Caratteristiche tecniche di Fiat Doblò per il trasporto dei disabili

Il trasporto di un disabile in auto presuppone un’attenta valutazione delle sue condizioni fisiche che, a seconda della gravità, possono richiedere la presenza di ausili come ad esempio la sedia a rotelle.
È chiaro che gli spazi interni di un veicolo devono essere programmati e modificati proprio in rapporto al genere di handicap della persona da trasportare.

 

Come trasportare un disabile in auto

L’allestimento di un’auto per il trasporto di disabili consiste in un insieme di modifiche del veicolo con il montaggio di appositi accessori, commisurati al grado di disabilità della persona.
Gli adattamenti, che devono sempre garantire la massima sicurezza del soggetto trasportato, possono riferirsi sia a modifiche dei comandi della macchina (qualora il disabile fosse in grado di guidare), sia soltanto la sistemazione interna dell’abitacolo (se il disabile viaggia come passeggero).

Per consentire l’accesso della carrozzina all’interno del veicolo si pone la necessità di creare uno spazio adeguato nella parte posteriore del mezzo, per consentire la permanenza del passeggero con handicap motorio sulla sua sedia a rotelle.
Per ottenere questo scopo è indispensabile creare dei punti di ancoraggio all’interno dell’abitacolo, che siano sicuri e agevolmente gestibili.
L’entrata del disabile deve predisporre la presenza di un pianale dotato di rampa manovrabile manualmente oppure elettronicamente a seconda dei modelli di autovetture.

 

Modello di Fiat Doblò per il trasporto di persone disabili

Sul mercato sono disponibili vari modelli di vetture adattabili per questo genere di servizio, tra questi la Fiat Doblò per disabili offre numerosi requisiti tecnici particolarmente vantaggiosi.
Questa auto Runner Level 3 Luxury viene considerata il fiore all’occhiello tra gli allestimenti delle Fiat Doblò attualmente in commercio.

Eleganza, stile, praticità ed estrema adattabilità rappresentano altrettanti requisiti del mezzo, che è fornito inoltre di innovativi interni in STT, un materiale lavabile in poliuretano caratterizzato da un’estrema morbidezza con effetto “soft touch”, un’assoluta novità a livello mondiale.
Grazie alla presenza di superfici in acciaio satinato “steel look”, derivante dal racing style delle vetture sportive, questa macchina si distingue anche per uno stile elegante e raffinato.
Alcuni dettagli, come i mancorrenti sospesi o anche le sacche laterali dotate di sistema a LED integrato contribuiscono a rifinire in maniera ricercata gli interni della vettura.

La notevole spaziosità interna, che è superiore del 20% rispetto ad altri mezzi attrezzati con pianale ribassato, offre una notevole profondità e larghezza nel vano passeggeri, per essere in grado di ospitare carrozzelle anche molto ingombranti, pur garantendo la presenza dei due monoposto di seconda fila.
È prevista l’opzione, qualora fosse necessario maggiore spazio tra i sedili, che prevede un ulteriore allargamento dei due monoposto per consentire al disabile di essere ospitato con il medesimo orientamento dei passeggeri seduti.

Come conseguenza si viene a creare una piacevole atmosfera di convivialità che contribuisce a rendere la persona portatrice di handicap parte integrante dell’auto, con evidenti vantaggi psicologici.
Sono possibili modifiche speciali per una configurazione personalizzata dell’abitacolo (2+1; 3+1; 4+1) evidenziabili in fase d’ordine.

Luxury può essere richiesta con numerosi accessori qualificanti come due sedili monoposto dotati di poggiatesta e cintura, un sistema per lo stivaggio elettrico della carrozzina, una vasca interna lavabile realizzata in materiale STT, superfici “steel look”, mancorrenti laterali sospesi rivestiti di soft touch e sedili con poggiatesta ribassato, oltre a tasche laterali con luci integrate.

Una delle caratteristiche principali di questa vettura prevede l’assenza di linoleum, gomma o altri materiali di rivestimento tipici dei veicoli per disabili, contribuendo a realizzare un elevato standard estetico del mezzo.

Il grip della carrozzella viene assicurato da morbidi rilievi antiscivolo integrati nella pavimentazione, prodotti esclusivamente dall’azienda Olmedo secondo un brevetto europeo.

Grazie all’applicazione degli inserti “steel look”, la vettura è caratterizzata da una notevolissima resistenza all’usura e da un’estetica particolarmente accattivante.

Grazie alla tipologia del materiale della vasca interna, Luxury è dotata di un potere insonorizzante quasi superiore a quello dei veicoli non trasformati.

 

Chi è Olmedo spa

L’azienda Olmedo spa da oltre 70 anni si occupa della trasformazione di veicoli per disabili mirata alla sicurezza, funzionalità ed estetica dei mezzi.

Uno degli aspetti maggiormente curati dalla ditta riguarda la personalizzazione dei prodotti, considerata il fattore determinante che ha reso Olmedo spa un importante punto di riferimento di questo settore.

L’azienda è certificata secondo la normativa UNI EN ISO 9001-2000, secondo i principi di tutela ambientale ISO 14001 e dal Ministero dei Trasporti riguardo la conformità delle serie prodotte.

Particolarmente attenta al mantenimento di un basso impatto ambientale, la ditta ha voluto creare un progetto denominato “Olmedo ama l’ambiente” e finalizzato alla trasformazione dei veicoli per disabili elettrici, ibridi o a metano, in conformità alle direttive (2000-53) sul riciclaggio e lo smaltimento dei rifiuti.

Tali risultati sono possibili in seguito all’attenta analisi tecnica dei materiali impiegati, la cui composizione chimica deve essere rispettosa dell’ecosistema.

È giusto ricordare infine che tutti i veicoli adattati per disabili sono soggetti a detrazioni fiscali.

Coronavirus: come cambia il settore auto e cosa aspettarci dai prossimi mesi

L’emergenza Coronavirus, ha colpito in modo particolare il settore auto che si trova in questo periodo ad affrontare una delle crisi più grandi di sempre.

Dallo scoppio della pandemia, sono molti i settori che si sono trovati in una crisi profonda, dal turismo, al mondo tech, con una contrazione della domanda, e un calo produttivo destinato a segnare in modo definitivo il 2020 e il 2021.

La crisi è depressiva e vede diversi fattori unirsi per colpire duramente il mondo automotive.

Da un lato, troviamo i problemi legati stop delle fabbriche, che hanno rallentato e interrotto la produzione di buona parte dei mezzi dei diversi brand.

Dall’altro un calo della domanda senza precedenti che ha portato le immatricolazioni a raggiungere numeri negativi mai visti prima.

In questo contesto entra in campo anche la rivoluzione elettrica.

Il passaggio dei motori, al mondo delle elettriche, è stato interrotto dalla crisi in corso, rendendo molti degli investimenti nulli, o comunque posticipando il momento in cui daranno una rendita alle compagnie automobilistiche.

Ma in che modo il settore punta a tornare a crescere? E quali incentivi sono previsti?

Pandemia e automotive: quali sono i piani per ripartire?

Quattro delle più importanti associazioni del mondo auto (Acea per i costruttori, Clepa per i fornitori, Cecra per gli autoriparatori ed Etrma per i produttori di pneumatici) hanno creato un piano dove si possono leggere 25 raccomandazioni studiate per garantire la ripresa della filiera auto.

Il piano tocca tutti gli attori del settore, dalla produzione alla vendita, passando per i servizi.

Tra le priorità che si notano subito, c’è la richiesta di incentivi, considerati fondamentali per far ripartire uno dei settori più colpiti dalla crisi.

Saranno proprio gli incentivi uno degli elementi chiave per rilanciare il settore, spingendo dal lato gli utenti a fare nuovi acquisti con detrazioni e vantaggi, dall’altro supportando le compagnie che si trovano a vivere un momento complesso come quello attuale.

La crisi del mondo auto, non si limita al coronavirus; si tratta infatti di una tendenza già in corso, prima della pandemia, elemento che rende ancora più difficile vedere, nei prossimi mesi una ripartenza reale.

Ma il mondo auto potrà davvero tornare lo stesso?

Il mondo auto sta cambiando, un cambiamento iniziato molto prima del Coronavirus e dei problemi legati alla pandemia.

Negli ultimi mesi, sono stati in tanti ad acquistare ricambi da siti web come Ricambialo.com, o a cercare auto usate dai rivenditori online.

Proprio in questo contesto, la figura del concessionario, e il modo di lavorare che, fino ad oggi, è andato per la maggiore, potrebbe non funzionare più.

Il web ha preso il sopravvento, basti pensare alle consulenze online che hanno permesso di continuare a vendere auto ad alcuni saloni.

Mentre la tecnologia auto vive un cambiamento senza precedenti, anche il settore e il mondo in cui lo viviamo potrebbe diventare completamente differente.

Gli incentivi saranno quindi importanti, ma sarà altrettanto importante tenere conto del modo in cui i consumatori sono cambiati.

La pandemia, potrebbe avere solo accelerato una tendenza precedente verso l’informatizzazione e il trasferimento sul web di diverse attività.

Nello stesso modo in cui si acquistano ricambi online, per poi farli installare dal meccanico di fiducia, bypassando la concessionaria e i pezzi brandizzati.

Tra auto a noleggio, e nuovi modi di acquistare e vivere i mezzi di trasporto, l’automotive, dovrà affrontare più di una sfida.

Oggi il mondo auto potrebbe ripartire in modo diverso, tenendo conto di una situazione completamente differente, e di tutto ciò che ne consegue.

Finita la crisi, l’automotive, potrebbe scoprire di avere un volto diverso.

Ibrido, diesel o benzina? Cosa conviene comprare oggi

In questi ultimi anni, sul mercato delle automobili, si sono aggiunti alle auto tradizionali alcuni veicoli di nuova concezione alimentati con motori ibridi o propulsori totalmente elettrici. Per questa ragione, gli automobilisti hanno ora la possibilità di scegliere fra due ulteriori alternative, oltre alle motorizzazioni già utilizzate da alcuni decenni. A seguito delle novità tecnologiche degli ultimi anni, nel panorama automobilistico oggi è possibile distinguere fra le seguenti soluzioni:

– benzina;
– diesel;
– ibrido;
– elettrico.

Ai motori elencati si aggiungono quelli alimentati a gpl e i propulsori a metano.
Ma cosa preferire quando si è in procinto di acquistare o noleggiare una nuova auto? In questo momento non è corretto avere alcuna preferenza, bensì è giusto valutare l’acquisto in base alle proprie necessità. Infatti, ogni auto ha il suo punto di forza e non è scontato che una motorizzazione sia migliore di un’altra, a meno di non avere già fatto tutte le soggettive valutazioni del caso. Vediamo insieme quale motorizzazione scegliere, tenendo presente che attualmente quasi tutti i modelli di automobile possono equipaggiare motori diversi.

Perché scegliere un motore a benzina e quando preferire il propulsore diesel

La propulsione a benzina è stata erroneamente snobbata per almeno un ventennio da tutti gli automobilisti; mai un’affermazione potrebbe essere così calzante, oltre che forte, perché il motore diesel, promosso con decisione e insistenza da tutti i mass media alla fine degli anni ’90, convinse all’epoca quasi tutte le persone. I pregi del gasolio sono tutt’ora i bassi consumi, l’elevata coppia motrice e l’apparente affidabilità, comunque garantita a livello puramente meccanico. L’idea dei pubblicitari fu quella di sfruttare i vantaggi del propulsore diesel, decisamente meno costoso alla pompa, per promuoverne la vendita, tralasciando ovviamente i problemi ambientali che sarebbero derivati da un uso eccessivo del gasolio, già impiegato nei mezzi pesanti, nei treni e nella maggior parte delle macchine operatrici. II fatto più incredibile è che quasi tutti i profani non si sono mai resi conto, nel dichiarare che il diesel “va” molto meglio del benzina, che mettevano a confronto motori turbo di grossa cilindrata (diesel) con motori molto più piccoli aspirati (a benzina), almeno per quello che era il mercato intorno all’anno 2000.
Il discorso è molto più complesso ed è alla base delle nuove soluzioni intraprese dalle case automobilistiche; il motore a benzina sviluppa più potenza del propulsore diesel, ma la distribuisce in un range più ampio, rendendo al meglio ai regimi più elevati.
Perchè quindi acquistare un veicolo a benzina? Se usato con saggezza tale auto può consumare molto meno di quanto si pensi, può diventare molto affidabile, ma soprattutto, ha dei costi di manutenzione molto più bassi del diesel, oltre ovviamente a inquinare meno.
Le auto diesel sono invece la scelta giusta per chi deve percorrere spesso forti pendenze, caricare oggetti pesanti, oppure è solito percorrere moltissimi chilometri; non a caso, il diesel viene sempre impiegato quando c’è bisogno di trazione.
Le maggiori case automobilistiche stanno oggi continuando a proporre i loro modelli principali nelle due diverse tipologie classiche di alimentazione. Per esempio il SUV Volvo XC90 viene proposto dalla casa svedese sia con motore a benzina che con propulsore a gasolio, proprio per accontentare le soggettive esigenze di ogni automobilista. In entrambe le motorizzazioni questi modelli stanno continuando a riscuotere successo, come si può vedere dalle pubblicità e dalle nuove proposte presenti sul mercato, come quella di Volvo XC90 a noleggio a lungo termine, che offre una soluzione innovativa che sta sempre più prendendo piede, alternativa a quella dell’acquisto tradizionale.

Perchè scegliere un motore ibrido e quando preferire il propulsore elettrico

Il motore ibrido è il più tecnologico di tutti in questo momento; si tratta della più recente frontiera raggiunta dall’ingegneria automobilistica e per questi motivi merita una maggiore attenzione, al pari del propulsore elettrico. Chiaramente, bisogna tutt’ora fare i conti con il prezzo elevato, che fa riflettere sull’acquisto in entrambi i casi.
Il motore ibrido consiste nell’abbinamento benzina-elettrico, dove il secondo è di ausilio al primo e permette di risparmiare moltissimo sul carburante, specialmente in città; in ogni caso, a seconda del tipo di motore (mild, full, o plug-in hybrid), si ottiene un’efficienza maggiore o minore. La soluzione permette inoltre di raggiungere risultati notevoli per quanto riguarda l’abbattimento delle emissioni in atmosfera. L’automobilista dovrebbe valutare l’ibrido con molta attenzione; l’unico vero problema potrebbe essere l’eventuale manutenzione, attualmente abbastanza sconosciuta.
I motori elettrici sono invece i più innovativi in assoluto; garantiscono zero impatto ambientale e grandi prestazioni in tutte le circostanze. In ogni caso restano “un territorio inesplorato”; nessuno conosce quali potrebbero essere i costi di manutenzione, né tantomeno le eventuali problematiche future. Inoltre, l’efficienza delle batterie, seppure sia migliorata moltissimo, non garantisce ancora l’assoluta tranquillità nelle lunghe percorrenze; sul territorio italiano le colonnine di ricarica sono ancora poche e mal distribuite, mentre è ancora difficile stabilire i costi e i consumi di energia elettrica, presumendo l’installazione della Wall-Box in casa propria. Insomma; parliamo di una tecnologia talmente bella che non può certo essere ignorata, ma le incognite sono ancora tante.
Prendendo nuovamente ad esempio la Volvo XC90, troviamo a catalogo anche una versione ibrida, un’auto che monta un motore capace di erogare 400 cv e inquina davvero poco, specie se si considera la stazza del veicolo.

Cambio gomme: come capire quando è il momento giusto

In un mondo in cui anche il mercato automotive è sempre più smart la domanda che, ricorrentemente, tutti gli automobilisti si pongono è: ogni quanto tempo è opportuno sostituire gli pneumatici? Una risposta univoca non esiste, ma certamente ci sono delle indicazioni di base da seguire.

Da cosa dipende l’usura delle gomme

L’usura degli pneumatici non si valuta solo in funzione dell’uso, ma anche dell’età. Ogni gomma viene realizzata con dei materiali che si deteriorano con il tempo, anche se l’utilizzo del veicolo è molto limitato. Il clima e le condizioni di stoccaggio, ad esempio, sono fattori che influiscono parecchio nelle prestazioni delle gomme auto.
Per questo motivo, gli esperti consigliano sempre di far esaminare le gomme dell’auto con una certa regolarità, soprattutto prima di affrontare un lungo viaggio: in questo modo sarà possibile individuare piccole deformazioni o screpolature, che potrebbero rivelarsi anche pericolose.

Diciamo che, indicativamente, dopo i primi 5/6 anni di utilizzo, il controllo delle gomme dovrebbe essere fatto regolarmente ogni anno; la sostituzione è poi, in ogni caso, caldamente consigliata trascorsi 10 anni.

Volendo ragionare in termini di chilometraggio, non esiste un’indicazione precisa che dica ogni quanti chilometri percorsi è bene sostituire gli pneumatici. Di norma, comunque, se si tratta di gomme di buona qualità, possono essere cambiate dopo aver fatto circa 40.000 km.

Come valutare lo stato di usura di una gomma auto?

Tutti gli pneumatici sono dotati di piccolissimi indicatori di usura, vale a dire delle minuscole barrette in rilievo che vengono collocate sul fondo degli intagli. Se la superficie della gomma, consumandosi, arriva al livello di questi indicatori, significa che bisogna procedere con la sostituzione. Infatti, il limite previsto dalla legge per quanto riguarda lo spessore del battistrada è di 1,6 mm.

Per verificare rapidamente lo stato di usura delle gomme, esiste anche un metodo semplice ed efficace: utilizzare una moneta.
Se si stratta di pneumatici normali, si può prendere una moneta da 1 euro e provare ad infilarla in una scanalatura del battistrada. Se si riescono a vedere le stelline presenti sul bordo della moneta, significa che è giunta l’ora di effettuare la sostituzione della gomma.

Se, invece, si desidera fare il controllo su pneumatici da neve, allora è meglio prendere una moneta da 2 euro: se il bordo argentato rimane visibile, vuol dire che il battistrada è sceso al di sotto della soglia minima prevista (1,6 mm.), ed è quindi tempo di acquistare gomme nuove.
Questo tipo di controllo va comunque effettuato in diversi punti della gomma, perché lo stato di usura non è quasi mai uniforme.

Per misurazioni più accurate, è meglio affidarsi ad un apposito strumento che si chiama profondimetro. Anche in questo caso, è bene eseguire più misurazioni prendendo in esame parti differenti del battistrada (scanalature più interne, più esterne, ecc.): facendo poi una media dei risultati ottenuti, si può desumere in maniera abbastanza precisa lo stato di salute della gomma e, di conseguenza, valutare se debba essere sostituita o meno.

Quando è bene rivolgersi comunque ad un gommista

Se si notano delle irregolarità nello stato di usura del battistrada, potrebbe esserci un problema all’origine: allineamento scorretto delle ruote, oppure pressione di gonfiaggio non ottimale, oppure ancora necessità di invertire le gomme. Talvolta, possono essere anche più cause insieme a determinare il consumo irregolare degli pneumatici.
In questi casi, è sempre consigliabile rivolgersi ad un gommista esperto e qualificato. Potrà, ad esempio, capire se si tratta di un problema di sospensioni (e, in tal caso, risolverlo), o magari si limiterà a smontare le ruote anteriori mettendole al posto di quelle posteriori, e viceversa.

Anche quando si notano dei rigonfiamenti o delle bolle lungo la spalla o il fianco dello pneumatico, bisogna assolutamente rivolgersi ad un gommista. Sono inconvenienti che per lo più si verificano a seguito di urti contro il marciapiede, o quando capita di prendere una buca profonda, o se si è viaggiato a lungo con la pressione delle gomme troppo bassa.
Si tratta di campanelli d’allarme da non sottovalutare mai, perché potrebbero favorire forature improvvise o scoppi, soprattutto guidando a velocità sostenuta (ad esempio, in autostrada).

Quanto durano mediamente gli pneumatici

Come già detto, non è soltanto il chilometraggio a determinare l’usura delle gomme. Questo significa che, anche in una vettura molto poco utilizzata, gli pneumatici sono comunque esposti al rischio di logorarsi (semplicemente per il passare del tempo, a causa degli sbalzi di temperatura, per l’esposizione al sole, ecc.) Il più delle volte, in questi casi, si possono notare delle piccole crepe su tutta la gomma: dipendono dal fatto che la stessa si è indurita, quasi seccata, ed è quindi giunta l’ora di sostituirla.

Tutte le gomme per auto riportano lateralmente un numero composto da 4 cifre, che sta ad indicare l’anno di fabbricazione (esattamente i primi due numeri identificano la settimana, e gli altri due l’anno). Questo riferimento è utile perché, salvo ovviamente dover intervenire prima per i motivi sopra esposti, una volta trascorsi circa 6 anni da tale data, sarebbe comunque preferibile buttare le vecchie gomme ed acquistarne di nuove. Non si fa, quindi, riferimento alla data in cui gli pneumatici hanno iniziato a viaggiare: la loro età anagrafica parte dal momento in cui sono stati prodotti, compreso il tempo che hanno trascorso stoccati in magazzino.

Anche se il limite di durata cui generalmente si fa riferimento è di 10 anni, per ragioni di sicurezza sarebbe meglio non utilizzare così a lungo le gomme. Dopo 6 anni, è meglio fare un controllo molto accurato, da ripetere comunque frequentemente, e valutare l’opportunità di una sostituzione.

Un ultimo consiglio da seguire è quello di cercare di sostituire sempre in contemporanea tutte e quattro le gomme dell’auto: può capitare che se ne danneggi soltanto una, ma sarebbe meglio cambiarle tutte insieme. Infatti, viaggiare con gomme che hanno un differente livello di usura non è affatto sicuro e non garantisce le medesime prestazioni (nemmeno per quanto concerne i consumi). In caso di veicoli a trazione integrale, una diversa usura dei battistrada potrebbe anche causare un danno permanente ai differenziali della vettura.

Che cos’è la Sonda Lambda nelle auto? A cosa serve? Perché è importante?

La sonda lambda, detta anche sensore di ossigeno, è un componente che legge la quantità di ossigeno presente nei gas di scarico. È composta da due estremità metalliche che ospitano due sensori e un cavo che varia di lunghezza da modello a modello. La sonda è un sensore molto importante per mantenere ideale l’efficienza dello scappamento e del catalizzatore.

Come si usa e quali risultati si ottengono?

L’utilizzo è semplice! Grazie al rilevatore esagonale e alla filettatura inserita nell’impianto del gas di scarico dove sono registrate le emissioni della vettura. Sono presenti due rilevatori ed il risultato va paragonato con l’aria dell’ambiente. I risultati sono tre!
Nel caso di combustione stechiometrica λ=1, il rapporto tra ossigeno e gas è paritario. Se presentato un eccesso d’aria λ>1 la miscela è magra. Se si rileva un eccesso di carburante λ<1 la miscela è grassa.

Il sensore di ossigeno rileva l’ossigeno restante che si trova nei gas di scarico e manda l’esito alle centralina elettronica dell’automobile. All’aumentare della differenza tra scarico e atmosfera, aumenta anche il segnale di tensione. Le miscele magre rilasciano grandi quantità di ossigeno ed il segnale di tensione della lambda è basso.
Miscele ricche rilasciano quantità inferiori di ossigeno e il segnale di tensione risulta essere alto. L’uscita del sensore varia da 0,1 volt (magro) a 0,9 volt (ricco). Una miscela aria-carburante perfettamente bilanciata, stechiometrica, di 14,7: 1 produce una potenza di 0.5 volt. Quando la lettura del sensore è ricca, il computer appoggia la miscela aria-carburante del motore. Quando la lettura è ricca, il computer impoverisce la miscela.

Le condizioni della lambda per risultati veritieri!

Per generare un segnale accurato la lambda deve funzionare ad una temperatura di 400°C. Gli attuali dispongono di un elemento riscaldante incorporato per riscardarli e mantenerli caldi al minimo e in condizioni di carico leggero. Il riscaldatore è controllato dallla centralina elettronica dell’auto. IL riscaldatore non è sempre acceso, è la centralina dell’auto che apre e chiude i cicli di lavoro, la terra per il circuito di riscaldamento, se necessario.

L’importanza della sonda lambda

Fondamentale per l’auto, svolge la funzione supplementare del catalizzatore.

Nelle macchine più moderne le lambda sono due. Una posta a monte del catalizzatore e l’altra a valle. La prima gestisce la miscela ossigeno-benzina del motore in modo da salvaguardarne la sua stechiometria. La seconda controlla il lavoro svolto dalla prima.

La presenza di ossigeno all’interno dei gas di scarico è manifestata dalla lambda a valle del catalizzatore.

Purchè una macchina funzioni ci sono molti meccanismi che lo permettono. Uno dei tanti è quello che fa sì che pistoni e bielle producono la forza necessaria che spinge l’auto. La forza viene generata dalla miscela dell’ossigeno e combustibile che permette al catalizzatore di essere il più efficiente possibile. Esistono vari tipi di lambda.

Sensore di ossigeno di biossido di zirconio

I sensori di ossigeno di biossido di zirconio sono i più comunemente usati. Questi hanno un elemento in zirconio, elettrodi di platino e un riscaldatore. L’elemento di zircone ha un lato esposco al flusso di scarico. L’altro lato è aperto all’atmosfera attraverso i fili del sensore. Ogni lato ha un elettrodo di platino attaccato all’elemento di biossido di zirconio. Essi conducono la tensione generata. La contaminazione o la corrosione degli elettrodi degli elementi di platino o di zircone riduce l’uscita del segnale di voltaggio . Questo tipo di lambda viene definito anche sensore a portata ridotta perchè non è in grado di rilevare le piccole variazioni del contenuto di ossigeno prodotte da lievi variazioni della miscela aria-carburante.

Sensore di biossido di titanio

Un altro tipo di lambda è il sensore di biossido di titanio che si trova su alcuni veicoli. Questi sensori non generano un segnale di tensione.Si comportano come un resistore variabile. Alterano un segnale di riferimento a 5 volt fornito dal modulo di controllo. I sensori di titanio inviano un segnale a bassa tensione con basso contenuto di ossigeno e un segnale ad alta tensione con alto contenuto di ossigeno. Questa lambda non necessita di un riferimento di aria esterna. Ciò elimina la necessità di sfiato interno verso l’esterno.

Sensore aria-carburante A/F

Un altro tipo di lambda è il sensore aria-carburante (A/F). Anche se un sensore rapporto aria-carburante sembra un lambda convenzionale, internamente è diverso. Funziona anche diversamente, la sua uscita di tensione aumenta quando la miscela diventa più magra. Il sensore non produce direttamente un segnale di tensione, piuttosto cambia corrente. Un circuito di rilevamento nella centralina elettronica dell’auto monitorala variazione e l’intensità del flusso di corrente dal sensore A/F. Quest’ultimo genera un segnale di tensione proporzionale al contenuto di ossigeno di scarico. Basato sul segnale di tensione la centralina è in grado di calcolare il rapporto aria-carburante e di regolare rapidamente la quantità di carburante richiesta per mantenere un rapporto stechiometrico.

L’ampia gamma di operazioni consente al sensore di misurare in condizioni estreme. Quando c’è un eccesso d’aria, il contenuto di ossigeno dello scarico è superiore a quello che un lambda convenzionato è in grado di misurare.

Un sensore A/F funziona anche a una temperatura molto più elevata, di circa 650°C. Il circuito di rilevamento misura sempre la direzione e la quantità di corrente prodotta.
Quando la miscela ha un rapporto stechiometrico, il sensore non genera corrente. nel caso in cui la miscela del carburante è ricca l’A/F produce un flusso di corrente negativo. Una miscela magra produce un flusso di corrente positivo.

Perchè il sensore lambda è importante per l’inquinamento?

Il sensore di ossigeno è essenziale se si tiene all’ambiente. Va controllata e nel caso sostituita. I prezzi del sensore lambda vanno da €30 a €100 in base ai vari modelli. Con ricerche su internet si trovano prezzi molto ragionevoli ed economici. È impossibile da pulire o sistemare a causa delle microparti da cui è composta. Il sensore di ossigeno assicura un consumo ideale e consente la diminuzione dell’emissione del monossido di carbonio. Fa sì che ci sia un ideale consumo di carburante. Se in ottime condizioni permette di soddisfare i regolamenti antinquinamento, Norme Euro. È essenziale far controllare il sensore di ossigeno ad ogni revisione che si effettua.

Auto e Tecnologia: come sono cambiate le cose negli ultimi 20 anni

Gli ultimi 20 anni sono stati contraddistinti da scoperte che hanno certamente migliorato la vita delle persone, modificando abitudini ormai consolidate da decenni. Non fa di certo eccezione il mondo delle automobili. Anzi, è certamente uno di quei settori in cui il progresso tecnologico è stato particolarmente significativo. Si tratta forse, per definizione, del mercato più rivoluzionario che ci sia.

Diciamo che l’andamento non è stato esattamente quello ipotizzato alcuni anni fa, quanto si prospettavano auto futuristiche, completamente elettriche e con guida del tutto autonoma. Insomma, per il momento niente macchine volanti o che guidano da sole, ma comunque tanta, tantissima tecnologia.

E, se è vero che la tecnologia non uccide necessariamente il lavoro, di sicuro o trasforma: in questo senso, il settore auto ne è assoluta testimonianza. E’ cambiato il modo di lavorare e sono molto cambiate le figure professionali richieste dal mercato: si pensi solo alla possibilità di acquistare i ricambi online (il nostro preferito è https://www.automarket-pro.com ma ci sono molti altri siti validissimi), di informarsi e confrontarsi su forum e gruppi social, oppure si pensi a come le normative e le direttive europee abbiano avuto un fortissimo impatto sullo sviluppo della tecnologia necessaria per produrre auto con un basso impatto sull’ambiente per quanto riguarda l’inquinamento.

Il Cambio Automatico

Parlando di automobili, uno dei tanti aspetti che ha vissuto una vera e propria rivoluzione negli ultimi anni è quello del cambio, soprattutto con l’avvento di quello automatico. In realtà, il concetto di cambio automatico ha origine già durante gli anni ’50, ma è innegabile che solo in tempi più recenti l’evoluzione anche in questo campo sia stata davvero radicale.

e esistono di vario genere, sempre più sofisticati, ma forse una menzione particolare la merita il cosiddetto cambio sequenziale robotizzato, nato negli anni ’90: il funzionamento si basa sugli stessi principi di un cambio tradizionale, ma con la differenza che le operazioni di attuazione della frizione, ed anche di selezione ed innesto delle marce, vengono svolte autonomamente dal cambio stesso. Il tutto viene gestito da una centralina elettronica, ragion per cui sulle auto dotate di questo tipo di cambio i pedali sono soltanto due (acceleratore e freno, manca quello della frizione). Più recentemente si sono diffusi i cambi automatici con modalità sequenziale, dove il compito di cambiare marcia o scalare è affidato al guidatore: in questo caso, il sistema automatico aziona la frizione ed innesta il rapporto che è stato scelto.

Parlando prettamente di motori, negli ultimi decenni i propulsori a ciclo diesel hanno mostrato tutte le loro potenzialità: si sono infatti adattati perfettamente a tutto il progresso tecnologico, arrivando a garantire prestazioni di altissimo livello. Anche dal punto di vista delle emissioni nocive, grazie al sistema di iniezione common rail si sono raggiunti ottimi risultati dal punto di vista della potenza ma con un occhio di riguardo all’ambiente.

Automobili Sempre più Smart

Per citare qualche altro esempio di innovazione tecnologica, basti pensare al fatto che moltissimi degli ultimi modelli lanciati sul mercato vantano di serie (o talvolta come optional) sistemi di guida assistita davvero evoluti. Non parliamo ancora di un’auto che si guida da sola, ma comunque di una macchina smart in grado di salvarci la vita, con dei software così sofisticati da riuscire a frenare al posto nostro e nel momento più giusto, nonché di tenere sempre la distanza di sicurezza e di rimediare alle nostre distrazioni (purtroppo frequenti) anche in curva.

Anche le plance che si trovano a bordo sono diventate sempre più evolute, in pratica dei grandi display che assomigliano sempre più ai tablet e agli smartphone cui ormai siamo tutti abituati. Peraltro, tutto è studiato in modo tale che molte delle funzioni dell’auto (addirittura anche la chiusura delle portiere) siano direttamente connesse al cellulare. In sostanza, tutto è diventato touch negli ultimi anni, anche in macchina. Correndo forse il rischio che si esageri anche un pochino, e che tutta questa tecnologia così a portata di mano finisca col diventare anche fonte di confusione e soprattutto distrazione.

Un discorso a parte lo meritano i comandi vocali, altra novità di questi ultimi anni. Sono molte le cose che si possono fare, in auto, dando semplicemente delle indicazioni con la voce (telefonare, ecc.) Può essere molto utile e pratico, in effetti, ma anche in questo caso a condizione che non diventi un motivo di distrazione.
Molto utili le retrocamere, ed anche i più recenti retrovisori, di tipo digitale. Chiunque li abbia provati, ora non riuscirebbe più a farne a meno in fase di manovra.

Navigatori Satellitari

Molte vetture, ormai, dispongono di un navigatore di serie. Diversamente, di solito è uno degli optional più richiesti dagli acquirenti.
Ma cosa fa, molto in sintesi, un navigatore? Il suo principio di funzionamento è il GPS, vale a dire un collegamento, che avviene attraverso una particolare antenna, che permette di captare segnali inviati da satelliti.

Tramite questi segnali, il navigatore è in grado di trovare immediatamente il percorso migliore per andare da un determinato punto ad un altro, guidando l’automobilista attraverso due modalità: una visiva, mostrando una vera e propria mappa, ed un’altra sonora, attraverso una voce guida che fornisce tutte le indicazioni utili per proseguire nel viaggio.

Auto Elettriche

Come non citare, infine, le vetture elettriche, che da alcuni anni si sono affacciate sul mercato delle automobili? Molti ritengono che saranno il futuro del settore. Per stabilirlo, però, bisognerà capire innanzitutto se sono realmente più ecologiche delle altre, insomma se possono davvero essere considerate green a tutti gli effetti. La totale assenza di emissioni nocive, che di per sé potrebbe essere un’ottima soluzione per salvaguardare il nostro pianeta, potrebbe risultare del tutto vana se si attingesse l’energia da fonti non rinnovabili e se la catena di produzione di questi veicoli risultasse, di fatto, ancor più inquinante delle eventuali emissioni di un’auto di tipo tradizionale.
Si tratta, inoltre, di auto che presentano indubbiamente molti vantaggi, ma anche qualche difetto.

Tra i primi, troviamo senz’altro la silenziosità, in grado di donare una piacevole sensazione di relax alla guida. E poi, certamente, i costi chilometrici molto contenuti. Inoltre, le auto elettriche hanno liberto accesso nelle zone a traffico limitato (ZTL) e possono sostare gratuitamente in presenza di strisce blu.
Per contro, va detto che spesso hanno un’autonomia davvero un po’ limitata e che si può incontrare una certa difficoltà nel reperire le colonnine per la ricarica, soprattutto in alcune zone. Altro neo è il prezzo di vendita, che è comunque mediamente più alto rispetto a quello delle altre auto.

Cosa sono i dispositivi anti abbandono

Attualmente online e nei negozi fisici esistono diverse tipologie di dispositivi anti abbandono che vanno a segnalare attraverso degli allarmi sonori o visivi la presenza del bambino sul seggiolino auto.

Innanzitutto devi sapere che ci sono quelli omologati secondo le direttive CE, che vantano la certificazione di conformità, come ne esistono di contraffatti, per questo occorre prestare estrema attenzione quando si effettua l’acquisto.

Tra quelli omologati se ne possono distinguere di differenti tipologie che si basano su compatibilità, tipo di alimentazione, funzionamento e costo. È importante conoscere la compatibilità dei dispositivi anti abbandono con il seggiolino auto in proprio possesso (per ulteriori informazioni visita questo sito specializzato sui dispositivi anti abbandono), infatti alcuni sono universali altri sono specifici per marca. Metti a confronto le schede tecniche ed i costi dei diversi sensori, così da poter scegliere il migliore dispositivo per le tue esigenze.

In Italia negli ultimi 10 anni sono morti 8 bambini, la causa della morte è stata la dimenticanza in auto sotto il sole dai genitori. Negli Stati Uniti il fenomeno è assai più diffuso si parla di circa 380 morti nello stesso periodo (52 unicamente nel 2018). Praticamente 1 bambino morto ogni 10 giorni.

L’Italia è il primo paese al mondo che ha deciso di emanare una legge utile a normare questo triste fenomeno, con l’obiettivo di azzerare i casi di tragedie. Ma che cosa dice esattamente la Legge salva Bebé? La Legge, maggiormente conosciuta con il nome di legge anti abbandono bambini, ha introdotto l’obbligo di installazione di dispositivi anti abbandono per tutti coloro che trasportano in auto bambini che hanno un’età da 0 a 4 anni (in sostanza l’obbligo termina a 4 anni e 1 giorno).

A seguito di un iter legislativo decisamente articolato la Legge Salva Bebè è entrata in vigore il 7 Novembre dello scorso anno. Nonostante l’avvio dell’obbligo le sanzioni risultano attualmente sospese e partiranno il 6 Marzo di quest’anno.  Da quando partiranno le sanzioni queste prevedono che chiunque non rispetti l’obbligo di dotazione dei dispositivi anti abbandono, durante il trasporto di un bambino fino a 4 anni di età, viene sanzionato con una multa da €83 a €333 e 5 punti sottratti sulla patente.Se vi è recidiva entro due anni, è prevista in aggiunta anche la sospensione della patente da 15 a 60 giorni.

Chi riguarda la Legge?

La Legge viene applicata ogni volta che si trasporta in auto un bambino fino a 4 anni di età. Riguarda chiunque trasporti questi bambini, costoro sono tenuti a rispettare l’obbligo di dotarsi di un dispositivo anti abbandono quando trasportano bambini. Vale la pena di andare ad osservare anche gli incentivi fiscali. Il governo italiano ha stanziato un fondo 16,1M di euro per l’acquisto di dispositivi anti abbandono così suddivisi:

  • €15,1M per il 2019
  • €1M per il 2020.

La forma dell’incentivo prevede un contributo pari a €30 da impiegare per l’acquisto di ciascun dispositivo anti abbandono ed è valido fino ad esaurimento del fondo. Dal 20 Febbraio 2020 chi ha bambini da 0 a 4 anni e necessita di acquistare questi dispositivi può richiedere il bonus registrandosi alla piattaforma informatica www.bonuseggiolino.it

Dal 23/1/2020 è scattato l’obbligo sulla legge riguardante questi dispositivi anti abbandono, obbligo che sarebbe dovuto entrare in vigore dal 1 Luglio 2019 ma occorreva l’emanazione di un decreto attuativo che contenesse i requisiti tecnici dei dispositivi salva bebè.

Ad Aprile 2019 il decreto venne rigettato dalla Commissione Europea perché non conforme a nessuna delle disposizioni europee. È stato questo rifiuto a portare ad uno slittamento della legge. Ma oggi il decreto è riscritto ed è stato approvato dalla Commissione Europea il 26 Luglio 2019.

Come pulire e sanificare gli interni dell’automobile

Hai portato l’auto al lavaggio la scorsa settimana ma con i bambini piccoli, il cane o dopo le serate tra amici, gli interni sono di nuovo sporchi. È quello che capita a tutti e non dipende dalla cura e dall’attenzione che si riserva al proprio “bolide”. Per questo motivo, è bene conoscere tutte le tecniche per effettuare una perfetta pulizia “fai da te” di sedili, tappetini e della tappezzeria al fine di avere sempre gli interni perfettamente puliti e profumati, risparmiando tempo e denaro.

Seguendo i suggerimenti della Carrozzeria My Car Service di Reggio Emilia, specialisti della cura dell’automobile, avrete la certezza che tutto sia igienizzato ed a prova di “bambino”.  Ed allora, svuotate l’automobile e vediamo come si fa!

  1. Aspirapolvere: armatevi di aspirapolvere e azionate lo strumento, insistendo sugli interni, in particolare sopra e sotto i sedili che rappresentano le zone in cui, generalmente, trovano “ospitalità” capelli, briciole, polvere e lo sporco si annida più in profondità. Ovviamente, spostate i sedili in avanti ed indietro per arrivare nei punti più critici e ribaltateli per essere sicuri di ottenere una pulizia perfetta.
  2. Bicarbonato: Dopo aver utilizzato l’aspirapolvere, la prima cosa da fare è cospargere gli interni di bicarbonato e lasciare che il prodotto agisca per una buona mezz’ora in modo che vengano eliminati sia gli odori sia lo sporco più ostinato. Non solo per l’automobile, il bicarbonato ha molteplici utilizzi per la pulizia anche della casa, conviene sempre tenerlo a disposizione.
  3. Sedili e Tappetini: Per quanto riguarda i tappetini, sarà opportuno optare per una soluzione “fai da te” che non lascia scampo alla sporcizia, neanche quella più difficile da eliminare e, all’esterno dell’auto, riservate ad essi un trattamento infallibile. Acqua, aceto di mele, bicarbonato e detersivo: ben miscelati e strofinati sulla parte da ripulire sono, nell’insieme, il più classico dei rimedi per ottenere un risultato perfetto ed eliminare ogni odore. Al termine, andranno risciacquati e stesi per farli asciugare. La stessa soluzione ottenuta dalla miscela andrà strofinata per bene anche sui sedili. Attenzione alla tappezzeria in pelle, la pulizia dei sedili in pelle richiede una cura particolare, con l’impiego di un detergente specifico e dall’azione delicata. C’è da precisare che, bene o male, tutte le macchie escono ma particolare tempestività serve con quelle di olio che vanno immediatamente trattate e coperte con sale o borotalco, prodotti che devono essere lasciati in azione almeno per 10/15 minuti. Qualora invece, la pelle sia stata sporcata da inchiostro, un rimedio eccezionale è quello di passare sulle macchie latte detergente (struccante) e strofinare efficacemente con il cotone.
  4. Vetri: nella categoria “vetri” rientrano finestrini, specchietti, lunotto e parabrezza ed anche in questo caso, la pulizia è garantita da un eccezionale detersivo fatto in casa con acqua, bicarbonato e alcool in cui immergere un panno da passare poi sulle parti in vetro. Solo all’inizio avrà un odore forte ma, non temete, si dissolverà e sarà perfetto per eliminare ogni alone e qualsiasi traccia di sporco.
  5. Antimacchia: è buona abitudine creare una barriera antimacchia che contrasti lo sporco ancor prima che si formino le macchie. Per farlo, il consiglio è quello di utilizzare su tutta la tappezzeria un apposito prodotto antimacchia che creerà una pellicola protettiva invisibile che renderà molto difficile che il tessuto dei sedili possa assorbire lo sporco.

Insomma, pulire gli interni della propria automobile – oltre a garantire un risparmio notevole in termini di tempo e denaro – è anche molto divertente e veloce. Non resta che provare!