Registrare un marchio in Italia: cosa sapere

Il marchio è il segno distintivo della propria attività. Registrarlo, in Italia, permette di godere dell’uso esclusivo ed è indice di prestigio per l’azienda.

Visitando siti web specializzati come https://www.registrareunmarchio.it/ è possibile entrare in contatto con professionisti del settore, i quali possono fornire tutta l’assistenza necessarie per registrare correttamente il proprio marchio all’UIBM (l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi).

Registrare un marchio: come fare e costi

Un marchio può essere registrato presentando domanda presso gli sportelli della Camera di Commercio o mediante procedura online.

Indipendentemente dal metodo scelto, è necessario inviare:

  • dati anagrafici
  • caratteristiche del marchio.

Oltre che pagare la marca da bollo e la tassa di registrazione.

Una volta inviata la richiesta è necessario aspettare alcuni mesi prima che il marchio venga effettivamente registrato.

L’ufficio preposto infatti deve occuparsi di tutta una serie di controlli volti a verificare la legittimità della richiesta. Il marchio infatti deve rispettare i principi di originalità, novità e liceità.

Quanto costa registrare il marchio in Italia e nel mondo

Registrare un marchio in Italia comporta una spesa data dal versamento delle tasse, dalla marca da bollo e dai costi di segreteria. Il marchio inoltre può essere registrato anche in uno o più dei 27 stati dell’UE (Marchio Europeo) e a livello internazionale (Marchio Internazionale).

Vediamo in dettaglio i costi:

In Italia

È prevista una tassa di registrazione (101 euro) più 34 euro per la classe merceologica, più 42 euro per la marca da bollo. Quest’ultima è di 16 euro nel caso si presenti la domanda di persona. Tuttavia, bisogna aggiungere 40 euro per i diritti di segreteria.

In Europa

L’ente preposto è il EUIPO. Presentando domanda online I costi sono di 850 euro e comprendono una classe merceologica. Aggiungere una seconda classe implica una spesa di ulteriori 50 euro.

Registrare il marchio per 3 o più classi implica un ulteriore spesa di 150 euro per ogni classe aggiuntiva alla seconda. I costi sono molto simili anche presentando domanda di persona, recandosi quindi agli sportelli preposti e situati ad Alicante. La tassa di registrazione, in questo caso è di 1.000 euro.

Nel mondo

Esternamente ai confini UE bisogna rivolgersi all’OMPI. In questo caso i costi variano a seconda del paese scelto per la registrazione del marchio.

Inoltre, bisogna considerare alcune tasse fisse di 532 euro in caso di marchio composto da sole lettere, e di 736 euro in caso di marchio figurato.

Iter burocratico

Registrare un marchio in Italia o in Europa prevede un iter burocratico molto simile.

Bisogna presentare la documentazione richiesta e dimostrare che il marchio rispetti i requisiti di novità, originalità e liceità.

Tutte le procedure sono riportate sulle pagine ufficiali dell’UIMB e dell’EUIPO. Simile risulta l’iter anche nel caso di registrazione presso l’OMPI. All’organizzazione appartengono i 97 paesi che hanno sottoscritto l’accordo di Madrid.

Tecniche di fidelizzazione del cliente: strategie, esempi e metriche utili

Affinché una azienda cresca e si sviluppi al meglio, deve, non solo ovviamente acquisire nuovi clienti, ma anche, e soprattutto, fidelizzare quelli già esistenti. Tra i più grandi errori che un’azienda può commettere vi è infatti proprio quello di concentrarsi solo ed esclusivamente sull’acquisizione di nuova clientela. Niente di più sbagliato. La fidelizzazione è difatti una parte altrettanto fondamentale.

In termini di marketing, si definisce “fidelizzazione del cliente”, il processo mediante cui si continua a coinvolgere acquirenti già esistenti,per far si che acquisti beni e/o servizi di quel dato marchio, in modo regolare e costante nel tempo. Il cliente diviene dunque fedele. Va da sé che un cliente fedele può, attraverso un semplice passaparola, portare nuovi acquirenti, spesso facenti parte della sua stretta cerchia, come amici e parenti.

Ovviamente alla base della fidelizzazione ci sono tecniche strategiche ben precise e, dietro queste, misurazioni ed osservazioni di marketing.

Misurazioni di fidelizzazione del cliente

Per poter mettere in campo le tecniche di fidelizzazione più consone, occorre averne una misurazione.
Le misure di fidelizzazione forniscono informazioni su quanto quella data azienda è in grado di continuare a soddisfare le esigenze di un cliente nel tempo, trasformandole quindi in attività continuativa.

Naturalmente, i criteri attraverso cui si andrà a misurare la fidelizzazione, varieranno in base al tipo di azienda ed al settore di appartenenza. Ad esempio, un’agenzia di viaggi, dovrà misurare la fidelizzazione a lungo termine giacché gli individui, e dunque i clienti, lo faranno prevalentemente in alcuni periodi dell’anno. Discorso inverso invece per la ristorazione ed alcuni marchi e-commerce. In genere infatti, proprio questi ultimi, tendono a misurare la fidelizzazione quotidiana dei clienti. Questo permette loro di cogliere ogni singola fluttuazione.

Ad ogni modo, le tecniche per misurare la fidelizzazione sono molteplici. In linea di massima, tutte sono costituite da modelli matematici molto semplici. Tra queste tecniche, la principale è indubbiamente rappresentata dal cosiddetto “tasso di fidelizzazione”. Tale misura è molto semplice da effettuare, ma è anche tra le più importanti a livello di marketing.
Il tuo tasso di fidelizzazione dei clienti misura la percentuale degli acquirenti già esistenti, che continuano a fare affari con quella data azienda in un determinato periodo di tempo.

Di pari passo con questo indicatore, vi è il “tasso di abbandono”. Questo però, sarà dato, come suggerisce il nome, dalla percentuale di clienti che hanno smesso di comprare da quella data azienda in un determinato periodo di tempo. Naturalmente, un lieve tasso di abbandono è sempre presente, in ogni impresa. Impossibile vedere un tasso di abbandono pari allo 0%. Tuttavia, le tecniche di fidelizzazione faranno si che questo rimanga circoscritto ed inferiore al 5-7%. Una volta superato tale valore infatti, sarà tempo di esaminare i motivi per cui ci sono più clienti che abbandonano rispetto a quelli entranti.

Vi è poi il “tasso di restituzione del prodotto” ossia la percentuale delle unità totali vendute che però sono state rispedite indietro. In questo caso, le tecniche di fidelizzazione andranno a diminuirlo, fino a ridurlo il più possibile intorno allo 0%. Ovviamente, anche in questo caso, bisognerà comunque indagare sui motivi di tale innalzamento, ad esempio, controllando se il prodotto venduto sia di natura scadente.

Infine, ma non per ultimo giacché le misurazioni possibili sono davvero innumerevoli, troviamo il Net Promoter Score (NPS). Questo punteggio va a misurare la soddisfazione del cliente in proporzione alla probabilità che quest’ultimo raccomandi l’azienda ad altri.

Strategie di fidelizzazione

Una volta eseguite le opportune misurazioni, si deve naturalmente migliorare la fidelizzazione in modo concreto. A questo proposito esistono tecniche di fidelizzazioni efficaci e strategiche da poter mettere in campo.

Digitando semplicemente sui motori di ricerca web “tecniche fidelizzazione dei clienti”, verranno mostrati dozzine e dozzine di elenchi su come migliorarla. In linea di massima però, tutte le tecniche strategiche di fidelizzazione sono concentrate su 3 obiettivi: migliorare l’esperienza del cliente in quella data azienda, capire perché abbandona, proporre soluzioni ad hoc per farlo sentire parte integrante di quella impresa.

Tra le varie tecniche di fidelizzazione strategica troviamo sicuramente il sollecitare il cliente ad un feedback. Attraverso richieste di recensioni, sondaggi e test di breve durata, è possibile scoprire pregi e difetti dell’azienda. Un questionario ben fatto, è facilmente leggibile ed affronta 3 chiare e semplici domande: Qual’è la probabilità che il cliente consigli l’azienda ad altri, quella che acquisti nuovamente e l’eventualità con cui proverà nuovi prodotti. Ad ogni domanda è possibile rispondere solo con una scala di gradimento. Questo rende il sondaggio di facile compilazione e dunque immediato. La scelta della scala è ovviamente a discrezione dell’azienda, ma molte ne usano una a 6 risposte che vanno da “sicuramente si” a ” assolutamente no”. Tale tecnica di fidelizzazione fa leva sul fatto che, quando i clienti percepiscono che l’azienda apprezza il loro feedback ed i loro consigli, anteponendo il tutto al puro profitto, tenderanno a rimanervi con più motivazione.

Un’altra tecnica di fidelizzazione riguarda il mantenere un calendario di comunicazione con il cliente, per esempio inviando una newsletter aziendale. La newsletter può essere giornaliera, settimanale o mensile. Oppure, sempre per conservare un contatto diretto, l’azienda può agire migliorando il servizio clienti, tipo riducendone i tempi di risposta e dunque rendendo più semplice anche la risoluzione degli eventuali problemi dei consumatori.

Molto importanti per la fidelizzazione vi sono anche i programmi fedeltà. Tali programmi, utilizzando le metriche di fidelizzazione per misurare la fedeltà dei clienti, avranno il compito di mantenere questi ultimi, attraverso allettanti incentivi. Offrire, per esempio, un premio a sorpresa, uno sconto od un campione gratuito, stimoleranno l’acquirente a comprare di nuovo ed a fare passaparola, ampliando così l’organico aziendale.

Conclusioni

Le tecniche di fidelizzazione dei clienti sono fondamentali per la buona crescita di una data azienda. Perdere di vista la soddisfazione del cliente che era già presente infatti, porterà al suo abbandono, e con lui molti altri. Tali strategie permetteranno non solo di mantenerlo, ma anche di aumentare la sua soddisfazione e dunque le vendite.

Ma credete davvero che Coca Cola valga più di Apple?

La classifica annuale di Interbrand dei brand di più alto valore al mondo indica al primo posto Coca Cola, seguita da IBM, Microsoft, Google, GE, McDonald’s, Intel e solo all’ottavo posto Apple.

Non sono addentro ai dettagli con cui è fatto il calcolo, ma la cosa non mi quadra.

Che cos’è il valore di una marca, in che modo l’interesse e l’emozione del pubblico nei suoi confronti si traducono in valore economico e finanziario?

Provo a dare una risposta, e spiego perché la classifica Interbrand non mi convince…

Il valore economico di un brand dipende dalla percezione e dalle aspettative positive che suscita nel pubblico, e dalla probabile maggiore efficacia delle azioni di marketing promosse, con l’aiuto della sua notorietà/reputazione rispetto ad azioni simili che non ne beneficino. Esistono molte agenzie che hanno i loro metodi di “brand valuation”, generalmente basati su diverse ipotesi relative ai fatturati e profitti che si potranno generare in futuro grazie a quel brand.

La moda segue il trend di apprezzamento statistico?

Facciamo un esempio ancora più concreto, andando dritto al punto. Come nella classifica dei trend 2017, abbiamo un trend positivo per una certa marca, ma a parte gli addetti ai lavori è davvero la percezione generale?

Siamo di fronte nuovamente a un conflitto di brand stilata e brand percepita. Difficile da spiegare ma non impossibile.

Il brand oltre il cuore

Le aspettative sul valore futuro non guidano solo i metodi di valutazione dei brand, infatti il valore in borsa delle azioni delle imprese che stanno dietro a questi brand dipende anch’esso dalle percezioni e dalle aspettative di analisti e investitori, (che sono anch’essi pubblico), su quello che il brand/azienda farà domani e che ne migliorerà i risultati economici.

E’ l’aspettativa di valore futuro che rende un’azione desiderabile da parte del mercato, e che quindi ne fa aumentare il prezzo.

Il valore delle azioni e il valore economico del brand dipendono quindi da fattori molto simili. E vediamo allora se usando un parametro legato al valore in borsa delle azioni delle aziende/brand, la classifica di valore ottenuta è coerente con quella di Interbrand.

Usiamo il rapporto tra la il valore totale delle azioni (market capitalization, legato al valore percepito dell’azienda/brand) e il suo patrimonio totale a bilancio (cioè il suo valore materiale).

Quanto più grande sarà il rapporto tra valore percepito e valore materiale tanto più alto dovrebbe essere il valore della marca. La classifica fatta in questo modo ha un ordine molto diverso da quella Interbrand.

Eccola qui sotto, confrontata con quella di Interbrand e con quella di BrandZ (Millward Brown), che è molto più simile.

 

Market cap su assetClassifica MC/AClassifica InterbrandClassifica BrandZ
Coca Cola2,05516
IBM1,83723
Microsoft2,4435
Google2,88242
GE0,218510
McDonald’s2,81364
Intel1,986758
Apple4,71181

 

 

Come si vede la classifica è simile, ma non uguale.

Anche perché un brand che passa dal 1° posto al 6° è un salto notevole, non si parla di qualche punto percentuale ma di una discesa totale dal trono.

 

Stessa cosa per intel, addirittura piazzata tra le prime 10 mentre per BrandZ fuori da tutto ciò che conto, può giusto vantarsi di essere in una TOP100 charts. Ma sicuramente i manager della società californiana non lavorano per entrare solo tra le primo cento aziende a livello di brand.

 

Importante in questi anni, l’asceso di altre aziende come TikTok, Facebook ad esempio che si sono piazzate sicuramente tra le prime posizioni in termini di percezione, ed in alcuni casi, anche di fatturato.

Ufficio: meglio comprare o in affitto?

Se, per la tua attività lavorativa, inizialmente poteva bastarti lo studio di casa, ora senti la necessità di organizzarti in un ufficio. Meglio comprare o prenderlo in affitto? Qual è la soluzione migliore? Dovrai valutare alcuni fattori per trovare la risposta a questa domanda.

Sia affittare sia comprare un appartamento ad uso ufficio comporta vantaggi e svantaggi a seconda dei casi.

Il noleggio in co-working potrebbe essere un’ottima ed economica soluzione per chi cerca uno spazio limitato, una singola postazione. La tua attività, però, richiede un ufficio vero e proprio quindi escludi a priori il noleggio. Hai bisogno di un appartamento con più stanze ed una sala riunioni. Di conseguenza, le chance sono due: affitto o acquisto. Con l’aiuto di Casafin, agenzia immobiliare specializzata nella compravendita di immobili ad uso commerciale e una vasta conoscenza per quanto riguarda le soluzioni di uffici in affitto a Modena, vedremo, in base alla nostre esigenze, se la soluzioni migliore potrebbe essere l’acquisto o la locazione.

 

Ufficio: meglio comprare o in affitto? Dipende…

Prendere in affitto un ufficio ti permette di non investire un budget importante né di richiedere un mutuo. L’affitto è l’unica via percorribile per chi non ha sufficiente liquidità né la possibilità di richiedere un mutuo, ma sono anche altri i motivi che spingono a scegliere questa soluzione.

Spesso, si tratta di una scelta temporanea per varie incognite: l’attività è stata appena avviata e non si conoscono le possibilità di successo oppure la sede definitiva non è ancora stata decisa.

Chi, al contrario, opta per l’acquisto lo fa perché ha il budget giusto, i presupposti per richiedere un mutuo o le idee chiare. Cerca una soluzione definitiva nel lungo termine, Sa che acquistare un immobile significa, comunque sia, investire nel mattone, pagare per un bene che resterà di proprietà.

 

Ufficio: quando e perché comprare

Lo sai bene anche tu: comprare un immobile è un grosso impegno, specie se bisogna richiedere un mutuo che vincola per anni.

La molla che ti spinge a comprare si basa su un’idea semplice: un immobile è un buon investimento, rimarrà di tua proprietà, potresti in futuro anche rivenderlo o affittarlo trasformandolo in un’interessante fonte di guadagno.

Rifletti. Stai facendo la cosa giusta?

 

Devi avere almeno un paio di certezze:

  • risparmi da parte che ti permettano di onorare la rate del mutuo (considerando eventuali imprevisti). Confronta diverse proposte e scegli il mutuo con le condizioni più convenienti (tassi vantaggiosi, rata sostenibile);
  • la scelta di un immobile perfetto sapendo con certezza che la tua attività non cambierà sede per diverso tempo.

 

E’ possibile acquistare un ufficio in totale sicurezza partecipando ad un’asta giudiziaria online. Il sistema online evita spostamenti e quindi trasferte, spese di viaggio. Il prezzo base delle aste giudiziarie è sempre super vantaggioso per chi riesce ad aggiudicarsi un immobile di proprietà di una società fallita.

 

Quando conviene affittare e quando no

Affittare un ufficio è la scelta meno impegnativa di molti, di chiunque preferisca avere meno vincoli della proprietà.

Rappresenta la soluzione migliore, anzi l’unica, se si è impossibilitati ad investire una cifra importante, se oltre a non avere abbastanza liquidità non si hanno i requisiti per richiedere un mutuo. L’affitto è l’inevitabile e flessibile chance anche per chi ha appena avviato un’attività e non sa come andrà oppure per chi potrebbe cambiare città e sede.

Lo svantaggio è pagare con il classico meccanismo del ‘vuoto a perdere’: pagare per non ritrovarsi alcun bene immobile di proprietà.

Perchè il packaging rientra tra le strategie di marketing? Ecco la spiegazione

In che modo packaging e marketing sono correlati tra loro? Cosa c’entra l’involucro di un prodotto con le sue strategie di vendita? L’argomento è molto vasto ma noi cercheremo di semplificarlo per riflettere sull’importanza dell’involucro esterno di un prodotto. Il punto è che nel marketing l’apparenza conta molto più di quanto potremmo pensare perché tutti noi acquistiamo prima con gli occhi e poi con il cervello. Forse non lo sapevi ma il supermercato è la perfetta trasposizione di tutte le logiche, le teorie e le definizioni che trovi in un libro di marketing. La regione deriva dal fatto che ogni prodotto è posizionato secondo un preciso ordine e che il packaging è fondamentale per generare vendite. Vediamo il perché.

Funzione del packaging

Il packaging svolge una doppia funzione per cui protegge il prodotto contenuto al suo interno e informa il consumatore su cosa c’è dietro l’incarto e quali sono le informazioni di consumo. Quindi la sua utilità sembra abbastanza ovvia e scontata. Tuttavia c’è una ragione se alcuni prodotti di marchi diversi hanno packaging simili o se in un supermercato trovi il tuo prodotto preferito in alto o in basso rispetto alla disposizione degli scaffali. Il packaging svolge anche una funzione estetica che si interfaccia con il concetto della “awareness”, ovvero della riconoscibilità. Inoltre se questo è particolarmente curato e studiato è in grado di attrarre le persone rispetto a tantissimi altri prodotti simili.

L’involucro comunica i valori dell’azienda

Quando un’azienda decide di piazzare un prodotto sul mercato, quindi, si assicura di scegliere un fornitore valido per i suoi imballaggi ma ingaggerà esperti di grafica e di comunicazione per comunicare, interessare e vendere. Questi professionisti lavoreranno per produrre una disposizione di colori e informazioni tali da rendere subito chiaro al consumatore cosa c’è dentro l’involucro ma non solo. Difatti le strategie applicate al packaging mirano a rendere il prodotto accattivante e desiderabile, spronando l’attenzione delle persone e solleticando la loro voglia di comprarlo. Il tutto avviene attraverso l’impiego di sofisticate tecniche di comunicazione visiva

Fronte e retro: quale conta di più?

L’aspetto comunicativo di un packaging, ovviamente, comprende sia il fronte che il retro. Tuttavia quella che è definita “retropack” assume molta più importanza oggi rispetto ad alcuni anni fa. È per questo che molte aziende curano in modo attento il retro mostrando al consumatore tutti i buoni motivi per cui, acquistando quel prodotto, hanno fatto una buona scelta. Sul retro dei packaging trovi infatti concorsi, riferimenti a siti web e social, curiosità, ricette e modo d’uso oltre alle qualità del brand che hai scelto. Questo aspetto della comunicazione sta vivendo un periodo di grande fortuna ed interesse per cui le aziende investono sempre più in packaging certificati, attenti all’ambiente e alla salute dei consumatori. Si tratta di un aspetto fondamentale anche perché il mercato è saturo per qualsiasi categoria merceologica e, quindi, per distinguersi occorre puntare tutto sul marketing, sulla comunicazione e sulla reale qualità di produzione e marchio.

Aprire un negozio di sigarette elettroniche online: quali passi fare

Il boom dei negozi di sigarette elettroniche è scoppiato nel 2012, e dopo di che è stato seguito da una regolamentazione molto severa che ha portato alcune attività a chiudere. A prescindere dalla diatriba sulla sicurezza o meno delle e-cig, ancora oggi aprire un negozio (magari online) di sigarette elettroniche può comportare ottime possibilità di business e di vantaggi: sono milioni nel mondo, e molte in Italia, le persone che hanno optato per questa soluzione per limitare i danni alla salute e cambiare modo di assumere nicotina. Molte le persone che acquistano online, in modo facile, veloce, sicuro: e spesso anche avendo la possibilità di risparmiare e di fare acquisti comodamente, senza muoversi da casa.

Se quindi volete aprire un sigarette elettroniche online, e un e-commerce di conseguenza, sappiate che sono tanti i punti positivi di una simile scelta.

Infatti un e-commerce è una soluzione più economica rispetto ad un negozio fisico, che rende più palpabile il sogno dell’imprenditoria a tutti.

Aprire un negozio online di sigarette elettroniche e magari diventare degli e-commerce affermati come il noto smo-kingshop.it è un sogno che è alla portata di tutti.

Ma come si apre un negozio online di sigarette elettroniche, cosa si può vendere e che cosa no? Bisogna conoscere le leggi per muoversi con sicurezza in questo mondo.

 Cosa sapere sulla legge sulle sigarette elettroniche

La legge sulle sigarette elettroniche impedisce di vendere prodotti con nicotina sui negozi online. Di conseguenza, non è possibile per un e-commerce vendere gli e-liquid online. Ci vuole quindi un negozio con abilitazione – e fisico – per vendere e-liquid.

Una legge del 2019 ha infatti introdotto l’obbligo di un deposito fiscale autorizzato per la vendita di liquidi online, ma ha anche abbassato le tasse, rendendo quindi più agevole la loro vendita. Ci son quindi nuove opportunità per chi vende sigarette elettroniche online, a patto di saperle sfruttare. Ma non importa: un e-commerce di sigarette elettroniche può comunque vendere le sigarette elettroniche e anche tutti i componenti elettronici che possono essere utili per svapare.

 Come aprire il negozio online e quali sono i suoi vantaggi

Per aprire un negozio di sigarette elettroniche online bisogna comunque tenere conto di spese necessarie.

Bisogna implementare un e-commerce, e si ha quindi bisogno di un team esperto nella creazione di siti ad hoc, utili per poter creare un’attività perfetta per le proprie esigenze.

Non solo: serve anche un fornitore che sia affidabile, per seguire al meglio non solo la fase della vendita, ma anche quella post vendita (resi, cambi e via dicendo). Anche per un negozio online di sigarette elettroniche serve un posto dove stoccare la merce, per poterla conservare in modo sicuro. Basta anche un piccolo magazzino.

I costi per avviare un e-commerce di sigarette elettroniche sono più limitati di quelli necessari per un negozio fisico. Il sito costa dai 2-3mila euro in su, più l’acquisto della merce ed il servizio di spedizioni che deve essere molto efficiente per garantire la soddisfazione del cliente. Insomma, un e-commerce di sigarette elettroniche può comportare diversi vantaggi, anche rispetto al classico negozio fisico: nel complesso ci sono sicuramente meno costi da affrontare come quelli dell’affitto e dell’idoneità del locale, c’è anche una maggiore facilità di avvio del mestiere, maggiore semplicità. Tuttavia non bisogna sottovalutare la responsabilità di questo business, sia nel garantire un ottimo servizio ai clienti, sia nel rispettare tutte le normative necessarie comprese quelle fiscali (vi consigliamo di rivolgervi ad un commercialista per conoscere meglio come regolarizzare la posizione fiscale se intendete aprire un negozio online per la vendita di sigarette elettroniche).

Dirette streaming e promozione di aziende nel post emergenza

Live streaming per promuovere un’ azienda superando i limiti dell’emergenza sanitaria

Il lungo periodo dell’emergenza sanitaria ha portato drammaticamente alla luce una serie di difficoltà dovute all’ impossibilità di riunirsi tra parecchie persone. Facilmente, alla ripresa delle attività, molte restrizioni verranno mantenute, pur se limitate

Tutto quanto è connesso al partecipare a eventi, fiere nazionali o internazionali, appare seriamente compromesso. Ogni intervento istituzionale volto ad internazionalizzare le imprese sarà certamente rivisto anche se attualmente si riduceva semplicemente a contributi per presenziare a fiere di settore. Le aziende dovranno rivolgersi alla tecnologia per continuare l’attività non solo comunicativa, ma anche quella concernente le vendite, l’assistenza e la formazione, dato che occorrerà ridurre viaggi e trasferte. E questo riguarda tutte le attività di presentazione aziendale in ambito internazionale

Dirette promozionali per il mondo delle Piccole e medie imprese

Streaming e trasmissioni live, interattive o no, su piattaforme apposite, dirette su Youtube e Facebook diverranno essenziali, o perlomeno molto più ambite di prima. Quando si presenta la necessità di e-learning e smartworking ci si avvale ormai di sistemi collaudati per condividere documenti e contenuti audio e video; ora è possibile ricorrere a questa tecnologia anche in determinati momenti della attività produttiva, come quelli precedenti e seguenti la vendita e il delivery di una macchina industriale

Diverranno efficaci le dirette streaming per mostrare come funziona un determinato sistema produttivo: le dirette, su Youtube e non, esclusivamente tecniche, avranno la stessa funzione di una dimostrazione in un open house

Non parliamo perciò di una diretta per riprendere, con webcam, cellulare o una o due camere, il commento del relatore a una presentazione PowerPoint, ma di perfette trasmissioni multicamera dotate di apposita regia, per mostrare, al pari di una demo, il funzionamento di un macchinario, non solamente dall’ esterno ma principalmente dall’interno.
Di tale tecnica di trasmissione in live streaming ci si avvaleva alle fiere evitando così lo spostamento del macchinario e raggiungendo un alto livello di interattività. Oggi la medesima tecnologia permette di esibire dal vivo e in tempo reale il funzionamento di una macchina

Dirette in streaming interattive

Se si opera con una diretta live streaming interattiva le operazioni di un macchinario vengono evidenziate con estrema chiarezza: grazie al collegamento tra due o più soggetti che dialogano a vicenda, è possibile rispondere a domande e fornire tutti i chiarimenti in modo puntuale.
Questa tecnologia ha già dato positivi risultati durante la presentazione ad un evento fieristico: in uno stand veniva mandata in diretta streaming una macchina in funzione da uno stabilimento, confrontata con quanto accadeva, su macchine simili, in altri impianti

Inoltre la diretta streaming si rivela interessante nell’ultima fase della vendita quando, nella azienda produttrice, la macchina è sottoposta al collaudo e funziona sotto il controllo attento dell’acquirente, che ha così modo di esaminarla e verificarla a fondo. Fino a ieri il cliente frequentava esposizioni di settore, ora la sua ricerca può essere agevolata dal live streamig interattivo

Ostacoli e impedimenti strutturali

Non mancano tuttavia difficoltà di esecuzione. Queste sono identiche sia per un live streaming su piattaforma apposita (cioè noleggiata per ogni singolo evento), che per una diretta sul canale YouTube dell’azienda o sulla pagina Facebook aziendale.

Fortunatamente esistono services e case di produzione esperti nel settore, e verosimilmente ne seguiranno altri. Bisogna disporre di regia multi camera, e soprattutto di operatori e personale tecnico avvezzo alla ripresa del funzionamento di mezzi meccanici. Non siamo nel campo della ripresa di fiere o di spettacoli. I macchinari in diretta pongono diversi ostacoli e criticità particolari.

Esistono delle limitazioni all’uso di questo procedimento?

Si è constatata durante il periodo di emergenza una prevedibile debolezza a della rete internet italiana. La trasmissione in streaming in HD richiede circa 10 Mbp in upload e lo stesso in download. Teoricamente non sono cifre impegnative, anche se non tutte le località sono adeguatamente coperte.
Si può fare ricorso ad aggregatori di banda: essi “assommano”tra loro i flussi dei dati di diverse linee. Se ne servono da parecchio le troupe sul campo per le trasmissioni in diretta streaming.
Ci sono anche validi router che uniscono tra loro tutte le connessioni internet presenti, simulando un’unica rete. Ma bisogna ricordare che, nello specifico, non è la velocità ad aumentare ma la banda, quindi il numero dei dati trasferibili; l’operazione avviene contemporaneamente su più linee suddividendo il carico.
Infine, a mali estremi, si ricorre al collegamento internet grazie alla connessione satellitare. Sicuro, efficiente ma costoso

Video 3D tecnici per industrie meccaniche e manifatturiere

Progettazione meccanica e animazione tridimensionale sono da sempre un binomio che, se ben sfruttato, può trasformarsi in strumento di marketing per le aziende manifatturiere e le industrie meccaniche.
Animazione 3D e visualizzazione di elementi tridimensionali aiutano a rendere comprensibili risultati di sviluppo e ricerca prevalentemente di carattere ingegneristico e tecnico.

Presentazioni aziendali per prodotti tecnologicamente complessi

Prima del rilascio di prodotti tecnologicamente sofisticati ci sono evidentemente studi particolarmente complessi. E questo vale, spesso, ancora di più per quei beni e servizi che all’apparenza risultano di immediato utilizzo. Anzi la semplicità di uso sovente presuppone un complesso meccanismo che non sempre è facile mostrare.

La conseguenza di questo è che le aziende produttrici incontrano maggiori difficoltà nella realizzazione di supporti destinati ad attività di video marketing. I settori in cui si assiste a questa tendenza sono quelli connessi all’intelligenza artificiale, alla robotica, all’ automazione, alle macchine utensili e al comparto di industria 4.0. Tutti settori in cui è più importante mostrare contenuti che non fare storytelling. E sono ambiti in cui proprio per mostrare funzionamento, dati e case history diventa utile impiegare video con parti virtuali e in 3d

Marketing industriale e animazione 3D per aziende manifatturiere

Quando si tratta di prodotti come un nuovo brevetto, un sistema robotizzato, una linea di montaggio, la principale richiesta di chi si occupa di comunicazione di impresa è poter visualizzare nell’immediato il risultato ottenibile grazie al funzionamento per mostrarne i vantaggi, e di conseguenza, trasformarlo, spesso nei casi di brevetti,  in vere e proprie opportunità economiche.
In questi casi le animazioni e i video 3D si rivelano uno tra gli strumenti più utili quando bisogna mostrare e spiegare complicati procedimenti meccanici, termici, chimici, o semplicemente teorici.

Ciò avviene in tutti quei casi in cui diventa laborioso se non impossibile servirsi di metodi tradizionali per filmare ciò che accade all’interno delle macchine, utensili e non. Al contrario, impiegando video in 3d e animazioni virtuali si possono mostrare le caratteristiche di uno strumento mentre questo è ancora in costruzione, o durante la fase progettuale.
Grazie poi alle possibilità di stampare in 3d i medesimi files, si riesce a mostrare ai potenziali clienti, de visu, in maniera tangibile parti meccaniche e il loro funzionamento. E’ una possibilità spesso sottovalutata e non ancora sfruttata appieno nel campo del marketing aziendale.

Come si arriva al video 3D partendo da un modello tridimensionale

Il lavoro inizia quasi sempre dal modello che nasce dentro al software di progettazione meccanica, quali Inventor, Solid Works o Catia; si sfrutta nella maggioranza dei casi il formato STL (Stereo Lithography Interface Format, acronimo di “Standard Triangulation Language). E’ un formato che può essere portato con relativa facilità in un programma di animazione 3D, perchè descrive le superfici mediante suddivisione in triangoli, indicando le coordinate spaziali di ciascun vertice.

Non è un’operazione nè lineare nè semplice perché spesso nei modelli nati per la progettazione sono presenti dettagli che risultano di ostacolo nella visualizzazione: questo perchè,  per la complessità intrinseca del modello progettuale, aumentano i tempi di calcolo in fase di rendering.  I modelli devono essere adattati e gli elementi riordinati per essere utilizzati con successo nei programmi che generano video in 3d. E’ un aspetto da considerare con attenzione nel campo della  lavorazione 3D e che è opportuno sia svolto a quattro mani tra il progettista e l’animatore

Nel sito di questo studio di animazione e video 3d si trovano un interessante calcolatore di tempi di rendering e delle risorse utili per scambiare files con uffici tecnici, oltre a tutorial per esportare dai principali programmi di progettazione meccanica.

La “resa” di un video 3d, cioè il rendering

Il rendering è il processo di calcolo tramite il quale si va a “restituire”, ovvero ricreare un’ immagine dal carattere più o meno realistico partendo da una descrizione matematica di uno o più elementi tridimensionali. Spesso lungo e dispendioso, tanto da sembrare un time lapse durante il quale le immagini nascono lentamente, una dopo l’altra,  il processo comporta calcoli complessi: questi individuano i colori dei pixel nell’immagine, simulando luci, ombre, dinamiche della luce e materiali. Ad esempio: un raggio di luce interagisce con un materiale. Questo rimbalza infinite volte, assumendo colori e generando aree ombreggiate. Più sono i rimbalzi, più elevato sarà il tempo di calcolo. E’ la tecnica definita come illuminazione globale, o global illumination.

Motivi per usare una Render farm

Cos’è una render farm? E’ un insieme di computer ad alte prestazioni il cui compito è fare rendering di immagini create al pc o CGI, oppure sequenze di immagini. In altre parole, le render farm offrono un’elevata potenza di calcolo per produrre video 3D.
Una volta terminato, il file di progetto, correttamente configurato, arriva alla render farm tramite plug-in all’interno del software, o via ftp. Qui si fa partire il rendering, distribuendo il lavoro nel proprio network di macchine.

Il rendering è il prezzo, spesso non indifferente, da pagare tra il lavoro e la consegna. E’ posto alla fine della pipeline di un video 3D, e purtroppo richiede più tempo di calcolo quanto più l’immagine debba apparire essere realistica o complessa. Nonostante il tempo che si sia speso per la fase di ottimizzazione del modello all’interno di un software nato per la progettazione meccanica, e gli sforzi di accelerare il tempo di calcolo della scena.

Ecco perchè quando si parla di costi di una render farm è più che mai vera questa frase: “Pagare per l’uso di una render farm è pagare per il tempo, e il tempo è un bene prezioso.”