Quella del perito è una figura professionale che è andata sempre più affiancandosi a quella dell’ingegnere, arrivando in alcuni casi a sostituirla. Il corso di diploma di perito industriale, nato all’inizio del Novecento, ha ampliato il proprio programma di studi di pari passo con l’evoluzione delle conoscenze teoriche e tecniche. Proprio per questo, con l’attuale evoluzione tencologica da corso professionale di scuola media secondaria si è di recente trasformato in corso di laurea triennale. Fino al 2021 potranno comunque accedere all’albo, dietro superamento di un esame di Stato, anche i diplomati quinquennali che abbiano svolto praticantato di un anno e mezzo.
Il perito industriale
L’etimologia latina di perito industriale indica chi abbia notevole conoscenza (perizia) unita a competenza operativa (industria). Si tratta dunque di un professionista che possiede conoscenze teoriche approfondite ed è capace di metterle in pratica in prima persona. Oggi qualsiasi attività manifatturiera non può prescindere dalla collaborazione di periti in grado di gestire i macchinari e la loro organizzazione, di individuarne i malfunzionamenti e di trovare rapidamente soluzioni di problemi nei processi di produzione.
Il perito elettronico
In particolare, il perito in elettronica e in comunicazioni ha a che fare con i settori tecnologici più complessi e in più rapido sviluppo, e che richiedono un aggiornamento continuo fondato su solide conoscenze di base.
Uno sguardo a una piccola parte dei programmi di studio dà un’idea di quanto debbano essere vaste le competenze di un perito elettronico:
– analisi di situazioni tecniche che vanno dalle reti elettriche alla generazione e controllo di flussi dati, alla redazione di relazioni dettagliate anche in inglese
– progetto, creazione e collaudo di sistemi o reti di sistemi, per esempio di automazione e telecomunicazioni, e analisi anche economica del mercato riguardo alla scelta della componentistica necessaria alla loro realizzazione
– puntuale messa in pratica di manualistica tecnica
– organizzazione della manutenzione di impianti e risoluzione di problemi di funzionamento.
Un lavoro molto richiesto, ma in Italia poco pagato
La professione di perito – qualsiasi ne sia l’indirizzo – è sempre pù richiesta dalle aziende (questo ne è un esempio). Oltre a un buon curriculum di studi conta molto anche una personale notevole capacità di analisi e di valutazione delle situazioni e una predisposizione all’ascolto delle descrizioni delle problematiche.
Come spesso accade, una professione di tale importanza non trova però in Italia adeguato riconoscimento economico: spesso lo stipendio di ingresso non raggiunge i 1.000 euro netti mensili, per attestarsi sui 25.000 euro lordi annui dopo qualche anno di carriera. Negli Stati Uniti un perito riceve uno stipendio iniziale lordo di non meno di 35.000 dollari, per poi attestarsi attorno ai 60.000 dollari. In Germania lo stipendio va dai 2.400 euro lordi mensili iniziali a più di 70.000 euro annui. Chi intraprenda questo corso di studi sarà bene che impari alla perfezione almeno un’altra lingua sostenendone gli esami ufficiali, così da approfittare dell’ottimo sistema formativo italiano e però mettere le proprie capacità al servizio di Paesi che siano disposti a retribuirle quanto meritano.