Come si prepara un cocktail: attrezzature e ingredienti

Se desideri diventare un barman esperto, magari in tempi brevi, sicuramente sarà fondamentale studiare fin dalle basi come si fa un cocktail, e non solo al livello pratico.

Ovvero, è importante capire fin da subito che per poter arrivare a shakerare, versare e servire i tanti amati mix di alcolici e analcolici, serve uno studio delle basi di miscelazione tra gli ingredienti.

Come si combinano, quali sono i passaggi-chiave per la realizzazione di un cocktail, le dosi e le attrezzature imprescindibili. E questo vale sia per chi vuole ricevere gli amici magari in un bell’appartamento milanese, sia per chi vuole lavorare come bartender nei locali del centro.

Le regole base per fare un cocktail

Per chi segue un corso barman Milano, sicuramente sarà più semplice comprenderle grazie a degli insegnanti e un lavoro pratico durante il corso. Ma anche chi si vuole cimentare nella preparazione cocktail, è importante che “stampi” nella memoria delle piccole ma basilari regole di bartending.

  1. Scegli la ricetta – non scegliere ricette troppo complesse all’inizio, per iniziare serve qualche semplice cocktail, tra i più celebri, che magari anche chi ti sta vicino potrà valutare come risultato. Un Martini, un Negroni, il classico Daiquiri… ne hai da scegliere tra i cocktail intramontabili.
  2. I distillati – gli ingredienti devono essere di alta qualità, soprattutto per capire subito quale sarà il mix giusto con distillati compatibili tra loro, ma a volte con diverse gradazioni di alcool. Attenzione, quindi, a seguire le indicazioni della ricetta originale fin dalla scelta delle bottiglie di whisky, gin, rum e così via.
  3. Gli attrezzi del barman – non dimenticare gli strumenti fondamentali, sicuramente uno shaker dovrà essere alla tua portata, poi dei cucchiaini lunghi, i bar spoon, per le ricette in cui è necessario miscelare senza shakerare (spesso quelle con succhi di frutta e ingredienti cremosi). Pestelli, coltellini e tagliascorze sono importanti per la preparazione degli ingredienti di frutta o erbe sbucciati, pestati o tritati.
  4. Le dosi esatte – fondamentale è la capacità di non andare “a occhio”, perché ogni ricetta ha la sua giusta misura al millilitro, e va rispettatata, almeno finché non si diventa un mixologist provetto. Bisogna procurarsi dei misurini da cocktail, per evitare di renderli troppo deboli o forti, sfalsati nei sapori e negli aromi.
  5. Si mettono gli ingredienti nel mixing glass se devono solo essere “girati”, oppure nello shaker se devono essere agitati e mixati. Nello shaker va aggiunto sempre il ghiaccio, ma in ultima fase per evitare l’annacquamento.
  6. Lo shaker va tenuto orizzontale e si deve agitare in modo energico ma non esageratamente, per almeno 10 secondi, valutando il tempo massimo di 20 secondi – grazie alle sensibilità alla condensa sullo shaker, bisogna fermarsi quando questa appare e lo shaker diventa freddo.
  7. Una volta conclusa l’agitazione con lo shaker oppure la miscelazione con il cucchiaio nel mixing glass (circa 20-30 secondi) allora si può filtrare il cocktail. Per i cocktail che vanno prima agitati e poi filtrati, è fondamentale che il filtraggio sia fatto subito dopo l’agitazione. In molti modelli di shaker, detti Cobbler, il filtro è contenuto nello shaker stesso.
  8. Si versa il tutto in una coppa da cocktail che a volte si differenzia in base alla ricetta. Alcuni bicchieri sono adatti a cocktail Martini, altri magari per cocktail che presentano una guarnizione al bordo (crusta), e altri vanno sorseggiati nei bicchieri bassi detti tumbler.
  9. A volte si può aggiungere il ghiaccio al bicchiere, quando la ricetta lo prevede, e si inseriscono dei cubetti nel bicchiere che siano grandi e non facilmente scioglibili.
  10. Quando sia necessario, si aggiungono delle gocce di bitter aromatici, in particolare per i drink a base di whisky.

Esistono anche dei cocktail che si realizzano tramite blending, frullando gli ingredienti con il ghiaccio, oppure tramite layering, creando degli strati di ingredienti in base alla loro densità; dal più pesante al più leggero, per un cocktail layer perfetto.

Qui, però, siamo già ad un grado di approfondimento oltre le regole base, e partendo dai cocktail più classici, si può lavorare in seguito con miscelazioni maggiormente elaborate, per diventare dei bartender esperti!