Il sindaco Esterino Montino promuove la mobilità sostenibile a Fiumicino

Viviamo in un mondo dove il tema della mobilità sostenibile e del rispetto per la natura è sempre più sentito, non solo a livello nazionale, ma anche nelle piccole realtà e città del territorio. Alcune città, come Fiumicino, hanno fatto dei grandi passi avanti sotto questo punto di vista, muovendosi verso un modello di spostamenti eco sostenibili sempre più incidente sul territorio.

Grazie all’amministrazione del sindaco uscente (e già candidato per le amministrative 2018 della città) Esterino Montino, la città in questione si è dotata di 20 km in più di piste ciclabili per uno spostamento all’insegna della natura e della sostenibilità ambientale.

Da sempre in prima linea per il sociale, ma anche per il rispetto dell’ambiente, della natura e per le politiche ambientali, Esterino Montino ha permesso a Fiumicino di ottenere 571mila euro dal Ministero dell’Ambiente allo scopo di finanziare i progetti delle nuove piste ciclabili.  Nel corso della sua amministrazione Fiumicino è stata dotata di nuove piste ciclabili per incentivare gli spostamenti in bici in sicurezza: un passo avanti per la salute dei cittadini e per combattere l’inquinamento, incentivando uno spostamento green e quindi eco-sostenibile.

Per Montino, che ha sempre avuto molto a cuore il progetto di incentivare una mobilità meno inquinante e più naturale, questo è un grande passo avanti, e lo è anche per la città. Non solo piste per permettere ai cittadini ed ai turisti di spostarsi in bici ed in massima sicurezza, ma anche lezioni di mobilità sostenibile: ecco il progetto di Montino, che vuole una città “sempre più a misura di cittadino”.

Il finanziamento del Ministero è servito per ridurre il traffico in centro città e per favorire gli spostamenti, dalle case fino al centro, senza auto ma piuttosto con la bici. Ovviamente condizione necessaria per un cambiamento di questo tipo era mettere in sicurezza le strade e costruire delle piste ciclabili sicure, spaziose e ben segnalate, per permettere a tutti di spostarsi su due ruote.

L’impegno per la costruzione di piste ciclabili nelle zone nevralgiche di Fiumicino, dice Montino, ancora non è terminato. Se verrà rieletto nel 2018 infatti è sua intenzione proseguire i progetti ‘green’ per creare una Fiumicino sempre più a misura d’uomo. Da questo punto di vita, possiamo porre in rilievo anche i progetti di Montino per migliorare e rendere efficiente il sistema della raccolta differenziata e in generale il rapporto della sua città con l’ambiente che la circonda. Un aspetto fondamentale se si vuole rendere le città più a vivibili e a misura d’uomo!

Il cioccolato rischia di scomparire dalla faccia della terra

Per gli amanti del fondente, ed in generale per i golosi di tutto il mondo, sul web, siti come www.cioccolato.org permettono di accedere a ricette e a tutorial che sono molto utili per gli appassionati dell’arte pasticcera, ma è bene sapere, purtroppo, che il cioccolato è a rischio di estinzione, ovvero rischia di scomparire dalla faccia della terra.

Colpa dei cambiamenti climatici

Gli esperti, infatti, non escludono che la la pianta del cacao possa estinguersi a causa dei cambiamenti climatici che ostacolano sempre di più la sua crescita. E così, sulla base delle previsioni più pessimistiche, per le piante di cacao nel 2050 potrebbe esserci l’ultimo raccolto, dopodiché per la preziosa materia prima potrebbe essere la fine.

La ricerca è la soluzione

Per evitare questo scenario a dir poco apocalittico, l’industria dolciaria sta cercando già da qualche anno a questa parte di correre ai ripari finanziando la ricerca, ma c’è da fare i conti con i cambiamenti climatici che non sono semplici da gestire, specie se si considera che la metà del cacao consumato nel mondo ad oggi arriva dalla Costa d’Avorio e dal Ghana.

Si tratta di due Paesi dove per le piantagioni sinora si sono sviluppate grazie a condizioni particolari e favorevoli di terreno e di umidità, ma le temperature più calde, associate a condizioni atmosferiche più secche, rischiano di far crollare la produzione, considerando che gli esperti di clima prevedono un aumento delle temperature medie di oltre due gradi da qui ai prossimi 30 anni.

Presso Università come quella della California, di conseguenza, la ricerca si sta spingendo sempre di più verso modifiche e sperimentazioni genetiche sulle piante di cacao, in modo tale che queste possano sopravvivere alle nuove sfide climatiche, ovvero agli sbalzi sempre più repentini delle temperature ed a condizioni di bassa umidità per effetto di un clima che sarà sempre più secco.

Inoltre, considerando che nei prossimi decenni è attesa un’impennata dei consumi alimentari nei Paesi asiatici, oltre alla Costa d’Avorio ed al Ghana sarà fondamentale investire nello sviluppo delle piantagioni di cacao anche in altri Paesi del mondo a partire dalla Tanzania e dal Madagascar, e passando per l’Ecuador, per la Colombia e per il Perù. Solo in questo modo, potenziando le colture nel sud del mondo, l’industria dolciaria potrà continuare a garantire nei prossimi anni la produzione di cioccolato da portare in tavola.

Messico, proposta per vietare la ricerca sugli embrioni umani

Nel 2015 grazie a Fabián Díaz si era raggiunto un accordo per delineare le linee per l’utilizzo di cellule staminali embrionali umane nella ricerca. I biologi di tutto il Messico ora utilizzano le cellule staminali che Díaz – ricercatore dell’Istituto Nazionale di Perinatologia a Città del Messico – crea grazie all’utilizzo di embrioni scartati da una clinica della fertilità a Città del Messico.

Purtroppo, negli ultimi mesi Díaz ha dovuto mettere le sue ricerche in standby. In questi ultimi mesi, è stata rilasciata una legge, in attesa della conferma da parte di un legislatore, che vieterebbe gli esperimenti con embrioni umani nei confini nazionali. La proposta di legge, che ora sta seguendo liter per diventare legge potrebbe mettere fine a una piccola vittoria tanto agognata dai biologici messicani.

René Drucker-Colín – un neurobiologo presso l’Università Nazionale Autonoma del Messico (UNAM) a Città del Messico, ha dichiarato: “Questa proposta farà terminare uno dei programmi di studio più all’avanguardia degli ultimi anni. Grazie alle cellule staminali e alle apparecchiature per la conservazione cellule staminali si potrebbe avere un’arma in più per debellare una serie di malattie.”

L’emendamento, che vuole essere una legge che disciplina la riproduzione assistita – in particolare sulla somma che dovrebbero percepire le madri surrogate, le donazioni per le banche degli ovuli e sul numero di fecondazioni – sta ricevendo una serie di ferree critiche. All’interno dei suoi commi, sarebbe anche vietata la creazione di embrioni umani per qualsiasi scopo, che non riguardano la riproduzione.

Tali restrizioni, hanno lo scopo di bloccare sul nascere la fiorente industria del turismo riproduttivo verso il Messico, che per il momento ha poche restrizioni e regolamentazioni. Le modifiche alla proposta di legge hanno il sostegno del Partito di Azione Nazionale (PAN) e del Partito Rivoluzionario Istituzionale di Peña Nieto (PRI). Le speranze dei ricercatori in una modifica dell’ultima ora nella legge, purtroppo sono appese a un filo sempre più sottile.

La limitazione dell’uso di alcune tecniche di routine, utilizzate nelle cliniche della fertilità, compreso un metodo per lo screening degli embrioni per verificare la presenza di mutazione genetiche, è un altro dei punti che lascia molto amaro in bocca ai ricercatori messicani. Questo screening, che ha il compito di prevenire la trasmissione di malattie genetiche gravi, è molto utile anche nel diagnosticare e capire il motivo per cui alcune coppie hanno delle difficoltà nel concepire.

Se la legge passerà, potrebbe portare una serie di gravi andicap alla ricerca biologica messicana ma pure alle cliniche per la fertilità. Il ritorno all’utilizzo di metodi antiquati e meno precisi, può solo portare a una serie di problematiche.

Il futuro dell’alimentazione, per Censis italiani tornano a comprare cibo

Censis ha realizzato lo studio “Il futuro dell’alimentazione: tra stili di vita contemporanei e nuovi modelli di fruizione“, analizzando il modo in cui gli italiani sono tornati a spendere per mangiare.

Le famiglie italiane spendono molto di più per il cibo rispetto alla spesa sostenuta da altre famiglie nel resto d’Europa, il 14,3% rispetto all’11,4%. Si tratta, sicuramente, di una tendenza da ricercare nella nostra cultura, anche se per gli studiosi si tratta di una forte correlazione tra la spesa alimentare e il bisogno di uscire dal livello di sussistenza.

Il cibo e l’alimentazione quindi tornano centrali per l’italiano che sta superando il periodo di crisi. Infatti, il 91% degli italiani si dichiara interessato al cibo e sa bene sulla base di quali elementi scegliere un prodotto anziché un altro.

L’italiano che va a fare la spesa sceglie il prodotto da acquistare non tanto per il prezzo, quanto per fattori qualitativi come la trasparenza delle informazioni riportate, la funzionalità, le conseguenze sulla sua salute e l’eticità. Inoltre, è disposto a pagare di più quando si tratta di un prodotto esclusivamente italiano. Proprio per questo motivo, la domanda di cibo italiano è aumentata del 36,5% dal 2010 al 2015.

Sempre secondo il team che ha condotto l’indagine, l’italiano acquista in maniera consapevole in quanto si informa. Le informazioni arrivano sopratutto in rete e, considerando ancora l’ambito digitale, sono sempre di più gli italiani che decidono di acquistare online con il take away o utilizzare i distributori automatici di cibo e bevande. Quando si tratta di take away e distributori automatici, gli italiani sono molto attenti alla marca e acquistano quindi solo prodotti che sono legati a un brand o a un ristorante che loro conoscono bene.

Il discorso della marca, invece, viene meno quando si tratta di acquisti all’interno di supermercati e ipermercati. Infatti, sono in crescita gli italiani che acquistano prodotti no-brand nei discount, sopratutto italiani, come quelli appartenenti alla catena Tuodì del Gruppo Tuo di Antonino Faranda.

Chi indaga sul terrorismo in Italia?

Durante la X legislatura della Repubblica Italiana (2 luglio 1987 al 22 aprile 1992) è stata costituita una commissione parlamentare d’inchiesta, la Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, conosciuta come  Commissione Stragi.

Lo stato necessitava di un organo pubblico che avesse un grande potere che potesse dare dei risvolti salienti e risposte ai crimini e le incertezze che il dopoguerra aveva lasciato.

La commissione d’inchiesta è stata costituita con legge 17 maggio 1988, n. 172 e sarebbe dovuta durare solo 18 mesi, ma furono subito necessarie delle proroghe che la portarono a durare per quattro legislature, quindi fino al 2001.

È composta da venti deputati e venti senatori oltre al Presidente che viene scelto consensualmente dai Presidenti delle due Assemblee, tra i membri dell’uno e dell’altro ramo del Parlamento.

Svolgendo un lavoro di indagine e controllo la commissione Stragi, si occupò della strage di via Fani, dell’assassinio di Aldo Moro e sul terrorismo in Italia.

La Commissione Stragi grazie al suo potere entrò a conoscenza di molti documenti e informazioni prima riservate, che rappresentano una grande risorsa sugli anni del terrorismo.

Il ruolo della magistratura durate gli “anni di piombo” è ancora in oggetto di analisi, ma essa è stata una protagonista fondamentale nella lotta al terrorismo, il merito della magistratura italiana è quello di aver contribuito seppure a fatica a sconfiggere il terrorismo nel rispetto delle regole.

Negli ultimi anni, in Italia è tornata la paura del terrorismo, accentuata dalla frequente immigrazione clandestina, il ruolo delle forze dell’ordine è prevenire e contrastare i possibili attacchi o minacce, collaborando con associazioni locali ed stando a stretto contatto con cittadini è possibile individuare “sospetti”, resta di fondamentale importanza il ruolo che ricoprono i cittadini nel loro piccolo. L’attività svolta d’intelligence può essere favorita dall’aiuto delle forze dell’ordine locali.

Lo scorso 20 dicembre l’Onorevole Stefano Dambruoso ha inaugurato i nuovi corsi di formazione sul tema della radicalizzazione e terrorismo fondamentalista presso la Scuola del Corpo della Polizia Locale di Milano, dichiarando in quell’occasione che “è importante la presenza nelle periferie di forze dell’ordine e autorità comunali.”