Fisco, novità in arrivo per le Partite Iva?

Mentre sullo sfondo resta sempre la questione legata alla flat tax che dovrebbe rivoluzionare l’assetto fiscale in Italia, un intervento molto più immediato potrebbe essere rappresentato dall’estensione del regime di forfait a un’ampia platea di Partite Iva: l’ipotesi viene anticipata dal Sole 24 Ore, che racconta anche i dettagli di questa operazione su cui sta ragionando il Governo.

Il regime forfettario

Il blog di Danea, uno dei riferimenti più apprezzati dai professionisti del settore, ricorda che il regime forfettario 2018 è l’unico regime agevolato presente nel sistema fiscale del nostro Paese, e può essere utilizzato sia dai contribuenti che intendono intraprendere una nuova attività che dai soggetti già in attività, se rispondono a determinati requisiti: tra i principali, un tetto alle spese per lavoro dipendente e assimilati, un massimale per il costo complessivo per l’acquisto di beni strutturali e soprattutto un limite per ricavi e compensi.

Requisiti e vantaggi

Proprio quest’ultimo è il criterio maggiormente dirimente, perché stabilisce che, in base all’attività esercitata, il libero professionista possa beneficiare del sistema agevolato solo se rientra in un tetto massimo che va da 25 mila a 50 mila euro di reddito. Il vantaggio concreto per questa platea, che secondo l’indagine del noto quotidiano economico è composta da circa 700 mila Partite Iva, è la tassazione sostituiva con aliquota al 15 per cento, che “ingloba” oltre alle addizionali Irpef anche l’Irap e non prevede l’applicazione di Iva, consentendo ai forfettari di non liquidare l’imposta e di essere esonerati dai principali adempimenti connessi.

Una misura per quasi mezzo milione di persone

Nello specifico, soltanto nel 2017 quasi il 40 per cento di chi ha aperto una partita Iva ha scelto il regime agevolato, vale a dire poco più di 182 mila tra ditte e autonomi di nuova costituzione; inoltre, a differenza da altri sistemi precedenti, il forfettario consente anche di entrare in corso, sempre nel rispetto delle condizioni previste, e si rivela perciò particolarmente interessante.

La nuova mossa del Governo

Come dicevamo, il Governo starebbe studiando una estensione della misura attraverso un pacchetto dedicato alle partite Iva, progettando l’innalzamento (a quanto si apprende da fonti giornalistiche, in modo sensibile) dell’asticella di ricavi e compensi che consentono di sfruttare il regime vantaggioso, e che andrebbe oltre l’attuale autorizzazione comunitaria a prevedere regimi speciali per i soggetti Iva, che si ferma a 65mila euro. In dettaglio, si parla di un tetto a 100 mila euro, con il via libera decisivo di Bruxelles, con requisiti ancora da definire al meglio.

Estensione per altre 500 mila partite Iva

Stando alle indiscrezioni, e sulla base delle attuali statistiche fiscali, il Sole 24 Ore ha provato a simulare l’impatto della misura: “restringendo il campo ai soli professionisti e considerando le classi di volume d’affari”, i potenziali interessati potrebbero essere almeno tra 500 mila e 550 mila, nuovi beneficiari di questo forfait a maglie larghe. È chiaro che, oltre alla valutazione comunitaria, la “partita” si gioca anche nella ricerca delle coperture, perché un tale provvedimento necessita almeno di 800 milioni di euro.

Interventi contro il sommerso

Non è la prima volta che questo tema finisce al centro delle speculazioni mediatiche e, soprattutto, dell’attenzione del Governo: già agli inizi dello scorso mese la vice presidente della Camera, Mara Carfagna, aveva parlato di una proposta per estendere il “regime dei Minimi con flat tax al 15% per i professionisti, i precari, i free-lance e le altre tipologie di partite IVA, portando il limite di reddito da 30.000 euro annui a 50.000 euro, con una fascia di uscita graduale sino a 55.000 euro”. Un intervento che, secondo Carfagna, “favorirebbe la crescita dimensionale, scoraggerebbe il sommerso e semplificherebbe gli adempimenti burocratici-fiscali per una fascia più ampia di lavoratori autonomi”.