Come scegliere un parquet bio

Da qualche anno a questa parte si sente molto parlare di bioedilizia e bioarchitettura: si tratta di nuove frontiere che hanno a che fare con il mondo delle costruzioni di abitazioni ed edifici vari, il cui scopo principale è quello di preservare il benessere dell’uomo e, al tempo stesso, la salvaguardia dell’ambiente in cui viviamo.

In sostanza, il principio che muove queste tendenze è quello di realizzare costruzioni che garantiscano salute e comfort alle persone ma, contemporaneamente, che non abbiano un eccessivo impatto a livello ambientale (quindi impiego di materiali naturali la cui lavorazione rispetti precisi criteri di ecostenibilità, ecc.)

Cosa sono i parquet bio e come sceglierli

In un contesto di questo tipo, uno dei prodotti che sta riscuotendo maggiori consensi è rappresentato dai pavimenti realizzati in parquet bio. Come ci spiega Leandro Querci titolare di Operalignea.it si tratta, in pratica, di parquet ottenuti con legnami provenienti esclusivamente da foreste che aderiscono a determinati programmi che prevedono la riforestazione.

Il legno, di per sé, costituisce un elemento naturale ed ecologico (è biodegradabile, non inquina, può essere riciclato, è un ottimo isolante termico ed anche acustico, ecc.), ma perché possa essere considerato a tutti gli effetti “bio” deve possedere certi requisiti ed ottenere specifiche certificazioni.

Principalmente, queste certificazioni servono a garantire che gli alberi abbattuti per ricavarne il legname appartengano a foreste che prevedono specifici programmi di ripiantumazione e, soprattutto, che non si tratti mai di esemplari appartenenti a specie protette. Inoltre, se si vuole ulteriormente ridurre l’impatto ambientale, è sempre bene scegliere materiali provenienti da non troppo lontano, se non altro che siano di origine europea.

Meno avranno viaggiato, e meno avranno contribuito ad inquinare durante il loro trasporto. Peraltro, i parquet biologici realizzati nei Paesi dell’Unione Europea hanno solitamente livelli qualitativi più elevati e garantiscono al 100% la resistenza al fuoco e livelli bassissimi (quasi nulli) di emissione di sostanze potenzialmente dannose, come ad esempio la formaldeide.

Quest’ultima è stata ufficialmente riconosciuta come cancerogena, o nella migliore delle ipotesi molto irritante per occhi, naso e gola, dunque è molto importante scegliere prodotti che ne rilascino quantitativi del tutto irrilevanti e trascurabili.

La componente primaria di un parquet bio è, chiaramente, la sostenibilità del legno che lo compone e che ne costituisce l’elemento principale. Ma non è l’unica cosa importante: infatti, è necessario che anche le colle utilizzate per la posa siano prive di solventi e certificate, e stessa cosa dicasi per quanto concerne le cere e gli oli che si utilizzano solitamente per trattare appunto i pavimenti in parquet.

Infine, grande attenzione deve essere prestata al processo di lavorazione, che dovrebbe avvenire nel massimo rispetto dell’ambiente, cercando di limitare le emissioni nocive e sfruttando fonti di energia rinnovabili.
Ecco, insomma, tutti i motivi per cui scegliere un parquet bio può senz’altro rivelarsi un’ottima decisione per chiunque abbia particolarmente a cuore le sorti del nostro Pianeta.

Come prendersi cura di un parquet bio e che tipo scegliere

Per mantenere in buona salute un parquet bio, e permettergli dunque di durare a lungo nel tempo, è necessario provvedere alla pulizia utilizzando prodotti adeguati, e occasionalmente è bene effettuare ad un vero e proprio trattamento.

Intanto, ancor prima di scegliere un pavimento di questo tipo, bisogna valutare il livello di umidità dell’ambiente in cui si intende posarlo. Il parquet bio necessita di un’umidità compresa tra il 45% e il 65%, mentre la temperatura ottimale non dovrebbe mai superare i 30°C. Se l’abitazione in cui si pensa di utilizzare questa soluzione risponde ai requisiti di cui sopra, allora certamente si può pensare di scegliere un pavimento di grande qualità e carattere, come forse solo un parquet bio sa essere.

I primi tempi è importante fare attenzione alle eventuali macchie che potrebbero crearsi a causa del naturale processo di ossidazione del legno, che ne determina variazioni di colore. Quindi, sarebbe preferibile non tenere sempre nello stesso posto oggetti coprenti, come possono essere ad esempio i tappeti. Altrimenti, quelle zone inevitabilmente resteranno con un colore diverso rispetto al resto del pavimento.

Il parquet, si sa, è un pochino più delicato in confronto ad altri materiali come possono essere il gres o il marmo: premesso che esistono comunque in commercio prodotti che possono aiutare a rendere il legno più resistente ad eventuali abrasioni o anche al normale calpestio, è comunque buona regola cercare di fare attenzione a granelli di sabbia, sassolini, ecc. che potrebbero purtroppo rigarne la superficie.

Le finiture che si trovano sul mercato sono tante, tutte di ottima qualità, ma comunque con caratteristiche diverse. Al momento della scelta, oltre chiaramente a lasciarsi guidare dall’aspetto estetico, si può tener conto del fatto che il rovere è, ad esempio, forse una delle qualità che garantisce maggiore resistenza e durata nel tempo.