Rating di legalità vantaggio per l’impresa

Nell’articolo di oggi, parleremo di un argomento ampliamente discusso da svariate testate negli ultimi tempi, il cosi detto “Rating di Legalità”. Esso è un giudizio di solvibilità, che viene espresso da un soggetto esterno o indipendente, riguardo alla capacità che un’ azienda possa far fronte o meno ai propri debiti.

Il rating di legalità: che cos’è e perché richiederlo?

Il rating di legalità non è altro che un attestato che viene rilasciato dall’Autorità Garante della Concorrenza del Mercato a tutte le imprese che rispettano le norme vigenti sulla legalità e quindi sposano un approccio etico con il business.

Il rating prevede una classificazione che può variare da una a tre stelle.

L’ente preposto a dare questa valutazione sarà l’autorità che in base alla dichiarazione delle aziende ma saranno previste delle verifiche molto approfondite con il controllo di tutti i dati in possesso delle stesse.

Per richiedere il documento di Rating di legalità è sufficiente recarsi nell’apposito sito web www.ratinglegalita.eu

Per potersi guadagnare la prima stella le aziende devono soddisfare i seguenti requisiti:

Gli imprenditori e tutti i soci dell’azienda non devono avere nessun precedente penale, non devono avere né condanne o aver subito patteggiamento attraverso i tribunali. Nel biennio l’impresa inoltre non deve aver subito ulteriori condanne per illeciti gravi per l’ambito dell’antitrust o per pratiche commerciali del tutto scorrette o non aver rispettato le norme di sicurezza sulla salute dei lavoratori sul posto di lavoro. Sempre nel biennio, di non aver subito accertamenti tributari quindi che non ci siano imbrogli sulla paga dei lavoratori. Non deve essere stata nemmeno sanzionata quindi dall’Autorità Nazionale Anticorruzione. I pagamenti effettuati attraverso le transizioni dall’azienda non dovranno avere un ammontare superiore alla cifra di 1.000 euro. Inoltre, l’impresa potrà incrementare notevolmente il proprio punteggio in base ai comportamenti virtuosi che rispettino sempre del tutto la legalità. Ogni comportamento verrà segnato con l’apposito segno “+”, con tre “+” verrà assegnata una stella. Il massimo numero di stelle è tre. Per poter incrementare le stelle c’è bisogno di alcuni accorgimenti:

Il rispetto di protocolli della legalità sottoscritti al Mistero dell’interno.

Utilizzo dei sistemi di tracciabilità di tutti i tipi di pagamenti, anche di quelli non previsti per legge.
Previsione di clausole di mediazione del tutto non obbligatorie per leggi, oppure all’autoregolamentazione delle associazioni di categoria.
L’adozione del modello 231 che ne espliciti il controllo di conformità dell’azienda.  L’iscrizione alla white list per fornitori e servizi non soggetti a tentativi di infiltrazione mafiosa.
Adottare diversi modelli organizzativi per la prevenzione ed il controllo delle corruzioni. Ma adesso entriamo più nello specifico e capire quali sono i vantaggi per un’azienda di ottenere il rating.

Quali sono i vantaggi del Rating

Partiamo dal primo vantaggio, che non è da sottovalutare, è il valore etico del Rating di Legalità. In questo caso rafforza notevolmente l’immagine dell’azienda determinando così un miglior posizionamento sul mercato. Di conseguenza ha
un’influenza diretta sull’azienda e su tutta la clientela. Il secondo vantaggio riguarda le agevolazioni da parte delle pubbliche amministrazioni. Tenendo conto del Rating offrono
un’ulteriore agevolazione in graduatoria.

Il terzo vantaggio, invece riguarda le banche, nel possesso dell’istruttoria per la concessione dei finanziamenti che tengono in considerazione il Rating dell’impresa.
L’attribuzione del rating verrà valorizzato ai fini di una riduzione dei tempi sia di istruttoria, dei costi, della determinazione condizioni economiche e di erogazione. Passiamo adesso al quarto ed ultimo vantaggio, il quale rappresenta il codice degli appalti. Ove è previsto un premio per tutte le imprese che hanno rispettato il rating di legalità. Tale attribuzione renderà l’impresa un elemento di scelta tra le aziende concorrenti esistenti. Le amministrazioni giudicatrici prevedono che nel bando di gara, che sia nell’avviso o nell’invito, quali siano i criteri premiali che si intendano applicare nella valutazione dell’offerta. Garantendo così all’azienda una notevole importanza dal punto di vista qualitativo.

Per le aziende ottenere il Rating di legalità rappresenta un ottima opportunità per poter migliorare notevolmente la propria immagine sul mercato, ma non solo. Permette altresì di ottenere numerevoli vantaggi competitivi, sia sul mercato nazionale che su quello internazionale. Oggi sono oltre 2100 le imprese che hanno il rating.

Quali sono le caratteristiche per ottenere il Rating

Le caratteristiche che un’azienda deve avere per poter richiedere ed usufruire del rating sono le seguenti:

  • avere una sede operativa sul territorio italiano
  • avere un fatturato minimo di due milioni di euro
  • essere iscritta nel Registro delle Imprese almeno da due anni

Una volta verificato che l’azienda possiede i requisiti richiesti, si può procedere alla compilazione dell’apposito modulo, il quale va redatto in ogni sua parte, in maniera corretta. Solitamente è consigliato affidarsi ad esperti nel settore per la compilazione del documento di richiesta del rating.
Il rating di legalità si richiede come specificato in precedenza attraverso il sito www.ratinglegalita.eu, ha valore di 2 anni a partire dalla data di emissone dello stesso. Può essere rinnovato su richiesta.
Al tal proposito è possibile visitare il sito dove sono inserite tutte le aziende che hanno ottenuto questo attestato potranno consultare il sito ufficiale dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.

Fatturazione elettronica: prepararsi per tempo per evitare le multe

A partire dal 1° gennaio 2019 la fatturazione elettronica diventerà una realtà diffusa anche nel nostro Paese. Entro tale termine infatti per aziende e privati entrerà in vigore l’obbligo di utilizzare la fattura elettronica in ogni situazione. Ad oggi tale obbligo vige solo per le aziende che devono fatturare verso la Pubblica Amministrazione.

Le multe
Insieme con l’obbligo di utilizzare la fattura elettronica ovviamente sono già state delineate le sanzioni per coloro che non utilizzeranno il documento in formato idoneo. Chi, dal 1° gennaio 2019, dovesse continuare ad emettere fatture in formato cartaceo, evitando di inviarne una copia elettronica tramite il sistema di interscambio, incorrerà in una sanzione pari ad una cifra che va dal 90% al 180% dell’imposta relativa all’imponibile che non è stato documentato in modo corretto, secondo la legge. Tale sanzione invece va da 250 a 2.000 euro nel caso in cui il tributo sia stato comunque correttamente liquidato. In pratica la legislazione considera il mancato utilizzo del nuovo strumento come una mancata fatturazione, un’omissione di documentazione.

Per il primo anno
Si deve comunque considerare che da più parti si sta parlando delle varie problematiche che interesseranno l’avio dell’utilizzo della fattura elettronica. Per molte aziende, soprattutto quelle di ridotte dimensioni, introdurre un nuovo modo di fatturazione può essere un compito arduo da eseguire. Per questo motivo i legislatori, consci delle problematiche che si attueranno, hanno dichiarato che in caso di invio della fattura elettronica in leggero ritardo rispetto all’effettiva transazione di beni o servizi non ci sarà alcun tipo di sanzione. In pratica sarà possibile utilizzare la fattura elettronica entro un periodo di tempo di qualche giorno, indicato come minimo ritardo, senza che questo provochi alcun tipo di violazione punibile, sempre che tale ritardo non pregiudichi la corretta liquidazione delle imposte.

Come prepararsi alla fatturazione elettronica
Visto che la fatturazione elettronica interesserà un’ampia fetta delle aziende oggi operanti nel nostro Paese, conviene a tutti cominciare subito ad utilizzare tale strumento. Per altro il sistema di interscambio e i servizi necessari alla fatturazione elettronica realizzati dall’Agenzia delle Entrate sono già perfettamente funzionanti. Una qualsiasi azienda potrà quindi cominciare sin da subito ad utilizzare strumenti adatti a creare fatture in formato XML, sfruttando programmi come Agyo fatturazione di Team System. Si tratta infatti di strumenti molto facili da utilizzare, che portano a notevoli vantaggi per tutti coloro che li utilizzano. Le fatture infatti potranno essere compilate in tempi minimi, inviate al cliente tramite il sistema di interscambio e salvate sul cloud o sul server aziendale, risparmiando ovviamente lo spazio oggi dedicato a questa pratica.

Fattura elettronica non per tutti
Conviene comunque ricordare che nelle ultime settimane si parla di limitare l’obbligo della fatturazione elettronica solo ad alcune tipologie di aziende, evitandolo ad esempio a chi sceglie il regime dei minimi. Nonostante questo, una volta a regime la fatturazione elettronica risulta uno strumento pratico e comodo, in qualsiasi transazione, cosa su cui conviene fare qualche valutazione prima di decidere di non utilizzarla.

Fattura elettronica: come si crea, come si compila, come si invia

La fattura elettronica in formato XML è obbligatoria, a partire da luglio 2018 per tutte le aziende che trattano cessione di carburanti (benzina e gasolio per il 2018 e tutte le altre da gennaio 2019).
Le aziende dovranno inviarle in formato elettronico ai loro clienti, lo stesso si dica per quelle ricevute dai loro fornitori.

Come si invia la fattura elettronica?
Bisogna innanzi tutto prepararla in formato XML, quindi, i dati che normalmente si trovano su fatture stampate o in PDF, devono essere predisposte per il formato corretto.
La fattura deve essere firmata digitalmente, passaggio che la rende a tutti gli effetti una fattura elettronica e successivamente inviata allo SDI, dal quale viene inoltrata ai clienti.
Il compito dello SDI non è solo quello d'inviare le fatture, ma anche quello di fare alcune verifiche e controlli, riportando eventuali errori come la mancata consegna e l'errato invio.
Il linguaggio XML non è molto agevole nell'utilizzo, ragione per la quale la preparazione di una fattura in tale formato potrebbe risultare macchinoso a causa della formattazione dei dati da rispettare, il numero di campi da compilare alcuni dei quali obbligatori e altri invece opzionali.

Come si crea una fattura in XML?
Viste le non poche difficoltà, per realizzare facilmente i file XML delle varie fatture, si può ricorrere a una procedura nativa AS400 che converte in maniera automatica un file a campi sequenziali, in un formato XML conforme alla normativa dell'Agenzia delle Entrate.

Qual è la procedura per il passaggio al formato XML?
Con la procedura nativa AS400 (XMLFatt) convertire una fattura nel formato XML richiede solo due passaggi:

1. Predisposizione dei dati in un file AS400.
L'AS400 è un file semplice sequenziale multicampo che contiene le informazioni, se non complete, quantomeno basilari per produrre il file XML. Basta preparare una procedura che, tramite la lettura degli archivi del proprio database, riassume i dati delle fatture che sono state emesse o ricevute.
Invece che compilare un complesso file XML, basta redigere un file sequenziale a campi con le informazioni base per semplificare l'operazione. In alternativa, si può creare il file XML utilizzando un modulo ExtractXML, il quale genera il file XML partendo dalla sorgente AS400.
Si possono attivare funzioni di controllo dei dati inseriti e di tutti i contenuti, così che l'utente può verificare la correttezza dei dati in preparazione.
XMLFatt può anche importare XML già esistenti nel caso in cui l'azienda possieda già una procedura per la creazioni di questi file, per seguire i passaggi d'invio, storage e controllo.

2. Per la conversione in file XML si esegue la procedura nativa AS400.
Questo programma si occupa di tutti i passaggi nei quali avviene la conversione dei dati, dando come risultato un file XML conforme agli standard stabiliti dalla normativa dell'Agenzia delle Entrate. Questa poi, viene spedito tramite FTP, oppure esportato sull'IFS e conservato in archivi per AS400 per la storicizzazione.

La fattura elettronica creata, dopo essere stata firmata in digitale, può quindi essere inviata allo SDI per l'inoltro al cliente, oppure essere inserita all'interno di una rete aziendale o inoltrata a un servizio Cloud esterno.

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Missione lavoro: che cosa serve per aprire un bar

Aprire un proprio locale è il sogno di tantissimi. C’è chi lo cova da sempre e chi è arrivato a questa conclusione dopo un susseguirsi di mestieri vari. Indipendentemente dal perché, avviare un’attività porta con sé un ensemble enorme di sensazioni, richieste e timori.

Questo avviene prima di tutto perché è molto difficile poter stimare quale sarà l’andamento del locale, nonostante le speranze e la voglia di fare, aprire un bar è sempre una bella incognita che grave sulle spalle di chi decide di compiere questa grande avventura. Non vogliamo assolutamente sconfortarti, anzi, siamo qui per vedere insieme i passi da seguire per avviare un’attività commerciale alimentare.

I requisiti per aprire un bar

Ci siamo, se ti trovi qui probabilmente vuoi dare vita a qualcosa di tuo, un bar, un locale o un ristorante, magari un home restaurant che va tanto per la maggiore in questo periodo. Ecco i primi step da compiere per evitare di sbagliare (oltre alla lettura ti consigliamo anche di chiedere il supporto di esperti del settore, saranno al tuo fianco per ogni fase del progetto!).

  1. Assicurati di godere di tutti i diritti legali.

La prima cosa su cui devi accertarti, come titolare dell’attività che vuoi aprire, è di essere in possesso delle qualità da proprietario: devi avere un’età superiore ai 18 anni, almeno un diploma di scuola media superiore, aver frequentato il corso ex rec per la somministrazione di alimenti e bevande.

  1. Individua bene la struttura del locale.

Quando inizi a dare un’occhiata alle possibili location, che si tratti di affitto, gestione oppure acquisto, devi assicurarti che si tratti di locali con una destinazione d’uso commerciale riconosciuta. Tieni a mente che ogni attività ha bisogno di strutture specifiche, con requisiti imprescindibili.

  1. Non dimenticare i vincoli urbanistici.

Ogni città ha delle vincoli urbanistici e regole ben precise per quanto riguarda l’apertura di attività commerciali. Risulta, quindi, fondamentale chiedere aiuto ad una società di consulenza, che opera nel campo e che ha un’esperienza tale da starti accanto sempre.

+1. Porta sempre con te tanta forza di volontà.

Come abbiamo detto prima, non importa se il bar è il sogno di una vita oppure un’ambizione recente, non potrai mai lavorare in questo campo se non ci metti sacrificio. Sebbene ogni mestiere richiede sudore e impegno, aprire un’attività alimentare implica tanti altri fattori: orari stancanti, rapporto continuato con la clientela, possesso di numerose licenze e aggiornamenti in fatto di HACCP e somministrazione degli alimenti.

L’importanza della SCIA

Hai trovato il posto perfetto, hai a disposizione i fondi necessari per l’avviamento, hai fatto anche incetta di costanza e buona volontà, non ti resta che compiere il primo passo pratico verso l’apertura del tuo bar: la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività).

Come avviene per qualsiasi tipologia di locali commerciali, dovrai segnalare l’inizio della tua attività all’ASL della città di riferimento e alle autorità competenti. Parliamo di un documento di autocertificazione che tu, come titolare, dovrai compilare con le caratteristiche del bar e in cui specificherai di possedere tutti i requisiti necessari.

La SCIA raggruppa i dati anagrafici tuoi e della tua azienda; gli allegati sanitari; la relazione tecnica e la planimetria del locale, che confermano le regolarità dell’immobile; i certificati del locale e tue le certificazioni.

Non dimenticare l’HACCP

Un ruolo importantissimo quando parliamo di somministrazione di cibi e bevande è rivestito dall’HACCP. In un bar, quanto in un ristorante, il contatto diretto con gli alimenti è continuo, ed ogni fase di manipolazione va seguita con la massima attenzione.

Non basta poi agire con riguardo. C’è bisogno anche di formazione, e questo vale tante per i responsabili che per gli addetti alla cucina e alla sala.

Fisco, novità in arrivo per le Partite Iva?

Mentre sullo sfondo resta sempre la questione legata alla flat tax che dovrebbe rivoluzionare l’assetto fiscale in Italia, un intervento molto più immediato potrebbe essere rappresentato dall’estensione del regime di forfait a un’ampia platea di Partite Iva: l’ipotesi viene anticipata dal Sole 24 Ore, che racconta anche i dettagli di questa operazione su cui sta ragionando il Governo.

Il regime forfettario

Il blog di Danea, uno dei riferimenti più apprezzati dai professionisti del settore, ricorda che il regime forfettario 2018 è l’unico regime agevolato presente nel sistema fiscale del nostro Paese, e può essere utilizzato sia dai contribuenti che intendono intraprendere una nuova attività che dai soggetti già in attività, se rispondono a determinati requisiti: tra i principali, un tetto alle spese per lavoro dipendente e assimilati, un massimale per il costo complessivo per l’acquisto di beni strutturali e soprattutto un limite per ricavi e compensi.

Requisiti e vantaggi

Proprio quest’ultimo è il criterio maggiormente dirimente, perché stabilisce che, in base all’attività esercitata, il libero professionista possa beneficiare del sistema agevolato solo se rientra in un tetto massimo che va da 25 mila a 50 mila euro di reddito. Il vantaggio concreto per questa platea, che secondo l’indagine del noto quotidiano economico è composta da circa 700 mila Partite Iva, è la tassazione sostituiva con aliquota al 15 per cento, che “ingloba” oltre alle addizionali Irpef anche l’Irap e non prevede l’applicazione di Iva, consentendo ai forfettari di non liquidare l’imposta e di essere esonerati dai principali adempimenti connessi.

Una misura per quasi mezzo milione di persone

Nello specifico, soltanto nel 2017 quasi il 40 per cento di chi ha aperto una partita Iva ha scelto il regime agevolato, vale a dire poco più di 182 mila tra ditte e autonomi di nuova costituzione; inoltre, a differenza da altri sistemi precedenti, il forfettario consente anche di entrare in corso, sempre nel rispetto delle condizioni previste, e si rivela perciò particolarmente interessante.

La nuova mossa del Governo

Come dicevamo, il Governo starebbe studiando una estensione della misura attraverso un pacchetto dedicato alle partite Iva, progettando l’innalzamento (a quanto si apprende da fonti giornalistiche, in modo sensibile) dell’asticella di ricavi e compensi che consentono di sfruttare il regime vantaggioso, e che andrebbe oltre l’attuale autorizzazione comunitaria a prevedere regimi speciali per i soggetti Iva, che si ferma a 65mila euro. In dettaglio, si parla di un tetto a 100 mila euro, con il via libera decisivo di Bruxelles, con requisiti ancora da definire al meglio.

Estensione per altre 500 mila partite Iva

Stando alle indiscrezioni, e sulla base delle attuali statistiche fiscali, il Sole 24 Ore ha provato a simulare l’impatto della misura: “restringendo il campo ai soli professionisti e considerando le classi di volume d’affari”, i potenziali interessati potrebbero essere almeno tra 500 mila e 550 mila, nuovi beneficiari di questo forfait a maglie larghe. È chiaro che, oltre alla valutazione comunitaria, la “partita” si gioca anche nella ricerca delle coperture, perché un tale provvedimento necessita almeno di 800 milioni di euro.

Interventi contro il sommerso

Non è la prima volta che questo tema finisce al centro delle speculazioni mediatiche e, soprattutto, dell’attenzione del Governo: già agli inizi dello scorso mese la vice presidente della Camera, Mara Carfagna, aveva parlato di una proposta per estendere il “regime dei Minimi con flat tax al 15% per i professionisti, i precari, i free-lance e le altre tipologie di partite IVA, portando il limite di reddito da 30.000 euro annui a 50.000 euro, con una fascia di uscita graduale sino a 55.000 euro”. Un intervento che, secondo Carfagna, “favorirebbe la crescita dimensionale, scoraggerebbe il sommerso e semplificherebbe gli adempimenti burocratici-fiscali per una fascia più ampia di lavoratori autonomi”.

Microsoft Certified Trainer : la migliore esperienza di apprendimento e formazione.

Dal 7 al 9 dicembre si è tenuto a Lagos, in Nigeria, l’MCT Summit Africa, un evento dedicato ai Microsoft Certified Trainer e supportato da Microsoft Learning e vari sponsor.

Il Microsoft Certified Trainer è un trainer professionale che, a seguito di un corso, è stato approvato come insegnante esperto di comunicazione e insegnamento delle tecnologie Microsoft.

Si tratta di un evento organizzato una volta l’anno, importantissimo e unico nel suo genere; si radunano infatti migliaia di persone accomunate dal lavoro o dalla passione per il mondo del training, Sviluppatori, manager, ma anche studenti universitari che si sono approcciati da poco a questo mondo partecipano attivamente alle conferenze, e i diversi point of view e prospettive influenzano decisioni su processi e prodotti.

I formatori Microsoft professionali sono stati oltre 100, provenienti da tutto il mondo e pronti a mettere le loro competenze professionali a servizio degli altri durante le tante sessioni di conferenze proposte durante i giorni del Summit.

Tra i temi particolarmente salienti di questa edizione del MCT Summit si sono approfonditi uso di elementi visivi per semplificare l’apprendimento, tattiche di negoziazione per gli MCT, aree di lavoro digitali e tecniche di comunicazione.

È infatti importante che la figura dell’MCT sia costantemente aggiornata in termini di soft skills: predisposizione personale e passione sono certamente la base per diventare un bravo trainer, ma occorre associare queste componenti ad una formazione perpetua volta ad implementare le strategie di insegnamento più efficaci.

Proprio su questo punto è intervenuta anche Rosalba Fiore, già sponsor del Summit, in qualità di oratrice. Quel che è stato sottolineato è soprattutto l’importanza dell’interazione con la classe. Potremmo riassumere le caratteristiche di un buon MTC con tre parole chiave: esemplarità, coinvolgimento, cooperazione.

Mantenere alta l’attenzione degli apprendenti è una sfida che non può essere persa: a questo proposito, suggerisce Rosalba Fiore, è utile proporre case study, dati concreti, esemplari, attraverso cui le nozioni teoriche possono più facilmente essere apprese e poi messe in pratica.

L’altro punto fondamentale riguarda proprio la pratica, che dovrà coinvolgere la classe e impostare ua clima di cooperative learning. Lavori di gruppo, dunque, domande, rinforzi positivi come piccoli premi simbolici e apprezzamenti verbali.

Insomma, quel che il Summit ci insegna è che il trainer, oltre ad avere competenze tecniche e certificate, è chiamato a mantenere un buon clima in classe, elemento essenziale per offrire la migliore esperienza di apprendimento possibile.

Capannoni prefabbricati: i vantaggi rispetto ad una costruzione standard

Il capannone prefabbricato è una struttura che viene destinata per lo più all’utilizzo industriale, agricolo o artigianale. Esistono vari tipi e costruzioni di capannone prefabbricato: in acciaio, in legno, in cemento armato e ultimamente esistono sul mercato alcune strutture definite “ibride”.

Quando si tratta di prefabbricati, soprattutto se si tratta di progetti industriali, tuttavia la scelta che va per la maggiore comprende due materiali principali: l’acciaio o il cemento armato.

Ma perché scegliere un capannone prefabbricato anziché optare per la costruzione vera e propria?

Scegliere un capannone prefabbricato porta con sé numerosi vantaggi. Uno di questi è sicuramente il tempo di realizzazione. Il prefabbricato infatti ha un tempo di costruzione minore e un tempo di manodopera decisamente ridotto di quasi il 50% rispetto alla costruzione. Un secondo grande vantaggio è costituito dal fatto che il prefabbricato ha la possibilità di essere smontato per poi essere montato altrove, dunque può essere considerato un investimento a lungo termine. Si comprende che questo potrebbe essere vantaggioso soprattutto quando si tratta di progetti svolti in cantiere o per uso industriale.

E quali sono i vantaggi dell’acciaio o del cemento armato? In che modo scegliere l’uno o l’altro?

Prefabbricati in acciaio

  • Innanzitutto nei prefabbricati in acciaio le operazioni di montaggio, smontaggio, trasporto e di nuovo montaggio da un’altra parte sono molto più semplici proprio grazie alla leggerezza del materiale rendendo in questo modo il lavoro molto più agile e una manodopera ridotta.
  • Essendo costituiti da un materiale molto leggero, sia il trasporto che il montaggio quindi presentano dei costi di gran lunga ridotti rispetto a un prefabbricato in cemento armato.
  • Presentano una grandissima resistenza a tutti i fenomeni climatici in particolare se si tratta di gelo e disgelo.
  • A differenza del prefabbricato in cemento armato, anche quando i lavori sono completati, nelle costruzioni in acciaio è possibile apportare delle modifiche sia a livello di costruzione che di ampliamento.
  • L’acciaio è inoltre un materiale ad altissima riciclabilità. Quindi costituisce un vantaggio anche a livello ecologico oltre che economico.

Prefabbricato in cemento armato

  • Le strutture in cemento armato hanno una buona resistenza rispetto ad acqua, neve o gas corrosivi
  • Il prefabbricato in cemento armato presenta un maggiore isolamento termico. Ideale quindi in condizioni climatiche rigide.
  • Questi prefabbricati sono molto più resistenti alle sollecitazioni orizzontali, come ad esempio il vento e ai carichi che pesano sui pilastri. Anche se bisogna dire che tali vantaggi si annullano nel caso di terremoti.
  • Sono molto più sicuri e stabili rispetto all’acciaio.

Per ulteriori informazioni al riguardo e per richiedere un preventivo vi rimando alla sezione apposita del portale quotalo.it: https://www.quotalo.it/costruzione-capannoni.

Una moneta digitale per il Venezuela

Visto il crollo della moneta reale, il Bolívar, Nicolàs Maduro ha annunciato di voler creare la moneta digitale di Stato del Venezuela, il Pedro. La valuta in questo caso non sarà del tutto avulsa da uno Stato e dai suoi beni, saranno infatti petrolio, gas, oro e diamanti del Venezuela a garantire per il valore del Pedro.

Perché questa idea del Presidente venezuelano

Il Venezuela è sull’orlo di un altro default, dopo anni di incertezza economica. Questo è il motivo principale che spinge Maduro a dare vita ad una nuova valuta di Stato, in particolare una criptomoneta. L’espediente inoltre dovrebbe garantire la possibilità di evitare le sanzioni degli USA. Trump infatti ha proibito al sistema finanziario a stelle e strisce di negoziare i bonds venezuelani, così come quelli della società petrolifera Pdvsa. In Venezuela il petrolio è una delle ricchezze principali, poter aggirare quello che di fatto è un embargo finanziario da parte degli Stati Uniti potrebbe essere una svolta importante per il Paese sudamericano. Nel corso del 2017 l’inflazione in Venezuela è salita al 12%, con una svalutazione della moneta statale di oltre il 650%. Siamo sull’orlo di un collasso economico annunciato, sembra difficile poter trovare la ricetta giusta per risolvere la crisi economica che ha colpito il Paese.

Quanto varrà un Pedro

Ma quanto varrà un Pedro? Si deve considerare che il valore del Pedro sarà stabilito dallo Stato e garantito dagli averi del Venezuela, in primis petrolio e gas. In effetti però non potremo vedere ciò che è accaduto con i bitcoin. A decidere quanto vale un bitcoin sono infatti le leggi di mercato: siccome il bene disponibile è fissato a priori, più la criptomoneta è richiesta e maggiore è il suo valore. Il Pedro invece avrà un valore simile a quello delle valute “normali”, pur restando una criptovaluta. Non si tratta quindi di far entrare la nuova valuta nei meandri degli investimenti intercontinentali, perché una contrattazione spinta del Pedro non dovrebbe aumentarne in modo vertiginoso il valore. Questa criptomoneta servirà essenzialmente per combattere le frodi fiscali e la corruzione, ma soprattutto per aggirare l’embargo finanziario USA, in modo da poter ricominciare a sfruttare le ricchezze di Stato.

Il futuro dei bitcoin

La nascita del Pedro potrebbe influire sul valore dei bitcoin e sulla contrattazione di questo tipo di valuta? In teoria no, anche perché questa nuova criptovaluta avrà peculiarità del tutto originali rispetto a tutte le altre. Chi avrà forse dei problemi sono i cosiddetti “miners”, ossia coloro che cercano di accaparrarsi bitcoin, o altre criptovalute, fornendo al sistema peer-to-peer maxi computer per la gestione, cosa che viene ricompensata con qualche moneta, in modo randomico. Negli ultimi mesi questi personaggi hanno cominciato a spostare il loro hardware in Venezuela, grazie al fatto che il crollo del valore dei Bolívar aveva reso particolarmente economico il costo dell’energia elettrica, fondamentale per far girare i maxi computer oggi necessari per il mining. In ogni caso occorrerà attendere la vera e propria nascita del Pedro per capire cosa effettivamente avverrà in Venezuela.