Autismo: cosa è e quali sono i sintomi 

L’autismo è una malattia insidiosa e poco conosciuta, nonostante sia un disturbo del neuro sviluppo molto più comune di quanto non si possa pensare. 

Si stima che ci siano più di 70 milioni nel mondo che soffrono di autismo, e negli ultimi anni il numero sta salendo. Questo tipo di disturbo è molto complesso e richiede un approccio multidisciplinare che può aiutare a migliorare in modo significativo la vita delle persone che ne soffrono. 

Ma che cosa è l’autismo? L’autismo consiste in un disturbo dello sviluppo neurologico che insorge tipicamente nei primi 18-36 mesi di vita di un soggetto, e che coinvolge sia linguaggio che interessi e comunicazione sociale. 

L’autismo è inserito all’interno della categoria di disturbi dello spettro autistico, all’interno del DSM V, e consiste in una malattia che modifica il modo in cui una persona vede la realtà. Questo ha un impatto diretto sullo sviluppo del cervello, e quindi sul comportamento e sulla comunicazione, sia quella verbale che non verbale. 

Ma quali sono i sintomi dell’autismo, e come si può riconoscere questo tipo di disturbo? 

Abbiamo posto alcune domanda alla Dott.ssa Cinzia Mamelli (cinziamamelli.it) Psicologa e psicoterapeuta, che ci spiega che questa patologia è molto complessa e riconoscerla non è semplice soprattutto perché spesso si manifesta quando il bambino è molto piccolo.  

Sintomi dell’autismo: quali sono? 

L’autismo si manifesta con molti sintomi diversi e comunque non con un impatto uguale su tutti gli individui. 

Alcuni sintomi si possono manifestare dai primi anni di vita del bambino, e alcuni dai primi mesi. Ad esempio il bambino non mantiene il contatto degli occhi con la mamma, non risponde alla mimica facciale (sorrisi, ad esempio) e non prova a prendere gli oggetti, non riesce ad imitare i suoni che sente né ne produce di suoi. 

Questi sono i primi sintomi che possono far nascere qualche sospetto nei genitori, e che possono richiedere poi visite più approfondite. 

Altri sintomi dell’autismo sono delineati dal DSM V, secondo cui si nota un deficit nella reciprocità emotiva, cioè la persona che è autistica fa fatica a intrattenere relazioni (anche una conversazione) con gli altri, non ha gli stessi livelli di condivisione o comprensione delle emozioni né degli interessi. Le persone autistiche limitano lo sguardo diretto e la comunicazione non verbale, hanno difficoltà ad adattare il loro comportamento nelle varie condizioni sociali nelle quali si trovano. Non è raro che sia presente anche un disturbo del linguaggio. La persona che soffre di autismo spesso segue dei rituali specifici, ad esempio percorre sempre la stessa strada, tende a mangiare lo stesso cibo, e difficilmente cambia routine. Può essere presente un uso stereotipato di movimenti (battere le mani), usare gli stessi oggetti, oppure ripetere le stesse frasi, annusare o toccare oggetti in modo compulsivo. 

 Dall’autismo si guarisce?

 Dall’autismo non è possibile guarire. Questo disturbo non prevede terapie atte a far guarire la persona ma c’è un approccio che può aiutare a migliorare le condizioni delle persone con autismo. 

Si compone di tre fasi, la prima di osservazione del comportamento, la seconda per analizzare le reazioni nel comportamento, elaborare infine degli schemi unici personali per modificare detto comportamento. Questo metodo richiede spesso l’intervento di una equipe di medici e esperti del comportamento che possono aiutare a modificare alcuni schemi tipici, migliorando la vita sociale e personale del soggetto che soffre di autismo.