Buon compleanno Cicciobello

In questi giorni l’eterno neonato CICCIOBELLO, la bambola più famosa in Italia e la più imitata nel mondo festeggia 50 anni.

Creato nel 1962 da Gervasio Chiari (fondatore della fabbrica di bambole Sebino), Cicciobello è stato per tante generazioni di bambine il primo gioco per prendere “familiarità” con il ruolo di mamma.

Il bambolotto, a volte contestato dal movimento femminista, a pieno diritto da 50 anni si è attestato come un vero e proprio fenomeno di costume e si è configurato come una delle tante cartine di tornasole della società italiana e della sua visione della donna.

In principio è nato l’evergreen Cicciobello Classico che rappresenta la concezione della donna-mamma: le sembianze vicine al neonato aiutavano, attraverso il gioco, le bambine ad imparare e prendere confidenza con il difficile mestiere di mamma, imparando a cullare, cambiare, dare la pappa e, in generale, a compiere tutte quelle attenzioni che, da adulte, dovranno poi concentrare su neonati in carne ed ossa.

Ma nel tempo la società diventa multietnica, e quindi ecco nascere, Angelo negro (Cicciobello di colore), Ciao-fiu-lin (bambolotto con gli occhi a mandorla) e Cicciobello pelle gialla (cinese). Una curiosità: accanto alle versioni asiatiche e africane, in Italia viene messo in commercio anche il Cicciobello Napoletano, il neonato che già tifa Napoli.

Da ricordare anche i ribelli Cicciobello Hip Hop e Rock e per stare al passo coi tempi e con le nuove tecnologie, Cicciobello My Phone.

Non si può certo dire che la notorietà di Cicciobello si è offuscata, rimane ancora il tenero ricordo d’infanzia di molte bambine, ma non si può negare che si sta a poco a poco passando dal “giochiamo a fare la mamma” a “giochiamo a fare la Superdonna”.

I nuovi miti delle bimbe oggi sono le Winks, le 5 fatine vestite da manga giapponese, pronte a liberare il mondo da draghi e forze malvagie. Questa strada di successo era stata aperta oltre 10 anni fa da Sailor Moon e tutte le altre del firmamento.

Ma il cambiamento lo si vede anche nei cortili dei palazzi, in cui un tempo le bambine giocavano con Barbie o con l’elastico, mentre oggi non è così difficile imbattersi in aspiranti Veline che provano gli stacchetti visti in TV.

Lungi da me alcun giudizio moralistico bigotto, ma non riesco a non pensare a come i sogni dei bimbi su cosa faranno da grande stanno cambiando; un tempo sognavano professioni più sociali come il medico, la maestra, la veterinaria, oggi è radicata l’esigenza di mostrarsi ed ecco quindi nascere una generazione di aspiranti soubrette, partecipanti di un reality show, talent show o più semplicemente ricche miliardarie.

Mi rimane solo un dubbio, ci aspetta un futuro di donne Supereroe, di Veline o di Supermamme, nel dubbio e un po’ nostalgico attendo incuriosito di vedere cosa accadrà.