La cementazione dell’acciaio

Innanzitutto andiamo a definire quali sono gli acciai da cementazione: sono quelli a bassa
concentrazione di carbonio (solitamente inferiore allo 0.2%) chiamati così in quanto
destinati ad un processo termico di cementazione, allo scopo di riorganizzare gli atomi di
carbonio lungo la superficie dei metalli, in modo di conferirgli una elevata durezza e una
spiccata resistenza all'usura.

Principali tipologie

Andiamo ora ad elencare le principali tipologie di acciaio adatte a questo tipo di trattamento:
– 10NiCr5-4
– 14NiCrMo13
– 15NiCr13
– 16MnCrB5
– 16MnCr5
– 16MnCrS5
– 16NiCr4
– 16NiCrS4
– 17CrNi6-6
– 17NiCrMo6-4
– 17NiCrMoS6-4
– 18CrMo4
– 18CrMoS4
– 20NiCrMoS6-4
– 20NiCrMoS2
– 20NiCrMo2-2
– 18NiCr5-4
– 18CrNiMo7-6
– 20MoCr4
– 20MoCrS4
– 22CrMoS3-5
– 20MoCr4
– 20MoCrS4;
– 20MnCr5
– 20MnCrS5
– 28CrS4
– 28Cr4
In queste sigle le lettere identificano la composizione chimica ed i numeri identificano la percentuale di massa, secondo la designazione alfanumerica UNI EN 10084.
Ad esempio le tipologie di acciaio NiCrMo sono impiegate principalmente per parti di
macchine sottoposte ad usura (quali ingranaggi, semiassi di autoveicoli, ecc) che
necessitano di alte performance in durezza superficiale (62÷64 HRC), minima deformazione
alla tempra, buona tenacità e buone caratteristiche meccaniche.

Trattamenti ed utilizzi

La cementazione acciai o carbocementazione (questo il nome tecnico del trattamento termico di cementazione)
prevede l'arricchimento di carbonio sulla superficie dell'acciaio, ottenuto tramite
diffusione nella fase solida e contempla successivamente una o al massimo due tempre, questo per ottenere un parametro considerato minimo di durezza ovvero 58 HRC.
Anche gli strati di diffusione hanno dei valori da rispettare e vanno da un minimo di 0.2 millimetri ad un massimo di 4 millimetri a seconda dello scopo per cui sono creati e vengono definiti già in fase di progettazione.
I materiali per eseguire il trattamento possono trovarsi sia allo stato solido, sia allo
stato liquido e sia allo stato gassoso, ma in tutti i casi la diffusione avviene mentre si è
sulla fase gassosa, momento in cui vengono liberate particelle di carbonio sullo strato
superficiale del metallo in trattamento.
Esistono due diverse tipologie di tempra (diretta ed indiretta) a seconda del risultato che
si vuole raggiungere, infatti quella diretta (meno costosa) produce meno deformazione dei
pezzi ma quella indiretta fa raggiungere livelli di raffinatezza e diffusione maggiori
contribuendo a rendere più omogenea la struttura composta con minori presenze di differenti
strati nella struttura cementata.
Sicuramente un aspetto da tenere in considerare è che, minore è la concentrazione degli
elementi leganti, più difficile è controllare, in termini di durezza e di profondità di
cementazione, l'acciaio.

L'utilizzo di questi materiali è principalmente legato al campo meccanico soprattutto per
quei pezzi fortemente soggetti all'usura ovvero alberi di trasmissione, alberi di
distribuzione, ingranaggi vari, boccole, perni ecc.

Ingrosso di sedie per ufficio: il mercato si sposta sul web

Uno degli elementi d’arredo fondamentali per il lavoro da ufficio è dato senza dubbio dalla sedia da scrivania, un oggetto che coinvolge in maniera notevole il benessere del personale. Chi trascorre gran parte delle proprie giornate seduto a un tavolo, magari con gli occhi puntati su uno schermo, ha bisogno di selezionare la propria sedia con molta cura, non soltanto per ottimizzare la resa lavorativa ma anche per tutelare la salute nel breve e lungo periodo.

Non sempre i negozi di arredamento tradizionali, come ad esempio la nota catena Ikea, dispongono di un vasto assortimento tra cui scegliere in termini di sedie per l’ufficio e, talvolta, può risultare anche difficile reperire il modello desiderato. In realtà, come accade ormai per gli ambiti più disparati, anche per questo settore il mercato all’ingrosso si sta spostando man mano sul web, dove è possibile accedere facilmente a numerose piattaforme dedicate esclusivamente alla vendita di sedie e poltrone da scrivania per ogni occasione.

Sedie per l’ufficio: i vantaggi dell’ingrosso on line

Gli store online specializzati negli accessori da ufficio, anche con modalità non di vendita online ma di mera “vetrina” di prodotti e arredi come ad esempio l’e-store www.metalchaise.it, hanno dalla loro parte alcuni considerevoli vantaggi, il primo dei quali è dato certamente dal risparmio.

È cosa nota che l’ingrosso di per sé sia già molto conveniente, ma con gli acquisti in rete lo diventa ancora di più: questo perché il carrello virtuale permette di non sprecare tempo e denaro per spostarsi da un negozio all’altro, magari nel traffico, alla ricerca di un posto auto o in fila alle casse. Al contrario, basterà visitare il catalogo dell’e-commerce nel momento più comodo della giornata, selezionare gli articoli che rispondono meglio alle proprie esigenze e infine procedere al pagamento: a quel punto la fornitura richiesta verrà consegnata direttamente all’indirizzo indicato, senza nessun onere di trasporto a pesare sulle spalle.

Un altro punto a favore delle piattaforme di ingrosso sul web è dato dalla differenziazione, ossia dalla varietà di prodotti tra cui scegliere. Rispetto a un punto vendita fisico, specie per quel che riguarda la vendita di sedie da ufficio, la vetrina digitale offre un repertorio di articoli decisamente più ampio, con una disponibilità maggiore sia in termini di modelli che di marchi produttori. Ciò permette di trovare la sedia ideale per la propria attività in maniera molto più facile e veloce. Ecco che quindi risulta fondamenta seguire una guida all’acquisto online credibile ed affidabile.

In più, a confermare l’affidabilità del servizio di un determinato negozio online, ci sono sia i feedback di altri utenti, utili per sentirsi maggiormente incoraggiati all’acquisto, sia le condizioni pagamento, rimborso e trattamento dei dati personali del sito stesso a cui fare riferimento per uno shopping sicuro.

Come scegliere la giusta sedia da scrivania

Sono quattro i parametri da tenere in considerazione nella scelta di una sedia da ufficio:

  • Il tipo d’uso – Le sedie ergonomiche sono pensate per chi sosta a lungo presso una determinata postazione di lavoro, mentre le poltrone direzionali in pelle si adattano di più ad arredare gli ambienti dedicati alle riunioni; in alcuni contesti lavorativi più giovanili e dinamici si preferiscono addirittura le varianti sotto forma di sgabello.
  • Il comfort – Specie per le postazioni operative, la comodità è fondamentale per sostenere bene il corpo: per questa ragione può essere utile optare per una sedia regolabile in altezza ed eventualmente reclinabile, tale da correggere la postura.
  • Il design – Anche l’occhio vuole la sua parte ed è giusto che il prodotto si abbini in maniera armonica allo stile dell’ambiente che lo ospita, con un’estetica più o meno ricercata sia dal punto di vista dei materiali che dei colori.
  • La qualità – Una sedia da scrivania dovrebbe essere resistente nel tempo e avere un rivestimento traspirante e facile da pulire.

Il rivestimento per la porta blindata 

La porta blindata consiste in uno strumento indispensabile per la protezione della propria casa. 

La presenza di una grande scelta consente, oggi come oggi, di optare per la porta blindata anche più personalizzata in commercio. Dite basta a prodotti noiosi, standard, tutti uguali: i rivestimenti esterni possono davvero fare la differenza per rendere questo prodotto unico, colorato, personalizzato, in tinta con l’arredo outdoor e con quello interno. 

Come scegliere la porta blindata ideale per le proprie esigenze? Cosa tenere da conto in questa scelta? Innanzitutto bisogna sapere che le porte blindate non sono tutte uguali, ve ne sono di sei diverse classi alle quali corrisponde una diversa classe di sicurezza e di resistenza rispetto allo scasso. La classe di sicurezza è disciplinata da una normativa europea: ve ne sono sei, e per essere compresa nelle classi, la porta blindata deve superare una serie di prove e test professionali. 

Vediamo quindi quali sono le informazioni da conoscere, per procedere all’acquisto della porta blindata e del suo rivestimento.  

La scelta del materiale del rivestimento 

 La scelta del rivestimento della porta blindata non è solamente una questione di estetica e di bellezza, ma deve anche rispondere a degli effettivi requisiti pratici come la facilità di pulizia, la resistenza alle intemperie, regolamenti condominiali e via dicendo. 

Ci sono comunque numerosissimi rivestimenti per queste porte, il che rende la scelta molto più semplice di quanto non si possa pensare ad un primo acchito. Basta mantenersi all’interno di alcuni parametri fondamentali come la scelta del materiale da usare per la propria porta blindata, tenendo conto del meteo e di altri fattori che a lungo andare potrebbero fare la differenza. 

Come dicevamo, la scelta del materiale del rivestimento è fondamentale per una serie di ragioni abbastanza chiare; in ogni caso la scelta può cambiare a seconda che il rivestimento sia per l’interno o per l’esterno.  

La scelta del materiale per l’esterno deve improntarsi a requisiti di praticità e non solo di estetica. Il legno ad esempio potrebbe richiedere particolari attenzioni, cure e manutenzione nel corso del tempo che non tutti i clienti sono disposti ad accordare. Meglio a questo punto optare per materiali che possono essere altamente personalizzati e colorati, resi unici, ma che sono anche resistenti; le porte blindate ad esempio possono essere rivestite anche con pannelli in pvc (qui sul sito di EFM Legno potete farvi un’idea più chiara). 

Per le porte blindate esterne per zone riparate (porte nei condomini, ad esempio) si può usare il legno liscio, o quello intelaiato, o quello pantografato. Altri materiali resistenti sono il compensato marino. Va però chiarito che essi richiedono una maggiore attenzione e manutenzione nel tempo. 

I pannelli di rivestimento in alluminio o in acciaio inox sono ideali soprattutto per chi voglia attestare la manutenzione della porta blindata al minimo possibile, perché sono molto resistenti agli agenti atmosferici come la pioggia o la luce del sole ed agli sbalzi termici anche più elevati. Inoltre i rivestimenti in alluminio sono ideali anche nelle zone lacustri o nelle zone di mare con presenza di salsedine. 

Se la porta è da esterno, sarebbe bene optare anche per una pensilina per riparare il materiale dalla luce del sole che nel corso del tempo può deteriorare il materiale o fargli cambiare colore, causando delle macchie o delle scoloriture. Le porte blindate interne possono essere personalizzate in modo ancora più forte. Si possono scegliere tantissime combinazioni di pannelli di rivestimento colorati che permettono di creare delle porte blindate fantasiose, che diventano dei veri e propri elementi decorativi e non solo porte di sicurezza per tenere lontani i malintenzionati. Anche qui, l’unico limite è la fantasia.

Gruppi di continuità: guida alla selezione

Oggigiorno se ne sente sempre di più parlare: si tratta dei gruppi di continuità o UPS, ma difficilmente la maggior parte persone sa effettivamente di cosa si tratta e a cosa serva.

Quali sono i vantaggi che questo set dotato di macchinari con batterie interne può portarci? Quali sono gli ambiti di utilizzo dell’UPS o dell’Uninterruptible Power Supply? Come effettuare la scelta giusta? Per rispondere a questi interessanti quesiti, abbiamo raccolto in questa guida tutte le informazioni utili per consentire ad ogni consumatore finale e ad ogni cliente business di selezionare il proprio gruppo di continuità in base alle diverse esigenze personali e professionali.

Gruppi di continuità: cosa sono?

Capita che ci sia uno sbalzo di energia elettrica o un fulmine provochi un’interruzione della corrente, ciò determina la perdita di tutto il lavoro che stavamo svolgendo sul pc. Che danno! Ore e ore di lavoro “gettato al vento”! E, allora, perché non acquistare un gruppo di continuità o UPS?

Si tratta di una macchina dotata di batterie interne a 12 volt, che al verificarsi di un’interruzione di energia elettrica consente di continuare a mantenere acceso il pc o altro dispositivo, senza alcun problema di perdere i dati e tutto il lavoro che si stava svolgendo.

In buona sostanza, grazie al gruppo di continuità, è possibile proteggere i componenti da “sbalzi” di corrente e, soprattutto, dall’interruzione dell’energia elettrica che potrebbero cagionare non pochi problemi all’infrastruttura tecnologica, specie alle componenti hardware (display, illuminazione, tv, etc.).

UPS: Quali sono le tipologie acquistabili?

Quando si deve selezionare un gruppo di continuità bisogna scegliere tra tre diverse tipologie di macchinari, ognuno con vantaggi e svantaggi.

Offline, online, line-interactive sono le tre tipologie di gruppi di continuità principali che assicurano la protezione da eventuali sbalzi di tensione e di interruzione di energia elettrica.

I gruppi di continuità offline hanno un’autonomia bassa (punto di debolezza rispetto alle altre tipologie di UPS), sono meno esosi, non hanno alcuna protezione da eventuali sbalzi di tensione ed entrano in funzione dopo circa 5/6 millisecondi

I gruppi di continuità online sono quelli che vantano un’autonomia di gran maggiore, sono molto esosi dal punto di vista economico e si azionano subito nel momento in cui avviene l’interruzione dell’energia elettrica. In questo caso, gli UPS sono alimentati dalle batterie, mentre i gruppi di continuità offline sono alimentati dalla stessa energia elettrica.

Se si ricerca i vantaggi dell’uno e dell’altro gruppo di continuità, gli UPS line-interactive sono un “ibrido” tra quelli offline e quelli online: assicurano una protezione maggiore dei gruppi di continuità offline, ma entrano in funzione dopo 5/6 millisecondi. Inoltre, sono vantaggiosi dal punto di vista della convenienza economica.

Tipologie di ingressi/uscite di gruppi di continuità: quali scegliere?

Dopo aver compreso le principali differenze di UPS, è necessario porre l’attenzione alle tipologie di ingressi e uscite.

Se si ricerca gruppi di continuità professionali destinati ad uso industriale, sono diffusi i connettori contrassegnati dalla sigla IEC 320 C13, mentre quelli utilizzati nel campo dell’informatica sono dotati di presa Schuko.

Potenza dei gruppi di continuità

Per conoscere la giusta potenza dei gruppi di continuità, si deve effettuare il calcolo dai voltampere in watt.

Si ricordi che il voltampere vale circa 1.4 volte il valore del watt.

Se si vuole inserire nel gruppo di continuità un Computer + un Monitor + Stampante, è necessario procedere con la somma della potenza alimentatore computer, potenza alimentatore display e potenza alimentatore stampante.

Per ulteriori informazioni, puoi collegarti a www.carrielettronica.it per acquistare il gruppo di continuità che fa per te.

Quanto può valere una pelliccia di visone 

Sempre attuale e di tendenza, la pelliccia di visone è un capo pregiato e lussuoso, che rende chic ogni outfit. A dimostrare quanto questa pelliccia sia di moda sono le numerose proposte di pellicciai prestigiosi che seguono le tendenze.

Famose ad esempio sono le pellicce Elpidio Loffredo, le cui pellicce di visone sono considerate tra le migliori in assoluto per qualità, confezione e finiture. Tante le proposte da indossare, dalle giacche ai cappotti, realizzati in diversi modelli e colori per soddisfare ogni esigenza e gusto.

Oltre a giacche e cappotti, ampia è anche la scelta di mantelle e gilet di visone, stupendi da indossare per vestire alla moda e dare un tocco glamour a qualsiasi stile. Ma quanto può valere una pelliccia di visone? Vediamo quali fattori tenere in considerazione per capire quanto può valere una pelliccia di visone.

Come orientarsi nel settore delle pellicce di visone

Diciamo subito che di pellicce di visone ve ne sono un’infinità di tipi e ognuna va considerata in base alla tipologia del pellame, che naturalmente influisce sul costo. Ad esempio, un visone grigio o zaffiro ha un costo maggiore rispetto ad una pelliccia di visone marrone o demi buff.

I prezzi molto competitivi in genere rivelano qualità scarse e lavorazione poco curata: una pelliccia di ottima qualità non ha mai un costo troppo basso, soprattutto se è Made in Italy. Molto meno valore hanno infatti le pellicce realizzate in Grecia, Cina, India e Turchia, e quindi anche nell’usato i prezzi sono davvero molto bassi.

Come dare un valore alla pelliccia di visone

Per prima cosa bisogna capire se la pelliccia in questione è nuova oppure è usata. Si si tratta di una pelliccia di visone nuova è necessario capire se è realizzata con pelli di visone maschio o femmina e se la qualità delle pelli è elevata.

Il valore di una pelliccia dipende molto dalla qualità delle pelli utilizzate, ma nel caso del visone il valore aumenta se le pelli utilizzate sono di visone femmina. Infatti, rispetto a quelli di visone maschio, le pelli di visone femmina risultano più leggere e più morbide e quindi il valore è maggiore.

Ad avere influenza sul valore della pelliccia è anche la lavorazione Made in Italy, senza dubbio più accurata e prestigiosa, perché sartoriale. Queste considerazioni hanno peso in particolare nella pelliccia di visone nuova, mentre nel caso di un capo usato il valore scende notevolmente in quanto i segni di usura sono visibili nel visone e non danno un bell’aspetto alla pelliccia. In ogni caso, occorre sempre affidarsi ad un esperto pellicciaio per avere una valutazione accurata e precisa sul capo.

Elementi da tenere in considerazione

Altri elementi che influiscono notevolmente nella valutazione di una pelliccia di visone usata sono le dimensioni del manto, il colore e il produttore, dettagli ritenuti fondamentali per poter attribuire un valore reale alla pelliccia.

E’ quindi sempre compito del pellicciaio valutare la tonalità del capo, la foltezza del pelo ed eventuali parti rovinate. Il suo giudizio finale sarà dato da tutti gli elementi presi in considerazione che si esprimeranno in una cifra approssimativa. In genere, tenendo appunto conto dei fattori sopra elencati, il valore di una pelliccia di visone può aggirarsi tra le 500 euro alle 4000 euro, con oscillazioni che dipendono sempre dalla qualità e dallo stato della pelliccia.

Il policarbonato: cosa lo rende il camaleonte dei materiali e perché ormai non se ne può fare a meno

Il policarbonato è un composto a base di acido carbonico trasparente, termoformabile, impermeabile e resistente. Anche se con molte distinzioni fa parte della famiglia dei poliesteri e nelle etichette lo possiamo trovare con la sigla PC. Ha avuto il suo esordio intorno agli anni 60 sotto forma di Bisfenolo A ed hanno continuato a migliorarlo per via delle sue caratteristiche che lo rendono un materiale dalle varie applicazioni.

Caratteristiche fisiche

Il policarbonato può assumere varie forme e lo si può utilizzare in varie situazioni. La sua bassa biodegradabilità lo rende utile nel caso in cui lo si debba utilizzare sotto la pioggia (resiste a vari agenti tra cui grassi, oli, benzina ma l'alcool metilico lo distrugge). Non va utilizzato al di sopra dei 70°C in quanto oltre a questa temperatura la semplice acqua lo può far disciogliere. Le caratteristiche molecolari lo rendono particolarmente adatto alla lavorazione tramite estrusione/laminazione e lo fanno essere un ottimo sostituto del vetro. Se utilizzato tale e quale i raggi solari lo ingialliscono, quindi per preservarne la trasparenza occorre rivestirlo di stabilizzatori che ne fermano l'invecchiamento. La struttura è per sua natura negata alla rotazione e superficialmente risente se viene a contatto con punte o oggetti taglienti.
La sua lavorazione dovendo essere fatta ad alte temperature necessita di tempi lunghi, di macchine speciali ed essendo abbastanza rigido anche gli stampi vanno scelti ad ok.

Dove lo si utilizza

Il policarbonato lo possiamo trovare pressoché ovunque visto che può assumere varie forme ed utilizzi. In lastre vere e proprie lo si utilizza per le pareti e le coperture delle serre (essendo isolante non disperde il calore prodotto dai raggi solari all'esterno) oppure nell'edilizia in generale per sostituire vetri o separare ambienti, rendendoli lo stesso comunicanti visivamente. Nella video-fotografia lo troviamo sotto forma di lenti (anche negli occhiali) e protezioni subacquee delle telecamere. La sua resistenza lo rende utilizzabile nella costruzione di caschi, giubbotti antiproiettile, scudi antisommossa, oblò dei fanali delle automobili, finestrini e tettucci degli aerei, protezioni al lavoro (esempio il vetro protettivo dei transpallet), produzione di CD o DVD. Una volta era al posto del PET nell'industria di contenitori alimentari. In elettronica ha svariati usi essendo un ottimo isolante elettrico, resistente e con una lunga durata. Avendo
la possibilità di essere sterilizzato tramite autoclave o raggi gamma lo hanno scelto per la produzione di presidi sanitari quali biberon, strumenti chirurgici e ausili per emodialisi o cure tramite aerosol. La sua sicurezza ed infrangibilità unite al suo essere un isolante termico lo portano ad essere eccellente per la costruzione delle incubatrici.
Sebbene normalmente possiamo pensare a lastre di policarbonato lo possiamo trovare anche sotto forma di tubi nelle aziende (nel settore alimentare lo si trova nelle condutture che aspirano o portano aria o gas nelle affettatrici/termoformatrici) o in altre applicazioni che ne suggeriscano tale formato.

Non solo bianco

Una delle caratteristiche del policarbonato è che lo si può colorare sia in fase di miscelatura producendo così alveolari, lastre, ondulati ed altre soluzioni di varie cromature. Lo si può anche rendere impermeabile ai raggi UV. Un materiale quindi con moltissimi campi di utilizzo.

Per scoprire utilizzi industriali del policarbonato visitate questo link.

I distributori automatici di caffè ieri e oggi

Ti sei mai chiesto chi ha inventato i distributori automatici? Prima Service ha pensato di scrivere questo articolo di approfondimento in merito alla ristorazione automatica per tutti gli appassionati di caffè.

La pausa caffè è un momento di intenso piacere, ci si rilassa e ci si allontana per qualche istante dalla routine quotidiana. Oggi fortunatamente grazie ai distributori automatici di caffè assaporare questa bevanda, in uno o più momenti della giornata, è davvero semplice ed economico e permette di risparmiare il tempo speso in fila alla cassa di un bar.

Per utilizzare il distributore automatico basta inserire l’importo richiesto e selezionare il tipo di bevanda desiderata che, in pochi attimi, sarà pronta per essere degustata!

I distributori sono generalmente installati presso uffici e strutture pubbliche come ospedali e scuole, ma anche lungo strade e all’interno di negozi, e consentono di scegliere tra una vasta gamma di bevande come:

  • Caffè espresso
  • Caffè americano
  • Caffè macchiato
  • Cappuccino
  • Mocaccino
  • Cioccolata

Ai distributori di bevande si affiancano il più delle volte distributori di snack dolci e salati perfetti per uno spuntino sostanzioso o leggero, a seconda delle specifiche esigenze.

Quando nascono i distributori automatici di caffè

Sembra che il primo distributore automatico sia stato inventato da Erone di Alessandria che nel lontano 219 a.C. ideò una macchina distributrice di acqua per cerimonie che si svolgevano all’interno dei templi.

Rilevante è poi l’invenzione di William Herny Fruen che mise a punto verso la fine dell’Ottocento il primo distributore automatico di bevande. Questo venne installato nel prestigioso West Hotel di Minneapolis.

Le prime macchine destinate all’erogazione automatica di caffè espresso in Italia risalgono invece a inizi anni ’60 probabilmente per rispondere all’esigenza sempre crescente delle persone di avere un caffè subito pronto anche in strada, nelle stazioni e all’interno di varie strutture. Certo, i costi iniziali erano molto elevati e per questo i distributori automatici dell’epoca erano destinati soltanto a pochi privilegiati.

Il distributore automatico di caffè, bevande e snack ai giorni nostri

Nel corso degli anni i distributori per il caffè si evolvono, cambiano dal punto di vista estetico e si rendono accessibili a tutti. Bevande e snack possono essere acquistati a un prezzo ridotto, sicuramente inferiore rispetto a quello richiesto altrove.

Dal 2000 il caffè nei distributori viene prodotto perlopiù in cialda.

Attualmente il distributore automatico è estremamente diffuso all’interno degli uffici in quanto consente ai dipendenti di prendersi una breve pausa dal lavoro senza per forza dover uscire fuori e andare quindi alla ricerca di un bar, sottraendo magari del tempo prezioso al proprio lavoro.

La tecnologia ha inoltre permesso di migliorare notevolmente la qualità dei prodotti serviti che sono estremamente diversificati. Anche la persona che segue un regime alimentare ristretto può trovare all’interno del distributore automatico ciò che fa al caso suo: dai cracker e biscotti ipocalorici fino al caffè espresso senza zucchero.

Quali vantaggi offre un distributore automatico?

Oltre a permettere un buon risparmio economico, il distributore di caffè, bevande e snack è funzionante 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. Questo significa che, anche di notte, quando bar, supermercati e negozi sono chiusi, chi si trova ad esempio all’interno di un ospedale o di una stazione del treno può usufruire del distributore inserendo l’importo indicato in prossimità del prodotto desiderato.

Insomma, dalla loro nascita ad oggi, i distributori automatici sono cambiati accostandosi sempre più alle necessità delle persone in termini di costi e fruibilità e rivelandosi così invenzioni di grande successo.

Cosa sono le essenze legnose?

Ogni settore ha le proprie terminologie e può capitare quindi che alcune parole abbiano significati differenti a seconda del contesto. Una di queste è la parola essenza, che generalmente associata ai profumi. Quando però si parla di legno non ci riferiamo al suo odore, bensì alle diverse tipologie. Esse si distinguono sotto molteplici punti di vista, che adesso vedremo insieme.

Prenderemo infatti in considerazione le caratteristiche tipiche che sono utili per capire gli impieghi d’uso che ne saranno fatti. Per fare costruzioni ti consigliamo di acquistare legno massello e pannelli in legno la cui qualità è garantita ed i prodotti sono tutti certificati come su apropositodilegno.it.

Lo specifichiamo perché ai fini dei risultati finali è importante anche la qualità dei materiali impiegati. Non basta cioè impiegare l’essenza migliore per un uso specifico, serve anche che essa sia di qualità. Dopo questa parentesi, possiamo passare alle caratteristiche delle essenze che si prendono in esame prima di compiere qualsiasi tipo di lavoro.

Le caratteristiche delle essenze del legno

Le caratteristiche delle essenze legnose si dividono in tre categorie: fisiche, tecniche e meccaniche. Per quanto riguarda le caratteristiche fisiche si considerano il peso ed il volume del legno, oltre che il coefficiente di porosità e quello di conducibilità. Il coefficiente di conducibilità è anche detto conduttività termica.

Le caratteristiche meccaniche sono le risposte alle tipiche operazioni meccaniche, come all’operazione di fresatura per esempio. Ecco che si parla di resistenza a compressione, a flessione e resistenza a trazione in parallelo alla fibratura.

Le caratteristiche tecniche sono in parte anche visive, cioè riscontrabili ad occhio nudo senza bisogno di verifiche. Si tratta infatti dell’aspetto, del colore, della durevolezza, della durabilità naturale, della stabilità dimensionale, della lavorabilità e della densità.

Come si può intuire, si tratta di caratteristiche generali che variano da essenza ad essenza, per questo vanno distinte correttamente. O meglio, vanno sapute distinguere, cosa che non è da poco.  Ecco che, per esempio, il legno da utilizzare per degli infissi sarà diverso da quello per una scala o una trave o, ancora, per un pavimento.

Ogni lavoro necessita di un tipo di essenza, che può essere tenera o dura. Infatti un’altra classificazione riguarda la durezza. In genere si dice che ad essere tenero e duro è il legno che deriva dalle conifere, come per esempio l’abete ed il pino; e si dice anche che è duro il legno che deriva dalle angiosperme, tra cui la quercia. Tuttavia vi sono delle eccezioni e tale distinzione non è così veritiera come si potrebbe pensare. Questo perché tra le conifere ci sono dei legni più duri di quelli delle angiosperme e tra le angiosperme si trovano legni più teneri di quelli di alcune conifere.

Legno ed architettura

Molteplici sono i campi di applicazione del legno e, come abbiamo già detto, la tipologia varia in base al tipo di lavoro. Ecco che oltre al legno massello si parla spesso di pannelli in legno, che altro non sono che derivati del legno. Questi si utilizzano principalmente laddove non sono visibili. Quando invece conta molto l’aspetto esteriore si punta al legno naturale e, possibilmente al legno pregiato.

Rinomati per esempio sono i seguenti legnami: acero, faggio e frassino. Essi rappresenta una piccola parte della lista di tutti i legni, ma si contraddistinguono per essere molto utilizzati in architettura grazie alla loro grande resistenza. Si tratta di tre essenze molto interessanti, valide sia negli ambienti interni che in quelli esterni. Bisogna infatti ricordare che è fondamentale prendere in considerazione anche la collocazione di un mobile p di una certa struttura. A seconda della collocazione e dell’utilizzo, quindi, si renderanno necessari degli interventi ad hoc. Solitamente vengono fatti dei trattamenti specifici per non alterare il legno e consentirgli di mantenere alte le sue performance in ogni situazione.