Come scegliere una casa vacanze a Madonna di Campiglio

Hai qualche giorno libero e vuoi goderti in massima libertà Madonna di Campiglio? Allora prenota una casa vacanza che ti consente di avere tutte le comodità di cui hai bisogno ed una maggiore autonomia rispetto ad un albergo o un B&B. Non dover impostare la sveglia per poter fare colazione, la possibilità di cucinare e scegliere liberamente cosa e quando mangiare, il poter condividere spazi comuni senza dover incontrare altri ospiti sono soltanto alcuni dei numerosi vantaggi offerti da una casa vacanza. Ma come fare ad evitare appartamenti da incubo e vacanze rovinate? Ecco una semplice guida per assicurarsi un soggiorno da favola.

Casa vacanza: l’importanza dei servizi offerti

Sicuramente le condizioni dell’appartamento sono il primo aspetto da considerare quando prenoti. Ma oltre l’estetica c’è di più. Non sottovalutare i servizi offerti che fanno davvero la differenza. Su www.appartamentibonapace.com trovi un l’esempio di una casa vacanza perfetta per il tuo soggiorno a Madonna di Campiglio. Appartamenti spaziosi e luminosi, con una o più camere, angolo cottura fornito di tutte le stoviglie ed elettrodomestici, lavastoviglie inclusa! In dotazione anche set di biancheria da bagno completo per ogni ospite, letti già preparati con lenzuola pulite e piumoni nei periodi più freddi. Inclusi nel prezzo degli appartamenti ci sono numerosi altri servizi che difficilmente sono offerti dagli host come ad esempio il servizio miniclub e il servizio shuttle con l’impianto Spinale e 5 Laghi. Solitamente su portali come Airbnb o simili il prezzo del soggiorno è molto diverso da ciò che vedi inizialmente. Devi infatti aggiungere i costi di energetici e di riscaldamento che sono invece inclusi nel prezzo del soggiorno prenotando uno degli appartamenti Bonapace. Gli ospiti possono inoltre usufruire di tutti i servizi a pagamento dell’albergo Bonapace come il centro benessere o il ristorante.

Verifica la posizione dell’appartamento

La posizione della casa vacanza è tra le prime cose da verificare. Può essere un appartamento da sogno ma se non è ben posizionato come pensi saranno le tue vacanze? Cerca una soluzione che sia ben collegata alle principali attrazioni di Madonna di Campiglio come i rinomati impianti sciistici ed i sentieri per fare trekking e che non sia troppo distante dal centro che pullula di ristoranti e negozi.

Leggi sempre le recensioni degli ospiti

Hai presente le famose stelline di TripAdvisor, Google o Facebook? Ecco, prenditi qualche minuto e leggi le recensioni degli ospiti. Sono molto più affidabili delle foto e della descrizione dell’appartamento. Spesso basta leggere attentamente le recensioni per evitare soggiorno da incubo. Fai attenzione anche al numero delle recensioni, più ne sono meglio è. Semplice ed elementare. Gli appartamenti Bonapace ad esempio hanno oltre 200 recensioni e ben 4,5 stelle!

Contatta l’inserzionista prima di prenotare

Avere un contatto con l’inserzionista prima di procedere con la prenotazione è fondamentale per recuperare le informazioni principali come ad esempio l’ammontare della caparra, le politiche di cancellazione del soggiorno ma anche per testare la disponibilità e la professionalità dell’host. Mancano i contatti telefonici? Non risponde alle mail? Bene, cerca un’altra soluzione, anche se hai consultato un portale di case vacanze a Madonna di Campiglio. Hai bisogno di una persona che sia attenta alle tue richieste ed esigenze e che sia facilmente reperibile prima e dopo la prenotazione. Eviti le brutte sorprese ed host che spesso, arrivati in loco, se ne lavano le mani dei propri ospiti.

Pagamenti comodi e sicuri

Se richiede il pagamento anticipato dell’intero soggiorno o ti chiede di pagare in contanti senza alcun tipo di ricevuta non prenotare! Scegli soluzioni che utilizzano metodi di pagamento sicuri e tracciati (carta di credito, bonifico bancario, PayPal etc).

Rifare il tetto, scegliere le tegole o i coppi? Guida alla scelta 

Avete bisogno di sistemare il tetto? Notate che il tetto della casa ha bisogno di un urgente intervento radicale di manutenzione, o addirittura di rifacimento? Se si vuole costruire un tetto nuovo, sicuro e moderno, ci sono diversi materiali che è possibile utilizzare per il rivestimento.

In genere, la scelta più classica da fare nel caso di un intervento di questo tipo è fra le tegole in cotto oppure i coppi, ma come sappiamo, è possibile anche optare per un tetto in legno, o in alternativa di cemento.

La scelta del materiale giusto è questione spesso di budget personale, ma anche di valutazione di altri elementi, come ad esempio il clima, le caratteristiche strutturali della casa, ed ovviamente anche il risultato estetico che non è di poco conto.

Sicuramente fra le soluzioni più classiche e gettonate abbiamo i coppi le tegole, andiamo alla scoperta di questi materiali e delle loro caratteristiche.

 Materiali per fare il tetto

Le soluzioni per rifare il tetto possono essere diverse. Ad esempio, è possibile optare per i coppi, una soluzione antichissima (era nota già al tempo dei romani) fra i più antichi materiali da costruzione ancora in commercio.

Si tratta dei classici coppi ‘ad onda’, detti così a causa della loro forma. La soluzione in questione è vantaggiosa per la loro grande adattabilità alle irregolarità del tetto o a condizioni climatiche anche in caso di climi freddi e piovosi. I coppi sono in genere in cotto, con una colorazione che varia fra il rosso mattone ed il rosso più acceso.

Le tegole sono una soluzione economica e semplice per il rifacimento del tetto: si tratta di una soluzione che ha una forma semicilindrica come quella del doppio, ma con una superficie anche piana.

In realtà si parla in genere di tegole, ma esistono tanti tipi differenti di tegole con costi e materiali diversi: le marsigliesi, o le canadesi, le tegole di plastica e quelle in cemento, e poi ovviamente anche le tegole in cotto che sono particolarmente resistenti e pregiate (qui potete scoprire i prezzi delle tegole in cotto).

Fra le varie tipologie possiamo ricordare le tegole portoghesi, che sono realizzare in laterizio. Ma ci sono anche soluzioni in grès porcellanato, o anche in vetro per una soluzione particolare e luminosa.

In caso in cui si viva in una zona dove sono frequenti forti temporali, le tegole canadesi, o bituminose, che sono impermeabili, son le migliori.

 Coppi e tegole per rifare il tetto

Cosa è meglio fra tegole e coppi, se si sceglie di rifare il tetto?

Tenete conto che per ricoprire un tetto, usare le tegole composta costi minori rispetto ai coppi: le tegole quindi sono una soluzione più economica anche perché essendo più grandi, ne servono di meno per poter coprire la stessa estensione.

Ecco perché anche se il prezzo per coppo è più basso di quello delle tegole, comunque alla fine servono più coppi per coprire un tetto che non tegole. Si tratta di un elemento da tenere da conto quando si acquista il materiale per il rifacimento del tetto.

Le tegole sono diverse da impostare, rispetto ai coppi. Per le tegole, basta il posizionamento una sull’altra nell’apposita scanalatura per poter fissare le tegole. Più complessa invece è l’operazione di predisposizione dei coppi, per cui bisogna creare due strati, a posizione inversa, e disporli ad incastro. Quale è la soluzione migliore? Di certo le tegole possono essere il materiale più economico per completare un tetto e sono anche quelli più veloci da predisporre, nella posa in opera, con un fissaggio rapido.

Anche la solidità dell’incastro del materiale privilegia le tegole, mentre i coppi, col passare del tempo, possono tendere ad un leggero scivolamento verso il basso rendendo quindi più frequenti le opere di manutenzione del tetto. I coppi sono invece più resistenti rispetto alle tegole specie se si vive in una zona dove sono frequenti le precipitazioni atmosferiche e le intemperie.

Come illuminare con i led per cartongesso

L’illuminazione degli spazi domestici è un elemento veramente molto importante per renderli pienamente confortevoli, funzionali e anche per determinarne al meglio la loro specifica personalità (che dovrebbe poi rispecchiare quella di chi li abita). Spesso ci si concentra molto sull’arredamento d’interni, sugli accessori, ma si tende a trascurare o comunque a dare un po’ troppo per scontata la luce che invece può diventare una grande protagonista e contribuire a rendere unici e veramente belli ed originali degli spazi.

Con la nascita delle strip led, ai progettisti e agli arredatori d’interni è stato dato uno strumento molto versatile per creare effetti scenografici veramente accattivanti. Si possono ottenere dei tagli di luce, ad esempio nel controsoffitto in cartongesso, ottenendo vari differenti effetti: si può optare, ad esempio per un taglio di luce ad emissione diretta, oppure laterale o indiretta. Creando diversi effetti e atmosfere.

Dei buoni profili led in alluminio per il cartongesso permettono di posizionare strisce luminose dando libero sfogo alla propria creatività ed arredando letteralmente con la luce. Si può dar vita a soluzioni veramente molto innovative e sempre dal forte impatto visivo. Questa illuminazione può valorizzare enormemente una casa e renderla moderna, accattivante e unica.

Scegliendo dei tagli di luce ad emissione diretta si potrà ottenere il massimo della luce dalle strisce a led. Per ottenere questo effetto si effettua un taglio longitudinale nel cartongesso e si applica un profilo per led, in sostanza un canale in alluminio che funge da base e supporto per la striscia a led che va applicata e fissata al suo interno.

Per ottenere l’emissione diretta della luce, il profilo led in alluminio andrà posizionato nel soffitto, con apertura parallela al pavimento e in genere per non rendere la striscia led troppo visibile si applicherà un apposito tappo che, se satinato o trattato in altro modo, potrà contribuire a diffondere e modulare la luce in vari modi, rendendola più calda o diffusa in base alle proprie preferenze.

Se si opta per la scelta di una luce ad emissione laterale si dovranno utilizzare profili in alluminio appositamente curvati che riflettano la luce in modo parabolico verso l’alto. Questa soluzione rende la strip a led del tutto invisibile e può creare effetti di luce veramente molto interessanti.

L’emissione di luce indiretta si può invece ottenere posizionando un profilo led nel taglio del cartongesso e la striscia luminosa nella sua parte più interna e nascosta. L’illuminazione di tipo indiretto, ottenuta con dei tagli di luce che si aprono nel cartongesso è perfetta ad esempio per delle zone di passaggio, come i corridoi o nei disimpegni dove magari già si trovano altre fonti di luce o dove si voglia creare un particolare bagliore che crei una sorta di aura attorno al perimetro del cartongesso. Un effetto che se ben calibrato è veramente gradevole e senza dubbio originale.

Come scegliere la tipologia di emissione luminosa più adatta alla nostra casa

Dobbiamo considerare che una striscia led emette in genere luce a 120 gradi, in modo diffuso, la direzione data al flusso luminoso è senza dubbio molto importante per determinante l’effetto finale che si andrà ad ottenere. Bisogna quindi posizionare con massima attenzione il profilo in alluminio e la strip al suo interno.

Una strip led posizionata in modo da emettere luce direttamente permette di avere ambienti più luminosi, ma se si desidera giocare con la luce per creare contorni o altri effetti, l’emissione diretta non è la soluzione ideale.

La scelta di materiali di qualità e l’intervento di un artigiano esperto potranno sempre garantire i migliori risultati possibili. In ogni caso bisognerà partire da un progetto dettagliato, nel quale avere le idee molto chiare sul tipo di luce che si desidera per i diversi spazi di casa propria. Le possibilità e le loro possibili diverse combinazioni sono pressoché infinite. Illuminare con i led per cartongesso permette veramente di esprimersi con grande libertà e creatività, ottenendo risultati spesso sorprendenti per efficacia ed impatto estetico.

La luce delle strisce a led diventa sia un elemento funzionale che estetico e questo complica un po’ la sua gestione, bisogna senza dubbio progettare gli interventi capendo quale sarà l’effetto a luci spente e accese e magari prendendo spunto da foto e video che si possono facilmente trovare online.

Casa: Acquisto o Affitto?

Scegliere tra l’acquisto di una casa o continuare a rimanere in affitto è qualcosa che tocca un po’ tutti nella vita. Per gli Italiani avere un tetto sulla testa è un concetto molto importante, un modo per decretare che nella vita, qualunque cosa accada, tu abbia una casa in cui abitare. Ecco perchè, in particolare noi italiani,  siamo cresciuti con il mito del: “Un giorno crescerai, avrai un bel lavoro, ti farai una famiglia e ti comprerai una casa”

La casa diventa quindi un simbolo di solidità e sinonimo di per sempre .

Italiani: la popolazione con più case di proprietà

Secondo i dati Istat gli Italiani sono la popolazione con più case di proprietà, che sia acquistato o lasciato in eredità. Una percentuale che spiazza tutti gli altri paesi dell’Europa.  Il valore medio di una casa è di circa 170 mila euro, con percentuali di acquisto differenti tra nord e sud. Nella maggior parte dei casi al sud e nelle isole  più dell’80% vive in abitazioni di proprietà, al nord sale la percentuale di affitto e diminuisce la percentuale di acquisto. Ulteriore differenza è data tra l’acquisto in grosse città e in paesini. Tra gli acquirenti ci sono in particolare gente matura con un lavoro fisso e pensionati, solo una piccola percentuale riguarda i giovani.

Nuovi stili di vita: il fenomeno degli affitti brevi

I nuovi stili di vita, la crisi economica e la maggiore mobilità lavorativa hanno portato, in parte, a  cambiare alcune abitudini degli italiani facendo crescere, per esempio, in maniera esponenziale il settore affitti, anche e soprattutto i cosidettì “affitti brevi”.

Si definiscono affitti brevi quegli affitti che vanno sotto i trenta giorni sottoscritti in particolare per turismo e per ragioni lavorative. Il sistema è abbastanza semplice: basta pubblicare le foto e video della propria casa magari in piattaforme intermediarie come Airbnb per avere nuovi clienti.  Il fenomeno riguarda quasi tutte le città del mondo, con alta concentrazione nelle mete più turistiche ma il processo è in via di definizione dal punto di vista legislativo e fiscale.

Acquisto o Affitto? : il dilemma di sempre

Sull’argomento abbiamo cercato, letto statistiche e articoli e abbiamo notato come l’idea di acquisto sia particolarmente favorevole in questi anni grazie a prezzi di acquisto molto convenienti e tassi di mutuo particolarmente bassi. Gli specialisti del settore consigliano addirittura di prendere in considerazione l’acquisto di una casa da qui ai prossimi anni. Allo stesso tempo abbiamo letto decine di idee discostanti  poichè un affitto di locazione con una durata, per esempio di 12 mesi, risulta essere vantaggioso e non vincolante, ciò favorisce una maggiore mobilità e quindi possibilità di crescita professionale.

Il dilemma rimane quindi irrisolto e senza una risposta netta. Abbiamo però cercato di raccogliere i principali elementi positivi sia dell’uno che dell’altro mondo. Se anche tu sei indeciso di seguito troverai due elenchi, uno per il mondo dell’affitto e l’altro per il mondo dell’acquisto.

Ah, oggi ci sentiamo particolarmente positivi e non vorremmo confonderti ulteriolmente le idee mettendo anche i contro di entrambi i casi, pertanto troverai i pro di entrambe le scelte.J

Il vantaggi dell’essere affittuario:

  • Affittare una casa significa gestire meno documenti,
  • Non serve una somma iniziale corposa,
  • Non paghi tu l’Imu ma il proprietario dell’immobile,
  • Maggiore flessibiltà.

I vantaggi dell’essere il proprietario:

  • Significa investire in un bene immobile che non muta nel tempo.,
  • Sei libero di modificare gli spazi a tuo piacimento,
  • Se sei sicuro di voler vivere nello stesso luogo può essere un buon investimento.

Stai pensando di comprare casa o rimanere in affitto? Facci sapere la tua.

Come scegliere il piatto doccia più adatto al proprio bagno

Sebbene in passato acquistare il piatto doccia per il nuovo bagno fosse un’azione molto semplice, oggi è diventata una ricerca accurata di giusti materiali e giuste caratteristiche. Inizialmente, infatti, i piatti doccia erano tutti uguali: in ceramica e rialzati rispetto al livello del pavimento. Invece oggi il commercio offre vari tipi di piatti doccia ed è dunque possibile scegliere quello più adatto alle proprie esigenze.

Cosa bisogna valutare prima dell’acquisto

Prima di acquistare un piatto doccia bisogna prendere le misure, ovvero calcolare quanto spazio si ha a disposizione non solo per il piatto doccia ma per i restanti componenti sanitari del bagno. In base a questo bisogna decidere dove posizionarlo.
Bisogna, inoltre, valutare la proiezione verticale del box doccia e quindi fare attenzione a posizionare il piatto doccia in prossimità di porte o finestre.

Caratteristiche dei piatti doccia

Le caratteristiche principali che un buon piatto doccia dovrebbe avere sono essenzialmente tre:

  • antiscivolo: deve garantire la stabilità dell’utente in presenza di acqua e detergenti. Ideali sono, quindi, piatti doccia che presentano scanalature, materiali antiscivolo o porosi;
  • termoresistente: deve resistere alle variazioni di temperatura;
  • antimacchia: questo serve a garantire la durata nel tempo.

Tipologie dei piatti doccia

Il piatto doccia può essere di vari tipi:

  • Piatto doccia in appoggio: rialzato rispetto al livello del pavimento, va a creare uno scalino sconsigliato per le persone con problemi fisici ma che può tornare utile in caso di ridotta pendenza dello scarico perché consente di dare più pendenza, appunto, al tubo di scarico dell’acqua. Questo tipo di piatto doccia è quello tradizionale.
  • Piatto doccia a filo pavimento: si trova sullo stesso livello del pavimento (è come se fosse una sua continuazione). È consigliatissimo per persone disabili perché permette di entrare in doccia direttamente con la carrozzella; risulta esteticamente più gradevole e più facile da pulire. Lo sforo di scarico è più grande per consentire all’acqua di defluire più velocemente. Per questo motivo, a volte, è impossibile installarla se il tubo di scarico non ha un’adeguata pendenza.

    Un punto notevolmente a favore di questa scelta, è che risulta di design moderno e minimalista -infatti è molto usato negli alberghi più lussuosi-. Scegliendo questa soluzione, si dovrà anche scegliere un’adeguata porta doccia: se ne consiglia una in vetro resistente con un’oculata scelta delle cerniere che la sosterranno, poichè saranno l’unico punto visibile di tutta la doccia, per cui è bene non scegliere a caso (si consiglia di visitare l’ampia sezione di esconti.it).

Materiali dei piatti doccia

Mentre, come abbiamo già detto, in passato i piatti doccia erano esclusivamente in ceramica, oggi ne esistono di vari materiali innovativi. Dal più economico al più caro, sono questi:

  • Acrilico: il piatto doccia in acrilico è quello più economico, si trova in spessori molto sottili e quindi può essere installato anche a filo pavimento. È esteticamente gradevole ma se viene a contatto con saggi solari ultravioletti, profumi, candeggina e qualsiasi prodotto un po’ più aggressivo, tende a macchiarsi o ingiallirsi.
  • Ceramica: il piatto doccia in ceramica, attualmente, è il migliore per il rapporto qualità/prezzo. Solitamente è spesso circa 6 cm e quindi antiestetico, ma lo si trova anche in spessori ridotti. La ceramica rende il piatto doccia un po’ anonimo ma si può richiedere la finitura in pietra (la finitura è solo superficiale, perciò attenzione alle rotture perché sotto si vedrebbe il bianco).
  • Acciaio: il piatto doccia in acciaio costa leggermente di più rispetto a quello in ceramica ma è sicuramente più affascinante. È molto sottile, quindi facilmente installabile a filo pavimento ma si riga facilmente e può arrugginirsi e, in alcuni casi, bucarsi. A contatto con agenti aggressivi tende ad opacizzare.
  • Resina: il piatto doccia in resina è quello più richiesto al momento. Composto da resina unita a miscele minerali (molti la confondono con la pietra), il piatto doccia è molto sottile e si installa nella maggior parte dei casi a filo pavimento. È rivestito superficialmente da un gelcoat che rende la resina resistente agli agenti aggressivi, altrimenti si rovinerebbe facilmente. Il colore tende a variare col tempo poiché è termolabile (soffre le alte temperature) ma è un materiale facilmente riverniciabile.
  • Ecomalta: il piatto doccia in ecomalta non contiene resine. Facilmente installabile a filo pavimento grazie al suo sottile spessore, presenta superficialmente un effetto spatolato che lo rende bello esteticamente. Si consiglia di lavarlo solo con acqua e sapone perché soffre molto l’azione di agenti aggressivi.
  • Corian: il piatto doccia in corian è il massimo a cui si possa ambire, sebbene i prezzi siano decisamente più elevati. È formato da idrossido di alluminio e resina acrilica, è molto bello da vedere, sottilissimo e quindi a filo pavimento, resistente agli urti e si pulisce facilmente. Unica pecca, non resiste molto alle temperature elevate.

Adesso che conoscete caratteristiche, tipologie e materiali dei vari piatti doccia attualmente in commercio, siete pronti per scegliere il piatto doccia più giusto per voi!

Costruire una piscina interrata: quali permessi occorrono?

Secondo alcune ricerche effettuate da eBay, il 27% degli italiani non rinuncerebbe alla piscina. La piscina, quindi, più che uno status symbol è un vero e proprio oggetto necessario nei nostri giardini: non deve per forza trattarsi di una lussuosa piscina interrata per regalarci dei momenti di relax e svago assieme alla nostra famiglia e agli amici.

Se poi parliamo della piscina interrata, si tratta di un vero e proprio sogno per la maggioranza degli italiani, c’è chi risparmia una vita intera per potersela permettere e per poter avere finalmente un oggetto di tale pregio nel proprio giardino. Tuttavia, bisogna conoscere con chiarezza quali sono i termini della legge, se si vuole edificare una piscina interrata. Infatti la legge parla chiaro: ci vogliono permessi speciali per poter costruire la vasca sul terreno, anche se è il nostro, assolutamente privato. Il motivo è chiaro: se così non fosse, chiunque potrebbe costruire senza ritegno, anche rovinando dei paesaggi protetti, o si potrebbe edificare in un terreno a rischio idrogeologico. Ecco perché prima di potersi muovere e progettare seriamente la costruzione di una piscina interrata bisogna rivolgersi al proprio comune di appartenenza e richiedere tutti i permessi necessari, dopo aver raccolto la documentazione necessaria per procedere all’edificazione della piscina interrata.

Ma quali sono i permessi della piscina? Quali autorizzazioni chiedere per costruire finalmente l’agognata piscina interrata nel giardino della casa?

La normativa sui permessi

Dobbiamo premettere che la normativa sui permessi per edificare la piscina interrata è abbastanza complessa. Ad oggi c’è un accordo Stato Regione e un Testo Unico dell’Edilizia i quali però lasciano un’ampia discrezionalità ai vari comuni nella decisione di delimitare al meglio, secondo le proprie caratteristiche, i permessi da chiedere per edificare la piscina interrata. Ne fuoriesce un quadro abbastanza variegato e complesso su quali sono le possibili soluzioni per costruire questa vasca dei sogni nel giardino di casa.

In ogni caso, possiamo distinguere quelli che sono i due principali permessi da chiedere per costruire la piscina interrata:

  • la DIA. La DIA, o denuncia di inizio attività, consiste in un documento che va consegnato al comune il quale ha trenta giorni di tempo per negare l’autorizzazione a costruire. Laddove ciò non avvenisse, esso costituisce titolo per cominciare i lavori, purché conformi (ad esempio non si può costruire una piscina interrata con la DIA se la vasca supera il 20% del volume dell’edificio principale).
  • Autorizzazione edilizia. Oggi come oggi è un titolo praticamene in disuso perché nella maggior parte dei casi in cui può essere chiesta, può essere richiesta anche la DIA, che viene sempre preferita.
  • Il permesso a costruire. Si tratta del tipo di permesso più richiesto, necessario in ogni caso in cui non si possa presentare la DIA. Il permesso va richiesto per l’edificazione di una piscina interrata che non sia pertinenziale, ovvero di dimensioni maggiori del 20% della casa principale, oppure nel caso in cui sia una nuova costruzione. Bisogna presentare al comune il progetto della piscina interrata e il titolo a costruire assieme ad una certificazione del rispetto delle norme sanitarie ed igieniche. Il Comune entro 60 giorni o 120 per comuni grandi può concedere il permesso, che altrimenti si intende negato.
  • Autorizzazione paesaggistica. Si tratta di un permesso ulteriore rispetto a quelli già citati, che viene concesso dalla Sovrintendenza e solamente nel caso in cui ci siano dei vincoli paesaggistici nel terreno che si vuole edificare. In questo caso è possibile che la Sovrintendenza ponga anche dei limiti estetici, di forma o dimensione della piscina interrata rispetto al progetto presentato, ai fini di preservare il paesaggio.

I tempi e permessi per edificare la piscina interrata

La piscina interrata è un sogno per moltissime persone, e quando finalmente giunge il momento in cui si hanno le possibilità di realizzarlo, bisogna interfacciarsi anche con una burocrazia non sempre molto conciliante. In effetti, la legge richiede che vengano rispettati alcuni passaggi per poter costruire una piscina interrata.

Dato che quest’opera a tutti gli effetti è un’opera edilizia invasiva, perché comporta uno scavo nel terreno, essa non rientra nell’ambito dell’edilizia libera ma bisogna chiedere alcuni permessi al comune di appartenenza: permessi che possono anche essere potenzialmente negati. In alcuni casi, se il terreno dove si vuole edificare la piscina rientra all’interno di un vincolo paesaggistico, sarà necessaria un’ulteriore autorizzazione della Sovrintendenza.

Insomma, edificare una piscina in giardino può diventare una vera corsa ad ostacoli e la cosa peggiore è che la normativa nazionale sulle autorizzazioni è abbastanza confusa. Essa è regolamentata da accordi fra Stato e Regione ai quali le regioni possono anche derogare e non è difficile trovare province e comuni con regole proprie, il che rende il quadro regolamentare abbastanza fosco. A ciò si aggiungano le numerose pronunce giurisprudenziali che anziché fare luce in materia hanno creato un po’ di confusione. Ad oggi quindi quali sono i permessi che bisogna richiedere se si vuole costruire una piscina interrata in giardino? Cerchiamo di scoprirlo assieme.

 Quando si presenta la DIA

La DIA è un’autorizzazione a costruire che permette di iniziare i lavori se, entro 30 giorni dalla presentazione, il comune non ha negato questa possibilità, sulla base del principio del silenzio-assenso. La DIA può essere presentata solamente se la piscina interrata è ad uso esclusivo dell’edificio principale e sempre che sia pertinenziale allo stesso, cioè che non superi il 20% del suo volume, e sempre che non ci siano vincoli paesaggistici. In questo caso, il geometra o l’architetto deve presentare il progetto e la DIA in comune. Se il comune non nega l’autorizzazione entro 30 giorni dalla presentazione, è possibile iniziare i lavori. Questa è la richiesta di permesso più usata, semplice e veloce in assoluto: dovrete pagare sostanzialmente solo il contributo da parte del geometra o dell’architetto che ha presentato per voi la richiesta.

 Quando presentare il permesso a costruire

Il permesso a costruire va invece presentato se la piscina è una nuova costruzione o una ristrutturazione. In questi casi, si presenta la documentazione sulla titolarità del terreno, sull’auto conformità del progetto alle normative igienico e sanitarie ed il piano del progetto. Il comune ha 60 giorni di tempo per autorizzare il progetto, 120 nei comuni con più di 100mila abitanti: se non lo autorizza entro il termine, il permesso si intende negato. Anche in questo caso vi consigliamo di far presentare tutta la documentazione al tecnico che sta seguendo la vostra costruzione della piscina, in modo da non dimenticare documenti importanti che potrebbero comportare il rigetto della richiesta.

 La piscina e il vincolo paesaggistico

Volete edificare una piscina interrata in una zona che è soggetta ad un vincolo paesaggistico? Vi servirà l’autorizzazione paesaggistica della Sovrintendenza che viene rilasciata assieme al permesso a costruire, e potrebbe anche contenere dei vincoli da seguire nell’edificazione della piscina, per non rovinare l’estetica ambientale. In questo caso la richiesta può chiedere più tempo.

Il nostro consiglio è quello di rivolgervi sempre all’ufficio tecnico del vostro comune di apparenza per essere sempre a conoscenza di eventuali normative particolari, o dell’esistenza di vincoli paesaggistici circa i quali potreste non essere informati. In questo modo risparmierete tempo e soldi e non perderete tempo nella presentazione di richieste inutili o che non sono necessarie secondo il regolamento comunale.

Piscina, quali permessi occorrono per edificarla?

Ci siamo: finalmente vi siete decisi, avete il budget e lo spazio, la vostra piscina interrata si farà. La decisione di costruire una piscina interrata spesso è il frutto della decisione e dei risparmi di decenni, quindi è davvero molto importante progettarla al meglio. Tuttavia essa non rientra all’interno del novero degli interventi edilizi liberi: in sostanza, per realizzarla servono delle autorizzazioni pena pesanti sanzioni. Qui, però, spesso comincia la confusione: quali sono le autorizzazioni necessarie per edificare una piscina in giardino? Non c’è sempre molta chiarezza a riguardo e la colpa è nella maggior parte dei casi da attribuire ad una normativa, quella dei permessi, che è abbastanza caotica e confusionaria. Gli accordi stato-regione sul punto infatti sono spesso derogati da norme comunali particolari, per cui l’unica certezza di come si debbano svolgere i lavori deriva, alla fine, solamente dalla richiesta di delucidazioni all’ufficio tecnico del comune dove si trova il terreno interessato dai lavori. Il nostro consiglio è di informarvi sul tipo di autorizzazione da richiedere prima di cominciare ogni tipo di lavoro: infatti potrebbe esserci anche qualche vincolo paesaggistico nei piani regolatori comunali del quale non siete a conoscenza.

Se anche voi avete tantissimi dubbi su quali siano i permessi per costruire una piscina interrata, ecco qualche consiglio che vi può tornare utile per riuscire a districarvi nella complessa materia.

Che permessi ci vogliono per la piscina interrata?

Esistono diverse tipologie di permessi che possono dover essere richiesti per procedere alla costruzione della piscina interrata.

  • DIA. Si tratta di un permesso governato dal principio del silenzio assenso.
  • Permesso a costruire. Vale per le nuove costruzioni e per gli interventi non pertinenziali, si basa sul principio del silenzio diniego.

Quale è il vostro caso? Che tipo di permesso dovete chiedere? Sempre specificando che comunque ogni comune decide da sè, ecco quali sono le differenze fra i due permessi.

Quando basta la DIA?

La DIA è sufficiente quando si tratta di realizzare un intervento pertinenziale, quindi quando il volume della piscina è minore del 20% di quello della casa, e comunque se la piscina è considerata un’attrezzatura per lo svago ed il tempo libero. Purtroppo le più recenti pronunce della giurisprudenza hanno sostanzialmente escluso che la piscina interrata possa considerarsi alla stregua di uno scivolo o di un dondolo da edificare sul terreno, quindi probabilmente la DIA non sarà considerata valida (ma ricordiamo di chiedere al vostro ufficio tecnico comunale per le delucidazioni sul punto).

La DIA potrebbe essere richiesta solo se la piscina è un intervento pertinenziale e che comunque non sia considerata un intervento di nuova costruzione, tenendo conto anche del suo impatto paesaggistico.

In ogni caso la DIA prevede che, una volta presentata tutta la documentazione ed il progetto, il comune debba negare il permesso entro 30 giorni trascorsi i quali il permesso di edificare la piscina è considerato concesso.

Il permesso a costruire

Sarà molto più probabile che per la costruzione della vostra piscina il comune vi chieda il permesso a costruire. Per poter ottenere il permesso bisogna presentare documenti come il progetto della piscina, la legittimazione all’opera ovvero il titolo della proprietà, ed infine un’autocertificazione di rispetto delle norme tecniche e sanitarie.

Dalla presentazione della documentazione (che in genere viene fatta dal geometra che cura il progetto della piscina) passano 60 giorni, 120 giorni se il comune ha più di 100mila abitanti, decorsi i quali il permesso si intende negato se il comune non ha deliberato contrariamente.

Infine, c’è anche il titolo dell’autorizzazione edilizia, che oramai è del tutto in disuso ma che potrebbe anche essere richiesta da alcuni comuni italiani.