Omeopatia: che cos’è e a cosa serve?

L’omeopatia è una forma naturale di medicina utilizzata da oltre 200 milioni di persone in tutto il mondo per il trattamento di condizioni patologiche acute e croniche. Si basa sul principio di “similitudine del farmaco”. In altre parole, una sostanza presa in piccole quantità curerà gli stessi sintomi che provoca se assunta in grandi quantità. Sono tanti i siti che, all’interno della loro sezione Salute & Benessere se ne occupano e, tra questi, annoveriamo Imiopaese.net.

L’omeopatia e i suoi principi fondamentali.

Cosa significa nello specifico il principio di similitudine? Vuol dire che si prescrive un rimedio che contiene un elemento che, in dosi maggiori, provocherebbe i sintomi della malattia che si vuole curare. La risposta dell’organismo a questa sollecitazione si chiama risposta vitale. Ossia la medicina simile funge da stimolo alla naturale risposta dell’organismo, dando al soggetto tutti gli elementi che servono a completare il percorso verso la guarigione.

L’interezza del paziente.

L’omeopatia intende curare il paziente a partire dall’osservazione dello stesso nella sua interezza. A prescindere dai sintomi, l’omeopata si concentra soprattutto su come questi sintomi si manifestano complessivamente nel paziente.

Parte da un principio che è l’attitudine che maggiormente viene rimproverata alla medicina tradizionale: la tendenza ad esaminare e quindi a curare il paziente partendo dal sintomo, rintracciando in questo modo la patologia specifica ne tentativo di curarla meccanicamente.

Il merito di questa disciplina olistica, almeno secondo il parere di coloro i quali vi si affidano, risiede nel fatto che l’omeopatia non cura la malattia che il sintomo rivela, ma il soggetto, la persona.

Dunque viene data grande importanza al comportamento e alla psicologia individuale. Se ogni soggetto esprime il dolore in maniera del tutto personale, l’omeopatia non cura tutti i pazienti allo stesso modo ma a seconda del modo in cui manifestano la malattia.

Tenendo conto di questi fattori, il medico omeopata sceglierà la medicina più appropriata in base ai sintomi specifici dell’individuo, per stimolare la capacità innata del soggetto di guarire.

Il principio della dose minima

Cosa dice questo principio? Che una quantità molto piccola e dinamizzata, ossia potenziata, dell’elemento medicinale riesce a curare la patologia. Significa che il medicinale stimola una reazione che non è esterna ma interna all’organismo. I farmaci omeopatici, somministrati in dosi minime, mentre stimolano la risposta vitale del corpo non producono gli effetti collaterali indotti dalla medicina convenzionale. I rimedi omeopatici, somministrati in dose minima, non creano dipendenza e non sono testati sugli animali.

Il principio del potenziamento

La maggior parte delle medicine omeopatiche viene preparata diluendo un materiale attivo mediante un processo chiamato potenziamento. Qual è l’obiettivo di questo processo? Preservare le quantità essenziali dell’elemento e rimuovere tutto quello che è tossico per l’organismo.

Molti dei rimedi omeopatici sono costituiti da una sostanza medicinale diluita in acqua distillata. La sostanza medicinale omeopatica viene dunque diluita in questo modo: vi è una parte di agente medicinale originale e nove parti di acqua distillata; ma possono anche esserci nove parti di alcol o lattosio. La miscela viene quindi energicamente agitata o macinata. Il prodotto di questo processo viene nuovamente diluito nelle medesime proporzioni di uno e nove e ancora una volta mescolato vigorosamente o macinato. Questo processo viene ripetuto quasi all’infinito per ridurre in maniera infinitesimale la parte di medicinale rispetto a quella di diluente.

Secondo il punto di vista omeopatico non è appropriato affermare che i farmaci omeopatici sono diluiti; in omeopatia si usa il termine “potenziato”. Il potenziamento si riferisce allo specifico processo di diluizione sequenziale che prevede il mescolamento del composto. La teoria è che ogni diluizione consecutiva con vigoroso scuotimento si infiltra nella nuova acqua distillata e le imprime la forma frattale della sostanza originale utilizzata.

L’anamnesi omeopatica e la cura

I medici omeopati lavorano come qualsiasi altro medico convenzionale. Valutano la storia clinica del paziente e possono richiedere esami specifici oppure eseguire indagini ai fini di una diagnosi. Tuttavia, oltre a dare grande importanza ai sintomi, l’omeopata si interessa principalmente all’individuo e al modo unico in cui i sintomi incidono sulla sua psicologia.

La medicina omeopatica utilizza da una serie di sostanze naturali, che possono essere sia di natura vegetale che minerale o animale:

  • – Erbe di montagna, fresche o essiccate, come la rosa canina: per curare insonnia, contusioni e mal di pancia;
  • – aceto: gli impacchi vengono adoperati per curare le ustioni nei bambini;
  • – carbone vegetale attivo: contro i disturbi intestinali o della digestione e per purificare l’organismo;
  • – api schiacciate: composto impiegato per curare gli animali punti dalle api ma impiegate anche contro le infiammazioni, come l’orticaria e l’eritema solare;
  • – aglio: indicato per i soggetti che soffrono di artrite, reumatismi e problemi cutanei come la pelle secca;
  • – caffeina cruda: per curare l’insonnia;
  • – arsenico bianco: consigliato contro l’ansia notturna, gli attacchi di panico, le palpitazioni e gli stati di prostrazione;
  • – edera velenosa: efficace contro i dolori ossei e muscolari e alle articolazioni;
  • – piante di ortica: usate per curare la dermatite.

Queste sostanze al pari di tante altre vengono estratte o elaborate per creare compresse, creme per la pelle, gel, gocce o unguenti.

Disturbi severi del sonno, cosa sapere e come comportarsi.txt

Sonno e epilessia sono state ormai messe in relazione anche dalla scienza ufficiale. Capitava infatti molto spesso che la crisi epilettica nel sonno fosse molto più frequente di quanto si pensasse. Addirittura certi tipi di crisi sono solo notturne e mai diurne. Le crisi epilettiche sono un disturbo frequente che colpisce a tutte l’età. Negli ultimi decenni però si è registrata una maggiore incidenza negli anziani che non nei bambini e nei giovani. E’ un problema di natura neurologica e può presentarsi in maniera estemporanea oppure essere cronica. Generalmente il loro manifestarsi ha durata molto breve.

Il verificarsi di questi eventi spesso non è indagabile. Nella maggior parte delle situazioni infatti non ci sono cause evidenti e anche quando ci sono è difficile rintracciarle. Quando ci sono crisi epilettiche e si rintraccia una causa chiara e motivata addirittura la medicina non la considera più tale.

In generale queste crisi sono dovute ad un’eccessiva attività neurologica. Per avere certezza dell’avvenuto episodio si procede con esami del sangue e con elettroencefalogramma.

Oggi giorno esistono dei farmaci che curano bene queste crisi restituendo la normalità a chi ne ha sofferto. Se invece i farmaci non sono in grado di apportare benedici in alcuni casi si può ricorrere alla chirurgia.

Per poter diagnosticare questo tipo di problema bisogna che gli attacchi avvengano con una alta percentuale di incidenza proprio durante il sonno. In questo caso si parlerà di epilessia notturna.

Si è cercato di dare anche una qualche spiegazione a questo manifestarsi notturno. Probabilmente ciò avviene perchè il cervello modifica la propria attività elettrica in alcuni  momenti della notte. La maggior parte delle crisi infatti avvengono durante la fase di transizione e darebbe origine a manifestazioni solo parziali.

Non c’è dubbio che se si soffre di queste crisi durante il sonno ci sono anche delle conseguenze diurne.  Poi anche durante il giorno ne consegue stanchezza e naturalmente stress. Attenzione inoltre perchè proprio la mancanza di sonno può essere una causa scatenante di manifestazioni epilettiche passeggere.

Se ad essere colpiti sono neonati o bambini nella maggior parte dei casi con la crescita scompariranno le crisi. Si capisce bene che diagnosticarle non è affatto semplice. Molto spesso infatti si confondono con altri disturbi del sonno.

Generalmente una buona indagine parte dalla storia famigliare e da eventuali casistiche. Ma le indagini diagnostiche sono le uniche a confermare.

La carie provoca problemi al cuore

Lo sapevate che la carie ai denti può portare problemi al cuore? Uno stile di vita errato come una dieta calorica, l’uso eccessivo di zuccheri, le sigarette e soprattutto la scarsa igiene del cavo orale e la poca prevenzione con visita dal dentista ogni sei mesi, introducono all’interno dell’organismo batteri che possono provocare infezioni leggere ma anche molto pericolose per il cuore e non solo.

La cura dei denti attraverso la prevenzione non è una questione meramente estetica ma soprattutto legata alla salute del proprio organismo. L’informazione è carente in questo senso verso i pazienti e la comunità che dovrebbe essere educata ed informata per evitare problemi degenerativi con conseguente più o meno gravi.

Non è stato ufficialmente dichiarato dalla comunità scientifica che ci sia una vera correlazione tra il fenomeno della carie e le malattie legate al cuore, ma vari studi hanno dimostrato che effettivamente esiste in base a varie ricerche ad hoc su casi clinici. Il padre della medicina, Ippocrate, sosteneva che “Le malattie dovrebbero essere combattute alla loro origine” e proprio lui nelle sue ricerche e negli studi effettuati è stato un grande sostenitore sull’esistenza di un collegamento che molte malattie possono essere collegate a infezioni del cavo orale. Nei suoi metodi di indagine l’osservazione del cavo orale come causa di insorgenza di malattie era un punto focale e non secondario o superficiale.

Le raccomandazioni più diffuse fornite dai dentisti e dagli specialisti del settore, sono quelle di lavarsi bene e regolarmente i denti; utilizzare il filo interdentale; effettuare una visita dal proprio dentista ogni sei mesi con pulizia regolare dei denti; evitare cibi zuccherati e sigarette; evitare uno stile di vita sedentario. Queste forme precauzionali servono a combattere il formarsi della placca, il nemico numero uno dei denti, perchè attacca lo smalto provocando infezioni e sintomi come dolore, fastidi, ipersensibilità al caldo e al freddo, carie, fenomeni di parodontite deleteri per la salute dei denti e del cavo orale.

Ma perchè la carie provoca problemi al cuore?

Gli acidi che attaccano i denti, provenienti dai cibi che vengono ingeriti, sono molto nocivi perchè contengono batteri e germi che, in caso di aumento eccessivo, possono provocare fenomemeni di parodontite; durante questo processo viene prodotta la glicoproteina plasmatica che ha la funzione di favorire la coagulazione del sangue. Quindi attraverso l’aumento delle piastrine e della loro aggregazione vi è la possibile formazione di coaguli e quindi la manifestaionze di infarti e ictus.

In parole povere, quando vi è in atto un processo di carie dentale e non viene fatto nulla, la carie arriva fino alla radice del dente, al nervo e alla polpa, che è formata da vasi sanguigni. E’ in quel momento che i batteri si inseriscono nel sangue attaccando varie parti dell’organismo. Quindi i batteri possono raggiungere il cuore, così come possono raggiungere le tonsille, gli occhi, il polmoni e non solo. Di conseguenza vi è l’insorgere di gengiviti, problemi al cuore, congiuntiviti, ecc…

Prevenzione e igiene al primo posto

Morale della favola bisogna aver cura dei propri denti con visite almeno una volta l’anno da un dentista di fiducia professionale e competente, e consigliato rivolgersi a un centro Impladent che può fornire consulenza a 360° garantendo soluzioni tempestive grazie all’attrezzature moderne e tecnologiche e a un team di professionisti al servizio del paziente sette giorni su sette, quindi anche di domenica.

Meglio agire subito all’insorgere di dolori o sintomi prima che l’infezione si propaghi nell’organismo. Ciò vale sia per i bambini che per gli adulti e gli anziani in egual misura. L’igiene e la prevenzione sono sempre al primo posto per evitare problemi gravi che potevano essere bloccati ancor prima del loro insorgere.

EcoSlim funziona?

Brucia grassi naturale? Cosa significa e cosa comporta l’assunzione di EcoSlim? Una recensione chiarirà ogni dubbio su questo integratore sponsorizzato in diverse pubblicità anche online.

Cos’è EcoSlim

EcoSlim è un integratore alimentare formulato prevalentemente con le Vitamine del Gruppo B, questo genere di Vitamine sostengono e aiutano a promuovere la scissione dei grassi che si trovano nell’organismo.
Nella combinazione (Ingredienti) si trovano:

  • estratto di guaranà
  • taurina
  • caffeina

quest’ultima è capace di sciogliere i depositi di grasso delle aree che presentano maggiori problematiche, e EcoSlim agisce inoltre in pochi giorni consentendo un progressivo e costante calo del peso.
EcoSlim, nella sua formulazione come accennato precedentemente, risulta essere naturale al 100% il che lo rende un prodotto molto sicuro e assente in controindicazioni, si tratta quindi di una valida alternativa a integratori con ingredienti chimici che intossicano e sovente tendono ad affaticare diversi organi, questa seconda tipologia di integratori inoltre nella maggior parte dei casi portano più svantaggi che vantaggi rispetto all’obiettivo che ci si pone, e la salute deve sempre essere messa al primo posto.
Gli Ingredienti e gli effetti di EcoSlim
La lista degli ingredienti e la loro azione potenziale sull’organismo di chi assume EcoSlim:

  • Caffeina: è come noto un Alcaloide e il suo effetto è generalmente stimolante sull’organismo. La caffeina stimola il rilascio dell’adrenalina e della noradrenalina, è un naturale acceleratore del metabolismo in virtù dell’azione che svolgono le catecolamine, infine ha una funzione diuretica.
  • Vitamine del gruppo B: presenti in EcoSlim le Vitamine В2, В5, В6, В8 e В12 tutte vitamine estremamente efficaci nella lotta gli accumuli di grasso. Vitamina B2: normalizza il livello degli ormoni; Vitamina B6: regolatrice del metabolismo e rafforzante per unghie e capelli; Vitamina B12: potenziante del metabolismo; Vitamina B5: aiuta nel processo di scissione di carboidrati e grassi; Vitamina B8: è regolatrice dell’apparato gastrointestinale andando a ridurre i livelli di colesterolo.
  • Estratto di Coleus Forskohlii: un eccellente brucia grassi che aiuta a favorisce la perdita di peso in eccesso e assieme a ciò svolge un azione antinfiammatoria e antidepressiva.
  • Acido succinico: questo è un acido carbossilico che si trova nella frutta e nella verdura. Ha il compito di stimolare il funzionamento del sistema immunitario, aumentando la resistenza nei confronti delle infezioni, inoltre svolge un effetto antinfiammatorio e aiuta ad eliminare le tossine che si trovano nel fegato.
  • L Carnitina: sostanza capace di aiutare ad eliminare le adiposità localizzate contrastando la formazione stessa di adipe. Viene utilizzata spesso da coloro che praticano sport, perché è capace di aumentare la perdita di peso senza danneggiare la massa muscolare faticosamente conquistata.
  • Estratto di Guaranà: di cui si è accennato in precedenza, questo estratto riesce ad accelerare il metabolismo, aumentando il consumo di calorie. Migliora le prestazioni e aiuta a smaltire il peso in eccesso aumentando la combustione delle calorie.
  • Chitosano: derivato della chitina, una sostanza che si trova nel guscio dei crostacei e che è capace di abbassare il livello del colesterolo e della glicemia.
  • Estratto di alghe Fucus: capaci di apportare un miglioramento della circolazione linfatica, stimolando il rinnovamento delle cellule e andando a ridurre il senso di fame grazie ai minerali presenti in essa.

Sigarette elettroniche: un ausilio per smettere di fumare

Contrariamente a quanto si ritiene in Italia le sigarette elettroniche non sono dannose per la salute, se utilizzate in modo corretto. Anzi, possono addirittura essere usate come ausilio per smettere di fumare. Questo assunto, ormai accertato da alcune ricerche ed accettato in modo quasi universale da tanti esperti del settore, ha portato alcuni centri per il controllo del fumo del Regno Unito a proporre ai loro assistiti un rimborso sulle spese sostenute per acquistare la sigaretta elettronica.

La sigaretta elettronica e il fumo

Sono diversi gli Stati in cui si considera la sigaretta elettronica un buon metodo per smettere di fumare. Del resto il suo utilizzo è molto simile al classico fumo di sigaretta tradizionale, senza la parte nociva della questione. Mentre con una sigaretta elettronica infatti si inalano delle sostanze modificate dalla combustione, che le rende cancerogene e dannosissime per la salute, quando si svapa si inala del vapore. I fluidi appositamente preparati sono semplicemente riscaldati e vaporizzati, senza quindi produrre sostanze nocive per la salute del sistema respiratorio. Nonostante questa maggiore salubrità, lo svapo simula il fumo per molti versi, sia per quanto riguarda il gesto di tenere la sigaretta in mano, o tra le labbra, sia per quanto riguarda l’assunzione di nicotina o l’inalazione dei vapori caldi, che con il loro aroma colpiscono il gusto e l’olfatto. Questo consente di sostituire le due abitudini: abbandonare quella dannosa per acquisire quella molto meno pericolosa per la salute nostra e di chi ci sta intorno.

Cosa avviene nel Regno Unito

Visti questi fatti, nel Regno Unito da tempo si invoglia i fumatori incalliti all’uso della sigaretta elettronica come sostituto del fumo, per riuscire a smettere di fumare in modo definitivo. Inoltre, alcuni centri per il controllo del fumo propongono ai loro assistititi un voucher – del valore di 25 euro – da utilizzare per l’acquisto di una sigaretta elettronica. Fatti molto diversi da quanto avviene nel nostro Paese, dove l’uso delle sigarette elettroniche viene osteggiato da più parti. L’ultima novità è una tassa da pagare ogni volta in cui si acquista un fluido per sigaretta elettronica, anche di quelli totalmente privi di nicotina. Inoltre nel nostro Paese le sigarette elettroniche e i fluidi non possono essere venduti da chiunque, è necessario avere apposita autorizzazione ministeriale.

I fluidi per la sigaretta

La norma è tanto iniqua quanto di difficile applicazione. La tassazione viene infatti imposta solo sui fluidi per lo svapo miscelati e pronti da utilizzare, non sulle materie prime per prepararli. Questo significa che qualsiasi svapatore può procurarsi con facilità gli ingredienti per preparare il suo fluido preferito, aromatizzandolo come preferisce. Tali fluidi sono infatti costituiti quasi interamente da sostanze utilizzate nell’industria alimentare, farmaceutica e cosmetica. Sono quindi disponibili nei negozi che vendono materie prime per questo tipo di industrie, così come in farmacia. L’unico ingrediente complesso da trovare è la nicotina, ma online e nei negozi specializzati sono disponibili basi per lo svapo con diverso contenuto di questa sostanza.

Come scegliere un menu quando sei a dieta

Un programma dimagrante, è composto da tutta una serie di piatti che permettono di perdere peso rispettando le raccomandazioni che si sono ricevute. In pratica, sul come scegliere un menu quando si è a dieta, si possono effettuare tutte quelle scelte alimentari che sono fondamentali tanto per dimagrire, quanto per mantenere un peso più corretto e sano, ma anche per evitare disturbi alimentari. Ovviamente, molto dipenderà dalla qualità degli alimenti che vengono scelti.

Tra le varie raccomandazioni che possono essere utili, spicca quella inerente il fatto di prendere, nella dovuta considerazione, il concetto di densità energetica. Oltre a ciò, sarà bene sviluppare un menù che consenta di poter perdere peso senza che si soffra troppo. Altro aspetto importante per la salute, è che una corretta perdita di peso non dovrebbe superare 1 chilogrammo alla settimana.

Pertanto, sarà bene procedere senza fretta. Non a caso, sane abitudini alimentari ed esercizio fisico sono una coppia inseparabile sia per dimagrire così come per mantenere a lungo il corretto peso. Un approccio corretto, di conseguenza, dovrà prevedere di scegliere degli alimenti che contengono una piccola quantità di calorie rispetto al loro volume come, ad esempio la frutta, la verdura, i cereali integrali e i legumi.

Ricchi di fibre, di acqua e di sostanze nutritive, questi alimenti occupano un posto ampio nello stomaco quando ingeriti, contribuendo alla sazietà. Pertanto, concentrandosi sugli alimenti con densità di energia molto bassa o bassa, ci si potrà sentire “pieni” senza aver assunte troppe calorie.

Come restare a dieta anche quando si va al ristorante

Pranzo di lavoro, cena romantica, anniversario da festeggiare. Le opportunità per andare al ristorante sono molte. Anche se si è dieta, è possibile mangiare fuori senza eccedere. Quindi, nonostante la particolare atmosfera conviviale, la vasta scelta, che ci spinge a mangiare in grandi quantità e spesso piatti troppo ricchi, si possono evitare gli eccessi.

Per esempio, come antipasto si potrà scegliere tra verdure crude o un’insalata leggermente condita. Come primo si potrà optare, in quantità ragionevole, per la pasta o per il riso, meglio se sono integrali. Per secondo piatto si potrà scegliere tra carne bianca e pesce, anche grigliati.

Come dessert, un frutto sarà perfetto. Perciò, anche in queste piacevoli occasioni è possibile limitare gli errori nutrizionali, che sono causa dell’accumulo di cellulite, salvaguardando un corretto apporto calorico.

Come calcolare le calorie di un pasto

Quando si sceglie una dieta per dimagrire, come quella 1200 calorie suggerita da Vailo.it, è molto importante essere consapevoli delle calorie che si stanno assumendo da un pasto. Per questo, è bene calcolarne il valore calorico, nutrizionale e, questo, di ogni singolo alimento.

Per fare alcuni semplici esempi, 100 grammi di patate al forno forniscono 150 calorie e 100 grammi di bistecca di manzo ne danno 180. Il che vuol dire che mangiando queste due quantità di cibi, abbiamo assunto 330 calorie.

È, inoltre, da evidenziare come il calcolo delle calorie assunte in un singolo pasto, permette di andare a dividere le calorie che si possono assumere durante la giornata. Anche in questo caso, per comprendere meglio, facciamo un semplice esempio.

Se nel corso dell’arco della giornata si possono assumere 1500 calorie, si potrà dividerle in 300 per la colazione, in 100 per uno spuntino, in 500 per il pranzo, in 150 per la merenda e in 450 per la cena.

Rinoplastica: sei sicuro di sapere proprio tutto sull’intervento?

Molte persone, insoddisfatte dell’aspetto del proprio naso, si rivolgono ad un chirurgo plastico per chiedere una rinoplastica. Troppo spesso, però, non si hanno le idee abbastanza chiare e si tende a prendere alla leggera l’intervento. Cosa si deve sapere sulla plastica al naso?

La rinoplastica: una salvezza per molti versi, ma con consapevolezza e realismo

Vivere con un naso che non piace può essere una condizione difficile e dolorosa. Non accettare il proprio viso, provare un moto di disagio ogni volta che ci si guarda allo specchio, può portare, nel tempo, problemi psicologici anche molto gravi. Il primo tra tutti è la perdita di autostima, che può inficiare ed inibire tutti i settori della propria vita: sociale, sentimentale, professionale. A seguire, si può scadere nella depressione, nell’auto-limitazione di se stessi, in una serie di disturbi causati dall’insicurezza che possono contrastare pericolosamente la qualità della vita. Fortunatamente, al giorno d’oggi, la chirurgia plastica offre una scappatoia a questo problema, riuscendo a modificare la forma del naso tramite un intervento chirurgico. L’unico problema che può sorgere, in questo senso, è approcciarsi al colloquio col chirurgo e con il percorso di cambiamento con troppa leggerezza, pensando che sia una cosa semplice e veloce e che si potrà ottenere il naso dei propri sogni. È davvero così?

La rinoplastica: innanzitutto, un’operazione chirurgica

La prima cosa da tenere presente, quando si mette in cantiere l’idea di una rinoplastica, è che si tratta di un intervento chirurgico vero e proprio. Quindi:

    • prevede una preparazione fisica e psicologica, va affrontato con serietà ed attenzione, come un qualsiasi intervento chirurgico
    • non ci si può affidare a medici estetici o cliniche di dubbia fama, con l’intenzione di risparmiare qualche euro: si tratta di un’operazione chirurgica che deve essere effettuata da un medico chirurgo specializzato in chirurgia plastica, presso una struttura ospedaliera o una clinica che ne ricalchi tutte le caratteristiche
    • non sempre si ottiene esattamente “il naso dei sogni” ma bisogna avere delle aspettative realistiche, per non incorrere in una delusione
    • dopo l’intervento bisognerà affrontare, con la dovuta pazienza, un periodo di convalescenza, prima di poter apprezzare completamente i risultati dell’intervento

Cosa ci si può aspettare dalla rinoplastica?

In alcuni casi, se il paziente ha delle aspettative realistiche e comprende bene ciò che si può fare per migliorare l’aspetto del suo naso, effettivamente si ottiene il perfetto risultato che si desiderava. Bisogna tener presente che la rinoplastica modifica il naso sfruttando le sue ossa e i suoi tessuti: non si può stravolgere completamente la forma o fare un miracolo. La rinoplastica però garantisce, nel 100% dei casi, un nettissimo miglioramento dell’estetica del naso e del volto in generale, perché riequilibra i volumi e le proporzioni. In poche parole: rende il naso e il viso più bello possibile in base alla sua conformazione unica e personale.

Cose da sapere sulla rinoplastica: i vantaggi

La rinoplastica è un intervento che offre la possibilità di migliorare, e di molto, l’aspetto di un naso ritenuto canonicamente o soggettivamente poco attraente. Anche se va affrontato con consapevolezza e realismo, per evitare di ritrovarsi delusi o dinanzi a situazioni che non erano state messe in conto, è bene sapere che non si tratta di un intervento pericoloso, ma viene considerato di routine. I vantaggi e qualche dato sulla rinoplastica: in Italia vengono eseguite circa 27.000 rinoplastiche l’anno e nella quasi totalità dei casi, se effettuate da medici competenti e affrontate da pazienti ben consapevoli del risultato che otterranno, i risultati sono soddisfacenti sia da un punto di vista estetico che funzionale: si respira meglio, soprattutto se coesistevano piccoli difetti del setto solo l’8% degli operati di rinoplastica si rivolgono, in seguito, a un altro chirurgo perché vogliono riparare alla prima operazione l’intervento di rinoplastica, se eseguito su un adulto sano, è considerato a basso rischio ultimamente gli interventi estetici sul naso hanno costi più accessibili rispetto a 5 anni fa se si soffre a causa di un naso che non incontra il proprio gusto, operarsi e modificarlo migliora nettamente la qualità della vita, l’umore, la propria autostima e le proprie relazioni, in quanto ci si propone al mondo in modo più sicuro, sereno e felice grazie al perfezionamento delle tecniche chirurgiche, al giorno d’oggi la convalescenza è meno lunga e poco dolorosa.

Cosa tener ben presente riguardo la rinoplastica: i limiti

Il percorso di cambiamento, anche interiore, che implica il sottoporsi ad un intervento che modifica i propri tratti somatici, richiede sempre una certa dose di riflessione e consapevolezza. Ecco alcuni punti da tenere presenti:

      • la rinoplastica è un’operazione a tutti gli effetti: si esegue quasi sempre in anestesia generale, ma le nuove tecniche chirurgiche consentono di eseguire la rinoplastica in anestesia locale; può richiedere un day hospital o, in alcuni casi, fino a 48 ore di ricovero
      • almeno un mese prima dell’intervento bisogna smettere di fumare, di prendere la pillola anticoncezionale e di assumere aspirina e farmaci a base di acido acetilsalicilico, come ad esempio: Vivin C, Aspirinetta ed equivalenti. Questo per evitare eventuali problemi di trombi o sanguinamenti
      • come tutti gli interventi chirurgici, anche la rinoplastica ha dei margini di rischio, seppur bassi dopo l’intervento bisogna portare una piccola ingessatura per una settimana e, solo se necessario, dei tamponi nelle narici
        il naso resterà gonfio per almeno tre mesi.

Per vedere il vero risultato della rinoplastica bisogna pazientare ed aspettare che tutti i tessuti cicatrizzino e l’ematoma si dreni e riassorba. Ci vogliono almeno 6-8 mesi per vedere il risultato definitivo. La rinoplastica, come tutti gli interventi estetici, non è mutuabile: il costo dell’intervento è totalmente a carico del paziente, così come le visite preliminari, quelle di controllo, gli esami diagnostici e strumentali necessari e i farmaci. Se, fatto il bilancio dei pro e dei contro, si decide che la propria serenità mentale e il piacersi vale la pena sopportare qualche piccolo fastidio, non resta che rivolgersi ad un ottimo chirurgo plastico e discutere con lui il proprio problema: lo specialista sarà in grado di dare un’idea precisa di cosa si può ottenere nella specifica situazione.

Curare i disturbi alimentari dallo psicologo

Quando si parla di disturbi alimentari s’individuano diverse patologie che si manifestano in coloro che hanno una visione controversa del loro corpo e del regime alimentare da seguire. Ogni malattia che prevede un disturbo alimentare è causata spesso da problemi emotivi o reminiscenze psicologiche.

Un tipico comportamento di coloro che soffrono di disturbi dell’alimentazione è cercare di controllare i sentimenti negativi che animano il loro corpo attraverso il cibo. Tutto ciò però porta in realtà più che ha un sano controllo della dieta ad una gestione completamente errata del piano alimentare.

I disturbi dell’alimentazione si distinguono principalmente in: anoressia nervosa, bulimia, disturbi del comportamento alimentare non specificati, disturbo d’abbuffata compulsiva (spesso causa dell’obesità).

Quando parliamo di anoressia o bulimia nervosa, ci sono altri sottotipi di malattie e varie tipologie di condotta del disturbo.

Le principali cause dei disturbi alimentari

Come abbiamo anticipato i disturbi del comportamento alimentare prevedono una gestione difficoltosa di problemi più profondi, di solito legati alla psiche dell’uomo. Alcune delle patologie psicologiche che portano alla cattiva gestione dell’alimentazione sono: le fobie, ansia e attacchi di panico, sintomi compulsivi ossessivi, disturbo borderline, disturbo affettivo.

Certo queste non sono le uniche cause della comparsa di un disturbo alimentare, spesso succede che questi siano causati da eventi traumatici che in poco tempo portano il soggetto a riversare e “curare” il dolore con il cibo o con la sua privazione. I traumi principali che portano a soffrire principalmente di bulimia, anoressia, o sindrome d’abbuffata compulsiva, sono: episodi di bullismo, conflitti familiari, abbandono, divorzio dei genitori, problemi sociali e relazionali, violenze sessuali, fisiche e mentali.

Infine, una malattia che va di pari passo o insorge poco dopo il disturbo alimentare è la depressione.

Come incidono i disturbi alimentari sulla salute

Il disturbo alimentare comporta non pochi problemi di salute oltre che svariate patologie psicologiche. Uno dei principali rischi di coloro che soffrono e sopportano in silenzio un disturbo alimentare e d’incorrere in una grave depressione.

Chi soffre di questa patologia spesso non vuole ricevere delle cure, non parla del disturbo e anzi tende a mostrarsi più gioioso e vitale di quanto sia in realtà. Per questo motivo, bisogna porre molta attenzione a chi ci circonda, fare attenzione agli aumenti di peso e ai dimagrimenti improvvisi, per riuscire a intervenire prima che la malattia degeneri.

Oltre ai problemi psicologici legati a questa malattia, si rischia anche di avere ripercussioni sul proprio stato di salute. Tra le patologie più diffuse legate a questi disturbi, ci sono: acidità di stomaco, ingiallimento dei denti, caduta dei capelli e dei denti, disidratazione, danni permanenti all’apparato digerente e ai suoi tessuti, ingrossamento delle ghiandole, emorragie interne, ipotermia ecc…

Come trattare e curare i Disturbi alimentari?

Per trattare i disturbi del comportamento legati all’alimentazione è necessario il lavoro in sinergia di diverse figure professionali come: medici specialistici e terapisti specializzati. Uno dei primi interventi prevede comunque di permettere al paziente di curare i disturbi alimentari dallo psicologo.

Lo psicologo è l’unico che può risalire alle cause di questo disturbo e soprattutto permettere al paziente di rimediare ai problemi interiori che alimentano la malattia.