Meglio L’aria Di Mare O Di Montagna?

Quando si deve decidere dove andare in vacanza si è spesso accompagnati da un grande dilemma che da sempre accompagna la nostra vita: meglio andare al mare o in montagna? e quale aria è meglio?

In questo articolo proveremo assieme agli amici di https://angolosportivo.com di chiarire un po’ le idee per quanto riguarda questa scelta.

Prima però, è importante precisare che entrambi i luoghi sono in grado di apportare notevoli benefici al nostro fisico e alla nostra mente, ed è proprio da qui che nasce il dilemma.

Entrambi infatti, rappresentano luoghi ideali dove potersi rilassare e godersi l’aria pulita dopo un anno di lavoro.

La scelta è anche altamente soggettiva: alcune persone infatti, amano di più il mare e il sole, mentre altre preferiscono rinunciare a quest’ultimo per buttarsi a capofitto in passeggiate tra i boschi e rilassarsi all’aria fresca.

Per questo motivo, la scelta dipende in grande misura dai proprio gusti personali e dalle proprie esigenze.

Perché scegliere la montagna: i benefici

Se non si ama particolarmente il caldo e le spiagge affollate, allora la montagna è sicuramente il luogo ideale per trascorrere le proprie vacanze.

Rispetto al mare, la montagna è in grado di offrire aria pulita e fresca e sicuramente un maggiore relax, in quanto consente di sfuggire dal caos della città.

Ci si allontana infatti notevolmente dall’aria inquinata che si respira in città e si respira solo aria pulita, che riesce ad apportare maggiore ossigeno ai muscoli e anche ad apportare benefici a tutti coloro che soffrono di problemi respiratori.

Inoltre, la montagna risulta essere particolarmente indicata per individui soggetti a reazioni allergiche, in quanto ad alcune altitudini la presenza di acari e batteri è molto più ridotta.

Vediamo più nello specifico quali sono i benefici che si possono ottenere da una vacanza in montagna:

Natura.

Il contatto con la natura costituisce probabilmente uno dei benefici più belli e importanti che la montagna è in grado di offrire: basti pensare ai colori dei cielo azzurro, dei prati, dei fiori…è dimostrato scientificamente che passeggiare nel bel mezzo della natura è in grado di favorire il relax e il tono dell’umore.

Meno stress.

Soprattutto per chi si ritrova tutto l’anno a vivere in città, la montagna è particolarmente indicata, in quanto consente di allontanarsi dal caos della città e rilassarsi in luoghi silenziosi e tranquilli.

Più sport.

La montagna risulta essere particolarmente indicata per i più dinamici, in quanto offre la possibilità di svoglere attività sportive come trekking o passeggiate in bici.

Lo sport all’aria aperta è una cosa fantastica.

Niente insetti.

Ultimo beneficio, ma non per importanza, riguarda gli insetti.

Soprattutto durante il periodo estivo, gli insetti in città e al mare rappresentano una fonte di disturbo non indifferente.

In montagna invece, è cosa veramente rara imbattersi in essi.

Qui è possibile vedere tutti i benefici dell’allenamento in montagna.

Per conoscere invece le migliori attività da poter svolgere con bambini in montagna, vi rimandiamo a questo articolo dedicato.

I benefici della vacanza a mare

Per gli amanti dell’acqua e del sole invece, niente di meglio di una bella vacanza al mare.

Soprattutto per chi vive in città fredde durante l’anno, il mare rappresenta senza dubbio la scelta migliore.

Infatti, i benefici apportati da quest’ultimo sono altrettanto numerosi e importanti, avendo così poco da invidiare alla montagna.

L’acqua infatti è in grado di apportare numerosi benefici all’organismo e il mare è senza dubbio il posto migliore dove poter prendere il sole, risultando così particolarmente utile per chi soffre di carenze di vitamina D.

L’aria di mare inoltre, è in grado di apportare benefici alla respirazione, in quanto risulta essere efficace per contrastare i sintomi derivanti da asma e reazioni allergiche.

I vantaggi che il mare è capace di offrire rientrano appieno nella talassoterapia.

Vediamo ora quali sono i principali vantaggi che si possono ottenere con una vacanza al mare.

Migliora la circolazione.

E’ scientificamente provato infatti che attraverso una passeggiata in riva al mare si possa migliorare la circolazione, stimolando in maniera efficace il sistema linfatico.

Benefici per le ossa.

Il mare infatti, grazie alla sua composizione, risulta essere in grado di alleviare i dolori alle ossa e donare ad esse maggiore mobilità.

Produzione di vitamina D.

Il sole infatti, risulta essere una delle principali fonti di vitamina D, nonché la più importante. Essa apporta benefici anche al sistema immunitario, innalzando le difese.

Riduce ansia e depressione.

Il mare è il miglior antidepressivo che esista.

L’insieme di sole, acqua e sabbia infatti, risulta essere un vero toccasana per l’umore.

In particolare il suono delle onde e del mare stesso, hanno la capacità di garantire uno stato di relax e favorire il rilascio di importanti ormoni, come la serotonina.

Psicoterapia individuale: comprendere e curare il Disturbo da Accumulo

A cura della psicologa psicoterapeuta Dott.ssa Stefania Ciaccia

Un ambito della psicologia che solo recentemente ha iniziato a essere studiato e curato nella psicoterapia individuale è certamente quello legato al disturbo da accumulo (Hoarding Disorder).

Sicuramente gran parte della sua fama è dovuta ad alcuni programmi televisivi, che hanno portato alla luce la realtà di un disturbo che, ben pensandoci, è molto più vicina alla nostra quotidianità di quanto non si possa pensare.

Infatti, sembra ne soffra tra il 2 e il 5% della popolazione.

E riflettendoci, probabilmente ognuno di noi conosce (o forse non sa di conoscere) qualcuno che pensiamo aver troppe “cose” sparse in casa, oggetti di diversa natura che rendono il passaggio scomodo, o magari irraggiungibili alcuni mobili, per non parlare degli alimenti scaduti

Abbiamo già analizzato alcuni lati di questo disturbo in un precedente articolo, qui vorrei soffermarmi invece su tratti certamente non secondari dell’Hoarding Disorder, come la sua insorgenza e il trattamento nel mondo della psicoterapia individuale.

 L’insorgenza del disturbo

Categorizzare in modo corretto l’Hoarding Disorder non è semplice: innanzitutto, questo compare solamente nell’ultima versione del manuale diagnostico utilizzato da tutto il mondo psicologico (il DSM-V) come disturbo con caratteristiche proprie.

In precedenza, veniva visto come un tratto appartenente ad altri disturbi (ossessivo-compulsivo, di personalità, schizofrenia) con i quali condivide effettivamente alcune caratteristiche.

Inoltre, è difficile riconoscere “un disturbo”, poiché la maggior parte delle persone vive una vita apparentemente normale e sicuramente non pensa di avere bisogno della psicoterapia individuale.

Una caratteristica che sembra però comune nel disturbo da accumulo è la presenza di un evento traumatico al quale la persona sembrava, almeno in un primo momento, non aver avuto nessuna reazione psicologica particolare.

Buttare o non buttare?

Qualche anno fa, vidi un mio amico smontare da una chitarra rotta, le meccaniche (le placche e viti metalliche che si trovano in cima al manico e al quale si legano le corde): “cosa penserà mai di farne?” Mi domandai…

Circa un anno dopo, nel doposcuola dove lavoravo, un bambino piangeva: la sua chitarra era caduta, rompendo – guarda caso – proprio un paio di queste meccaniche.

Gli dissi di lasciarmi la chitarra, avrei saputo da chi farla sistemare.

In questo caso, conservare le meccaniche ha permesso di riparare la chitarra. Quindi il ragionamento del mio amico è da accumulatore o no?

Tenere o non buttare qualcosa, non è sbagliato o patologico a prescindere, il problema sorge quando le “cose” sono veramente inutili o inutilizzate, di dubbia igiene e provenienza e così tante da soffocare l’abitazione della persona.

La categorizzazione degli oggetti

La difficoltà a decidere la sorte di questi beni è dovuta in gran parte al problema che un accumulatore fatica ad assegnare un valore economico ed emotivo all’oggetto stesso.

Come nel caso della chitarra, anche qui esiste una componente di normalità: si può avere a cuore un ciondolo regalatoci dai nostri nonni, più strano tenere come ricordo un loro paio di calzini rotti.

Il trattamento dell’accumulo

Visto che solo recentemente l’accumulo seriale ha raggiunto una certa “fama”, altrettanto nuovi e in via di sviluppo sono i trattamenti volti a curare il problema.

Se la farmacologia non ha rivelato buoni risultati, un’ottima efficacia si è avuta invece con la psicoterapia individuale cognitivo comportamentale, che lavora solitamente su un doppio fronte.

Da un lato il focus è sulla modifica delle convinzioni errate riguardo ad esempio la natura, il valore e la possibilità di tenere o gettare determinate cose. A questo proposito, va sempre ricordata e ricercata in studio la motivazione profonda che ha provocato o che mantiene in vita il disturbo.

Da un altro lato, il lavoro con la psicoterapeuta prevede una graduale esposizione a situazioni di difficile gestione per un accumulatore, elaborando strategie alternative, lavorando sulla sua capacità di dare un valore e uno scopo (anche in prospettiva) a un oggetto.

Infatti, “aiutare la persona a liberarsi dagli oggetti” senza un lavoro più approfondito comporta sempre un alto rischio di ricaduta.

L’ansia da prestazione: cos’è e come risolverla

Capita a tutti, almeno una volta nella vita, di aver paura di fallire. Succede all’università, quando si sta preparando un esame importante o magari prima di discutere la propria tesi di laurea. Succede prima di un colloquio di lavoro. Succede anche quando si è già professionisti esperti e magari si deve per la prima volta fare un discorso in pubblico, spiegando i propri risultati. Succede nelle relazioni e in amore.

Provare un certo grado di ansia è fisiologico e normale.

L’ansia, infatti, è un’emozione naturale e adattiva, che ci aiuta a prepararci a dare il meglio di noi in alcune situazioni. È uno stato di tensione emotiva che ci spinge ad agire per affrontare un pericolo, innescando la tipica reazione attacco-fuga.

Quando, però, sperimentiamo una forte agitazione, un nervosismo estremo, significa che l’ansia ha superato il livello di guardia ed è diventata disfunzionale.

In quel caso parliamo di disturbo d’ansia da prestazione.

I sintomi dell’ansia da prestazione: come riconoscerla

Quali sono i segnali che ci mettono in guardia e permettono di riconoscere l’ansia da prestazione?

Innanzitutto, bisogna sottolineare che l’ansia da prestazione ha a che fare con la preoccupazione eccessiva riguardo alla propria performance in un dato ambito. Chi soffre di questo disturbo, ha il costante timore di non essere all’altezza di una certa situazione ed è proprio questa paura a determinare quello che viene chiamato blocco della performance.

I sintomi più frequenti sono:

  • Sudorazione eccessiva
  • Malessere fisico
  • Tachicardia e palpitazioni
  • Tremori
  • Sensazione di bocca secca
  • Difficoltà a concentrarsi e a ricordare
  • Voce arrochita
  • Mal di testa
  • Insonnia
  • Nausea

Se non correttamente trattata, l’ansia da prestazione può sfociare anche in disturbi d’ansia più gravi o veri e propri disturbi dell’umore, che compromettono in modo significativo il benessere del singolo. In molti casi, l’ansia da prestazione porta a sviluppare un meccanismo di evitamento.

Ciò significa che, anziché affrontare ciò di cui abbiamo paura, cominciamo a evitarlo sistematicamente. Questa, almeno all’inizio, può sembrare una buona strategia. Ma a lungo andare ci si rende conto di come, in realtà, l’ansia cresca sempre di più e ci impedisce di andare avanti, di proseguire nel nostro cammino.

Ci paralizza completamente.

Tipi di ansia da prestazione

Come illustrato in questo articolo sul blocco della performance dello psicologo Manuel Marco Mancini, esistono diversi tipi di ansia da prestazione.

Blocco del perfezionista: quando spingere al massimo ci blocca

Uno dei più diffusi è sicuramente il cosiddetto blocco del perfezionista. Questo blocco si verifica quando il soggetto cerca in ogni modo di spingersi oltre il proprio limite nel tentativo mai realizzato e realizzabile di raggiungere la perfezione. Punta sempre più in alto, non si accontenta mai tanto che finisce con il bloccarsi. In alcuni casi il blocco del perfezionista avviene perché l’individuo aspetta sempre che ci siano le condizioni migliori per agire o per fare qualcosa, senza partire mai. Con questo tipo di atteggiamento, ogni decisione da prendere diventa uno scoglio, rendendoci la vita impossibile.

Blocco dello studente: l’ansia da esame e la mente vuota

C’è poi il blocco dello studente, quello che sperimentano tanti ragazzi impegnati nello studio, sia a scuola, sia all’università. Ci si prepara al meglio, si studia giorno e notte in vista di un compito particolarmente difficile o di quell’esame su cui puntiamo tutto, pensando ne valga della nostra carriera universitaria. E poi, quando siamo di fronte al docente oppure al foglio bianco dove dovremmo scrivere, abbiamo il vuoto in testa.

Non ci sembra di ricordare più nulla.

Il blocco dello studente si ha anche quando non si riesce a concentrarsi e a memorizzare quello che si studia. Anche se si passano ore sui libri, sembra di non aver appreso nulla. Si finisce con leggere capitoli e capitoli, senza riuscire poi a farsi entrare in testa anche un solo concetto. Ci si sente demotivati, incapaci. I pensieri auto-svalutanti affollano il cervello. Alla fine l’ansia che si prova è così grande che spesso non si riesce neppure a presentarsi all’esame.

Blocco dell’atleta e performance sportiva

Altro classico caso di ansia da prestazione è quello del blocco dell’atleta. Questo tipo di blocco può derivare da una vasta serie di cause. Magari un infortunio che ferma lo sportivo per un periodo, costringendolo a una lunga riabilitazione e a un successivo ritorno in pista. Oppur la sostituzione dell’allenatore con cui si era creato un feeling. O ancora il problema può sorgere in seguito a una sconfitta che demoralizza l’atleta e lo induce a non credere più in sé stesso e nelle proprie capacità. Il blocco può insorgere in fase di allenamento o durante la performance stesso, durante una gara. Quando interviene questo tipo di problema, che ha natura psicologica, il talento e la tecnica non contano. È necessario ritrovare la motivazione e la fiducia in sé.

Ansia da prestazione sessuale: la paura di non soddisfare il partner

C’è poi l’ansia da prestazione sessuale, che insorge prima di un rapporto e può colpire non soltanto gli uomini ma anche le donne. Chi soffre di questo disturbo, vive l’intimità come un esame da superare e ha un gran timore del giudizio dell’altro. Teme sempre di non riuscire a soddisfare il proprio partner, di deluderlo con una prestazione imbarazzante.

Tutto questo impedisce al soggetto di vivere in modo sereno quella che dovrebbe essere un’esperienza piacevole, di profonda connessione con l’altro. Le conseguenze dei pensieri ansiosi portano inevitabilmente al fallimento temuto. Si sperimenta un calo del desiderio sessuale, una difficoltà negli uomini a ottenere e mantenere l’erezione durante il rapporto e nelle donne una difficoltà a raggiungere l’orgasmo.

Spesso, come raccontato in questo articolo di Repubblica, l’ansia da prestazione si manifesta proprio al primo rapporto, quando si è inesperti e insicuri e non si sa bene cosa fare.

Paura di parlare in pubblico

Un’altra forma di ansia da prestazione piuttosto comune e sperimentata da molte persone è la paura di parlare in pubblico. Quando ci si trova di fronte a un uditorio composto da più persone, la lingua ci si annoda, cominciamo a sudare copiosamente, balbettiamo, non ricordiamo più cosa volevamo dire, ci sentiamo il cuore in gola per quanto è accelerato il nostro battito. E temiamo che chi ci ascolta si accorga del nostro terribile disagio in quella situazione. Risultato? Non riusciamo a esprimerci come avremmo voluto né a trasmettere quei contenuti e quelle informazioni di valore che avevamo preparato tanto bene nei giorni precedenti.

Ci blocchiamo.

Non dipende da quanto siamo padroni della materia o esperti nel campo. È tutta una questione mentale.

Ansia da prestazione e profezia che si auto-realizza

Ciò che accomuna tutte queste diverse situazioni è il meccanismo sottostante che porta al fallimento: quello della profezia che si auto-realizza. Spinti dall’ansia crescente, infatti, alimentiamo tutta una serie di pensieri negativi che si amplificano sempre di più: “non ce la farò mai, non sono all’altezza, non ne sono capace, sicuramente fallirò”.

Poi, puntualmente, quello che abbiamo temuto, si verifica.

Non riusciamo a far partire quel progetto. Andiamo male a quell’esame. Perdiamo quella gara importante. Quella notte di fuoco con la nostra nuova fiamma finisce in cenere. Il nostro discorso in pubblico di fronte ai colleghi si rivela un fiasco colossale. E ci convinciamo che avevamo proprio ragione, non siamo buoni a nulla. Di questo passo, il problema si cronicizza.

Se non rompiamo il circolo vizioso, finiremo con il creare una spirale negativa che ci porterà sempre più in basso.

Sono le nostre aspettative negative a frenarci, impedendoci di mettere a frutto le nostre energie e risorse, le nostre capacità.

Cosa fare allora per superare l’ansia da prestazione?

Ansia da prestazione: come risolverla

Se l’ansia diventa disfunzionale e ci impedisce di vivere in modo sereno e di affrontare le sfide che quotidianamente la vita ci mette davanti, il consiglio più utile è quello di rivolgersi a un esperto qualificato, uno psicologo o uno psicoterapeuta che sia in grado di accogliere e ascoltare il suo disagio, indirizzandoci verso l’uso di particolari tecniche che possono alleviare i sintomi dell’ansia e aiutare a ritrovare la serenità necessaria a superare le difficoltà.

Spesso si utilizzano tecniche di meditazione e yoga per indurre il rilassamento, ritrovare il proprio equilibrio e riuscire a ottenere la performance desiderata. Si lavora sia sull’ansia in generale sia sul tipo specifico di blocco vissuto dal paziente, cercando di mettere a spunto delle strategie specifiche e di suggerire nuove modalità di pensiero per uscire dallo schema che porta a ripetere sempre gli stessi errori, mantenendo e aggravando il problema.

Integratori alimentari: cosa sono e come sceglierli

Nonostante i buoni propositi, non sempre sei in grado di garantirti un adeguato apporto di nutrienti con la dieta. In alcuni momenti della vita dovresti fare ricorso agli integratori alimentari, un valido complemento ai cibi che porti in tavola.

A differenza dei farmaci, gli integratori alimentari non hanno finalità curativa, ma contribuiscono a mantenere o aumentare lo stato di benessere generale o, ancora, a prevenire condizioni di salute sfavorevoli. In abbinamento ad un’attività motoria costante, ad un’alimentazione bilanciata e alla correzione delle abitudini sbagliate ti aiutano a sopperire ad eventuali carenze nutrizionali.

Le righe che seguono ti permetteranno di approfondire l’argomento, a partire dalla definizione e dalle ragioni per usarli. Capirai anche le differenze tra i vari formati e come sceglierli, per acquisti ponderati e consapevoli.

Cosa sono gli integratori alimentari e perché farne uso?

In base alle disposizioni del Ministero della Salute, si tratta di preparati che contengono nutrienti o altre sostanze (estratti di piante officinali o probiotici) in forma concentrata ,da assumere per via orale. Come puoi intuire dall’espressione, coprono i fabbisogni giornalieri laddove non arriva una dieta, anche se bilanciata, ma non sostituiscono il cibo.

I motivi per utilizzarli sono tanti e quasi sempre legati a condizioni particolari, ma che riguardano una vasta casistica di persone, sia donne che uomini. Carenze vitaminiche, fumo, gravidanza, menopausa, assunzione di alcune categorie di medicinali, attività fisica intensiva o a livello agonistico potrebbero portarti ad iniziare un trattamento del genere.

Anche vivere dei periodi stressanti e adeguarsi ad uno stile di vita frenetico incoraggiano il ricorso a preparati di questo tipo. La mancanza di tempo e di volontà ti spingono a prediligere cibi pronti e ricchi di conservanti, a ridurre l’apporto di acqua e a muoverti di meno.

A tali fattori se ne aggiungono altri, strettamente connessi alle biotecnologie in ambito agrario e zootecnico. L’abuso di pesticidi e di antibiotici, la diffusione degli allevamenti intensivi al chiuso e delle coltivazioni in serra tendono ad impoverire la composizione degli alimenti. I cibi che acquisti sono meno ricchi di sostanze nutritive e devi, pertanto, reintegrarle in altre forme.

Integratori alimentari e regolamentazioni

I controlli di sicurezza e per la corretta etichettatura dei prodotti sono di competenza dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA). L’ente ha stabilito le proprietà e le caratteristiche che gli integratori devono avere, per essere definiti tali.

I prodotti per il reintegro di vitamine e sali minerali devono rispettare i limiti sui quantitativi massimi consentiti, oltre i quali la commercializzazione non può avvenire. Quelli a base di estratti di erbe devono contenere solo ed esclusivamente piante inserite nelle liste del Ministero della Salute.

Quest’ultimo ha il compito di notificare l’adeguatezza della composizione, sia riguardo gli ingredienti sia in merito alla coerenza tra efficacia effettiva e quella teorica. Il punto di partenza è l’etichetta dell’integratore, che deve essere verificata dalle autorità competenti prima dell’immissione sul mercato.

Anche se non rientra nella categoria dei farmaci, l’attività fisiologica o nutritiva deve fondarsi su validi presupposti scientifici. L’integratore, inoltre, deve rispettare gli standard di sicurezza definiti dalla Comunità Europea, a cui spetta la valutazione caso per caso: qui è possibile trovare un riepilogo della normativa di settore sul sito del Ministero della Salute. Tra di essi ti ricordiamo i requisiti sulle materie prime e quelli igienici.

Per trovare il prodotto più adatto alle tue esigenze ti invitiamo a chiedere l’aiuto di un esperto e a scegliere solo referenze approvate e certificate in forma ufficiale, che siano state oggetto di studi approfonditi ed abbiano un elevato grado di affidabilità.

Forme, funzioni ed effetti

A questo punto, ti mostriamo come si presentano gli integratori alimentari. Analogamente ai preparati farmaceutici ne esistono di più formati, anche per lo stesso ingrediente o fito-complesso. Ad essi corrispondono altrettante modalità di assunzione, più o meno congeniali alle proprie abitudini e preferenze. Fra le varie forme, tutte pre-dosate in ottemperanza alle normative, ti elenchiamo:

compresse, orosolubili e non;
capsule, sia con film duro che molle;
granulati in bustine o in barattolo, da diluire in acqua o nel latte;
fluidi, in unità monodose o in flaconi.

Ad eccezione delle pasticche oro-dispersibili e dei preparati allo stato liquido, tutti gli altri richiedono il consumo contemporaneo di acqua (all’incirca un bicchiere).

A seconda della funzione puoi scegliere, invece, tra una moltitudine di prodotti. Fra i più utilizzati ricordiamo gli antiossidanti, i complessi vitaminici, gli integratori salini, gli immuno-stimolanti, i drenanti, i depurativi. Il brand DocPeter dispone di un vastissimo assortimento al riguardo.

Utilissima in fase di valutazione dell’acquisto, ma da prendere in considerazione quando prevedi l’uso contemporaneo di farmaci, di altri tipi di preparati o di principi attivi naturali, è la distinzione in base all’effetto. Quest’ultimo può essere:

sinergico, con amplificazione dei benefici per ciascun componente;
antagonista, di mutua riduzione dell’efficacia.

A titolo di esempio ti riportiamo, nel primo caso, l’associazione tra ferro e vitamina C, mentre nel secondo l’interazione tra vitamina D e statine o tra echinacea e farmaci anti-tumorali.

Ortodonzia per adulti: torniamo a sorridere serenamente

Grazie all’ortodonzia anche gli over 18 possono ambire ad un sorriso perfetto. Il mal posizionamento di uno o più elementi dentali può infatti essere curato anche in età adulta con l’applicazione del noto “apparecchio” ed altri innovativi trattamenti ortodontici. Chi non corre ai ripari si espone a danni rilevanti come alterazioni sull’estetica del volto o problemi nella masticazione, respirazione e fonazione. Vi sono molti professionisti del settore dell’ortodonzia che stanno sviluppando metodiche innovative e rivoluzionarie: è il caso ad esempio del dott. Lombardo, dentista di Bergamo, che sul sito www.massimilianolombardo.com offre una panoramica chiara e dettagliata sul tema e sui trattamenti più all’avanguardia come l’ortodonzia invisibile. Vergogna o imbarazzo sono spesso i motivi che tengono lontani i pazienti dalla risoluzione dei problemi ortodontici. Oggi però con gli apparecchi invisibili è possibile vivere senza disagio questa esperienza ed ottenere il sorriso che hai sempre desiderato. Tieni bene a mente questi dati: il 75% dei pazienti riferisce che l’ortodonzia ha migliorato la propria vita ed il 92% ne consiglia i trattamenti ad altri adulti. Dunque, non perdere tempo e torna a sorridere serenamente!

Quando ricorrere all’ortodonzia?

L’ortodonzia risolve principalmente due tipologie di problemi: estetici e funzionali. Nel primo caso si tratta di piccoli difetti che incidono sull’aspetto estetico dei pazienti e ne compromettono il sorriso. Accavallamento dentale o eccessivo spazio tra i denti (diastema) sono i motivi principali per i quali si ricorrere all’ortodonzia. Il malposizionamento dentale può spesso originare problemi funzionali che hanno ripercussioni non soltanto sulla salute dei denti ma anche su altri organi. Questi che seguono sono i difetti funzionali più frequenti e comuni:

  • carie causate dal posizionamento anomalo dei denti che rende difficile l’igiene orale quotidiana e facilita l’accumulo della placca e del tartaro;
  • problemi respiratori: apnee notturne o russamento;
  • bruxismo: ossia il digrignamento inconsapevole durante il sonno;
  • malocclusione dentale, morso crociato, aperto o profondo;
  • problemi di deglutizione e/o masticazione;
  • problemi di fonazione: difficoltà a pronunciare correttamente alcuni suoni

In tutti questi casi è importante ricorrere all’ortodonzia per correggere le anomalie dei denti o delle ossa mandibolari. Mediante i trattamenti ortodontici è possibile ripristinare la corretta posizione dei denti e la funzionalità degli stessi.

Dall’apparecchio tradizionale ai trattamenti attuali

Quando si pensa all’apparecchio o macchinetta tradizionale vengono subito in mente fili e placchette metalliche ben in vista. L’ortodonzia ha fatto però passi da gigante ed offre soluzioni molto più confortevoli e discrete dal punto di vista estetico rispetto al passato. Attualmente il trattamento ortodontico più richiesto dai pazienti è l’apparecchio Invisalign. Questa soluzione è stata messa a punto dall’ortodonzia invisibile che rispetto a quella tradizionale sfrutta la tecnologia 3D per studiare in via preliminare i possibili trattamenti ed elaborare una previsione virtuale del risultato finale. Un altro importante vantaggio per i pazienti che ancor prima di cominciare il trattamento hanno un’idea chiara di come cambierà il loro volto ed il sorriso. L’Invisalign consente di allineare i denti mediante l’applicazione di mascherine realizzate in plastica trasparente che sono praticamente invisibili. Le mascherine o aligner sono create su misura per il paziente e vengono sostituite ogni 7/14 giorni. La durata del trattamento dipende ovviamente dalla situazione specifica. A differenza degli apparecchi ortodontici tradizionale l’Invisalign offre numerosi vantaggi:

  • sono facili da applicare;
  • possono essere rimosse in completa autonomia;
  • non sono previste restrizioni per l’alimentazione: durante i pasti infatti le mascherine vanno rimosse temporaneamente. Non dovrai mai rinunciare ad un panino croccante!
  • la manutenzione è semplice: bastano acqua, spazzolino e dentifricio per pulire le mascherine e rimuovere la placca. Un consiglio: non utilizzare dentifrici aggressivi e con microgranuli in quanto potrebbero graffiare e/o rovinare le mascherine;
  • conosci il risultato del trattamento ancor prima di cominciare;
  • consente di raggiungere più velocemente gli obiettivi: rispetto all’apparecchio tradizionale le mascherine trasparenti agiscono in modo simultaneo su più denti;
  • più confortevole soprattutto rispetto all’apparecchio tradizionale costituito da fili e placche in metallo che provocano maggiore fastidio in bocca.

Invisalign: costa di più dell’apparecchio tradizionale?

Assolutamente no. Il nuovo metodo Invisalign non è più costoso di un apparecchio ortodontico fisso o mobile. Anzi in alcuni casi un apparecchio fisso può costare anche di più delle mascherine trasparenti soprattutto quando si utilizzano particolari leghe di metallo o resine pregiate per realizzarlo.

I casi in cui non si può utilizzare l’ortodonzia invisibile

Seppur efficaci ed innovative le mascherine non possono essere utilizzate per le malocclusioni più complesse che richiedono una pressione maggiore per l’intrusione e/o l’estrusione degli elementi dentali. In questi casi solitamente si ricorre all’apparecchio ortodontico fisso tradizionale.

Come trovare il centro di ortodonzia più vicino a te

Se stai cercando un modo per individuare il dentista di fiducia più vicino a te ti consigliamo senza dubbio di ricorrere ad un portale per dentisti iscritti all’albo. E’ sinonimo di garanzia e sicurezza.

Come combattere la stanchezza fisica? 4 rimedi per ritrovare la carica

Ci capita di sentirci troppo stanchi per fare anche piccole cose? Cosa ci succede? Non preoccupiamoci. Questa condizione può essere riconducibile a un calo di energia. I rimedi per contrastare la stanchezza fisica sono pratici e riguardano la nostra vita quotidiana. Vediamo cosa fare.

Stanchezza generale: quali sono i sintomi?

Prima di vedere come contrastare la stanchezza, scopriamo insieme quali disturbi potrebbero infastidirci:

  • Affaticamento;
  • Ridotta forza muscolare;
  • Sensazione di gambe pesanti;
  • Crampi e difficoltà nei movimenti;
  • Diminuita capacità di recupero;
  • Mancanza di concentrazione e di attenzione;
  • Vuoti di memoria e mal di testa;
  • Spossatezza e svogliatezza;
  • Sonnolenza diurna.

Nella maggior parte dei casi si tratta di disturbi passeggeri A meno di non essere affetti da patologie particolari, i sintomi sopraelencati possono perdurare per qualche giorno o per poche settimane. Non dobbiamo preoccuparci, ma vediamo insieme quali condizioni possono favorire la comparsa di stanchezza fisica e mentale.

Perché ci sentiamo siamo stanchi? Ecco cause e condizioni predisponenti

I motivi che possono portare ad avvertire stanchezza sono di varia origine e possono riguardare ciascuno di noi. Vediamo di cosa si tratta:

  • Periodi stressanti e densi di impegni: lavoro, sessioni di studio intense, problemi personali, scadenze che si accumulano. Tutto ciò può causare stress che si traduce in una generale stanchezza.
  • Allenamenti sportivi intensi: svolgere attività fisiche molto intense o prolungate può prosciugare le riserve energetiche dell’organismo, rallentando i tempi di recupero e causando stanchezza;
  • Attività sportiva poco consapevole: spesso molti di noi compensano l’inattività con allenamenti estenuanti, peggiorando lo stress meccanico cui è sottoposto l’organismo e acuendo la sensazione di fatica.
  • Cambi di stagione: il nostro organismo ha bisogno di tempo per allinearsi alle variazioni di temperatura esterna, al cambio dell’ora, alle aumentate o diminuite ore di luce. La stanchezza è un sintomo diffuso.
  • Periodi di convalescenza: in seguito a periodi di malattia, il nostro organismo deve riacquisire forza e vigore, e spesso il recupero è lento;
  • Stile di vita improprio: fumo, alcool, insufficiente riposo notturno possono causare spossatezza e senso di affaticamento.
  • Alimentazione non regolare. Saltare i pasti, abbuffarsi, consumare cibo- spazzatura: una dieta equilibrata è fondamentale per la nostra salute. Non dobbiamo privare il nostro organismo di tutti i nutrienti necessari a svolgere le funzioni biologiche.
  • Condizioni climatiche: le elevate temperature estive o le rigide temperature invernali causano sudorazioni abbondanti e perdita di liquidi e sali minerali. Soprattutto se pratichiamo sport, è più facile rischiare di non essere correttamente idratati: ciò può causare stanchezza e debolezza.

Scopriamo quattro consigli per combattere la stanchezza

Per alleggerire la sensazione di stanchezza, possiamo mettere in pratica quattro semplici regole. In particolare:

  1. Seguiamo un regime alimentare vario e ben bilanciato. Frutta e verdura di stagione, assieme a tutti i nutrienti di cui il nostro organismo necessita, ci forniranno la giusta energia per affrontare al meglio le nostre sfide quotidiane. Beviamo almeno un litro e mezzo di acqua al giorno, per mantenerci idratati.
  2. Sport regolare e riposo notturno. Fare un po’ di attività fisica farà bene all’umore e alla salute del nostro organismo. Inoltre, cerchiamo di dormire almeno 7- 8 ore per notte. Il sonno notturno è fondamentale per affrontare la giornata al meglio.
  3. Riduciamo lo stress. Purtroppo non è facile e richiede un po’ di lavoro su noi stessi. Tuttavia, allentare la tensione è molto importante per ritrovare la serenità affrontare le sfide quotidiane con maggiore serenità e motivazione e rinnovata energia.
  4. Utilizziamo un integratore alimentare in associazione a una dieta equilibrata. Scegliamo un integratore alimentare che, grazie alla sua formulazione equilibrata di vitamine e sali minerali, fornisca un valido sostegno all’organismo in tutti i casi di stress psicofisico, e la normale funzione del sistema immunitario grazie a Zinco e Selenio. Inoltre, per compensare il dispendio energetico e reintegrare i sali minerali persi con la sudorazione durante lo sport, possiamo provare un prodotto che abbia una composizione a base di minerali e vitamine, per contribuire al normale equilibrio elettrolitico e al normale metabolismo energetico nella vita di tutti i giorni.

Cosa fa un Urologo?

Molti spesso confondono la figura dell’urologo con quella dell’andrologo. L’andrologo e l’urologo sono due tipologie di medici che spesso vengono confuse tra loro, in realtà hanno competenze diverse.
Gli urologi e gli andrologi hanno una formazione ed esperienza equivalenti; tuttavia gli urologi trattano un ambito più ampio di condizioni, mentre l’andrologo è un pò più specializzato. Scopriamo in che modo.

Chi è l’urologo?
Gli specialisti di urologia, o urologi, sono preparati per trattare le infezioni e i problemi del tratto urinario e dell’organo surrenale sia negli uomini che nelle donne. Nelle donne, gli urologi trattano le condizioni che influenzano i reni, l’uretere e l’utetra e la vescica. Negli uomini, analizzano e trattano allo stesso modo i problemi clinici che si rilevano sulla prostata e sul sistema riproduttivo maschile. Gli urologi possono esercitare anche nell’urologia pediatrica, che è una specializzazione dell’urologia, e possono trattare in modo informale anche alcuni aspetti propri dell’andrologia. A tal proposito lo studio di urologia del Dottor Izzo a Napoli è uno studio che tratta sia ambiti di urologia che di andrologia, ed è possibile prenotare una visita anche tramite il sito web.

Chi è l’andrologo?

Gli andrologi sono urologi che si concentrano prevalentemente sul trattamento delle condizioni che influenzano la fertilità e la sessualità maschile, invece di agire sul più ampio campo dell’urologia. Questa specialità comprende il trattamento di condizioni fisiche che influenzano i genitali, ad esempio le patologie a carico dei testicoli, e inoltre ferite e infezioni che possono influenzare la fertilità o la capacità sessuale. Le condizioni di salute, ad esempio la malattia coronarica, l’ipertensione e l’insufficienza renale possono influire sulla capacità sessuale, quindi gli andrologi si uniscono alle figure di medici specialisti in quei campi.

Differenza tra urologo e andrologo
Come abbiamo potuto notare le due figure sono molto diverse tra loro.
La differenza è data dall’ampiezza del campo di intervento: l’andrologo tratta l’apparato riproduttore maschile mentre l’urologo studia l’apparato urinario umano in senso lato, senza distinzione di sesso.

Un paziente può essere indirizzato a un urologo per il trattamento di una serie di condizioni:

Infezioni del tratto urinario : spesso insorgono quando i batteri migrano dal tratto intestinale all’uretra. I sintomi includono minzione anormale, dolore, incontinenza , nausea, vomito, febbre e brividi. Colpisce principalmente le donne.

Incontinenza : un malfunzionamento del sistema urinario può portare alla perdita involontaria del controllo della vescica. Nelle donne, questo può derivare da un indebolimento dei muscoli del pavimento pelvico durante la gravidanza.

Sterilità maschile : questo può derivare da un danno al tratto riproduttivo maschile e da una varietà di disturbi sulla formazione o sul trasporto dello sperma. Una causa comune è il varicocele, una vena allargata nella sacca sotto il pene. La chirurgia a volte può aiutare.

Malattia renale : I danni ai reni possono portare a gonfiore alle mani e alle caviglie, ipertensione e altri sintomi. Se i reni non funzionano più efficacemente, si parla di insufficienza renale.

Trapianto renale : un paziente può richiedere trapianti renali in seguito a insufficienza renale.

Oncologia urologica : trattamento dei tumori correlati al sistema riproduttivo urologico o maschile, come il cancro alla vescica e il cancro alla prostata.

Prolasso della vescica : Una patologia che insorge quando i tessuti e i muscoli del pavimento pelvico non sono più in grado di sostenere gli organi del bacino, gli organi possono decadere dalla loro posizione normale.

Tumori : Cancro di vescica, reni, ghiandola prostatica, testicoli e qualsiasi altro tumore che colpisce il sistema urinario o, negli uomini, il sistema riproduttivo.

Ingrandimento della prostata : l’iperplasia prostatica benigna (IPB) colpisce circa 1 su 3 uomini di età superiore ai 50 anni. Una crescita eccessiva delle cellule nella ghiandola prostatica provoca la costrizione dell’uretra, causando problemi durante la minzione.

La perimplantite ele infezioni dopo l’inserimento dell’impianto dentale

Che cos’è la Perimplantite?

I batteri possono manifestarsi sia immediatamente dopo l’applicazione dell’impianto, sia dopo del tempo, a causa di un’igiene orale poco accurata.

L’implantologia dentale racchiude tutte le tecniche volte a ripristinare elementi dentari persi e questo è possibile attraverso l’uso di “radici artificiali” realizzati in titanio, che permettono poi l’applicazione delle protesi fisse grazie ad un processo biologico detto “osteointegrazione”.

Cos’è un impianto dentale?

Un impianto dentale è costituito da una piccolissima vite in titanio biocompatibile progettata per sostituire la radice naturale dei denti

Questa vite viene fissata tramite un intervento chirurgico all’osso laddove prima c’era la radice naturale.

Gli impianti dentali sono composti da una lega in titanio biocompatibile, l’abutment che permette la connessione tra la vite e la protesi e infine dalla protesi dentaria.

Gli impianti dentali riescono a integrarsi alla perfezione con l’osso e diventano di conseguenza un ottimo ancoraggio per il dente artficiale.

➡ Scopri tutto sugli impianti dentali: vantaggi, rischi e costi dell’impianto dentale

La Perimplantite dopo un impianto dentale

La presenza di una ​perimplantite​ subito dopo l’inserimento​ dell’impianto dentale​ è indice di mancato utilizzo, da parte del dentista, di tutte le​ precauzioni di igiene dentale e di sterilizzazione​.

Il primo pensiero va agli strumenti utilizzati, ma anche elementari accorgimenti, come l’utilizzo di un paio di guanti sterilizzati, sono fondamentali.

Ci troviamo di fronte ad una perimplantite precoce, essendo talmente poco il tempo trascorso dall’operazione, infatti, in questo caso, ​l’osteointegrazione ​non è ancora avvenuta, ovvero non si è ancora verificata la “saldatura” tra l’osso e i perni in titanio dell’impianto.

Igiene orale non corretta: una delle possibili cause

Quando la perimplantite si manifesta dopo del tempo, allora la causa sta in una carente, o persino assente, igiene orale giornaliera e nell’assenza di controlli periodici dal proprio dentista di fiducia. In questo caso, l’impianto dentale viene attaccato dai batteri, quando quest’ultimo è già posizionato.

Le gengive adiacenti alla protesi fissa iniziano a ritirarsi, i colletti si scoprono ed è in questo momento in cui si formano delle sacche (o tasche) pericolose relativamente alla diffusione di un’eventuale infezione batterica.In queste tasche si depositano placca e cibo difficilmente rimovibili.

L’unica soluzione per eliminarle è una seduta di ​igiene dentale professionale​, in quanto queste sacche possono essere profonde oltre 0,5 mm, pertanto spazzolino e filo interdentale non sono sufficienti.

Seconda conseguenza, infezione all’osso dentale

Se l’infezione è tale da raggiungere l’osso, questo non è più in grado di sostenere l’impianto. Sarà quindi inevitabile la sua rimozione.

I batteri alla base di una ​perimplantite ​sono gli stessi di quelli di una ​parodontite​ che attacca i denti naturali.

Se il paziente presenta tale patologia in essere, il dentista non dovrà inserire alcun impianto, in quanto i batteri di un dente potrebbero facilmente intaccare l’impianto.

I sintomi della parodontite e della perimplantite

Capire se vi sia presenza o meno di ​parodontite​, con conseguente rischio di ​perimplantite​, è molto importante.

La parodontite può avere come connseguenza la riduzione dello spessore dell’osso che rende impossibile l’inserimento di un normale impianto dentale

In questi casi specifici è possibile ripristinare i denti persi attraverso la rigenerazione ossea e/o con l’utilizzo degli impianti dentali zigomatici.

Sarà necessario decontaminare il cavo orale, tramite dentista e cura antibiotica a casa. Una volta estratto l’impianto, attendere la guarigione dell’infezione, per poi procedere all’applicazione di uno nuovo.

Andrà verificata la qualità e la consistenza dell’osso mandibolare e mascellare. In caso di insufficienza di quest’ultimo, si farà ricorso ad un ​trapianto osseo​, per garantire nuovamente un sostegno al nuovo impianto dentale.