Prevenire la paralisi ipnagogica con alcune buone abitudini durante la giornata

Nell’arco della storia, com’è ovvio che sia, in molti si sono interrogati sull’origine del fenomeno della paralisi ipnagogica che, per mano di molto artisti, ha preso vita anche in sculture e dipinti. È questo il caso del dipinto “L’incubo” di Füssli, ma anche dell’omonima rappresentazione per mano di Eugène Thivie. La verità è che da sempre questo episodio, strettamente correlato alle allucinazioni notturne, è stato fonte di interesse e ha, per molto tempo, trovato la sua giustificazione a demoni, streghe o fantasmi. Ovviamente, se queste sono le credenze popolari di base, va segnalato che, nel corso degli anni, è stato scientificamente accertato che circa l’8% della popolazione ha sofferto, almeno una volta nell’arco della sua esistenza, di questo disturbo che, pur durando pochi istanti, si concretizza con un corpo paralizzato associato ad allucinazioni.

Il disturbo della paralisi ipnagogica: in che cosa consiste? Da cosa deriva?

La paralisi ipnagogica è nota anche come la paralisi del sonno e può manifestarsi sia durante la fase dell’addormentamento sia, soprattutto, in concomitanza con il risveglio. Si tratta di quella che viene definita come una vera e propria condizione di paura nel cuore della notte e si manifesta come un incubo ad occhi aperti. La sensazione è quella di essere completamente paralizzati e, molto spesso, in aggiunta alla spiacevole condizione di immobilità si aggiungono delle allucinazioni, tendenzialmente un demone, o un fantasma. La credenza popolare antica questa condizione derivasse proprio dalla presenza di un demone opprimente sulla zona del petto che implica l’impossibilità di respirare alla vittima. Neanche a dirlo, la presenza di queste allucinazioni mostruose sono riconducibili, dal cervello, ai malesseri che popolano la vita e vengono idealizzati proprio come coloro che strozzano e immobilizzano.

In alcuni casi, il malessere dell’individuo si concretizza come la sensazione di lievitare, ovvero di staccarsi dal proprio corpo e uscire dallo stesso con la sensazione di volare. Qualora la paralisi ipnagogica si manifestasse in questa forma, potrebbe non esserci alcuna visione di mostri, fantasmi o altro.

La durata dell’episodio può essere di alcuni secondi, ma anche di alcuni minuti e, nonostante l’impossibilità di compiere movimenti concreti, il soggetto è completamente cosciente e, talvolta, sente di poter unicamente muovere gli occhi o le dita, pur non potendo liberarsi dalla sensazione di soffocamento tipica di questo episodio.

È doveroso segnalare che il rilassamento del corpo e la conseguente perdita di controllo sui muscoli è una condizione assolutamente normale durante il sonno che, molto spesso, è associata ai sogni del cervello. Tuttavia, nel caso delle paralisi ipnagogiche è piuttosto strano che la perdita di controllo venga associata ad uno stato cosciente della mente. Sulla base delle ricerche scientifiche condotte, questi episodi potrebbero essere riconducibili alla mancanza di riposo, l’irregolarità dei ritmi di vita, ma anche la predisposizione genetica. La ragione scientifica è abbastanza complessa, tuttavia si può semplificare dicendo che, durante questi episodi, entra in funzione l’amigdala (comunemente esclusa dal semplice sogno) che gestisce le emozioni quali la paura e gli istinti, donando sensazioni particolarmente vivide.

Secondo le statistiche circa l’8% della popolazione soffre di questi disturbi, con picchi del 28% nei giovani e del 32% negli anziani con disturbi psichici. Ovviamente non si tratta di persone che soffrono a cadenza regolare di questo disturbo, quanto piuttosto della percentuale di persone che, almeno una volta nella vita, hanno avuto un episodio di paralisi ipnagogica.

La paralisi ipnagogica: quali cure possibili?

La paralisi del sonno non può essere curata attraverso una terapia farmacologica e la scienza, in merito, dibatte da tantissimo tempo sull’argomento, non riuscendo a trovare una vera e propria soluzione a questo disturbo che, va detto, non deve destare preoccupazione in quanto è unicamente frutto dell’immaginazione del singolo e non può essere accomunata ad alcuna patologia.

Va però confermato che, come per tutti i disturbi del sonno, anche la paralisi ipnagogica è correlata allo stress, per questo si cerca di suggerire una vita tranquilla, e, se proprio non si riesce a tenere a bada la frenesia del quotidiano è importante trovare un’alternativa per scaricare le tensioni.

Anche alcune sostanze eccitanti come il the, l’acool, la nicotina e il caffè, possono influire negativamente sull’equilibrio del sonno. Per questo motivo, è consigliabile limitare il consumo di queste sostanze garantendo un migliore rilassamento del corpo. Inoltre, per poter creare un ambiente confortevole e adatto al sonno, è importante tenere una temperatura compresa tra i 18 e i 20 gradi, oltre che scegliere un letto confortevole e adatto alle proprie esigenze di relax.

Per ridurre al mimino gli episodi di paralisi ipnagogica è buona norma rilassarsi prima di andare a dormire, quindi è utile leggere un libro che concili il sonno, ma anche fare un bagno caldo, magari con degli oli essenziali che favoriscono il rilassamento di corpo e mente. Una valida alternativa potrebbe essere quella di aiutarsi con delle gocce omeopatiche che aiutino il rilassamento: melissa, passiflora e valeriana vanno sicuramente per la maggiore.

Nel quotidiano può essere importante praticare attività fisica per scaricare lo stress, evitando di prediligere il momento prima di coricarsi.

Tuttavia, può rivelarsi molto utile iniziare una sessione di massaggi rilassanti che siano in grado di sciogliere le tensioni muscolari, migliorare lo stato psicofisico e contribuire al benessere generale di corpo e mente. Un valido aiuto può concretizzarsi anche nello yoga e nella meditazione che, sicuramente, facilitano il rilassamento. Ottima idea associare a queste pratiche anche l’aromaterapia.

Inoltre, è importante condurre una vita regolare, evitare stravizi a tavola, seguire un’alimentazione equilibrata e condurre uno stile di vita sano, concedendosi un sonno ristoratore di sei-otto ore per notte.

Infine, se il paziente soffre di depressione o attacchi di panico è facile che si presentino episodi di paralisi ipnagogica, in questo caso è importante rivolgersi ad un professionista che possa intervenire adeguatamente con un supporto terapeutico o una cura farmacologica consona alle necessità.

Anche se in generale si tratta di eventi sporadici, in alcuni casi un unico episodio nell’arco della vita, è importante, qualora si verifichi con una notevole frequenza, rivolgersi ad un medico e condividere la propria preoccupazione e il proprio malessere al fine di individuare una possibile risoluzione alla problematica.