Depurarsi con Aloe Vera, come fare?

Depurarsi con Aloe Vera, come fare?

Nella quotidianità il tuo corpo autoproduce delle tossine che vengono affrontate dallo stesso sistema immunitario, ma lo stile di vita moderno fornisce ostacoli non indifferenti. Per non parlare dei cibi industriali dannosi, e di medicine con forte effetti collaterali come antibiotici e cortisone.  Per questo motivo il tuo organismo ha bisogno di un aiuto che provenga da fuori: l’Aloe Arborescens.

Depurarsi con Aloe Vera non solo è possibile, ma raccomandato!
Le proprietà benefiche di questa preziosa e utilissima pianta sono state scoperte molto, molto tempo fa. Veniva utilizzata in passato per curare le ferite esterne, ma più di recente è venuto alla luce il fatto che può aiutarti anche dall’interno. Dentro contiene diverse sostanze che neutralizzano le tossine, disintossicano il fegato, depurano il colon, stimolano la rigenerazione cellulare, sostengono il sistema immunitario e aumentano la tua carica energetica.

Ricerche cliniche hanno dimostrato in modo chiaro che il livello di tossicità nel plasma del sangue è un problema reale e ha il suo picco massimo al mattino. Il tuo organismo si mette in quelle ore in modalità disintossicante, ma… la colazione! Se fatta in modo irregolare e con alimenti non del tutto sani, ferma il processo naturale di pulizia.
Lo sai, la colazione è il pasto più importante della giornata, ma ciò che conta è cosa mangi appena sveglio? Ed è proprio qui che entra in gioco l’Aloe Vera.

Aggiungi 50cc di succo a un primo pasto di frutta senza zuccheri aggiunti, sarà un ottimo modo per cominciare a disintossicarti!

Depurarsi con Aloe Vera: i passaggi

Per depurarsi con Aloe Vera è utile cominciare con una piccola dose di succo. Partire con calma è importante per abituarti al cambiamento, la dose iniziale raccomandata è di 25 ml per una o due volte al giorno.
Aspettati frequenti tragitti verso il bagno. Il colon è dove principalmente si annidano le tossine, così l’Aloe ha un effetto lassativo che scioglie le scorie, dandoti un grande beneficio e sollievo.
Ti raccomando di non fermare il ciclo. Ripeti la depurazione in modo periodico per mantenere il tuo sistema immunitario forte e il tuo corpo privo di tossine. Non preoccuparti, nessun effetto collaterale, è sicuro e puoi assumerlo ogni qual volta che senti il bisogno di disintossicarti.

 

Consigli utili per depurarsi con Aloe Vera

Assicurati di scegliere prodotti che utilizzino la pianta intera anziché soltanto la linfa. Alcuni di questi hanno soltanto una piccola percentuale di Aloe in essi, cerca un prodotto che ne contiene almeno il 90 per cento. Ma dove la trovi? Ti facilito la ricerca, puoi acquistare l’Aloe Vera della Forever Living, completa al cento per cento, ricca di sostanze nutrienti e purificanti del tutto naturale senza alcuna aggiunta chimica. Nella pagina che ti ho linkato troverai una vasta gamma di prodotti dedicati alla tua salute, dai uno sguardo!
Se ti senti di aumentare il dosaggio, assumi il succo più volte al giorno invece di arricchire le singole dosi.
Mescola il succo con dell’acqua o del mix di frutta per ottenere un sapore migliore. Un consiglio? Il mirtillo è davvero ottimo e gustoso e offre una combinazione perfetta.
Se il tuo organismo non sopporta il succo di Aloe Vera, punta sulle capsule: si mandano giù con facilità.
Allo scopo di depurarsi, l’Aloe deve essere assunta solo per un breve periodo di tempo. Non andare avanti per troppo tempo, perché significa che il problema è da approfondire ed è utile quindi consultare il tuo medico.
Sei in stato di gravidanza? Stai allattando? Questo sistema non fa per te! Aspetta la fine dell’allattamento per cominciare a disintossicarti da tutte le scorie.
E tu l’hai provato? Raccontami la tua esperienza!

Dietologia, tutto quello che c’è da sapere

Stare bene con il proprio corpo, significa innanzitutto occuparsi di lui, e trattarlo come la nostra casa.

Come dietologa spesso ho a che fare con pazienti che hanno deciso di dimagrire per una mera esigenza estetica e non come scelta di salute. Quando li incontro, già capisco che la loro non sarà una scelta duratura, e probabilmente abbandoneranno il percorso di dimagrimento dopo le prime settimane, riattivando subito quei meccanismi automatici e quelle abitudini che non sono fanno prendere peso, ma anche intossicare in qualche maniera le nostre cellule.

Imparare a nutrire il proprio corpo permette non solo di tornare in forma, ma anche di compiere il primo passo verso il benessere personale. Si tratta di imparare uno stile di vita sano, senza privazioni assolute che diventa fondamentale per prevenire anche ogni genere di malattie.
Il mio approccio parte dalla comprensione del paziente: empatia e capacità comunicativa sono anch’esse parte della mia professione.

Comprendere lo stato psicologico di chi ho di fronte e le leve adeguate per motivarlo durante tutto il percorso di remise en forme.

Quando si parla di dietologi e nutrizionisti, spesso si pensa solo al dimagrimento fine a se stesso, in realtà è una scienza che si occupa di tutto ciò che è relativo alla nutrizione. Come sappiamo alimentarsi è occuparci del nostro benessere, dal punto di vista fisico e psicologico.

La componente emotiva è fondamentale sia all’inizio del percorso, perché rappresenta le  fondamenta della motivazione, che lungo la strada, quando l’obiettivo finale deve essere costantemente mirato e bisogna addrizzare la mira al risultato.

Cerco sempre di studiare dieta che soddisfino i fabbisogni della persona ma anche le proprie personali inclinazioni, in base all’età, al suo stile di vita e ai suoi gusti.
Mi occupo quotidianamente anche di correggere errori alimentari dovuti a pregiudizi e disinformazione o comunque al continuo sorgere di mode di ogni genere in campo alimentare, che spesso oltre a non portare alcun beneficio possono perfino trasformarsi in nocivi per alcuni tipi di pazienti

A cura di Dietologa Follonica

Integratori alimentari: cosa c’è da sapere

Sempre più persone assumono uno o più integratori alimentari, ogni giorno o saltuariamente. Gli integratori alimentari, oggi, includono vitamine, minerali, prodotti di erboristeria, amminoacidi e molte altre sostanze e sono disponibili in una grande varietà di forme: compresse tradizionali, capsule, polveri, bevande e barrette energetiche. Gli integratori più popolari includono vitamine D ed E, minerali come calcio e ferro, erbe come echinacea ed aglio.

Tutti i prodotti etichettati come “integratore alimentare”, devono presentare una tabella che elenchi il contenuto, la quantità dei principi attivi per porzione e altri ingredienti aggiunti (come leganti ed aromi). Il produttore indica la dose consigliata, ma starà a voi, sotto indicazioni del vostro medico curante, decidere le quantità più appropriate alle vostre esigenze.

Sono davvero efficaci gli integratori alimentari? Se non si segue una dieta ricca e varia, alcuni integratori possono sicuramente aiutare ad ottenere le adeguate quantità di nutrienti essenziali. Tuttavia, gli integratori non possono sostituire uno stile di vita sano, sarà quindi necessario rivedere la propria dieta per cercare di bilanciare l’apporto vitaminico, minerale etc.

Prove scientifiche dimostrano che alcuni integratori alimentari sono in grado di apportare molti benefici alla salute generale dell’organismo e possono aiutare nella gestione di alcune problematiche. Ad esempio, il calcio e la vitamina D sono importanti per mantenere le ossa forti e per ridurre la perdita di tessuto osseo; l’acido folico preso dalle donne in gravidanza riduce il rischio, per il feto, di sviluppare malformazioni; l’omega-3, che appartiene alla famiglia degli acidi grassi estratti dall’olio di pesce, può essere molto utile per soggetti affetti da malattie cardiache.

Molti integratori contengono però principi attivi che possono causare effetti indesiderati; è infatti molto importante prestare attenzione all’insorgere di effetti collaterali imprevisti, soprattutto quando si sta assumendo un prodotto per la prima volta. Infatti, vitamine e minerali, assunti in dosi elevate possono risultare addirittura tossici. Ad esempio, troppa vitamina C può interferire con la capacità del corpo di assorbire il rame, troppo fosforo potrebbe inibire l’assorbimento del calcio; il corpo non riesce ad espellere dosi eccessive di vitamine A, D e K e queste possono raggiungere livelli tossici.

È importante, in definitiva, conoscere il proprio organismo, ciò di cui ha bisogno e saper riconoscere i segnali che inequivocabilmente ci manda quando abbiamo qualche problema. In caso di assunzione di integratori alimentari, è fondamentale informare il proprio medico curante se si stanno seguendo cure farmacologiche e cercare, quando possibile, di assumere i nutrienti necessari soprattutto attraverso una dieta sana e bilanciata.

Caduta dei capelli: rimedi

Perdere i capelli è fisiologico e normale: generalmente, infatti, perdiamo circa 100 capelli al giorno. Non è possibile però rendersi conto di questa perdita perché il nostro cuoio capelluto, in media, è coperto da 100.000 capelli. Alcune persone possono però tuttavia notare una perdita di capelli eccessiva. Il normale ciclo di nascita dei capelli passa attraverso due fasi: una di crescita e una di riposo. Ogni singolo capello sopravvive per una media di tre anni e mezzo; la fase di crescita dei capelli dura in genere due o tre anni, tempo durante il quale il capello cresce circa un centimetro e mezzo al mese. Questa è seguita da una fase di riposo, che dura circa tre-quattro mesi; di solito, al suo quarto anno, il capello cade e viene sostituito entro sei mesi con uno nuovo.

La calvizie ereditaria o genetica è nota anche come alopecia androgenetica ed è causata dall’incapacità del corpo di produrre capelli nella stessa quantità di quelli persi. L’alopecia androgenetica è in genere permanente e colpisce molti più uomini che donne. Circa il 25% degli uomini comincia a perdere i capelli intorno ai 30 anni, e circa i due terzi diventano calvi verso i 60 anni.

Anche alcune donne sviluppano un particolare modello di caduta di capelli per cause di origine genetica o ormonale. A differenza degli uomini, che perdono i capelli prima sulle tempie e poi su tutta la testa, la calvizie femminile comporta un diradamento di tutto il cuoio capelluto, mentre la linea frontale rimane intatta.

Esistono decine di rimedi su internet, da lozioni ed impacchi, fino ad arrivare a pillole contro la caduta, ma sappiamo che, anche se i rimedi “della nonna” possono essere efficaci per nutrire e rinforzare i capelli, questi non possono intervenire in caso di alopecia androgenetica perché legata a cause ormonali. Tra le soluzioni semipermanenti e permanenti (ne esistono diverse) possiamo citarne due che, a seconda dei risultati che si vogliono ottenere possono essere più o meno adatte alle singole esigenze.

Uno dei rimedi meno aggressivi è la tricopigmentazione, che consiste nell’iniettare all’interno del cuoio capelluto, microscopici pigmenti colorati per creare vari effetti (rasato, densità o copertura delle cicatrici) a seconda delle esigenze. Questa è una tecnica non invasiva, non permanente perché i pigmenti naturali utilizzati vengono assorbiti ed eliminati dall’organismo nel giro di un paio d’anni, e non ha costi eccessivamente esosi.

L’autotrapianto di capelli invece, è una tecnica chirurgica che consiste nell’asportazione di capelli (compresa la radice) da una parte del corpo non affetta da alopecia (zone donatrici) e nel loro successivo impianto nelle parti affette da calvizie (zona ricevente). Questa tecnica è permanente anche se più invasiva e richiede, chiaramente, un esborso maggiore.

Ogni soggetto affetto da calvizie può scegliere la strada a lui più congeniale per cercare di limitare al minimo gli inestetismi provocati dalla caduta dei capelli: i rimedi sono diversi e portano a risultati differenti e l’importante è trovare l’alternativa giusta, per accettarsi e non vivere questa condizione con ansia ed imbarazzo.

Chi è lo psicologo e quali sono le differenze con lo psicoterapeuta

Quando si sente parlare di psicologo e psicoterapeuta, si fa l’errore di associare le due distinte professioni ad un unica figura. In realtà esse si differenziano per diversi aspetti, a partire dal percorso formativo ed universitario che sono tenute ad affrontare per l’esercizio della loro professione.

Innanzi tutto chi è psicoterapeuta è o un medico o uno psicologo, ha dovuto svolgere lo stesso un percorso di laurea e la successiva iscrizione all’albo, dopo frequentare una scuola di specializzazione in psicoterapia della durata di 4 anni, per poter divenire a tutti gli effetti uno psicoterapeuta, è obbligatorio anche un tirocinio di minimo 400 ore presso strutture convenzionate.  Non obbligatori percorsi di analisi personale.

Quindi possiamo affermare che gli studi di per questa figura professionale siano più molto più lunghi di quelli di uno psicologo o di un medico.

Lo psicoterapeuta, è dunque una figura professionale che a differenza dello psicologo è l’unico abilitato alla cura dei disturbi psicopatologici, cioè disturbi di origine psichica, utilizzando specifiche tecniche terapeutiche di intervento che egli apprende durante la sua esperienza di studio. Con una competenza non strettamente legata alle scienze psicologiche o a quelle mediche, o in qualche modo legata ad entrambe, ma nello stesso  tempo disciplina indipendente.

Per capirci, lo psicologo, alla conclusione degli studi universitari per svolgere la professione, dovrà superare l’esame di Stato, abilitandosi e iscrivendosi all’albo. Esistono comunque indirizzi formativi differenti, che da modo di svolgere la professione in svariati ambiti.

Ad esempio, in psicologia clinica, come nella salute mentale; in psicologia dello sviluppo e dell’educazione, in particolare con  i minori, nel settore scolastico, con lo scopo di migliorare il loro benessere psicologico; lo psicologo lavora anche a livello accademico, attraverso ricerche e l’insegnamento; svolge anche compito importanti anche in ambito organizzativo al fine di collaborare per il funzionamento delle organizzazioni in cui è inserito; poi c’è la psicologia generale e sperimentale.

In concreto interviene sui disagi psichici dei pazienti che richiedono il suo intervento, attraverso gli strumenti valutativi e di intervento che egli stesso apprende attraverso i suoi percorsi formativi, come colloqui, somministrazioni di test, consulenze diagnostiche, consentendo ai propri pazienti di raggiungere un certo benessere psicologico, o di rilevare la presenza di disturbi psicologici su cui non possono svolgere però alcuna terapia, in quanto  non possiedono le competenze e le conoscenze adeguate, attività che invece è di competenza dello psicoterapeuta.

Cosa fa lo psicologo

La psicologia rappresenta lo studio dei processi intrapsichici dell’individuo, ed è proprio quello che lo psicologo fa, cioè cercare di comprendere ed approfondire situazioni in cui condizioni della persona e relazioni con gli altri divengono fonte di disagio.

Ad esempio interviene sulla crescita della persona cercando di aumentarne l’autostima, agisce per consentire al paziente di gestire al meglio le situazioni stressanti; dal punto di vista clinico, li sostiene ed effettua le opportune valutazioni cognitive; intervenendo anche dal punto di vista sociale, cercando di migliorare le sue relazioni con gli altri. Attraverso l’utilizzo di vari strumenti appresi durante la sua formazione universitaria.

L’obiettivo è quello di utilizzare le proprie conoscenze al fine di mettere in atto interventi finalizzati alla prevenzione, diagnosi, riabilitazione e sostegno psicologico nel confronti di singoli individui, famiglie, gruppi e comunità, oltre che svolgere attività di ricerca e di sperimentazione, secondo le disposizioni di legge. Concretamente allo psicologo spettano interventi finalizzati a migliorare la qualità di vita della persona, e il loro benessere psicofisico.

La figura dello psicologo lo ritroviamo in diversi ambienti lavorativi, come ad esempio, strutture residenziali per minori, anziani e soggetti con patologie mentali; lo stesso vale per i centri pubblici cioè appartenenti ad esempio alle aziende usl, quindi specializzati su determinate categorie di pazienti con svariate problematiche, come i sert, cioè senvizi territoriali per la tossicodipendenza;

oppure i centri di salute mentale; nelle organizzazioni del terzo settore, in cui spesso opera per portare avanti progetti finalizzati alla realizzazione di servizi volti a singoli, famiglie o comunità; la figura dello psicologo si può anche ritrovare presso gli istituti di pena, in quanto chiamati a far parte delle equipe multi-professionali (GOT) che operano al fine di definire percorsi individualizzati di reinserimento sociale per i detenuti.

Infine lo psicologo può anche svolgere la il proprio lavoro come libero professionista, sempre in completa autonomia tecnico-professionale e di giudizio, nel rispetto delle norme deontologicamente riconosciute, non abusando del proprio potere e secondo il rispetto del principio di riservatezza secondo quanto previsto per legge, infatti anche allo psicologo spetta il segreto professionale, cioè il non utilizzo delle informazioni di cui viene a conoscenza nell’esercizio della professione.

Lo psicologo lavora anche con le equipe di professionisti, cioè mettendo a disposizione le proprie conoscenze apprese attraverso i suoi studi e l’ esperienza, al fine di prendere in carico situazioni di utenti multiproblematici.

Oggi troviamo lo psicologo anche online.

Psicologo online

Oggi si sente parlare sempre di più di psicologi on-line, cioè che prestano le proprie consulenze e il proprio sostegno via internet, a persone che necessitano di avere un colloquio con il professionista a distanza, ad esempio per motivi di lavoro, spostamenti all’estero o anche fuori città, accedendo con facilità alle prestazioni desiderate, in maniera semplice ed innovativa, con estrema sicurezza.

Ovviamente molti si chiedono se effettivamente questo tipo di terapia possa essere davvero efficace. Sembra in realtà che sia proprio così, sempre più gente oggi richiede di effettuare delle consulenze on-line.

Generalmente sono fatte a pagamento, abbastanza accessibile, ma alcuni le propongono anche gratuitamente. Basta andare su google e nel motore di ricerca inserire la parola chiave, vedrete visualizzate diversi siti che prestano consulenze in questo modo.

Sostanzialmente ciò che avviene durante un incontro on-line, rappresentante quello che in concreto si realizza durante una vera e propria seduta presso lo psicologo. In rete possiamo anche trovare tutte le informazioni che ci servono, e tutta l’assistenza di cui necessitiamo.

Solitamente c’è sempre un professionista pronto ad ascoltarvi in qualsiasi momento, 24/24, oppure potrete procedere per appuntamento, sempre in base alle vostre esigenze famigliari e lavorative. Il vostro psicologo in rete sarà lieto di dare tutta l’assistenza e il sostegno di cui avete bisogno, in qualsiasi momento e ovunque, così che potrete consultarlo anche nelle situazioni più buie, basta una semplice connessione internet.

Esistono anche dei siti dove ci sono dei veri e propri elenchi di psicologi pronti per aiutarti, così che tu possa fare una scelta, eventualmente anche in base alla regione dove il professionista ha la sua sede o la tua.

Per gli esperti che vogliono intraprendere questo tipo di esperienza ed approcciarsi al mondo della consulenza e sostegno in rete, esistono dei corsi di formazione on line, opportunamente supervisionati, che consentono un’ottimale preparazione in merito all’apprendimento delle tecniche migliori per effettuare colloqui ottimali anche attraverso uno schermo.

Il servizio online è rivolto solo a persone maggiorenni, che presentano disagi psicologici, sociali o relazionali, chiunque possiede dubbi sul proprio comportamento o quello di persone care, o persino problemi di coppia, traumi legati a lutti, disturbi dell’alimentazione, principi di depressione, disturbi d’ansia, o disturbi di personalità, può fare delle consulenze online.

Basta una telecamera e un microfono, in molti casi è richiesto la compilazione del consenso informato, delle volte troverete anche un questionario da compilare.

 

Differenza tra psicologo e pscichiatra

 

Spesso la gente tende a fare confusione tra le differenti figure, quale lo psicologo, confondendolo con lo psichiatra e ancora di più con il terapeuta.

In realtà questi professionisti hanno formazioni e competenze assai diverse.

Lo Psichiatra è un soggetto laureato in medicina, che ha conseguito una specializzazione successiva alla laurea, in Psichiatria. Si occupa di trattare i disturbi mentali, ad esempio schizzofrenia, disturbi della personalità, disturbi dell’umore, come depressione o disturbo bipolare,  difficoltà cognitive e percettive come delirio e allucinazioni cioè alterazioni psicologiche e comportamentali che riguardano la personalità dell’individuo, con conseguenze invalidanti, che interessano il sistema nervoso.

Lo psichiatra dal un punto di vista medico, può intervenire trattando il paziente con la prescrizione anche di psicofarmaci. Per la cura di specifici disturbi può essere indicato che lo Psicologo o lo psicologo psicoterapeuta, collaborino con lo Psichiatra nella presa in carico del paziente e che quindi al sostegno psicologico e alla psicoterapia, si associ una terapia farmacologica. Solo qualora abbia effettuato un percorso formativo in psicoterapia lo Psichiatra è abilitato al suo esercizio, per cui, tra gli Psichiatri, si possono trovare anche Psichiatri Psicoterapeuti.

Lo psicologo anch’egli può divenire uno psicoterapeuta, qualora dopo aver conseguito la laurea in psicologia e successiva abilitazione, decida di frequentare una scuola di specializzazione della durata quadriennale.

Egli dunque non ha la possibilità di intervenire sui pazienti con la prescrizione di farmaci, a differenza dello psichiatra, ma attraverso strumenti che esulano dalla competenza prettamente medica, per lo più tramite colloqui con il paziente, somministrazione di test, con l’obiettivo di sostenere psicologicamente e riabilitare singoli individui, famiglie, gruppi e comunità, che ne richiedono l’intervento.

Ciò che essi di studiano e il tipo di intervento che fanno è la differenza più importante e sostanziale tra le due professioni.

Quindi lo psicologo si concentra sugli aspetti emotivi e cognitivo del disturbo presentato dal paziente, mentre lo psichiatra affronta il disturbo in relazione al sistema fisico dell’uomo. Anche il rapporto con il paziente è differente, in quanto lo psicologo basa il colloquio sulla necessità di istaurare una sorta di relazione empatica con la persona, cioè l’incontro tra individuo-individuo, cercando di conquistare la fiducia del utente, con l’obiettivo di riattivare le risorse, la capacità di scelta, le emozioni positive.

Mentre lo psichiatra ha un rapporto più da medico-paziente, mantenendo una sostanziale asimmetria, in cui il medico è competente e professionale e dà indicazioni e prescrizioni, mentre il paziente è colui che si trova in stato di bisogno.

 

L’oggetto di studio della psicologia: i processi mentali

Lo psicologo nel nostro paese è ormai un professionista molto conosciuto e diffuso, che si trova in una grande quantità di ambiti lavorativi molto differenti, negli ospedali, nelle organizzazioni del terzo settore, nei centri residenziali e non per soggetti con problematiche diverse, come i tossicodipendenti o in servizi per la salute mentale, nelle carceri, ormai diffuse anche le consulenze online, coloro che praticano la professione come liberi professionisti, fino alla presenta presso la vostra farmacia, che spesso anche gratuitamente fa delle consulenze psicologiche per chi ne fa richiesta. In generale quindi è un professionista che negli anni si è fatto strada molto velocemente più che altro nei paese occidentali.

La psicologia nasce in Europa in particolare in Germania, e ben presto sbarca anche negli Stati Uniti d’America, e si diffonde poi un po’ in tutto il mondo, con orientamenti e teorie differenti che hanno comunque come oggetto di studio i processi mentali di un individuo e i suoi comportamenti.

Quando si parla di processi mentali, si fa riferimento a quella parte dell’individuo che riguarda la capacità di raccogliere informazioni dall’ambiente circostante, rielaborarle, trasformarle ed utilizzarle al meglio durante la vita quotidiana, in relazione all’ambiente stesso e nell’interazione con gli altri.

Per essere più chiari, quando si parla di processi mentali, in particolare di quelli cognitivi, si fa riferimento in concreto, all’intelligenza di una persona, cioè la capacità di risolvere i problemi; alla memoria; alla percezione, attraverso ad esempio l’udito, la vista, il tatto e il gusto; al pensiero, la capacità di fare ipotesi sul mondo esterno; anche al linguaggio e all’immaginazione.

Quando si fa riferimento ai processi mentali e ovvio che oltre a quelli cognitivi, ci si concentra anche su quelli così detti dinamici, i quali riguardano: i bisogni, legati alla mancanza di qualcosa; l’attaccamento, in merito ad una persona o ad una cosa; la pulsione, che si configura come uno stato di eccitazione che spinge l’individuo ad una qualche attività; emozioni, che sorgono in relazione ad uno stimolo, interno o esterno, con manifestazioni che possono andare dal rossore alla sudorazione; la motivazione che porta l’individuo ad agire; ed infine la personalità.

Il problema sorge dunque quando i processi mentali dell’individuo non funzionano come dovrebbero, dunque il paziente avverte che c’è qualcosa che non va, in se stesso, che provoca una condizione di disagio personale ed in interazione con gli altri.

Impianti zigomatici: che cosa sono?

Gli impianti zigomatici sono la migliore alternativa rispetto alla ricostruzione ossea dellarcata superiore, anche nei casi nei quali il metodo All-on-four non sia applicabile. Lo scopo degli impianti zigomatici è quello di far tornare una persona a sorridere senza dover impiantare innesti ossei: si tratta quindi di un impianto il meno invasivo possibile, ed il cui scopo è quello di intervenire con delicatezza nei casi più complicati dove procedere con un impianto tradizionale è difficile o addirittura impossibile.

Gli impianti zigomatici risolvono il problema dellatrofia della mascella per mezzo di un singolo intervento, e si tratta fra laltro di una tecnica estremamente veloce, efficiente e semplice, che permette di ottenere una protesi entro un lasso di tempo estremamente ridotto (circa 24-48 ore). Le percentuali di successo come vedremo sono molto alte e la qualità dellintervento lascia sempre soddisfatti i clienti, che vedono risolto il problema estetico e della masticazione in un modo rapido e semplice.

Gli impianti zigomatici garantiscono un elevato comfort ai loro utilizzatori, nonché una elevata stabilità che fa tornare la fiducia nella propria bocca.

Gli impianti zigomatici sono utilizzati nei casi in cui non vi sia sufficiente osso per effettuare limpianto. Nel passato le persone con problema di scarsità di osso mascellare dovevano mettere una dentiera, ma oggi grazie alla possibilità di questa tecnica si ha una soluzione assai migliore. I vantaggi dellimpianto zigomatico sono il fatto che esso supera in maniera soddisfacente i problemi che sono connessi alla mancanza di osso mascellare, il fatto che sia possibile inserire gli impianti direttamente sullosso dello zigomo, e la velocità di impianto. Non è più necessario aspettare molti mesi per godersi un ottimo risultato finale! Lo zigomo, come diversi studi hanno dimostrato, è un osso ideale per sostenere limpianto zigomatico. Questi impianti sono adatti anche ai soggetti che siano affetti da malattie associate con latrofia mascellare, o che abbiano subito tumori maxillo-facciali.

Con limpianto zigomatico vengono inserite delle viti in titanio, la cui lunghezza varia a seconda dei casi dai 35 ai 50 millimetri. Tali viti vengono inserite nellosso zigomatico, e sono ideali in tutte le condizioni di scarsità di osso mascellare. La tecnica originale ha una percentuale di successo elevatissima, del 97%.

La percentuale di successo è abbassata solamente dalla presenza nelle statistiche di pazienti oncologici.

I vantaggi dellimpianto zigomatico sono i tempi ridotti, la probabilità elevata di successo, linvasività estremamente ridotta, il disagio post operatorio ridotto al minimo. Non solo: questo impianto comporta un confort sia estetico (soddisfazione per il risultato visivo) che di funzionalità assai elevato. Il carico è pressoché immediato, per dare subito un risultato tangibile al cliente. Infine, altro elemento molto importante, il costo dellimpianto zigomatico è sempre molto ridotto rispetto a quello degli interventi classici.

L’intervento in questione richiede anestesia locale o generale a seconda dello stato di salute del paziente e delle sue condizioni. Limpianto non lascia alcuna cicatrice sul viso: tutto il lavoro è interno. Anche i sintomi post-impianto sono ridotti al minimo: in genere un leggero fastidio e gonfiore.

Smettere di fumare senza ingrassare?

Molto spesso ho sentito molte persone dubbiose su questo tema: la paura di mettere di peso in fretta a volte frena il fumatore che ha il desiderio di smettere di fumare (in particolare le donne!)

Rinviare la decisione di smettere di fumare per questo motivo è spesso motivo di trovare la scusa buona per non DIRE NO al fumo!

Se a volte è vero che c’è la tendenza a prendere alcuni chili, è importante tenere presente il quadro complessivo: un, paio di chili di peso presi in poco tempo non sono poi un dramma se si va a paragonarli con i benefici di una scelta così importante come smettere di fumare – che provoca per lo più solamente danni al corpo.

Le preoccupazioni di un possibile aumento di peso non possono essere quindi una scusante valida per restare vittime di una dipendenza dannosa come il fumo!

Ma quindi davvero si può smettere di fumare senza Ingrassare?

Da studi statistici sembra che il picco di un aumento di peso del fumatore che decide di smettere si manifesti al 5° mese dall’interruzione, dopodiché il fisico tende a riassestarsi al peso forma iniziale.

Perché quindi si dovrebbe in questi mesi essere – se così si può dire – a rischio di un rapido aumento di peso a fronte della scelta di smettere di fumare senza ingrassare

Questo è spiegabile semplicemente per il fatto che in tutto il tempo che il fumatore è stato schiavo della sigaretta – nel momento nel quale sorgeva un desiderio di cibo – molto spesso la malsana abitudine di fumare prendeva il sopravvento sul reale bisogno di nutrirsi, ingannando dunque i recettori del gusto e dedicando attenzioni principalmente al vizio del fumo piuttosto che al bisogno di cibo.

Capita dunque che nel momento nel quale si smettere di fumare, la mente si trova spiazzata e il desiderio di fumare viene così rimpiazzato da una forchettata in più a tavola!

Questo semplice meccanismo spiega il bisogno di portare qualcosa alla bocca (nb: una volta era la sigaretta mentre adesso è il bisogno di cibo).

Chiunque, sapendo questo, può tener sotto controllo il proprio peso grazie all’attività fisica e a una certa coscienza a tavola, per cui stare a tavola potrebbe diventare una serie di abitudini differenti così come è descritto nel mio post dedicato alla corretta alimentazione e alla perdita di peso.

Dentista, Odontoiatra e Odontotecnico: Facciamo un po’ di chiarezza

Sono sicuro che la maggior parte dei lettori, come la maggior parte dei pazienti ancora oggi non abbia ben chiaro la differenza tra le figure sopra citate e di conseguenza il loro campo di competenza.

Prima di distinguere le figure professionali è d’obbligo chiarire che il paziente può avere bisogno di lavori “squisitamente” medici ( chirurgia, otturazioni, devitalizzazioni) e di lavori protesici ( dentiere, ponti, intarsi, ecc ecc), ebbene, sia nel primo caso che nel secondo sarà solo e soltanto il clinico a “mettere le mani in bocca” al paziente con la differenza che nel secondo caso si collabora con l’odontotecnico.

ORA POSSIAMO PASSARE ALLE DEFINIZIONI 

Oggi possiamo dire che dentista e odontoiatra sono sinonimi seppur aver fatto un percorso di studi differenti

Il dentista si laureava in medicina e chirurgia dopodiché frequentava la scuola di specializzazione per poter operare nel cavo orale.

L’odontoiatra è quella figura che nasce e sostituisce il medico dentista con l’istituzione del corso di Laurea di Odontoiatria e Protesi dentaria presso l’Università di Roma. Insieme al dentista è l’unico che può operar nel cavo orale.

L’odontotecnico è una figura professionale diplomata che costruisce manufatti protesici ad hoc su prescrizione dell’odontoiatra o del dentista

Non è di pertinenza dell’odontotecnico prescrivere farmaci o effettuare visite non avendo eseguito un corsi di studi opportuno.

Possiamo così dire che il clinico, odontoiatra o dentista che sia, ha per legge la licenza di: visitare, curare, prescrivere terapie, farmaci e indagini di approfondimento mentre l’odontotecnico in merito agli studi conseguiti è l’unico che può costruire e certificare i manufatti protesici.

Oltre a queste figure non possiamo non citare l’igienista dentale che ha il compito di badare alla “salute delle nostre gengive” ma soprattutto le assistenti odontoiatriche senza le quali l’attività dell’odontoiatra sarebbe un inferno!