EcoSlim funziona?

Brucia grassi naturale? Cosa significa e cosa comporta l’assunzione di EcoSlim? Una recensione chiarirà ogni dubbio su questo integratore sponsorizzato in diverse pubblicità anche online.

Cos’è EcoSlim

EcoSlim è un integratore alimentare formulato prevalentemente con le Vitamine del Gruppo B, questo genere di Vitamine sostengono e aiutano a promuovere la scissione dei grassi che si trovano nell’organismo.
Nella combinazione (Ingredienti) si trovano:

  • estratto di guaranà
  • taurina
  • caffeina

quest’ultima è capace di sciogliere i depositi di grasso delle aree che presentano maggiori problematiche, e EcoSlim agisce inoltre in pochi giorni consentendo un progressivo e costante calo del peso.
EcoSlim, nella sua formulazione come accennato precedentemente, risulta essere naturale al 100% il che lo rende un prodotto molto sicuro e assente in controindicazioni, si tratta quindi di una valida alternativa a integratori con ingredienti chimici che intossicano e sovente tendono ad affaticare diversi organi, questa seconda tipologia di integratori inoltre nella maggior parte dei casi portano più svantaggi che vantaggi rispetto all’obiettivo che ci si pone, e la salute deve sempre essere messa al primo posto.
Gli Ingredienti e gli effetti di EcoSlim
La lista degli ingredienti e la loro azione potenziale sull’organismo di chi assume EcoSlim:

  • Caffeina: è come noto un Alcaloide e il suo effetto è generalmente stimolante sull’organismo. La caffeina stimola il rilascio dell’adrenalina e della noradrenalina, è un naturale acceleratore del metabolismo in virtù dell’azione che svolgono le catecolamine, infine ha una funzione diuretica.
  • Vitamine del gruppo B: presenti in EcoSlim le Vitamine В2, В5, В6, В8 e В12 tutte vitamine estremamente efficaci nella lotta gli accumuli di grasso. Vitamina B2: normalizza il livello degli ormoni; Vitamina B6: regolatrice del metabolismo e rafforzante per unghie e capelli; Vitamina B12: potenziante del metabolismo; Vitamina B5: aiuta nel processo di scissione di carboidrati e grassi; Vitamina B8: è regolatrice dell’apparato gastrointestinale andando a ridurre i livelli di colesterolo.
  • Estratto di Coleus Forskohlii: un eccellente brucia grassi che aiuta a favorisce la perdita di peso in eccesso e assieme a ciò svolge un azione antinfiammatoria e antidepressiva.
  • Acido succinico: questo è un acido carbossilico che si trova nella frutta e nella verdura. Ha il compito di stimolare il funzionamento del sistema immunitario, aumentando la resistenza nei confronti delle infezioni, inoltre svolge un effetto antinfiammatorio e aiuta ad eliminare le tossine che si trovano nel fegato.
  • L Carnitina: sostanza capace di aiutare ad eliminare le adiposità localizzate contrastando la formazione stessa di adipe. Viene utilizzata spesso da coloro che praticano sport, perché è capace di aumentare la perdita di peso senza danneggiare la massa muscolare faticosamente conquistata.
  • Estratto di Guaranà: di cui si è accennato in precedenza, questo estratto riesce ad accelerare il metabolismo, aumentando il consumo di calorie. Migliora le prestazioni e aiuta a smaltire il peso in eccesso aumentando la combustione delle calorie.
  • Chitosano: derivato della chitina, una sostanza che si trova nel guscio dei crostacei e che è capace di abbassare il livello del colesterolo e della glicemia.
  • Estratto di alghe Fucus: capaci di apportare un miglioramento della circolazione linfatica, stimolando il rinnovamento delle cellule e andando a ridurre il senso di fame grazie ai minerali presenti in essa.

Sigarette elettroniche: un ausilio per smettere di fumare

Contrariamente a quanto si ritiene in Italia le sigarette elettroniche non sono dannose per la salute, se utilizzate in modo corretto. Anzi, possono addirittura essere usate come ausilio per smettere di fumare. Questo assunto, ormai accertato da alcune ricerche ed accettato in modo quasi universale da tanti esperti del settore, ha portato alcuni centri per il controllo del fumo del Regno Unito a proporre ai loro assistiti un rimborso sulle spese sostenute per acquistare la sigaretta elettronica.

La sigaretta elettronica e il fumo

Sono diversi gli Stati in cui si considera la sigaretta elettronica un buon metodo per smettere di fumare. Del resto il suo utilizzo è molto simile al classico fumo di sigaretta tradizionale, senza la parte nociva della questione. Mentre con una sigaretta elettronica infatti si inalano delle sostanze modificate dalla combustione, che le rende cancerogene e dannosissime per la salute, quando si svapa si inala del vapore. I fluidi appositamente preparati sono semplicemente riscaldati e vaporizzati, senza quindi produrre sostanze nocive per la salute del sistema respiratorio. Nonostante questa maggiore salubrità, lo svapo simula il fumo per molti versi, sia per quanto riguarda il gesto di tenere la sigaretta in mano, o tra le labbra, sia per quanto riguarda l’assunzione di nicotina o l’inalazione dei vapori caldi, che con il loro aroma colpiscono il gusto e l’olfatto. Questo consente di sostituire le due abitudini: abbandonare quella dannosa per acquisire quella molto meno pericolosa per la salute nostra e di chi ci sta intorno.

Cosa avviene nel Regno Unito

Visti questi fatti, nel Regno Unito da tempo si invoglia i fumatori incalliti all’uso della sigaretta elettronica come sostituto del fumo, per riuscire a smettere di fumare in modo definitivo. Inoltre, alcuni centri per il controllo del fumo propongono ai loro assistititi un voucher – del valore di 25 euro – da utilizzare per l’acquisto di una sigaretta elettronica. Fatti molto diversi da quanto avviene nel nostro Paese, dove l’uso delle sigarette elettroniche viene osteggiato da più parti. L’ultima novità è una tassa da pagare ogni volta in cui si acquista un fluido per sigaretta elettronica, anche di quelli totalmente privi di nicotina. Inoltre nel nostro Paese le sigarette elettroniche e i fluidi non possono essere venduti da chiunque, è necessario avere apposita autorizzazione ministeriale.

I fluidi per la sigaretta

La norma è tanto iniqua quanto di difficile applicazione. La tassazione viene infatti imposta solo sui fluidi per lo svapo miscelati e pronti da utilizzare, non sulle materie prime per prepararli. Questo significa che qualsiasi svapatore può procurarsi con facilità gli ingredienti per preparare il suo fluido preferito, aromatizzandolo come preferisce. Tali fluidi sono infatti costituiti quasi interamente da sostanze utilizzate nell’industria alimentare, farmaceutica e cosmetica. Sono quindi disponibili nei negozi che vendono materie prime per questo tipo di industrie, così come in farmacia. L’unico ingrediente complesso da trovare è la nicotina, ma online e nei negozi specializzati sono disponibili basi per lo svapo con diverso contenuto di questa sostanza.

Come scegliere un menu quando sei a dieta

Un programma dimagrante, è composto da tutta una serie di piatti che permettono di perdere peso rispettando le raccomandazioni che si sono ricevute. In pratica, sul come scegliere un menu quando si è a dieta, si possono effettuare tutte quelle scelte alimentari che sono fondamentali tanto per dimagrire, quanto per mantenere un peso più corretto e sano, ma anche per evitare disturbi alimentari. Ovviamente, molto dipenderà dalla qualità degli alimenti che vengono scelti.

Tra le varie raccomandazioni che possono essere utili, spicca quella inerente il fatto di prendere, nella dovuta considerazione, il concetto di densità energetica. Oltre a ciò, sarà bene sviluppare un menù che consenta di poter perdere peso senza che si soffra troppo. Altro aspetto importante per la salute, è che una corretta perdita di peso non dovrebbe superare 1 chilogrammo alla settimana.

Pertanto, sarà bene procedere senza fretta. Non a caso, sane abitudini alimentari ed esercizio fisico sono una coppia inseparabile sia per dimagrire così come per mantenere a lungo il corretto peso. Un approccio corretto, di conseguenza, dovrà prevedere di scegliere degli alimenti che contengono una piccola quantità di calorie rispetto al loro volume come, ad esempio la frutta, la verdura, i cereali integrali e i legumi.

Ricchi di fibre, di acqua e di sostanze nutritive, questi alimenti occupano un posto ampio nello stomaco quando ingeriti, contribuendo alla sazietà. Pertanto, concentrandosi sugli alimenti con densità di energia molto bassa o bassa, ci si potrà sentire “pieni” senza aver assunte troppe calorie.

Come restare a dieta anche quando si va al ristorante

Pranzo di lavoro, cena romantica, anniversario da festeggiare. Le opportunità per andare al ristorante sono molte. Anche se si è dieta, è possibile mangiare fuori senza eccedere. Quindi, nonostante la particolare atmosfera conviviale, la vasta scelta, che ci spinge a mangiare in grandi quantità e spesso piatti troppo ricchi, si possono evitare gli eccessi.

Per esempio, come antipasto si potrà scegliere tra verdure crude o un’insalata leggermente condita. Come primo si potrà optare, in quantità ragionevole, per la pasta o per il riso, meglio se sono integrali. Per secondo piatto si potrà scegliere tra carne bianca e pesce, anche grigliati.

Come dessert, un frutto sarà perfetto. Perciò, anche in queste piacevoli occasioni è possibile limitare gli errori nutrizionali, che sono causa dell’accumulo di cellulite, salvaguardando un corretto apporto calorico.

Come calcolare le calorie di un pasto

Quando si sceglie una dieta per dimagrire, come quella 1200 calorie suggerita da Vailo.it, è molto importante essere consapevoli delle calorie che si stanno assumendo da un pasto. Per questo, è bene calcolarne il valore calorico, nutrizionale e, questo, di ogni singolo alimento.

Per fare alcuni semplici esempi, 100 grammi di patate al forno forniscono 150 calorie e 100 grammi di bistecca di manzo ne danno 180. Il che vuol dire che mangiando queste due quantità di cibi, abbiamo assunto 330 calorie.

È, inoltre, da evidenziare come il calcolo delle calorie assunte in un singolo pasto, permette di andare a dividere le calorie che si possono assumere durante la giornata. Anche in questo caso, per comprendere meglio, facciamo un semplice esempio.

Se nel corso dell’arco della giornata si possono assumere 1500 calorie, si potrà dividerle in 300 per la colazione, in 100 per uno spuntino, in 500 per il pranzo, in 150 per la merenda e in 450 per la cena.

Rinoplastica: sei sicuro di sapere proprio tutto sull’intervento?

Molte persone, insoddisfatte dell’aspetto del proprio naso, si rivolgono ad un chirurgo plastico per chiedere una rinoplastica. Troppo spesso, però, non si hanno le idee abbastanza chiare e si tende a prendere alla leggera l’intervento. Cosa si deve sapere sulla plastica al naso?

La rinoplastica: una salvezza per molti versi, ma con consapevolezza e realismo

Vivere con un naso che non piace può essere una condizione difficile e dolorosa. Non accettare il proprio viso, provare un moto di disagio ogni volta che ci si guarda allo specchio, può portare, nel tempo, problemi psicologici anche molto gravi. Il primo tra tutti è la perdita di autostima, che può inficiare ed inibire tutti i settori della propria vita: sociale, sentimentale, professionale. A seguire, si può scadere nella depressione, nell’auto-limitazione di se stessi, in una serie di disturbi causati dall’insicurezza che possono contrastare pericolosamente la qualità della vita. Fortunatamente, al giorno d’oggi, la chirurgia plastica offre una scappatoia a questo problema, riuscendo a modificare la forma del naso tramite un intervento chirurgico. L’unico problema che può sorgere, in questo senso, è approcciarsi al colloquio col chirurgo e con il percorso di cambiamento con troppa leggerezza, pensando che sia una cosa semplice e veloce e che si potrà ottenere il naso dei propri sogni. È davvero così?

La rinoplastica: innanzitutto, un’operazione chirurgica

La prima cosa da tenere presente, quando si mette in cantiere l’idea di una rinoplastica, è che si tratta di un intervento chirurgico vero e proprio. Quindi:

    • prevede una preparazione fisica e psicologica, va affrontato con serietà ed attenzione, come un qualsiasi intervento chirurgico
    • non ci si può affidare a medici estetici o cliniche di dubbia fama, con l’intenzione di risparmiare qualche euro: si tratta di un’operazione chirurgica che deve essere effettuata da un medico chirurgo specializzato in chirurgia plastica, presso una struttura ospedaliera o una clinica che ne ricalchi tutte le caratteristiche
    • non sempre si ottiene esattamente “il naso dei sogni” ma bisogna avere delle aspettative realistiche, per non incorrere in una delusione
    • dopo l’intervento bisognerà affrontare, con la dovuta pazienza, un periodo di convalescenza, prima di poter apprezzare completamente i risultati dell’intervento

Cosa ci si può aspettare dalla rinoplastica?

In alcuni casi, se il paziente ha delle aspettative realistiche e comprende bene ciò che si può fare per migliorare l’aspetto del suo naso, effettivamente si ottiene il perfetto risultato che si desiderava. Bisogna tener presente che la rinoplastica modifica il naso sfruttando le sue ossa e i suoi tessuti: non si può stravolgere completamente la forma o fare un miracolo. La rinoplastica però garantisce, nel 100% dei casi, un nettissimo miglioramento dell’estetica del naso e del volto in generale, perché riequilibra i volumi e le proporzioni. In poche parole: rende il naso e il viso più bello possibile in base alla sua conformazione unica e personale.

Cose da sapere sulla rinoplastica: i vantaggi

La rinoplastica è un intervento che offre la possibilità di migliorare, e di molto, l’aspetto di un naso ritenuto canonicamente o soggettivamente poco attraente. Anche se va affrontato con consapevolezza e realismo, per evitare di ritrovarsi delusi o dinanzi a situazioni che non erano state messe in conto, è bene sapere che non si tratta di un intervento pericoloso, ma viene considerato di routine. I vantaggi e qualche dato sulla rinoplastica: in Italia vengono eseguite circa 27.000 rinoplastiche l’anno e nella quasi totalità dei casi, se effettuate da medici competenti e affrontate da pazienti ben consapevoli del risultato che otterranno, i risultati sono soddisfacenti sia da un punto di vista estetico che funzionale: si respira meglio, soprattutto se coesistevano piccoli difetti del setto solo l’8% degli operati di rinoplastica si rivolgono, in seguito, a un altro chirurgo perché vogliono riparare alla prima operazione l’intervento di rinoplastica, se eseguito su un adulto sano, è considerato a basso rischio ultimamente gli interventi estetici sul naso hanno costi più accessibili rispetto a 5 anni fa se si soffre a causa di un naso che non incontra il proprio gusto, operarsi e modificarlo migliora nettamente la qualità della vita, l’umore, la propria autostima e le proprie relazioni, in quanto ci si propone al mondo in modo più sicuro, sereno e felice grazie al perfezionamento delle tecniche chirurgiche, al giorno d’oggi la convalescenza è meno lunga e poco dolorosa.

Cosa tener ben presente riguardo la rinoplastica: i limiti

Il percorso di cambiamento, anche interiore, che implica il sottoporsi ad un intervento che modifica i propri tratti somatici, richiede sempre una certa dose di riflessione e consapevolezza. Ecco alcuni punti da tenere presenti:

      • la rinoplastica è un’operazione a tutti gli effetti: si esegue quasi sempre in anestesia generale, ma le nuove tecniche chirurgiche consentono di eseguire la rinoplastica in anestesia locale; può richiedere un day hospital o, in alcuni casi, fino a 48 ore di ricovero
      • almeno un mese prima dell’intervento bisogna smettere di fumare, di prendere la pillola anticoncezionale e di assumere aspirina e farmaci a base di acido acetilsalicilico, come ad esempio: Vivin C, Aspirinetta ed equivalenti. Questo per evitare eventuali problemi di trombi o sanguinamenti
      • come tutti gli interventi chirurgici, anche la rinoplastica ha dei margini di rischio, seppur bassi dopo l’intervento bisogna portare una piccola ingessatura per una settimana e, solo se necessario, dei tamponi nelle narici
        il naso resterà gonfio per almeno tre mesi.

Per vedere il vero risultato della rinoplastica bisogna pazientare ed aspettare che tutti i tessuti cicatrizzino e l’ematoma si dreni e riassorba. Ci vogliono almeno 6-8 mesi per vedere il risultato definitivo. La rinoplastica, come tutti gli interventi estetici, non è mutuabile: il costo dell’intervento è totalmente a carico del paziente, così come le visite preliminari, quelle di controllo, gli esami diagnostici e strumentali necessari e i farmaci. Se, fatto il bilancio dei pro e dei contro, si decide che la propria serenità mentale e il piacersi vale la pena sopportare qualche piccolo fastidio, non resta che rivolgersi ad un ottimo chirurgo plastico e discutere con lui il proprio problema: lo specialista sarà in grado di dare un’idea precisa di cosa si può ottenere nella specifica situazione.

Curare i disturbi alimentari dallo psicologo

Quando si parla di disturbi alimentari s’individuano diverse patologie che si manifestano in coloro che hanno una visione controversa del loro corpo e del regime alimentare da seguire. Ogni malattia che prevede un disturbo alimentare è causata spesso da problemi emotivi o reminiscenze psicologiche.

Un tipico comportamento di coloro che soffrono di disturbi dell’alimentazione è cercare di controllare i sentimenti negativi che animano il loro corpo attraverso il cibo. Tutto ciò però porta in realtà più che ha un sano controllo della dieta ad una gestione completamente errata del piano alimentare.

I disturbi dell’alimentazione si distinguono principalmente in: anoressia nervosa, bulimia, disturbi del comportamento alimentare non specificati, disturbo d’abbuffata compulsiva (spesso causa dell’obesità).

Quando parliamo di anoressia o bulimia nervosa, ci sono altri sottotipi di malattie e varie tipologie di condotta del disturbo.

Le principali cause dei disturbi alimentari

Come abbiamo anticipato i disturbi del comportamento alimentare prevedono una gestione difficoltosa di problemi più profondi, di solito legati alla psiche dell’uomo. Alcune delle patologie psicologiche che portano alla cattiva gestione dell’alimentazione sono: le fobie, ansia e attacchi di panico, sintomi compulsivi ossessivi, disturbo borderline, disturbo affettivo.

Certo queste non sono le uniche cause della comparsa di un disturbo alimentare, spesso succede che questi siano causati da eventi traumatici che in poco tempo portano il soggetto a riversare e “curare” il dolore con il cibo o con la sua privazione. I traumi principali che portano a soffrire principalmente di bulimia, anoressia, o sindrome d’abbuffata compulsiva, sono: episodi di bullismo, conflitti familiari, abbandono, divorzio dei genitori, problemi sociali e relazionali, violenze sessuali, fisiche e mentali.

Infine, una malattia che va di pari passo o insorge poco dopo il disturbo alimentare è la depressione.

Come incidono i disturbi alimentari sulla salute

Il disturbo alimentare comporta non pochi problemi di salute oltre che svariate patologie psicologiche. Uno dei principali rischi di coloro che soffrono e sopportano in silenzio un disturbo alimentare e d’incorrere in una grave depressione.

Chi soffre di questa patologia spesso non vuole ricevere delle cure, non parla del disturbo e anzi tende a mostrarsi più gioioso e vitale di quanto sia in realtà. Per questo motivo, bisogna porre molta attenzione a chi ci circonda, fare attenzione agli aumenti di peso e ai dimagrimenti improvvisi, per riuscire a intervenire prima che la malattia degeneri.

Oltre ai problemi psicologici legati a questa malattia, si rischia anche di avere ripercussioni sul proprio stato di salute. Tra le patologie più diffuse legate a questi disturbi, ci sono: acidità di stomaco, ingiallimento dei denti, caduta dei capelli e dei denti, disidratazione, danni permanenti all’apparato digerente e ai suoi tessuti, ingrossamento delle ghiandole, emorragie interne, ipotermia ecc…

Come trattare e curare i Disturbi alimentari?

Per trattare i disturbi del comportamento legati all’alimentazione è necessario il lavoro in sinergia di diverse figure professionali come: medici specialistici e terapisti specializzati. Uno dei primi interventi prevede comunque di permettere al paziente di curare i disturbi alimentari dallo psicologo.

Lo psicologo è l’unico che può risalire alle cause di questo disturbo e soprattutto permettere al paziente di rimediare ai problemi interiori che alimentano la malattia.

Acqua e sale: il mix perfetto per la cellulite!

Pochi sanno che acqua e sale sono due alleati magici che sconfiggono gonfiore e cellulite. Se si impara a dosarli ed utilizzarli correttamente possono diventare un vero elisir di bellezza.

Il sale non andrebbe utilizzato durante la preparazione dei cibi, perchè trattiene i liquidi nei tessuti ma disciolto nell’acqua per eliminare la cellulite è perfetto, perchè attira verso l’esterno i liquidi trattenuti nei tessuti eliminati attraverso la circolazione venosa e linfatica.

Come utilizzare acqua e sale per combattere la cellulite?

Per chi ha la possibilità, i bagni in acqua di mare sarebbero fondamentali per la cellulite: lunghi bagni tonificanti e camminata lenta con acqua che arriva sino all’altezza dell’ombelico.

Grazie al movimento massaggiante delle onde, queste eliminano le tossine in eccesso mentre il sale lavora direttamente sulla cellulite eliminando direttamente ogni tipologia di grasso localizzato. Dopo aver fatto questo esercizio, si consiglia di completare il lavoro andando a massaggiare direttamente sulle zone interessate, olio essenziale di lavanda, rosmarino oppure malva.

Se invece non si ha il mare a disposizione o siamo nelle fredde temperature invernali, si può ricreare una sorta di stessa azione nella vasca di casa:

  • riempire la vasca di acqua tiepida non troppo bollente
  • disciogliere 1 chilo di sale fino ed immergersi per almeno venti minuti

Come spiega www.rimedicellulite.co, il sito italiano specializzato sulla cura della cellulite, sarebbe ideale fare uno scrub sempre con sale marino integrale al fine di togliere le tossine che si sono accumulate sul primo strato di pelle, riattivando la circolazione che dovrà trasportare liquidi in eccesso ed eliminarli con il bagno salino successivo preparato.

Questa tipologia di azione è possibile effettuarla anche nei centri specializzati, dove i professionisti del settore effettuano uno scrub diretto per poi andare ad immergere il soggetto in acque marine con aggiunta di oli essenziali. Successivamente procedono con un massaggio rigenerante che apporta ulteriori benefici e miglioramenti all’aspetto della cellulite.

Questo è un trattamento che dovrebbe essere svolto almeno una volta alla settimana, associandolo con attività fisica, alimentazione equilibrata e idratazione continua.

Dunque, siete ancora dubbiosi sui benefici che questo rimedio naturale può apportare alla pelle che soffre di cellulite? Provate per credere!

Come combattere le vene varicose

Le vene varicose compaiono soprattutto agli altri inferiori. Si presentano come rigonfiamenti nodosi che possono interessare soprattutto i polpacci, ma anche la parte interna della gamba. Possono comparire anche sulle cosce insieme alle cosiddette teleangectasie, cioè piccoli capillari superficiali di colore rosso, violaceo o blu, esattamente come le varici.
Queste ultime si creano in quanto il sangue fatica a risalire al cuore e preme sulle pareti vascolari, dilatandole e creando delle anse.
Le cause delle varici sono spesso legate all’età, come succede per le donne in menopausa, per le quali si aggiungono anche problemi di tipo ormonale. L’insufficienza circolatoria può anche essere legata a patologie cardiache e propriamente vascolari, peggiorate dal sovrappeso.
Le gambe devono sostenere una pressione molto forte quando si è obesi e questo provoca uno sfiancamento delle vene, che non riescono più a tornare nella forma originaria.
Per combattere le vene varicose, sia quando sono appena comparse che quando sono già diffuse, si possono usare le calze elastiche. Si tratta di un rimedio molto diffuso ed efficace, che spesso è un ottimo coadiuvante delle cure farmacologiche e a seguito d’interventi chirurgici per avere una circolazione sanguigna ottimale.

Le calze elastiche per le vene varicose

Le calze elastiche per le vene varicose sono a compressione graduata, cioè seguono la forma della gamba, anche fino all’inguine, stringendosi e allargandosi con una certa pressione nei punti dove è necessario.
Le calze elastiche per le vene varicose si trovano sia a gambaletto che adatte a tutta la gamba e anche per donne in attesa di un bambino. In media esercitano una pressione che in corrispondenza della caviglia è massima, mentre all’altezza del polpaccio e del ginocchio è intorno al 60-70%, mentre scende al 40% alla coscia.
In questo modo le calze per le vene varicose accompagnano il flusso del sangue, comportandosi come una “pompa” accessoria esterna, che aiuta a mantenerlo nei limiti, senza premere sulle pareti dei vasi sanguigni. È bene ricordare che le calze elastiche per le vene varicose non portano alla guarigione o alla loro scomparsa, ma sicuramente aiutano a trattare l’insufficienza venosa in modo mirato e salutare.
La loro efficacia è quella di tipo terapeutico, perché impedisce che le varici peggiorino e che se ne formino di nuove.
Inoltre, indossare una calza elastica su una o entrambe le gambe attenua anche i fastidi e i sintomi tipici delle vene varicose, tra cui il senso di pesantezza che impedisce movimenti fluidi, il dolore sia quando si cammina che quando si tocca la parte interessata e il gonfiore. Quest’ultimo tende ad aumentare soprattutto nella stagione estiva, in quanto il caldo dilata i tessuti e il flusso è più scorrevole, formando così nuove varici.
Per trattare questa patologia è quindi importante usare ogni giorno le calze per le vene varicose, facendo attenzione alla scelta di questo prodotto che è curativo e palliativo.
Le calze per le vene varicose infatti non sono tutte uguali e la loro compressione lungo tutta la gamba, sia per quelle a gambaletto che per quelle fino all’inguine, viene misurata in millimetri di mercurio, che sull’etichetta sono riportati con il simbolo mmHg.
Di questo aspetto bisogna parlare con il chirurgo vascolare o l’angiologo, che conoscono bene la situazione clinica del singolo paziente e possono consigliare la calza elastica graduata più indicata.
Le calze elastiche per le vene varicose possono servire alle donne in gravidanza. In questo periodo infatti potrebbero comparire, soprattutto nell’ultimo trimestre ed essere prontamente trattate con questo rimedio.
Oltre a queste, anche i pazienti che non hanno potuto subire un intervento chirurgico devono optare per la compressione graduata.
Le calze per le vene varicose possono essere indossate anche da coloro che manifestano ulcerazioni, le quali vanno accuratamente medicate e quindi trattate in questo modo, in quanto sono traspiranti.
In tali casi le calze elastiche possono favorire una guarigione più veloce delle stesse ferite, per il miglioramento della circolazione.
La compressione graduata delle calze elastiche può essere utile anche a prevenire patologie come embolia e trombosi venosa profonda, sempre associando le dovute cure farmacologiche e terapeutiche del caso.
Le vene varicose possono comparire anche in quelle persone che per lavoro o altri motivi sono costrette a stare per molte ore consecutive in piedi o seduti. A questi si possono aggiungere anche coloro che devono affrontare un viaggio lungo in pullman, in treno o in aereo, dove ci si può muovere e camminare limitatamente.
Per questi soggetti esistono altri modelli di calze elastiche, che possono essere più leggere, da usare magari durante la stagione estiva, con una scelta che varia anche per i colori.
Somigliano spesso ai collant abitualmente usati dalle donne, ma sono più spesse e resistenti, per esercitare la giusta pressione in casi di vene varicose meno gravi.
In questi casi sono indicate quelle cosiddette “da riposo” che hanno la caratteristica di avere una compressione minore sia a livello della caviglia che delle cosce.
Si possono utilizzare anche a scopo preventivo, specie se in famiglia esistono casi precedenti di vene varicose, oppure se il vostro angiologo vi ha informato che siete predisposti a seguito di una visita.

Quando usare le calze elastiche

Le calze elastiche per vene varicose devono essere prescritte dal medico, perché sono terapeutiche. Nella fase di scelta, oltre al livello espresso in mmHg per la compressione graduata, è importante verificare che siano a marchio CE e che abbiano la garanzia di qualità.

Ansia e mal di stomaco: sono collegati?

Quante volte diciamo che sentiamo un dolore o una tensione allo stomaco come conseguenza dell’ansia? Ebbene, non si tratta di una semplice conseguenza psicologia della tensione, ma l’ansia, lo stress e la situazione di tensione possono veramente comportare una sensazione dolorosa allo stomaco.

Questa condizione assume un nome preciso: dispepsia funzionale, il che sta a significare che si tratta di un complesso di sintomi che scaturisce solo sulla base di una condizione mentale e che non è dovuto né a reflusso, né ad altre patologie.

L’ansia, la tensione, la sofferenza psicologica, perfino la delusione d’amore può comportare la dispepsia funzionale e quindi una sensazione di dolore allo stomaco.
Questa sensazione, secondo gli esperti, tende a diventare più acuta nel corso della digestione, oppure se ci si trova in un periodo di tensione.

Nella dispepsia funzionale, insomma, ad avere un ruolo di importanza primaria è proprio la condizione psicologica: la tensione giocata da diversi fattori che si ripercuote sullo stomaco.
Una volta esclusa ogni altra causa di natura fisiologica, è comprovato che potrebbe trattarsi del noto legame fra ansia e dolore.

Il dolore allo stomaco tende a manifestarsi subito dopo una lite, o quando si è in attesa di un appuntamento fondamentale, o in tutti i casi in cui l’ansia gioca un ruolo fondamentale.
Ovviamente la diagnosi della dispepsia funzionale, dato che non è scatenata da alcuna patologia fisica, è più difficile: bisogna giungervi per esclusione, dopo aver constatato che il dolore allo stomaco non scaturisce da altre cause come lesioni della mucosa gastrica.

Detto questo, come si cura la dispepsia funzionale? Trattandosi, come abbiamo detto, di un disturbo psicologico che si riverbera sul fisico, la cura ovviamente è palliativa: la soluzione migliore sarebbe quella di rimuovere la causa di stress o, meglio ancora, di imparare a gestirla.

I farmaci che in genere si usano nel caso di dispepsia funzionale sono quelli pensati per controllare il bruciore, quindi antiacidi, antisecretivi gastrici, e in caso di dispepsia funzionale cronica si possono usare anche ansiolitici ed anti depressivi.

In ogni caso, si consiglia l’uso, se possibile, di rimedi naturali come camomilla e preparazioni naturali calmanti che possono rilassare, soprattutto se si prevede di essere esposti ad eventi stressanti. Se la dispepsia funzionale prende il sopravvento spesso, la soluzione è quella di rivolgersi al medico per la diagnosi corretta e per una cura personalizzata. In alcuni casi, anche la psicoterapia potrebbe essere d’aiuto per rimuovere le cause del disagio.