Il policarbonato: cosa lo rende il camaleonte dei materiali e perché ormai non se ne può fare a meno

Il policarbonato è un composto a base di acido carbonico trasparente, termoformabile, impermeabile e resistente. Anche se con molte distinzioni fa parte della famiglia dei poliesteri e nelle etichette lo possiamo trovare con la sigla PC. Ha avuto il suo esordio intorno agli anni 60 sotto forma di Bisfenolo A ed hanno continuato a migliorarlo per via delle sue caratteristiche che lo rendono un materiale dalle varie applicazioni.

Caratteristiche fisiche

Il policarbonato può assumere varie forme e lo si può utilizzare in varie situazioni. La sua bassa biodegradabilità lo rende utile nel caso in cui lo si debba utilizzare sotto la pioggia (resiste a vari agenti tra cui grassi, oli, benzina ma l'alcool metilico lo distrugge). Non va utilizzato al di sopra dei 70°C in quanto oltre a questa temperatura la semplice acqua lo può far disciogliere. Le caratteristiche molecolari lo rendono particolarmente adatto alla lavorazione tramite estrusione/laminazione e lo fanno essere un ottimo sostituto del vetro. Se utilizzato tale e quale i raggi solari lo ingialliscono, quindi per preservarne la trasparenza occorre rivestirlo di stabilizzatori che ne fermano l'invecchiamento. La struttura è per sua natura negata alla rotazione e superficialmente risente se viene a contatto con punte o oggetti taglienti.
La sua lavorazione dovendo essere fatta ad alte temperature necessita di tempi lunghi, di macchine speciali ed essendo abbastanza rigido anche gli stampi vanno scelti ad ok.

Dove lo si utilizza

Il policarbonato lo possiamo trovare pressoché ovunque visto che può assumere varie forme ed utilizzi. In lastre vere e proprie lo si utilizza per le pareti e le coperture delle serre (essendo isolante non disperde il calore prodotto dai raggi solari all'esterno) oppure nell'edilizia in generale per sostituire vetri o separare ambienti, rendendoli lo stesso comunicanti visivamente. Nella video-fotografia lo troviamo sotto forma di lenti (anche negli occhiali) e protezioni subacquee delle telecamere. La sua resistenza lo rende utilizzabile nella costruzione di caschi, giubbotti antiproiettile, scudi antisommossa, oblò dei fanali delle automobili, finestrini e tettucci degli aerei, protezioni al lavoro (esempio il vetro protettivo dei transpallet), produzione di CD o DVD. Una volta era al posto del PET nell'industria di contenitori alimentari. In elettronica ha svariati usi essendo un ottimo isolante elettrico, resistente e con una lunga durata. Avendo
la possibilità di essere sterilizzato tramite autoclave o raggi gamma lo hanno scelto per la produzione di presidi sanitari quali biberon, strumenti chirurgici e ausili per emodialisi o cure tramite aerosol. La sua sicurezza ed infrangibilità unite al suo essere un isolante termico lo portano ad essere eccellente per la costruzione delle incubatrici.
Sebbene normalmente possiamo pensare a lastre di policarbonato lo possiamo trovare anche sotto forma di tubi nelle aziende (nel settore alimentare lo si trova nelle condutture che aspirano o portano aria o gas nelle affettatrici/termoformatrici) o in altre applicazioni che ne suggeriscano tale formato.

Non solo bianco

Una delle caratteristiche del policarbonato è che lo si può colorare sia in fase di miscelatura producendo così alveolari, lastre, ondulati ed altre soluzioni di varie cromature. Lo si può anche rendere impermeabile ai raggi UV. Un materiale quindi con moltissimi campi di utilizzo.

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