Fattura elettronica: come si crea, come si compila, come si invia

La fattura elettronica in formato XML è obbligatoria, a partire da luglio 2018 per tutte le aziende che trattano cessione di carburanti (benzina e gasolio per il 2018 e tutte le altre da gennaio 2019).
Le aziende dovranno inviarle in formato elettronico ai loro clienti, lo stesso si dica per quelle ricevute dai loro fornitori.

Come si invia la fattura elettronica?
Bisogna innanzi tutto prepararla in formato XML, quindi, i dati che normalmente si trovano su fatture stampate o in PDF, devono essere predisposte per il formato corretto.
La fattura deve essere firmata digitalmente, passaggio che la rende a tutti gli effetti una fattura elettronica e successivamente inviata allo SDI, dal quale viene inoltrata ai clienti.
Il compito dello SDI non è solo quello d'inviare le fatture, ma anche quello di fare alcune verifiche e controlli, riportando eventuali errori come la mancata consegna e l'errato invio.
Il linguaggio XML non è molto agevole nell'utilizzo, ragione per la quale la preparazione di una fattura in tale formato potrebbe risultare macchinoso a causa della formattazione dei dati da rispettare, il numero di campi da compilare alcuni dei quali obbligatori e altri invece opzionali.

Come si crea una fattura in XML?
Viste le non poche difficoltà, per realizzare facilmente i file XML delle varie fatture, si può ricorrere a una procedura nativa AS400 che converte in maniera automatica un file a campi sequenziali, in un formato XML conforme alla normativa dell'Agenzia delle Entrate.

Qual è la procedura per il passaggio al formato XML?
Con la procedura nativa AS400 (XMLFatt) convertire una fattura nel formato XML richiede solo due passaggi:

1. Predisposizione dei dati in un file AS400.
L'AS400 è un file semplice sequenziale multicampo che contiene le informazioni, se non complete, quantomeno basilari per produrre il file XML. Basta preparare una procedura che, tramite la lettura degli archivi del proprio database, riassume i dati delle fatture che sono state emesse o ricevute.
Invece che compilare un complesso file XML, basta redigere un file sequenziale a campi con le informazioni base per semplificare l'operazione. In alternativa, si può creare il file XML utilizzando un modulo ExtractXML, il quale genera il file XML partendo dalla sorgente AS400.
Si possono attivare funzioni di controllo dei dati inseriti e di tutti i contenuti, così che l'utente può verificare la correttezza dei dati in preparazione.
XMLFatt può anche importare XML già esistenti nel caso in cui l'azienda possieda già una procedura per la creazioni di questi file, per seguire i passaggi d'invio, storage e controllo.

2. Per la conversione in file XML si esegue la procedura nativa AS400.
Questo programma si occupa di tutti i passaggi nei quali avviene la conversione dei dati, dando come risultato un file XML conforme agli standard stabiliti dalla normativa dell'Agenzia delle Entrate. Questa poi, viene spedito tramite FTP, oppure esportato sull'IFS e conservato in archivi per AS400 per la storicizzazione.

La fattura elettronica creata, dopo essere stata firmata in digitale, può quindi essere inviata allo SDI per l'inoltro al cliente, oppure essere inserita all'interno di una rete aziendale o inoltrata a un servizio Cloud esterno.

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Missione lavoro: che cosa serve per aprire un bar

Aprire un proprio locale è il sogno di tantissimi. C’è chi lo cova da sempre e chi è arrivato a questa conclusione dopo un susseguirsi di mestieri vari. Indipendentemente dal perché, avviare un’attività porta con sé un ensemble enorme di sensazioni, richieste e timori.

Questo avviene prima di tutto perché è molto difficile poter stimare quale sarà l’andamento del locale, nonostante le speranze e la voglia di fare, aprire un bar è sempre una bella incognita che grave sulle spalle di chi decide di compiere questa grande avventura. Non vogliamo assolutamente sconfortarti, anzi, siamo qui per vedere insieme i passi da seguire per avviare un’attività commerciale alimentare.

I requisiti per aprire un bar

Ci siamo, se ti trovi qui probabilmente vuoi dare vita a qualcosa di tuo, un bar, un locale o un ristorante, magari un home restaurant che va tanto per la maggiore in questo periodo. Ecco i primi step da compiere per evitare di sbagliare (oltre alla lettura ti consigliamo anche di chiedere il supporto di esperti del settore, saranno al tuo fianco per ogni fase del progetto!).

  1. Assicurati di godere di tutti i diritti legali.

La prima cosa su cui devi accertarti, come titolare dell’attività che vuoi aprire, è di essere in possesso delle qualità da proprietario: devi avere un’età superiore ai 18 anni, almeno un diploma di scuola media superiore, aver frequentato il corso ex rec per la somministrazione di alimenti e bevande.

  1. Individua bene la struttura del locale.

Quando inizi a dare un’occhiata alle possibili location, che si tratti di affitto, gestione oppure acquisto, devi assicurarti che si tratti di locali con una destinazione d’uso commerciale riconosciuta. Tieni a mente che ogni attività ha bisogno di strutture specifiche, con requisiti imprescindibili.

  1. Non dimenticare i vincoli urbanistici.

Ogni città ha delle vincoli urbanistici e regole ben precise per quanto riguarda l’apertura di attività commerciali. Risulta, quindi, fondamentale chiedere aiuto ad una società di consulenza, che opera nel campo e che ha un’esperienza tale da starti accanto sempre.

+1. Porta sempre con te tanta forza di volontà.

Come abbiamo detto prima, non importa se il bar è il sogno di una vita oppure un’ambizione recente, non potrai mai lavorare in questo campo se non ci metti sacrificio. Sebbene ogni mestiere richiede sudore e impegno, aprire un’attività alimentare implica tanti altri fattori: orari stancanti, rapporto continuato con la clientela, possesso di numerose licenze e aggiornamenti in fatto di HACCP e somministrazione degli alimenti.

L’importanza della SCIA

Hai trovato il posto perfetto, hai a disposizione i fondi necessari per l’avviamento, hai fatto anche incetta di costanza e buona volontà, non ti resta che compiere il primo passo pratico verso l’apertura del tuo bar: la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività).

Come avviene per qualsiasi tipologia di locali commerciali, dovrai segnalare l’inizio della tua attività all’ASL della città di riferimento e alle autorità competenti. Parliamo di un documento di autocertificazione che tu, come titolare, dovrai compilare con le caratteristiche del bar e in cui specificherai di possedere tutti i requisiti necessari.

La SCIA raggruppa i dati anagrafici tuoi e della tua azienda; gli allegati sanitari; la relazione tecnica e la planimetria del locale, che confermano le regolarità dell’immobile; i certificati del locale e tue le certificazioni.

Non dimenticare l’HACCP

Un ruolo importantissimo quando parliamo di somministrazione di cibi e bevande è rivestito dall’HACCP. In un bar, quanto in un ristorante, il contatto diretto con gli alimenti è continuo, ed ogni fase di manipolazione va seguita con la massima attenzione.

Non basta poi agire con riguardo. C’è bisogno anche di formazione, e questo vale tante per i responsabili che per gli addetti alla cucina e alla sala.

Fisco, novità in arrivo per le Partite Iva?

Mentre sullo sfondo resta sempre la questione legata alla flat tax che dovrebbe rivoluzionare l’assetto fiscale in Italia, un intervento molto più immediato potrebbe essere rappresentato dall’estensione del regime di forfait a un’ampia platea di Partite Iva: l’ipotesi viene anticipata dal Sole 24 Ore, che racconta anche i dettagli di questa operazione su cui sta ragionando il Governo.

Il regime forfettario

Il blog di Danea, uno dei riferimenti più apprezzati dai professionisti del settore, ricorda che il regime forfettario 2018 è l’unico regime agevolato presente nel sistema fiscale del nostro Paese, e può essere utilizzato sia dai contribuenti che intendono intraprendere una nuova attività che dai soggetti già in attività, se rispondono a determinati requisiti: tra i principali, un tetto alle spese per lavoro dipendente e assimilati, un massimale per il costo complessivo per l’acquisto di beni strutturali e soprattutto un limite per ricavi e compensi.

Requisiti e vantaggi

Proprio quest’ultimo è il criterio maggiormente dirimente, perché stabilisce che, in base all’attività esercitata, il libero professionista possa beneficiare del sistema agevolato solo se rientra in un tetto massimo che va da 25 mila a 50 mila euro di reddito. Il vantaggio concreto per questa platea, che secondo l’indagine del noto quotidiano economico è composta da circa 700 mila Partite Iva, è la tassazione sostituiva con aliquota al 15 per cento, che “ingloba” oltre alle addizionali Irpef anche l’Irap e non prevede l’applicazione di Iva, consentendo ai forfettari di non liquidare l’imposta e di essere esonerati dai principali adempimenti connessi.

Una misura per quasi mezzo milione di persone

Nello specifico, soltanto nel 2017 quasi il 40 per cento di chi ha aperto una partita Iva ha scelto il regime agevolato, vale a dire poco più di 182 mila tra ditte e autonomi di nuova costituzione; inoltre, a differenza da altri sistemi precedenti, il forfettario consente anche di entrare in corso, sempre nel rispetto delle condizioni previste, e si rivela perciò particolarmente interessante.

La nuova mossa del Governo

Come dicevamo, il Governo starebbe studiando una estensione della misura attraverso un pacchetto dedicato alle partite Iva, progettando l’innalzamento (a quanto si apprende da fonti giornalistiche, in modo sensibile) dell’asticella di ricavi e compensi che consentono di sfruttare il regime vantaggioso, e che andrebbe oltre l’attuale autorizzazione comunitaria a prevedere regimi speciali per i soggetti Iva, che si ferma a 65mila euro. In dettaglio, si parla di un tetto a 100 mila euro, con il via libera decisivo di Bruxelles, con requisiti ancora da definire al meglio.

Estensione per altre 500 mila partite Iva

Stando alle indiscrezioni, e sulla base delle attuali statistiche fiscali, il Sole 24 Ore ha provato a simulare l’impatto della misura: “restringendo il campo ai soli professionisti e considerando le classi di volume d’affari”, i potenziali interessati potrebbero essere almeno tra 500 mila e 550 mila, nuovi beneficiari di questo forfait a maglie larghe. È chiaro che, oltre alla valutazione comunitaria, la “partita” si gioca anche nella ricerca delle coperture, perché un tale provvedimento necessita almeno di 800 milioni di euro.

Interventi contro il sommerso

Non è la prima volta che questo tema finisce al centro delle speculazioni mediatiche e, soprattutto, dell’attenzione del Governo: già agli inizi dello scorso mese la vice presidente della Camera, Mara Carfagna, aveva parlato di una proposta per estendere il “regime dei Minimi con flat tax al 15% per i professionisti, i precari, i free-lance e le altre tipologie di partite IVA, portando il limite di reddito da 30.000 euro annui a 50.000 euro, con una fascia di uscita graduale sino a 55.000 euro”. Un intervento che, secondo Carfagna, “favorirebbe la crescita dimensionale, scoraggerebbe il sommerso e semplificherebbe gli adempimenti burocratici-fiscali per una fascia più ampia di lavoratori autonomi”.

Microsoft Certified Trainer : la migliore esperienza di apprendimento e formazione.

Dal 7 al 9 dicembre si è tenuto a Lagos, in Nigeria, l’MCT Summit Africa, un evento dedicato ai Microsoft Certified Trainer e supportato da Microsoft Learning e vari sponsor.

Il Microsoft Certified Trainer è un trainer professionale che, a seguito di un corso, è stato approvato come insegnante esperto di comunicazione e insegnamento delle tecnologie Microsoft.

Si tratta di un evento organizzato una volta l’anno, importantissimo e unico nel suo genere; si radunano infatti migliaia di persone accomunate dal lavoro o dalla passione per il mondo del training, Sviluppatori, manager, ma anche studenti universitari che si sono approcciati da poco a questo mondo partecipano attivamente alle conferenze, e i diversi point of view e prospettive influenzano decisioni su processi e prodotti.

I formatori Microsoft professionali sono stati oltre 100, provenienti da tutto il mondo e pronti a mettere le loro competenze professionali a servizio degli altri durante le tante sessioni di conferenze proposte durante i giorni del Summit.

Tra i temi particolarmente salienti di questa edizione del MCT Summit si sono approfonditi uso di elementi visivi per semplificare l’apprendimento, tattiche di negoziazione per gli MCT, aree di lavoro digitali e tecniche di comunicazione.

È infatti importante che la figura dell’MCT sia costantemente aggiornata in termini di soft skills: predisposizione personale e passione sono certamente la base per diventare un bravo trainer, ma occorre associare queste componenti ad una formazione perpetua volta ad implementare le strategie di insegnamento più efficaci.

Proprio su questo punto è intervenuta anche Rosalba Fiore, già sponsor del Summit, in qualità di oratrice. Quel che è stato sottolineato è soprattutto l’importanza dell’interazione con la classe. Potremmo riassumere le caratteristiche di un buon MTC con tre parole chiave: esemplarità, coinvolgimento, cooperazione.

Mantenere alta l’attenzione degli apprendenti è una sfida che non può essere persa: a questo proposito, suggerisce Rosalba Fiore, è utile proporre case study, dati concreti, esemplari, attraverso cui le nozioni teoriche possono più facilmente essere apprese e poi messe in pratica.

L’altro punto fondamentale riguarda proprio la pratica, che dovrà coinvolgere la classe e impostare ua clima di cooperative learning. Lavori di gruppo, dunque, domande, rinforzi positivi come piccoli premi simbolici e apprezzamenti verbali.

Insomma, quel che il Summit ci insegna è che il trainer, oltre ad avere competenze tecniche e certificate, è chiamato a mantenere un buon clima in classe, elemento essenziale per offrire la migliore esperienza di apprendimento possibile.

Capannoni prefabbricati: i vantaggi rispetto ad una costruzione standard

Il capannone prefabbricato è una struttura che viene destinata per lo più all’utilizzo industriale, agricolo o artigianale. Esistono vari tipi e costruzioni di capannone prefabbricato: in acciaio, in legno, in cemento armato e ultimamente esistono sul mercato alcune strutture definite “ibride”.

Quando si tratta di prefabbricati, soprattutto se si tratta di progetti industriali, tuttavia la scelta che va per la maggiore comprende due materiali principali: l’acciaio o il cemento armato.

Ma perché scegliere un capannone prefabbricato anziché optare per la costruzione vera e propria?

Scegliere un capannone prefabbricato porta con sé numerosi vantaggi. Uno di questi è sicuramente il tempo di realizzazione. Il prefabbricato infatti ha un tempo di costruzione minore e un tempo di manodopera decisamente ridotto di quasi il 50% rispetto alla costruzione. Un secondo grande vantaggio è costituito dal fatto che il prefabbricato ha la possibilità di essere smontato per poi essere montato altrove, dunque può essere considerato un investimento a lungo termine. Si comprende che questo potrebbe essere vantaggioso soprattutto quando si tratta di progetti svolti in cantiere o per uso industriale.

E quali sono i vantaggi dell’acciaio o del cemento armato? In che modo scegliere l’uno o l’altro?

Prefabbricati in acciaio

  • Innanzitutto nei prefabbricati in acciaio le operazioni di montaggio, smontaggio, trasporto e di nuovo montaggio da un’altra parte sono molto più semplici proprio grazie alla leggerezza del materiale rendendo in questo modo il lavoro molto più agile e una manodopera ridotta.
  • Essendo costituiti da un materiale molto leggero, sia il trasporto che il montaggio quindi presentano dei costi di gran lunga ridotti rispetto a un prefabbricato in cemento armato.
  • Presentano una grandissima resistenza a tutti i fenomeni climatici in particolare se si tratta di gelo e disgelo.
  • A differenza del prefabbricato in cemento armato, anche quando i lavori sono completati, nelle costruzioni in acciaio è possibile apportare delle modifiche sia a livello di costruzione che di ampliamento.
  • L’acciaio è inoltre un materiale ad altissima riciclabilità. Quindi costituisce un vantaggio anche a livello ecologico oltre che economico.

Prefabbricato in cemento armato

  • Le strutture in cemento armato hanno una buona resistenza rispetto ad acqua, neve o gas corrosivi
  • Il prefabbricato in cemento armato presenta un maggiore isolamento termico. Ideale quindi in condizioni climatiche rigide.
  • Questi prefabbricati sono molto più resistenti alle sollecitazioni orizzontali, come ad esempio il vento e ai carichi che pesano sui pilastri. Anche se bisogna dire che tali vantaggi si annullano nel caso di terremoti.
  • Sono molto più sicuri e stabili rispetto all’acciaio.

Per ulteriori informazioni al riguardo e per richiedere un preventivo vi rimando alla sezione apposita del portale quotalo.it: https://www.quotalo.it/costruzione-capannoni.

Una moneta digitale per il Venezuela

Visto il crollo della moneta reale, il Bolívar, Nicolàs Maduro ha annunciato di voler creare la moneta digitale di Stato del Venezuela, il Pedro. La valuta in questo caso non sarà del tutto avulsa da uno Stato e dai suoi beni, saranno infatti petrolio, gas, oro e diamanti del Venezuela a garantire per il valore del Pedro.

Perché questa idea del Presidente venezuelano

Il Venezuela è sull’orlo di un altro default, dopo anni di incertezza economica. Questo è il motivo principale che spinge Maduro a dare vita ad una nuova valuta di Stato, in particolare una criptomoneta. L’espediente inoltre dovrebbe garantire la possibilità di evitare le sanzioni degli USA. Trump infatti ha proibito al sistema finanziario a stelle e strisce di negoziare i bonds venezuelani, così come quelli della società petrolifera Pdvsa. In Venezuela il petrolio è una delle ricchezze principali, poter aggirare quello che di fatto è un embargo finanziario da parte degli Stati Uniti potrebbe essere una svolta importante per il Paese sudamericano. Nel corso del 2017 l’inflazione in Venezuela è salita al 12%, con una svalutazione della moneta statale di oltre il 650%. Siamo sull’orlo di un collasso economico annunciato, sembra difficile poter trovare la ricetta giusta per risolvere la crisi economica che ha colpito il Paese.

Quanto varrà un Pedro

Ma quanto varrà un Pedro? Si deve considerare che il valore del Pedro sarà stabilito dallo Stato e garantito dagli averi del Venezuela, in primis petrolio e gas. In effetti però non potremo vedere ciò che è accaduto con i bitcoin. A decidere quanto vale un bitcoin sono infatti le leggi di mercato: siccome il bene disponibile è fissato a priori, più la criptomoneta è richiesta e maggiore è il suo valore. Il Pedro invece avrà un valore simile a quello delle valute “normali”, pur restando una criptovaluta. Non si tratta quindi di far entrare la nuova valuta nei meandri degli investimenti intercontinentali, perché una contrattazione spinta del Pedro non dovrebbe aumentarne in modo vertiginoso il valore. Questa criptomoneta servirà essenzialmente per combattere le frodi fiscali e la corruzione, ma soprattutto per aggirare l’embargo finanziario USA, in modo da poter ricominciare a sfruttare le ricchezze di Stato.

Il futuro dei bitcoin

La nascita del Pedro potrebbe influire sul valore dei bitcoin e sulla contrattazione di questo tipo di valuta? In teoria no, anche perché questa nuova criptovaluta avrà peculiarità del tutto originali rispetto a tutte le altre. Chi avrà forse dei problemi sono i cosiddetti “miners”, ossia coloro che cercano di accaparrarsi bitcoin, o altre criptovalute, fornendo al sistema peer-to-peer maxi computer per la gestione, cosa che viene ricompensata con qualche moneta, in modo randomico. Negli ultimi mesi questi personaggi hanno cominciato a spostare il loro hardware in Venezuela, grazie al fatto che il crollo del valore dei Bolívar aveva reso particolarmente economico il costo dell’energia elettrica, fondamentale per far girare i maxi computer oggi necessari per il mining. In ogni caso occorrerà attendere la vera e propria nascita del Pedro per capire cosa effettivamente avverrà in Venezuela.

Come scegliere un’agenzia di allestimenti fieristici

Scegliere una società per aiutarti a progettare e realizzare tutto il design e le funzionalità del tuo stand fieristico per partecipare alla prossima fiera di settore, richiede un’attenta ricerca e valutazione. Dopotutto, se vuoi avere successo con la tua strategia durante la fiera, hai bisogno di uno stand sorprendente che rifletta l’immagine della tua azienda.

Il tuo allestimento deve essere progettato per attirare l’attenzione in pochi secondi e, allo stesso tempo, comunicare in modo convincente il tuo messaggio di vendita.

Deve anche essere costruito con un layout che ti permetta di incontrare e salutare i potenziali clienti in modo comodo e amichevole.

Esistono diverse tipologie di agenzie che ti possono aiutare con il tuo stand nelle fiere commerciali

  • Produttori specializzati nella realizzazione completa e strutturale dello stand
  • Allestitori di mostre
  • Studi di progettazione indipendenti specializzati nel merchandising e nel visual display
  • Agenzia di marketing e pubblicità

Come puoi vedere dall’elenco sopra riportato, non tutte le aziende di design forniscono tutti i servizi specifici per l’esposizione in fiera, inoltre, le competenze possono variare in modo significativo da una società all’altra.

Per iniziare la procedura di selezione del tuo fornitore, prendi in considerazione la possibilità di visitare qualche fiera e parlare con gli espositori presenti, possibilmente in campi non concorrenti con il tuo, che hanno stand e allestimenti che ti attirano molto bene l’attenzione del pubblico, di solito sono quelli con più ressa e partecipazione.

Oppure potresti voler identificare i produttori di allestimenti contattando organizzazioni professionali, chiedendo alla tua camera di commercio i nomi delle società o ricevere referenze da colleghi e partner commercialie.

Una volta che hai steso un elenco di 3-5 potenziali fornitori, prenditi il ​​tempo di contattarli per saperne di più sui loro servizi e le loro competenze.

Fai queste domande per iniziare la tua valutazione

  • Quali sono le capacità e le specifiche specialità dell’azienda
  • Da quanto tempo operano nel settore
  • Quanti clienti servono in un anno?
  • Dove si trovano
  • Tempi medi di produzione, spedizione e installazione di tutto l’allestimento
  • Numero di persone nello staff
  • Se affidano eventuali servizi all’esterno
  • Se offrono garanzie
  • Un elenco di clienti precedenti da poter controllare

Inoltre, cerca di capire se ciascuna azienda è attenta alle tendenze espositive e ai progressi tecnologici.

Questo ti aiuterà a determinare se sono lungimiranti e creative nel modo in cui affrontano la loro attività, ciò avrà un impatto su ciò che potrebbero produrre per te.

Il prossimo passo è ridurre l’elenco dei potenziali fornitori a un massimo di tre in base agli input che hai ricevuto, fai un ultimo controllo di tutti le informazioni che hai ottenuto e poi chiedi a ciascuna azienda di presentare una proposta che descriva in dettaglio il loro approccio per lo sviluppo del tuo progetto espositivo, sulla base di una serie di linee guida e parametri che gli dovrai fornire.

Questa tua richiesta non deve richiedere lavori di progettazione specifici, ma un piano di azione per lo sviluppo del lavoro.

Quando hai ricevuto le diverse pianifica un appuntamento con ciascuna impresa e chiedi di presentarti la loro proposta.

Se il produttore non è locale, pianifica una chiamata in videoconferenza per rivedere insieme la proposta, durante l’incontro o la chiamata, fai più domande possibili e cerca di chiarirti ogni dubbio o perplessità per massimizzare il tuo successo.

Chiedi di vedere esempi del loro lavoro realizzati per clienti attuali e passati, in seguito, dovresti essere in grado di prendere una decisione ponderata su quale sia il fornitore ideale per poter partecipare alla prossima fiera di settore con il tuo stand.

Ma come fanno le aziende a ‘tenersi’ i propri clienti?

In inglese si usa il termine ‘retention’, un vocabolo figlio del marketing che indica la capacità dell’azienda di ‘tenersi’ i clienti, ovvero di instaurare un rapporto commerciale continuativo con essi, una volta che i beni e i servizi sono stati acquistati per la prima volta.

La questione della retention si lega sicuramente al loyalty program o programma di lealtà, una serie di manovre che le aziende mettono in campo per fidelizzare i clienti e per fare in modo che al primo acquisto ne seguano altri nel corso del tempo.

Nei punti venditi fisici e negli scambi fra aziende la retention è alquanto complessa da instaurare e si basa soprattutto sull’esperienza di acquisto, che deve essere favorevole e spingere la persona a tornare in quel determinato negozio oppure a riacquistare i beni e i servizi se si tratta di rapporto BtoB fra aziende. In questo caso può concretizzarsi nella raccolta di punti, come spesso avviene nella grande distribuzione.

La retention è forse più semplice da costruire attraverso la rete, perché le aziende possono mettere in atto delle strategie e delle azioni anche automatizzate, che interessano un gran numero di clienti allo stesso momento. Ecco che le campagne di mail personalizzate (e-mail marketing) e i gruppi creati e seguiti sui canali social fanno parte di queste manovre, atte a seguire il cliente nel post vendita e a fidelizzarlo.

Ma il loyalty program può acquisire un senso più ampio e proporsi uno scopo, ovvero mirare alla fidelizzazione del cliente dandogli qualcosa in cambio, come ad esempio una raccolta punti sull’e-commerce, concorsi a premi e anche test di nuovi prodotti che permettono al cliente di avere un benefico e all’azienda di lavorare sulla fidelizzazione in termini pratici.

Si pensi, ad esempio, all’uscita di un nuovo prodotto che può coincidere con la spedizione di un campione a casa di chi ha lasciato i dati personali all’azienda perché ha già effettuato l’acquisto in passato. Testare un prodotto fa sempre piacere, perché si tratta di un’offerta gratuita e che permette alle persone di provare un certo bene o un certo servizio senza doverlo acquistare a scatola chiusa.

Questa strategia coinvolge soprattutto le case cosmetiche, ma anche chi produce generi alimentari e lavora nel settore della cura della casa. Il campione aiuta l’azienda a fidelizzare il cliente e il cliente, dal canto suo, può testarne l’efficacia e proseguire nella scelta dell’azienda, in un circolo virtuoso che consolida il meccanismo della retention nel corso del tempo.