Tagliando auto: quando si fa, cosa comprende e quanto costa

I proprietari di auto, si chiedono spesso quando fare il tagliando, cosa comprende e quanto costa. Tutte domande lecite ed importanti, a cui non possiamo far mancare delle risposte.

Quando si fa il tagliando auto? Date da rispettare

Il tagliando auto deve essere effettuato entro due anni dalla data di emissione del certificato di proprietà oppure, una volta raggiunti i primi 15 mila chilometri. Suggeriamo in ogni caso, di informarsi con la casa produttrice, dato che cambia da società a società.

Il secondo tagliando invece, prevede le stesse modalità con la differenza che si decorre dal primo check. Sul libretto del costruttore è sempre presente una stima sulle tempistiche, in quanto come abbiamo già detto, di per sé non esiste una regola standard.

Tagliando auto: cosa comprende?

Il tagliando auto comprende tutte le operazioni necessarie per accertarsi che le condizioni del veicolo siano ottime. Solitamente si controllano i seguenti elementi:

  • I fluidi del veicolo (ad esempio il radiatore);
  • Olio motore;
  • Refrigerante;
  • Eventuale sostituzione dei filtri (dell’abitacolo, dell’olio o dell’aria).

A seconda dell’alimentazione della vettura, suggeriamo la pulizia o la sostituzione del filtro della benzina o del gasolio.

Altri interventi piuttosto importanti:

  • Controllare la pressione delle gomme;
  • Sostituire le candele;
  • Controllare il climatizzatore;
  • Check della marmitta, sospensioni e ammortizzatori;
  • Check del sistema frenante;
  • Eventuale sostituzione delle pastiglie dei dischi e/o dei freni;
  • Check della trasmissione.

Accertarsi inoltre (sul libretto della casa produttrice), se vi sono alcuni elementi particolari da sostituire, poiché sono maggiormente usurabili, come ad esempio le gomme: se usurate o danneggiate vanno sostituite.

Di solito, la spesa complessiva per il tagliando auto varia a seconda delle dimensioni del veicolo, da cosa si sostituisce e dal meccanico che se ne occupa.

Per esempio, un tagliando auto più semplice può costare solo €50-80, mentre un check più approfondito in Italia costerebbe tra i 100€ e i 300€.

Seppur in linea generale, suggeriamo di far fare il tagliando auto ad un meccanico esperto, non vi è nessuna regola che ci impone di farlo fare a qualcuno rinunciando al fai da te.

Secondo il regolamento dell’UE n. 461/2000, nonché il documento che sancisce la libera concorrenza, il tagliando della macchina può esser compiuto da qualsiasi officina (anche non legata al brand della vettura), che sancirà il mantenimento della garanzia della casa produttrice.

Tagliando auto fai da te e altre soluzioni di risparmio

C’è un’opzione differente nel caso in cui al posto di utilizzare un’auto di proprietà decideste per il noleggio: tutti i costi di manutenzione sarebbero a carico della società di noleggio. Rivolgendoci a Carent, una nota agenzia del settore noleggio auto, per ulteriori notizie, scopriamo che noleggiando l’auto non ci sono costi da sostenere per nessun tipo di manutenzione. Dall’agenzia ci rivelano altresì, che questo particolare servizio di assistenza è quello più apprezzato dalla clientela.

Il tagliando dell’auto è un’operazione molto importante e che deve essere effettuato con costanza.

È possibile ricorrere al fai da te, a patto che si sappia dove mettere mani, senza rischiare di compromettere alcun componente o di utilizzare ad esempio l’olio sbagliato per il motore o per i freni.

Allo stesso tempo, se è pur vero che non vi è nessuna legge che obbliga ad eseguire il tagliando della macchina, tale operazione è importante per evitare che ci siano dei componenti usurati, con il rischio di peggiorare la situazione.

Sul tagliando auto da fare da soli, è possibile risparmiare ad esempio, sostituendo l’olio e smaltendo gli oli esausti basandosi sull’apposita normativa.

Per tutti gli altri check, suggeriamo di leggere il paragrafo precedente su “cosa comprende il tagliando auto”.

Gomme usate, vanno bene anche in inverno? I consigli per la scelta

In inverno c’è un obbligo che ogni automobilista è tenuto a rispettare, con il montaggio delle gomme invernali. Sono pneumatici studiati appositamente per regalare sicurezza aggiuntiva su strada, oltre che avere delle caratteristiche fondamentali per supportare l’auto quando affronta superfici bagnate o gelate.

Il nuovo trend del momento è acquistare prodotti usati, tra cui anche le gomme dei mezzi di trasporto. In inverno, per risparmiare, si può usare questa opzione di grande interesse preferibilmente seguendo alcuni consigli importanti. Scopriamoli insieme.

Pneumatici usati, come scegliere quelli invernali?

Scegliere delle gomme usate invernali è una soluzione da prendere in considerazione, non solo per risparmiare ma anche per avvalersi di accessori di altissima qualità. Come ben argomentato sul sito web danigommeusate.com è bene acquistare questo tipo di gomme da rivenditori certificati e professionali, al fine di poter usufruire di tutti i vantaggi. Di seguito ecco alcuni suggerimenti per acquistare gomme usate invernali sicure e controllate:

  • Valutare il tipo di gomma usata

Acquistare una gomma usata invernale è una soluzione da prendere in considerazione. Tra i fattori da non sottovalutare il controllo effettivo della tipologia di pneumatico.

Una gomma invernale non lo è solo di nome, ma anche di fatto. Ci sono infatti le quattro stagioni che possono essere utilizzate tutto l’anno, ma presentano comunque dei limiti.

Si ricorda che la legge italiana impone di circolare con le gomme invernali in un determinato periodo dell’anno, così da poter viaggiare in caso di neve, pioggia, gelo e in montagna. La normativa si differenzia a seconda della località di residenza e dalle temperature/tempo meteorologico in inverno.

Se si abita in una zona con inverno rigido, gelo e neve è necessario acquistare e usare le gomme invernali lasciando da parte le quattro stagioni.

  • Confrontare i codici delle gomme

Le gomme usate si acquistano da aziende certificate perché controllate, infatti risparmiare soldi non significa farlo anche in termini di sicurezza. Tutti i pneumatici posseggono un codice alfanumerico che indica raggio, lunghezza e rapporto. Le misure indicate si trovano uguali all’interno del libretto dell’auto e devono essere rispettate come da legge vigente. Questa attenzione non riguarda solamente evitare una multa salata, ma avere un accessorio sicuro che l’autovettura stessa può supportare.

Ci sono comunque dei mezzi di trasporto che possono anche montare delle tipologie equivalenti, solo se indicato sul libretto di circolazione.

  • Controllare lo spessore delle gomme usate invernali

Sempre come da legge italiana vigente, le gomme usate invernali non dovranno avere una usura fuori dal normale e uno spessore al di sotto del limite richiesto. In Italia il battistrada non dovrà essere minore di 1,6 millimetri, considerando che una gomma nuova viene prodotta con 8 millimetri di spessore.

I venditori professionisti offrono le gomme usate con un battistrada di minimo 3 millimetri di spessore, così da poterle utilizzare ancora per lungo tempo.

  • Brand e condizioni estetiche

Oggi il mercato delle gomme usate è ampio, così da poter risparmiare anno dopo anno. Il nostro consiglio è di chiedere pneumatici usati di brand internazionali che garantiscono qualità, performance e una durata maggiore ad un prezzo competitivo.

Come funziona la rottamazione dei veicoli presso le autodemolizioni

Qui scoprirai come demolire un veicolo presso i centri di rottamazione auto autorizzati. Tutto sugli incentivi statali, le normative vigenti, le procedure e i costi.

La rottamazione dei veicoli è quella procedura che permette di demolire definitivamente un veicolo che non si vuole più utilizzare oppure rivendere e che ne prevede l’intera e definitiva distruzione.

Rottamare un’automobile o una moto, non significa semplicemente liberarsi di un veicolo per comprarne uno nuovo. Ci sono tutta una serie di procedure e regole che vanno rispettate ma che non sono per niente complicate. Le autodemolizioni autorizzate si occupano direttamente del ritiro del veicolo, forniscono il certificato di rottamazione e effettuano la cancellazione dal PRA di auto, scooter e moto.

Chi può richiedere la rottamazione

Normalmente si procede alla richiesta di rottamazione del proprio veicolo solo quando quest’ultimo risulta vecchio e datato, oppure se ormai si tratta di un mezzo che inquina troppo e non rispetta le normative sull’ambiente vigenti. In quest’ultimo caso è possibile ottenere anche degli incentivi statali.

Come rottamare il proprio veicolo

La demolizione del veicolo avviene secondo due modalità: il veicolo viene portato presso un centro demolizioni autorizzato dalla Regione, oppure può essere consegnato direttamente alla concessionaria al momento dell’acquisto di un nuovo veicolo. Entrambi provvederanno poi a presentare istanza di cancellazione del veicolo al Pra.

Quali documenti servono per demolire un veicolo

I documenti che sono indispensabili per rottamare un’auto o una moto sono:

  • le targhe, sia quella anteriore che quella posteriore
  • la carta di circolazione
  • il certificato di proprietà.

La mancanza di anche solo uno di questi documenti, impedirà al centro autorizzato di procedere con l’operazione.

In ogni caso, se la mancanza fosse dovuta a furto o smarrimento, è possibile fare la richiesta di rottamazione del veicolo, presentando la denuncia effettuata presso gli organi di sicurezza competenti (Polizia di Stato o Carabinieri).

Il certificato di rottamazione

Una volta che si soddisfano tutti i requisiti per accedere alla demolizione del proprio veicolo, il certificato di rottamazione viene rilasciato dall’autodemolitore che si occupa dello smaltimento e viene consegnato al proprietario dell’auto appena rottamata. Il certificato stabilisce l’impegno da parte dell’azienda a procedere alla cancellazione del veicolo dal PRA.

La cancellazione del veicolo dal PRA

Dopo la cancellazione del veicolo dal PRA (Pubblico Registro Automobilistico), il proprietario del veicolo risulta libero da ogni obbligo e responsabilità riguardanti il veicolo rottamato, come ad esempio l’obbligo di pagare il bollo o di trovarsi coinvolti in situazioni più spiacevoli come truffe o furti a proprio carico.

Quanto costa la rottamazione dei veicoli

La rottamazione di un’auto non ha dei costi elevati. Il costo della demolizione si aggira tra i 60 e i 200 euro. Sono da considerare compresi nel prezzo anche il ritiro a mezzo di un carroattrezzi e la strada percorsa per arrivare al centro autodemolizioni.

Rottamazione Auto Gratis

Esiste anche la possibilità di rottamare l’auto gratis, rivolgendosi a dei centri di autodemolizioni che in cambio dell’auto, da cui poi ricaveranno ricambi da immettere sul mercato dell’usato, provvedono alla rottamazione gratis e radiazione del veicolo al PRA senza chiedere un centesimo all’automobilista. Queste aziende si trovano un po’ in tutta Italia: ad esempio clicca qui per sapere come funziona la rottamazione auto a Roma.

Il secondo caso in cui la rottamazione dovrebbe avvenire gratuitamente è quando si permuta la vecchia auto da demolire con un’auto nuova presso i concessionari.

Rottamazione e demolizione in caso di fermo amministrativo

In caso di fermo amministrativo sull’auto non è possibile in alcun modo procedere alla rottamazione e demolizione del veicolo. Se si desidera procedere è necessario prima effettuare una visura sul sito dell’ACI e poi saldare per intero il debito. Infine è necessario richiedere all’ente creditore di cancellare la misura cautelare.

Incentivi rottamazione e bonus mobilità

È previsto un incentivo da 1.500 euro per chi rottama tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2021 un’auto omologata fino alla classe Euro 3 oppure da 500 euro per chi rottama motocicli omologati fino alla classe Euro 2 ed Euro 3 a due tempi. Questa misura non riguarda tutti, ma solo chi risiede nelle aree sottoposte a procedure di infrazione UE per il superamento delle soglie di inquinamento, come Roma e il Lazio.

Tutti coloro possiedono i requisiti devono affrettarsi, le risorse destinate al bonus mobilità sono limitate. Magari vi accorgerete che è arrivato il momento di passare ad un’auto elettrica di nuova generazione (qui i vantaggi e gli svantaggi di un’auto elettrica).

Caratteristiche tecniche di Fiat Doblò per il trasporto dei disabili

Il trasporto di un disabile in auto presuppone un’attenta valutazione delle sue condizioni fisiche che, a seconda della gravità, possono richiedere la presenza di ausili come ad esempio la sedia a rotelle.
È chiaro che gli spazi interni di un veicolo devono essere programmati e modificati proprio in rapporto al genere di handicap della persona da trasportare.

 

Come trasportare un disabile in auto

L’allestimento di un’auto per il trasporto di disabili consiste in un insieme di modifiche del veicolo con il montaggio di appositi accessori, commisurati al grado di disabilità della persona.
Gli adattamenti, che devono sempre garantire la massima sicurezza del soggetto trasportato, possono riferirsi sia a modifiche dei comandi della macchina (qualora il disabile fosse in grado di guidare), sia soltanto la sistemazione interna dell’abitacolo (se il disabile viaggia come passeggero).

Per consentire l’accesso della carrozzina all’interno del veicolo si pone la necessità di creare uno spazio adeguato nella parte posteriore del mezzo, per consentire la permanenza del passeggero con handicap motorio sulla sua sedia a rotelle.
Per ottenere questo scopo è indispensabile creare dei punti di ancoraggio all’interno dell’abitacolo, che siano sicuri e agevolmente gestibili.
L’entrata del disabile deve predisporre la presenza di un pianale dotato di rampa manovrabile manualmente oppure elettronicamente a seconda dei modelli di autovetture.

 

Modello di Fiat Doblò per il trasporto di persone disabili

Sul mercato sono disponibili vari modelli di vetture adattabili per questo genere di servizio, tra questi la Fiat Doblò per disabili offre numerosi requisiti tecnici particolarmente vantaggiosi.
Questa auto Runner Level 3 Luxury viene considerata il fiore all’occhiello tra gli allestimenti delle Fiat Doblò attualmente in commercio.

Eleganza, stile, praticità ed estrema adattabilità rappresentano altrettanti requisiti del mezzo, che è fornito inoltre di innovativi interni in STT, un materiale lavabile in poliuretano caratterizzato da un’estrema morbidezza con effetto “soft touch”, un’assoluta novità a livello mondiale.
Grazie alla presenza di superfici in acciaio satinato “steel look”, derivante dal racing style delle vetture sportive, questa macchina si distingue anche per uno stile elegante e raffinato.
Alcuni dettagli, come i mancorrenti sospesi o anche le sacche laterali dotate di sistema a LED integrato contribuiscono a rifinire in maniera ricercata gli interni della vettura.

La notevole spaziosità interna, che è superiore del 20% rispetto ad altri mezzi attrezzati con pianale ribassato, offre una notevole profondità e larghezza nel vano passeggeri, per essere in grado di ospitare carrozzelle anche molto ingombranti, pur garantendo la presenza dei due monoposto di seconda fila.
È prevista l’opzione, qualora fosse necessario maggiore spazio tra i sedili, che prevede un ulteriore allargamento dei due monoposto per consentire al disabile di essere ospitato con il medesimo orientamento dei passeggeri seduti.

Come conseguenza si viene a creare una piacevole atmosfera di convivialità che contribuisce a rendere la persona portatrice di handicap parte integrante dell’auto, con evidenti vantaggi psicologici.
Sono possibili modifiche speciali per una configurazione personalizzata dell’abitacolo (2+1; 3+1; 4+1) evidenziabili in fase d’ordine.

Luxury può essere richiesta con numerosi accessori qualificanti come due sedili monoposto dotati di poggiatesta e cintura, un sistema per lo stivaggio elettrico della carrozzina, una vasca interna lavabile realizzata in materiale STT, superfici “steel look”, mancorrenti laterali sospesi rivestiti di soft touch e sedili con poggiatesta ribassato, oltre a tasche laterali con luci integrate.

Una delle caratteristiche principali di questa vettura prevede l’assenza di linoleum, gomma o altri materiali di rivestimento tipici dei veicoli per disabili, contribuendo a realizzare un elevato standard estetico del mezzo.

Il grip della carrozzella viene assicurato da morbidi rilievi antiscivolo integrati nella pavimentazione, prodotti esclusivamente dall’azienda Olmedo secondo un brevetto europeo.

Grazie all’applicazione degli inserti “steel look”, la vettura è caratterizzata da una notevolissima resistenza all’usura e da un’estetica particolarmente accattivante.

Grazie alla tipologia del materiale della vasca interna, Luxury è dotata di un potere insonorizzante quasi superiore a quello dei veicoli non trasformati.

 

Chi è Olmedo spa

L’azienda Olmedo spa da oltre 70 anni si occupa della trasformazione di veicoli per disabili mirata alla sicurezza, funzionalità ed estetica dei mezzi.

Uno degli aspetti maggiormente curati dalla ditta riguarda la personalizzazione dei prodotti, considerata il fattore determinante che ha reso Olmedo spa un importante punto di riferimento di questo settore.

L’azienda è certificata secondo la normativa UNI EN ISO 9001-2000, secondo i principi di tutela ambientale ISO 14001 e dal Ministero dei Trasporti riguardo la conformità delle serie prodotte.

Particolarmente attenta al mantenimento di un basso impatto ambientale, la ditta ha voluto creare un progetto denominato “Olmedo ama l’ambiente” e finalizzato alla trasformazione dei veicoli per disabili elettrici, ibridi o a metano, in conformità alle direttive (2000-53) sul riciclaggio e lo smaltimento dei rifiuti.

Tali risultati sono possibili in seguito all’attenta analisi tecnica dei materiali impiegati, la cui composizione chimica deve essere rispettosa dell’ecosistema.

È giusto ricordare infine che tutti i veicoli adattati per disabili sono soggetti a detrazioni fiscali.

Coronavirus: come cambia il settore auto e cosa aspettarci dai prossimi mesi

L’emergenza Coronavirus, ha colpito in modo particolare il settore auto che si trova in questo periodo ad affrontare una delle crisi più grandi di sempre.

Dallo scoppio della pandemia, sono molti i settori che si sono trovati in una crisi profonda, dal turismo, al mondo tech, con una contrazione della domanda, e un calo produttivo destinato a segnare in modo definitivo il 2020 e il 2021.

La crisi è depressiva e vede diversi fattori unirsi per colpire duramente il mondo automotive.

Da un lato, troviamo i problemi legati stop delle fabbriche, che hanno rallentato e interrotto la produzione di buona parte dei mezzi dei diversi brand.

Dall’altro un calo della domanda senza precedenti che ha portato le immatricolazioni a raggiungere numeri negativi mai visti prima.

In questo contesto entra in campo anche la rivoluzione elettrica.

Il passaggio dei motori, al mondo delle elettriche, è stato interrotto dalla crisi in corso, rendendo molti degli investimenti nulli, o comunque posticipando il momento in cui daranno una rendita alle compagnie automobilistiche.

Ma in che modo il settore punta a tornare a crescere? E quali incentivi sono previsti?

Pandemia e automotive: quali sono i piani per ripartire?

Quattro delle più importanti associazioni del mondo auto (Acea per i costruttori, Clepa per i fornitori, Cecra per gli autoriparatori ed Etrma per i produttori di pneumatici) hanno creato un piano dove si possono leggere 25 raccomandazioni studiate per garantire la ripresa della filiera auto.

Il piano tocca tutti gli attori del settore, dalla produzione alla vendita, passando per i servizi.

Tra le priorità che si notano subito, c’è la richiesta di incentivi, considerati fondamentali per far ripartire uno dei settori più colpiti dalla crisi.

Saranno proprio gli incentivi uno degli elementi chiave per rilanciare il settore, spingendo dal lato gli utenti a fare nuovi acquisti con detrazioni e vantaggi, dall’altro supportando le compagnie che si trovano a vivere un momento complesso come quello attuale.

La crisi del mondo auto, non si limita al coronavirus; si tratta infatti di una tendenza già in corso, prima della pandemia, elemento che rende ancora più difficile vedere, nei prossimi mesi una ripartenza reale.

Ma il mondo auto potrà davvero tornare lo stesso?

Il mondo auto sta cambiando, un cambiamento iniziato molto prima del Coronavirus e dei problemi legati alla pandemia.

Negli ultimi mesi, sono stati in tanti ad acquistare ricambi da siti web come Ricambialo.com, o a cercare auto usate dai rivenditori online.

Proprio in questo contesto, la figura del concessionario, e il modo di lavorare che, fino ad oggi, è andato per la maggiore, potrebbe non funzionare più.

Il web ha preso il sopravvento, basti pensare alle consulenze online che hanno permesso di continuare a vendere auto ad alcuni saloni.

Mentre la tecnologia auto vive un cambiamento senza precedenti, anche il settore e il mondo in cui lo viviamo potrebbe diventare completamente differente.

Gli incentivi saranno quindi importanti, ma sarà altrettanto importante tenere conto del modo in cui i consumatori sono cambiati.

La pandemia, potrebbe avere solo accelerato una tendenza precedente verso l’informatizzazione e il trasferimento sul web di diverse attività.

Nello stesso modo in cui si acquistano ricambi online, per poi farli installare dal meccanico di fiducia, bypassando la concessionaria e i pezzi brandizzati.

Tra auto a noleggio, e nuovi modi di acquistare e vivere i mezzi di trasporto, l’automotive, dovrà affrontare più di una sfida.

Oggi il mondo auto potrebbe ripartire in modo diverso, tenendo conto di una situazione completamente differente, e di tutto ciò che ne consegue.

Finita la crisi, l’automotive, potrebbe scoprire di avere un volto diverso.

Ibrido, diesel o benzina? Cosa conviene comprare oggi

In questi ultimi anni, sul mercato delle automobili, si sono aggiunti alle auto tradizionali alcuni veicoli di nuova concezione alimentati con motori ibridi o propulsori totalmente elettrici. Per questa ragione, gli automobilisti hanno ora la possibilità di scegliere fra due ulteriori alternative, oltre alle motorizzazioni già utilizzate da alcuni decenni. A seguito delle novità tecnologiche degli ultimi anni, nel panorama automobilistico oggi è possibile distinguere fra le seguenti soluzioni:

– benzina;
– diesel;
– ibrido;
– elettrico.

Ai motori elencati si aggiungono quelli alimentati a gpl e i propulsori a metano.
Ma cosa preferire quando si è in procinto di acquistare o noleggiare una nuova auto? In questo momento non è corretto avere alcuna preferenza, bensì è giusto valutare l’acquisto in base alle proprie necessità. Infatti, ogni auto ha il suo punto di forza e non è scontato che una motorizzazione sia migliore di un’altra, a meno di non avere già fatto tutte le soggettive valutazioni del caso. Vediamo insieme quale motorizzazione scegliere, tenendo presente che attualmente quasi tutti i modelli di automobile possono equipaggiare motori diversi.

Perché scegliere un motore a benzina e quando preferire il propulsore diesel

La propulsione a benzina è stata erroneamente snobbata per almeno un ventennio da tutti gli automobilisti; mai un’affermazione potrebbe essere così calzante, oltre che forte, perché il motore diesel, promosso con decisione e insistenza da tutti i mass media alla fine degli anni ’90, convinse all’epoca quasi tutte le persone. I pregi del gasolio sono tutt’ora i bassi consumi, l’elevata coppia motrice e l’apparente affidabilità, comunque garantita a livello puramente meccanico. L’idea dei pubblicitari fu quella di sfruttare i vantaggi del propulsore diesel, decisamente meno costoso alla pompa, per promuoverne la vendita, tralasciando ovviamente i problemi ambientali che sarebbero derivati da un uso eccessivo del gasolio, già impiegato nei mezzi pesanti, nei treni e nella maggior parte delle macchine operatrici. II fatto più incredibile è che quasi tutti i profani non si sono mai resi conto, nel dichiarare che il diesel “va” molto meglio del benzina, che mettevano a confronto motori turbo di grossa cilindrata (diesel) con motori molto più piccoli aspirati (a benzina), almeno per quello che era il mercato intorno all’anno 2000.
Il discorso è molto più complesso ed è alla base delle nuove soluzioni intraprese dalle case automobilistiche; il motore a benzina sviluppa più potenza del propulsore diesel, ma la distribuisce in un range più ampio, rendendo al meglio ai regimi più elevati.
Perchè quindi acquistare un veicolo a benzina? Se usato con saggezza tale auto può consumare molto meno di quanto si pensi, può diventare molto affidabile, ma soprattutto, ha dei costi di manutenzione molto più bassi del diesel, oltre ovviamente a inquinare meno.
Le auto diesel sono invece la scelta giusta per chi deve percorrere spesso forti pendenze, caricare oggetti pesanti, oppure è solito percorrere moltissimi chilometri; non a caso, il diesel viene sempre impiegato quando c’è bisogno di trazione.
Le maggiori case automobilistiche stanno oggi continuando a proporre i loro modelli principali nelle due diverse tipologie classiche di alimentazione. Per esempio il SUV Volvo XC90 viene proposto dalla casa svedese sia con motore a benzina che con propulsore a gasolio, proprio per accontentare le soggettive esigenze di ogni automobilista. In entrambe le motorizzazioni questi modelli stanno continuando a riscuotere successo, come si può vedere dalle pubblicità e dalle nuove proposte presenti sul mercato, come quella di Volvo XC90 a noleggio a lungo termine, che offre una soluzione innovativa che sta sempre più prendendo piede, alternativa a quella dell’acquisto tradizionale.

Perchè scegliere un motore ibrido e quando preferire il propulsore elettrico

Il motore ibrido è il più tecnologico di tutti in questo momento; si tratta della più recente frontiera raggiunta dall’ingegneria automobilistica e per questi motivi merita una maggiore attenzione, al pari del propulsore elettrico. Chiaramente, bisogna tutt’ora fare i conti con il prezzo elevato, che fa riflettere sull’acquisto in entrambi i casi.
Il motore ibrido consiste nell’abbinamento benzina-elettrico, dove il secondo è di ausilio al primo e permette di risparmiare moltissimo sul carburante, specialmente in città; in ogni caso, a seconda del tipo di motore (mild, full, o plug-in hybrid), si ottiene un’efficienza maggiore o minore. La soluzione permette inoltre di raggiungere risultati notevoli per quanto riguarda l’abbattimento delle emissioni in atmosfera. L’automobilista dovrebbe valutare l’ibrido con molta attenzione; l’unico vero problema potrebbe essere l’eventuale manutenzione, attualmente abbastanza sconosciuta.
I motori elettrici sono invece i più innovativi in assoluto; garantiscono zero impatto ambientale e grandi prestazioni in tutte le circostanze. In ogni caso restano “un territorio inesplorato”; nessuno conosce quali potrebbero essere i costi di manutenzione, né tantomeno le eventuali problematiche future. Inoltre, l’efficienza delle batterie, seppure sia migliorata moltissimo, non garantisce ancora l’assoluta tranquillità nelle lunghe percorrenze; sul territorio italiano le colonnine di ricarica sono ancora poche e mal distribuite, mentre è ancora difficile stabilire i costi e i consumi di energia elettrica, presumendo l’installazione della Wall-Box in casa propria. Insomma; parliamo di una tecnologia talmente bella che non può certo essere ignorata, ma le incognite sono ancora tante.
Prendendo nuovamente ad esempio la Volvo XC90, troviamo a catalogo anche una versione ibrida, un’auto che monta un motore capace di erogare 400 cv e inquina davvero poco, specie se si considera la stazza del veicolo.

Cambio gomme: come capire quando è il momento giusto

In un mondo in cui anche il mercato automotive è sempre più smart la domanda che, ricorrentemente, tutti gli automobilisti si pongono è: ogni quanto tempo è opportuno sostituire gli pneumatici? Una risposta univoca non esiste, ma certamente ci sono delle indicazioni di base da seguire.

Da cosa dipende l’usura delle gomme

L’usura degli pneumatici non si valuta solo in funzione dell’uso, ma anche dell’età. Ogni gomma viene realizzata con dei materiali che si deteriorano con il tempo, anche se l’utilizzo del veicolo è molto limitato. Il clima e le condizioni di stoccaggio, ad esempio, sono fattori che influiscono parecchio nelle prestazioni delle gomme auto.
Per questo motivo, gli esperti consigliano sempre di far esaminare le gomme dell’auto con una certa regolarità, soprattutto prima di affrontare un lungo viaggio: in questo modo sarà possibile individuare piccole deformazioni o screpolature, che potrebbero rivelarsi anche pericolose.

Diciamo che, indicativamente, dopo i primi 5/6 anni di utilizzo, il controllo delle gomme dovrebbe essere fatto regolarmente ogni anno; la sostituzione è poi, in ogni caso, caldamente consigliata trascorsi 10 anni.

Volendo ragionare in termini di chilometraggio, non esiste un’indicazione precisa che dica ogni quanti chilometri percorsi è bene sostituire gli pneumatici. Di norma, comunque, se si tratta di gomme di buona qualità, possono essere cambiate dopo aver fatto circa 40.000 km.

Come valutare lo stato di usura di una gomma auto?

Tutti gli pneumatici sono dotati di piccolissimi indicatori di usura, vale a dire delle minuscole barrette in rilievo che vengono collocate sul fondo degli intagli. Se la superficie della gomma, consumandosi, arriva al livello di questi indicatori, significa che bisogna procedere con la sostituzione. Infatti, il limite previsto dalla legge per quanto riguarda lo spessore del battistrada è di 1,6 mm.

Per verificare rapidamente lo stato di usura delle gomme, esiste anche un metodo semplice ed efficace: utilizzare una moneta.
Se si stratta di pneumatici normali, si può prendere una moneta da 1 euro e provare ad infilarla in una scanalatura del battistrada. Se si riescono a vedere le stelline presenti sul bordo della moneta, significa che è giunta l’ora di effettuare la sostituzione della gomma.

Se, invece, si desidera fare il controllo su pneumatici da neve, allora è meglio prendere una moneta da 2 euro: se il bordo argentato rimane visibile, vuol dire che il battistrada è sceso al di sotto della soglia minima prevista (1,6 mm.), ed è quindi tempo di acquistare gomme nuove.
Questo tipo di controllo va comunque effettuato in diversi punti della gomma, perché lo stato di usura non è quasi mai uniforme.

Per misurazioni più accurate, è meglio affidarsi ad un apposito strumento che si chiama profondimetro. Anche in questo caso, è bene eseguire più misurazioni prendendo in esame parti differenti del battistrada (scanalature più interne, più esterne, ecc.): facendo poi una media dei risultati ottenuti, si può desumere in maniera abbastanza precisa lo stato di salute della gomma e, di conseguenza, valutare se debba essere sostituita o meno.

Quando è bene rivolgersi comunque ad un gommista

Se si notano delle irregolarità nello stato di usura del battistrada, potrebbe esserci un problema all’origine: allineamento scorretto delle ruote, oppure pressione di gonfiaggio non ottimale, oppure ancora necessità di invertire le gomme. Talvolta, possono essere anche più cause insieme a determinare il consumo irregolare degli pneumatici.
In questi casi, è sempre consigliabile rivolgersi ad un gommista esperto e qualificato. Potrà, ad esempio, capire se si tratta di un problema di sospensioni (e, in tal caso, risolverlo), o magari si limiterà a smontare le ruote anteriori mettendole al posto di quelle posteriori, e viceversa.

Anche quando si notano dei rigonfiamenti o delle bolle lungo la spalla o il fianco dello pneumatico, bisogna assolutamente rivolgersi ad un gommista. Sono inconvenienti che per lo più si verificano a seguito di urti contro il marciapiede, o quando capita di prendere una buca profonda, o se si è viaggiato a lungo con la pressione delle gomme troppo bassa.
Si tratta di campanelli d’allarme da non sottovalutare mai, perché potrebbero favorire forature improvvise o scoppi, soprattutto guidando a velocità sostenuta (ad esempio, in autostrada).

Quanto durano mediamente gli pneumatici

Come già detto, non è soltanto il chilometraggio a determinare l’usura delle gomme. Questo significa che, anche in una vettura molto poco utilizzata, gli pneumatici sono comunque esposti al rischio di logorarsi (semplicemente per il passare del tempo, a causa degli sbalzi di temperatura, per l’esposizione al sole, ecc.) Il più delle volte, in questi casi, si possono notare delle piccole crepe su tutta la gomma: dipendono dal fatto che la stessa si è indurita, quasi seccata, ed è quindi giunta l’ora di sostituirla.

Tutte le gomme per auto riportano lateralmente un numero composto da 4 cifre, che sta ad indicare l’anno di fabbricazione (esattamente i primi due numeri identificano la settimana, e gli altri due l’anno). Questo riferimento è utile perché, salvo ovviamente dover intervenire prima per i motivi sopra esposti, una volta trascorsi circa 6 anni da tale data, sarebbe comunque preferibile buttare le vecchie gomme ed acquistarne di nuove. Non si fa, quindi, riferimento alla data in cui gli pneumatici hanno iniziato a viaggiare: la loro età anagrafica parte dal momento in cui sono stati prodotti, compreso il tempo che hanno trascorso stoccati in magazzino.

Anche se il limite di durata cui generalmente si fa riferimento è di 10 anni, per ragioni di sicurezza sarebbe meglio non utilizzare così a lungo le gomme. Dopo 6 anni, è meglio fare un controllo molto accurato, da ripetere comunque frequentemente, e valutare l’opportunità di una sostituzione.

Un ultimo consiglio da seguire è quello di cercare di sostituire sempre in contemporanea tutte e quattro le gomme dell’auto: può capitare che se ne danneggi soltanto una, ma sarebbe meglio cambiarle tutte insieme. Infatti, viaggiare con gomme che hanno un differente livello di usura non è affatto sicuro e non garantisce le medesime prestazioni (nemmeno per quanto concerne i consumi). In caso di veicoli a trazione integrale, una diversa usura dei battistrada potrebbe anche causare un danno permanente ai differenziali della vettura.

Che cos’è la Sonda Lambda nelle auto? A cosa serve? Perché è importante?

La sonda lambda, detta anche sensore di ossigeno, è un componente che legge la quantità di ossigeno presente nei gas di scarico. È composta da due estremità metalliche che ospitano due sensori e un cavo che varia di lunghezza da modello a modello. La sonda è un sensore molto importante per mantenere ideale l’efficienza dello scappamento e del catalizzatore.

Come si usa e quali risultati si ottengono?

L’utilizzo è semplice! Grazie al rilevatore esagonale e alla filettatura inserita nell’impianto del gas di scarico dove sono registrate le emissioni della vettura. Sono presenti due rilevatori ed il risultato va paragonato con l’aria dell’ambiente. I risultati sono tre!
Nel caso di combustione stechiometrica λ=1, il rapporto tra ossigeno e gas è paritario. Se presentato un eccesso d’aria λ>1 la miscela è magra. Se si rileva un eccesso di carburante λ<1 la miscela è grassa.

Il sensore di ossigeno rileva l’ossigeno restante che si trova nei gas di scarico e manda l’esito alle centralina elettronica dell’automobile. All’aumentare della differenza tra scarico e atmosfera, aumenta anche il segnale di tensione. Le miscele magre rilasciano grandi quantità di ossigeno ed il segnale di tensione della lambda è basso.
Miscele ricche rilasciano quantità inferiori di ossigeno e il segnale di tensione risulta essere alto. L’uscita del sensore varia da 0,1 volt (magro) a 0,9 volt (ricco). Una miscela aria-carburante perfettamente bilanciata, stechiometrica, di 14,7: 1 produce una potenza di 0.5 volt. Quando la lettura del sensore è ricca, il computer appoggia la miscela aria-carburante del motore. Quando la lettura è ricca, il computer impoverisce la miscela.

Le condizioni della lambda per risultati veritieri!

Per generare un segnale accurato la lambda deve funzionare ad una temperatura di 400°C. Gli attuali dispongono di un elemento riscaldante incorporato per riscardarli e mantenerli caldi al minimo e in condizioni di carico leggero. Il riscaldatore è controllato dallla centralina elettronica dell’auto. IL riscaldatore non è sempre acceso, è la centralina dell’auto che apre e chiude i cicli di lavoro, la terra per il circuito di riscaldamento, se necessario.

L’importanza della sonda lambda

Fondamentale per l’auto, svolge la funzione supplementare del catalizzatore.

Nelle macchine più moderne le lambda sono due. Una posta a monte del catalizzatore e l’altra a valle. La prima gestisce la miscela ossigeno-benzina del motore in modo da salvaguardarne la sua stechiometria. La seconda controlla il lavoro svolto dalla prima.

La presenza di ossigeno all’interno dei gas di scarico è manifestata dalla lambda a valle del catalizzatore.

Purchè una macchina funzioni ci sono molti meccanismi che lo permettono. Uno dei tanti è quello che fa sì che pistoni e bielle producono la forza necessaria che spinge l’auto. La forza viene generata dalla miscela dell’ossigeno e combustibile che permette al catalizzatore di essere il più efficiente possibile. Esistono vari tipi di lambda.

Sensore di ossigeno di biossido di zirconio

I sensori di ossigeno di biossido di zirconio sono i più comunemente usati. Questi hanno un elemento in zirconio, elettrodi di platino e un riscaldatore. L’elemento di zircone ha un lato esposco al flusso di scarico. L’altro lato è aperto all’atmosfera attraverso i fili del sensore. Ogni lato ha un elettrodo di platino attaccato all’elemento di biossido di zirconio. Essi conducono la tensione generata. La contaminazione o la corrosione degli elettrodi degli elementi di platino o di zircone riduce l’uscita del segnale di voltaggio . Questo tipo di lambda viene definito anche sensore a portata ridotta perchè non è in grado di rilevare le piccole variazioni del contenuto di ossigeno prodotte da lievi variazioni della miscela aria-carburante.

Sensore di biossido di titanio

Un altro tipo di lambda è il sensore di biossido di titanio che si trova su alcuni veicoli. Questi sensori non generano un segnale di tensione.Si comportano come un resistore variabile. Alterano un segnale di riferimento a 5 volt fornito dal modulo di controllo. I sensori di titanio inviano un segnale a bassa tensione con basso contenuto di ossigeno e un segnale ad alta tensione con alto contenuto di ossigeno. Questa lambda non necessita di un riferimento di aria esterna. Ciò elimina la necessità di sfiato interno verso l’esterno.

Sensore aria-carburante A/F

Un altro tipo di lambda è il sensore aria-carburante (A/F). Anche se un sensore rapporto aria-carburante sembra un lambda convenzionale, internamente è diverso. Funziona anche diversamente, la sua uscita di tensione aumenta quando la miscela diventa più magra. Il sensore non produce direttamente un segnale di tensione, piuttosto cambia corrente. Un circuito di rilevamento nella centralina elettronica dell’auto monitorala variazione e l’intensità del flusso di corrente dal sensore A/F. Quest’ultimo genera un segnale di tensione proporzionale al contenuto di ossigeno di scarico. Basato sul segnale di tensione la centralina è in grado di calcolare il rapporto aria-carburante e di regolare rapidamente la quantità di carburante richiesta per mantenere un rapporto stechiometrico.

L’ampia gamma di operazioni consente al sensore di misurare in condizioni estreme. Quando c’è un eccesso d’aria, il contenuto di ossigeno dello scarico è superiore a quello che un lambda convenzionato è in grado di misurare.

Un sensore A/F funziona anche a una temperatura molto più elevata, di circa 650°C. Il circuito di rilevamento misura sempre la direzione e la quantità di corrente prodotta.
Quando la miscela ha un rapporto stechiometrico, il sensore non genera corrente. nel caso in cui la miscela del carburante è ricca l’A/F produce un flusso di corrente negativo. Una miscela magra produce un flusso di corrente positivo.

Perchè il sensore lambda è importante per l’inquinamento?

Il sensore di ossigeno è essenziale se si tiene all’ambiente. Va controllata e nel caso sostituita. I prezzi del sensore lambda vanno da €30 a €100 in base ai vari modelli. Con ricerche su internet si trovano prezzi molto ragionevoli ed economici. È impossibile da pulire o sistemare a causa delle microparti da cui è composta. Il sensore di ossigeno assicura un consumo ideale e consente la diminuzione dell’emissione del monossido di carbonio. Fa sì che ci sia un ideale consumo di carburante. Se in ottime condizioni permette di soddisfare i regolamenti antinquinamento, Norme Euro. È essenziale far controllare il sensore di ossigeno ad ogni revisione che si effettua.