Giocattoli e sessismo: l’educazione inizia da bambini

L’educazione dei bambini passa, evidentemente, anche attraverso una serie di cliché comportamentali che sembrano, purtroppo, quasi fa parte del codice genetico umano.  I ruoli in cui la società, da sempre, identifica il maschio e la femmina tracciando un confine ideologico, vengono consegnati, forse senza una reale consapevolezza, nelle mani dei bambini attraverso i giochi a loro proposti.

Ad esempio, al maschietto si preferisce regalare il pallone da calcio, le automobiline telecomandate o i pupazzi dei supereroi; la femminuccia colleziona perlopiù bambole da vestire e svestire, trousse di makeup atossici e kit per la nail art, per iniziare a truccarsi e a decorarsi le unghie come fa la mamma. Sono giocattoli, in definitiva, che lasciano spazio solo all’imitazione degli adulti di riferimento.

Se ci soffermiamo su questo aspetto particolare, ci rendiamo conto di quanto tali giochi, apparentemente innocui, possano essere in grado di rafforzare un orientamento di genere che andrà a riflettersi sul futuro, perpetrando dei comportamenti e dei princípi stereotipati e sessisti. Pensiamo, ad esempio, non solo alla bambina che, da adulta, avrà acquisito determinati condizionamenti e atteggiamenti, ma anche al bambino che, futuro uomo, avrà interiorizzato delle aspettative rispetto alle donne con cui si andrà a relazionare. Non deve per questo essere demonizzata la bambola in sé, o il pupazzo del supereroe, quanto il fatto che il giocattolo non dovrebbe essere fisicamente tipizzato ma neutrale, utile cioè a stimolare la fantasia e le abilità innate del bambino e della bambina, e non un mezzo per la realizzazione di modelli da copiare. In caso contrario il giocattolo può, verosimilmente e sottilmente, andare a supportare una cultura discriminatoria.

Essere maschio o femmina è una caratteristica biologica determinata dai cromosomi sessuali, ma ciò che interviene a definire la mascolità e la femminilità di un individuo fa parte di convenzioni sociali costruite sulle aspettative rispetto ai comportamenti dell’uno o dell’altro genere. L’umanità ha prodotto, sin dai tempi più antichi, una serie di stereotipi evidentemente molto difficili da scardinare dove il maschio e la femmina vengono identificati in funzioni specifiche. Malgrado l’attuale contesto sociale si mostri molto sensibile al problema, il sessismo resta la discriminazione forse più subdola perché si ammanta di pregiudizi acquisiti come fatti assolutamente normali.

Le attese della società sul comportamento che un individuo, in base al suo genere sessuale, debba soddisfare possono influenzare ogni ambito relazionale: dal familiare al genitoriale, al coniugale o al professionale. Così, soltanto per citare alcuni aspetti preponderanti, alla donna vengono più facilmente attribuiti ruoli come l’accudimento della casa piuttosto che l’educazione dei figli, mentre all’uomo viene tipicamente associata la realizzazione nel campo lavorativo e la funzione di supporto finanziario alla famiglia.

Di fatto, certi stereotipi vengono continuamente confutati da una realtà che dimostra quanto non sussistano attitudini unicamente femminili o maschili. Nonostante ciò, i condizionamenti sessisti continuano a pesare sull’espressione della personalità individuale all’interno del sistema sociale. E anche i giocattoli e i giochi dei bambini fanno la loro parte, emulando questo influsso categorizzante.

Ogni vero cambiamento, per essere realizzato, dovrebbe operare partendo dalla radice del problema, ed è evidente che l’educazione delle nuove generazioni potrebbe essere un fattore determinante per la costruzione di una cultura libera da ogni stereotipo. Il riflesso del sessismo investe persino un aspetto universalmente creativo come quello ludico, e non ci si rende conto del fatto che ai bambini, così indottrinati, possa essere preclusa la chance di esprimersi pienamente e accrescere le proprie capacità.

D’altra parte non è semplice, in questo campo di estrema sensibilità, conservare una visione d’insieme dove prevalga il buon senso e non le estremizzazioni. Teniamo presente che le dinamiche che alimentano il sessismo sono molteplici, anche all’interno delle stesse famiglie i messaggi veicolati dai genitori ai bambini sono condizionati dalla cultura di massa e dagli spot pubblicitari fuorvianti. Per cui è chiaro che gli interventi di contrasto alla discriminazione di genere dovrebbero operare su più fronti, sinergicamente e gradualmente, tenendo anche conto del grado di evoluzione del contesto sociale.
Il controverso tema è oggetto di analisi e grandi dibattiti da parte degli studiosi di scienze sociali, per capire quali comportamenti siano innati nei bambini e quali, invece, siano fortemente condizionati dall’ambiente.

In ogni caso la scelta dei giocattoli sembrerebbe essere, per il loro valore educativo, un tassello importante del cambiamento e ciò richiederebbe una maggior attenzione da parte dei genitori e degli educatori in generale. Un modello virtuoso potrebbe essere la Svezia, paese da anni impegnato nell’affermazione dell’uguaglianza di genere, dove le scuole materne sono definite gender-neutral (dall’inglese, genere neutro): qui i bambini ricevono un’educazione che prescinde dal loro sesso, e i giocattoli sono neutri. Cosa significa in pratica? Che, per entrambi i generi, sono privilegiati dei giocattoli semplici, come i materiali da modellare, le costruzioni di vario tipo, i colori e i supporti per dipingere, e tutto ciò che possa promuovere principalmente lo sviluppo delle capacità cognitive e artistiche dei bambini.

Anche le bambole e i pupazzi sono neutri, quindi molto lontani dalla fisicità stereotipata della longilinea Barbie e del muscoloso Ken. Seppur timidamente, il trend generale inizia a fare qualche passo in questo senso.

Ad esempio, i giochi STEM (Science, Technology, Engineering, Math) sono stati creati per sviluppare le abilità scientifiche dei bimbi nei quattro campi che costituiscono l’acronimo del nome. E, recentemente, alcune aziende produttrici di giocattoli hanno lanciato una linea di bambole gender-neutral, dall’aspetto più vicino alla realtà variegata della nostra umanità e non vincolato a stereotipi di bellezza. Queste bambole hanno in più la caratteristica di essere intercambiabili fra loro e di poter essere trasformate indifferentemente da girl a boy, lasciando volare la fantasia e il divertimento di bambine e bambini.