Capsule compatibili, come preparare un buon caffè

Un tempo la preparazione del caffè era demandata unicamente all’utilizzo della moka, la celebre caffettiera italiana ideata da Alfonso Bialetti. Con il passare degli anni, però, la tecnologia ha permesso di realizzare nuovi macchinari per la produzione della bevanda. È il caso delle macchinette domestiche e da bar, funzionanti attraverso l’impiego delle cialde.

Tra le cialde più apprezzate, specie per via della loro comodità, vi sono le cosiddette “compatibili”, come quelle presenti all’interno del nostro catalogo. Ma cosa si intende per “compatibile”?

 

Indice

  • Capsule compatibili: una definizione esplicativa
  • Esempi di capsule compatibili: il catalogo di Toro Caffè
  • Perché scegliere di acquistare le capsule su Toro Caffè

 

Capsule compatibili: una definizione esplicativa

Quando si parla di capsule compatibili ci si riferisce a capsule differenti da quelle concepite appositamente dallo stesso produttore della macchinetta di destinazione.

Prendendo come esempio una macchinetta Lavazza e una Nespresso, una capsula compatibile, realizzata da una ditta esterna, potrà trovare impiego in entrambe le macchinette (purché la compatibilità sia espressamente dichiarata sulla confezione del prodotto).

Le capsule in questione sono particolarmente apprezzate per il loro costo ridotto, associato anche a un sapore gustoso.

Al giorno d’oggi, il mercato delle compatibili è saturo: i marchi produttori di capsule simili si sono moltiplicati, a fronte della maggiore richiesta di compatibilità da parte dei consumatori. Anche i grandi brand si sono cimentati nella produzione delle capsule di tale tipologia, così da guadagnarsi un ruolo importante in un mercato in forte espansione.

 

Esempi di capsule compatibili: il catalogo di Toro Caffè

Un esempio di capsule è dato dalle bidose Lavazza prodotte da Torocaffe.com, all’interno delle quali è presente la classica miscela arabica in una quantità pari al 100% del prodotto.

Stiamo parlando di capsule di notevole qualità, dotate di un’aroma inconfondibile e, per tale motivo, in grado di produrre un caffè dal sapore unico.

Oltre a tutto ciò, le bidose Lavazza prodotte da Toro Caffè si contraddistinguono per il costo ridotto. Tuttavia, un prezzo di listino minore non significa perdere in qualità: pur a un costo ribassato, le capsule Toro Caffè mantengono inalterate le loro proprietà organolettiche, garantendo sempre la fuoriuscita di un caffè eccellente.

 

Perché acquistare le capsule su Toro Caffè

Scegliere di acquistare le capsule su Toro Caffè è vantaggioso per diversi motivi. In primo luogo, le compatibili vanteranno un gusto analogo a quello delle capsule originali, una peculiarità dovuta alla presenza della miscela arabica al 100% della composizione del prodotto.

In secondo luogo, le capsule vengono vendute a un prezzo estremamente vantaggioso. Ciò consente di risparmiare denaro e, allo stesso tempo, poter fare affidamento su tutta la qualità della produzione di Toro Caffè.

Infine, si tenga presente l’eccezionale vantaggio derivante dalla compatibilità delle capsule, usufruibili su una vasta gamma di macchinette e dispositivi per la preparazione del caffè, senza dover costringere a spendere somme rilevanti per l’acquisto delle capsule originali.

Che cosa sono i plantari su misura e a cosa servono

Il plantare su misura è un dispositivo medico che si inserisce all’interno della scarpa e serve per correggere, prevenire e curare alcune disfunzioni causate da lievi o gravi malformazioni del piede e che di conseguenza, influenzano il benessere di caviglie, di ginocchia, e anche della schiena. Una visita specialistica da un ortopedico è di grande aiuto, soprattutto per capire la tipologia di plantare di cui si ha effettivamente bisogno.

Le problematiche più comuni che solitamente vengono risolte grazie all’uso di plantari sono ad esempio: il piede piatto, il piede cavo, l’alluce valgo, i problemi ai talloni, ai tendini e ai muscoli. Il plantare su misura in sostanza, agisce migliorando la distribuzione delle forze sulla superficie del piede, in modo tale da non gravare sui punti che risultano problematici. Tutto ciò quindi, contribuisce al benessere del corpo del paziente, allevia i dolori, migliora i movimenti del piede e la funzionalità delle articolazioni.

I dispositivi medici in questione, purtroppo non curano definitivamente e non eliminano del tutto le problematiche e le patologie del piede ma sono dei validissimi supporti che contribuiscono al miglioramento della qualità della vita con la patologia. Infatti, il loro ruolo è quello di alleviare i piccoli fastidi, di rallentare eventuali peggioramenti e di permettere una diminuzione dei sintomi e delle infiammazioni.

Perché scegliere il plantare su misura e quali sono i prezzi

Il piede è una parte molto delicata ed il suo benessere, garantisce un sollievo per tutto il corpo. Proprio per questo motivo, è necessario essere scrupolosi nella scelta del plantare su misura giusto. Esistono dei dispositivi in serie ma generalmente i medici li sconsigliano perché il piede di ciascuna persona è diverso dagli altri e un trattamento errato di una patologia, potrebbe causare un grave e rapido peggioramento. A tal proposito, sono stati creati i plantari su misura che vengono progettati tenendo conto di tutte le caratteristiche del piede del paziente, grazie alle odierne tecnologie.

Le aziende che progettano plantari su misura, hanno come obiettivo la creazione di un prodotto di alta qualità, che abbia una buona durata nel tempo e che si adatti perfettamente al piede di chi ne necessita. Le nuove tecnologie permettono una progettazione precisa e la creazione di un prodotto realmente efficace. La prima fase di progettazione è quella dell’analisi del passo, cioè uno studio delle forze e delle pressioni esercitate sul suolo dal piede fermo e in movimento. Successivamente, a seguito della scansione computerizzata, si elabora un modello tridimensionale del piede su cui si progetterà il plantare.

I plantari su misura, generalmente sono costosi, infatti il prezzo varia tra i 180 e i 450 euro. Bisogna però tener conto del fatto che un prezzo elevato implica l’uso di materiali high-tech di alta qualità, che assicurano la massima efficacia per circa un anno, a differenza di quelli più economici che tendono a usurarsi prima. Tuttavia ci sono casi in cui è possibile ottenere il dispositivo gratuitamente dal Sistema Sanitario Nazionale, che li assicura ai minori di 18 anni e a persone con una certa percentuale di invalidità, a causa di particolari patologie degenerative ai piedi o all’apparato locomotore, tra le aziende convenzionate possiamo indicarvi la Ortopedia e Mobilità, per ulteriori informazioni vi consigliamo di accedere alla loro pagina dedicata ai plantari su misura.

I plantari su misura per fare sport

I difetti ai piedi e alla postura sono molto comuni e spesso vengono corretti e curati con l’uso di specifici plantari su misura. Esistono infatti, dei particolari plantari che permettono anche a chi ha questo tipo di difetti, di fare sport e possono essere di due tipi: l’ortesi dinamica e il plantare a lievitazione. Nel caso dell’ortesi dinamica, si tratta di una tecnologia che permette al plantare di adattarsi velocemente al piede in movimento. Nel caso del plantare a lievitazione invece, si tratta di un dispositivo creato per adattarsi e solidificarsi rispettando le forme della pianta del piede grazie a sostanze contenute al suo interno.

Le caratteristiche principali che devono avere tutti i plantari sportivi su misura, sono innanzitutto la leggerezza. Questo perché non devono causare sforzi poiché: si inseriscono all’interno delle scarpe e devono ingombrare poco, devono permettere ai piedi di respirare e devono essere lavabili a causa della sudorazione elevata durante l’attività fisica. È inoltre necessario che siano elastici per non compromettere la libertà di movimento. Infine, soprattutto per quegli sport svolti all’aperto è utile che i plantari isolino il piede dal caldo o dal freddo.

Come scegliere i giusti DPI online?

L’estate 2020 si è aperta con un importantissimo compromesso. Per gli italiani, lo si sa, le vacanze sono un rituale sociale sacro come poche altre cose.

Un vero e proprio farmakon contro tutti i mali capitati nei mesi precedenti, tempo adibito al relax e al recupero delle energie in vista dei successivi tempi impegnativi che sono in attesa.

Proprio per questo il compromesso della Fase 3 è importantissimo: le vacanze non sono solo contemplate e permesse, ma addirittura incentivate. Tuttavia ad alcune importantissime condizioni.

La prima e più importante condizione è rappresentata dalle mascherine e dal gel igienizzante, una combinazione indispensabile nelle valige di tutti coloro che si apprestano a passare il Ferragosto fuori casa.

Nei giorni precedenti alla partenza non sono pochi gli italiani che si stanno precipitando ad acquistare gel igienizzante mani online e mascherine della più svariata tipologia.

Tuttavia, per impedire che si crei una situazione come quella di Marzo è importante procedere con criterio. Le settimane di Marzo, infatti, hanno visto una corsa indiscriminata ad alcuni prodotti specifici, come l’Amuchina, che sono state vendute a prezzi criminali.

L’Amuchina, infatti, ha visto un apprezzamento del 750% (alcune confezioni costavano anche più di 200€), mentre le mascherine sono aumentate addirittura del 1.600%!

Ebbene, per impedire che metà del budget estivo se ne vada in mascherine e gel igienizzante è opportuno sapere alcune cose.

Scegliere la giusta mascherina: safety first

La scelta della mascherina non deve essere mossa da informazioni fasulle o opinioni non verificate. Inutile fare la corsa a pacchi da 50 pezzi di FFp2 se poi queste si rivelano completamente inadatte allo scopo per cui si intende usarle.

L’acquisto della mascherina deve essere guidato da semplici considerazioni circa l’uso, lo scopo per cui verranno impiegate e, soprattutto, il luogo in cui saranno indossate.

Per questo motivo di seguito si farà una cernita dei vari modelli:

Mascherine artigianali

Si tratta di modelli che possono essere acquistate presso qualsiasi punto vendita fisico o online. La maggior parte di queste non può essere classificato come Dispositivo di Protezione Individuale in quanto non corrisponde agli standard di sicurezza necessari ad essere certificato con il marchio CE.

Le mascherine artigianali sono considerate valide dal DPCM del 14 Luglio, sebbene forniscano livelli di protezione solo approssimativi.

Ne è consigliato l’uso in tutti quei casi in cui sono presenti poche persone e l’interazione è ridotta al minimo. Inoltre questi modelli spesso privilegiano la comodità alla sicurezza, per cui possono essere utilizzati per lunghe ore se non sono previste interazioni con numerose persone e se è possibile mantenere le distanze di sicurezza.

Mascherine chirurgiche

Si tratta del modello più diffuso, le protagoniste indiscusse del lock-down. Le mascherine chirurgiche garantiscono un filtraggio dell’aria in uscita di oltre il 90% ma scarsa protezione di chi le indossa.

L’aria filtrata verso l’interno, infatti, è appena il 20%. Per questo motivo sono ottime anche in situazioni di assembramento premesso che tutti le indossano.

In questo modo le possibilità di contagio sono meno che minime.

Mascherine FFp (1, 2 e 3)

Le mascherine FFp sono considerate dei Dispositivi di Protezione Individuali efficaci contro il SARS-Cov-2. Le vere mascherine FFp sono certificate CE e forniscono livelli di protezione variabili contro polveri sottili, agenti batteriologici e virali.

Contro il Covid-19 si consiglia di far riferimento specialmente al modello FFp2. Questo, infatti, è il più comodo e più efficace da indossare.

Il modello FFp1, infatti, non garantisce livelli di filtraggio ritenuti sicuri (circa il 72% dell’aria in entrata), mentre il modello FFp3, paradossalmente, protegge “troppo”, rendendo difficile il ricambio di aria interno e la respirazione in generale.

Specialmente con la calura estiva le mascherine FFp3 sono sconsigliate.

Inoltre è opportuno chiarire che tutte le mascherine FFp devono essere indossate senza filtro. Il filtro, infatti, pur agevolando la respirazione, non filtra l’aria in uscita. In questo modo un potenziale asintomatico potrebbe contagiare chiunque non indossi una FFp.

Scegliere il modello giusto

Preso nota dei principali modelli di mascherine, la scelta deve essere mossa esclusivamente da quello che è l’uso che se ne farà.

Un operatore sanitario, un esponente delle forze dell’ordine o qualsiasi altra classe professionale a stretto contatto con il pubblico è bene che indossi una mascherina FFp2.

Una persona che, invece, impiega il dispositivo unicamente durante le passeggiate all’aperto o per entrare in un negozio necessita appena di una mascherina chirurgica o, nel caso di zone a bassa frequentazione, può scegliere anche solo un modello artigianale.

Cosa importante è optare per un modello lavabile, in modo da ridurre l’impatto ambientale e non spendere soldi inutilmente in prodotti usa e getta.

Gel igienizzante: attenzione alle truffe

Per quanto riguarda, invece, il gel igienizzante è opportuno tenere a mente che si tratta di un prodotto specifico, con funzioni antibatteriche e antisettiche.

Si tratta di gel con alla base soluzioni chimiche precise che non possono essere improvvisate a casa mischiando detersivi o altri solventi. Le bufale e le truffe nate sul web in seguito al boom dei prezzi dell’Amuchina non possono essere prese per vere.

L’acquisto di gel igienizzante deve essere realizzato esclusivamente presso punti vendita, fisici o online che siano, certificati. I prodotti acquistati, inoltre, devono possedere il marchio CE. Si tratta dell’unica garanzia vera per la qualità del gel.

L’acquisto di prodotti non certificati potrebbe portare all’applicazione di un gel che non igienizza correttamente o che potrebbe, in alcuni casi, provocare fastidiose eruzioni cutanee.

Ecco perché è opportuno rivolgersi a venditori certificati o a shop online qualificati, come ad esempio MaskHaze. Le recensioni degli utenti possono aiutare a selezionare il rivenditore migliore per qualità dei prodotti e del servizio.

Sneakers uomo: spunti e tendenze a cui ispirarsi

Tra i modelli di scarpe più amati dagli uomini troviamo le sneakers. Ma quali sono, a proposito di sneakers uomo, le tendenze proposte dal 2020?

Il fatto che le sneakers siano tanto apprezzate dipende forse dalla loro comodità, che ne fa delle perfette scarpe da passeggio, o forse dalla loro polivalenza dello stile.

Questo prototipo di scarpa è infatti proposta sul mercato in tantissime diverse varianti: è possibile acquistarne un paio per l’originalità dello stile o anche per la sobria eleganza.

Il percorso di successo delle sneakers è stato graduale e favorito soprattutto dalla capacità di adattamento da loro dimostrata: si parla di scarpe che, pur essendo quasi sempre le stesse nella forma, riescono a rinnovarsi anno dopo anno nello stile, incontrando il gusto di chi veste casual così come quello di chi ama vestire con capi sportivi. Ma come nasce questo modello e quale bisognerebbe acquistare oggi?

La storia delle sneakers

Le sneakers, intese come scarpe da ginnastica, hanno una storia relativamente recente: sebbene esse esistano da tantissimo tempo, sono passati solo 35 anni da quando hanno varcato la soglia del mondo dell’abbigliamento atletico per entrare nell’uso comune.

Da Adidas, Nike o Dior sono tantissimi i brand che hanno scelto di immettere sul mercato la propria personalissima sneakers. A proposito di sneaker da uomo, però, quali sono le tendenze 2020?

Scopriamo di più.

Sneakers uomo: tendenze 2020

Sneakers settore lusso

Conosciamo tutti le sneakers come scarpe estremamente comode e pensate per la vita di tutti i giorni. In effetti, all’inizio, era così che venivano concepite. L’interesse crescente dei consumatori verso questo prodotto, tuttavia, ha portato anche i marchi più noti ad interessarsene ed è così che sono nate le sneakers di lusso. Nelle tendenze del 2020 troviamo proprio le sneakers dei marchi più noti, come ad esempio quelle di Valentino, Moschino o di Steve Madden.

Messo da parte ogni desiderio di mostrarsi alla moda, però, le sneakers griffate sono ovviamente anche una qualità di garanzia capace di perdurare nel tempo. Sul mercato, ad ogni modo, se ne possono trovare di diverse: con un taglio più sportivo o da abbinare ai look più raffinati.

Sneakers per ogni giorno

Il modello di sneakers più diffuso è sicuramente quello casual, che resta più fedele alla vera identità della scarpa. I trend di quest’anno confermano che le sneakers uomo più alla moda quest’anno sono quelle dal design sobrio, spesso proposto come scarpa da passeggio. Ne sono un esempio le Vans, molto accessibili di prezzo ed ben abbinabili a jeans e pantaloni comfort. Molto apprezzate risultano essere anche le Puma Suede Classic, una scarpa molto diffusa tra i giovani e prediletta per la sua estrema comodità. Un’altra sneaker uomo da tenere d’occhio, però, è la Stan Smith Adidas: quest’ultima rappresenta un grande classico, che piace a uomini di ogni età.

Infine, tra le tendenze del 2020 troviamo anche le bellissime Adidas Superstar.

Sneakers sportive

A proposito di trend, comunque, molto in voga anche quest’anno saranno le sneakers uomo sportive. Tra queste, quelle più note, sono le Ugly Sneakers, ossia delle sneakers solitamente più alte della media e caratterizzate da un design visibilmente originale e sportivo. Conosciute anche come Chunky, queste ultime sono perfette per chi ha un look da atleta perfino fuori dalla palestra. Esse si abbinano alla grande con felpe larghe, jeans, pantaloncini o anche tute griffate.

Le Chunky Sneakers si distinguono solitamente per la loro suola in gomma molto alta. Tra quelle da tenere d’occhio consigliamo quelle della Nike, della Balenciaga, della Reebok o di Calvin Klein.

Come scegliere un parquet bio

Da qualche anno a questa parte si sente molto parlare di bioedilizia e bioarchitettura: si tratta di nuove frontiere che hanno a che fare con il mondo delle costruzioni di abitazioni ed edifici vari, il cui scopo principale è quello di preservare il benessere dell’uomo e, al tempo stesso, la salvaguardia dell’ambiente in cui viviamo.

In sostanza, il principio che muove queste tendenze è quello di realizzare costruzioni che garantiscano salute e comfort alle persone ma, contemporaneamente, che non abbiano un eccessivo impatto a livello ambientale (quindi impiego di materiali naturali la cui lavorazione rispetti precisi criteri di ecostenibilità, ecc.)

Cosa sono i parquet bio e come sceglierli

In un contesto di questo tipo, uno dei prodotti che sta riscuotendo maggiori consensi è rappresentato dai pavimenti realizzati in parquet bio. Come ci spiega Leandro Querci titolare di Operalignea.it si tratta, in pratica, di parquet ottenuti con legnami provenienti esclusivamente da foreste che aderiscono a determinati programmi che prevedono la riforestazione.

Il legno, di per sé, costituisce un elemento naturale ed ecologico (è biodegradabile, non inquina, può essere riciclato, è un ottimo isolante termico ed anche acustico, ecc.), ma perché possa essere considerato a tutti gli effetti “bio” deve possedere certi requisiti ed ottenere specifiche certificazioni.

Principalmente, queste certificazioni servono a garantire che gli alberi abbattuti per ricavarne il legname appartengano a foreste che prevedono specifici programmi di ripiantumazione e, soprattutto, che non si tratti mai di esemplari appartenenti a specie protette. Inoltre, se si vuole ulteriormente ridurre l’impatto ambientale, è sempre bene scegliere materiali provenienti da non troppo lontano, se non altro che siano di origine europea.

Meno avranno viaggiato, e meno avranno contribuito ad inquinare durante il loro trasporto. Peraltro, i parquet biologici realizzati nei Paesi dell’Unione Europea hanno solitamente livelli qualitativi più elevati e garantiscono al 100% la resistenza al fuoco e livelli bassissimi (quasi nulli) di emissione di sostanze potenzialmente dannose, come ad esempio la formaldeide.

Quest’ultima è stata ufficialmente riconosciuta come cancerogena, o nella migliore delle ipotesi molto irritante per occhi, naso e gola, dunque è molto importante scegliere prodotti che ne rilascino quantitativi del tutto irrilevanti e trascurabili.

La componente primaria di un parquet bio è, chiaramente, la sostenibilità del legno che lo compone e che ne costituisce l’elemento principale. Ma non è l’unica cosa importante: infatti, è necessario che anche le colle utilizzate per la posa siano prive di solventi e certificate, e stessa cosa dicasi per quanto concerne le cere e gli oli che si utilizzano solitamente per trattare appunto i pavimenti in parquet.

Infine, grande attenzione deve essere prestata al processo di lavorazione, che dovrebbe avvenire nel massimo rispetto dell’ambiente, cercando di limitare le emissioni nocive e sfruttando fonti di energia rinnovabili.
Ecco, insomma, tutti i motivi per cui scegliere un parquet bio può senz’altro rivelarsi un’ottima decisione per chiunque abbia particolarmente a cuore le sorti del nostro Pianeta.

Come prendersi cura di un parquet bio e che tipo scegliere

Per mantenere in buona salute un parquet bio, e permettergli dunque di durare a lungo nel tempo, è necessario provvedere alla pulizia utilizzando prodotti adeguati, e occasionalmente è bene effettuare ad un vero e proprio trattamento.

Intanto, ancor prima di scegliere un pavimento di questo tipo, bisogna valutare il livello di umidità dell’ambiente in cui si intende posarlo. Il parquet bio necessita di un’umidità compresa tra il 45% e il 65%, mentre la temperatura ottimale non dovrebbe mai superare i 30°C. Se l’abitazione in cui si pensa di utilizzare questa soluzione risponde ai requisiti di cui sopra, allora certamente si può pensare di scegliere un pavimento di grande qualità e carattere, come forse solo un parquet bio sa essere.

I primi tempi è importante fare attenzione alle eventuali macchie che potrebbero crearsi a causa del naturale processo di ossidazione del legno, che ne determina variazioni di colore. Quindi, sarebbe preferibile non tenere sempre nello stesso posto oggetti coprenti, come possono essere ad esempio i tappeti. Altrimenti, quelle zone inevitabilmente resteranno con un colore diverso rispetto al resto del pavimento.

Il parquet, si sa, è un pochino più delicato in confronto ad altri materiali come possono essere il gres o il marmo: premesso che esistono comunque in commercio prodotti che possono aiutare a rendere il legno più resistente ad eventuali abrasioni o anche al normale calpestio, è comunque buona regola cercare di fare attenzione a granelli di sabbia, sassolini, ecc. che potrebbero purtroppo rigarne la superficie.

Le finiture che si trovano sul mercato sono tante, tutte di ottima qualità, ma comunque con caratteristiche diverse. Al momento della scelta, oltre chiaramente a lasciarsi guidare dall’aspetto estetico, si può tener conto del fatto che il rovere è, ad esempio, forse una delle qualità che garantisce maggiore resistenza e durata nel tempo.

Farmaci liquidi: no al cucchiaio di sciroppo, sì al dosatore!

Secondo uno studio effettuato dai pediatri statunitensi, un’elevata percentuale di bambini è esposta al rischio di assumere una quantità eccessiva di farmaci. Un problema apparentemente poco noto, che però è causa di gravi danni per la salute: se, infatti, per un adulto, un sovradosaggio può comportare solamente qualche effetto collaterale sgradevole ma passeggero, per l’organismo di un bambino, molto più piccolo e delicato, poche gocce o qualche linea di sciroppo possono fare la differenza tra la vita e la morte.

È, dunque, fondamentale attenersi alle indicazioni del pediatra, o di un altro specialista, con la massima precisione possibile. Evitando sia di ‘calcare la mano’, sia di andare ‘a colpo d’occhio’. Sappiamo, infatti, che tentare di calcolare l’esatta dose di un farmaco liquido, senza utilizzare un apposito misurino o dosatore, può dare luogo ad errori di valutazione: un problema che non riguarda soltanto i genitori, ma talvolta anche il personale sanitario, specialmente nelle situazioni di stress o di lavoro eccessivo.

Va comunque ricordato che assumere anche soltanto qualche ml in più, per un neonato, può essere un’esperienza devastante, tanto da richiedere addirittura il ricovero in ospedale. Lo stesso discorso vale per i bambini di pochi anni, che non sono ancora in grado di metabolizzare eventuali sostanze in eccesso e, dunque, potrebbero avvertire sintomi come sonnolenza, mal di stomaco, nausea, vomito e, nei casi peggiori, arrivare a perdere i sensi, tanto da aver necessità di un intervento medico urgente.

Alla luce di tutto ciò, lasciare agli adulti il compito – e la responsabilità – di dosare un farmaco liquido senza strumenti appositi è davvero un grave errore. Per fortuna, però, esistono delle soluzioni innovative, come i nuovi dosatori Althena, marchio leader nel packaging farmaceutico, che rendono pressoché impossibile sia l’assunzione di una quantità maggiore di farmaco, rispetto a quella stabilita sulla ricetta, sia lo spreco di liquido, e in più riducono i tempi necessari (e il conseguente stress) per la somministrazione.

Ma cosa sono, con esattezza, i dosatori per farmaci liquidi? Parliamo di strumenti che presentano un design allungato, molto simile a quello di una siringa, ma ovviamente senza ago per non graffiare la bocca dei piccoli pazienti. Inoltre, sono dotati di un sistema di sicurezza a vari livelli – tre, nel caso dei dosatori Althena – che blocca la fuoriuscita involontaria del farmaco. All’interno, invece, è presente uno stantuffo con l’estremità a forma di cuneo, per facilitare lo svuotamento e non lasciare tracce di liquido.

I dosatori, dunque, si rivelano un’ottima alternativa a qualsiasi altro metodo di dosaggio, specialmente quelli più approssimativi, come il ‘vecchio’ cucchiaio da cucina. In un momento talvolta turbolento, come quello della somministrazione di gocce e sciroppi, avere a portata di mano uno strumento funzionale, pratico e intuitivo è un vantaggio da non sottovalutare. Gli operatori sanitari potranno, infatti, preparare la dose di liquido in anticipo, per trovarla già pronta dentro il dosatore e risparmiare tempo prezioso.

I benefici legati all’uso di un dosatore, quindi, sono diversi: dalla maggiore rapidità alla sicurezza di somministrare solamente il quantitativo desiderato. Terminato il momento della terapia, lo strumento dovrà essere lavato, igienizzato ed asciugato con cura, in modo da poterlo riutilizzare anche per altri pazienti. È anche per questo motivo che svariate strutture sanitarie pubbliche e private hanno deciso di dotarsi di strumenti del genere, con l’obiettivo di semplificare il lavoro di medici, infermieri e operatori.

Difatti, l’investimento iniziale per l’acquisto di un certo quantitativo di dosatori si traduce in una migliore gestione dei reparti, nella riduzione dei tempi di somministrazione delle terapie e nell’azzeramento dei rischi per i pazienti. Parliamo, dunque, di una serie di vantaggi che si riflettono, in un senso più generale, sulla qualità e sicurezza dei servizi erogati e che contribuiscono positivamente al prestigio della struttura.

Le migliori farine per fare la pizza a casa: quali sono 

Pizza fatta in casa, che passione! In questo periodo tantissimi italiani stanno riscoprendo il piacere (ed il risparmio) di cucinare in casa, e questo amore per la cucina non può che rivolgersi verso il piatto nazionale più famoso nel mondo: la pizza! La pizza è un piatto ricco, equilibrato e anche completo, che si può tranquillamente fare in casa, anche senza avere a disposizione un forno a legna professionale.

Fare una buona pizza è innanzitutto questione di scegliere gli ingredienti. Già, perché la pizza è un piatto estremamente semplice e quindi scegliere ingredienti di alta qualità, a partire dalla farina, è davvero essenziale per una buona riuscita del piatto.

Se quindi volete imparare come fare una pizza fatta in casa davvero buona, non dovete sbagliare sulla scelta della migliore farina per pizza in casa in modo che esca davvero buonissima.

Conoscere le tipologie di farine in commercio vi permetterà di fare una scelta oculata e di optare per la migliore per una pizza più morbida o più croccante, anche seguendo i vostri gusti personali. Ci sono opzioni più adatte ed altre che sono invece da evitare perché possono rovinare la vostra pizza home made.

Nella nostra guida alla migliore farina per pizza professionale vogliamo parlarvi, oggi, delle farine di grano tenero di frumento e di quelle di grano duro, per farvi scegliere la soluzione migliore per una pizza fantastica.

Come scegliere la migliore farina per pizza

Dovete sapere che un elemento fondamentale per la buona riuscita della pizza consiste nella formazione del glutine. Quando la farina viene unita all’acqua, e si impasta a mano o con la macchina, iniziano dei processi che modificano la struttura stessa della farina e si forma il glutine, l’impalcatura dell’impasto della pizza.

La qualità, e anche la quantità del glutine che si forma è uno degli elementi fondamentali della farina, che dipende dal tipo di ingrediente utilizzato.

La migliore farina per pizza è quella adatta alla panificazione e quindi adatta alla formazione di glutine.

Purtroppo non sempre nei supermercati si trovano farine adatte alla formazione della pizza: si tratta delle c.d. farine deboli, che hanno poco glutine e quindi che danno poco sostegno in fase di impastatura. I marchi commerciali inoltre non sempre optano per farine di alta qualità e spesso si possono avere dei risultati diversi anche con lo stesso prodotto.

La farina migliore per la pizza in casa: ecco quale è

Le migliori farine per pizza sono:

  • la farina 00. Si tratta di farina di frumento, è molto comune e facile da trovare. Si tratta di una farina raffinata senza semole e crusca, meno ricca di proteine, vitamine, fibre e sali minerali. L’impasto per la pizza sarà morbido. Non si tratta della soluzione migliore per la pizza, soprattutto se si desidera un effetto croccante e non troppo morbido, ma si può mischiare con la 0.
  • Farina 0. Essendo una farina che contiene più glutine rispetto alla 00, è sicuramente più adatta per fare pane e pizza. L’impasto infatti risulta molto più elastico, consistente e resistente, perfetto come base della pizza e di conseguenza è la soluzione migliore per la pizza fatta in casa.
  • Manitoba. La farina manitoba contiene molte quantità di proteine insolubili, e produce molto glutine a contatto con l’acqua. Spesso per fare la pizza viene miscelata assieme alla farina 0 o 00.

La migliore farina per pizza quindi è sicuramente la 0, anche se può essere utilizzata anche con altre tipologie di farina, mischiata in dosi sapienti. Se viene mischiata con la farina di soia tostata, ad esempio, la pizza risulta più croccante.

Come progettarne uno stand fieristico per ottenere grandi risultati

Prima di capire come progettare uno stand fieristico e quali elementi dello stand devono essere curati al fine di realizzarne uno vincente, è necessario conoscerne la corretta definizione.

Con “stand fieristico” si intende l’area con la quale un’impresa o un’azienda possono esporre i propri prodotti o far conoscere i propri servizi. È molto importante crearne uno che possa incuriosire il cliente, anche perché in questo modo, l’azienda potrà trarne diversi vantaggi. Proprio per questo motivo, lo stand andrà preparato con una cura perfetta ed ogni dettaglio dovrà essere scelto con grande attenzione.

Tra i vari elementi da considerare si possono citare la struttura, divisa in diversi tipi di aree, l’illuminazione e la parte grafica, il messaggio che si desidera dare alla clientela. Questa tra l’altro, dovrà essere rappresentata da un target ben preciso, cioè da una fascia di pubblico precisa.

Come progettare uno stand fieristico

Abbiamo quindi capito che, prima di preoccuparci degli allestimenti fieristici, è importante soffermarci sulla loro progettazione, per comunicare i giusti valori e dare vita ad uno stand che porti dei reali benefici all’azienda.

Di seguito trovi i consigli degli esperti in allestimenti fieristici di Alfad per ottenere il massimo dai tuoi stand!

La fase di brief il cliente

Per progettare lo stand per una fiera dovranno essere curati anche i dettagli più piccoli. Oltre a questo, c’è sempre il rischio di incorrere in sbagli piuttosto banali, ma purtroppo comuni. Uno di questi è quello di dare un messaggio sbagliato alla propria clientela, ma non solo. Collegato a questo tipo di errore, vi è il fatto di svelare l’intero scopo della campagna pubblicitaria, subito, senza prima incuriosire il cliente. In tal modo quest’ultimo difficilmente sarà attratto ad avvicinarsi allo stand.

Il primo obiettivo invece deve essere proprio quello di aiutare il pubblico ad avvicinarsi, a vedere la merce, a conoscere i servizi della propria azienda. Questo può essere considerato con uno degli obiettivi principali da dover raggiungere, per la realizzazione di uno stand fieristico perfetto. Il secondo step è quello di informare i clienti, una volta che si sono avvicinati. Attenzione però: l’informazione non deve essere un’aggressione, o il pubblico si sentirà oppresso, stufo e non mostrerà interesse.

Al fine di ottenere entrambi gli scopi, si devono curare gli elementi essenziali dello stand, scegliendone con attenzione minuziosa la tipologia, la struttura, realizzare una giusta illuminazione, scegliere il percorso migliore per l’ingresso dei clienti, fare attenzione ai materiali.

Scegliere la tipologia di stand

Non esiste un solo tipo di stand, e la bravura di chi ne organizza uno dovrà risiedere anche nella scelta della struttura giusta. Questa varia a seconda di quanto spazio si può occupare. La prima cosa a cui dover fare attenzione è sapere che esistono stand chiusi oppure aperti. In quest’ultimo caso, si possono scegliere diverse soluzioni come ad esempio lo stand aperto a penisola oppure a isola, quello a forma di L, aperto su due lati oppure su uno solo.

È molto importante scegliere la giusta struttura e forma dello stand, anche in base al tipo di messaggio da voler fornire alla clientela.

La divisione delle aree

Oltre ai diversi tipi di stand, questi ultimi si suddividono a loro volta in diverse aree, ognuna delle quali presenta un certo scopo di utilizzo. Di solito se ne contano 5 e c’è l’area per l’esposizione, l’ingresso chiamato anche “reception”, il meeting, l’area food, il ripostiglio e le aree funzionali. La prima citata merita il primo posto anche in un’ipotetica scala di importanza, dato che è la parte utile per esporre i prodotti. Di conseguenza sarà anche quella da curare nei minimi dettagli. Non è da meno però la parte dell’ingresso, utile per accogliere la clientela e fornire anche indicazioni utili. Chi si trova nell’area della reception quindi deve risultare molto gentile e disponibile e aiutare i clienti rispondendo ad ogni loro domanda.

Le aree successive sono più particolari, come l’area meeting, la cui denominazione significa “incontro” in inglese. È proprio questo infatti il suo scopo: si tratta di un’area di ritrovo, utile anche per trovare un po’ di relax dopo uno shopping sfrenato o dei giri continui all’interno della fiera.

Può essere utile però allo stesso scopo anche l’area food, che si contraddistingue da quella meeting solo perché in più presenta anche la possibilità di consumare cibo e bevande o in alcuni casi anche prodotti tipici delle aziende presenti in fiera.

L’area ripostiglio invece fa da magazzino, dove vengono inseriti tutti gli oggetti non necessari, o utili per ripulire lo stand, una volta terminata la fiera. Le aree funzionali si chiamano così invece perché ognuna ha una funzione precisa. Per fare un esempio, una può essere l’area utile per far poggiare i cappotti ai clienti.

Altro punto fondamentale: l’illuminazione

Lo stand non sarà vincente, se non avrà un’illuminazione idonea e strutturata in modo che vengano messi in risalto alcuni punti strategici. Ovviamente l’area da esposizione dovrà essere quella meglio illuminata, anche perché su di essa sono presenti i prodotti, quindi sarà necessario farli risaltare agli occhi della clientela, in modo che ne vengano mostrati i punti migliori. Ovviamente una corretta illuminazione non è sinonimo di illuminazione eccessiva o troppo forte: non ci sarebbe peggior errore che infastidire la clientela con luci esagerate.

Inserire il percorso giusto

Altro punto fondamentale da seguire per avere uno stand fieristico perfetto è il fatto di agevolare il passaggio dei clienti. Per perseguire quest’obiettivo ci sono appositi percorsi, che non solo devono mirare a non far creare file eccessive o sovraffollamento, ma anche a indirizzare il cliente, in modo che veda tutti i prodotti dello stand.

Esistono vari tipi di percorsi: possono essere multipli, singoli oppure chiamati “a ventaglio”. I primi presentano diverse corsie e sarà il cliente a scegliere quale tra queste seguire e quale parte dello stand vedere per prima. I percorsi singoli invece sono i più semplici, perché hanno una sola corsia. Utili sono anche quelli “a ventaglio”, che servono per esporre l’intera merce proprio su uno stand a forma di ventaglio, in modo che la clientela potrà vederlo a mano a mano, senza corsie da seguire.

Pensare all’arredo e alla parte grafica

Altri due elementi fondamentali per uno stand perfetto sono l’arredamento e anche la grafica. Entrambi devono essere realizzati nei minimi dettagli, al fine di non appesantire l’occhio della clientela, ma anzi invogliarlo tramite scritte, colori giusti e non eccessivi, arredo particolare. Ovviamente tutti questi elementi dovranno essere adatti al tipo di prodotto che si vuole sponsorizzare e in più dovranno essere scelti con il fine di dare un messaggio ben preciso.