Web Analyst: cos’è e di cosa si occupa

Il Web Analyst è una delle figure professionali più ricercate dalle aziende di tutto il mondo. Ma qual è la funzione di un Web Analyst all’interno di un gruppo di lavoro?

Il suo ruolo è fondamentale perché è colui che si occupa dell’analisi dei dati relativi ai canali web che le aziende utilizzano per arrivare ai propri clienti.

Il Web Analyst, quindi, analizza i comportamenti e le recensioni degli utenti che visitano i canali web (dal sito vetrina alle pagine social) per studiare e suggerire strategie di web marketing.

La richiesta, da parte delle aziende, di Web Analyst è cresciuta con la pandemia di Covid che ha visto molti utenti rivolgersi ai siti (soprattutto agli e-commerce) per fare i propri acquisti.

Motivo per cui è fondamentale avere, all’interno della propria azienda, una figura che analizza appunto il comportamento dei potenziali clienti.

Il Web Analyst rientra tra le nuove figure per i lavori del futuro che, anche nel corso dei prossimi anni, troveranno sempre più spazio e opportunità di lavoro.

Il lavoro del Web Analyst

Il Web Analyst, da ormai qualche anno, ricopre un ruolo sempre più importante all’interno delle aziende che hanno buona parte del proprio business sul web.

Il suo lavoro consiste, infatti, nell’analisi dei dati che riguardano i comportamenti degli utenti e dei clienti che acquistano o visitano semplicemente il sito.

In questo modo è in grado di comprendere le loro abitudini e mettere in atto delle strategie per far aumentare il numero dei prodotti venduti o per aumentare il numero di potenziali clienti.

Il Web Analyst lavora molto spesso al fianco di altre figure professionali, come il Copywriter o il Marketer, per verificare se le tecniche messe in atto sono davvero efficaci e in grado di raggiungere gli obiettivi prefissati.

Tra le sue funzioni principali ci sono l’analisi dei canali web dell’azienda, l’interpretazione dei risultati e la compilazione di report dettagliati per la programmazione di nuove campagne e strategie di web marketing.

Che competenze deve avere il Web Analyst

Il Web Analyst, per svolgere il proprio lavoro, ha bisogno di alcune competenze specifiche che si possono apprendere frequentando alcuni corsi e imparando il mestiere sul campo.

La principale è la conoscenza degli strumenti digitali e dei tool che si utilizzano per la creazione di campagne di marketing.

L’analista deve avere doti di Problem Solving visto che molto spesso possono sorgere dei problemi improvvisi la cui risoluzione dipende dalle proprie conoscenze.

Un professionista completo conosce gli aspetti del Web Marketing. Più approfondite saranno le conoscenze in questo campo, maggiore sarà l’efficacia delle analisi e le possibili contromosse da mettere in campo. In questo modo, inoltre, ci si rende più appetibili sul mercato del lavoro.

Un aspetto da non sottovalutare è la capacità di compilare schemi e tabelle in maniera chiara e precisa. Non è infatti importante solo il saper decifrare i dati che si ottengono, ma anche saperli spiegare e rappresentare.

Le competenze necessarie, come detto, possono essere apprese frequentando corsi di formazione. Al momento, infatti, non ci sono corsi universitari specifici per avviare alla professione di analista del web.

Una volta apprese le basi, è importante fare pratica sul campo per migliorare la conoscenza dei tool e delle tecniche di analisi dei dati.

Cercare lavoro oltre i 30 anni in Italia può essere complicato

Cercare lavoro in Italia a 50 anni è ancora possibile, ma diventa ogni anno più difficile.

La crisi economica del 2022 provoca la chiusura di aziende e la perdita di posti di lavoro, sia per gli imprenditori che per i dipendenti.

Molti italiani hanno visto il proprio lavoro cancellato dalla crisi economica. Questo ha creato non poche difficoltà, soprattutto per chi ha già lavorato molti anni e ora deve cercare lavoro a 40 o 50 anni e ricominciare da capo.

Le prospettive non sono rosee, poiché sempre più aziende faticano a trovare dipendenti a tempo indeterminato.

Tendono a contrattare lavoratori temporanei, più economici e con minori probabilità di mantenere il posto di lavoro a lungo termine. Basta fare una ricerca sui siti di annunci di lavoro come Subito.it o Indeed per capire cosa intendiamo.

Per i cinquantenni in cerca di lavoro è difficile trovare un nuovo impiego. In questa situazione è molto difficile rientrare nella forza lavoro, soprattutto per chi ha ancora diversi anni di lavoro da fare per arrivare alla pensione e viene dal fallimento dell’amato lavoro a cui era affezionato.

Utilizzare internet per trovare un nuovo impiego

Il modo migliore per trovare lavoro a 40 anni o più è utilizzare Internet.

Potete pubblicare il vostro curriculum sulle bacheche degli annunci di lavoro e aspettare che squilli il telefono, ma è più efficace utilizzare gli strumenti citati in precedenza o i social media come LinkedIn.

I social media incentrati sulle professioni come Linkedin vi permettono di creare una rete di contatti con persone che potrebbero aiutarvi a trovare lavoro. Potete anche cercare le aziende che assumono e contattarle direttamente attraverso questi siti, inviando così il vostro curriculum.

Un’altra opzione è quella di trovare lavori freelance online, dove potete stabilire i vostri orari e guadagnare un po’ di soldi in più. Molti freelance sono in grado di guadagnare oltre 100 dollari all’ora, a seconda delle loro competenze e del loro livello di esperienza.

Gli errori da non commettere

Sappiamo che è molto difficile a 40 o 50 anni trovare un nuovo lavoro da zero, specialmente se abbiamo perso il nostro posto di lavoro a causa della chiusura dell’azienda o di altre vicissitudini.

Il primo errore da non commettere è quello di scoraggiarsi. Mettetevi subito all’opera e cercate un impiego il prima possibile.

Anche se provenite da un fallimento (dell’azienda o vostro personale) non vi abbattete. Là fuori ci sono ogni giorno aziende che cercano persone qualificate e con esperienza, proprio come voi.

A tal proposito vi consigliamo l’articolo pubblicato dal sito corsielavoro.it, che potete leggere per avere alcuni spunti interessanti sulle conseguenze di un fallimento, sulla fine delle certezze che si avevano e sulle nuove sfide che possiamo affrontare senza paura ogni giorno sul lavoro.

Il secondo è quello di non prestare attenzione ai dettagli della nuova ricerca di lavoro. Parliamo del curriculum, che è la vera e propria presentazione della nostra figura professionale.

Cerchiamo di crearlo seguendo gli standard per un curriculum efficace, come l’impaginazione, i nostri contatti, le esperienze lavorative e le nostre abilità.

Se riusciamo in poco tempo a non avere paura di un fallimento professionale, ad avere il coraggio di rimetterci in gioco e a candidarci in modo efficace, non sarà così difficile cercare lavoro.

Quali sono le abilità che devi avere per essere appetibile nel mondo del lavoro?

In questa corposa guida, voglio cercare di aiutarti spiegando quali potrebbero essere le abilità necessarie per riuscire a trovare lavoro e guadagnare un buon stipendio.

Sei pronto? Iniziamo!

Un buon corso di excel online

Se vuoi essere appetibile nel mondo del lavoro, soprattutto se cerchi un lavoro impiegatizio, devi conoscere i più importanti software utilizzati in ufficio.

Tra questi, spicca fra tutti Microsoft Excel, il software di elaborazione e visualizzazione dati della Microsoft.

Impararlo è fondamentale, perchè viene utilizzato praticamente in tutte le aziende, nel mondo. Ti consiglio di impararlo prima di essere assunto, con tutta calma, piuttosto che impararlo successivamente una volta assunto.

Spesso, conoscere Excel, è un prerequisito imprenscindibile per essere assunti e ti consiglio di impararlo, prima possibile.

Per imparare Excel in modo professionale, ti consiglio questo corso excel online. Il corso è completo e ti fornisce tutte le basi per apprendere questo software in modo professionale.

Una buona laurea

Ormai non va più di moda prendere una buona laurea, ma io la penso diversamente. Ovvio, bisogna scegliere una laurea “giusta”, ma io penso che il cosìddetto pezzo di carta ti dia ancora delle ottime possibilità. Tra le lauree che consiglio, rientra medicina e ingegneria.

Capacità di spostamento

Un buon lavoro non si trova sotto casa, per questo consiglio di essere disposti a spostarsi. So che non è una cosa semplice, soprattutto se hai famiglia e un mutuo da pagare, ma purtroppo non ci sono tante alternative, se abiti in un piccolo paesino e non ci sono tante opportunità.

Scrivere un buon curriculum vitae

Spesso, la prima cosa che vedono i selezionatori, è il tuo CV. Quindi è fondamentale scriverlo in maniera corretta. Focalizzati sui punti principali, che potrebbero interesssare il selezionatore, tralasciando tutto il resto. A nessuno importa se sei bravo a nuotare, se punti a lavorare come impiegato!

Imparare a cercare il lavoro utilizzando i portali online

Il lavoro oggi si cerca su internet, non nei centri per l’impiego e nelle bacheche presenti al supermercato.

Esistono tantissimi portali, ti basta fare una ricerca su internet per trovarne a bizzeffe! Ma attenzione, concentrati solo su un paio di portali.

Utilizzare i social network

Un altro modo piuttosto diffuso per trovare lavoro, consiste nel frequentare i social network. Uno, in particolare, si presta particolarmente per trovare lavoro che è Linked in.

Eè un social network utilizzato in modo professionale, dove puoi inserire il tuo CV e conoscere eventuali datori di lavoro.

Conclusioni

Spero che questo articolo ti sia stato utile, mi raccomando, non demordere e dacci dentro, vedrai che prima o poi incontrerai il lavoro dei tuoi sogni!

Piattaforme per ricerca di lavoro online

Oggigiorno, nell’era del web, sono sempre di più le imprese che reclutano personale servendosi delle migliori piattaforme per ricerca di lavoro online. Basta pubblicare un annuncio di lavoro che richieda determinati requisiti e nel giro di pochi click, tutti intuitivi, il diretto interessato può sottoporre la sua candidatura, sperando in una chiamata per il colloquio. Ma non è tutto. Le suddette piattaforme sono utili anche a chi un lavoro già ce l’ha, ma che desidera aumentare le proprie entrate mensili: le opportunità, specie per i freelance, sono davvero considerevoli.

Quali sono le migliori piattaforme ?

Se sei alla ricerca di lavori creativi che puoi fare da casa e desideri dare un’occhiata agli annunci pubblicati dalle imprese sia a livello nazionale sia in ambito internazionale, ecco alcune piattaforme che faresti bene a prendere seriamente in considerazione.

1. Upwork

Nota come la principale piattaforma freelance a livello mondiale, Upwork è cresciuta negli anni in maniera esponenziale: 12 milioni di freelance registrati e 5 milioni di clienti iscritti. Il business generato supera il miliardo di dollari su scala annuale. Il tratto distintivo di Upwork è la sua natura generalista: è sufficiente infatti controllare gli annunci pubblicati su questa piattaforma online per comprendere che le imprese ricercano una miriade di figure professionali, dai programmatori agli addetti di marketing, dai copywriter ai contabili, dai web designer ai sistemisti. Il suo successo verte pertanto sull’eccellente livello di flessibilità: basta davvero poco per mettere in contatto domanda e offerta. Insomma, il progetto di questa società che ha sede negli USA a Mountain View, è davvero ben riuscito.

2. Adzuna

Una storia di successo che è palese sin dal nome. Adzuna, infatti, riprende il vocabolo africano “Zuna” che vuol dire “abbondanza“, riferimento alla moltitudine di annunci di lavoro disponibili nella piattaforma. Partita nel 2011 come una semplice start-up, fondata dal duo inglese Doug Monro e Andrew Hunter, che per inciso lavoravano presso Gumtree, noto portale di annunci di lavoro in Regno Unito, Adzuna ha iniziato a ricoprire un ruolo di cruciale importanza tra le piattaforme a tema, avendo sempre più visibilità. In molti se ne servono, perché le offerte di lavoro sono catalogate per settore e per siti di provenienza.

3. Addlance

Fondata da due ragazzi comaschi, Luca e Andrea Cappelletti, Addlance è una piattaforma lavoro online molto cara ai professionisti con competenze distintive nel ramo dello sviluppo web, della programmazione, del business support, della comunicazione, del web design e del marketing. Ogni giorno vengono messi online dalle realtà imprenditoriali nostrane svariati annunci di lavoro. Consultali, se intendi migliorare la tua posizione lavorativa.

4. Twago

Senza ombra di dubbio, una delle più valide piattaforme lavoro online. Nata nel 2009 a Berlino, Twago ha ottenuto successo non solo in Germania, ma anche in Italia, in Francia e in Spagna. Oltre 90.000 progetti che si rivolgono ai professionisti freelance, specializzati nel campo delle traduzioni, del web writing, dello sviluppo delle mobile app, nel web design, nel video making, nel marketing, nelle vendite, ecc. Se sei interessato a portare a termine qualche progetto di lavoro ben retribuito, iscriviti. La cosa è davvero semplice e gratuita: indica quali sono le tue competenze, qual è il settore in cui vanti pluriennale esperienza e la tua tariffa in base al progetto che devi seguire. Verrai contatto dalle aziende interessate oppure potrai contattarle tu. Per ogni lavoro svolto, Twago incassa una piccola percentuale.

5. Freelancer.com

Una piattaforma di lavoro online, fondata in Australia, nel 2009 da Matt Barrie. La logica di funzionamento di Freelancer.com ruota tutta attorno all’organizzazione dei contest: vengono proposte idee, sottoposte alla valutazione del richiedente. Per ogni progetto eseguito, vi è una commissione interna al portale online. Il network in questione vanta oltre i 30.000 committenti per un totale di più di 65.000 progetti. Se intendi aumentare le tue entrate e fare qualche lavoro in qualità di freelancer, perché non ti iscrivi? L’operazione è veloce e gratuita. A differenza di altre piattaforme lavoro online, nel caso di Freelancer.com non ci sono limiti nel seguire più progetti. Tuttavia, occorre pagare una quota annuale per l’iscrizione, visto che nella versione gratuita non si possono commissionare o portare a termine più di 3 progetti in contemporanea.

6. 99Design

Se hai il pallino del web design, ecco la piattaforma lavoro online che fa proprio al caso tuo. Hai talento nel realizzare loghi di successo? Hai una certa abilità nel rendere i siti internet più semplici da navigare e con un’interfaccia grafica più gradevole alla vista? Hai esperienza nel rendere omogenea la corporate image delle realtà imprenditoriali? In caso di risposte affermative agli interrogativi in oggetto, tieni conto che ogni giorno 99Design pubblica una miriade di annunci di lavoro dedicati a coloro che hanno un consolidato background nel ramo del web design. Perché non ne approfitti anche tu? Aumentare i tuoi introiti mensili non sarà mai stato così semplice. Provare per credere!

7. Starbytes

Concludiamo l’elenco delle migliori piattaforme lavoro online con Starbytes, il cui target di riferimento è costituito in larga parte dai freelance operativi nel comparto dello sviluppo software, della grafica, della creazione dei siti internet. Se poi hai esperienza nel ramo delle traduzioni, delle mobile app o ancora del data entry, ti invito a mettere Starbytes tra i siti preferiti.

Ogni giorno, il volume di offerte lavorative pubblicate dalle imprese è davvero notevole: sta a te navigare nel mare magnum delle molteplici proposte e trovare proprio quella adatta alle tue esigenze. Ti iscrivi a titolo gratuito, crei il tuo profilo, metti in rilievo il tuo know-how e valuti le opportunità. Ti tocca decidere se prendere parte agli innumerevoli contest oppure se rispondere a chi propone un progetto con un preventivo dettagliato. L’intento di fondo, in qualità di utente, è quello di migliorare il proprio profilo: trattasi, d’altronde di una mera questione di visibilità sul portale e di appetibilità agli occhi delle aziende.

Conclusioni

Sono proprio queste, nel complesso, le più interessanti piattaforme lavoro online. Consulta regolarmente gli annunci pubblicati e non esitare a candidarti.

Ecco cosa fare in caso di licenziamento per cambio appalto

Quella del licenziamento in caso di cambio di appalto è una questione molto importante e delicata, che va approfondita a dovere. Per cominciare, è opportuno chiarire cos’è il contratto d’appalto e cosa si intende per cambio di appalto.

Il Contratto d’Appalto

L’appalto non è altro che una forma di contratto: un accordo che viene stabilito tra due aziende, di cui una è quella appaltatrice e l’altra è il committente. La prima, in termini semplici, realizza un’opera o svolge un compito per conto della seconda. Di solito questo meccanismo è adottato dalle imprese che non vogliono o non possono eseguire alcune mansioni estranee alla propria vision, mission o competenze. Per esempio la gestione della mensa all’interno di una grande azienda è spesso affidata in appalto a ditte esterne, così come le pulizie o la gestione del call center.

Il cambio di appalto e la clausola sociale appalti privati

Come spiega lo Studio Legale Damiani&Damiani il licenziamento in caso di cambio di appalto è una fattispecie giuridica regolata dal contratto sottoscritto al momento dell’assunzione. Come ogni contratto, anche quello di appalto ha una scadenza, una proroga, un rinnovo oppure può essere ceduto. Cioè l’azienda che svolge per conto terzi alcuni compiti affidati in appalto, può cedere il contratto in subappalto ad un’altra azienda. In questi casi si intende che si è verificato il cosiddetto cambio di appalto. Cosa succede al personale dell’azienda che ha ceduto il suo contratto di appalto? Cosa succede in queste circostanze? Come devono comportarsi i dipendenti che rischiano di perdere il posto? Tra i tanti risvolti giuridici, materia degli Avvocati che si occupano di Diritto Commerciale, ci sono anche quelli contrapposti del licenziamento e della tutela dei lavoratori e dell’occupazione.

Cambio appalto e tutela dei lavoratori, il rifiuto del lavoratore, il licenziamento, le clausole sociali.

Di base, di fronte a un cambio di appalto, l’azienda che subentra può regolarsi in 3 modi: 

  • reimpiegare i lavoratori;
  • garantire loro una collocazione alternativa;
  • oppure licenziarli per giustificato motivo oggettivo.

Ma i casi di cambio di appalto o subappalto o cessione del contratto, sono sempre fonte di preoccupazione per i lavoratori, perché sono elevatele possibilità di perdere il posto di lavoro per gli occupati nelle mansioni oggetto del contratto. Il tema assume una connotazione sociale, tanto che ogni contratto prevede le cosiddette clausole sociali, previste nei contratti collettivi nazionali di lavoro, ma anche nei contratti tra privati.

Non è una prescrizione legislativa l’obbligo in capo ai datori di lavoro di riassumere i dipendenti dell’azienda impegnati nelle mansioni previste dal contratto d’appalto ceduto. Un obbligo del genere lederebbe i principi del libero mercato. Tuttavia, per tutelare i lavoratori da speculazioni e garantire la conservazione del posto di lavoro, ogni contratto di appalto prevede appunto le clausole sociali pattuite al momento della stipula del contratto a garanzia del lavoratore. Per incentivare l’obbligo di assunzione al subentro di un contratto di appalto, il Governo ha previsto alcune detrazioni fiscali per le aziende che si avvalgono del personale e delle risorse umane, o comunque della maggior parte, già impegnate nelle mansioni previste dal contratto d’appalto ceduto. Ciò vale soprattutto per i mestieri ad alta intensità di manodopera, quelli in cui il costo della manodopera corrisponde almeno al 50% dell’importo del contratto di appalto. L’obiettivo è facilitare e garantire anche in capo alle risorse del Stato la stabilità delle occupazioni.

Il rifiuto del lavoratore quando si cambia l’appalto

Come già si evince da quanto detto fino ad ora, il licenziamento in caso di cambio di appalto è una problematica caratterizzata da numerose sfaccettature. Una domanda molto frequente è: il lavoratore ha il diritto di rifiutare una nuova assunzione? I dubbi in merito sono diversi, ma fondamentalmente la scelta di costituire un nuovo rapporto di lavoro non implica per forza la rinuncia all’atto di recesso. Ovvero, non bisogna pensare che siano univoche la decisione del dipendente e la sua rinuncia a utilizzare il licenziamento per trovare un impiego successivo.

Licenziamento e riassunzione in caso di cambio appalto

E per quanto riguarda la riassunzione dopo un cambio di appalto? Come funziona questo processo? Purtroppo, quando un lavoratore viene riassunto in seguito a un cambio di appalto, perde quei “traguardi” che aveva raggiunto nel tempo. Per esempio:

  • gli scatti di anzianità (gli incrementi di stipendio dopo un certo numero di anni presso la stessa azienda);
  • l’anzianità di servizio (con indennità per licenziamento illegittimo);
  • il trattamento normativo (la disciplina più recente del Jobs Act).

Nell’ambito della negoziazione l’opportunità di conservare il posto di lavoro e garantire la riassunzione, potrebbe prevedere alcuni di questi fattori. Una cosa importante da fare è la verifica del contratto collettivo legato a quel determinato settore. Si deve capire se esiste a livello di contratti collettivi nazionali la tutela dei livelli occupazionali dell’azienda che ha ceduto l’appalto.

Le clausole sociali

Abbiamo citato, poco fa, le clausole sociali. Abbiamo evidenziato che non ci sono leggi che vietino il licenziamento in caso di cambio di appalto, ma esistono degli organismi e delle tutele normative per gestire la contrattazione collettiva nazionale o locale, che riguarda il personale dell’azienda coinvolta.

Il CCNL (che sia multiservizi, ambiente, logistica, spedizioni e trasporti e così via) presenta a volte dei vincoli. Potrebbe comprendere:

  • l’obbligo di riassunzione integrale del personale dopo il cambio di appalto;
  • l’obbligo di priorità per i vecchi dipendenti per le riassunzioni;
  • la consultazione sindacale per negoziare il cambio di appalto.

Si utilizza l’espressione “accordo di secondo livello” per indicare quello dei sindacati. Ovviamente ciò varia a seconda delle circostanze, della competenza e dell’assistenza legale di cui gode  il sindacato coinvolto nel negoziato tra rappresentanze dei lavoratori e azienda, allo scopo di salvaguardare le condizioni dei lavoratori e per quanto possibile i livelli occupazionali in caso di cambio d’appalto.

Come e dove fare online gratis il calcolo di una busta paga part time

Sapere dove e come calcolare online la busta paga part time, è indispensabile per avere un’idea più precisa sulla propria retribuzione netta. Nel documento riepilogativo di lavoro, si trovano diverse voci che potrebbero inficiare sul salario mensile.

Per effettuare il calcolo preciso estrapolando i dati dalla propria busta paga, è sufficiente andare su calcolastipendio.it ed inserire le informazioni richieste:

  • Stipendio lordo (su base annuale)
  • Numero di mensilità retribuite (da 12 a 15)
  • Apprendistato?
  • Tempo determinato o no?
  • Regione in cui si risiede
  • Figli a carico? Se sì, inserire il numero e se si ha un carico del 100%, se sono minori di tre anni e se hanno un handicap
  • Coniuge a carico?
  • Ulteriori familiari a carico?
  • Bonus Cuneo Fiscale*?

Il bonus del Cuneo Fiscale, fa riferimento alla normativa che ha preso piede da luglio dell’anno 2020, con cui si è stabilito un taglio sulla tassazione applicata allo stipendio, implicando degli importi del salario e superiori, che si trovano in busta paga.

Sono coinvolti i lavoratori il cui stipendio lordo annuale è inferiore ai 40.000€.

Quali elementi non devono mancare in una busta paga part time

La busta paga con tempo part time, implica che il lavoratore non debba svolgere il suo servizio per un totale di 40 ore alla settimana. In alcuni casi, il contratto collettivo nazionale di lavoro prevede che il dipendente possa lavorare anche per 39 o 38 ore settimanali (dev’essere espressamente indicato sul contratto).

In linea di massima è importante che un contratto di lavoro a tempo parziale, abbia delle ore di lavoro inferiori (anche soltanto di una), rispetto a quello ordinario. All’interno del contratto, per Legge dev’essere presente la collocazione temporale del lavoro svolto, indicando giorno, settimana, mese e l’anno.

Questo perché al dipendente a tempo parziale, dev’essere data la possibilità di organizzare come meglio crede il suo tempo, lasciandogli la possibilità di lavorare altrove nelle restanti ore lavorative.

Lavoro a tempo parziale: cosa dice la Legge sullo stipendio

Seppur il lavoratore firmi un contratto di lavoro part-time, la normativa sostiene che in busta paga la retribuzione non dovrà essere meno favorevole rispetto a chiunque altro abbia un contratto full time.

Ciò significa, che a pari di inquadramento fiscale, la parte retributiva dovrà seguire quanto stabilito dal CCNL, purché considerando la proporzione con il numero di ore effettivamente lavorate.

Da contratto part-time a full-time: è possibile?

Indipendentemente dall’attività svolta e dal livello in cui il lavoratore si trovi, qualsiasi contratto part-time potrebbe essere convertito in full-time, a patto che entrambe le parti siano d’accordo.

Se si trovasse un punto di comune accordo, e il lavoro da tempo parziale diventasse a tempo pieno, tale conversione andrà messa obbligatoriamente per iscritto.

Nel caso in cui, l’azienda o il datore di lavoro proponga al dipendente con una busta paga part-time, di convertirla in full time ed egli dovesse rifiutare, questo non comporterà un motivo di licenziamento.

Corso per parrucchieri professionale: come formarsi al meglio

Per diventare un buon parrucchiere è importante seguire un’ottima formazione poiché sarà la base iniziale da cui bisognerà partire.

Ma cosa bisogna sapere a riguardo?

Scopriamolo insieme.

Cosa bisogna studiare e perché è necessario farlo?

Essendo un lavoro in cui è assolutamente necessario saper utilizzare dei prodotti particolari come ad esempio le decorazioni o le tinte, per diventare degli ottimi parrucchieri è fondamentale iscriversi a dei corsi o a delle scuole ben precise affinché si possa apprendere al meglio ogni singola sfaccettatura di questo lavoro.

Anche se può sembrare una cosa banale, ogni regione italiana mette a disposizione dei ragazzi interessati più percorsi formativi specifici come ad esempio i corsi per parrucchiere  a Roma della regione Lazio.

Andiamo ad analizzarli in maniera più dettagliata.

Formazione scuole superiori: istituto professionale per parrucchieri a Roma

Per quanto riguarda il percorso formativo delle scuole, possiamo affermare con certezza che sul territorio della Capitale, come del resto anche per tutte le altre città italiane, esso è la scelta migliore da intraprendere per diventare parrucchieri.

Per chi non sapesse cosa sia, stiamo parlando di una tipologia di scuola diverso da un liceo o da un istituto tecnico in quanto si cerca sia di insegnare questo bellissimo mestiere sia dal punto di vista teorico che da quello pratico.

Infatti, esso permette ai ragazzi di applicare gli argomenti dell’elezione teoriche eseguendo delle esercitazioni specifiche appositamente selezionate da docenti altamente qualificati.

Nella maggior parte dei casi, all’interno di esse vengono utilizzati dei manichini in modo da simulare il contatto con un ipotetico cliente.

Ciò che distingue una scuola professionale dalle altre però non è solamente la parte pratica, ma bensì la possibilità di seguire degli stage negli ultimi anni: questo consente di entrare meglio nel mondo del lavoro e di acquistare una maggiore esperienza in questo settore.

Una volta terminato il percorso di studi professionale per parrucchieri, generalmente dalla durata di 2 o 3 anni, gli studenti dovranno svolgere un test finale sia teorico che pratico che, se verrà superato, permetterà loro di conseguire un diploma professionale.

Corsi per parrucchiere

A differenza degli istituti professionali, i corsi per diventare parrucchiere hanno una durata complessiva molto più breve e possono essere seguiti anche dagli adulti.

Difatti in essi si vanno ad affrontare argomenti molto più generali e si mettono in pratica attraverso delle semplici esercitazioni.

Il vantaggio di questi corsi è soprattutto quello legato alle fasce orarie in quanto si possono svolgere sia al pomeriggio che alla sera in base alle proprie esigente.

In alcuni casi, vi sono anche dei veri e propri corsi di formazione online.

Ovviamente i prezzi dei corsi per parrucchiera sono differenti rispetto a quelli di una scuola e possono arrivare anche a qualche migliaio di euro.

Esistono corsi di parrucchieri gratuiti?

La risposta è si solo che per parteciparvi è necessario avere dei requisiti molto particolari come ad esempio l’età che, solitamente deve essere compresa tra i 16 e i 24 anni.

Ovviamente questi corsi vengono organizzati direttamente dalla regione di appartenenza e sono generalmente a numero chiuso.

Come diventare fisioterapista: percorso formativo e post-universitario

Il tuo sogno è diventare fisioterapista? Allora questo articolo fa per te! Qui troverai tutte le informazioni sull’iter formativo da seguire e sui diversi sbocchi occupazionali. Il percorso è impegnativo ma offre numerose opportunità. Basta consultare uno dei portali di riferimento del settore, il sito di fisioterapisti Fisioterapia-Online, per farsi un’idea di quanto sia vasto e variegato il settore fisioterapico, sia in termini di specializzazioni che di tipologia di attività (studio privato, a domicilio, come dipendente in cliniche fisioterapiche etc). Vediamo subito cosa fare per conquistare l’ambito titolo e come ci si abilita alla professione di fisioterapista in Italia.

Di cosa si occupa il fisioterapista?

Il fisioterapista è un operatore sanitario che si occupa di interventi di cura, riabilitazione e prevenzione delle abilità motorie e delle funzioni cerebrali e viscerali. Si occupa dunque dei pazienti che presentano problemi motori, psicomotori e cognitivi. La professione è regolamentata dal Decreto Ministeriale n.741/1994. Può svolgere la sua attività in autonomia o in collaborazione con altri professionisti del settore sanitario. Le aree di competenza sono le seguenti:

  • muscolo-scheletrico: ortopedico-traumatologica, disordini muscolo-scheletrici, reumatologia;
  • neurologico-neuropsichiatrico: neuro-lesioni, malattie croniche, malattie degenerative;
  • viscerale: respiratoria, cardiologica, flebolinfatica, pelvi perineale

Il fisioterapista elabora programmi di riabilitazione e recupero sulla base delle esigenze del paziente, pratica terapie di rieducazione per i pazienti con disabilità motorie, psicomotorie e cognitive, si occupa di rieducazione posturale e svolge un ruolo fondamentale per i pazienti con protesi (insegna loro come utilizzarle).

Primo step: laurea triennale in Fisioterapia e tirocinio

Per diventare fisioterapisti ed essere abilitati all’esercizio della professione devi conseguire il diploma di laurea triennale in Fisioterapia (Classe L7SNT2). Il corso di laurea è organizzato dalla facoltà di Medicina e Chirurgia ed è a numero programmato. Per accedervi è dunque necessario superare i test di ingresso. Le informazioni in merito al numero di posti disponibili, le modalità e le date della prova di accesso basta consultare il sito web ufficiale del Ministero dell’Istruzione. Dato che il numero di posti è limitato ed i concorrenti sono tanti ti consigliamo di dedicare tempo e dedizione allo studio. Il corso di laurea ha la durata di 3 anni e prevede oltre agli esami, un tirocinio formativo presso strutture convenzionate dall’Università ed una prova finale. Quest’ultima vale come esame di stato abilitante alla professione.

Post-laurea: laurea magistrale, master e corsi di perfezionamento

Per poter cominciare ad esercitare la professione è necessario iscriversi all’Albo di riferimento. Puoi farlo online sul sito ufficiale del Federazione nazionale Ordini dei TSRM e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione. Il processo è semplice ed intuitivo. L’iscrizione è obbligatoria a prescindere dal contesto in cui decidi lavorare. Dopo la laurea triennale puoi decidere se continuare il tuo percorso di formazione conseguendo la laurea magistrale in Scienze Riabilitative delle Professioni Sanitarie (classe LM/SNT2) oppure puoi iscriverti ad un master/corsi di perfezionamento per specializzarti in uno specifico settore come quello sportivo, ortopedico-traumatologico, pediatrico etc. Metti in conto che il discorso formazione non si esaurisce mai. Come tutti i professionisti sanitari, anche i fisioterapisti, hanno l’obbligo di seguire corsi di formazione e di aggiornamento periodici previsti dal programma nazionale di Educazione Continua Medicina (ECM).

Sbocchi lavorativi

Come anticipato le opportunità occupazionali per i fisioterapisti sono numerose. Puoi decidere se operare come libero professionista o come dipendente, in strutture sanitarie e socio-assistenziale sia del settore pubblico che privato. Ecco qualche esempio:

  • ospedali, Asl;
  • centri di riabilitazione e strutture private accreditati dal SSN;
  • residenze sanitarie assistenziali e case di cura private per anziani;
  • cliniche private;
  • istituti di ricerca;
  • stabilimenti termali;
  • palestre e società/associazioni sportive;
  • ambulatori medici e/o polispecialistici per terapie posturali;
  • studi professionali individuali o associati;
  • come libero professionista con formula a domicilio;
  • didattica

Come trovare lavoro?

Se desideri lavorare come fisioterapista presso strutture private ti consigliamo di monitorare le offerte di lavoro online su LinkedIn, Indeed, Jobrapido e portali simili. Se invece ti interessa il settore pubblico la strada è quella dei concorsi per fisioterapisti e lo strumento per restare aggiornati è la Gazzetta Ufficiale.