.

Cosa dice la scienza

Innanzitutto, se dobbiamo elaborare una strategia per sfuggire alle punture di zanzara, è opportuno conoscere a fondo il nostro nemico. Su questo fronte è la scienza a poterci dare tante informazioni preziose.

Le principali cose da sapere sulle zanzare e in particolare sulle punture sono:

  • che a pungere sono solo le femmine di zanzara, e lo fanno perché hanno bisogno delle proteine presenti nel nostro sangue (che non possono assumere nella loro normale dieta costituita principalmente da nettare) per sviluppare le uova;
  • che per deporre le uova hanno bisogno di acqua;
  • che le zanzare ci vedono poco e pertanto individuano le vittime soprattutto seguendo le tracce di anidride carbonica che esse rilasciano;
  • che le zanzare scelgono chi pungere in base a fattori come temperatura corporea più alta e odore della pelle risultante da sudore, mix di batteri e sostante presenti nel corpo.

Sulla base di queste informazioni (molte altre le trovate sul sito internet ZeroZanzare), è già possibile individuare dei comportamenti da adottare per ridurre il rischio di essere punti.

Meno zanzare, meno punture

Pura e semplice matematica. La prima cosa che si può fare per ridurre le punture è contribuire in prima persona a ridurre il numero delle zanzare. Se ognuno di noi si assicurasse di eliminare i ristagni idrici (pozzanghere, sottovasi, contenitori vari) che si creano nelle nostre piccole proprietà, le zanzare farebbero molta più fatica per trovare degli specchi d’acqua in cui deporre le loro uova, così la percentuale di essere punti da una singola zanzara diminuirebbe notevolmente.

Attenzione però, dal momento che una sola zanzara può deporre diverse decine di uova, che con le temperature estive possono compiere il ciclo e diventare esemplari adulti persino in meno di una settimana, è evidente come basta che una sola persona lasci i sottovasi a riempirsi di pioggia durante delle giornate temporalesche per compromettere l’azione di tutti suoi vicini di casa, perciò questo tipo di lotta va fatto tutti insieme, sensibilizzando chi vive nei dintorni.

Vestiti lunghi

Può sembrare un’eresia, parlando di calde giornate estive, eppure è evidente che il tessuto con cui copriamo la nostra pelle rappresenta una prima, lieve, ma in alcuni casi valida, barriera contro le punture.

Reti Zanzariere

Visto che parliamo di barriere, è il caso di spendere qualche parola su quelle nate apposta per tenere le zanzare al di là della nostra linea di trincea, che può essere la nostra casa, il nostro letto, la culla o il passeggino dove riposa il nostro bambino.

Repellente

Se con le zanzariere possiamo quasi azzerare la presenza di zanzare nelle nostre case, quando siamo all’esterno è inevitabile esporci al rischio di puntura. Per proteggerci dall’aggressione degli insetti ci sono i repellenti (spray, stick e gel) che si acquistano in negozio, realizzati in laboratorio utilizzando sostanze che allontanano le zanzare per un certo numero di ore. Per ottenere il massimo vantaggio da questi prodotti chimici, che sono molto più efficaci di quelli naturali, è importante seguire le indicazioni d’uso riportate sulla confezione del repellente. Fatto salvo dove è espressamente indicato come possibile, l’uso sui bambini è sconsigliato, in quanto la loro pelle è più delicata e potrebbe irritarsi (per altre info su come usare i repellenti cutanei potete leggere qui l’opuscolo del Ministero della Salute).

In conclusione, è difficile riuscire a piacere di meno alle zanzare, ma con questi accorgimenti riuscirete sicuramente a ridurre il numero di punture subite!

Giocattoli e sessismo: l’educazione inizia da bambini

L’educazione dei bambini passa, evidentemente, anche attraverso una serie di cliché comportamentali che sembrano, purtroppo, quasi fa parte del codice genetico umano.  I ruoli in cui la società, da sempre, identifica il maschio e la femmina tracciando un confine ideologico, vengono consegnati, forse senza una reale consapevolezza, nelle mani dei bambini attraverso i giochi a loro proposti.

Ad esempio, al maschietto si preferisce regalare il pallone da calcio, le automobiline telecomandate o i pupazzi dei supereroi; la femminuccia colleziona perlopiù bambole da vestire e svestire, trousse di makeup atossici e kit per la nail art, per iniziare a truccarsi e a decorarsi le unghie come fa la mamma. Sono giocattoli, in definitiva, che lasciano spazio solo all’imitazione degli adulti di riferimento.

Se ci soffermiamo su questo aspetto particolare, ci rendiamo conto di quanto tali giochi, apparentemente innocui, possano essere in grado di rafforzare un orientamento di genere che andrà a riflettersi sul futuro, perpetrando dei comportamenti e dei princípi stereotipati e sessisti. Pensiamo, ad esempio, non solo alla bambina che, da adulta, avrà acquisito determinati condizionamenti e atteggiamenti, ma anche al bambino che, futuro uomo, avrà interiorizzato delle aspettative rispetto alle donne con cui si andrà a relazionare. Non deve per questo essere demonizzata la bambola in sé, o il pupazzo del supereroe, quanto il fatto che il giocattolo non dovrebbe essere fisicamente tipizzato ma neutrale, utile cioè a stimolare la fantasia e le abilità innate del bambino e della bambina, e non un mezzo per la realizzazione di modelli da copiare. In caso contrario il giocattolo può, verosimilmente e sottilmente, andare a supportare una cultura discriminatoria.

Essere maschio o femmina è una caratteristica biologica determinata dai cromosomi sessuali, ma ciò che interviene a definire la mascolità e la femminilità di un individuo fa parte di convenzioni sociali costruite sulle aspettative rispetto ai comportamenti dell’uno o dell’altro genere. L’umanità ha prodotto, sin dai tempi più antichi, una serie di stereotipi evidentemente molto difficili da scardinare dove il maschio e la femmina vengono identificati in funzioni specifiche. Malgrado l’attuale contesto sociale si mostri molto sensibile al problema, il sessismo resta la discriminazione forse più subdola perché si ammanta di pregiudizi acquisiti come fatti assolutamente normali.

Le attese della società sul comportamento che un individuo, in base al suo genere sessuale, debba soddisfare possono influenzare ogni ambito relazionale: dal familiare al genitoriale, al coniugale o al professionale. Così, soltanto per citare alcuni aspetti preponderanti, alla donna vengono più facilmente attribuiti ruoli come l’accudimento della casa piuttosto che l’educazione dei figli, mentre all’uomo viene tipicamente associata la realizzazione nel campo lavorativo e la funzione di supporto finanziario alla famiglia.

Di fatto, certi stereotipi vengono continuamente confutati da una realtà che dimostra quanto non sussistano attitudini unicamente femminili o maschili. Nonostante ciò, i condizionamenti sessisti continuano a pesare sull’espressione della personalità individuale all’interno del sistema sociale. E anche i giocattoli e i giochi dei bambini fanno la loro parte, emulando questo influsso categorizzante.

Ogni vero cambiamento, per essere realizzato, dovrebbe operare partendo dalla radice del problema, ed è evidente che l’educazione delle nuove generazioni potrebbe essere un fattore determinante per la costruzione di una cultura libera da ogni stereotipo. Il riflesso del sessismo investe persino un aspetto universalmente creativo come quello ludico, e non ci si rende conto del fatto che ai bambini, così indottrinati, possa essere preclusa la chance di esprimersi pienamente e accrescere le proprie capacità.

D’altra parte non è semplice, in questo campo di estrema sensibilità, conservare una visione d’insieme dove prevalga il buon senso e non le estremizzazioni. Teniamo presente che le dinamiche che alimentano il sessismo sono molteplici, anche all’interno delle stesse famiglie i messaggi veicolati dai genitori ai bambini sono condizionati dalla cultura di massa e dagli spot pubblicitari fuorvianti. Per cui è chiaro che gli interventi di contrasto alla discriminazione di genere dovrebbero operare su più fronti, sinergicamente e gradualmente, tenendo anche conto del grado di evoluzione del contesto sociale.
Il controverso tema è oggetto di analisi e grandi dibattiti da parte degli studiosi di scienze sociali, per capire quali comportamenti siano innati nei bambini e quali, invece, siano fortemente condizionati dall’ambiente.

In ogni caso la scelta dei giocattoli sembrerebbe essere, per il loro valore educativo, un tassello importante del cambiamento e ciò richiederebbe una maggior attenzione da parte dei genitori e degli educatori in generale. Un modello virtuoso potrebbe essere la Svezia, paese da anni impegnato nell’affermazione dell’uguaglianza di genere, dove le scuole materne sono definite gender-neutral (dall’inglese, genere neutro): qui i bambini ricevono un’educazione che prescinde dal loro sesso, e i giocattoli sono neutri. Cosa significa in pratica? Che, per entrambi i generi, sono privilegiati dei giocattoli semplici, come i materiali da modellare, le costruzioni di vario tipo, i colori e i supporti per dipingere, e tutto ciò che possa promuovere principalmente lo sviluppo delle capacità cognitive e artistiche dei bambini.

Anche le bambole e i pupazzi sono neutri, quindi molto lontani dalla fisicità stereotipata della longilinea Barbie e del muscoloso Ken. Seppur timidamente, il trend generale inizia a fare qualche passo in questo senso.

Ad esempio, i giochi STEM (Science, Technology, Engineering, Math) sono stati creati per sviluppare le abilità scientifiche dei bimbi nei quattro campi che costituiscono l’acronimo del nome. E, recentemente, alcune aziende produttrici di giocattoli hanno lanciato una linea di bambole gender-neutral, dall’aspetto più vicino alla realtà variegata della nostra umanità e non vincolato a stereotipi di bellezza. Queste bambole hanno in più la caratteristica di essere intercambiabili fra loro e di poter essere trasformate indifferentemente da girl a boy, lasciando volare la fantasia e il divertimento di bambine e bambini.

Qual è il giro d’affari sul fumo in Italia?

Sebbene gli italiani risultino essere tra i fumatori più accaniti in Europa, negli ultimi anni sono sempre di più le persone che preferiscono le sigarette elettroniche e il mondo dello svapo

Il giro d’affari sul fumo in Italia è, quindi, in calo se si prendono in considerazione le sigarette confezionate o, comunque, quelle fatte in proprio acquistando il tabacco. Oggi come oggi, a farla da padrone sono le e-cig, ma questo non significa che il mercato delle sigarette tradizionali sia in difficoltà.

Se si prendono in considerazione gli ultimi 15 anni, nonostante una riduzione delle vendite, si può notare che nel nostro paese, ogni trimestre, si vendono circa 16 milioni di kg di sigarette confezionate. Per fare un rapido conto, si può dire che 1 kg è formato da 1000 sigarette. Il calcolo è facile da fare e dimostra che, nonostante tutto, quello delle sigarette è un mercato che non conosce ancora crisi. 

Se, poi, si considera che in tutta Europa l’Italia è l’unico paese che ha deciso di tassare il fumo elettronico, si capisce perché sigarette confezionate e quelle fatte a mano con tabacco sciolto riscuotono ancora tanto successo. 

Il mondo del fumo in Italia

Naturalmente, oltre al tabacco sciolto o ai pacchetti di sigarette che si acquistano in tabaccheria, ci sono anche tutti gli accessori che devono essere acquistati. Si parla di cartine, filtrini, accendini, gas per ricaricare questi ultimi e così via. Anche questi oggetti fanno crescere il volume d’affari attorno alle sigarette.

Si tratta di accessori di cui tutti i fumatori non possono fare a meno ed è per questo motivo che è utile sapere che, volendo, è possibile risparmiare sull’acquisto degli stessi. Come? Scegliendo dei portali online per l’acquisto di accessori per fumatori come MrSmoker. In questo modo sarà possibile acquistare ciò di cui si necessita. Dagli accendini alle cartine e ai filtri per le sigarette fatte a mano, fiammiferi, gas, accendigas e così via. Inoltre, solitamente si ha la possibilità di accedere a offerte e promozioni.

E per quanto riguarda il mondo dello svapo, quali sono i dati da riportare? Prima di parlare delle cosiddette sigarette elettroniche, che prendono sempre più piedi in tutto il mondo e anche nel nostro paese, si deve sottolineare che in Italia vanno forte anche i dispositivi per il riscaldamento del tabacco. Il loro successo è dovuto al fatto che, non bruciando il tabacco come accade invece con le sigarette tradizionali, si ha un danno meno ingente per la salute. Si tratta, ad oggi, dei prodotti più venduti dopo le sigarette. Ad oggi, ogni trimestre, viene venduto mezzo milione di kg di tabacco per i suddetti dispositivi. 

Tuttavia, quello che fa parlare di sé in questi ultimi anni è il mondo delle e-cig. Quali sono i numeri? Camminando per strada si notano sempre più spesso delle persone che hanno in mano questo tipo di device. In questo caso il tabacco sparisce: vengono utilizzati dei liquidi, talvolta aromatizzati al tabacco, con o senza nicotina. Non c’è tabacco che brucia, ma solo vapore che viene prodotto dalla macchina in questione. 

Attorno a questo nuovo fenomeno è nato un business che è molto fiorente nel nostro paese nonostante, come detto in precedenza, lo Stato italiano abbia deciso di tassare il fumo elettronico che in altri paesi viene, invece, incentivato come alternativa meno nociva rispetto alle tradizionali sigarette.

Se, tuttavia, non si riesce a smettere di fumare neppure con una sigaretta elettronica o se non si ha voglia di farlo, il consiglio è quello di andare ad acquistare un diffusore di aromi per annullare quella terribile puzza di fumo che diventa infestante per tutti gli ambienti chiusi. 

Casa di riposo a Rimini da trent’anni insieme alle famiglie

La casa di riposo e la casa protetta a Rimini, da quasi trent’anni aiuta tutte le famiglie che hanno bisogno di supporto per assistere i propri cari.

In queste strutture sono accolti sia persone anziani autosufficienti che anziani con problemi motori o psicofisici.

Le persone che si troveranno a trascorrere un periodo all’interno del complesso si renderanno conto che la filosofia che viene usata è quella di ridare al cliente serenità e positività, che per un motivo o per l’altro avevano un po’ perso.

L’amore e la passione per questo lavoro da parte di tutto il personale è visibile a chiunque, infatti quando si tratta di visitare e controllare la struttura i famigliari rimangono sorprendentemente sorpresi e convinti di affidare i propri famigliari a questa struttura.

Operatore socio sanitario, una figura di riferimento per gli ospiti

L’operatore socio sanitario, comunemente chiamato con l’abbreviazione O.S.S. è una figura che si occupa della cura, dell’assistenza e del benessere del paziente,offrendo un servizio a domicilio, ospedale o  in qualche struttura di assistenza per anziani di Rimini.

Le maggiori attività che vengono svolte da questa figura sono rivolte all’aiuto attraverso interventi igienico-sanitari e di carattere sociale.

Ma con esattezza cosa fa questa figura?

  • Lavora con il personale sanitario e sociale, programmato il progetto per assistere la persona;
  • Rivela i bisogni e le condizioni che provocano disagio al paziente, trovando soluzioni e risolvendoli;
  • S.S. è anche una figura di supporto alla famiglia, in quanto cerca di ascoltarli, aiutandoli a tranquillizzarli e a spiegare con parole chiare la situazione del caro;
  • Aiuta giornalmente il paziente nelle attività di igiene personale e nella gestione dell’ambiente in cui vive;
  • Realizza attività di animazione, favorendo una situazione di serenità e agevolare il buon rapporto tra i vari pazienti.

Amore e serenità, una nuova vita per gli anziani all’interno della casa di riposo

Uno dei grandi problema che accomuna tutti gli anziani, oltre il caldo è la solitudine, infatti con l’avanzare degli anni gli anziani tendono a chiudersi ed a isolarsi e questo il più delle volte crea ancora più problemi.

Isolandosi, queste persone evitano di procurarsi beni primari, come il cibo e le medicine.

Spesso i famigliari non hanno la possibilità di prendersi cura dei loro cari, questa situazione all’inizio è fastidiosa in quanto si è sempre in pensiero e in agitazione, ma scegliendo una casa di riposo tutto potrebbe sistemarsi.

Gli operatori socio sanitari che lavorano all’interno della struttura avranno il grande compito di aiutare gli anziani, oltre alle cure necessarie, dovranno farsi strada nel loro cuore, regalandogli e offrendo tutto l’amore e il supporto di cui hanno bisogno.

All’interno delle strutture di riposo, le giornate vengono divise in modo da garantire al paziente momenti di spensieratezza e divertimento.

Con l’arrivo della bella stagione è importante che i pazienti prendano aria e si sgranchiscano, Rimini è una città che incoraggia lunghe camminate e la vista di un mare pazzesco.

Gli operatori socio sanitari si occuperanno di organizzare gite in spiaggia, prendendo tutte le precauzioni necessarie per garantire un momento di felicità e divertimento puro senza la paura di prendere colpi di sole o sentirsi male.

Quest’attività piace in modo particolare agli anziani, perché oltre a ricordare momenti della loro gioventù, l’aria del mare in alcuni momenti della giornata regala benefici a tutto il corpo e libera la mente da tutti i problemi.

Oltre a passeggiate, i laboratori creativi, quando il tempo lo permette vengono svolti all’aperto così da prendere sempre una buona boccata d’aria, lo stesso vale per le merende e i vari pasti.

Rifiuti: un’isola della plastica , è tutta colpa nostra

Ebbene si, L’isola di Henderson situata a sud dell’oceano pacifico e patrimonio mondiale UNESCO, ed è diventata un’isola dei rifiuti.

Nel 2015 una spedizione condotta da un’organizzazione per la protezione degli uccelli ha rilevato sull’isola quantità imbarazzanti di plastica sulle sue spiagge.

 

Il problema diventa ancora più grave, in quanto non si riesce a considerare tutti i rifiuti che si trovano al di sotto di strati di sabbia e terra, questo fa allarmare ancora di più gli scienziati.

 

Gli stessi dicono inoltre che queste isole servono esclusivamente come contenitori dei rifiuti, infatti ogni giorno da qualche parte vengono trascinati rifiuti, componendo così un paesaggio desolato e lugubre.

 

Il problema non è solo riguardante all’isola, ma anche agli animali che la popolano.

I paguri si trovano ad utilizzare come casa bottiglie e vasetti abbandonati, le tartarughe spesso si rovano incastrate tra reti di plastica e questa situazione impedisce alle femmine di tartarughe di deporre le uova.

Le ricerche affermano che in alcuni parti della spiaggia si trovi più plastica che sabbia.

Anche se ora quest’isola è sotto i riflettori e conosciuta da tutto il mondo, la sua pulizia è chiaramente esclusa, oltre che impossibile sarebbe una soluzione che non porterebbe ad un risultato duraturo, in quanto i rifiuti continuerebbero a sbarcare sull’isola.

 

Una riflessione corretta sarebbe quella di capire che la pulizia dell’isola non cambierebbe il mondo, ma noi potremmo diminuire la dipendenza dalla plastica.

 

I rifiuti responsabili di questi disastri ambientali fanno parte di un’economia in cui gli oggetti in plastica vengono fatti per essere usati e buttati via appena possibile, ma c’è un modo più sostenibile che potrebbe spezzare questa catena viziosa.

 

Riparare e riutilizzare questi oggetti di plastica, dandogli nuove destinazioni e nuove risorse, dandogli così un ciclo della vita dove la chiave di tutto è il riciclare.

Isole create dai rifiuti, esistono davvero

Ebbene si, se prima parlavamo dell’isola di Henderson, popolata da plastica e la difficoltà degli animali di conviverci, ora parliamo di isole create solamente da rifiuti.

 

Proprio così, nei nostri bellissimi e immensi oceani, oltre alla meravigliosa natura troviamo disgustose isole di rifiuti, che con la loro distesa di oggetti galleggianti rendono la sopravvivenza del nostro ecosistema in pericolo.

 

Queste isole, neanche a dirlo, sappiamo benissimo quanto siano nocive per il noi e il nostro ecosistema.

 

Abbiamo scoperto che esiste addirittura una classifica delle isole più grandi e conosciute, andiamo a vederle:

  • Great Pacific Garbage Patch

È l’isola di plastica con maggiore accumulo di rifiuti, più espansa al mondo, la si può trovare nell’oceano pacifico e si sposta seguendo la corrente oceanica. Le sue dimensioni sono simili alla Penisola Iberica, nei peggiori dei casi maggiore degli Stati Uniti.

  • North Atlantic Garbage Patch.

Scoperta per la prima volta nel 1972, L’isola si trova nel nord Atlantico ed è la seconda isola dei rifiuti più grande al mondo.

  • South Pacific Garbage Patch, grande 8 volte l’Italia, scoperta recentemente al largo del Cile.
  • Indian Ocean Garbage Patch, scoperta ufficialmente nel 2010.
  • Arctic Garbage Patch, un’altra piccola isola di rifiuti è stata trovata nel mare di Barents, vicino al circolo polare artico.
  • South Atlantic Garbage Patch, è forse la più piccola di tutte queste gigantesche e orribili isole e la si può trovare tra l’America del sud e l’africa meridionale.

Tutte queste terribili isole sono la conferma di quanto l’uomo sia poco attento e interessato all’ambiente che lo circonda, ma tutto ciò non causa problemi solo ambientali ma va ben oltre.

Infatti, tutta la plastica e oggetti vari che con gli anni si deteriorano si trasformano in micro-particelle che si mischiano con l’acqua e che i pesci mangiano: questo ha chiaramente delle ripercussioni anche sulla nostra salute.

Trasportare rifiuti a Bologna, chi se ne occupa?

Nel centro di Bologna, si sono create delle vere isole ecologiche, che vedono come protagoniste la raccolta della carta e della plastica, combattendo la nemica della raccolta differenziata, l’indifferenziata.

La plastica come il legno e il vetro è un materiale prezioso, e molteplici sono le tecniche per riciclare la plastica in modo fantasioso e gradevole per evitare  un’inutile spreco.

Il comune della città ha pensato a questo metodo per evitare che i commercianti e i passanti ne approfittassero e pensassero di più alla raccolta dei rifiuti, decidendo di cambiare le abitudine e affidare i suoi rifiuti ad aziende specializzate nel riciclaggio e nel trasporto dei rifiuti.

Riuscendo a raggiungere buoni traguardi per quanto riguarda il bene e la cura della città.