Cosa fa un Urologo?

Molti spesso confondono la figura dell’urologo con quella dell’andrologo. L’andrologo e l’urologo sono due tipologie di medici che spesso vengono confuse tra loro, in realtà hanno competenze diverse.
Gli urologi e gli andrologi hanno una formazione ed esperienza equivalenti; tuttavia gli urologi trattano un ambito più ampio di condizioni, mentre l’andrologo è un pò più specializzato. Scopriamo in che modo.

Chi è l’urologo?
Gli specialisti di urologia, o urologi, sono preparati per trattare le infezioni e i problemi del tratto urinario e dell’organo surrenale sia negli uomini che nelle donne. Nelle donne, gli urologi trattano le condizioni che influenzano i reni, l’uretere e l’utetra e la vescica. Negli uomini, analizzano e trattano allo stesso modo i problemi clinici che si rilevano sulla prostata e sul sistema riproduttivo maschile. Gli urologi possono esercitare anche nell’urologia pediatrica, che è una specializzazione dell’urologia, e possono trattare in modo informale anche alcuni aspetti propri dell’andrologia. A tal proposito lo studio di urologia del Dottor Izzo a Napoli è uno studio che tratta sia ambiti di urologia che di andrologia, ed è possibile prenotare una visita anche tramite il sito web.

Chi è l’andrologo?

Gli andrologi sono urologi che si concentrano prevalentemente sul trattamento delle condizioni che influenzano la fertilità e la sessualità maschile, invece di agire sul più ampio campo dell’urologia. Questa specialità comprende il trattamento di condizioni fisiche che influenzano i genitali, ad esempio le patologie a carico dei testicoli, e inoltre ferite e infezioni che possono influenzare la fertilità o la capacità sessuale. Le condizioni di salute, ad esempio la malattia coronarica, l’ipertensione e l’insufficienza renale possono influire sulla capacità sessuale, quindi gli andrologi si uniscono alle figure di medici specialisti in quei campi.

Differenza tra urologo e andrologo
Come abbiamo potuto notare le due figure sono molto diverse tra loro.
La differenza è data dall’ampiezza del campo di intervento: l’andrologo tratta l’apparato riproduttore maschile mentre l’urologo studia l’apparato urinario umano in senso lato, senza distinzione di sesso.

Un paziente può essere indirizzato a un urologo per il trattamento di una serie di condizioni:

Infezioni del tratto urinario : spesso insorgono quando i batteri migrano dal tratto intestinale all’uretra. I sintomi includono minzione anormale, dolore, incontinenza , nausea, vomito, febbre e brividi. Colpisce principalmente le donne.

Incontinenza : un malfunzionamento del sistema urinario può portare alla perdita involontaria del controllo della vescica. Nelle donne, questo può derivare da un indebolimento dei muscoli del pavimento pelvico durante la gravidanza.

Sterilità maschile : questo può derivare da un danno al tratto riproduttivo maschile e da una varietà di disturbi sulla formazione o sul trasporto dello sperma. Una causa comune è il varicocele, una vena allargata nella sacca sotto il pene. La chirurgia a volte può aiutare.

Malattia renale : I danni ai reni possono portare a gonfiore alle mani e alle caviglie, ipertensione e altri sintomi. Se i reni non funzionano più efficacemente, si parla di insufficienza renale.

Trapianto renale : un paziente può richiedere trapianti renali in seguito a insufficienza renale.

Oncologia urologica : trattamento dei tumori correlati al sistema riproduttivo urologico o maschile, come il cancro alla vescica e il cancro alla prostata.

Prolasso della vescica : Una patologia che insorge quando i tessuti e i muscoli del pavimento pelvico non sono più in grado di sostenere gli organi del bacino, gli organi possono decadere dalla loro posizione normale.

Tumori : Cancro di vescica, reni, ghiandola prostatica, testicoli e qualsiasi altro tumore che colpisce il sistema urinario o, negli uomini, il sistema riproduttivo.

Ingrandimento della prostata : l’iperplasia prostatica benigna (IPB) colpisce circa 1 su 3 uomini di età superiore ai 50 anni. Una crescita eccessiva delle cellule nella ghiandola prostatica provoca la costrizione dell’uretra, causando problemi durante la minzione.

La perimplantite ele infezioni dopo l’inserimento dell’impianto dentale

Che cos’è la Perimplantite?

I batteri possono manifestarsi sia immediatamente dopo l’applicazione dell’impianto, sia dopo del tempo, a causa di un’igiene orale poco accurata.

L’implantologia dentale racchiude tutte le tecniche volte a ripristinare elementi dentari persi e questo è possibile attraverso l’uso di “radici artificiali” realizzati in titanio, che permettono poi l’applicazione delle protesi fisse grazie ad un processo biologico detto “osteointegrazione”.

Cos’è un impianto dentale?

Un impianto dentale è costituito da una piccolissima vite in titanio biocompatibile progettata per sostituire la radice naturale dei denti

Questa vite viene fissata tramite un intervento chirurgico all’osso laddove prima c’era la radice naturale.

Gli impianti dentali sono composti da una lega in titanio biocompatibile, l’abutment che permette la connessione tra la vite e la protesi e infine dalla protesi dentaria.

Gli impianti dentali riescono a integrarsi alla perfezione con l’osso e diventano di conseguenza un ottimo ancoraggio per il dente artficiale.

➡ Scopri tutto sugli impianti dentali: vantaggi, rischi e costi dell’impianto dentale

La Perimplantite dopo un impianto dentale

La presenza di una ​perimplantite​ subito dopo l’inserimento​ dell’impianto dentale​ è indice di mancato utilizzo, da parte del dentista, di tutte le​ precauzioni di igiene dentale e di sterilizzazione​.

Il primo pensiero va agli strumenti utilizzati, ma anche elementari accorgimenti, come l’utilizzo di un paio di guanti sterilizzati, sono fondamentali.

Ci troviamo di fronte ad una perimplantite precoce, essendo talmente poco il tempo trascorso dall’operazione, infatti, in questo caso, ​l’osteointegrazione ​non è ancora avvenuta, ovvero non si è ancora verificata la “saldatura” tra l’osso e i perni in titanio dell’impianto.

Igiene orale non corretta: una delle possibili cause

Quando la perimplantite si manifesta dopo del tempo, allora la causa sta in una carente, o persino assente, igiene orale giornaliera e nell’assenza di controlli periodici dal proprio dentista di fiducia. In questo caso, l’impianto dentale viene attaccato dai batteri, quando quest’ultimo è già posizionato.

Le gengive adiacenti alla protesi fissa iniziano a ritirarsi, i colletti si scoprono ed è in questo momento in cui si formano delle sacche (o tasche) pericolose relativamente alla diffusione di un’eventuale infezione batterica.In queste tasche si depositano placca e cibo difficilmente rimovibili.

L’unica soluzione per eliminarle è una seduta di ​igiene dentale professionale​, in quanto queste sacche possono essere profonde oltre 0,5 mm, pertanto spazzolino e filo interdentale non sono sufficienti.

Seconda conseguenza, infezione all’osso dentale

Se l’infezione è tale da raggiungere l’osso, questo non è più in grado di sostenere l’impianto. Sarà quindi inevitabile la sua rimozione.

I batteri alla base di una ​perimplantite ​sono gli stessi di quelli di una ​parodontite​ che attacca i denti naturali.

Se il paziente presenta tale patologia in essere, il dentista non dovrà inserire alcun impianto, in quanto i batteri di un dente potrebbero facilmente intaccare l’impianto.

I sintomi della parodontite e della perimplantite

Capire se vi sia presenza o meno di ​parodontite​, con conseguente rischio di ​perimplantite​, è molto importante.

La parodontite può avere come connseguenza la riduzione dello spessore dell’osso che rende impossibile l’inserimento di un normale impianto dentale

In questi casi specifici è possibile ripristinare i denti persi attraverso la rigenerazione ossea e/o con l’utilizzo degli impianti dentali zigomatici.

Sarà necessario decontaminare il cavo orale, tramite dentista e cura antibiotica a casa. Una volta estratto l’impianto, attendere la guarigione dell’infezione, per poi procedere all’applicazione di uno nuovo.

Andrà verificata la qualità e la consistenza dell’osso mandibolare e mascellare. In caso di insufficienza di quest’ultimo, si farà ricorso ad un ​trapianto osseo​, per garantire nuovamente un sostegno al nuovo impianto dentale.

Migliorare la postura. ecco i consigli utili 

Un buon modo per prendersi cura della salute della schiena, evitare acciacchi e dolori e soprattutto problemi e complicazioni più gravi a lungo termine consiste nel migliorare, giorno dopo giorno, la postura cercando di correggerla con esercizi ad hoc e con accorgimenti.

La postura è molto connessa con la generale salute del corpo. Se non ci si prende cura in modo corretto della propria postura, non ci si può prendere cura della salute: purtroppo però come ben sappiamo la cattiva postura è spesso un’abitudine che si prende sin da piccoli, sui banchi di scuola, ed è difficile da correggere anche perché il nostro corpo è abbastanza pigro e tende ad abituarsi a questi comportamenti poco salutari.

La postura è importante per la salute, ma la vita sedentaria, il lavoro in ufficio o davanti al pc possono condizionare nettamente la salute della schiena spingendoci a tenerla spesso molto curva, e senza neppure accorgercene. Questo può comportare una serie di problemi nel tempo: si va da dolori ed acciacchi ai muscoli fino a problemi anche gravi alla salute della colonna vertebrale. Ecco perché correggere la postura è di fondamentale importanza per la salute generale del nostro corpo, non solo di quella della schiena.

Cosa condiziona la nostra postura

La nostra postura, il modo in cui teniamo la schiena è condizionato da una serie di elementi dei quali spesso non ci rendiamo conto, come:

  • le scarpe che indossiamo. Spesso non siamo attenti a scegliere le scarpe, ma usare spesso scarpe strette, tacchi, o scarpe scomode può comportare dei problemi anche su come teniamo la colonna quando camminiamo. Le calzature senza ammortizzazione possono danneggiare la colonna vertebrale.
  • Il modo in cui ci sediamo. Spesso svolgiamo lavori sedentari come quelli alla scrivania, che ci costringono a restare seduti per tanto tempo in posizioni sbagliate.
  • Il modo in cui stiamo in piedi. Anche se non ce ne rendiamo conto, quando stiamo in piedi spesso tendiamo ad assumere posture sbagliate scaricando male il peso del corpo sui piedi.

Bisogna tenere conto del fatto che il modo in cui oggi impostiamo la postura può avere un impatto sulla nostra salute nei prossimi anni: correggere gli sbagli quindi è davvero molto, molto importante. Se cominciate a sentire male alla schiena, al collo, formicolio alle mani, è probabile che ciò sia dovuto alla postura sbagliato quando siete seduti o quando guidate. Ecco quindi qualche consiglio da seguire per migliorare la salute della schiena quando siamo seduti, specie in ufficio per tante ore durante il giorno.

Migliorare la postura: ecco come

Per fare qualcosa di concreto per migliorare la nostra postura quando stiamo seduti, dovremmo seguir qualche semplice consiglio.

  1. Cercare di tenere le piante dei piedi una contro l’altra, lasciando le gambe leggermente aperte. Non bisognerebbe incrociare le gambe, ma se proprio le si incrociano, gli stinchi dovrebbero essere uno sopra l’altro.
  2. Alzatevi dalla sedia per almeno uno-due minuti ogni ora. Sforzatevi di farlo, per andare a bere un bicchiere d’acqua, per bere un caffè o andare in bagno. Deve diventare una sana abitudine.
  3. Bevete molta acqua, perché l’idratazione è importante per rendere i tessuti più elastici e perché i tessuti, in questo modo, sostengono la schiena.
  4. Mantenete lo schermo del pc in modo che la testa stia più in alto delle spalle, per non dovervi curvare. Le spalle vanno allineate al pavimento ed in linea con le anche.
  5. Se necessario, non temete di indossare dei correttori posturale che possono aiutare a migliorare la postura e che salvaguardano la salute della vostra schiena con il passare del tempo.

Prodotti per capelli: come scegliere quello giusto per non aggredire il cuoio

Il cuoio capelluto è delicato e deve essere trattato con cura. Per questo motivo, è importante scegliere i migliori prodotti per capelli che non devono essere aggressivi, per non rovinarne la struttura e non danneggiare il cuoio.

Gli ingredienti da evitare nei prodotti per capelli

 Quali sono gli ingredienti da bandire per la cura del proprio cuoio capelluto e della propria chioma? Esistono diversi ingredienti che possono fare decisamente male alla salute dei nostri capelli ma, non conoscendoli, è impossibile evitarli.

Ecco perché è utile tenere sempre a mente che è importante guardare la composizione dei propri prodotti per capelli, così da individuare eventuali ingredienti nocivi. L’etichetta di questi prodotti viene definita INCI e si trova sul retro di qualsiasi boccetta contenente shampoo, maschere, balsami, trattamenti e così via.

Si dovrebbe, quindi, cercare di evitare ingredienti come l’ammonium lauryl sulfate, il sodium lauryl sulfate o il sodium laureth sulfate. Questi sono tensioattivi che risultano essere decisamente nocivi nonché aggressivi per la cute.

Per questo motivo, è utile cercare dei prodotti specifici che sostituiscono i suddetti ingredienti con altri più leggeri. Per riconoscerli si deve sempre leggere l’INCI ma è possibile accorgersene anche dal fatto che fanno meno schiuma. Spesso si tende a pensare la produzione di molta schiuma sia un fattore positivo. Si tratta di un errore, perché la schiuma, quando presente in dosi massicce, non solo non pulisce e non deterge in profondità, ma va anche ad aggredire capelli e cuoio seccandoli.

Dovrebbero anche evitarsi parabeni e siliconi che potrebbero danneggiare la cute anche se, apparentemente, questi ingredienti rendono i capelli più belli. Si tratta, però, di un miglioramento non effettivo. In particolare i parabeni sono sostanze chimiche che, a lungo andare, aggrediscono il cuoio capelluto e possono arrivare a provocare la caduta dei capelli.

Sì, perché sebbene non sia stata provata una correlazione diretta tra alopecia e prodotti per capelli aggressivi è utile sottolineare che questi ultimi vanno a danneggiare ancora di più una chioma già di per sé debole e, magari, incline alla caduta. Per questo motivo, quando si hanno dei problemi di caduta dei capelli è necessario individuare dei prodotti delicati e in grado di pulire la cute senza aggredirla.

Naturalmente, nel caso in cui la perdita sia repentina e abbondante, è necessario individuare una soluzione. Se ci si domanda se il trapianto di capelli sia l’unica soluzione all’alopecia la risposta è, nella maggior parte dei casi, positiva. Tuttavia, nell’attesa dell’operazione si deve cercare di trattare i capelli nel miglior modo possibile. Specialmente se si decide di ricorrere alla tecnica FUE, ossia quella dell’autotrapianto, risulta necessario avere un’area donatrice con dei capelli naturali e sani da cui prendere i cosiddetti innesti che poi saranno trasferiti nelle zone glabre. Ecco perché è importante che i capelli siano coccolati e trattati solo con prodotti specifici sino a quel momento e, naturalmente, anche nella fase post-operatoria, quando sarà importante cercare di mantenere il risultato ottenuto.

Il consulto con un tricologo sarà ideale per capire come comportarsi in caso di caduta dei capelli e, soprattutto, per individuare una serie di prodotti utili e non aggressivi per la propria chioma.

Quando l’alimentazione aiuta a fermare la perdita dei capelli

Ci si domanda spesso se il trapianto di capelli è l’unica soluzione all’alopecia e in alcuni casi la risposta è sì. Non in tutti però. Le cause della caduta dei capelli sono molteplici e, sebbene il trapianto sia ad oggi la migliore soluzione per chi soffre di alopecia androgenetica, in altri casi dei piccoli accorgimenti, anche alimentari, possono aiutare a rallentare il processo di caduta.

La perdita dei capelli si combatte anche a tavola

 La salute del nostro organismo è importante e deve essere in perfetto equilibrio. Tanto fa l’alimentazione, troppo spesso sottovalutata eppure così importante anche per la caduta dei capelli.

Nel corso degli anni molteplici studi hanno messo in evidenza che la perdita dei capelli si combatte anche a tavola. Come? Scegliendo i nutrienti e gli alimenti giusti. Quando ci si guarda allo specchio e si nota un diradamento dei capelli si tende a preoccuparsi. In molti casi, è bene sottolinearlo, la perdita repentina dei capelli è causata dall’alopecia androgenetica. In questo caso, l’unica soluzione per avere nuovamente una chioma sana e fluente è il trapianto di capelli.

Tuttavia, se si tratta di altre forme di alopecia, la soluzione potrebbe essere un cambiamento di dieta. Si dovrebbero introdurre nella propria alimentazione tutti quegli alimenti che permettono di ottenere dei visibili miglioramenti per i capelli e che, quindi, li fortificano.

Questi devono sostanzialmente contenere alcuni specifici nutrienti come, ad esempio, i diversi tipi di vitamine ma non solo: anche i minerali, gli acidi grassi Omega 3, lo zinco e la biotina sono essenziali senza dimenticare, naturalmente, gli antiossidanti che rallentano l’invecchiamento cellulare.

Tra gli alimenti da preferire per la salute dei capelli ci sono, quindi, tutti quelli che contengono delle buone concentrazioni di questi nutrienti e che sono ottimi per avere una chioma sana e forte e anche per rallentare il processo di caduta in attesa di una soluzione definitiva.

Consumare questi cibi permette ai capelli di avere una nuova vita. Quali sono? Ecco una serie di idee. Di sicuro i legumi e, in particolare, lenticchie e fagioli sono alimenti da preferire nella propria dieta, poiché ricchi di biotina.

Non solo: anche il salmone fa molto bene, poiché ricco di Omega 3 e vitamine B12 e D, ma anche di proteine e ferro. Chi non ama questo pesce può preferire merluzzo, branzino, sardine, sgombro o anche la trota.

Molto bene anche le noci e la frutta secca in generale. Naturalmente questa va assunta senza esagerare. Così come i pistacchi e le mandorle, le noci sono conosciute per il loro contenuto in termini di ferro, magnesio, potassio e molte altre sostanze benefiche per i capelli. Non solo, le noci contengono anche vitamina B5 ideale per combattere forfora e capelli bianchi. Un vero toccasana.

Ricchi di vitamine anche i cetrioli e le carote che non solo fanno bene al nostro organismo, ma ai capelli in particolar modo. Si tratta, quindi, di alimenti da consumare con regolarità, così come anche i cereali integrali, gli spinaci, le cipolle e tutto ciò che è ricco in termini di vitamine e presenta sostanze in grado di bloccare i radicali liberi.

Mangiare bene significa stare bene e questo influisce in maniera positiva anche sui capelli.

Autismo: cosa è e quali sono i sintomi 

L’autismo è una malattia insidiosa e poco conosciuta, nonostante sia un disturbo del neuro sviluppo molto più comune di quanto non si possa pensare. 

Si stima che ci siano più di 70 milioni nel mondo che soffrono di autismo, e negli ultimi anni il numero sta salendo. Questo tipo di disturbo è molto complesso e richiede un approccio multidisciplinare che può aiutare a migliorare in modo significativo la vita delle persone che ne soffrono. 

Ma che cosa è l’autismo? L’autismo consiste in un disturbo dello sviluppo neurologico che insorge tipicamente nei primi 18-36 mesi di vita di un soggetto, e che coinvolge sia linguaggio che interessi e comunicazione sociale. 

L’autismo è inserito all’interno della categoria di disturbi dello spettro autistico, all’interno del DSM V, e consiste in una malattia che modifica il modo in cui una persona vede la realtà. Questo ha un impatto diretto sullo sviluppo del cervello, e quindi sul comportamento e sulla comunicazione, sia quella verbale che non verbale. 

Ma quali sono i sintomi dell’autismo, e come si può riconoscere questo tipo di disturbo? 

Abbiamo posto alcune domanda alla Dott.ssa Cinzia Mamelli (cinziamamelli.it) Psicologa e psicoterapeuta, che ci spiega che questa patologia è molto complessa e riconoscerla non è semplice soprattutto perché spesso si manifesta quando il bambino è molto piccolo.  

Sintomi dell’autismo: quali sono? 

L’autismo si manifesta con molti sintomi diversi e comunque non con un impatto uguale su tutti gli individui. 

Alcuni sintomi si possono manifestare dai primi anni di vita del bambino, e alcuni dai primi mesi. Ad esempio il bambino non mantiene il contatto degli occhi con la mamma, non risponde alla mimica facciale (sorrisi, ad esempio) e non prova a prendere gli oggetti, non riesce ad imitare i suoni che sente né ne produce di suoi. 

Questi sono i primi sintomi che possono far nascere qualche sospetto nei genitori, e che possono richiedere poi visite più approfondite. 

Altri sintomi dell’autismo sono delineati dal DSM V, secondo cui si nota un deficit nella reciprocità emotiva, cioè la persona che è autistica fa fatica a intrattenere relazioni (anche una conversazione) con gli altri, non ha gli stessi livelli di condivisione o comprensione delle emozioni né degli interessi. Le persone autistiche limitano lo sguardo diretto e la comunicazione non verbale, hanno difficoltà ad adattare il loro comportamento nelle varie condizioni sociali nelle quali si trovano. Non è raro che sia presente anche un disturbo del linguaggio. La persona che soffre di autismo spesso segue dei rituali specifici, ad esempio percorre sempre la stessa strada, tende a mangiare lo stesso cibo, e difficilmente cambia routine. Può essere presente un uso stereotipato di movimenti (battere le mani), usare gli stessi oggetti, oppure ripetere le stesse frasi, annusare o toccare oggetti in modo compulsivo. 

 Dall’autismo si guarisce?

 Dall’autismo non è possibile guarire. Questo disturbo non prevede terapie atte a far guarire la persona ma c’è un approccio che può aiutare a migliorare le condizioni delle persone con autismo. 

Si compone di tre fasi, la prima di osservazione del comportamento, la seconda per analizzare le reazioni nel comportamento, elaborare infine degli schemi unici personali per modificare detto comportamento. Questo metodo richiede spesso l’intervento di una equipe di medici e esperti del comportamento che possono aiutare a modificare alcuni schemi tipici, migliorando la vita sociale e personale del soggetto che soffre di autismo.

Tutto quello che si deve sapere sull’alopecia androgenetica: cause e rimedi

Spesso si tende a pensare che chiunque perda i capelli sia stato colpito da alopecia androgenetica. Non sempre è così. Esistono vari tipi di alopecia e sono tutti da conoscere e analizzare e, soprattutto, hanno come conseguenza la caduta dei capelli.

Una prima, grande differenza tra l’alopecia androgenetica e le altre tipologie è che nella prima la situazione è irreversibile. Cosa significa? Che i capelli non ricresceranno spontaneamente come, invece, potrebbe accadere nel caso di alopecia da stress. Questo perché alcune cause della caduta dei capelli possono essere risolte, essendo transitorie, mentre altre purtroppo provocano dei danni irreversibili.

Niente paura, però: il trapianto di capelli è la soluzione all’alopecia androgenetica e, ad oggi, è diventato meno invasivo rispetto al passato.

Alopecia androgenetica: cos’è e come riconoscerla

 L’alopecia androgenetica è quella che più comunemente viene definita calvizie. Attorno a questo termine c’è grande confusione. Di solito si tende a individuare la calvizie in qualsiasi individuo senza capelli, ma non sempre si tratta di alopecia androgenetica e sarebbe preferibile cercare di capirlo, così come sarebbe utile individuare le cause che hanno portato a quella condizione.

Ad ogni modo, le cause dell’alopecia androgenetica sono individuabili nell’attività della 5 alfa reduttasi di tipo II, che è deputata a trasformare il testosterone in diidrotestosterone. Cosa può provocare un cattivo funzionamento della 5 alfa reduttasi di tipo II? Le cause sono differenti: si va dalle terapie con androgeni a endocrinopatie, da ipotiroidismo alla menopausa, passando per varie patologie che affliggono le ovaie. Da qui emerge un primo, chiaro dato: l’alopecia androgenetica non colpisce solo gli uomini, ma anche tantissime donne. Solo che in queste ultime il problema si manifesta più lentamente e in zone della testa differenti.

 Possiamo, quindi, affermare che nonostante tanti falsi miti sono gli ormoni androgeni che si trovano nei bulbi dei capelli a dare origine a questa tipologia di alopecia che, lo ripetiamo, non è la sola.

 Come ci si accorge di essere affetti da alopecia androgenetica? Nella maggior parte dei casi i capelli iniziano a diradarsi a partire dalla regione frontale e nel vertice. La zona della corona rimane quasi sempre immune da caduta. Questo è ottimo per chi desidera un trapianto con tecnica FUE. In questo caso, infatti, si parla di autotrapianto e vengono estratti alcuni capelli sani da una zona donatrice. In seguito si passerà alla fase successiva, che prevede l’inserimento dei capelli sani nelle zone in cui invece mancano.

Il risultato sarà assolutamente naturale e i capelli riprenderanno a ricrescere come in precedenza. Guardando le foto di persone che hanno optato per questo tipo di trapianto è impossibile notare una differenza netta tra il prima della caduta dei capelli e il dopo l’intervento.

 Si tratta, quindi, della migliore soluzione possibile alla calvizie. Possono ricorrervi sia le donne che gli uomini senza problemi. Solitamente, affidandosi ai migliori professionisti del settore, sarà possibile ottenere un approccio personalizzato al problema, così da cercare quella che è la migliore soluzione possibile per ottenere nuovamente una chioma forte e sana.

Scegliere la migliore clinica per il trapianto di capelli è importante, così come lo è affidarsi nelle migliori mani che ci siano. Un bravo tricologo è in grado di fare dei veri miracoli per chi soffre a causa della calvizie.

Il trapianto di capelli come unica soluzione all’alopecia: sì o no

Quando si parla di alopecia si entra in una sorta di campo minato. Un argomento che preoccupa e fa paura perché della perdita dei capelli ne risente anche l’aspetto psicologico.

Se ci si guarda allo specchio e si nota di aver cominciato a perdere i capelli, il primo sentimento è quello di sconforto. Senza dubbio si tratta di un problema da tenere sotto controllo e, soprattutto, quello che si deve fare è cercare le cause dell’alopecia. Non sempre, infatti, si tratta di alopecia androgenetica e nel caso in cui la caduta sia causata da stress, cattive abitudini o sbalzi ormonali, si può cercare di fare qualcosa per ristabilire la situazione e far ricrescere i capelli.

Ma cosa accade se la situazione è, invece, compromessa e si tratta di alopecia androgenetica che, quindi, non è curabile con prodotti specifici o altri strumenti? In questo caso il consiglio deve ricadere solo ed esclusivamente sul trapianto di capelli. 

Tutto sul trapianto di capelli

Se si ha la possibilità di leggere le testimonianze di chi ha già effettuato il trapianto di capelli aiuta a capire che, nel corso degli anni, le cose sono cambiate eccome. Non si tratta più di quell’intervento che faceva spavento qualche anno fa, per il suo essere invasivo e doloroso, bensì di un qualcosa di decisamente nuovo.

Oggi come oggi, il trapianto di capelli è visto come una soluzione che sempre più persone sono felici di prendere. Questo soprattutto grazie alla presenza di cliniche specializzate in Turchia che sono all’avanguardia dal punto di vista delle tecniche utilizzate, dei macchinari e competitive per quel che concerne i prezzi.

Chi ha già vissuto questa esperienza parla di un risultato naturale che permette di tornare a guardarsi allo specchio con la stessa soddisfazione di prima. Di tutto questo ne risentono, naturalmente in maniera positiva, anche le relazioni sociali. Una persona che perde i capelli tende a isolarsi e ad allontanare anche le persone care, vedendosi brutta e poco attraente.

Ecco perché è necessario andare a individuare una soluzione che sia effettivamente efficace e in grado di dare dei risultati tangibili. Una delle dichiarazioni più ricorrenti riguarda proprio il fatto che spesso nessuno si accorge di un trapianto di capelli. Quello che i pazienti apprezzano è proprio questo: se si sceglie la giusta clinica in cui operarsi si può avere la sicurezza di un effetto naturale che non permette di distinguere un trapianto da una chioma naturale.

Se si soffre di alopecia androgenetica e la propria situazione non è reversibile, per tornare ad avere i capelli si deve ricorrere al trapianto di capelli e lo si deve fare senza remore. Naturalmente, nei casi più estremi, assieme al trapianto è necessario anche un buon intervento di sostegno dal punto di vista psicologico. La psicoterapia funziona anche in questo caso? Sì. Si tratta pur sempre di un valido aiuto per chi soffre per la perdita di capelli e non riesce ad accettare la sua nuova condizione di persona con una chioma non più fluente.

Come sempre, tutti i problemi connessi alla salute, in questo caso a quella dei capelli, possono destare non poca preoccupazione. Niente paura, però, perché la soluzione a tutti i problemi potrebbe essere dietro l’angolo e si chiama trapianto.