Casa: Acquisto o Affitto?

Scegliere tra l’acquisto di una casa o continuare a rimanere in affitto è qualcosa che tocca un po’ tutti nella vita. Per gli Italiani avere un tetto sulla testa è un concetto molto importante, un modo per decretare che nella vita, qualunque cosa accada, tu abbia una casa in cui abitare. Ecco perchè, in particolare noi italiani,  siamo cresciuti con il mito del: “Un giorno crescerai, avrai un bel lavoro, ti farai una famiglia e ti comprerai una casa”

La casa diventa quindi un simbolo di solidità e sinonimo di per sempre .

Italiani: la popolazione con più case di proprietà

Secondo i dati Istat gli Italiani sono la popolazione con più case di proprietà, che sia acquistato o lasciato in eredità. Una percentuale che spiazza tutti gli altri paesi dell’Europa.  Il valore medio di una casa è di circa 170 mila euro, con percentuali di acquisto differenti tra nord e sud. Nella maggior parte dei casi al sud e nelle isole  più dell’80% vive in abitazioni di proprietà, al nord sale la percentuale di affitto e diminuisce la percentuale di acquisto. Ulteriore differenza è data tra l’acquisto in grosse città e in paesini. Tra gli acquirenti ci sono in particolare gente matura con un lavoro fisso e pensionati, solo una piccola percentuale riguarda i giovani.

Nuovi stili di vita: il fenomeno degli affitti brevi

I nuovi stili di vita, la crisi economica e la maggiore mobilità lavorativa hanno portato, in parte, a  cambiare alcune abitudini degli italiani facendo crescere, per esempio, in maniera esponenziale il settore affitti, anche e soprattutto i cosidettì “affitti brevi”.

Si definiscono affitti brevi quegli affitti che vanno sotto i trenta giorni sottoscritti in particolare per turismo e per ragioni lavorative. Il sistema è abbastanza semplice: basta pubblicare le foto e video della propria casa magari in piattaforme intermediarie come Airbnb per avere nuovi clienti.  Il fenomeno riguarda quasi tutte le città del mondo, con alta concentrazione nelle mete più turistiche ma il processo è in via di definizione dal punto di vista legislativo e fiscale.

Acquisto o Affitto? : il dilemma di sempre

Sull’argomento abbiamo cercato, letto statistiche e articoli e abbiamo notato come l’idea di acquisto sia particolarmente favorevole in questi anni grazie a prezzi di acquisto molto convenienti e tassi di mutuo particolarmente bassi. Gli specialisti del settore consigliano addirittura di prendere in considerazione l’acquisto di una casa da qui ai prossimi anni. Allo stesso tempo abbiamo letto decine di idee discostanti  poichè un affitto di locazione con una durata, per esempio di 12 mesi, risulta essere vantaggioso e non vincolante, ciò favorisce una maggiore mobilità e quindi possibilità di crescita professionale.

Il dilemma rimane quindi irrisolto e senza una risposta netta. Abbiamo però cercato di raccogliere i principali elementi positivi sia dell’uno che dell’altro mondo. Se anche tu sei indeciso di seguito troverai due elenchi, uno per il mondo dell’affitto e l’altro per il mondo dell’acquisto.

Ah, oggi ci sentiamo particolarmente positivi e non vorremmo confonderti ulteriolmente le idee mettendo anche i contro di entrambi i casi, pertanto troverai i pro di entrambe le scelte.J

Il vantaggi dell’essere affittuario:

  • Affittare una casa significa gestire meno documenti,
  • Non serve una somma iniziale corposa,
  • Non paghi tu l’Imu ma il proprietario dell’immobile,
  • Maggiore flessibiltà.

I vantaggi dell’essere il proprietario:

  • Significa investire in un bene immobile che non muta nel tempo.,
  • Sei libero di modificare gli spazi a tuo piacimento,
  • Se sei sicuro di voler vivere nello stesso luogo può essere un buon investimento.

Stai pensando di comprare casa o rimanere in affitto? Facci sapere la tua.

Come scegliere il piatto doccia più adatto al proprio bagno

Sebbene in passato acquistare il piatto doccia per il nuovo bagno fosse un’azione molto semplice, oggi è diventata una ricerca accurata di giusti materiali e giuste caratteristiche. Inizialmente, infatti, i piatti doccia erano tutti uguali: in ceramica e rialzati rispetto al livello del pavimento. Invece oggi il commercio offre vari tipi di piatti doccia ed è dunque possibile scegliere quello più adatto alle proprie esigenze.

Cosa bisogna valutare prima dell’acquisto

Prima di acquistare un piatto doccia bisogna prendere le misure, ovvero calcolare quanto spazio si ha a disposizione non solo per il piatto doccia ma per i restanti componenti sanitari del bagno. In base a questo bisogna decidere dove posizionarlo.
Bisogna, inoltre, valutare la proiezione verticale del box doccia e quindi fare attenzione a posizionare il piatto doccia in prossimità di porte o finestre.

Caratteristiche dei piatti doccia

Le caratteristiche principali che un buon piatto doccia dovrebbe avere sono essenzialmente tre:

  • antiscivolo: deve garantire la stabilità dell’utente in presenza di acqua e detergenti. Ideali sono, quindi, piatti doccia che presentano scanalature, materiali antiscivolo o porosi;
  • termoresistente: deve resistere alle variazioni di temperatura;
  • antimacchia: questo serve a garantire la durata nel tempo.

Tipologie dei piatti doccia

Il piatto doccia può essere di vari tipi:

  • Piatto doccia in appoggio: rialzato rispetto al livello del pavimento, va a creare uno scalino sconsigliato per le persone con problemi fisici ma che può tornare utile in caso di ridotta pendenza dello scarico perché consente di dare più pendenza, appunto, al tubo di scarico dell’acqua. Questo tipo di piatto doccia è quello tradizionale.
  • Piatto doccia a filo pavimento: si trova sullo stesso livello del pavimento (è come se fosse una sua continuazione). È consigliatissimo per persone disabili perché permette di entrare in doccia direttamente con la carrozzella; risulta esteticamente più gradevole e più facile da pulire. Lo sforo di scarico è più grande per consentire all’acqua di defluire più velocemente. Per questo motivo, a volte, è impossibile installarla se il tubo di scarico non ha un’adeguata pendenza.

    Un punto notevolmente a favore di questa scelta, è che risulta di design moderno e minimalista -infatti è molto usato negli alberghi più lussuosi-. Scegliendo questa soluzione, si dovrà anche scegliere un’adeguata porta doccia: se ne consiglia una in vetro resistente con un’oculata scelta delle cerniere che la sosterranno, poichè saranno l’unico punto visibile di tutta la doccia, per cui è bene non scegliere a caso (si consiglia di visitare l’ampia sezione di esconti.it).

Materiali dei piatti doccia

Mentre, come abbiamo già detto, in passato i piatti doccia erano esclusivamente in ceramica, oggi ne esistono di vari materiali innovativi. Dal più economico al più caro, sono questi:

  • Acrilico: il piatto doccia in acrilico è quello più economico, si trova in spessori molto sottili e quindi può essere installato anche a filo pavimento. È esteticamente gradevole ma se viene a contatto con saggi solari ultravioletti, profumi, candeggina e qualsiasi prodotto un po’ più aggressivo, tende a macchiarsi o ingiallirsi.
  • Ceramica: il piatto doccia in ceramica, attualmente, è il migliore per il rapporto qualità/prezzo. Solitamente è spesso circa 6 cm e quindi antiestetico, ma lo si trova anche in spessori ridotti. La ceramica rende il piatto doccia un po’ anonimo ma si può richiedere la finitura in pietra (la finitura è solo superficiale, perciò attenzione alle rotture perché sotto si vedrebbe il bianco).
  • Acciaio: il piatto doccia in acciaio costa leggermente di più rispetto a quello in ceramica ma è sicuramente più affascinante. È molto sottile, quindi facilmente installabile a filo pavimento ma si riga facilmente e può arrugginirsi e, in alcuni casi, bucarsi. A contatto con agenti aggressivi tende ad opacizzare.
  • Resina: il piatto doccia in resina è quello più richiesto al momento. Composto da resina unita a miscele minerali (molti la confondono con la pietra), il piatto doccia è molto sottile e si installa nella maggior parte dei casi a filo pavimento. È rivestito superficialmente da un gelcoat che rende la resina resistente agli agenti aggressivi, altrimenti si rovinerebbe facilmente. Il colore tende a variare col tempo poiché è termolabile (soffre le alte temperature) ma è un materiale facilmente riverniciabile.
  • Ecomalta: il piatto doccia in ecomalta non contiene resine. Facilmente installabile a filo pavimento grazie al suo sottile spessore, presenta superficialmente un effetto spatolato che lo rende bello esteticamente. Si consiglia di lavarlo solo con acqua e sapone perché soffre molto l’azione di agenti aggressivi.
  • Corian: il piatto doccia in corian è il massimo a cui si possa ambire, sebbene i prezzi siano decisamente più elevati. È formato da idrossido di alluminio e resina acrilica, è molto bello da vedere, sottilissimo e quindi a filo pavimento, resistente agli urti e si pulisce facilmente. Unica pecca, non resiste molto alle temperature elevate.

Adesso che conoscete caratteristiche, tipologie e materiali dei vari piatti doccia attualmente in commercio, siete pronti per scegliere il piatto doccia più giusto per voi!

Costruire una piscina interrata: quali permessi occorrono?

Secondo alcune ricerche effettuate da eBay, il 27% degli italiani non rinuncerebbe alla piscina. La piscina, quindi, più che uno status symbol è un vero e proprio oggetto necessario nei nostri giardini: non deve per forza trattarsi di una lussuosa piscina interrata per regalarci dei momenti di relax e svago assieme alla nostra famiglia e agli amici.

Se poi parliamo della piscina interrata, si tratta di un vero e proprio sogno per la maggioranza degli italiani, c’è chi risparmia una vita intera per potersela permettere e per poter avere finalmente un oggetto di tale pregio nel proprio giardino. Tuttavia, bisogna conoscere con chiarezza quali sono i termini della legge, se si vuole edificare una piscina interrata. Infatti la legge parla chiaro: ci vogliono permessi speciali per poter costruire la vasca sul terreno, anche se è il nostro, assolutamente privato. Il motivo è chiaro: se così non fosse, chiunque potrebbe costruire senza ritegno, anche rovinando dei paesaggi protetti, o si potrebbe edificare in un terreno a rischio idrogeologico. Ecco perché prima di potersi muovere e progettare seriamente la costruzione di una piscina interrata bisogna rivolgersi al proprio comune di appartenenza e richiedere tutti i permessi necessari, dopo aver raccolto la documentazione necessaria per procedere all’edificazione della piscina interrata.

Ma quali sono i permessi della piscina? Quali autorizzazioni chiedere per costruire finalmente l’agognata piscina interrata nel giardino della casa?

La normativa sui permessi

Dobbiamo premettere che la normativa sui permessi per edificare la piscina interrata è abbastanza complessa. Ad oggi c’è un accordo Stato Regione e un Testo Unico dell’Edilizia i quali però lasciano un’ampia discrezionalità ai vari comuni nella decisione di delimitare al meglio, secondo le proprie caratteristiche, i permessi da chiedere per edificare la piscina interrata. Ne fuoriesce un quadro abbastanza variegato e complesso su quali sono le possibili soluzioni per costruire questa vasca dei sogni nel giardino di casa.

In ogni caso, possiamo distinguere quelli che sono i due principali permessi da chiedere per costruire la piscina interrata:

  • la DIA. La DIA, o denuncia di inizio attività, consiste in un documento che va consegnato al comune il quale ha trenta giorni di tempo per negare l’autorizzazione a costruire. Laddove ciò non avvenisse, esso costituisce titolo per cominciare i lavori, purché conformi (ad esempio non si può costruire una piscina interrata con la DIA se la vasca supera il 20% del volume dell’edificio principale).
  • Autorizzazione edilizia. Oggi come oggi è un titolo praticamene in disuso perché nella maggior parte dei casi in cui può essere chiesta, può essere richiesta anche la DIA, che viene sempre preferita.
  • Il permesso a costruire. Si tratta del tipo di permesso più richiesto, necessario in ogni caso in cui non si possa presentare la DIA. Il permesso va richiesto per l’edificazione di una piscina interrata che non sia pertinenziale, ovvero di dimensioni maggiori del 20% della casa principale, oppure nel caso in cui sia una nuova costruzione. Bisogna presentare al comune il progetto della piscina interrata e il titolo a costruire assieme ad una certificazione del rispetto delle norme sanitarie ed igieniche. Il Comune entro 60 giorni o 120 per comuni grandi può concedere il permesso, che altrimenti si intende negato.
  • Autorizzazione paesaggistica. Si tratta di un permesso ulteriore rispetto a quelli già citati, che viene concesso dalla Sovrintendenza e solamente nel caso in cui ci siano dei vincoli paesaggistici nel terreno che si vuole edificare. In questo caso è possibile che la Sovrintendenza ponga anche dei limiti estetici, di forma o dimensione della piscina interrata rispetto al progetto presentato, ai fini di preservare il paesaggio.

I tempi e permessi per edificare la piscina interrata

La piscina interrata è un sogno per moltissime persone, e quando finalmente giunge il momento in cui si hanno le possibilità di realizzarlo, bisogna interfacciarsi anche con una burocrazia non sempre molto conciliante. In effetti, la legge richiede che vengano rispettati alcuni passaggi per poter costruire una piscina interrata.

Dato che quest’opera a tutti gli effetti è un’opera edilizia invasiva, perché comporta uno scavo nel terreno, essa non rientra nell’ambito dell’edilizia libera ma bisogna chiedere alcuni permessi al comune di appartenenza: permessi che possono anche essere potenzialmente negati. In alcuni casi, se il terreno dove si vuole edificare la piscina rientra all’interno di un vincolo paesaggistico, sarà necessaria un’ulteriore autorizzazione della Sovrintendenza.

Insomma, edificare una piscina in giardino può diventare una vera corsa ad ostacoli e la cosa peggiore è che la normativa nazionale sulle autorizzazioni è abbastanza confusa. Essa è regolamentata da accordi fra Stato e Regione ai quali le regioni possono anche derogare e non è difficile trovare province e comuni con regole proprie, il che rende il quadro regolamentare abbastanza fosco. A ciò si aggiungano le numerose pronunce giurisprudenziali che anziché fare luce in materia hanno creato un po’ di confusione. Ad oggi quindi quali sono i permessi che bisogna richiedere se si vuole costruire una piscina interrata in giardino? Cerchiamo di scoprirlo assieme.

 Quando si presenta la DIA

La DIA è un’autorizzazione a costruire che permette di iniziare i lavori se, entro 30 giorni dalla presentazione, il comune non ha negato questa possibilità, sulla base del principio del silenzio-assenso. La DIA può essere presentata solamente se la piscina interrata è ad uso esclusivo dell’edificio principale e sempre che sia pertinenziale allo stesso, cioè che non superi il 20% del suo volume, e sempre che non ci siano vincoli paesaggistici. In questo caso, il geometra o l’architetto deve presentare il progetto e la DIA in comune. Se il comune non nega l’autorizzazione entro 30 giorni dalla presentazione, è possibile iniziare i lavori. Questa è la richiesta di permesso più usata, semplice e veloce in assoluto: dovrete pagare sostanzialmente solo il contributo da parte del geometra o dell’architetto che ha presentato per voi la richiesta.

 Quando presentare il permesso a costruire

Il permesso a costruire va invece presentato se la piscina è una nuova costruzione o una ristrutturazione. In questi casi, si presenta la documentazione sulla titolarità del terreno, sull’auto conformità del progetto alle normative igienico e sanitarie ed il piano del progetto. Il comune ha 60 giorni di tempo per autorizzare il progetto, 120 nei comuni con più di 100mila abitanti: se non lo autorizza entro il termine, il permesso si intende negato. Anche in questo caso vi consigliamo di far presentare tutta la documentazione al tecnico che sta seguendo la vostra costruzione della piscina, in modo da non dimenticare documenti importanti che potrebbero comportare il rigetto della richiesta.

 La piscina e il vincolo paesaggistico

Volete edificare una piscina interrata in una zona che è soggetta ad un vincolo paesaggistico? Vi servirà l’autorizzazione paesaggistica della Sovrintendenza che viene rilasciata assieme al permesso a costruire, e potrebbe anche contenere dei vincoli da seguire nell’edificazione della piscina, per non rovinare l’estetica ambientale. In questo caso la richiesta può chiedere più tempo.

Il nostro consiglio è quello di rivolgervi sempre all’ufficio tecnico del vostro comune di apparenza per essere sempre a conoscenza di eventuali normative particolari, o dell’esistenza di vincoli paesaggistici circa i quali potreste non essere informati. In questo modo risparmierete tempo e soldi e non perderete tempo nella presentazione di richieste inutili o che non sono necessarie secondo il regolamento comunale.

Piscina, quali permessi occorrono per edificarla?

Ci siamo: finalmente vi siete decisi, avete il budget e lo spazio, la vostra piscina interrata si farà. La decisione di costruire una piscina interrata spesso è il frutto della decisione e dei risparmi di decenni, quindi è davvero molto importante progettarla al meglio. Tuttavia essa non rientra all’interno del novero degli interventi edilizi liberi: in sostanza, per realizzarla servono delle autorizzazioni pena pesanti sanzioni. Qui, però, spesso comincia la confusione: quali sono le autorizzazioni necessarie per edificare una piscina in giardino? Non c’è sempre molta chiarezza a riguardo e la colpa è nella maggior parte dei casi da attribuire ad una normativa, quella dei permessi, che è abbastanza caotica e confusionaria. Gli accordi stato-regione sul punto infatti sono spesso derogati da norme comunali particolari, per cui l’unica certezza di come si debbano svolgere i lavori deriva, alla fine, solamente dalla richiesta di delucidazioni all’ufficio tecnico del comune dove si trova il terreno interessato dai lavori. Il nostro consiglio è di informarvi sul tipo di autorizzazione da richiedere prima di cominciare ogni tipo di lavoro: infatti potrebbe esserci anche qualche vincolo paesaggistico nei piani regolatori comunali del quale non siete a conoscenza.

Se anche voi avete tantissimi dubbi su quali siano i permessi per costruire una piscina interrata, ecco qualche consiglio che vi può tornare utile per riuscire a districarvi nella complessa materia.

Che permessi ci vogliono per la piscina interrata?

Esistono diverse tipologie di permessi che possono dover essere richiesti per procedere alla costruzione della piscina interrata.

  • DIA. Si tratta di un permesso governato dal principio del silenzio assenso.
  • Permesso a costruire. Vale per le nuove costruzioni e per gli interventi non pertinenziali, si basa sul principio del silenzio diniego.

Quale è il vostro caso? Che tipo di permesso dovete chiedere? Sempre specificando che comunque ogni comune decide da sè, ecco quali sono le differenze fra i due permessi.

Quando basta la DIA?

La DIA è sufficiente quando si tratta di realizzare un intervento pertinenziale, quindi quando il volume della piscina è minore del 20% di quello della casa, e comunque se la piscina è considerata un’attrezzatura per lo svago ed il tempo libero. Purtroppo le più recenti pronunce della giurisprudenza hanno sostanzialmente escluso che la piscina interrata possa considerarsi alla stregua di uno scivolo o di un dondolo da edificare sul terreno, quindi probabilmente la DIA non sarà considerata valida (ma ricordiamo di chiedere al vostro ufficio tecnico comunale per le delucidazioni sul punto).

La DIA potrebbe essere richiesta solo se la piscina è un intervento pertinenziale e che comunque non sia considerata un intervento di nuova costruzione, tenendo conto anche del suo impatto paesaggistico.

In ogni caso la DIA prevede che, una volta presentata tutta la documentazione ed il progetto, il comune debba negare il permesso entro 30 giorni trascorsi i quali il permesso di edificare la piscina è considerato concesso.

Il permesso a costruire

Sarà molto più probabile che per la costruzione della vostra piscina il comune vi chieda il permesso a costruire. Per poter ottenere il permesso bisogna presentare documenti come il progetto della piscina, la legittimazione all’opera ovvero il titolo della proprietà, ed infine un’autocertificazione di rispetto delle norme tecniche e sanitarie.

Dalla presentazione della documentazione (che in genere viene fatta dal geometra che cura il progetto della piscina) passano 60 giorni, 120 giorni se il comune ha più di 100mila abitanti, decorsi i quali il permesso si intende negato se il comune non ha deliberato contrariamente.

Infine, c’è anche il titolo dell’autorizzazione edilizia, che oramai è del tutto in disuso ma che potrebbe anche essere richiesta da alcuni comuni italiani.

Come illuminare il giardino? Tutto quello che c’è da sapere

Illuminare il giardino è un’operazione che richiede grande attenzione e soprattutto una buono studio preliminare dell’ambiente. A seconda della sua ampiezza, della presenza o dell’assenza di muri perimetrali e viali, si dovrà studiare un’illuminazione ad hoc che riesca esaltare le caratteristiche del giardino riuscendo allo stesso tempo ad essere accogliente e funzionale.

Illuminazione da giardino: attenzione agli spazi

Nel caso di un giardino di piccole dimensioni potrebbe essere sufficiente installare un certo numero di lampade da giardino perimetrali che in genere vengono fissate ai muri di cinta. Questo sistema consente un’illuminazione discreta e omogenea, in grado di raggiungere anche l’area centrale del giardino in maniera efficace, senza lasciare zone d’ombra.

In questo caso le lampade dovranno essere in numero sufficiente e poste a una distanza adeguata l’una dall’altra, evitando l’inutile accavallamento dei coni di luce.

A questo proposito, è sempre meglio scegliere lampade da giardino strutturate in maniera da rivolgere il fascio di luce verso il basso, così da evitare di abbagliare coloro che transitano nel giardino o che semplicemente lo osservano.

Lampade da terra per esterni: quando usarle?

Nel caso di un giardino molto ampio, che contiene magari molte piante ad alto fusto oppure grossi cespugli, è meglio optare per lampioncini da esterni. In questo modo si potrà “spingere” la luce fin nel centro del giardino, superando anche gli ostacoli visivi rappresentati da alberi e piante di grandi dimensioni che, se si utilizzassero solo lampade da parete, ostacolerebbero la diffusione della luce dalla zona perimetrale verso il centro.

In questo caso sarà opportuno scegliere lampade da giardino piuttosto basse o, nel caso di lampade alte, che indirizzino il fascio luminoso verso il basso, in maniera da limitare il più possibile la dispersione di luce responsabile di una cattiva illuminazione e soprattutto di un inutile inquinamento luminoso dell’ambiente.

Particolari lampade da giardino: faretti segnapasso

Soprattutto nei giardini molto ampi sono in genere presenti viali e vialetti che conducono all’edificio principale. E’ sempre opportuno assicurarsi che questi percorsi siano bene illuminati, in maniera da assicurare un’esperienza confortevole a coloro che li percorrono generando un maggiore senso di sicurezza.

I faretti segnapasso possono essere di due tipi, che si allineano sempre ai lati del viale o del sentiero. Il primo tipo è costituito da lampade da giardino molto basse, alte talvolta appena un palmo, che proiettano la loro luce verso il bordo del percorso, illuminando non tanto l’ambiente circostante quanto i piedi di chi percorre i viali. Diversamente i faretti segnapasso possono essere incassati nel terreno e puntare la propria luce verso l’alto. Si tratta di una scelta molto scenografica e certamente efficace, ma che richiede particolare attenzione nel momento in cui si scelgono i faretti da installare: il pericolo di abbagliare i visitatori piuttosto che guidarli è molto alto. Per questo motivo è necessario rivolgersi a un rivenditore esperto, che sarà certamente in grado di fornire una consulenza utile e puntuale sui vari tipi di illuminazione da giardino e soprattutto sui vari prodotti per l’illuminazione da esterno presenti sul mercato.

Permessi per la piscina interrata in giardino: quali servono? 

Sognate una piscina interrata, magari personalizzata, in giardino? Non siete i soli, moltissime persone vorrebbero avere una bella piscina a terra nel giardino, dove rilassarsi e dove godere di un po’ di pace e tranquillità.

Se la piscina interrata è il sogno di molti, prima della sua realizzazione ci sono alcuni step da considerare e da rispettare: parliamo dei permessi e delle autorizzazioni per costruire la piscina interrata in giardino. Infatti la piscina interrata è considerata a tutti gli effetti una costruzione invasiva, e quindi non è in regime di libera edificazione: prima di costruirla bisogna rispettare alcune procedure che sono richieste dalla legge. Se non lo si fa, si può dover pagare una multa salata e dover rimettere in pristino il giardino come era prima dei lavori. Ecco perché è bene informarsi sui permessi per l’edificazione delle piscine nel giardino. Ottenere tutti i permessi è fondamentale per poter realizzare questo sogno, ma spesso c’è molta confusione sulle autorizzazioni obbligatorie per la costruzione della piscina. Cerchiamo di capire quali sono i passi giusti da seguire ed i permessi che è obbligatorio chiedere prima di costruire una piscina interrata in giardino. Inoltre, un avvertimento: è sempre bene domandare all’ufficio tecnico del comune dove si troverà la piscina prima di cominciare i lavori. I Comuni spesso hanno delle norme particolari e discrezionali che derogano alla normativa comune ed è bene conoscerle per evitare sanzioni e problemi.

Vediamo adesso se è necessaria o meno la DIA per cominciare a costruire la piscina interrata, quali sono i permessi da chiedere, e che cosa fare nel caso in cui si viva in una zona che è sottoposta ad un vincolo paesaggistico.

 DIA o permesso a costruire?

La grande novità degli ultimi anni è che non è più necessaria, dopo la Riforma Madia, la DIA (Denuncia di Inizio Attività) per costruire la piscina interrata. La DIA è stata abolita ed oggi per poter edificare la piscina interrata bisogna richiedere autorizzazioni che vanno sottoscritte dal responsabile del lavoro (architetto o ingegnere). Se si costruisce una piscina interrata nuova bisogna chiedere il permesso a costruire, necessario per tutte le opere che modificano il territorio e che creano quindi una trasformazione. Se la piscina supera il 20% come dimensioni del volume dell’edificio di pertinenza, o se è classificata come nuova costruzione, il permesso a costruire è obbligatorio. Come abbiamo detto, è sempre bene rivolgersi all’ufficio tecnico del comune per avere delle informazioni più precise sulle norme che vigono nel comune di appartenenza.

 Se l’area è vincolata, che cosa bisogna fare?

Se si vive in una zona vincolata, ciò significa che ogni intervento di costruzione (e la piscina interrata, secondo una recente sentenza, è tale) deve avere un’autorizzazione paesaggistica che viene rilasciata dalla Sovrintendenza. Questo significa che, oltre a chiedere il classico permesso a costruire che è obbligatorio per chiunque voglia edificare ex novo una piscina interrata, bisognerà anche sottoporre il progetto alla commissione che si occupa delle modifiche del paesaggio. Questo potrebbe richiedere del tempo ed è possibile che la commissione ponga qualche limite alla costruzione della piscina interrata (modificando materiali, forma, stile, luogo) o che neghi l’autorizzazione perché ritiene che la piscina interrata modifichi o deturpi eccessivamente il paesaggio del luogo dove si trova.

In ogni caso la trafila burocratica per costruire la piscina interrata è facilmente gestibile se ci si rivolge ad un esperto abilitato. Tenete conto che il processo di richiesta ed autorizzazione potrebbe chiedere anche un paio di mesi, quindi progettate con cura quando cominciare a costruire la piscina interrata se pensate di volerla pronta per l’estate.

Antifurto per la casa a doppia frequenza: Cosa è e come funziona

Cos’è un antifurto casa doppia frequenza?

Un antifurto casa è un sistema in cui dei sensori registrano i tentativi di intrusione e li trasmettono a una centrale che li elabora e fa scattare l’allarme.

Negli impianti antifurto il collegamento tra queste parti può avvenire tramite cablaggio o wireless (senza fili). Questi ultimi sistemi trasmettono le informazioni attraverso le onde radio su di un canale, esattamente come avviene per le trasmissioni televisive.

Tali antifurto possono essere di due tipi:
– sistemi mono frequenza
– sistemi a doppia frequenza.

Gli antifurto casa a doppia frequenza sono considerati i sistemi più affidabili e meno attaccabili proprio in virtù del fatto che trasmettono le informazioni su due distinte frequenze, evitando che i segnali siano oscurati rendendo sorda la centrale. Puoi leggere qui la guida al miglior antifurto casa per valutare anche le recensioni sui singoli antifurto.

Quali sono le componenti di un antifurto casa doppia frequenza?

Un antifurto casa doppia frequenza è composto dai seguenti elementi:
– una centralina di allarme in doppia frequenza di comando, che riceve ed elabora le informazioni ricevute dalle altre periferiche e fa scattare l’allarme
– i sensori o rivelatori che registrano il tentativo di intrusione
– le sirene di allarme wireless in doppia frequenza, denominate anche avvisatori d’allarme
– l’alimentatore della centralina, che provvede ad assicurare il corretto funzionamento di tutti i componenti attivi anche in assenza temporanea di corrente.

Le centrali doppia frequenza di comando possono controllare una o più linee indipendenti di sensori, in tal modo è possibile la parzializzazione dell’impianto antifurto e un controllo più dettagliato dello stato dei singoli gruppi di sensori.

In queste centrali di allarme è presente un display su cui è riportata la totalità delle informazioni ed è utile per controllare lo stato e le condizioni di funzionamento dell’impianto antifurto. Le impostazioni possono essere settate utilizzando la tastiera presente.

I sensori degli impianti antifurto doppia a doppia frequenza si suddividono in base al tipo di protezione che offrono:
– i sensori perimetrali radio rilevano l’apertura o la rottura di una finestra o porta a cui sono collegati
– i sensori lineari o barriere wireless si attivano all’interruzione del fascio di infrarossi
– i sensori volumetrici o PIR o sensori di movimento rilevano il movimento di una persona all’interno dell’area che proteggono.

Se sei in procinto di ristrutturare casa, valuta anche l’acquisto di un antifurto con sensori perimetrali da collegare a porte e finestre. Oggi esistono tante aziende che producono porte ed infissi blindati con sicurezza e stile!

Quali sono le frequenze utilizzate da un antifurto casa doppia frequenza?

Quando parliamo di antifurto casa doppia frequenza dobbiamo precisare che esistono due tipologie di prodotto così denominate:
– quelli che in realtà utilizzano due frequenze molto vicine nella stessa gamma
– quelli che utilizzano due frequenze ben distinte.

Il primo tipo non è un vero sistema a doppia frequenza, perché in realtà vengono utilizzati due canali molto vicini della stessa banda. Infatti, la banda di frequenza è compresa tra due frequenze centrate su quella principale, ad esempio la 433 Mhz, ed essa è sufficientemente ampia da consentire di allocare due canali di trasmissione.

Per legge in Europa le frequenze utilizzate per gli impianti antifurto sono la 433 Mhz e la 868 Mhz, o entrambe.

Gli antifurto di tipo tradizionale lavorano unicamente con la frequenza 434 Mhz o con la frequenza 868 Mhz.

Gli allarmi che funzionano unicamente con la frequenza a 433 Mhz sono quelli più facilmente soggetti a disturbi perché essa è la frequenza su cui viaggiano diversi dispositivi, come telecomandi auto, cuffie, ecc.

Ma non bisogna pensare che la frequenza 868 Mhz sia più sicura. Alcuni installatori dichiarano che lessa è sufficientemente sicura perché viene utilizzata unicamente per gli impianti anti intrusione. Si tratta invece di un’informazione errata.
Infatti, tale frequenza rientra in almeno 8 classi R&TTE (la normativa che si occupa delle frequenze radio).
In particolare le classi dalla 28 alla 33 stabiliscono che la frequenza 868 Mhz rientra tra quelle dedicate ai dispositivi cosiddetti short range, vale a dire a corto raggio, tra cui sono compresi ad esempio anche i telecomandi per i cancelli elettrici. Non è vero, quindi, che essa sia usata solo per gli antifurto.
Inoltre, le frequenze molto alte possono subire facilmente l’attenuazione da parte di elementi strutturali presenti nelle case, come porte, finestre, ecc.

Quali sono i vantaggi di un antifurto casa doppia frequenza?

La tecnologia a doppia frequenza è presente ancora su pochi dei prodotti disponibili in commercio, rendendoli senza dubbio superiori a quelli di tipo tradizionale.

Un antifurto wireless è sicuro ma potrebbe essere reso innocuo da un malintenzionato che ne disturbi la frequenza di funzionamento. In questo caso, anche se il sensore scatta, la centralina diventa sorda, non riceve cioè alcun segnale.

Negli allarmi senza fili doppia frequenza il segnale viaggia su due frequenze distinte e distanti tra loro, per cui risulta più difficile disturbarlo e annientarlo.
In pratica l’eventuale manomissione di una delle due frequenze non compromette l’intero impianto, perché l’altra continua comunque a funzionare e consente di trasmettere l’allarme.

Nel caso in cui poi si provasse a manomettere entrambe le frequenze, il sistema riconoscerebbe il tentativo e farebbe scattare l’allarme.

Funzione anti accecamento in un antifurto casa doppia frequenza

In realtà i sistemi antifurto più evoluti avvisano tempestivamente se già una sola delle due frequenze registra un tentativo di manomissione.
Si tratta della funzione definita di anti accecamento o antijamming.

Questa funzione non può essere efficace per quei sistemi che non lavorano con la vera e propria doppia frequenza, quelli per intenderci che utilizzano due canali della stessa banda.

Consigli per l’acquisto di un antifurto casa doppia frequenza

In commercio è possibile trovare diverse offerte di antifurto casa doppia frequenza, acquistabili anche on line e in kit fai da te.

Le cose importanti da controllare per verificare che si tratti di un prodotto di buona qualità sono:
– la presenza del marchio CE sulla confezione, attestante la certificazione europea che indica la commercializzazione del prodotto nei paesi dell’Unione Europea ed è garanzia di affidabilità
– la dotazione di una garanzia di almeno due anni
– il prezzo non eccessivamente basso.

A proposito di prezzo, premesso che esistono comunque kit fai da te molto economici, non dimenticate che per l’acquisto dell’allarme potete usufruire della detrazione del 50% della spesa dall’Irpef.
Infatti, un sistema antifurto casa doppia frequenza rientra tra i dispositivi finalizzati a evitare il compimento di atti illeciti da parte di terzi, agevolabili con il beneficio fiscale anche per il solo acquisto del materiale.