La riabilitazione cognitiva come servizio di assistenza per incrementare l’autostima nell’anziano

Il personale di una struttura assistenziale deve essere preparato ad affrontare differenti tipologie di situazioni che caratterizzano l’anziano che può aver bisogno di un servizio di assistenza riabilitativa cognitiva.

E’ il caso di persone affette da demenza , in diversi stadi più o meno avanzati, ma che richiedono comunque il tracciamento di un percorso in grado di poter, in qualche modo, limitare i danni, preservando il livello attuale.

La riabilitazione cognitiva rientra all’interno dei servizi di assistenza agli anziani presenti nelle case di riposo, volti a rendere l’anziano più consapevole. E’ intesa come una metodologia di rinforzo e potenziamento delle funzioni mentali che sono tipiche del momento, in quanto è praticamente impossibile avere un recupero delle abilità e delle facoltà intellettuali originarie.

Lo scopo è dunque quello di consolidare quanto rimasto per far vivere l’anziano in una condizione dignitosa, rallentando la regressione della patologia. Il percorso prevede la presenza di personale specializzato e sono molte le case di riposo e le case protette che sono in grado di far fronte con sistemi idonei alle diverse situazioni.

Incremento dell’autostima con un percorso studiato ad hoc

Se l’anziano è seguito nello svolgimento di un iter preparato e pianificato in grado di portare beneficio, riesce ad apprendere più consapevolmente non certo il suo stato di salute mentale, ma piuttosto quanto gli accade intorno.

In questo caso diviene più conscio della realtà e della struttura in cui vive, più attento alla sua quotidianità e soprattutto guadagna in autostima. Se il soggetto avverte l’incapacità, la difficoltà e la regressione, la via del tramonto è prossima in maniera rapida in quanto egli tende a lasciarsi andare, mentre se assistito attraverso una riabilitazione cognitiva è capace di rallentare il decorso della malattia, salvaguardando il più possibile quella parte sana che ancora mostra a livello intellettuale. Accresce dunque la stima di sè stesso, incrementa la propria considerazione e tiene lontana la depressione, l’isolamento e la solitudine.

La prassi si compone di metodi che trovano maggior efficacia all’interno di un livello medio di demenza: quando questa giunge in fase avanzata è molto difficile che gli appositi esercizi di potenziamento riabilitativo possano restituire efficaci risultati. Un personale assistenziale preparato è capace di fornire all’anziano un apporto importantissimo dal punto di vista dell’aiuto e risulta fondamentale svolgere le attività insieme. Le case di riposo che si avvalgono di tali competenze riescono ad ottenere risultati davvero strabilianti sotto l’aspetto della stimolazione e della resa. Un fattore chiave è tranquillizzare l’anziano, evitare di porgli pressione, impedire che qualcuno possa mettergli “un timer” nello svolgimento delle operazioni e dei gesti. Inoltre l’esperienza e la competenza del personale assistenziale devono saper cogliere eventuali momenti di noia o di difficoltà, di buona predisposizione o di interesse, per poter decidere se andare avanti con “la terapia”, interromperla momentaneamente, oppure cambiare esercizio prima di trovarsi con un interlocutore innervosito e poco incline alla collaborazione.

Le aree cerebrali di intervento

Il supporto grafico è una componente determinante per la riuscita del trattamento. L’anziano in difficoltà deve aiutarsi con l’associazione di idee, con immagini semplici che lo portino innanzitutto ad avere la percezione quanto più corretta possibile dello spazio – temporale in cui si trova, capire la destra e la sinistra, il davanti e il retro, per poter interiorizzare delle “conoscenze” relative all’orientamento. Anche il semplice percorso per andare in bagno oppure per giungere alla sua stanza diventano un obiettivo raggiungibile dopo un lungo lavoro ottenibile con un approccio elementare, ma efficace e rassicurante. Rievocare in lui ricordi piacevoli, parlare, interagire, sono metodi che contribuiscono ad incrementare la possibilità di ottenere buoni risultati.

Il personale deve poter svolgere con il soggetto dei compiti di base, come l’apparecchiare la tavola o riordinare degli indumenti: non solo così il paziente apprenderà, ma si sentirà attivamente partecipe. Sono molti altri gli esercizi in grado di stimolare l’aspetto cognitivo della persona e il personale assistente è in grado di disporre di tutti gli strumenti possibili. Inoltre, un’area di intervento primaria riguarda quella della memoria, che si traduce nel riconoscimento delle persone, soprattutto parenti e famigliari, ma anche oggetti, percorsi e situazioni.