Come preservare la fertilità prima della menopausa precoce

Per quelle donne che lottano per concepire o vanno incontro a una menopausa precoce, l’approccio migliore è contattare uno specialista in Preservazione della fertilità.

Mia madre ha avuto la menopausa precoce. Dovrei essere preoccupata?

La menopausa è una funzione naturale che ha inizio quando una donna comincia a verificare cambiamenti nel suo ciclo mestruale.

I periodi possono essere più brevi con flusso minimo o durare più a lungo e produrre un flusso pesante.

Man mano che la menopausa progredisce e i livelli ormonali oscillano, avvertirai altri sintomi, in particolare:

  • vampate di calore
  • insonnia
  • sudorazione notturna
  • affaticamento

Età della menopausa

Mentre questi sintomi possono durare fino a 10 anni, i segni ormonali della menopausa generalmente durano alcuni anni e, in genere, iniziano quando una donna si trova tra la metà e la fine dei 40 anni.

La maggior parte delle donne inizia la menopausa tra i 45 ei 55 anni, con un’età media che si aggira intorno ai 52 anni. Per alcune donne la menopausa colpisce prima dei 45 anni e si parla di menopausa precoce.

E ci sono alcune donne che soffrono di menopausa prematura che si verifica prima dei 40 anni. Ogni volta che si verifica la menopausa, sappi che la riserva ovarica è notevolmente diminuita e che una gravidanza naturale, per chiunque abbia una menopausa precoce o prematura, è estremamente improbabile.

Quando arriverà la menopausa?

La tua biologia e la tua storia familiare offrono le informazioni più attendibili sull’inizio previsto della tua menopausa. Sebbene non sia scolpito nella pietra, l’età in cui tua madre è entrata in menopausa, fornisce una stima di quando capiterà anche a te.

Secondo uno studio, le donne la cui madre, sorella, zia o nonna hanno avuto un inizio precoce della menopausa (prima dei 46 anni) hanno un rischio maggiore (+37,5%) di entrare in menopausa precocemente. C’è un rischio ancora maggiore per quelle donne che hanno avuto una parente diretta che è andata in menopausa prima dei 40 anni.

La menopausa precoce significa che non posso avere un bambino?

La menopausa precoce influisce sulla fertilità. Il periodo che precede la menopausa, noto come peri menopausa, dura in media circa quattro anni, ma può durare da pochi mesi a diversi anni.

Durante questo periodo i tuoi ormoni sono fluttuanti e, sebbene l’ovulazione sia in corso, le tue uova sono diminuite in quantità e qualità. Man mano che questa transizione progredisce, le tue possibilità di concepimento naturale sono significativamente ridotte.

Come per la maggior parte delle regole, anche per il concepimento in menopausa, c’è l’eccezione. Il concepimento naturale e la gravidanza si verificano, in alcuni rari casi, casi fino alla diagnosi di menopausa (la diagnosi si ha dopo 12 mesi consecutivi senza ciclo mestruale).

Segnali di menopausa precoce

Ci sono segnali e sintomi che dovresti conoscere se sospetti di poter andare in menopausa presto.

Sono gli stessi sintomi che indicano la menopausa anche nelle donne anziane:

  • Sanguinamento abbondante (più del solito)
  • Cicli mestruali più lunghi
  • spotting tra i periodi
  • periodi mancati

Questi segnali sono alcuni indicatori del fatto che ti stai avvicinando alla menopausa.

Altri sintomi indicatori:

  • Sbalzi d’umore
  • Vampate di calore
  • Insonnia
  • Sudorazioni notturne
  • Secchezza vaginale
  • Perdita o diminuzione della libido
  • Perdita di controllo della vescica

Per coloro la cui madre, sorella, zia o nonna siano andate in menopausa precoce e hanno dubbi sulla propria fertilità, esistono test per misurare i livelli ormonali e stimare quanto si sia vicine alla menopausa.

L’ormone anti-mulleriano (AMH) è un modo comprovato che i medici usano per identificare la tua riserva ovarica.

I tuoi livelli di AMH sono correlati al numero di uova che hai in riserva.

Se il tuo AMH misura nell’intervallo normale probabilmente hai un numero sufficiente di uova. Quando i livelli di AMH iniziano a diminuire, diminuisce anche la riserva ovarica, indicando che la menopausa si sta avvicinando o è già presente.

Gli estrogeni diminuiscono con l’avvicinarsi della menopausa quindi, misurare i livelli di estrogeni, può essere un’indicazione di dove ti trovi nella scala cronologica della menopausa.

Questo anche se, durante il periodo di transizione, il risultato potrebbe non essere totalmente affidabile.

I livelli di ormone follicolo-stimolante (FSH) aumentano con l’avvicinarsi della menopausa.

L’FSH, insieme ad altre misurazioni ormonali, può suggerire che la menopausa si stia avvicinando, sebbene i livelli non prevedano esattamente quando accadrà.

Le misurazioni dell’ormone stimolante della tiroide non possono confermare una diagnosi di menopausa precoce. Spesso le persone confondono l’ipotiroidismo con la menopausa poiché i sintomi sono molto simili.

Endometriosi in Menopausa

La menopausa è già, di per sé, invalidante per alcune donne ma, per alcune di loro questa situazione viene associata anche all’endometriosi. I sintomi di endometriosi in menopausa interferiscono con la capacità lavorativa della donna, la sfera riproduttiva e relazionale, fino a modificare il rapporto con il proprio partner.

Il trattamento della fertilità può aiutare il concepimento

Sebbene la menopausa precoce non sia reversibile, esiste un trattamento a disposizione delle donne colpite da questa diagnosi, per portare a termine una gravidanza.

La fecondazione in vitro svolge un ruolo importante nell’aiutare le donne in menopausa precoce, o in peri menopausa, a raggiungere il concepimento.

A seconda di quanto sei vicina alla menopausa, puoi usare i tuoi ovuli o, in caso contrario, il tuo medico può suggerire un’ovodonazione come opzione praticabile.

Se sai già che la menopausa precoce è uno scenario probabile ma non sei ancora pronta per iniziare ad avere una famiglia, puoi scegliere di congelare gli ovuli per una futura fecondazione in vitro.

Il processo di congelamento degli ovociti sta diventando sempre più diffuso ed è un modo sicuro per preservare la tua fertilità.

Diete “low carb”, cosa sono e come funzionano

Le diete “low carb” quelle, cioè, che introducono pochissimi carboidrati – hanno una serie di vantaggi, a cominciare, naturalmente, dal favorire una rapida perdita di peso.

Sono, inoltre, in grado anche di contrastare forme infiammatorie dell’organismo e di tenere sotto controllo il valore della glicemia.

  • Le caratteristiche delle diete “low carb”

Nel descrivere le diete “low carb” si deve partire dal fatto che questo tipo di regime alimentare ha un  limita o esclude quasi del tutto i carboidrati, quindi non sono consentiti pane, pasta, la frutta, i legumi e ogni tipo di prodotto dolce.

La percentuale di carboidrati in un qualsiasi altro trend alimentare è invece, piuttosto alta, visto che si parla da un quantitativo che corrisponde a circa il 55% e che può arrivare fino al 70%. Nelle diete “low carb” questa percentuale si riduce drasticamente, i carboidrati vengono sostituiti da grassi e proteine, che sono assunti in quantità diverse a secondo del tipo di dieta.

Nella dieta chetogenica si assume una maggiore quantità di grassi e per questo viene detta anche dieta “high fat“. In altre tipologie di diete “low carb“, invece si assume una grande quantità di proteine e, allora, sono dette diete “high protein” e tra queste la più famosa e conosciuta è la dieta Dukan, le più note sono la dieta dukan di 7 giorni e la dieta dukan dei 21 giorni. Scopriamo allora qualcosa in più su queste due tipologie di diete “low carb” a effetto rapido.

  • La dieta Dukan

Questa dieta “low carb” prende il nome da Pierre Dukan – il medico francese che l’ha ideata – e privilegia l’assunzione di proteine, ma non è solo questo che la caratterizza. Si divide in 4 fasi: attacco,crociera, consolidamento e stabilizzazione (per maggiori approfondimenti leggi https://www.dietadukan.it/dimagrire-con-il-metodo-dukan/i-principi-di-base/le-4-fasi-della-dieta-dukan) .

Nell’ideare questo regime alimentare, Dukan, infatti, è partito dal presupposto che non si debba limitare la quantià di alimenti assunti, quindi nella sua dieta si può mangiare senza limiti tutto quello che è concesso.

Per quel che riguarda la sicurezza della dieta dal punto di vista della salute, Dukan la garantisce sottolineando che con questo tipo di alimentazione, in pratica, si torna alla dieta naturale e sana degli uomini primitivi.

La dieta Dukan consente, come già detto, prevalentemente proteine, pochi grassi e solo ortaggi, eliminando le patate, per un totale di 100 alimenti consentiti. Attualmente ne esistono due versioni: quella che fa riferimento al primo schema originario e la dieta Dukan dei 7 giorni.

Il vecchio schema funziona seguendo la famose 4 fasi che iniziano con quella di attacco. E’ una fase che può durare da 2 a 7 giorni, in cui vengono concessi solo 72 alimenti che forniscono esclusivamente proteine e durante questo periodo di tempo è garantita una perdita di peso che va da 1,5 fino a 4 kg.

Nella seconda fase, alle proteine giià consentite si aggiungono 28 verdure e la promessa è quella di perdere una media di 1 kg a settimana.

Nella fase di consolidamento, la terza, si integrano alcuni alimenti che prima erano vietati e cioè frutta, pane, formaggio, farinacei. Il peso che può essere perso in questa fase è di circa 1 kg ogni 10 giorni.

L’ultima fase è quella della stabilizzazione: sono consentiti tutti gli alimenti, però i cucchiai di crusca da assumere ogni giorno arrivano a 3, mentre nelle altre fasi oscillavano tra 1 e 2,5 cucchiai al giorno.

  • Dieta Dukan dei 7 giorni: come funziona

La dieta Dukan dei 7 giorni propone invece un nuovo schema alimentare, sicuramente molto più semplificato, che Pierre Dukan ha creato per permettere di ottenere un dimagrimento importante senza fare rinunce esagerate e in tempi davvero molto brevi.

Questo nuovo schema è rivolto principalmente a chi ha poco peso da perdere e, appunto, vuole farlo velocemente e, inoltre, ha anche il vantaggio di vedere inseriti alimenti che nella vecchia formula erano, invece, proibiti.

La dieta Dukan dei 7 giorni funziona in questo modo: in ogni giorno della settimana si segue una fase con determinati alimenti consentiti.

Il lunedì¬ si inizia con la fase, cosiddetta, di mini attacco e gli alimenti consentiti sono crusca d’avena e proteine magre.

Il martedi si aggiungono le verdure, tranne quelle che contengono amido.

Il mercoledì si aggiunge la frutta, ma solo mele, pere, anguria, pesche ma non banane.

Il giovedì vede tornare il pane sulla tavola, che però deve essere solo integrale o semi-integrale.

Il venerdì si aggiunge il formaggio. Il sabato si aggiungono legumi e pasta, riso, patate.

La domenica, infine,è  la giornata di assoluta libertà alimentare.

Va sottolineato che, oltre a questo schema da seguire, la dieta Dukan dei 7 giorni prevede anche obbligatoriamente almeno mezz’ora di camminata da fare ogni giorno e che per la domenica è consigliato aumentarla fino ad un’ora. Solo in questo modo si arriva al risultato agognato: dimagrire senza fare troppe rinunce e vedendo scendere l’ago della bilancia in modo super rapido.

  • La dieta chetogenica dei 21 giorni

La dieta chetogenica dei 21 giorni è una dieta “low carb” molto seguita e famosa. Si basa sull’eliminazione quasi completa dei carboidrati e sull’assunzione di grassi in grande quantità, consentendo di ottenere un dimagrimento veloce, ma anche di guadagnare molto dal punto di vista energetico. Seguendo il menù della dieta chetogenica, in quella che è la sua prima fase, quindi mangiando solo proteine e vegetali, si arrivano a perdere anche 5 chilogrammi  in meno di 2 settimane. 

Il menù della dieta chetogenica dei 21 giorni si basa sull’assunzione di carne, pesce, ortaggi, frutta secca, latticini, uova, olio evo per condire, olio di cocco per cucinare. Per quanto riguarda la frutta, è ammessa solo quella che contiene poco zucchero, quindi via libera, ad esempio, ai frutti di bosco.

Tra gli alimenti vietati, invece, ci sono cereali, patate, legumi, tutti i tipi di prodotti confezionati e che, quindi, contengono zuccheri in grande quantità, comprese bibite, biscotti, caramelle. La dieta chetogenica dei 21 giorni vieta anche patate, carote, banane.

Sia la chetogenica che la dukan garantiscono di perdere peso in breve tempo, di ritrovare la forma senza quelle lunghe attese che, alla fine, fanno perdere la voglia di continuare. Tuttavia parliamo in entrambi i casi di diete che impongono delle rinunce nette quindi è bene capire sin da subito se il regime alimentare scelto è quello più adatto al proprio percorso di dimagrimento.

A proposito di cancro orale e tumori orofaringei

Il cancro orale inizia nella bocca, chiamata anche cavità orale. Questa regione del corpo comprende le labbra, il rivestimento interno delle labbra e delle guance, i denti, le gengive, la maggior parte della lingua, il pavimento della bocca e il palato duro.

Un cancro separato nella regione della bocca è chiamato cancro orofaringeo, che è un cancro alla gola. Il cancro dell’orofaringe può svilupparsi nell’orofaringe, la parte posteriore della gola dietro la bocca. Il cancro dell’orofaringe può includere la parte posteriore della lingua, la parte posteriore del palato, le tonsille e le pareti della parte superiore della gola. Anche il cancro orale e il cancro orofaringeo sono considerati tumori del collo e della testa.

Poiché il cancro orale e i suoi trattamenti spesso influenzano l’aspetto fisico del paziente e la capacità di mangiare e svolgere altre attività quotidiane, possono essere prese in considerazione tecniche ricostruttive chirurgiche.

Quali sono le cause del cancro orale o orofaringeo?

I fattori di rischio che possono aumentare la probabilità di sviluppare il cancro orale o orofaringeo includono:

  • Consumo di tabacco e consumo di alcol, il fattore di rischio più significativo per queste malattie
  • L’esposizione alla luce ultravioletta, dall’esposizione prolungata al sole o dall’uso di lettini abbronzanti, aumenta il rischio di cancro alle labbra
  • Cattiva alimentazione, con diete povere di frutta e verdura
  • Scarsa igiene orale
  • Sindromi genetiche, in particolare anemia di Fanconi o discheratosi congenita
  • Infezione da papillomavirus umano (HPV)
  • Soppressione del sistema immunitario, ad esempio per prevenire il rigetto di un organo trapiantato
  • Lichen planus
  • Malattia del trapianto contro l’ospite (GVHD), che può svilupparsi dopo un trapianto di cellule staminali che coinvolge il midollo osseo
  • L’uso di marijuana, che studi recenti hanno suggerito può mettere le persone più a rischio di cancro alla testa e al collo

Chi si ammala di cancro orale o orofaringeo?

Il rischio di cancro orale e orofaringeo aumenta con l’età, sebbene anche le persone di età inferiore ai 55 anni possano sviluppare la malattia. L’età media alla diagnosi è di 62 anni, con due terzi delle persone con i tumori oltre i 55 anni.

Gli uomini hanno più del doppio delle probabilità rispetto alle donne di sviluppare un cancro orale o orofaringeo. Ciò potrebbe essere correlato all’uso massiccio di alcol e prodotti del tabacco, che è un importante fattore di rischio osservato più comunemente negli uomini che nelle donne.

Tipi di cancro orale e orofaringeo

Il cancro della bocca comprende i tumori delle labbra, delle gengive e della lingua. Il cancro del labbro è la forma più comune di cancro orale e può includere sia i tipi di cancro a cellule squamose che a cellule basali.

Il cancro della lingua, che si forma nei due terzi anteriori della lingua, di solito si sviluppa nelle cellule squamose ed è un cancro orale. Il cancro che si forma nel terzo posteriore della lingua è il cancro orofaringeo.

I tipi di cancro orale o orofaringeo possono includere:

  • Carcinoma a cellule squamose, che costituisce oltre il 90% dei tumori nella cavità orale (le cellule squamose rivestono la bocca e la gola)
  • Carcinoma verrucoso, un tumore a crescita lenta costituito da cellule squamose che raramente si diffonde ad altre parti del corpo ma può invadere i tessuti vicini
  • Carcinoma delle ghiandole salivari minori, che comprende carcinoma adenoide cistico, carcinoma mucoepidermoide e adenocarcinoma polimorfo di basso grado
  • Linfoma, che si sviluppa nei linfonodi e nel tessuto linfatico e si trova nelle tonsille e nella base della lingua

Tumori benigni (non cancerosi) e condizioni simili a tumori possono svilupparsi nella cavità orale e nell’orofaringe. Poiché queste condizioni possono svilupparsi in cancro, i tumori benigni vengono spesso rimossi chirurgicamente come forma di prevenzione del cancro. I tipi di lesioni benigne comprendono:

  • Granuloma eosinofilo
  • Fibroma
  • Tumore a cellule granulari
  • Karatoacantoma
  • leiomioma
  • Osteocondroma
  • lipoma
  • Schwannoma
  • Neurofibroma
  • papilloma
  • Condilomi acuminati
  • Xantoma verruciforme
  • granuloma piogenico
  • rabdomioma
  • Tumori odontogeni
  • Leucoplachia ed eritroplachia

Sintomi del cancro orale e orofaringeo

I primi sintomi del tumore a testa e collo e del cancro orofaringeo possono essere scambiati per altri problemi, come mal di denti o raffreddore.

Alcuni dei sintomi più comuni dei tumori orali e orofaringei:

  • Piaghe persistenti alle labbra o alla bocca che non guariscono
  • Dolore persistente alle labbra o alla bocca
  • Un nodulo o un ispessimento sulla guancia o sulle labbra
  • Una macchia bianca o rossa su labbra, gengive, lingua, tonsille o rivestimento della bocca
  • Mal di gola o sensazione persistente che qualcosa sia incastrato in gola
  • Difficoltà a masticare o deglutire
  • Difficoltà a muovere la mascella o la lingua
  • Intorpidimento della lingua o di un’altra area della bocca
  • Gonfiore della mandibola che fa male alla dentiera o si adatta male
  • Denti sciolti
  • Dolore ai denti o alla mascella
  • Cambiamenti di voce
  • Un nodulo al collo
  • Perdita di peso
  • Alitosi persistente
  • Mal d’orecchi persistente

Diagnosi dei tumori del cavo orale e dell’orofaringe

Molti tumori orali vengono rilevati dai professionisti della salute orale durante i controlli dentistici di routine. Prestare attenzione ai cambiamenti nella cavità orale è fondamentale per la diagnosi precoce, soprattutto per le persone che fumano regolarmente tabacco e bevono alcolici. Le cellule tumorali orali e orofaringee di solito non causano sintomi quando la malattia è nelle sue fasi iniziali.

Insieme a un esame clinico della bocca, altri strumenti utilizzati per diagnosticare il cancro orale o orofaringeo possono includere:

  • Rondine di bario, chiamata anche serie GI superiore
  • Biopsia, o biopsia incisionale o citologia esfoliativa
  • Esame dentale
  • Endoscopia
  • Scansione TC
  • risonanza magnetica
  • Scansione animale
  • Faringoscopia e laringoscopia indiretta
  • Panendoscopia
  • raggi X

Trattamenti per il cancro orale e orofaringeo

Secondo l’American Cancer Society, il tasso di sopravvivenza a cinque anni per il cancro del labbro, la forma più comune di cancro orale, varia dal 28% per il cancro che si è diffuso in parti distanti del corpo al 92% per il cancro che non si è diffuso oltre le labbra. I tassi di sopravvivenza per altre forme di cancro orale e orofaringeo variano a seconda della parte della bocca colpita.

Le opzioni di trattamento per il cancro orale e il cancro orofaringeo sono:

  • Chemioterapia
  • Radioterapia, compresa la radioterapia a fasci esterni (EBRT) e la brachiterapia
  • Chirurgia, inclusa la resezione del tumore per rimuovere un intero tumore
  • Terapie mirate, inclusi farmaci mirati ai recettori del fattore di crescita epidermico (EGFR)
  • Immunoterapia

Sport: l’attività fisica può contrastare la stipsi?

Da sempre problema taciuto e sottovalutato, la stipsi è un disturbo dell’intestino che provoca difficoltà  più o meno gravi nell’​espletamento delle funzioni intestinali. Comunemente detta “stitichezza”, ha le sue radici in una grande varietà di cause differenti, tali che una larga fetta della popolazione mondiale, diversificata per genere, età e provenienza geografica, ne soffre quasi abitualmente. Ma da tempo è chiaro che tra i consigli e i rimedi per la stipsi c’è anche – e non per ultimo – la pratica costante di sport e attività fisica: il moto, specie all’aria aperta, è sempre stato indicato come una pratica salutare per l’organismo ma la connessione con il benessere intestinale ha motivazioni profonde e merita un approfondimento.

 

Gli studi sulla gastroenterologia comportamentale

Sebbene la connessione positiva tra sport e salute intestinale sia conosciuta da tempo, è divenuta oggetto di studio da parte della comunità scientifica in tempi relativamente recenti. La gastroenterologia comportamentale è infatti una scienza nuova, che sfrutta l’interdisciplinarità delle sue competenze per comprendere a fondo l’impatto di uno stile di vita più o meno sano sulla funzionalità intestinale e, allo stesso tempo, il rapporto tra alcuni processi e fenomeni psichici (ansia, depressione, nervosismo) e lo stato di salute dell’apparato digerente. La connessione tra l’attività fisica e il modo in cui questa influisce sui processi intestinali è proprio uno degli aspetti più interessanti di questa disciplina medica: ecco alcune delle conclusioni che abbiamo dedotto da questi studi.

 

Un secondo cervello

La relazione tra sport e apparato digerente è molto più profonda di quanto comunemente si creda, e ha inizio in quello che tecnicamente si chiama “sistema nervoso enterico”: una sorta di “secondo cervello” che regola l’attività motoria gastrointestinale. Il sistema nervoso enterico è in grado di funzionare anche indipendentemente dal “vero” cervello, ovvero il sistema nervoso centrale, e si occupa della trasmissione di specifici segnali alle pareti dell’intestino – la muscolatura enterica – le quali, a loro volta, sono all’origine dei movimenti di contrazione e rilassamento che permettono all’intestino di svolgere le sue funzioni. Va da sé che quando c’è un problema al sistema nervoso enterico, ci sarà anche un problema “meccanico”, e l’intestino non lavorerà correttamente, generando – tra l’altro – anche episodi più o meno gravi di stipsi.

 

Un fenomeno in crescita

Sono molti i motivi per cui il nostro “secondo cervello” può non lavorare correttamente, e alcuni – innegabilmente – sono connessi a problemi che derivano dal “cervello numero uno”. Ansia, stress, nervosismo, cattive abitudini, stile di vita scorretto, ritmi di lavoro incessanti possono creare scompensi di vario tipo, che si ripercuotono anche sull’intestino. Da ciò si comprende facilmente come a soffrire di stipsi, perciò, non sia una piccola minoranza, ma una larga fetta della popolazione.

La stitichezza cronica affligge circa il 30% della società occidentale, con conseguente impatto sia nella qualità della vita sia nelle spese sanitarie di chi ne soffre. Ultimamente, inoltre, sembra che il fenomeno sia stato incrementato anche dai recenti sviluppi storici, che hanno visto l’insorgere della pandemia come un ulteriore motivo di stress per i cittadini, che ne hanno pagato le conseguenze anche attraverso i propri disordini intestinali: i casi di stipsi sono aumentati anche in relazione all’emergenza sanitaria.

 

Un alleato contro la stitichezza: lo sport

Fare attività fisica, però, può aiutare a risolvere alcuni problemi legati al sovraccarico di stress e, di conseguenza, è utile ad allentare anche il malessere intestinale. Gli studi condotti in materia hanno dimostrato che tra i soggetti che praticano attività fisica regolare, che si mantengono in forma e si allenano costantemente, l’incidenza della stitichezza è di gran lunga minore rispetto al campione di persone che hanno uno stile di vita sedentario. Molti esperimenti sono stati condotti per indagare anche la sponda opposta, ovvero lo stesso fenomeno da un altro punto di vista: si è accertata la correlazione tra ridotta mobilità e aumento della costipazione (non solo su periodi a lungo termine, ma anche in caso di interruzione dell’attività sportiva per brevi momenti).

Sport e stitichezza: alcune considerazioni finali

È bene qui ricordare che ogni problema di salute deve essere analizzato e contestualizzato dal parere di un medico, perché ogni organismo è diverso dall’altro e solo il giudizio di un esperto può fornire un’adeguata terapia. Ma su una questione non sembrano esserci dubbi: una regolare attività fisica – condotta nei limiti delle proprie forze, con costanza e senza sforzi eccessivi – è certamente fondamentale per la salute, non solo dell’intestino. La buona notizia è che, a grandi linee, è ininfluente il tipo di attività sportiva: in base ai casi, può essere efficace già solo una breve passeggiata all’aria aperta, condotta a passo svelto. In base ai gusti personali, inoltre, si può scegliere lo sport più adatto a soddisfare le esigenze di chi lo pratica. In questo modo non solo si avranno immediati riscontri nel benessere generale del proprio organismo, ma si otterranno prendendosi cura del proprio corpo in modo naturale, senza l’uso di farmaci o interventi.

Come curare e prevenire i dolori articolari

I dolori articolari sono sintomo di numerose condizioni patologiche e non. In qualche caso, il disturbo è il risultato di un semplice affaticamento o di infezioni dovuti ad esempio al virus influenzale; altre volte, questa manifestazione è la conseguenza di patologie a carico dell’articolazione stessa, delle strutture ossee o di legamenti, tendini, borse o parti molli circostanti.

Il dolore articolare può essere irradiato anche da una condizione neuropatica o da una patologia in un’altra articolazione.

Tra le cause più comuni rientrano traumi, artrite, fibromialgia, tendinite, gotta, artrosi e borsite. I dolori si possono manifestare con gonfiore, arrossamento, calore, rigidità articolare e perdita di funzionalità a carico dell’articolazione interessata.

Il dolore alle articolazioni può avere una durata transitoria e risolversi spontaneamente. Tuttavia, se questo sintomo è persistente e particolarmente grave, è sempre meglio consultare un medico, in modo da ottenere una diagnosi precisa. A seconda della causa scatenante dei dolori articolari, sarà indicato poi un trattamento mirato con prodotti specifici ad azione antinfiammatoria come Dicloreum in cerotti usato per trattare il dolore e l’infiammazione delle articolazioni.

Cause dei dolori articolari

Il dolore articolare può avere diverse origini:

  • Origine traumatica: quando il dolore si manifesta dopo un incidente, una caduta oppure un urto o un impatto a carico dell’articolazione. Ad esempio in caso di distorsioni, lussazioni, stiramenti o strappi muscolari.
  • Origine infiammatoria: quando il dolore deriva da un’infiammazione di parte di un’articolazione. Quando è interessata l’intera articolazione si parla di artrite infiammatoria, mentre se l’infiammazione colpisce i tendini si parla di tendinite.
  • Origine meccanica: quando il dolore deriva da una malformazione o da usura dovuta all’invecchiamento, come ad esempio nel caso dell’osteoartrite. L’osteoartrite, che inizia a manifestarsi in genere dopo i 50 anni di età e colpisce in modo particolare spalle, gomiti, polsi, mani, anche, ginocchia e piedi, è anch’essa una delle più diffuse cause di dolore articolare.
  • Origine infettiva: quando il dolore è associato a un virus (ad esempio il virus influenzale o il Chikungunya).
  • Depositi di cristalli: quando il dolore è causato dal deposito di urato di sodio nelle articolazioni, come nel caso della gotta.

In tutti i casi, se il dolore è accompagnato da gonfiore o rossore, se peggiora e persiste e in modo particolare se a questi sintomi si aggiunge la febbre, è opportuno consultare urgentemente un medico.

Sintomi dei dolori articolari

Il dolore alle articolazioni si associa, in genere, a modificazioni di volume, colore e temperatura in corrispondenza dell’articolazione coinvolta, che diviene gonfia, arrossata e calda. Inoltre, vi può essere o meno accumulo di liquido all’interno dell’articolazione (versamento articolare). La presenza di altri sintomi associati dipende dalle cause scatenanti.

Il dolore alle articolazioni può rivelarsi particolarmente fastidioso, oltre a provocare un peggioramento significativo nella qualità della vita, in termini di alterazione nel processo deambulatorio e compromissione nello svolgimento delle normali attività quotidiane.

In base all’eziologia, oltre alla sensazione dolorosa possono manifestarsi anche formicolio, bruciore, gonfiore e senso di intorpidimento.

A quali altri sintomi si associano?

I dolori articolari si manifestano in combinazione a sintomi generici, che poi diventano più specifici in base alla causa che li ha innescati.

Tra i sintomi associati al dolore alle articolazioni rientrano:

  • Difficoltà nei movimenti o nella deambulazione;
  • Rigidità articolare;
  • Affaticamento;
  • Debolezza muscolare;
  • Intorpidimento;
  • Ridotta sensibilità cutanea;
  • Sensazione di bruciore;
  • Pizzicore;

Quali sono i rimedi contro i dolori articolari?

La cura più efficace ai dolori articolari prevede di intervenire sulla causa scatenante. Farmaci antidolorifici e antinfiammatori possono essere assunti per ridurre il dolore articolare legato a artrite e artrosi. Bagni caldi, massaggi, sedute di fisioterapia, applicazioni con ultrasuoni e riposo sono alcuni dei rimedi suggeriti per combattere i dolori articolari. Scegliere, inoltre. un buon materasso antiacaro può essere la soluzione e alleviare i dolori articolari.

Dolori articolari, quando rivolgersi al proprio medico?

In casi di dolori articolari, si consiglia di rivolgersi a un medico in caso di:

  • dolore articolare che persiste per tre o più giorni, quando questo è associato a febbre, gonfiore o arrossamento della parte interessata
  • dolore acuto che rende difficoltoso il movimento
  • dolore successivo a trauma o contusione (in questo caso si consiglia di recarsi al più vicino pronto soccorso).

Perché prendersi cura del proprio corpo in modo naturale?

Nella società attuale prendersi cura del proprio corpo e dell’estetica ha una rilevanza innegabile, ma questo non deve precludere di rinunciare alla salute e al benessere.
La soluzione a questo è nel preferire prodotti nutrienti e biologici come ha confermato Eco Bio Boutique che si occupa di prodotti per la cosmesi e cura del corpo, evitando i prodotti nocivi non solo per la salute della pelle e del corpo, ma anche per l’atmosfera.

Negli ultimi anni il termine Bio è sempre più conosciuto, da tempo ormai la classificazione del Bio si sta sempre più affermando anche nel settore della cosmetica.
La pelle, rappresenta la parte più estesa del corpo, anche per questo soggetta a molto stress come ad esempio l’inquinamento dell’atmosfera, sole, caldo, vento, freddo e stress, tutti fattori che possono rappresentare una sofferenza per il suo benessere.

È bene ricordare che la pelle è come una vera e propria barriera di difesa contro ogni qualsiasi agente patogeno, riuscendo a regolare allo stesso tempo l’eliminazione di tossine e scorie.
Ciò rende indispensabile prendersene cura nel modo migliore possibile attraverso una corretta alimentazione e le giuste ore di riposo notturno, oltre che proteggerla, idratandola e nutrendola con rimedi naturali che garantiscono le sue importanti funzioni.

Con l’uso dei prodotti naturali si aiuta la pelle ad ottenere la giusta nutrizione e idratazione, aiutando inoltre in caso di necessità di lenire arrossamenti e bruciore.

Perché prendersi cura della pelle con metodi naturali e vantaggi

Alla domanda sul perché è importante prendersi cura della propria pelle con prodotti specifici volti ad idratarla, la domanda è del tutto semplice: essi permettono di offrire alla pelle il corretto nutrimento in maniera sana attraverso l’impiego di ingredienti naturali.
Quest’ultimi rappresentano un valido aiuto per contrastare l’invecchiamento precoce mantenendola sana.

Inoltre, soprattutto nella zona del viso, dove la pelle è più soggetta ad impurità, i prodotti naturali, permettono di pulirla a fondo evitando con il tempo la formazione di impurità, comedoni, punti neri, eczemi, dermatite e comedoni.

Usare prodotti naturali è importante perché funzionano senza danneggiare la pelle; ma c’ è un altro fattore non di meno importanza, sul quale è bene soffermarci, ovvero, i prodotti tradizionali di bellezza sono dei palliativi, che riescono a coprire eventuali imperfezioni, che in maniera inevitabile coinvolgono il corpo con l’avanzare dell’età.

Mentre con l’uso dei prodotti naturali si garantisce lo stato di salute della pelle e al contempo del corpo stesso.
Questi, infatti, sono prodotti che vengono realizzati con l’utilizzo di elementi naturali, con totale assenza di residui chimici e senza conservanti.

I comuni prodotti anche se apparentemente facevano ottenere degli ottimi risultati temporanei, con il passare del tempo possono essere cause di altre conseguenze negative per la pelle, cosa che non è possibile con l’uso di prodotti naturali.

Curare il proprio corpo in modo naturale senza nessun residuo chimico

Sono già molti anni che sul mercato sono presenti prodotti per il corpo realizzati al 100% naturali, con materie prime naturali, elementi organici ed estratti vegetali che non risultano essere nocivi per la salute del corpo.

Dalla cellulite alla pelle del viso, dalle creme per le mani ai detergenti per i capelli, chiunque sia uomini che donne di qualsiasi età, possono trovare nei prodotti biologici un valido e importante aiuto per la propria bellezza che è in diretto collegamento con la salute del corpo.

Basta soffermarsi a pensare alcuni elementi il cui beneficio è senza dubbio riconosciuto, per esempio il Burro di Karitè, il cui uso è consigliato nel moderno settore dermatologico e cosmetico, l’Olio di Camelia, i cui effetti benefici hanno permesso il suo uso per i capelli e il corpo e l’Olio di Mandorla, un toccasana valido per la pelle.

È quindi di rilevante importanza, considerare di prendersi cura del proprio corpo in maniera naturale, non solo per l’aspetto estetico, ma anche perché la loro azione sulla pelle priva di qualsiasi agente dannoso incide in modo positivo sull’ organismo, poiché elementi nutritivi e sani al 100% comportano un reale miglioramento naturale del proprio benessere.

Raccomandazioni finali

Detto ciò vogliamo concludere l’articolo con degli ultimi utili accorgimenti che possono risultare molto importanti verso tutti coloro che hanno deciso di affacciarsi a questo nuovo modo di curare non solo la bellezza ma la salute del corpo.

È utile quando si acquistano prodotti o cosmetici per il proprio corpo leggere attentamente gli ingredienti riportati sull’ apposita etichetta.
Facendo attenzione che non contengono componenti dannosi per la salute dell’ organismo come siliconi e parabeni, sostanze chimiche molto usate nell’ industria dei cosmetici.
In conseguenza alle cause provocate da tali sostanze è bene essere sempre attenti all’Inci, in modo da essere in grado di individuare se vi è presenza di componenti dannosi, dando precedenza ai prodotti biologici.

In commercio esistono molti prodotti naturali per prendersi cura del proprio corpo in modo sano, adatti per tutti le tipologie di pelle, compresa quella dei bambini che di sicuro è quella più sensibile e delicata, per questo è utile utilizzare quanto più possibile prodotti senza elementi chimici.

Meglio L’aria Di Mare O Di Montagna?

Quando si deve decidere dove andare in vacanza si è spesso accompagnati da un grande dilemma che da sempre accompagna la nostra vita: meglio andare al mare o in montagna? e quale aria è meglio?

In questo articolo proveremo assieme agli amici di https://angolosportivo.com di chiarire un po’ le idee per quanto riguarda questa scelta.

Prima però, è importante precisare che entrambi i luoghi sono in grado di apportare notevoli benefici al nostro fisico e alla nostra mente, ed è proprio da qui che nasce il dilemma.

Entrambi infatti, rappresentano luoghi ideali dove potersi rilassare e godersi l’aria pulita dopo un anno di lavoro.

La scelta è anche altamente soggettiva: alcune persone infatti, amano di più il mare e il sole, mentre altre preferiscono rinunciare a quest’ultimo per buttarsi a capofitto in passeggiate tra i boschi e rilassarsi all’aria fresca.

Per questo motivo, la scelta dipende in grande misura dai proprio gusti personali e dalle proprie esigenze.

Perché scegliere la montagna: i benefici

Se non si ama particolarmente il caldo e le spiagge affollate, allora la montagna è sicuramente il luogo ideale per trascorrere le proprie vacanze.

Rispetto al mare, la montagna è in grado di offrire aria pulita e fresca e sicuramente un maggiore relax, in quanto consente di sfuggire dal caos della città.

Ci si allontana infatti notevolmente dall’aria inquinata che si respira in città e si respira solo aria pulita, che riesce ad apportare maggiore ossigeno ai muscoli e anche ad apportare benefici a tutti coloro che soffrono di problemi respiratori.

Inoltre, la montagna risulta essere particolarmente indicata per individui soggetti a reazioni allergiche, in quanto ad alcune altitudini la presenza di acari e batteri è molto più ridotta.

Vediamo più nello specifico quali sono i benefici che si possono ottenere da una vacanza in montagna:

Natura.

Il contatto con la natura costituisce probabilmente uno dei benefici più belli e importanti che la montagna è in grado di offrire: basti pensare ai colori dei cielo azzurro, dei prati, dei fiori…è dimostrato scientificamente che passeggiare nel bel mezzo della natura è in grado di favorire il relax e il tono dell’umore.

Meno stress.

Soprattutto per chi si ritrova tutto l’anno a vivere in città, la montagna è particolarmente indicata, in quanto consente di allontanarsi dal caos della città e rilassarsi in luoghi silenziosi e tranquilli.

Più sport.

La montagna risulta essere particolarmente indicata per i più dinamici, in quanto offre la possibilità di svoglere attività sportive come trekking o passeggiate in bici.

Lo sport all’aria aperta è una cosa fantastica.

Niente insetti.

Ultimo beneficio, ma non per importanza, riguarda gli insetti.

Soprattutto durante il periodo estivo, gli insetti in città e al mare rappresentano una fonte di disturbo non indifferente.

In montagna invece, è cosa veramente rara imbattersi in essi.

Qui è possibile vedere tutti i benefici dell’allenamento in montagna.

Per conoscere invece le migliori attività da poter svolgere con bambini in montagna, vi rimandiamo a questo articolo dedicato.

I benefici della vacanza a mare

Per gli amanti dell’acqua e del sole invece, niente di meglio di una bella vacanza al mare.

Soprattutto per chi vive in città fredde durante l’anno, il mare rappresenta senza dubbio la scelta migliore.

Infatti, i benefici apportati da quest’ultimo sono altrettanto numerosi e importanti, avendo così poco da invidiare alla montagna.

L’acqua infatti è in grado di apportare numerosi benefici all’organismo e il mare è senza dubbio il posto migliore dove poter prendere il sole, risultando così particolarmente utile per chi soffre di carenze di vitamina D.

L’aria di mare inoltre, è in grado di apportare benefici alla respirazione, in quanto risulta essere efficace per contrastare i sintomi derivanti da asma e reazioni allergiche.

I vantaggi che il mare è capace di offrire rientrano appieno nella talassoterapia.

Vediamo ora quali sono i principali vantaggi che si possono ottenere con una vacanza al mare.

Migliora la circolazione.

E’ scientificamente provato infatti che attraverso una passeggiata in riva al mare si possa migliorare la circolazione, stimolando in maniera efficace il sistema linfatico.

Benefici per le ossa.

Il mare infatti, grazie alla sua composizione, risulta essere in grado di alleviare i dolori alle ossa e donare ad esse maggiore mobilità.

Produzione di vitamina D.

Il sole infatti, risulta essere una delle principali fonti di vitamina D, nonché la più importante. Essa apporta benefici anche al sistema immunitario, innalzando le difese.

Riduce ansia e depressione.

Il mare è il miglior antidepressivo che esista.

L’insieme di sole, acqua e sabbia infatti, risulta essere un vero toccasana per l’umore.

In particolare il suono delle onde e del mare stesso, hanno la capacità di garantire uno stato di relax e favorire il rilascio di importanti ormoni, come la serotonina.

Psicoterapia individuale: comprendere e curare il Disturbo da Accumulo

A cura della psicologa psicoterapeuta Dott.ssa Stefania Ciaccia

Un ambito della psicologia che solo recentemente ha iniziato a essere studiato e curato nella psicoterapia individuale è certamente quello legato al disturbo da accumulo (Hoarding Disorder).

Sicuramente gran parte della sua fama è dovuta ad alcuni programmi televisivi, che hanno portato alla luce la realtà di un disturbo che, ben pensandoci, è molto più vicina alla nostra quotidianità di quanto non si possa pensare.

Infatti, sembra ne soffra tra il 2 e il 5% della popolazione.

E riflettendoci, probabilmente ognuno di noi conosce (o forse non sa di conoscere) qualcuno che pensiamo aver troppe “cose” sparse in casa, oggetti di diversa natura che rendono il passaggio scomodo, o magari irraggiungibili alcuni mobili, per non parlare degli alimenti scaduti

Abbiamo già analizzato alcuni lati di questo disturbo in un precedente articolo, qui vorrei soffermarmi invece su tratti certamente non secondari dell’Hoarding Disorder, come la sua insorgenza e il trattamento nel mondo della psicoterapia individuale.

 L’insorgenza del disturbo

Categorizzare in modo corretto l’Hoarding Disorder non è semplice: innanzitutto, questo compare solamente nell’ultima versione del manuale diagnostico utilizzato da tutto il mondo psicologico (il DSM-V) come disturbo con caratteristiche proprie.

In precedenza, veniva visto come un tratto appartenente ad altri disturbi (ossessivo-compulsivo, di personalità, schizofrenia) con i quali condivide effettivamente alcune caratteristiche.

Inoltre, è difficile riconoscere “un disturbo”, poiché la maggior parte delle persone vive una vita apparentemente normale e sicuramente non pensa di avere bisogno della psicoterapia individuale.

Una caratteristica che sembra però comune nel disturbo da accumulo è la presenza di un evento traumatico al quale la persona sembrava, almeno in un primo momento, non aver avuto nessuna reazione psicologica particolare.

Buttare o non buttare?

Qualche anno fa, vidi un mio amico smontare da una chitarra rotta, le meccaniche (le placche e viti metalliche che si trovano in cima al manico e al quale si legano le corde): “cosa penserà mai di farne?” Mi domandai…

Circa un anno dopo, nel doposcuola dove lavoravo, un bambino piangeva: la sua chitarra era caduta, rompendo – guarda caso – proprio un paio di queste meccaniche.

Gli dissi di lasciarmi la chitarra, avrei saputo da chi farla sistemare.

In questo caso, conservare le meccaniche ha permesso di riparare la chitarra. Quindi il ragionamento del mio amico è da accumulatore o no?

Tenere o non buttare qualcosa, non è sbagliato o patologico a prescindere, il problema sorge quando le “cose” sono veramente inutili o inutilizzate, di dubbia igiene e provenienza e così tante da soffocare l’abitazione della persona.

La categorizzazione degli oggetti

La difficoltà a decidere la sorte di questi beni è dovuta in gran parte al problema che un accumulatore fatica ad assegnare un valore economico ed emotivo all’oggetto stesso.

Come nel caso della chitarra, anche qui esiste una componente di normalità: si può avere a cuore un ciondolo regalatoci dai nostri nonni, più strano tenere come ricordo un loro paio di calzini rotti.

Il trattamento dell’accumulo

Visto che solo recentemente l’accumulo seriale ha raggiunto una certa “fama”, altrettanto nuovi e in via di sviluppo sono i trattamenti volti a curare il problema.

Se la farmacologia non ha rivelato buoni risultati, un’ottima efficacia si è avuta invece con la psicoterapia individuale cognitivo comportamentale, che lavora solitamente su un doppio fronte.

Da un lato il focus è sulla modifica delle convinzioni errate riguardo ad esempio la natura, il valore e la possibilità di tenere o gettare determinate cose. A questo proposito, va sempre ricordata e ricercata in studio la motivazione profonda che ha provocato o che mantiene in vita il disturbo.

Da un altro lato, il lavoro con la psicoterapeuta prevede una graduale esposizione a situazioni di difficile gestione per un accumulatore, elaborando strategie alternative, lavorando sulla sua capacità di dare un valore e uno scopo (anche in prospettiva) a un oggetto.

Infatti, “aiutare la persona a liberarsi dagli oggetti” senza un lavoro più approfondito comporta sempre un alto rischio di ricaduta.