Guida agli acquisti online

Alcune persone hanno qualche freno nel compiere gli acquisti online, vi è infatti una buona parte di utenti che naviga sul web in cerca di informazioni per poi fare gli acquisti fisicamente nei negozi di fiducia. Questo perché? Perché non ripongono fiducia nel digitale ed hanno una grande paura di rimanere fregati, di spendere soldi senza mai ricevere il prodotto scelto. Ecco che per favorire il commercio via web è tanto importante per le aziende avere dei siti accoglienti ed esaustivi e per gli utenti imparare a riconoscere gli aspetti fondamentali di una pagina web.
Senza entrare eccessivamente nei dettagli tecnici che sono noti e comprensibili per lo più solo ai programmatori, possiamo dire che innanzitutto in linea generale è importante far capire che vi è un’azienda reale dietro, cioè che il sito, e-commerce ecc è la vetrina virtuale di una realtà fisica che ha una storia ed i suoi trascorsi. Ecco che in ottica di trasmettere fiducia ed entrare in empatia con gli utenti, un’azienda potrebbe prevedere una sezione del Chi Siamo corredata della propria storia. Ma sicuramente le pagine che non devono mai mancare e che gli utenti devono sempre controllare e leggere attentamente sono quelle che descrivono le modalità di pagamento, il diritto di recesso, i resi ed i rimborsi ed i contatti. Tutte queste informazioni devono essere chiare e dettagliate e poste in pagine facilmente raggiungibili, non devono essere nascoste, non si devono raggiungere con difficoltà.

Un esempio da prendere come modello è il Mobilificio Masoni Online, che ha diviso il footer, cioè la sezione in basso in quattro tipologie di informazioni: Società con il chi siamo e dove siamo, Aiuto con tutte le informazioni già citate come le modalità di pagamento, spedizioni, ritiro, oltre che a sconti e bonus, Servizio Clienti con le condizioni sulla privacy, le domande frequenti e l’assistenza e le Garanzie, con espresse le condizioni generali di vendita, il diritto di recesso e la garanzie della qualità del prodotto.

Il cliente/utente deve essere informato e tutelato, quindi ben venga il maggior numero di informazioni, purché corrispondano al vero e siano di qualità. Inoltre, ben vengano i rimandi agli account social, che possibilmente dovrebbero essere attivi ed usati con una buona frequenza così da dimostrare appunto la più completa propensione ad interagire con i clienti e a comunicare in modi diversi con loro.

In definitiva, le aziende devono mettersi nei panni degli utenti ed usare tutti gli strumenti di nuova generazione per metterli a proprio agio e gli utenti, dal canto loro, devono fare i giudici e valutare l’operato delle aziende, controllando se nella loro veste digitale hanno tutte le carte in regola.

Come si realizzano i liquidi della sigaretta elettronica?

Uno degli aspetti più affascinanti della sigaretta elettronica è sicuramente la possibilità di creare i liquidi in casa. Attraverso i liquidi è possibile svapare e quindi utilizzare la e-cig: molte persone li acquistano negli appositi store, ma spesso chi ha più esperienza e manualità preferisce fare i liquidi da solo in casa per risparmiare o per sperimentare nuovi gusti.

Come sono composti i liquidi

I liquidi della sigaretta elettronica sono composti da cinque sostanze: la glicerina vegetale, usata anche nei prodotti dolciari; il glicole propilenico; l’acqua demineralizzata che serve per rendere il liquido meno viscoso; l’aroma, cioè il gusto, e se si vuole anche la nicotina. Questi sono gli eventi base, se si vuole quindi realizzare il liquido per la sigaretta elettronica basta acquistare la glicerina vegetale ed il glicole propilenico, l’aroma preferito e l’acqua demineralizzata.

Sarebbe sempre meglio non ‘inventare’ formule per i liquidi e limitarsi a crearli in casa se si è capaci. La nicotina è nociva per l’uomo anche al solo contatto con la pelle, se si sceglie di aggiungerla, bisogna fare attenzione che non venga a contatto con le mani ed usare i guanti.

La nicotina pura è estremamente pericolosa e bisognerebbe maneggiarla solo se esperti, e comunque sempre con guanti. Se anche inavvertitamente se ne tocca una piccola quantità, bisogna sciacquare bene le mani e correre dal medico.

Come si crea il liquido della e-cig

Una volta viste le nozioni base, vediamo come si crea il liquido della sigaretta elettronica.

Innanzitutto se si vuole creare 100 ml di liquido base di uniscono 95 ml di glicole e 5 ml di acqua demineralizzata; si lascia a riposare la base per una giornata e dopo si aggiunge l’aroma.

Il liquido meno denso crea meno vapore, invece il liquido più denso provoca più vapore. In poche parole la quantità del vapore è proporzionale alla densità del liquido per sigaretta elettronica.

Se si vuole risparmiare tempo si può acquistare la base neutra già pronta ed aggiungere l’aroma. Se invece vuoi sapere come miscelare i liquidi clicca qui. Se se ne aggiunge una quantità minima, il sapore sarà inferiore. La regola alla quale attenersi per fare i liquidi è di 1 ml di aroma ogni 10 ml di base, quindi se si ha una base di 100 ml bisogna usare almeno 10 ml di aroma per ottenere un po’ di sapore: le proporzioni poi variano in base al gusto che si definisce man mano, con l’esperienza. Il tutto va agitato e lasciare stagionare da minimo una settimana a massimo un mese (a seconda del sapore che si vuole ottenere) sbattendo ogni tanto la confezione.

Acquisto bici usate: quali aspetti controllare?

Avete intenzione di acquistare una bicicletta usata, ma non sapete bene come muovervi? In questo articolo vogliamo cercare di darvi tutte le dritte possibili sull’acquisto di biciclette usate. Quando si compra un usato, bisogna tenere in considerazione vari fattori. Più la bici è vecchia, maggiori saranno i rischi sull’affidabilità. Per questo è importante sapere cosa dovete guardare, se volete fare un ottimo acquisto.

Dopo aver scelto il modello e il budget a vostra disposizione, potete decidere a quale canale affidarvi per la vendita. Se non siete molto ferrati, vi consigliamo di andare direttamente in un negozio specializzato, dove farvi assistere. Solitamente, i modelli usati venduti in negozio sono già stati controllati al meglio. Inoltre, il rivenditore potrà fornirvi consigli utili sul modello più adatto a voi. Se invece ve la cavate bene, anche il mercato dei privati dà l’opportunità di concludere qualche buon affare.

Se una bicicletta è usata, sarebbe importante sapere la storia collegata a questo mezzo. È necessario sapere quanti proprietari ha avuto, così da sapere che tipo di utilizzo ne è stato fatto e se si tratta di un mezzo affidabile.

La bicicletta deve essere completa di tutto, a meno che non vi intendiate un po’ di meccanica e siate disposti a effettuare voi le aggiunte delle parti mancanti. Per il giusto prezzo, ovviamente.

Date un’occhiata anche al tipo di materiale che è stato utilizzato. Ad esempio, se la bici è in alluminio, prestate sempre molta attenzione alle saldature e alla presenza di possibili bozze. Se la bicicletta è in acciaio, controllate che il telaio sia in ottime condizioni. Se invece il modello che state acquistando è stato realizzato in carbonio, dovete stare molto attenti a possibili crepe.

Molto importante è pure accertarsi che la bicicletta funzioni bene e che non ci siano difetti alle ruote, ai freni e a qualsiasi altra sua parte. Oltre che un controllo visivo, fate sempre un giro di prova prima di concludere l’affare. La bici in movimento può rivelare moltissime informazioni sul suo stato.

Se state acquistando la bicicletta da un privato, ma non siete del tutto sicuri, fatela controllare da un meccanico. Avere la consulenza di un esperto è sempre molto utile per evitare di sbagliare nell’acquisto.

Una volta controllate tutte le parti della bici, state molto attenti al prezzo. Assicuratevi che la tariffa richiesta sia veramente giusta e adeguata per il modello di bici che vi stanno vendendo.

Tutto quello che c’è da sapere sull’extravergine di oliva bio

Il significato di “bio”

L’olio extravergine di oliva bio è un prodotto alimentare di grande pregio, nato da un’attenta filiera produttiva che parte dalla coltivazione di piante di olivo che danno frutti particolarmente saporiti e polposi; olive di una sola tipologia, preziose, adatte anche per il consumo da mensa. Queste olive vengono raccolte a mano e al giusto grado di maturazione, selezionate ancora a mano e inviate a un programma produttivo che esclude qualunque manipolazione o contaminazione meccanica o chimica; il prodotto finale è un olio qualitativamente superiore; dalle importanti proprietà nutrizionali e dal gusto unico.

 Perchè “vergine”

La definizione “vergine” per un olio di oliva è il principale parametro che ne definisce la qualità superiore, ovvero deve essere il più possibile simile all’olio originale contenuto nella polpa dell’oliva fresca ed integra, mantenendo le caratteristiche invariate dell’oliva appena colta l’olio che ne deriva sarà eccellente e prelibato, l’integrità del prodotto finale può essere alterata da una raccolta tardiva delle olive, o dal cattivo stato di conservazione delle medesime. oppure a processi fermentativi delle olive raccolte, ma che possono già verificarsi anche sulla pianta, se i frutti vengono lasciati sui rami troppo a lungo; ma anche a sbalzi di temperature e un trasporto troppo violento.

L’importanza della manipolazione attenta

Altri fattori che possono determinare una svalutazione della qualità dell’olio possono essere la cattiva separazione dell’olio dai residui acquosi o solidi della polpa, o la cattiva conservazione dell’olio esposto in maniera eccessiva alla luce, al calore e all’ossigeno. L’olio una volta estratto dai frutti va anche protetto da effluvi esterni, odori o fumo, dato che è soggetto ad impregnarsi come una spugna di ogni sentore dell’ambiente.

Dalla natura tutte le cure del caso

L’agricoltura biologica come già spiegato, è una forma di coltivazione che esclude totalmente il ricorso a sostanze chimiche di sintesi, attinge e preserva la sostanza organica naturale del terreno dove sono piantati gli alberi e sfrutta in modo del tutto ecologico i cicli naturali e le manifestazioni meteorologiche. Ovviamente non sempre accade che la natura sia propizia e l’alternarsi climatico in alcuni casi avverso può danneggiare e alterare sia la quantità che la qualità delle olive raccolte, in questo caso i coltivatori intensificano le cure e i loro interventi per fare in modo che il raccolto non vada perso del tutto e il prodotto finale sia ugualmente di buona qualità.

La filiera eccellente

Quindi riassumendo possiamo sottolineare ancora una volta il significato di “extravergine di oliva bio”; l’olio extravergine di oliva è definibile bio perchè ricavato esclusivamente da olive autoctone, frutto di una coltivazione biologica,  certificata, nel senso che attesta in modo tangibile che nessuna sostanza come concimi, pesticidi e conservanti sono stati utilizzati nella coltivazione e nella produzione e che nel corso della spremitura sono state osservate precise regole.

L’olio biologico ha un gusto e sapore unico, impareggiabile per morbidezza e retrogusto fruttato presenti sul mercato, perchè nasce da una filiera in cui tutti gli operatori sono qualificati e certificati dall’ente di controllo di agricoltura biologica.

Stufe a pellet: Italia al primo posto nel consumo, servono più boschi

pelletIl 54% delle vendite europee nel mercato delle stufe a pellet proviene dall’Italia ma, in fatto di consumo, servono più boschi per evitare l’import.

Gli impianti di stufe a pellet hanno raggiunto, nel nostro Paese, quota tre milioni.

L’Italia resta il primo consumatore di pellet in Europa ma, per quel che riguarda la materia prima, è ancora costretta a rifornirsi all’estero per l’85% del combustibile consumato.

E’ emerso nel corso del 4° International Forum Pellet di Verona, iniziativa promossa da AIEL (Associazione Italiana Energie Agroforestali) parallelamente alla decima edizione dell’evento Progetto Fuoco, la manifestazione per eccellenza sulla filiera del riscaldamento a biomasse legnose conclusasi il 28 febbraio scorso.

Il 54% delle vendite proviene dall’Italia

Da questo evento veronese abbiamo appreso molti dati interessanti riguardo agli impianti ed al consumo di pellet nostrano.

In Italia, attualmente, sono attivi 2,7 milioni di impianti (stufe a pellet per il 96% e caldaie per il 3%), localizzati soprattutto nel Nordovest e Nordest.

Il nostro Paese detiene il 54% delle vendite europee ed il mercato italiano del pellet, in base ai dati del 2014, è al primo posto con circa 3 milioni di tonnellate annue (2,9 per l’esattezza), superando anche la Germania (2 milioni), la Francia, la Svezia e l’Austria.

Servono più boschi a disposizione

Considerando questi numeri, l’Italia rispetta gli obiettivi della Conferenza di Parigi del 2015 sui cambiamenti climatici visto che il pellet emette 10 volte meno anidride carbonica rispetto ai combustibili fossili. L’emissione di polveri sottili si riduce ancora di più (di 2-4 volte) se si usa pellet certificato anziché normale.

Per ottimizzare la gestione della materia prima e stimolare la vendita stufe a pellet, l’Italia dovrebbe dipendere meno dall’estero.

Una gestione delle risorse forestali migliorata e più boschi a disposizione sarebbero i due elementi chiave per riuscire ad avere una maggiore autonomia ed attingere direttamente dalla nostra natura ottenendo pellet di qualità anziché continuare ad importare l’85% delle risorse da Paesi come Austria, Croazia, Lituania e Francia, che sono i quattro principali fornitori.

Un miglior sfruttamento della riserva boschiva per una maggiore autonomia

E’ nel Nordest dell’Italia che si produce più pellet perché è in questa porzione del nostro Paese che si concentrano le aziende impegnate nella lavorazione di legno vergine.

Il pellet certificato ENplus è il massimo della qualità ecosostenibile: la relativa produzione è in crescita e, in Italia, passerà dalle 130.000 tonnellate registrate nel 2015 a 140.000 previste per quest’anno. Questo incremento sarà dovuto alla costruzione di due nuovi impianti in Trentino Alto Adige e Molise.

Una buona notizia per il mercato delle stufe a pellet, ma bisogna fare di più: serviranno nuovi impianti per oltrepassare almeno il 15% della domanda italiana (385.000 tonnellate di pellet, certificato o meno).

Serve anche una politica più attenta che miri ad un miglior sfruttamento della riserva boschiva per rendere, almeno in questo senso, l’Italia più indipendente dai Paesi fornitori.