Il massaggio decontratturante tecnica e benefici

Lo stato di tensione che può presentarsi nel nostro corpo, si manifesta tramite le contratture muscolari, ovvero delle condizioni in cui la muscolatura rimane semi-contratta per un periodo prolungato, di regola in modo involontario.

Una condizione che potrebbe comparire a causa di sforzi fisici, magari un esercizio troppo intenso, oppure per posture scorrette durante l’attività lavorativa. In ogni caso, spesso determina episodi di mal di schiena o dolori agli arti, gambe e braccia, che provengono dal fatto che il muscolo è stato sovraccaricato e, quando si contrae, i movimenti diventano dolorosi.

La contrattura e i massaggi decontratturanti

Un problema da prevenire, oltre che con l’attenzione ai movimenti da effettuare, anche con una costante attività di decontrazione, attraverso i massaggi.
Il massaggio decontratturante, infatti, rappresenta una fonte di benessere, e non solo per chi soffre di muscolo-tensioni dovute all’attività sportiva. Un trattamento di manipolazione a scopo terapeutico che può sciogliere la muscolatura, considerato un toccasana a fine giornata.

La storia dei massaggi decontratturanti parte da lontano, infatti, e in molte culture questa pratica è diffusa sia come massaggi terapeutici che sciolgono le tensioni muscolari, in Occidente, sia come massaggi riequilibranti in Oriente, in grado di agire sui nodi fisico-energetici dei meridiani che attraversano il corpo.

In ogni caso, è arrivato fino a noi come un massaggio dedicato alla cura del corpo quando si fanno sentire irrigidimenti muscolari, dolori e tensioni che “aggrediscono” alcune parti del corpo, come nella tensione cervicale, al collo oppure alla schiena.

I massaggiatori che si dedicano al trattamento delle contratture, forniscono spazi e tempi adeguati per chi desidera una manipolazione efficace. I trattamenti di massaggio decontratturante rappresentano una prevenzione ma anche una possibilità di terapia manuale per il mio-rilassamento, per favorire il relax e allontanare fenomeni di stress che si accumulano tra mente e corpo.

Per chi desidera approfondire la conoscenza dei massaggi dedicati al rilassamento muscolare, sono attive diverse scuole in Italia che istruiscono corsi di massaggio specifici, dove si possono apprendere le tecniche di manipolazione specifiche per contrastare le contratture muscolari.

Tra gli istituti più conosciuti citiamo Aim “Accademia Italiana Massaggio e Discipline Olistiche”offre diversi corsi di massaggio professionali, tra cui in partenza proprio in questo mese, troviamo il corso di massaggio decontratturante a Romacon rilascio certificazione UNI EN ISO 9001:2015 e Diploma Nazionale ASI EPS

Perché e come si fanno i massaggi per la muscolatura contratta

I massaggi agiscono sui fasci di fibre muscolari, i quali sono coinvolti in tutti i movimento che facciamo, anche se in modo selettivo: il nostro sistema corpo-cervello decide quali muscoli utilizzare in base allo sforzo da compiere, ma avverte anche quando lo sforzo è eccessivo. E si fa sentire.
Un lavoro muscolare anomalo, in cui le fibre vengono sollecitate in modo errato, provoca delle contrazioni muscolari una situazione che capita spesso agli atleti per il loro impegno fisico durante l’attività agonistica e l’allenamento. Ma non solo, anche atteggiamenti posturali sbagliati protratti possono portare a delle situazioni di contrazione di collo, spalle, schiena, gambe, etc.

Prima di tutto, sarà necessario mettere a riposo il muscolo, dopo di che sarà bene agire con i massaggi decontratturanti, in grado di ripristinare i muscoli affaticati. Tra i benefici del massaggio decontratturante, sono presenti: il recupero dell’elasticità dei movimenti, della mobilità articolare e il miglioramento della circolazione sanguigna e linfatica – favorisce l’eliminazione di tossine e liquidi in eccesso.
La pratica del massaggio rilassante agisce anche per aumentare l’ossigeno in tutto il corpo, e per rigenerare i tessuti, ottimizzando il tono muscolare.

La tecnica da adottare per sciogliere le contratture muscolari viene praticata dai massaggiatori mediante movimenti di pressione, che favoriscono il rilassamento della muscolatura tramite colpi, frizioni e azioni esercitate anche con le nocche delle dita. Si deve iniziare con una pressione media e poi sempre più intensa, frizionando le parti dolorose; fino ad arrivare ad agire sui centri nervosi con colpi e pizzichi, impastamento per smuovere i muscoli e in alcuni casi, si utilizza la digitopressione sui punti più dolenti.
Il tocco a pinza, con indice e pollice che prendono il tessuto muscolare, può riattivare la circolazione e favorire il ripristino della parte dolente. La digitopressione, invece, può agire in accordo con la respirazione, e va modulata a seconda della rigidità muscolare presente.

In molti casi si utilizzano oli per il massaggio decontratturante, particolarmente adeguati per i massaggi decontratturanti alla schiena, spalle e collo: una marcia in più, per favorire l’azione del massaggio e i suoi risultati.

Riattivando i centri nervosi, questo tipo di massaggio decontratturante è consigliabile anche tutti i giorni, per mantenere costantemente dei benefici sul sistema nervoso e muscolare.

La riabilitazione cognitiva come servizio di assistenza per incrementare l’autostima nell’anziano

Il personale di una struttura assistenziale deve essere preparato ad affrontare differenti tipologie di situazioni che caratterizzano l’anziano che può aver bisogno di un servizio di assistenza riabilitativa cognitiva.

E’ il caso di persone affette da demenza , in diversi stadi più o meno avanzati, ma che richiedono comunque il tracciamento di un percorso in grado di poter, in qualche modo, limitare i danni, preservando il livello attuale.

La riabilitazione cognitiva rientra all’interno dei servizi di assistenza agli anziani presenti nelle case di riposo, volti a rendere l’anziano più consapevole. E’ intesa come una metodologia di rinforzo e potenziamento delle funzioni mentali che sono tipiche del momento, in quanto è praticamente impossibile avere un recupero delle abilità e delle facoltà intellettuali originarie.

Lo scopo è dunque quello di consolidare quanto rimasto per far vivere l’anziano in una condizione dignitosa, rallentando la regressione della patologia. Il percorso prevede la presenza di personale specializzato e sono molte le case di riposo e le case protette che sono in grado di far fronte con sistemi idonei alle diverse situazioni.

Incremento dell’autostima con un percorso studiato ad hoc

Se l’anziano è seguito nello svolgimento di un iter preparato e pianificato in grado di portare beneficio, riesce ad apprendere più consapevolmente non certo il suo stato di salute mentale, ma piuttosto quanto gli accade intorno.

In questo caso diviene più conscio della realtà e della struttura in cui vive, più attento alla sua quotidianità e soprattutto guadagna in autostima. Se il soggetto avverte l’incapacità, la difficoltà e la regressione, la via del tramonto è prossima in maniera rapida in quanto egli tende a lasciarsi andare, mentre se assistito attraverso una riabilitazione cognitiva è capace di rallentare il decorso della malattia, salvaguardando il più possibile quella parte sana che ancora mostra a livello intellettuale. Accresce dunque la stima di sè stesso, incrementa la propria considerazione e tiene lontana la depressione, l’isolamento e la solitudine.

La prassi si compone di metodi che trovano maggior efficacia all’interno di un livello medio di demenza: quando questa giunge in fase avanzata è molto difficile che gli appositi esercizi di potenziamento riabilitativo possano restituire efficaci risultati. Un personale assistenziale preparato è capace di fornire all’anziano un apporto importantissimo dal punto di vista dell’aiuto e risulta fondamentale svolgere le attività insieme. Le case di riposo che si avvalgono di tali competenze riescono ad ottenere risultati davvero strabilianti sotto l’aspetto della stimolazione e della resa. Un fattore chiave è tranquillizzare l’anziano, evitare di porgli pressione, impedire che qualcuno possa mettergli “un timer” nello svolgimento delle operazioni e dei gesti. Inoltre l’esperienza e la competenza del personale assistenziale devono saper cogliere eventuali momenti di noia o di difficoltà, di buona predisposizione o di interesse, per poter decidere se andare avanti con “la terapia”, interromperla momentaneamente, oppure cambiare esercizio prima di trovarsi con un interlocutore innervosito e poco incline alla collaborazione.

Le aree cerebrali di intervento

Il supporto grafico è una componente determinante per la riuscita del trattamento. L’anziano in difficoltà deve aiutarsi con l’associazione di idee, con immagini semplici che lo portino innanzitutto ad avere la percezione quanto più corretta possibile dello spazio – temporale in cui si trova, capire la destra e la sinistra, il davanti e il retro, per poter interiorizzare delle “conoscenze” relative all’orientamento. Anche il semplice percorso per andare in bagno oppure per giungere alla sua stanza diventano un obiettivo raggiungibile dopo un lungo lavoro ottenibile con un approccio elementare, ma efficace e rassicurante. Rievocare in lui ricordi piacevoli, parlare, interagire, sono metodi che contribuiscono ad incrementare la possibilità di ottenere buoni risultati.

Il personale deve poter svolgere con il soggetto dei compiti di base, come l’apparecchiare la tavola o riordinare degli indumenti: non solo così il paziente apprenderà, ma si sentirà attivamente partecipe. Sono molti altri gli esercizi in grado di stimolare l’aspetto cognitivo della persona e il personale assistente è in grado di disporre di tutti gli strumenti possibili. Inoltre, un’area di intervento primaria riguarda quella della memoria, che si traduce nel riconoscimento delle persone, soprattutto parenti e famigliari, ma anche oggetti, percorsi e situazioni.

Quali oli essenziali utilizzare contro l’insonnia

Preoccupazioni, stress e ansia possono portare a trascorrere l’intera notte senza chiudere occhio, con conseguenze negative sulla salute e sull’umore.

L’insonnia influenza sensibilmente la qualità della vita, determinando irritazioni e un malessere che può avere ripercussioni gravi sul lavoro, gli affetti e la vita sociale di una persona. Un valido rimedio naturale per conciliare il sonno e riposare in maniera adeguata è rappresentato dall’aromaterapia e dagli oli essenziali.

Questi ultimi inseriti in appositi diffusori sono la soluzione ideale per rilassarsi e ritrovare l’armonia prima di andare a letto. Consigli e suggerimenti per sfruttare al meglio gli oli essenziali utilizzando i vaporizzatori si possono trovare sul sito elisirnaturali.it.

Cause e rimedi contro l’insonnia

L’insonnia è un disturbo del sonno, che porta ad avere difficoltà ad addormentarsi, di risvegliarsi nel cuore della notte senza riuscire a dormire o di mantenere uno stato vigile fino al mattino, con conseguenze negative sulla persona che si alza stanca, di malumore, nervosa e incapacità di concentrarsi.

Le cause dell’insonnia possono essere diverse. Disagi e difficoltà sul lavoro, in famiglia, stress, preoccupazioni e altre situazione che generano tensioni e malesseri che generano tensioni che rendono difficile all’organismo rilassarsi. L’insonnia può essere acuta e cronica, la prima è quella a breve termine, la seconda quella che si protrae per almeno tre notti alla settimana per più di un mese.

È un problema da non sottovalutare, può essere un indicatore di malattie gravi o la premessa di una depressione o di altri disturbi più gravi. Se si protrae a lungo è sempre bene rivolgersi ad un medico. Coloro che hanno difficoltà a prendere sonno, si svegliano spesso durante la notte o non riescono a dormire possono trovare negli essenziali degli alleati per combattere l’insonnia e risvegliarsi con più energia la mattina.

Vaporizzando nella camera da letto tramite un diffusore d’ambiente in camera da letto un mix oli essenziali di lavanda, geranio e rosa è possibile calmare l’ansia; mentre per alleviare stati di agitazioni che impediscono il sonno sono perfetti geranio, lavanda e arancia per favorire il relax.

Alcuni consigli sull’uso degli oli essenziali per combattere l’insonnia si possono trovare nell’articolo: https://www.riza.it/benessere/oli-essenziali/2135/gli-oli-essenziali-contro-l-insonnia.html

Oli essenziali efficaci contro i disturbi dell’insonnia

Gli oli essenziali singolarmente o combinati possono essere utilizzati per fare un bagno rilassante prima di andare a letto, massaggiati su spalle e tempie per sciogliere le tensioni muscolari oppure diffusi nell’ambiente con un vaporizzatore per creare un’atmosfera armoniosa che aiuti ad allontanare ansie e mettere di buonumore.

  • Gelsomino: è un ansiolitico naturale, il suo odore dolce e lievemente fruttato ha un potere sedativo sul sistema nervoso, per questo è indicato per alleviare tensioni, stress, calmare gli sbalzi di umore, con benefici anche sugli stati emotivi collegati alla sindrome premestruale e alla menopausa.
  • Camomilla: ha un effetto calmante, conosciuto dall’antichità. È indicata per allontanare i pensieri negativi e le irritazioni dovute a situazioni spiacevoli avvenute durante il giorno.
  • Maggiorana: ideale per contrastare l’insonnia iniziale, ovvero la difficoltà ad addormentarsi in coloro che quando sono a letto riflettono e ripensano ai fatti del giorno. L’olio essenziale ha un potere rilassante e aiuta a contrastare l’ansia.
  • Bergamotto: il profumo fresco e pungente è in grado di affievolire le tensioni derivanti dalla paura di andare a letto e non riuscire a dormire.
  • Lavanda: ha la capacità di rasserenare gli animi e infondere tranquillità, agevolando il sonno.
  • Mandarino: consigliato per l’insonnia saltuaria e iniziale, la sua essenza attenua il nervosismo e migliora l’umore.
  • Arancio: l’olio essenziale è particolarmente efficace per chi fa fatica ad addormentarsi, aiuta a lenire la stanchezza mentale. Essendo delicato è indicato anche per i bambini con età superiore ai tre anni.
  • Rosa: è un vero toccasana per far rilassare il fisico e la mente, superare stati di tristezza e combattere l’insonnia.
  • Cipresso: è un valido alleato per contrastare gli effetti degli sbalzi ormonali soprattutto nelle donne e favorire il sonno.

Cliccando su https://elisirnaturali.it è possibile trovare ulteriori informazioni sugli oli essenziali e come utilizzarli con un diffusore d’ambiente per prevenite l’insonnia.

L’iridologo può aiutare a correggere difetti alla vista ?

Iridologo ci fa pensare ad un medico che si occupa degli occhi, in parte è giusto, ma non si occupa della vista, Questo tipo di professionista, tramite l’osservazione dell’iride, fa un’analisi della salute psicofisica del paziente.

Attualmente, si considera che l’analisi iridologica rappresenti una disciplina pseudoscientifica senza un riscontro medico, considerato che esistano studi che provano la sua inefficacia.

Secondo questa “scienza” nell’iride è possibile leggere la mappa topografica del nostro corpo. Avete presente quando vi dicono che gli occhi sono lo specchio dell’anima?

La frase sembra abbastanza veritiera, come affarma anche lo staff di www.iridologo.net

La storia degli occhi

L’iridologia è nata in Ungheria alla fine del XIX secolo, anche se ci sono tracce di questa disciplina nel 1500 a.C. in alcuni papiri egiziani ci sono dei riferimenti sulle analisi degli occhi. Anche nella tradizione della medicina cinese ci sono degli accenni. Alcuni documenti mesopotamici del 669 a.C. descrivono una presunta relazione tra il colore degli occhi e le malattie epatiche.

 

La prima pubblicazione della mappa topografica iridea fu inserita nel 1886 nella rivista  Homeopätische Monatsblätter a cura del Dottor Ignatz von Peczely

Nello stesso periodo il Reverendo svedese Nils Liljequist pubblica le sue osservazione sulla variazione del colore delle iridi in seguito all’assunzione di sostanze chimiche.

La cosa strana che entrambi pubblicano due mappe topografiche dell’iride simili pur non conoscendosi, quasi contemporaneamente.

Ricordiamoci che è una disciplina olistica, secondo questa disciplina l’iride è in grado di fornirci informazioni sulla condizione di salute del soggetto, facendo un quadro fisico ed anche psico-emozionale.

Dall’osservazione della mappa iridea, guardando le alterazione delle fibre dell’iride, è possibile avere un quadro completo, indice di vitalità, umore, difese immunitarie.

Con l’iridologia non si fanno diagnosi, si fanno constatazioni sulla salute considerando fattori emozionali se si riscontrano intossicazione organiche su qualche apparato sarà opportuno indagare.

Secondo questa disciplina l’occhio è collegato al cervello tramite il nervo ottico, la sua osservazione permette di scoprire eventuali squilibri, non solo, ma darà informazioni sul carattere del paziente.

L’iride funge da mappa, ogni sezione corrisponde ad un determinato organo, nell’iride destro possiamo controllare lo stato di salute degli organi del lato destro del nostro corpo, di conseguenza nell’iride sinistro quelli di sinistra

La scienza ufficiale conferma che i disturbi del fegato si manifestano colorando di giallo la congiuntiva dell’occhio, secondo questi studi anche i problemi ad altri organi si manifestano attraverso l’iride, e l’iridologo è la persona che sa leggere questi segnali.

L’esame iridoscopico tiene conto non solo della lettura dell’iride ma anche dello stile di vita del paziente per stabilire lo stato di salute generalizzato.

L’iridologo cercherà di correggere gli stili di vita sbagliati, cercando di ristabilire il suo equilibrio per salvaguardare la salute del paziente.

L’approccio per questo tipo di medicina deve essere un approccio consapevole, le discipline non riconosciute vanno sempre verificate con i medici ufficiali sarebbe a dire quelli iscritti negli albi.

Gli iridologi non sono dei maghi, ma sono dei professionisti che hanno svolto degli studi.

Possono essere utili per avere un parere diverso.

In Italia ci sono delle scuole certificate che possono confermare un percorso di studi qualificato, ma ci sono anche delle scuole private che rilasciano certificazioni approssimative e non ufficiali.

Nei paesi orientali queste discipline sono molto apprezzate e rispettate, da noi invece i test sull’attendibilità hanno dato dei risultati negativi, fa parte di quelle discipline olistiche che aiutano le persone a ripristinare l’equilibrio psicofisico, nella ricerca di uno stato di salute generalizzato, cercando di stimolare il processo di autoguarigione e non sono riconosciute dalla medicina ufficiale.

Se volevate rivolgervi a loro risolvere problemi di vista, magari perché non vedete bene all’esterno, avete quindi sbagliato professionista. Loro, gli iridologi, guardandovi negli occhi, controlleranno il vostro interno e quindi non soltanto la qualità visiva dei vostri occhi.

Acqua e salute, quello che non sai

Alcuni incidenti domestici con protagonisti i bambini molto piccoli pongono l’attenzione sull’ingestione di piccoli oggetti oppure di sostanze nocive per il corpo, come l’acqua ossigenata ed altri prodotti per la pulizia che spesso vengono ingeriti inconsapevolmente quando si sfugge al controllo degli adulti. Poiché si tratta di un preparato liquido, l’acqua ossigenata tende a fluire più facilmente nel corpo provocando lesioni più diffuse anche se l’entità del danno è correlata a diversi fattori quali: la quantità di sostanza ingerita, il tempo di contatto con i vari tessuti, lo stato di ripienezza gastrica, le modalità di ingestione (casi di ingestione accidentale o volontaria). L’acqua ossigenata, il cui nome scientifico è perossido di idrogeno, è un liquido corrosivo che se introdotto ad alte concentrazioni nell’organismo umano può essere fatale e quando non lo è, può causare gravi danni a carico dell’apparato respiratorio e cardiovascolare.

L’avvelenamento da acqua ossigenata può causare complicanze vascolari di diversa entità quali:

  • embolie,
  • infarti,
  • ictus cerebrali.

L’ingestione di elevate concentrazioni di perossido di idrogeno può provocare inoltre:

  • difficoltà respiratorie,
  • convulsioni,
  • embolie polmonari.

Il verificarsi di eventi embolici, può associarsi a conseguenze gravi che portano allo sviluppo di disabilità oppure alla morte, per scongiurare queste complicanze è importante rivolgersi prontamente al soccorso medico visto che è necessario un immediato trattamento in camera iperbarica. Questa sostanza ossidante se assunta in quantità non eccessiva può causare necrosi e disidratazione dei tessuti superficiali del tratto gastrointestinale superiore con interessamento di esofago, faringe e stomaco.

Si può bere acqua distillata?

Ad una attenta analisi chimica, dalle caratteristiche dell’acqua distillata si può evincere come non sia da considerarsi potabile, in quanto priva di sali disciolti. Di conseguenza, una sua assunzione provocherebbe come effetto l’eliminazione di sali minerali dall’organismo tra cui il sodio ed il potassio ed è per questo che si sconsiglia di bere acqua distillata o completamente deionizzata perché si potrebbe verificare un grave deficit di sodio, potassio, iodio e magnesio.

La mancanza di sali è quindi pericolosa in quanto questo tipo di acqua pura a contatto con l’aria assorbe anidride carbonica diventando acida: più se ne beve più il corpo diventa acido. Si possono ottenere dei benefici bevendo acqua distillata quando si cerca di disintossicarsi, poiché favorisce una maggiore diuresi, ma questo trattamento può essere seguito solo per 2-3 giorni al mese, integrando con un tipo di alimentazione che prevede minerali ed oligominerali per evitare la carenza di minerali che può causare irregolarità nel battito cardiaco ed ipertensione sanguigna. Possono registrarsi diverse complicanze se si assume acqua distillata per lunghi periodi, visto che la mancanza di sali minerali può portare allo sviluppo di condizioni patologiche quali: ipotiroidismo, osteoporosi, osteoartriti, patologie delle arterie coronarie, malattie degenerative generalmente associate responsabili di un processo di invecchiamento precoce.

Malattie infettive veicolate dall’acqua potabile infetta

Nei Paesi in via di sviluppo, le malattie infettive legate al consumo ed impiego di acqua potabile contaminata da agenti patogeni rappresenta ancora oggi un problema importante per la salute pubblica, anche nei Paesi sviluppati si verificano episodi infettivi a causa soprattutto di focolai infettivi di Escherichia Coli, che possono causare diarrea talvolta emorragica, anemia, insufficienza renale, infezioni del tratto urinario. In Occidente il contagio delle acque potabili viene evitato tramite specifiche analisi, processi di depurazione dell’acqua potabile e accurate misure igieniche.

Batteri patogeni, virus e protozoi parassiti trasportati dall’acqua possono causare malattie gravi o mortali, altri agenti infettivi possono provocare dei focus infettivi meno pericolosi con manifestazione di disturbi gastrointestinali che vedono nella diarrea il sintomo principale. Tra le malattie causate da acqua infettata da microorganismi ci sono delle infezioni trasmesse per contagio oro fecale, con trasmissione da ascrivere al circuito feci-mani-bocca in associazione ad una penuria di norme igieniche corrette.
Tra le più importanti protozoosi intestinali ci sono i quadri clinici di amebiasi e giardiasi. Si registrano anche malattie infettive veicolate da microrganismi presenti nelle acque ed infezioni trasmesse da insetti vettori e da animali che vivono in ambiente acquatico. Talvolta i microrganismi patogeni possono essere presenti nell’acqua inquinata ed il contagio umano può avvenire per diverse modalità: per ingestione; per contatto diretto o per utilizzo di acqua per lavare gli alimenti o per irrigare i terreni; per trasmissione dei patogeni dalle mani contaminate alla bocca per la scarsità di acqua da utilizzare per assolvere a misure essenziali di igiene.

Quando si beve acqua contaminata da vermi possono svilupparsi elmintiasi: infestazione da parte di vermi parassiti che l’uomo può ingerire accidentalmente bevendo acqua; una rara malattia tropicale come la dracunculosi è causata da acqua infettata da un verme detto Dracunculus Medinensis, ospitato nel corpo di un piccolo crostaceo. Le acque infette possono provocare malattie batteriche come il colera e la febbre tifoide, oppure focus virali come l’epatite A e l’epatite E.

Intossicazione acuta da acqua

In alcuni casi bere troppa acqua può far male esponendo al rischio di un’intossicazione acuta da acqua (avvelenamento da acqua), da un’approndita ricerca sperimentale è stato rilevato che l’assunzione di più di 5 litri di acqua in poche ore può addirittura causare il decesso. Un’eccessiva assunzione di acqua, che può dipendere anche da una ridotta escrezione da ascrivere ad un’anomalia del funzionamento dell’ormone antidiuretico, provoca una condizione clinica di iperidratazione con grave iponatriemia provocata dal superamento della fisiologica soglia di liquidi che il corpo può assumere, che non dovrebbe superare 1-1,5 litro per ora. Quando si crea uno sbilanciamento fra la quantità d’acqua che necessita il corpo e quella ingerita, si incide negativamente sul normale equilibrio elettrolitico e si determina una rapida diminuzione della concentrazione del sodio con conseguenze fatali connesse con l’intossicazione instaurata dalla caduta del livello di sodio (valori inferiori ai 110-120 mml/litro).

Ayurveda 360°: non solo massaggio, uno stile che può essere utile al tuo benessere

“Conoscenza per una lunga vita”: ayurveda, longevità e conoscenza rivelata, ecco in poche parole cosa si nasconde dietro il termine.

Filosofia che si fonde con pratiche olistiche, origini che si perdono nel mito. Il tutto rilegato nel trattato Caraka Samhita, che al suo interno contiene oltre cinquecento rimedi medicinali. Questa opera preziosissima fu compilata durante il regno dell’imperatore Kanishka, intorno al 227, racconta che l’Ayurveda venne donata al mondo da Brahma, creatore dell’universo.

Dopo questa premessa, possiamo capire che la pratica ha radici in una tradizione antichissima, ma che non ha come soggetto solo il massaggio che è forse il trattamento più famoso, ma tocca l’alimentazione lo spirito e il corpo. Tutto si basa sull’energia che alimenta il nostro essere, questa viene rappresentata come un serpente che quando è vitale e sveglio diventa consapevolezza di noi stessi, cambiamento, passione vitale.

Sicuramente famosi sono i benefici del massaggio Ayurvedico, spesso accompagnato a tecniche meditative, anche il semplice rilassamento, per un maggior beneficio.

Il massaggio appartiene alla tradizione della “scienza della vita”, appunto l’Ayurveda che ha alla base la visione olistica dell’uomo: corpo e mente sono un’unità indivisibile, indissolubile.

Molti massaggiatori – che hanno avuto modo di frequentare un corso per massaggiatore olistico in una scuola riconosciuta – usano questa “visione” nel loro lavoro. Pensare di curare una contrattura senza andare a capirne le vere cause, può essere un lavoro quasi inutile, soprattutto se si scopre che poi le cause sono psicosomatiche per esempio, come un una cervicale cronica.

In tutti gli ambiti che trattano la salute è condivisa l’idea che il benessere sia il convivere in equilibrio di sentimenti ed emozioni, in quanto questi hanno una certa ripercussione sul corpo. Altrettanto vero che si considera vecchio il concetto di malattia intesa come effetto di una sola causa, ma viene intesa come insieme di fattori.

Le scuole di massaggio devono essere in grado di offrire percorsi completi affiancando alla tecnica anche la tradizione di quelle medicine alternative, come la medicina ayurvedica o altre discipline olistiche come la bioenergetica.

Nella medicina ayurvedica c’è il Massaggio Shirodhara. Qui si usa olio tiepido che viene fatto colare al centro della fronte attraverso un foro nel dhara patra (il recipiente tenuto dal massaggiatore). Grazie al movimento oscillatorio si dovrebbe ottenere un effetto di rilassamento totale in modo che poi il massaggio abbia un effetto molto più potente.

Usare “mezzi” tratti da tradizioni antichissime possono completare il lavoro del massaggiatore professionista: rimedi naturali a base di erbe e tecniche come meditazione e controllo della respirazione può essere decisivo nella risoluzione di malattie psicosomatiche come insonnia, ansia, disturbi gastrici e mal di testa che possono quindi essere eliminati in un percorso completo proprio grazie a questi elementi uniti sapientamente assieme.

Omeopatia: che cos’è e a cosa serve?

L’omeopatia è una forma naturale di medicina utilizzata da oltre 200 milioni di persone in tutto il mondo per il trattamento di condizioni patologiche acute e croniche. Si basa sul principio di “similitudine del farmaco”. In altre parole, una sostanza presa in piccole quantità curerà gli stessi sintomi che provoca se assunta in grandi quantità. Sono tanti i siti che, all’interno della loro sezione Salute & Benessere se ne occupano e, tra questi, annoveriamo Imiopaese.net.

L’omeopatia e i suoi principi fondamentali.

Cosa significa nello specifico il principio di similitudine? Vuol dire che si prescrive un rimedio che contiene un elemento che, in dosi maggiori, provocherebbe i sintomi della malattia che si vuole curare. La risposta dell’organismo a questa sollecitazione si chiama risposta vitale. Ossia la medicina simile funge da stimolo alla naturale risposta dell’organismo, dando al soggetto tutti gli elementi che servono a completare il percorso verso la guarigione.

L’interezza del paziente.

L’omeopatia intende curare il paziente a partire dall’osservazione dello stesso nella sua interezza. A prescindere dai sintomi, l’omeopata si concentra soprattutto su come questi sintomi si manifestano complessivamente nel paziente.

Parte da un principio che è l’attitudine che maggiormente viene rimproverata alla medicina tradizionale: la tendenza ad esaminare e quindi a curare il paziente partendo dal sintomo, rintracciando in questo modo la patologia specifica ne tentativo di curarla meccanicamente.

Il merito di questa disciplina olistica, almeno secondo il parere di coloro i quali vi si affidano, risiede nel fatto che l’omeopatia non cura la malattia che il sintomo rivela, ma il soggetto, la persona.

Dunque viene data grande importanza al comportamento e alla psicologia individuale. Se ogni soggetto esprime il dolore in maniera del tutto personale, l’omeopatia non cura tutti i pazienti allo stesso modo ma a seconda del modo in cui manifestano la malattia.

Tenendo conto di questi fattori, il medico omeopata sceglierà la medicina più appropriata in base ai sintomi specifici dell’individuo, per stimolare la capacità innata del soggetto di guarire.

Il principio della dose minima

Cosa dice questo principio? Che una quantità molto piccola e dinamizzata, ossia potenziata, dell’elemento medicinale riesce a curare la patologia. Significa che il medicinale stimola una reazione che non è esterna ma interna all’organismo. I farmaci omeopatici, somministrati in dosi minime, mentre stimolano la risposta vitale del corpo non producono gli effetti collaterali indotti dalla medicina convenzionale. I rimedi omeopatici, somministrati in dose minima, non creano dipendenza e non sono testati sugli animali.

Il principio del potenziamento

La maggior parte delle medicine omeopatiche viene preparata diluendo un materiale attivo mediante un processo chiamato potenziamento. Qual è l’obiettivo di questo processo? Preservare le quantità essenziali dell’elemento e rimuovere tutto quello che è tossico per l’organismo.

Molti dei rimedi omeopatici sono costituiti da una sostanza medicinale diluita in acqua distillata. La sostanza medicinale omeopatica viene dunque diluita in questo modo: vi è una parte di agente medicinale originale e nove parti di acqua distillata; ma possono anche esserci nove parti di alcol o lattosio. La miscela viene quindi energicamente agitata o macinata. Il prodotto di questo processo viene nuovamente diluito nelle medesime proporzioni di uno e nove e ancora una volta mescolato vigorosamente o macinato. Questo processo viene ripetuto quasi all’infinito per ridurre in maniera infinitesimale la parte di medicinale rispetto a quella di diluente.

Secondo il punto di vista omeopatico non è appropriato affermare che i farmaci omeopatici sono diluiti; in omeopatia si usa il termine “potenziato”. Il potenziamento si riferisce allo specifico processo di diluizione sequenziale che prevede il mescolamento del composto. La teoria è che ogni diluizione consecutiva con vigoroso scuotimento si infiltra nella nuova acqua distillata e le imprime la forma frattale della sostanza originale utilizzata.

L’anamnesi omeopatica e la cura

I medici omeopati lavorano come qualsiasi altro medico convenzionale. Valutano la storia clinica del paziente e possono richiedere esami specifici oppure eseguire indagini ai fini di una diagnosi. Tuttavia, oltre a dare grande importanza ai sintomi, l’omeopata si interessa principalmente all’individuo e al modo unico in cui i sintomi incidono sulla sua psicologia.

La medicina omeopatica utilizza da una serie di sostanze naturali, che possono essere sia di natura vegetale che minerale o animale:

  • – Erbe di montagna, fresche o essiccate, come la rosa canina: per curare insonnia, contusioni e mal di pancia;
  • – aceto: gli impacchi vengono adoperati per curare le ustioni nei bambini;
  • – carbone vegetale attivo: contro i disturbi intestinali o della digestione e per purificare l’organismo;
  • – api schiacciate: composto impiegato per curare gli animali punti dalle api ma impiegate anche contro le infiammazioni, come l’orticaria e l’eritema solare;
  • – aglio: indicato per i soggetti che soffrono di artrite, reumatismi e problemi cutanei come la pelle secca;
  • – caffeina cruda: per curare l’insonnia;
  • – arsenico bianco: consigliato contro l’ansia notturna, gli attacchi di panico, le palpitazioni e gli stati di prostrazione;
  • – edera velenosa: efficace contro i dolori ossei e muscolari e alle articolazioni;
  • – piante di ortica: usate per curare la dermatite.

Queste sostanze al pari di tante altre vengono estratte o elaborate per creare compresse, creme per la pelle, gel, gocce o unguenti.

Disturbi severi del sonno, cosa sapere e come comportarsi.txt

Sonno e epilessia sono state ormai messe in relazione anche dalla scienza ufficiale. Capitava infatti molto spesso che la crisi epilettica nel sonno fosse molto più frequente di quanto si pensasse. Addirittura certi tipi di crisi sono solo notturne e mai diurne. Le crisi epilettiche sono un disturbo frequente che colpisce a tutte l’età. Negli ultimi decenni però si è registrata una maggiore incidenza negli anziani che non nei bambini e nei giovani. E’ un problema di natura neurologica e può presentarsi in maniera estemporanea oppure essere cronica. Generalmente il loro manifestarsi ha durata molto breve.

Il verificarsi di questi eventi spesso non è indagabile. Nella maggior parte delle situazioni infatti non ci sono cause evidenti e anche quando ci sono è difficile rintracciarle. Quando ci sono crisi epilettiche e si rintraccia una causa chiara e motivata addirittura la medicina non la considera più tale.

In generale queste crisi sono dovute ad un’eccessiva attività neurologica. Per avere certezza dell’avvenuto episodio si procede con esami del sangue e con elettroencefalogramma.

Oggi giorno esistono dei farmaci che curano bene queste crisi restituendo la normalità a chi ne ha sofferto. Se invece i farmaci non sono in grado di apportare benedici in alcuni casi si può ricorrere alla chirurgia.

Per poter diagnosticare questo tipo di problema bisogna che gli attacchi avvengano con una alta percentuale di incidenza proprio durante il sonno. In questo caso si parlerà di epilessia notturna.

Si è cercato di dare anche una qualche spiegazione a questo manifestarsi notturno. Probabilmente ciò avviene perchè il cervello modifica la propria attività elettrica in alcuni  momenti della notte. La maggior parte delle crisi infatti avvengono durante la fase di transizione e darebbe origine a manifestazioni solo parziali.

Non c’è dubbio che se si soffre di queste crisi durante il sonno ci sono anche delle conseguenze diurne.  Poi anche durante il giorno ne consegue stanchezza e naturalmente stress. Attenzione inoltre perchè proprio la mancanza di sonno può essere una causa scatenante di manifestazioni epilettiche passeggere.

Se ad essere colpiti sono neonati o bambini nella maggior parte dei casi con la crescita scompariranno le crisi. Si capisce bene che diagnosticarle non è affatto semplice. Molto spesso infatti si confondono con altri disturbi del sonno.

Generalmente una buona indagine parte dalla storia famigliare e da eventuali casistiche. Ma le indagini diagnostiche sono le uniche a confermare.