Packaging compostabile e biodegradabile: cosa c’è da sapere?

Da qualche anno tutto ciò che riguarda i rifiuti e il loro riciclo è diventato di grande interesse. Questa è un’ottima notizia, ma a fronte di tantissime informazioni sorgono altrettanti dubbi.

Il packaging compostabile sembrerebbe un elemento molto semplice da definire, ma inizialmente è stata fatta molta confusione su di esso, sia da parte dei consumatori sia da parte degli addetti ai lavori.

Tutto dipendeva dal fatto che non ci fosse una norma univoca a cui far riferimento, però ora c’è e non ci si può più sbagliare.

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

Packaging sostenibile e normativa di riferimento

La normativa da tenere in considerazione quando si parla di packaging compostabile o biodegradabile è la EN 13432:2002, il cui titolo è “Imballaggi – Requisiti per imballaggi recuperabili mediante compostaggio e biodegradazione – Schema di prova e criteri di valutazione per l’accettazione finale degli imballaggi”.

Oggi, quindi, si può definire compostabile o biodegradabile un imballaggio solo se le sue caratteristiche sono aderenti a quanto descritto dalla norma.

Per essere ancora più chiari sul tema packaging compostabile e biodegradabile riportiamo un chiaro elenco di parametri che determinano queste caratteristiche tecniche:

  • Biodegradazione: significa che il materiale organico deve risultare completamente scomposto in anidride carbonica, acqua e bio materiale dopo il test in specifiche condizioni.
    La somma dei materiali costituenti il packaging NON biodegrabili non deve superare il 5% del peso secco per poter ottenere la certificazione.
    Il test richiede che in un massimo di 6 mesi più del 90% del carbonio organico deve essere degradato in CO2 e materiale bio.
  • Dopo cinque settimane il 90% del peso secco della confezione deve disintegrarsi in pezzi più piccoli di 2mm.
  • Caratteristiche chimiche: l’ammontare dei seguenti elementi deve essere limitato nei materiali compostabili: Zn, Cu, Ni, Cd, Pb, Hg, Cr, Mo, Se, As e F.
  • Ecotossicità: è misurata dalla germinazione e dalla crescita di due piante test. La germinazione delle due piante è comparata fra i due ecosistemi: quello contaminato e quello standard senza contaminazione. Il requisito minimo è che la crescita e la biomassa della pianta contaminata sia almeno il 90% di quella standard.

Il packaging compostabile nella precedente direttiva 94/62/CE

Già nel dicembre del 1994 il Parlamento Europeo si era occupato di questo tema con la direttiva 94/62/CE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio.

È importante sapere che la normativa EN 13432:2002 ha rivisto alcune lacune della precedente direttiva proveniente dall’Europa, così da rendere chiari i parametri e non lasciare spazio all’utilizzo di sostanze in concentrazioni giudicate nocive per l’ambiente e gli esseri viventi.

Ad esempio è stato rivisto l’uso di additivi che favoriscono la scomposizione in piccoli pezzi dei sacchetti in polietilene, ma che contengono metalli pesanti, notoriamente tossici e, inoltre, non così efficaci.

L’intento delle due linee guida è il medesimo, quello di creare un’omogeneità in un settore molto vasto che riguardava chiunque produce o utilizza packaging per imballare, trasportare, mettere sugli scaffali le proprie merci.

Quindi, già dal ’94 gli Stati facente parte della Comunità Europea sono stati chiamati a fare leggi per tutelare l’ambiente agendo anche sui materiali con cui venivano fabbricati gli imballaggi utilizzati in ogni ambito: industrie, uffici, negozi, case private.

Etichette biodegradabili: anche questi elementi fanno parte del packaging

Non bisogna dimenticare che un imballaggio spesso è corredato di etichetta e anche questo elemento, nella maggioranza dei casi, deve essere biodegradabile o compostabile per definire un packaging davvero green.

Non è una questione di puntigliosità, ma di dovuta attenzione, perché basta un’etichetta tradizionale su un sacchetto biodegradabile per inficiare il processo che porta a una rapida dispersione dei materiali nell’ambiente.

Oggi la sensibilità ecologista è sempre più presente nel tessuto sociale e anche le aziende si devono adeguare non solo alle normative ma anche alle nuove richieste dei clienti consapevoli.