Cosa fare contro l’insonnia?

Il cambio di stagione, situazioni di stress psico-fisico possono causare insonnia e un riposo notturno non ottimale, con la conseguenza che al mattino si è stanchi, nervosi e di umore instabile. Per contrastare l’insonnia si può ricorrere ad alcuni rimedi naturali, come l’aromaterapia, un bagno caldo con qualche goccia di olio essenziale, bere delle tisane rilassanti prima di andare a letto e cercare di assumere uno stile di vita e un regime alimentare sano.

Insonnia cause

Le cause dell’insonnia possono essere legate a disagi emotivi, depressione, carichi di lavoro eccessivi, preoccupazioni, presenza di qualche malattia.

Esistono tre tipi di insonnia:

  • iniziale: rappresentata dalla difficoltà ad addormentarsi;
  • centrale: caratterizzata da risvegli notturni frequenti o nel cuore nella notte o sonno leggero poco riposante;
  • terminale: data da risvegli al mattino presto dopo poche ore di sonno.

L’insonnia può essere periodica e durare qualche giorno o fino a due o tre settimane, superato tale tempo diventa cronica. In quest’ultimo caso oltre ai rimedi naturali è consigliabile rivolgersi ad un medico per controllare lo stato di salute dell’organismo.

Erbe benefiche per conciliare il sonno

La fitoterapia offre la possibilità di curare l’insonnia attraverso l’utilizzo di piante con proprietà calmanti e ipnoinducenti che possono aiutare a conciliare il sonno, il riposo ed evitare risvegli notturni. Una valida alternativa naturale a farmaci e sonniferi è rappresentata dalle tisane o infusi alle erbe. In particolare, le più indicate sono:

  1. Camomilla: sicuramente l’erba più nota per calmare i nervi, efficace anche sui bambini.
  2. Tiglio: ha effetti sedativi, aiuta ad allentare la tensione e far passare il mal di testa, favorendo il sonno.
  3. Biancospino: ha proprietà sedative sul sistema nervoso.
  4. Iperico: aiuta a rilassarsi ed è indicato per contrastare depressione, ansia e stress.
  5. Luppolo: ha proprietà ipnoinducenti
  6. Arancio dolce: svolge azioni calmanti e antidepressive.
  7. Passiflora: ha proprietà in grado di agire sul sistema nervoso centrale, calmare le palpitazioni e contrastare l’ansia e lo stress, aiutando a prendere sonno facilmente.
  8. Melissa: allevia i disturbi nervosi, il mal di testa. la spossatezza, gli stati ansiosi all’insonnia.
  9. Escolzia: oltre a svolgere effetti analgesici e ansiolitici contribuisce a indurre il sonno.
  10. Valeriana: un tranquillante naturale, in grado di contrastare lo stress, l’ansia e aiutare a dormire sonni sereni.

Aromaterapia contro l’insonnia

Tra le soluzioni più efficaci per curare l’insonnia, c’è l’aromaterapia. Vaporizzare nell’ambiente oli essenziali con proprietà rilassanti, consente di sfruttare le proprietà benefiche delle varie essenze e migliorare il benessere psico-fisico della persona, allontanare i pensieri negativi, le tensioni, dormire meglio senza interruzioni e alzarsi riposati.

Gli oli essenziali oltre a essere diffusi nella camera da letto, sono ideali per fare dei massaggi rilassanti o un bagno prima di andare a dormire. I più efficaci contro l’insonnia sono: la lavanda e la rosa con le loro proprietà calmanti rilassati, la verbena con i suoi poteri antistress naturale, il gelsomino, il bergamotto e la maggiorana con i loro effetti sedativi, in grado di attenuare gli stati di tensioni, i nervosismi e aiutare a prendere sonno con maggiore facilità.

Dieta equilibrata e sport contro l’insonnia

In generale, per contrastare l’insonnia è importante seguire una dieta equilibrata, ricca di frutta e verdura, ma soprattutto evitare l’assunzione di alcool, caffè, bevande energizzanti e cioccolato che possono avere un effetto eccitante sull’organismo e impedire di prendere sonno. Per quanto riguarda la cena, deve essere consumata qualche ora prima di andare a letto e soprattutto deve essere leggera.

Andare a dormire sempre alla stessa ora, evitando di usare il pc o il cellulare mentre si è a letto o guardare la tv fino a tardi sono dei validi rimedi per non rischiare di passare la notte in bianco. Le luci emanate dai vari dispositivi hanno effetti negativi sul sistema nervoso e provocare i disturbi del sonno.

Svolgere regolarmente attività fisica o praticare nuoto, jogging o anche una camminata veloce all’aria aperta consente di stancare il corpo, produrre sostanze come endorfine e serotonina che migliorano l’umore e aiutano ad affrontare lo stress e facilitando il riposo notturno. Lo yoga e la meditazione possono essere due discipline utili ad alleggerire la mente dalle preoccupazione, raggiungere uno stato di pace interiore e combattere i disturbi del sonno.

Rifarsi il naso è doloroso?

Diciamo la verità, se dovessimo basarci su quello che leggiamo su internet o vediamo in televisione, dove spesso viene dato spazio solo alle peggiori storie, l’intervento di rinoplastica sembrerebbe tremendo e soprattutto doloroso. Ma è davvero così?

È vero che la rinoplastica è un vero e proprio intervento chirurgico, ma grazie ai progressi in questo campo, ottenuti soprattutto per la dedizione ed il lavoro di alcuni dei migliori chirurghi di rinoplastica italiani, un’operazione di questo tipo non comporta troppi fastidi né il dolore di un tempo.

I migliori chirurghi italiani fanno ogni sforzo per mantenere l’intervento il più confortevole possibile per il paziente. È per questo che conviene affidarsi ad un professionista serio, con esperienza pluriennale alle spalle.

“Un intervento di rinoplastica mal eseguito non comporta solo problemi estetici, ma anche e soprattutto di tipo funzionale, con dei risvolti anche psicologici” hanno affermato in un’intervista il dottor Armando Boccieri e il presidente Aicef Sebastiano Sciuto.

Quale rinoplastica è meglio scegliere?

È  fondamentale fare due cose prima di operarsi: informarsi bene (sei sicuro di sapere tutto sulla rinoplastica?) ed individuare un bravo chirurgo specializzato in rinoplastica a cui chiedere un consulto sulla migliore rinoplastica da fare.

Quando si tratta di comfort, è importante ricordare che esistono due tipi fondamentali di procedure di rinoplastica: aperta e chiusa. Quando si pensa alla rinoplastica, molti pensano alla classica (e, ad essere onesti, superata) procedura aperta, in cui viene praticata un’incisione nella zona tra le narici, il naso è come rimosso dal viso e il tutto viene poi rivestito di  garza. Come puoi immaginare, questa procedura è estremamente dolorosa.

Al giorno d’oggi tuttavia, i migliori chirurghi di rinoplastica optano per procedure chiuse, il che significa nessuna cicatrice visibile, meno ecchimosi e gonfiore e, in generale, meno dolore. C’è anche un periodo di recupero più breve.

Ogni rinoplastica è unica, ma in generale, una procedura chiusa dura da due a tre ore, e avviene sotto anestesia generale. Un’incisione nascosta all’interno del naso, poi la pelle che copre le ossa e la cartilagine viene sollevata. A quel punto, il medico sarà in grado di rimodellare il naso come pianificato in precedenza, sia utilizzando la cartilagine esistente o aggiungendo tessuto. Infine, il chirurgo rimetterà la pelle sul naso, cucendo le parti interne del naso ed evitando cicatrici esterne.

Tempi di guarigione dopo una rinoplastica

Molti tra i migliori chirurghi di rinoplastica non ricorrono all’uso di tamponi dopo l’intervento, ma ci si può aspettare di svegliarsi nella stanza di recupero con una ingessatura sul naso. Questo protegge e supporta la nuova forma mentre i tessuti guariscono. Ci sarà probabilmente un po’ di gonfiore, ma non sarà assolutamente necessario stare a letto per settimane.

Su questo argomento, Mario Dini, uno dei migliori chirurghi per la rinoplastica a  Milano ha dichiarato in un’intervista: “la maggior parte degli interventi di chirurgia plastica non necessitano più di un ricovero notturno e possono essere eseguiti quasi sempre in day hospital. Esistono però dei tempi biologici di guarigione dei tessuti che non possono essere modificati o accelerati”.

Nel giro di qualche giorno, si è in grado di uscire e mostrare il nuovo look, che continuerà ad evolversi e migliorare nei mesi successivi, adattandosi alla struttura ossea.

Molti pazienti ritornano al lavoro o a scuola dopo circa una settimana, anche se è meglio aspettare un mese o giù di lì per tornare alle attività più impegnative. Ovviamente questo varia da caso a caso ed è sempre importante ascoltare le direttive del chirurgo che vi ha operato.

Come per qualsiasi intervento chirurgico, ci sono dei rischi. Anche se non comune, si può verificare un’emorragia, una scarsa reazione all’anestesia o addirittura un’infezione post-operatoria. Tuttavia, una rinoplastica è una procedura comune, in cui la stragrande maggioranza dei pazienti si riprende rapidamente ed è entusiasta del nuovo aspetto più armonioso del viso.

La Fecondazione In Vitro e rischio di complicanze in gravidanza

Le donne che hanno trattamenti di fertilità hanno un rischio leggermente più elevato di gravi complicazioni durante la gravidanza e il parto, rispetto alle donne non sottoposte a trattamento.

Evidenziato come un argomento poco trattato e studiato, nella letteratura medica del campo, una nuova ricerca ha messo in evidenza l’importanza di identificare le donne a rischio di esiti così negativi in maniera che possano essere evitati.

Lo studio/ricerca è stato eseguito in sinergia tra la McGill University di Montreal e l’Ospedale di San Michele a Toronto, in Canada. Sono state analizzate più di 11.000 pazienti in Ontario, sottoposte a trattamenti di fertilità, e Oltre 47.000 pazienti che, invece, non hanno ricevuto alcun trattamento. La ricerca si è basata su pazienti in cura tra il 2006 e il 2012. Sono stati registrati e catalogati tutti i tipi di trattamento, inclusa l’induzione all’ovulazione, oltre alle classiche tecniche di l’inseminazione intrauterina ( IUI) e  Fecondazione In Vitro, questa sia con sia senza iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo (quindi sia FIVET sia ICSI).

I Risultati della ricerca

La ricerca ha evidenziato che il 30,8 ‰ (per mille) delle donne inserite nello studio, che hanno ricevuto un trattamento d’infertilità, hanno avuto esperienza di una grave complicanza della gravidanza.

Di contro, tra le pazienti che non sono state sottoposte a trattamenti pe rl’infertilità, questo dato scende al 22.2 ‰. Tra queste complicanze possiamo enumerare complicanze emorragiche, infezioni gravi, ricoveri in terapia intensiva e, in casi più rari, la morte.

Lo studio non ha ancora stabilito se, tra le donne sottoposte a trattamenti di fertilità, vi siano evidenze di maggior rischio di complicanze per determinate tecniche o stimolazioni. Allo stesso modo non è stato evidenziato se vi siano differenze tra i trasferimenti in utero di embrioni freschi, generati in seguito a stimolazione ovarica o congelati.

Generalmente le pazienti che si sottopongono a trattamenti di fertilità sono più anziane della norma, possono essere madri per la prima volta o possono rimanere incinta di due o più gemelli. In questi casi le loro gravidanze sono già ad alto rischio. Quando questi fattori si sommano ai fattori di rischio di una normale gravidanza, le cose si fanno più difficili.

Studi simili hanno dimostrato un duplice aumento del rischio di gravi complicanze nelle donne che avevano subito un trattamento di fertilità. Tuttavia, i tipi di trattamenti utilizzati non sono stati identificati.

Conclusioni

FIVET, ICSI o altre tecniche di riproduzione assistita sono associabili a gravi complicazioni in gravidanze, è stato dimostrato in diversi studi precedenti, già di per se a rischio, come quelle in tarda età.

Tuttavia, questo aumento di complicazioni durante la gravidanza è più probabile che sia un riflesso delle condizioni di salute materne precedenti,  piuttosto che della fecondazione in vitro in sé.

La ricerca, pubblicata nel  Canadian Medical Association Journal , ha anche rivelato che la probabilità di una donna che sta vivendo tre o più gravi complicanze in gravidanza, è aumentato con la fecondazione in vitro, ma non con procedure non invasive, come l’inseminazione intrauterina (IUI).

E’ importante ricordare che il numero assoluto di donne che sviluppano queste complicazioni rimane piuttosto piccolo, il che significa che per la stragrande maggioranza delle donne o coppie che non possono concepire naturalmente, i trattamenti per la fertilità sono un modo molto sicuro ed efficace di rimanere incinta e di avere un figlio.

Il massaggio decontratturante tecnica e benefici

Lo stato di tensione che può presentarsi nel nostro corpo, si manifesta tramite le contratture muscolari, ovvero delle condizioni in cui la muscolatura rimane semi-contratta per un periodo prolungato, di regola in modo involontario.

Una condizione che potrebbe comparire a causa di sforzi fisici, magari un esercizio troppo intenso, oppure per posture scorrette durante l’attività lavorativa. In ogni caso, spesso determina episodi di mal di schiena o dolori agli arti, gambe e braccia, che provengono dal fatto che il muscolo è stato sovraccaricato e, quando si contrae, i movimenti diventano dolorosi.

La contrattura e i massaggi decontratturanti

Un problema da prevenire, oltre che con l’attenzione ai movimenti da effettuare, anche con una costante attività di decontrazione, attraverso i massaggi.
Il massaggio decontratturante, infatti, rappresenta una fonte di benessere, e non solo per chi soffre di muscolo-tensioni dovute all’attività sportiva. Un trattamento di manipolazione a scopo terapeutico che può sciogliere la muscolatura, considerato un toccasana a fine giornata.

La storia dei massaggi decontratturanti parte da lontano, infatti, e in molte culture questa pratica è diffusa sia come massaggi terapeutici che sciolgono le tensioni muscolari, in Occidente, sia come massaggi riequilibranti in Oriente, in grado di agire sui nodi fisico-energetici dei meridiani che attraversano il corpo.

In ogni caso, è arrivato fino a noi come un massaggio dedicato alla cura del corpo quando si fanno sentire irrigidimenti muscolari, dolori e tensioni che “aggrediscono” alcune parti del corpo, come nella tensione cervicale, al collo oppure alla schiena.

I massaggiatori che si dedicano al trattamento delle contratture, forniscono spazi e tempi adeguati per chi desidera una manipolazione efficace. I trattamenti di massaggio decontratturante rappresentano una prevenzione ma anche una possibilità di terapia manuale per il mio-rilassamento, per favorire il relax e allontanare fenomeni di stress che si accumulano tra mente e corpo.

Per chi desidera approfondire la conoscenza dei massaggi dedicati al rilassamento muscolare, sono attive diverse scuole in Italia che istruiscono corsi di massaggio specifici, dove si possono apprendere le tecniche di manipolazione specifiche per contrastare le contratture muscolari.

Tra gli istituti più conosciuti citiamo Aim “Accademia Italiana Massaggio e Discipline Olistiche”offre diversi corsi di massaggio professionali, tra cui in partenza proprio in questo mese, troviamo il corso di massaggio decontratturante a Romacon rilascio certificazione UNI EN ISO 9001:2015 e Diploma Nazionale ASI EPS

Perché e come si fanno i massaggi per la muscolatura contratta

I massaggi agiscono sui fasci di fibre muscolari, i quali sono coinvolti in tutti i movimento che facciamo, anche se in modo selettivo: il nostro sistema corpo-cervello decide quali muscoli utilizzare in base allo sforzo da compiere, ma avverte anche quando lo sforzo è eccessivo. E si fa sentire.
Un lavoro muscolare anomalo, in cui le fibre vengono sollecitate in modo errato, provoca delle contrazioni muscolari una situazione che capita spesso agli atleti per il loro impegno fisico durante l’attività agonistica e l’allenamento. Ma non solo, anche atteggiamenti posturali sbagliati protratti possono portare a delle situazioni di contrazione di collo, spalle, schiena, gambe, etc.

Prima di tutto, sarà necessario mettere a riposo il muscolo, dopo di che sarà bene agire con i massaggi decontratturanti, in grado di ripristinare i muscoli affaticati. Tra i benefici del massaggio decontratturante, sono presenti: il recupero dell’elasticità dei movimenti, della mobilità articolare e il miglioramento della circolazione sanguigna e linfatica – favorisce l’eliminazione di tossine e liquidi in eccesso.
La pratica del massaggio rilassante agisce anche per aumentare l’ossigeno in tutto il corpo, e per rigenerare i tessuti, ottimizzando il tono muscolare.

La tecnica da adottare per sciogliere le contratture muscolari viene praticata dai massaggiatori mediante movimenti di pressione, che favoriscono il rilassamento della muscolatura tramite colpi, frizioni e azioni esercitate anche con le nocche delle dita. Si deve iniziare con una pressione media e poi sempre più intensa, frizionando le parti dolorose; fino ad arrivare ad agire sui centri nervosi con colpi e pizzichi, impastamento per smuovere i muscoli e in alcuni casi, si utilizza la digitopressione sui punti più dolenti.
Il tocco a pinza, con indice e pollice che prendono il tessuto muscolare, può riattivare la circolazione e favorire il ripristino della parte dolente. La digitopressione, invece, può agire in accordo con la respirazione, e va modulata a seconda della rigidità muscolare presente.

In molti casi si utilizzano oli per il massaggio decontratturante, particolarmente adeguati per i massaggi decontratturanti alla schiena, spalle e collo: una marcia in più, per favorire l’azione del massaggio e i suoi risultati.

Riattivando i centri nervosi, questo tipo di massaggio decontratturante è consigliabile anche tutti i giorni, per mantenere costantemente dei benefici sul sistema nervoso e muscolare.

La riabilitazione cognitiva come servizio di assistenza per incrementare l’autostima nell’anziano

Il personale di una struttura assistenziale deve essere preparato ad affrontare differenti tipologie di situazioni che caratterizzano l’anziano che può aver bisogno di un servizio di assistenza riabilitativa cognitiva.

E’ il caso di persone affette da demenza , in diversi stadi più o meno avanzati, ma che richiedono comunque il tracciamento di un percorso in grado di poter, in qualche modo, limitare i danni, preservando il livello attuale.

La riabilitazione cognitiva rientra all’interno dei servizi di assistenza agli anziani presenti nelle case di riposo, volti a rendere l’anziano più consapevole. E’ intesa come una metodologia di rinforzo e potenziamento delle funzioni mentali che sono tipiche del momento, in quanto è praticamente impossibile avere un recupero delle abilità e delle facoltà intellettuali originarie.

Lo scopo è dunque quello di consolidare quanto rimasto per far vivere l’anziano in una condizione dignitosa, rallentando la regressione della patologia. Il percorso prevede la presenza di personale specializzato e sono molte le case di riposo e le case protette che sono in grado di far fronte con sistemi idonei alle diverse situazioni.

Incremento dell’autostima con un percorso studiato ad hoc

Se l’anziano è seguito nello svolgimento di un iter preparato e pianificato in grado di portare beneficio, riesce ad apprendere più consapevolmente non certo il suo stato di salute mentale, ma piuttosto quanto gli accade intorno.

In questo caso diviene più conscio della realtà e della struttura in cui vive, più attento alla sua quotidianità e soprattutto guadagna in autostima. Se il soggetto avverte l’incapacità, la difficoltà e la regressione, la via del tramonto è prossima in maniera rapida in quanto egli tende a lasciarsi andare, mentre se assistito attraverso una riabilitazione cognitiva è capace di rallentare il decorso della malattia, salvaguardando il più possibile quella parte sana che ancora mostra a livello intellettuale. Accresce dunque la stima di sè stesso, incrementa la propria considerazione e tiene lontana la depressione, l’isolamento e la solitudine.

La prassi si compone di metodi che trovano maggior efficacia all’interno di un livello medio di demenza: quando questa giunge in fase avanzata è molto difficile che gli appositi esercizi di potenziamento riabilitativo possano restituire efficaci risultati. Un personale assistenziale preparato è capace di fornire all’anziano un apporto importantissimo dal punto di vista dell’aiuto e risulta fondamentale svolgere le attività insieme. Le case di riposo che si avvalgono di tali competenze riescono ad ottenere risultati davvero strabilianti sotto l’aspetto della stimolazione e della resa. Un fattore chiave è tranquillizzare l’anziano, evitare di porgli pressione, impedire che qualcuno possa mettergli “un timer” nello svolgimento delle operazioni e dei gesti. Inoltre l’esperienza e la competenza del personale assistenziale devono saper cogliere eventuali momenti di noia o di difficoltà, di buona predisposizione o di interesse, per poter decidere se andare avanti con “la terapia”, interromperla momentaneamente, oppure cambiare esercizio prima di trovarsi con un interlocutore innervosito e poco incline alla collaborazione.

Le aree cerebrali di intervento

Il supporto grafico è una componente determinante per la riuscita del trattamento. L’anziano in difficoltà deve aiutarsi con l’associazione di idee, con immagini semplici che lo portino innanzitutto ad avere la percezione quanto più corretta possibile dello spazio – temporale in cui si trova, capire la destra e la sinistra, il davanti e il retro, per poter interiorizzare delle “conoscenze” relative all’orientamento. Anche il semplice percorso per andare in bagno oppure per giungere alla sua stanza diventano un obiettivo raggiungibile dopo un lungo lavoro ottenibile con un approccio elementare, ma efficace e rassicurante. Rievocare in lui ricordi piacevoli, parlare, interagire, sono metodi che contribuiscono ad incrementare la possibilità di ottenere buoni risultati.

Il personale deve poter svolgere con il soggetto dei compiti di base, come l’apparecchiare la tavola o riordinare degli indumenti: non solo così il paziente apprenderà, ma si sentirà attivamente partecipe. Sono molti altri gli esercizi in grado di stimolare l’aspetto cognitivo della persona e il personale assistente è in grado di disporre di tutti gli strumenti possibili. Inoltre, un’area di intervento primaria riguarda quella della memoria, che si traduce nel riconoscimento delle persone, soprattutto parenti e famigliari, ma anche oggetti, percorsi e situazioni.

Quali oli essenziali utilizzare contro l’insonnia

Preoccupazioni, stress e ansia possono portare a trascorrere l’intera notte senza chiudere occhio, con conseguenze negative sulla salute e sull’umore.

L’insonnia influenza sensibilmente la qualità della vita, determinando irritazioni e un malessere che può avere ripercussioni gravi sul lavoro, gli affetti e la vita sociale di una persona. Un valido rimedio naturale per conciliare il sonno e riposare in maniera adeguata è rappresentato dall’aromaterapia e dagli oli essenziali.

Questi ultimi inseriti in appositi diffusori sono la soluzione ideale per rilassarsi e ritrovare l’armonia prima di andare a letto. Consigli e suggerimenti per sfruttare al meglio gli oli essenziali utilizzando i vaporizzatori si possono trovare sul sito elisirnaturali.it.

Cause e rimedi contro l’insonnia

L’insonnia è un disturbo del sonno, che porta ad avere difficoltà ad addormentarsi, di risvegliarsi nel cuore della notte senza riuscire a dormire o di mantenere uno stato vigile fino al mattino, con conseguenze negative sulla persona che si alza stanca, di malumore, nervosa e incapacità di concentrarsi.

Le cause dell’insonnia possono essere diverse. Disagi e difficoltà sul lavoro, in famiglia, stress, preoccupazioni e altre situazione che generano tensioni e malesseri che generano tensioni che rendono difficile all’organismo rilassarsi. L’insonnia può essere acuta e cronica, la prima è quella a breve termine, la seconda quella che si protrae per almeno tre notti alla settimana per più di un mese.

È un problema da non sottovalutare, può essere un indicatore di malattie gravi o la premessa di una depressione o di altri disturbi più gravi. Se si protrae a lungo è sempre bene rivolgersi ad un medico. Coloro che hanno difficoltà a prendere sonno, si svegliano spesso durante la notte o non riescono a dormire possono trovare negli essenziali degli alleati per combattere l’insonnia e risvegliarsi con più energia la mattina.

Vaporizzando nella camera da letto tramite un diffusore d’ambiente in camera da letto un mix oli essenziali di lavanda, geranio e rosa è possibile calmare l’ansia; mentre per alleviare stati di agitazioni che impediscono il sonno sono perfetti geranio, lavanda e arancia per favorire il relax.

Alcuni consigli sull’uso degli oli essenziali per combattere l’insonnia si possono trovare nell’articolo: https://www.riza.it/benessere/oli-essenziali/2135/gli-oli-essenziali-contro-l-insonnia.html

Oli essenziali efficaci contro i disturbi dell’insonnia

Gli oli essenziali singolarmente o combinati possono essere utilizzati per fare un bagno rilassante prima di andare a letto, massaggiati su spalle e tempie per sciogliere le tensioni muscolari oppure diffusi nell’ambiente con un vaporizzatore per creare un’atmosfera armoniosa che aiuti ad allontanare ansie e mettere di buonumore.

  • Gelsomino: è un ansiolitico naturale, il suo odore dolce e lievemente fruttato ha un potere sedativo sul sistema nervoso, per questo è indicato per alleviare tensioni, stress, calmare gli sbalzi di umore, con benefici anche sugli stati emotivi collegati alla sindrome premestruale e alla menopausa.
  • Camomilla: ha un effetto calmante, conosciuto dall’antichità. È indicata per allontanare i pensieri negativi e le irritazioni dovute a situazioni spiacevoli avvenute durante il giorno.
  • Maggiorana: ideale per contrastare l’insonnia iniziale, ovvero la difficoltà ad addormentarsi in coloro che quando sono a letto riflettono e ripensano ai fatti del giorno. L’olio essenziale ha un potere rilassante e aiuta a contrastare l’ansia.
  • Bergamotto: il profumo fresco e pungente è in grado di affievolire le tensioni derivanti dalla paura di andare a letto e non riuscire a dormire.
  • Lavanda: ha la capacità di rasserenare gli animi e infondere tranquillità, agevolando il sonno.
  • Mandarino: consigliato per l’insonnia saltuaria e iniziale, la sua essenza attenua il nervosismo e migliora l’umore.
  • Arancio: l’olio essenziale è particolarmente efficace per chi fa fatica ad addormentarsi, aiuta a lenire la stanchezza mentale. Essendo delicato è indicato anche per i bambini con età superiore ai tre anni.
  • Rosa: è un vero toccasana per far rilassare il fisico e la mente, superare stati di tristezza e combattere l’insonnia.
  • Cipresso: è un valido alleato per contrastare gli effetti degli sbalzi ormonali soprattutto nelle donne e favorire il sonno.

Cliccando su https://elisirnaturali.it è possibile trovare ulteriori informazioni sugli oli essenziali e come utilizzarli con un diffusore d’ambiente per prevenite l’insonnia.

L’iridologo può aiutare a correggere difetti alla vista ?

Iridologo ci fa pensare ad un medico che si occupa degli occhi, in parte è giusto, ma non si occupa della vista, Questo tipo di professionista, tramite l’osservazione dell’iride, fa un’analisi della salute psicofisica del paziente.

Attualmente, si considera che l’analisi iridologica rappresenti una disciplina pseudoscientifica senza un riscontro medico, considerato che esistano studi che provano la sua inefficacia.

Secondo questa “scienza” nell’iride è possibile leggere la mappa topografica del nostro corpo. Avete presente quando vi dicono che gli occhi sono lo specchio dell’anima?

La frase sembra abbastanza veritiera, come affarma anche lo staff di www.iridologo.net

La storia degli occhi

L’iridologia è nata in Ungheria alla fine del XIX secolo, anche se ci sono tracce di questa disciplina nel 1500 a.C. in alcuni papiri egiziani ci sono dei riferimenti sulle analisi degli occhi. Anche nella tradizione della medicina cinese ci sono degli accenni. Alcuni documenti mesopotamici del 669 a.C. descrivono una presunta relazione tra il colore degli occhi e le malattie epatiche.

 

La prima pubblicazione della mappa topografica iridea fu inserita nel 1886 nella rivista  Homeopätische Monatsblätter a cura del Dottor Ignatz von Peczely

Nello stesso periodo il Reverendo svedese Nils Liljequist pubblica le sue osservazione sulla variazione del colore delle iridi in seguito all’assunzione di sostanze chimiche.

La cosa strana che entrambi pubblicano due mappe topografiche dell’iride simili pur non conoscendosi, quasi contemporaneamente.

Ricordiamoci che è una disciplina olistica, secondo questa disciplina l’iride è in grado di fornirci informazioni sulla condizione di salute del soggetto, facendo un quadro fisico ed anche psico-emozionale.

Dall’osservazione della mappa iridea, guardando le alterazione delle fibre dell’iride, è possibile avere un quadro completo, indice di vitalità, umore, difese immunitarie.

Con l’iridologia non si fanno diagnosi, si fanno constatazioni sulla salute considerando fattori emozionali se si riscontrano intossicazione organiche su qualche apparato sarà opportuno indagare.

Secondo questa disciplina l’occhio è collegato al cervello tramite il nervo ottico, la sua osservazione permette di scoprire eventuali squilibri, non solo, ma darà informazioni sul carattere del paziente.

L’iride funge da mappa, ogni sezione corrisponde ad un determinato organo, nell’iride destro possiamo controllare lo stato di salute degli organi del lato destro del nostro corpo, di conseguenza nell’iride sinistro quelli di sinistra

La scienza ufficiale conferma che i disturbi del fegato si manifestano colorando di giallo la congiuntiva dell’occhio, secondo questi studi anche i problemi ad altri organi si manifestano attraverso l’iride, e l’iridologo è la persona che sa leggere questi segnali.

L’esame iridoscopico tiene conto non solo della lettura dell’iride ma anche dello stile di vita del paziente per stabilire lo stato di salute generalizzato.

L’iridologo cercherà di correggere gli stili di vita sbagliati, cercando di ristabilire il suo equilibrio per salvaguardare la salute del paziente.

L’approccio per questo tipo di medicina deve essere un approccio consapevole, le discipline non riconosciute vanno sempre verificate con i medici ufficiali sarebbe a dire quelli iscritti negli albi.

Gli iridologi non sono dei maghi, ma sono dei professionisti che hanno svolto degli studi.

Possono essere utili per avere un parere diverso.

In Italia ci sono delle scuole certificate che possono confermare un percorso di studi qualificato, ma ci sono anche delle scuole private che rilasciano certificazioni approssimative e non ufficiali.

Nei paesi orientali queste discipline sono molto apprezzate e rispettate, da noi invece i test sull’attendibilità hanno dato dei risultati negativi, fa parte di quelle discipline olistiche che aiutano le persone a ripristinare l’equilibrio psicofisico, nella ricerca di uno stato di salute generalizzato, cercando di stimolare il processo di autoguarigione e non sono riconosciute dalla medicina ufficiale.

Se volevate rivolgervi a loro risolvere problemi di vista, magari perché non vedete bene all’esterno, avete quindi sbagliato professionista. Loro, gli iridologi, guardandovi negli occhi, controlleranno il vostro interno e quindi non soltanto la qualità visiva dei vostri occhi.

Acqua e salute, quello che non sai

Alcuni incidenti domestici con protagonisti i bambini molto piccoli pongono l’attenzione sull’ingestione di piccoli oggetti oppure di sostanze nocive per il corpo, come l’acqua ossigenata ed altri prodotti per la pulizia che spesso vengono ingeriti inconsapevolmente quando si sfugge al controllo degli adulti. Poiché si tratta di un preparato liquido, l’acqua ossigenata tende a fluire più facilmente nel corpo provocando lesioni più diffuse anche se l’entità del danno è correlata a diversi fattori quali: la quantità di sostanza ingerita, il tempo di contatto con i vari tessuti, lo stato di ripienezza gastrica, le modalità di ingestione (casi di ingestione accidentale o volontaria). L’acqua ossigenata, il cui nome scientifico è perossido di idrogeno, è un liquido corrosivo che se introdotto ad alte concentrazioni nell’organismo umano può essere fatale e quando non lo è, può causare gravi danni a carico dell’apparato respiratorio e cardiovascolare.

L’avvelenamento da acqua ossigenata può causare complicanze vascolari di diversa entità quali:

  • embolie,
  • infarti,
  • ictus cerebrali.

L’ingestione di elevate concentrazioni di perossido di idrogeno può provocare inoltre:

  • difficoltà respiratorie,
  • convulsioni,
  • embolie polmonari.

Il verificarsi di eventi embolici, può associarsi a conseguenze gravi che portano allo sviluppo di disabilità oppure alla morte, per scongiurare queste complicanze è importante rivolgersi prontamente al soccorso medico visto che è necessario un immediato trattamento in camera iperbarica. Questa sostanza ossidante se assunta in quantità non eccessiva può causare necrosi e disidratazione dei tessuti superficiali del tratto gastrointestinale superiore con interessamento di esofago, faringe e stomaco.

Si può bere acqua distillata?

Ad una attenta analisi chimica, dalle caratteristiche dell’acqua distillata si può evincere come non sia da considerarsi potabile, in quanto priva di sali disciolti. Di conseguenza, una sua assunzione provocherebbe come effetto l’eliminazione di sali minerali dall’organismo tra cui il sodio ed il potassio ed è per questo che si sconsiglia di bere acqua distillata o completamente deionizzata perché si potrebbe verificare un grave deficit di sodio, potassio, iodio e magnesio.

La mancanza di sali è quindi pericolosa in quanto questo tipo di acqua pura a contatto con l’aria assorbe anidride carbonica diventando acida: più se ne beve più il corpo diventa acido. Si possono ottenere dei benefici bevendo acqua distillata quando si cerca di disintossicarsi, poiché favorisce una maggiore diuresi, ma questo trattamento può essere seguito solo per 2-3 giorni al mese, integrando con un tipo di alimentazione che prevede minerali ed oligominerali per evitare la carenza di minerali che può causare irregolarità nel battito cardiaco ed ipertensione sanguigna. Possono registrarsi diverse complicanze se si assume acqua distillata per lunghi periodi, visto che la mancanza di sali minerali può portare allo sviluppo di condizioni patologiche quali: ipotiroidismo, osteoporosi, osteoartriti, patologie delle arterie coronarie, malattie degenerative generalmente associate responsabili di un processo di invecchiamento precoce.

Malattie infettive veicolate dall’acqua potabile infetta

Nei Paesi in via di sviluppo, le malattie infettive legate al consumo ed impiego di acqua potabile contaminata da agenti patogeni rappresenta ancora oggi un problema importante per la salute pubblica, anche nei Paesi sviluppati si verificano episodi infettivi a causa soprattutto di focolai infettivi di Escherichia Coli, che possono causare diarrea talvolta emorragica, anemia, insufficienza renale, infezioni del tratto urinario. In Occidente il contagio delle acque potabili viene evitato tramite specifiche analisi, processi di depurazione dell’acqua potabile e accurate misure igieniche.

Batteri patogeni, virus e protozoi parassiti trasportati dall’acqua possono causare malattie gravi o mortali, altri agenti infettivi possono provocare dei focus infettivi meno pericolosi con manifestazione di disturbi gastrointestinali che vedono nella diarrea il sintomo principale. Tra le malattie causate da acqua infettata da microorganismi ci sono delle infezioni trasmesse per contagio oro fecale, con trasmissione da ascrivere al circuito feci-mani-bocca in associazione ad una penuria di norme igieniche corrette.
Tra le più importanti protozoosi intestinali ci sono i quadri clinici di amebiasi e giardiasi. Si registrano anche malattie infettive veicolate da microrganismi presenti nelle acque ed infezioni trasmesse da insetti vettori e da animali che vivono in ambiente acquatico. Talvolta i microrganismi patogeni possono essere presenti nell’acqua inquinata ed il contagio umano può avvenire per diverse modalità: per ingestione; per contatto diretto o per utilizzo di acqua per lavare gli alimenti o per irrigare i terreni; per trasmissione dei patogeni dalle mani contaminate alla bocca per la scarsità di acqua da utilizzare per assolvere a misure essenziali di igiene.

Quando si beve acqua contaminata da vermi possono svilupparsi elmintiasi: infestazione da parte di vermi parassiti che l’uomo può ingerire accidentalmente bevendo acqua; una rara malattia tropicale come la dracunculosi è causata da acqua infettata da un verme detto Dracunculus Medinensis, ospitato nel corpo di un piccolo crostaceo. Le acque infette possono provocare malattie batteriche come il colera e la febbre tifoide, oppure focus virali come l’epatite A e l’epatite E.

Intossicazione acuta da acqua

In alcuni casi bere troppa acqua può far male esponendo al rischio di un’intossicazione acuta da acqua (avvelenamento da acqua), da un’approndita ricerca sperimentale è stato rilevato che l’assunzione di più di 5 litri di acqua in poche ore può addirittura causare il decesso. Un’eccessiva assunzione di acqua, che può dipendere anche da una ridotta escrezione da ascrivere ad un’anomalia del funzionamento dell’ormone antidiuretico, provoca una condizione clinica di iperidratazione con grave iponatriemia provocata dal superamento della fisiologica soglia di liquidi che il corpo può assumere, che non dovrebbe superare 1-1,5 litro per ora. Quando si crea uno sbilanciamento fra la quantità d’acqua che necessita il corpo e quella ingerita, si incide negativamente sul normale equilibrio elettrolitico e si determina una rapida diminuzione della concentrazione del sodio con conseguenze fatali connesse con l’intossicazione instaurata dalla caduta del livello di sodio (valori inferiori ai 110-120 mml/litro).