Il materasso antiacaro certificato: dalle caratteristiche ai benefici

Starnuti e raffreddore anche nei mesi caldi vengono attribuiti giustamente ad allergie, ma quello che non si pensa è che queste si possano sviluppare mentre si dorme la notte a causa della polvere e degli acari che si annidano all’interno dei materassi su cui si riposa.

Ci sono dei rimedi a queste cause e una delle più importanti risiede nella scelta del materasso in modo da limitare il più possibile la proliferazione di questi animaletti. Leggi l’articolo e approfondisci l’argomento su questa guida di Materassi Valsecchi.

Caratteristiche dei materassi antiacaro

Le parole antiacaro e anallergico sono molto di moda, un po’ sotto la spinta dei produttori di materassi e un po’ a causa dell’aumento di fenomeni di allergia. Complice l’inquinamento, la percentuale di persone che soffrono di asma, sinusite e raffreddore da allergia è in continuo aumento e questa tendenza non sembra che voglia arrestarsi.

Questi fenomeni sono dovuti alla presenza di polvere soprattutto in casa, luogo in cui si passa molto tempo e in cui sono presenti animali, ospiti che vengono dall’esterno e in cui si accumulano oggetti che possono raccogliere polvere. Gli acari o, meglio, le loro feci sono un materiale particolarmente allergizzante e vivono nella polvere che è fatta di pulviscolo ma anche di pelle morta che si stacca, capelli, unghie ecc. Gli animaletti si nutrono di questo materiale biologico e defecano dando origine ai disturbi degli esseri umani.

I materassi antiacaro devono essere fatti in modo da non trattenere la polvere e i residui del corpo umano affinché la loro struttura non si possa trasformare nell’habitat ideale per gli acari.

Questo si ottiene con un materiale sintetico che non è ospitale per gli animaletti infestanti e con l’alta densità della struttura. Si possono anche dotare di sistemi battericidi per evitare che si annidino al loro interno.

Occorre ricordare che come tutti gli esseri viventi, anche gli acari hanno bisogno di acqua e di umidità. Per questo motivo proliferano maggiormente in estate in presenza di sudore e di afa. Ogni giorno gli acari raddoppiano di numero e, per questo, in pochi giorni il fastidio può diventare intenso. Il materiale sintetico, normalmente, trattiene una minor quantità di acqua e permette di ovviare in parte a questo problema.

La certificazione che un materasso possiede dipende essenzialmente dalla sua composizione e si basa sulla possibilità di essere ambiente fertile per i microrganismi. Ad ogni modo, un materasso deve avere anche altre caratteristiche oltre ad essere antiacaro e questo si traduce in caratteristiche di sostegno alla colonna vertebrale e alla traspirabilità. Quest’ultima può essere utile per far evaporare l’umidità che è rimasta all’interno della struttura.

Tipi di materassi antiacaro

I materassi antiacaro possono essere fatti in vari materiali. Il memory foam, costituito principalmente di poliuretano espanso è completamente sintetico e non favorisce il proliferare degli acari. È particolarmente denso e non lascia molto spazio all’annidarsi della polvere e quindi degli acari. Allo stesso tempo ha caratteristiche di sostegno anche se non di grande trasferibilità.

Un altro tipo di materasso antiacaro è quello in lattice, che è costituito da un materiale che non è completamente sintetico. Per questo è un po’ meno efficace nel limitare la proliferazione degli acari, anche se la sua struttura non permette di essere invasa facilmente da colonie di insetti, per quanto piccoli.
Un terzo tipo è quello in schiuma di poliuretano espanso che è la base del memory foam. Questo implica una composizione del tutto sintetica e la possibilità di rendere molto difficile l’insediamento degli acari al suo interno. Per questo motivo viene associata questa tipologia alla parola anallergico.

Ci sono poi trattamenti particolari cui può essere sottoposto un materasso al fine di renderlo antiacaro. Il più importante ed efficace è il Silver Care agli ioni d’argento. La carica positiva degli ioni neutralizza quella negativa dei batteri rendendoli inoffensivi. Inoltre, il prodotto rimane leggermente caricato di elettricità e, per questo motivo, favorisce il sonno.

Un altro tipo di trattamento è quello Greenfirst che si basa su oli essenziali di lavanda, eucalipto e limone. In questo caso, è l’azione combinata di questi elementi naturali che permette di neutralizzare i batteri.
Entrambi i trattamenti resistono ai lavaggi fino ai 60° e sono interessanti perché si possono scegliere liberamente le altre caratteristiche del materasso. In questo modo si può far diventare antiacaro anche un materasso a molle, ma quest’ultimo può essere reso antiacaro anche attraverso rivestimenti antiacaro che impediscono l’ingresso nella struttura profonda dei residui corporei come delle uova degli acari.

Benefici dei materassi antiacaro e consigli per un buon riposo

Dormire su un materasso antiacaro permette di riposare meglio grazie all’assenza di questi animaletti che infastidiscono nella respirazione soprattutto chi è allergico ma anche chi non lo è. Il riposo è fondamentale per essere al mattino energici e pronti ad affrontare la nuova giornata. I materiali che permettono di minimizzare l’attacco da parte degli acari possiedono anche altre caratteristiche come il sostegno della colonna vertebrale e l’elasticità anche se si tratta di materiali completamente sintetici.

Per ottimizzare l’utilizzo di questi sistemi di riposo è buona norma cercare di evitare la possibilità di altri pericoli. Così le lenzuola devono essere cambiate almeno una volta la settimana ed è opportuno che vengano lavate almeno a 60°. È bene, poi, evitare ristagni di umidità e, per ottenere questo, è necessario arieggiare la stanza ed esporre materassi e cuscini all’aria aperta. Questo è vero in particolare in estate e in inverno, poiché gli acari non sopportano l’eccessiva secchezza del riscaldamento solare come le temperature troppo rigide. Anche coperte e piumoni sono terreno fertile per gli acari e, anche in questo caso, è preferibile optare per materiali sintetici piuttosto che lana o piuma d’oca.

Fondamentale è controllare periodicamente il materasso perché le sue caratteristiche non durano per sempre. Memory foam, schiuma in poliuretano e lattice soffrono trazioni e flessioni che creano rotture all’interno della struttura del materasso, formando lo spazio per le colonie di animaletti. Bisognerà, in questo caso cambiare il materasso.

Se il prodotto è stato trattato con qualche sistema superficiale come gli ioni d’argento è necessario tenere conto delle indicazioni del produttore sulla durata dello stesso trattamento e provvedere a rinnovare il trattamento o cambiare il materasso quando questo scade.

È buona norma non mettere il materasso a diretto contatto con il pavimento e prestare attenzione ai segnali di umidità nella stanza e nella casa, provvedendo ad eliminare muffe, funghi e altre proliferazioni batteriche.

Fashion ai tempi del Covid: quali mascherine abbinare a ogni occasione

A partire dai primi mesi del 2020 si sono diffusi molto di più rispetto al passato diversi dispositivi di protezione e prevenzione, per contrastare il contagio da parte del Covid-19. Stiamo parlando soprattutto di gel disinfettanti a base di alcool e delle mascherine che utilizziamo quotidianamente per coprire naso e bocca. Non è un caso che siano nati anche diversi punti vendita specializzati, che si possono trovare sia nei centri commerciali che su internet. Bisogna intanto capire come scegliere i giusti DPI online, prima di effettuare un acquisto. È ormai chiaro a tutti quanto siano importanti questi prodotti, le mascherine, in particolare, hanno raggiunto lo status di accessorio irrinunciabile e di tendenza, che si può coordinare all’abbigliamento. Ecco perché può essere utile acquistarle attraverso rivenditori specializzati che meritano fiducia. Questo permette di essere alla moda senza compromettere la salute individuale e di chi ci circonda.

Le caratteristiche delle mascherine antivirus

A poco più di un anno dall’inizio dello stato pandemico, si trovano in commercio diversi tipi di dispositivi volti a proteggere da eventuali contagi. Ma esiste un principio su cui si basa una mascherina antivirus, per essere considerata efficace? Innanzitutto va analizzato lo scopo per cui bisogna indossare questo tipo di protezione, creato per trattenere i microrganismi contenuti nelle gocce di aerosol. Si tratta della saliva e del muco che possono essere espulsi attraverso la normale attività di respirazione, oppure parlando, starnutendo o tossendo. Sono proprio queste goccioline, le responsabili del trasporto dei batteri e dei virus presenti all’interno dell’organismo di un essere umano. Dal momento che tendono ad essere microscopiche, queste particelle sono difficilmente individuabili a occhio nudo. Questo non significa che non possano rappresentare un rischio per la salute privata e pubblica. A fronte di ciò, le mascherine antivirus risultano essere un metodo di protezione per le persone con cui abbiamo a che fare ogni giorno. Inoltre denotano anche un certo grado di rispetto per le condizioni altrui. D’altro canto, ciò che viene filtrato non è solamente quanto proviene da chi indossa il dispositivo. Infatti le mascherine schermano sia la bocca che il naso dagli agenti esterni che possono danneggiarci. Basta pensare non solo ai batteri e ai virus, presenti ovunque, ma anche a quegli elementi legati a smog, inquinamento e polveri sottili.

Per risultare efficace, la mascherina antivirus ideale ha una struttura costituita da più livelli stratificati. Un alto grado d’importanza è dato alla capacità di filtraggio, che può variare a seconda del tipo di modello che decidiamo di indossare. C’è anche un altro aspetto che va tenuto in considerazione, ovvero la quantità di usi che si può fare di un singolo dispositivo prima che risulti inefficace. Proprio per questo gli esperti suggeriscono di scegliere mascherine usa-e-getta, che vengano buttate dopo una sola applicazione. Si tratta di una pratica che può permettere di isolare gli elementi entrati in contatto con agenti che potrebbero propagare il contagio. Inoltre, bisogna prendere in esame anche gli strati interni della mascherina, in particolare quello che si trova a contatto diretto con la pelle del volto. Del resto, stiamo parlando di un accessorio che ci si potrebbe trovare a indossare per un lungo arco di tempo, soprattutto se si usa sul posto di lavoro. Quello che caratterizza una mascherina antivirus di qualità, dunque, è la scelta dei materiali. Compresi gli elastici, che non devono risultare eccessivamente in tensione per evitare le escoriazioni nella zona di pelle che si trova dietro alle orecchie.

Mascherine in tessuto: possono essere indossate?

Come abbiamo visto, la tipologia di dispositivi di protezione facciale più sicura è costituita dalle mascherine monouso. Gli esperti consigliano in particolare quelle caratterizzate dalla nomenclatura FFP, che siano del tipo 2 o 3. Allora come mai si trovano in commercio anche le versioni di tessuto? È facile intuire che non si tratta di opzioni che nascono per essere gettate nell’immondizia dopo il primo impiego. Questo vuol dire che possono risultare meno efficaci? In parte è così, ed è per questo che negli ambienti più a rischio, come gli ospedali, viene chiesto di accedere solamente se si indossa una mascherina chirurgica, che andrà buttata all’uscita. Va comunque tenuto presente che si possono prendere degli accorgimenti, per potenziare la capacità di filtraggio delle mascherine antivirus lavabili.

Innanzitutto, sarebbe una buona abitudine quella che prevede che il dispositivo riutilizzabile venga igienizzato dopo ogni uso. A questo proposito, potreste scegliere di acquistarne una discreta quantità, magari di diversi colori. Così facendo, avrete ampia scelta anche nel momento in cui vorrete abbinarle al vostro look, magari creando un gioco di contrasti o nel momento in cui punterete su una singola tonalità. Va aggiunto che la maggior parte delle mascherine che sono realizzate in tessuto dispongono di uno scompartimento. Solitamente si tratta di una tasca, posizionata tra gli strati di stoffa, all’interno della quale è possibile posizionare un filtro usa-e-getta. Se così non fosse, non dovrete preoccuparvi, perché c’è una soluzione a tutto. In questo caso specifico, basterà indossare un dispositivo di protezione monouso a contatto con il viso, per poi coprirlo con la mascherina di tessuto. Questa, in realtà, potrebbe rivelarsi un’opzione efficace e stilosa. Ad esempio a una mascherina FFP3, ovvero quella che è considerata più sicura, può essere sovrapposta una copertura in tessuto. Tenete conto di un dettaglio che può risultare fondamentale, il tessuto può essere personalizzato, magari con una stampa o un ricamo. Quindi potete acquistare online diverse mascherine, puntando su un negozio specializzato e garantito, e usarle individualmente o combinate. Questo non solo vi farà apparire come persone civili e responsabili, ma vi permetterà di aggiungere un tocco personale a un accessorio irrinunciabile.

Le trappole per le processionarie: scopriamole insieme

La processionaria del pino (Thaumetopoea pityocampa), è un lepidottero dalla colorazione rosso/grigia, che trae nutrimento dalle foglie dei pini o da altre conifere.

Oltre ad essere un infestante molto aggressivo in quanto può portare alla totale defogliazione dell’albero che lo ospita, è anche pericoloso per l’uomo e per gli animali domestici. Infatti il loro corpo è ricoperto di peli urticanti, che disperdendosi con estrema facilità possono provocare reazioni allergiche ed epidermiche, come irritazioni cutanee, congiuntiviti e asma.

Per questo è molto importante intervenire per debellare l’infestazione, attraverso l’utilizzo dei giusti prodotti, come le trappole per le processionarie.
Esistono due tipologie di trappole per le processionarie:

  • le trappole meccaniche;
  • le trappole a feromoni

É importante utilizzarle nel modo e periodo corretto per una buona riuscita nella disinfestazione delle processionarie.

Le diverse tipologie di trappole si possono acquistare online, ad esempio su Gogoverde.it, nella sezione specifica “Trappole e Ferormoni per cattura”.

Trappole meccaniche

Trappola speciale per la cattura del bruco processionaria del pino

Questa trappola è adatta per alberi aventi un diametro che va da cm 10 a cm 30.
È utilizzabile senza feromoni in quanto è una trappola 100% meccanica.

Il corretto utilizzo di questa trappola per le processionarie è assai importante per debellare le larve processionarie del pino, questa va posizionata sul tronco dell’albero, cosicché la trappola possa catturare i bruchi nella loro discesa lungo il tronco in fila indiana, quando devono raggiungere il suolo per interrarsi.

Questa trappola ha differenti vantaggi in quanto è riutilizzabile innumerevoli volte, si adatta in modo semplice al tronco, ha un’installazione veloce.

La trappola va utilizzata da dicembre a maggio, ovvero quando è in atto il ciclo biologico delle larve di processionaria.

Trappola maxi per processionaria del pino

Come la trappola precedente anche questa va utilizzata senza l’utilizzo di feromoni, perché è totalmente meccanica. È indicata per alberi che hanno un diametro che va da cm 30 a cm 65, e si utilizza nel periodo da dicembre a maggio per l’eliminazione delle larve da processionaria.

Trappole a feromoni

Trappola biologica universale a feromoni

Nel periodo che va da maggio a dicembre avviene l’accoppiamento delle processionarie, per questo motivo si dovrà usare la trappola a feromoni, in modo da poter catturare i maschi e limitare l’accoppiamento e la conseguente nascita delle larve. Per utilizzare questa trappola universale è necessario l’uso dei feromoni contro la processionaria del pino di Presto Bio, in cui andranno posizionati all’interno degli appositi cestini porta feromone.

Trappola universale a feromoni per insetti 3 in 1

Questa trappola a feromoni è indicata per la lotta contro tre tipologie distinte di insetti, tra cui la processionaria.

Fondamentale è l’utilizzo dei feromoni contro la processionaria del pino, che andranno riposti nell’apposito scomparto.

La trappola a feromoni va utilizzata nel periodo del volo delle processionarie, ovvero quando avviene l’accoppiamento. La trappola cattura i maschi così da impedirne la fecondazione delle femmine e la relativa nascita delle larve urticanti.

2 capsule a feromoni contro la processionaria del pino

Per l’utilizzo delle trappole a feromoni viste in precedenza, ovvero: trappola a feromoni universale e trappola a feromoni 3 in 1, è fondamentale per il loro funzionamento e buona riuscita della disinfestazione delle processionarie, l’uso dei feromoni.

Come utilizzare la trappola per le processionarie in modo sicuro?

Bisogna tenere presente che le larve della processionaria sono urticanti e molto pericolose per la salute dell’uomo e degli animali. Dunque durante il loro utilizzo è bene prestare molta attenzione, in particolare:

  • è molto importante evitare il contatto diretto con le larve, perché i loro peli sono urticanti;
  • la discesa delle larve dura un tempo non definito, dunque è bene lasciare le trappole fino alla fine della discesa e non procedere con la loro rimozione in anticipo;
  • posizionare le trappole ad un’altezza tale da proteggere i bambini;
  • quando si maneggia la trappola utilizzare sempre e in modo corretto i dispositivi di sicurezza, quali: occhiali, guanti e abiti idonei;
  • quando la cattura è giunta al termine la trappola va ritirata e sciacquata con abbondante acqua;
  • per l’eliminazione delle larve da processionaria bisogna procedere con il versare acqua calda, almeno 60° C, dentro la bottiglia contenente le larve.

Conclusioni

Le trappole per debellare l’infestazione da processionarie è un metodo molto utile per garantire sicurezza ai giardini e preservare i pini da defogliazione certa.

Dove vendere un’auto incidentata? Tutto quello che bisogna sapere

Subire un incidente con l’auto è sempre un grande problema, soprattutto per le spese di riparazione o per l’acquisto di un altro mezzo. E dove vendere un’auto incidentata? È possibile o ci sono dei rischi? Ecco tutto quello che bisogna sapere.

A chi vendere un’auto incidentata?

Un incidente d’auto comporta sempre dei fastidi sotto il piano economico, infatti anche se di salute si sta bene si potrebbe aver bisogno di comprare un’auto nuova. Non tutti sanno che è possibile vendere l’auto sinistrata ad aziende certificate che pagano in contanti oppure assegno (a seconda dell’entità del danno).

È un soluzione ottimale per non dover pagare i danni e recuperare anche dei soldi che fanno comodo, come anticipo per la nuova auto. Ma non è tutto, infatti  le auto che hanno subito un incidente sono fonte ghiotta di pezzi di ricambio con un costo basso di mercato, tanto che molte aziende e privati ne sono alla continua ricerca.

La vendita è fattibile e basta fare una mirata ricerca su Google per trovare le società che acquistano vetture incidentate, professionali e certificate. Il più delle volte valutano anche mezzi che hanno subito dei danni ingenti, valutandole al miglior prezzo.

Le persone che possono essere interessate all’acquisto sono aziende ma anche privati. Di norma le società sono interessate a questa auto perché hanno la possibilità di farle riparare a prezzo basso, rispetto a quelli che ci sono sul mercato, ottenendo un buon guadagno.

In tantissimi casi queste auto che hanno subito dei danni con un incidente vengono messe a posto e poi vendute al mercato estero. Le persone realmente interessate a questo business sono tante e pagano anche immediatamente.

Consigli vendita auto incidentata

Come accennato ci sono privati oppure aziende certificate. In alternativa ci possono anche delle concessionarie che offrono una permuta – con la differenza pagata in contanti se necessario – così che loro possano ottenere un guadagno dalla rottamazione.

Per la vendita dei una auto incidentata si dovranno presentare i documenti personali del proprietario in aggiunta a quelli dell’auto, con carta di circolazione e chiavi (anche la copia se in possesso).

Ma a cosa bisogna fare attenzione maggiormente? Prima di tutto rivolgersi solo a professionisti del settore per evitare i tanti truffatori che aspettano solo di mettere mano su una vettura sinistrata. Per evitare una possibile truffa cercare sempre sul web informazioni sull’acquirente.

Se ci si vuole affidare ad un privato allora sarà bene chiedere tutti i suoi documenti anche per il passaggio della proprietà (obbligatoria in ogni caso). Richiedere inoltre il pagamento con assegno circolare, evitando contanti falsi.

Se la vendita viene fatta con una azienda certificata, anche in questo caso fare una ricerca preventiva online assicurandosi di avere a che fare solo con società serie.

In ogni caso attenzione a tutti quelli che sono i segnali di rischio, come documenti mancanti oppure una fretta eccessiva nella conclusione dell’affare. Le truffe in questo settore non mancano, visto che tantissimi soggetti approfittano di una situazione non chiara e confusa.

Come scegliere la dimensione della tv

Una delle domande più frequenti nel momento in cui ci si pone davanti la scelta di un nuovo televisore è la seguente: “di quale dimensioni lo acquisto?” oppure “di quanti pollici ho bisogno?”

E bene si, scommetto che anche voi, almeno una volta nella vita, vi siete posti questo tipo di domande; ma andiamo con calma ed analizziamo quelli che sono gli aspetti di tenere in considerazione per quanto riguarda la dimensione di un nuovo TV.

Come spiega bene il sito Smart4K.it la prima cosa da tenere in considerazione è il budget, come ben sappiamo il prezzo di un televisore varia significativamente in base alla sue dimensioni ( e non solo, spesso il prezzo varia anche in base al tipo di tecnologie che vi sono implementate al suo interno); di norma possiamo dire che il prezzo è direttamente proporzionale ai pollici del televisore, ovvero, più sono i pollici dello schermo più il prezzo tenderà ad aumentare.

Il secondo aspetto da tenere in considerazione è la grandezza dalla stanza in cui andremo a posizionare lo stesso; anche l’estetica vuole la sua parte ed è bene cercare di armonizzare il televisore con l’ambiente che lo circonda. Proprio per questo motivo sarà importante evitare gli eccessi; infatti non è consigliabile acquistare un televisore di piccole dimensioni per ambienti molto grandi e allo stesso tempo è altrettanto sconsigliato acquistare televisori con superfici molto estese per spazi particolarmente ristretti.

Un altro aspetto che va assolutamente preso in considerazione è la distanza di visione tra lo spettatore e lo schermo stesso. Ogni televisore ha infatti una distanza di visione ottimale che varia in base alle dimensioni dello schermo (ma non solo, anche in base alla tecnologia del pannello); di norma più un televisore è grande più la distanza di visione risulta essere maggiore, per fare un esempio, è bene posizionare un televisore da 65 pollici ad una distanza superiore ai 2.5 metri rispetto al nostro punto di visione come ad esempio un divano oppure un tavolo con delle sedie. Allo stesso modo, se prendessimo in esame un televisore da 32 pollici la distanza ottimale risulterebbe ben inferiore rispetto ai 2.5-2.7 metri del 65 pollici, parleremmo infatti di una distanza ottimale di circa 1.5-1.7 metri.

L’ultimo aspetto che andremo ad analizzare sarà la risoluzione del pannello, che come vedremo influenzerà la nostra scelta. Ad oggi esistono sul mercato italiano diverse tipologie di risoluzione, le più diffuse sono quelle HD-ready, Full-HD e 4K; andando a ragionare in pixel la HD-ready ha una risoluzione di 720p, la Full-HD ne ha 1080 mentre la risoluzione 4K è, come dice la parola stessa, ben 4 volte superiore la risoluzione Full-HD. Il ragionamento che sta alla base è il seguente; una TV 4K, a parità di pollici, avrà dei pixel che saranno 4 volte più piccoli rispetto ad un televisore in 1080p, di conseguenza per vedere ogni singolo pixel su un TV 4K dovremmo sederci più vicino allo schermo. Quello che ne conseguirà sarà che saremo in gradi di poterci sedere più vicino ad un televisore 4K ed osservare una qualità di visione più che soddisfacente rispetto au un televisore Full-HD.

Luci per ufficio, come scegliere le soluzioni migliori

La scelta delle luci per ufficio è di fondamentale importanza per salvaguardare il benessere dei lavoratori. Le postazioni vanno infatti illuminate con le fonti luminose ottimali affinché la vista non venga affaticata e la concentrazione sia mantenuta.
Chi progetta l’illuminazione di uffici e aziende deve predisporre impianti che aiutino le persone a lavorare alle condizioni ottimali sia di sera e sia di giorno, sia in presenza di una luce naturale molto intensa e sia quando questa non c’è. Non a caso, l’illuminotecnica per uffici rappresenta una disciplina complessa, che richiede uno studio nei minimi dettagli nonché l’intervento di professionisti competenti che sappiano individuare le soluzioni perfette per ogni ambiente. Soluzioni che siano flessibili e personalizzate al tempo stesso, in quanto ogni ufficio è diverso dagli altri.
Vediamo come creare un impianto di luci per ufficio con i consigli di Aldo Camera, esperto in progetti di illuminotecnica per uffici, Retail e Ho.Re.Ca.

Progettare le luci per ufficio

Chi progetta impianti di illuminazione per i posti di lavoro segue le direttive contenute nella norma UNI EN 12464 – 1:2011.

Secondo la legge, il benessere e la salute del lavoratore devono essere prioritari, pertanto, per garantirli, bisogna mantenere tutte le condizioni necessarie a tutelare il confort visivo.

Ovviamente, oltre al rendimento visivo, le luci per ufficio devono favorire anche la concentrazione dei lavoratori e creare un ambiente consono alle mansioni che vi sono svolte. Le fonti luminose devono quindi essere più che sufficienti e, laddove non vi siano quelle naturali, devono intervenire quelle artificiali. Queste, però, non devono risultare fastidiose per la vista o creare spiacevoli effetti di abbagliamento o riflesso.

Nei prossimi paragrafi, diamo alcune dritte per guidare nella scelta delle luci per ufficio più idonee a creare un ambiente di lavoro che sia sempre stimolante e confortevole.

Luce diretta vs indiretta, naturale vs artificiale

Che tipo di fonte luminosa scegliere per illuminare le postazioni di lavoro in un ufficio? È infatti possibile optare per una luce diretta, ossia focalizzata in modo intenso su un oggetto (ad esempio una scrivania o lo schermo di un computer), oppure per una luce indiretta, che dona invece un’illuminazione più diffusa e uniforme nell’ambiente, con conseguente riduzione delle ombre. Il segreto per chi progetta impianti degli uffici sta nel trovare un equilibrio tra queste modalità.
Allo stesso modo, occorre equilibrare anche il rapporto tra luce naturale e luce artificiale. L’uso della prima è sempre preferibile (oltretutto, si tratta della scelta più sostenibile da compiere), specie quando proviene da fonti luminose collocate lateralmente rispetto alla postazione del lavoratore. Chi si occupa di progettazione di uffici e ambienti di lavoro dovrebbe quindi tenere in considerazione l’idea di dotare gli ambienti di finestre ampie e pareti a vetri, che aiutino la diffusione della luce naturale.
Per quanto riguarda invece la luce artificiale, è fondamentale che non crei l’effetto abbagliamento. Deve quindi trattarsi di fonti luminose che presentino i requisiti definiti dalla normativa EN12464-1 e devono poi essere collocate e inclinate in modo che il flusso luminoso non dia fastidio alla vista e illumini correttamente. Per il personale, si consiglia, inoltre, l’uso di lenti e monitor antiriflesso.

Un altro aspetto fondamentale che viene regolato dalla norma sopra citata riguarda la necessità di un’illuminazione uniforme e in assenza di ombre. Una fonte luminosa diretta e troppo intensa non contribuirebbe al mantenimento del confort visivo, in quanto l’occhio del lavoratore passerebbe da zone di luce troppo forte a zone d’ombra, affaticandosi.
Secondo gli esperti, la scelta ottimale per le luci per ufficio ricade su fari e lampade con ottiche larghe, che consentono appunto di distribuire meglio la luce nella stanza.

Come evitare il flickering

Il flickering rappresenta il fastidioso “sfarfallio” che si genera a causa degli sbalzi di tensione elettrica. Con il flickering si verifica una variazione molto rapida dell’intensità della luce, che l’occhio umano però non sempre percepisce. In presenza di tale fenomeno, quindi, la vista si affatica senza che la persona se ne renda conto.
Fortunatamente, la tecnologia, sotto questi aspetti, ha fatto passi da gigante: sul mercato sono infatti disponibili diversi prodotti che non causano lo spiacevole sfarfallio e che sono divenuti obbligatori in diversi contesti di lavoro, ad esempio negli ospedali.

Quale temperatura scegliere?

Un altro fattore importante nella scelta delle luci per ufficio è la temperatura colore, ossia la tonalità della luce. Il valore viene espresso in gradi Kelvin: la luce calda, che esalta colori come il rosso e l’arancio, si attesta sui 2.700 gradi, quella fredda, che esalta invece l’azzurro, si definisce sui 5.000 gradi.
Per l’ambiente di un ufficio è preferibile mantenere una temperatura di colore neutra, ossia bianca, che si ha tra i 3.000 e 4.000 gradi Kelvin. Questa tonalità, essendo la più vicina alla luce naturale, è anche la più adatta a garantire il confort visivo del personale degli uffici. Viene infatti percepita come confortevole, agevola il riposo degli occhi e il mantenimento della concentrazione.

Un altro valore da considerare quando si scelgono le luci per illuminare l’ufficio è l’indice di resa cromatica, ossia la capacità della luce artificiale di riprodurre i colori delle cose che illumina. Più l’indice è alto (in una scala da 0 a 100) e più la fonte luminosa è in grado di riprodurre fedelmente i colori dello spettro.
Secondo la norma UNI EN 12464-1, affinché la vista dei lavoratori sia tutelata, le fonti luminose impiegate negli uffici devono possedere una resa cromatica di almeno 80. A volte, è richiesto però un valore ancora più alto, specie in quei contesti lavorativi in cui alla luce è richiesta la massima precisione nella riproduzione dei colori. Parliamo, ad esempio, del settore tessile.

La scelta ecologica delle lampade per ufficio

Entriamo nel merito dei migliori dispositivi da scegliere per illuminare l’ufficio.
Come in altri contesti, anche in questo si consiglia l’uso di lampade a LED, soprattutto quando è necessario illuminare l’ambiente in modo uniforme e poco dispendioso. In generale, le lampade a LED rappresentano una scelta green, in quanto consentono di limitare i consumi, e sono anche più resistenti e durevoli nel tempo. Sono inoltre particolarmente indicate per gli ambienti in cui lavorano più persone in quanto sviluppano poco calore, sono molto versatili e funzionano anche a livelli di bassa potenza.
Nel caso in cui sia necessario fornire dei punti di luce diretta (ad esempio sulle scrivanie) si può optare per le classiche lampade alogene.

Infine, se oltre a tutelare il comfort visivo delle persone si desidera anche individuare delle soluzioni personalizzate e di design che contribuiscano alla valorizzazione estetica del luogo di lavoro, il suggerimento è quello di rivolgersi a un consulente esperto che tratti la luce come un complemento d’arredo integrandola perfettamente con l’ambiente. In questo modo, sarà possibile sia soddisfare l’esigenza prioritaria di creare un ufficio confortevole e sano che fare una scelta di stile per renderlo anche piacevole da vivere.

Le principali applicazioni della robotica swarm

La robotica swarm corrisponde ad un moderno sistema di intelligenza artificiale in grado di migliorare le condizioni di salute di ogni essere umano. Potrebbe sembrare un’esagerazione, ma non lo è assolutamente. Infatti, la sua importanza cresce passo dopo passo e fa in modo che tale sistema venga adoperato in una quantità elevata di applicazioni. Ecco alcune delle principali, con la chance di comprendere un mondo che può risultare essenziale per la nostra stessa sopravvivenza.

Cosa c’è da sapere riguardo alle origini della robotica swarm

A questo punto, arriva il momento di concentrarci sul ramo della robotica denominato swarm. Per conoscerlo a dovere, tocca partire dalla definizione di swarm intelligence, il cui significato letterale corrisponde ad intelligenza di sciame. Tale concetto viene applicato su basi prettamente artificiali e si focalizza su sistemi automatizzati di ultima generazione.

Entrando nei particolari e contestualizzandolo ai giorni nostri, il concetto di robotica swarm trae spunto dall’evoluzione naturale della specie e consente a diversi soggetti di vivere insieme in ambienti poco confortevoli. Il termine viene utilizzato a partire dalla fine degli anni ’80 e si fonda sullo studio di sistemi nati in seguito ad una coscienza e ad un’intelligenza di carattere puramente collettivo.

Nel ramo della robotica, lo swarm consente la creazione di sistemi costituiti da unità molto differenti tra loro e perfettamente autonome. Ciascuna porzione si affida ad un determinato algoritmo e ad un volume di informazioni, con un’interazione reciproca mediante tecniche fisiche o reti di comunicazione. è proprio l’organizzazione automatizzata a rendere sistemi simili sempre più performanti.

Quali sono le applicazioni essenziali della robotica swarm

A questo punto, non resta altro da fare che tornare alla tematica originaria, ossia quella relativa alle applicazioni principali della robotica swarm. Ormai questo concetto sembra destinato ad entrare a far parte di un ampio raggio di tecnologie di ultima generazione e il progresso appare inarrestabile.

In primo luogo, la swarm intelligence serve a risolvere una lunga serie di conflitti tecnologici. Dalla robotica alle telecomunicazioni, passando per le moderne implementazioni ACO, PSO e FSO e a vari problemi di combinatoria, il campo d’applicazione è
estremamente ampio e variegato, con la chance di trarre benefici rapidi e tangibili. Al tempo stesso, la robotica swarm favorisce lo sviluppo di modelli di evoluzione di varia natura, oltre a favorire la distribuzione di energia di ogni genere.

Dal controllo dei veicoli senza pilota alla programmazione di fabbrica, dagli scopi medici alla vita artificiale, senza dimenticare la gestione decentralizzata di vari tipi di vetture, la robotica swarm sembra destinata ad entrare nelle nostre vite in maniera prorompente. Tutto dipende da una corretta organizzazione dei singoli sistemi, molto simile ai principi grazie ai quali una comunità riesce a sopravvivere anche in condizioni di evidente disagio.

Per saperne di più riguardo alla robotica swarm e a numerosi altri elementi relativi all’intelligenza artificiale, puoi dare un’occhiata al sito Internet Tech4Future.

Come pulire il rasoio elettrico Braun

Sin dalla sua nascita, il rasoio elettrico ha rappresentato un vero e proprio alleato per coloro che hanno necessita di togliere un po’ di peli di troppo. Grazie alla sua facilità d’uso e alla possibilità di trasportarlo ovunque, ha completamente sostituito il rasoio normale, sebbene alcune persone continuino ad utilizzarlo.

In commercio ne esistono diversi modelli e di marche diverse, ma quelli più celebri sono della Braun.

La Braun è un produttore di elettrodomestici casalinghi e per la cura personale. Oltre a ferri da stiro e aspirapolvere, tale marca produce anche dei rasoi elettrici, i quali sono molto popolari soprattutto tra il pubblico maschile.

I motivi sono tanti: buona qualità del prodotto, rasatura ottimale, ampia scelta di lame e lunga durata. In poche parole, un vero e proprio gioiellino.

Ma queste caratteristiche positive possono scomparire se il dispositivo non viene pulito costantemente o se la sostituzione delle batterie del rasoio Braun non viene fatta correttamente.

Pulire il rasoio, sebbene sia un’attività scontata, è invece molto importante. In primis si migliora l’efficienza del dispositivo, poiché si eliminano tracce di peli o capelli che potrebbero inceppare le lame; poi si riduce la possibilità che si formino batteri cattivi, portatori di varie infezioni; infine si aumenta la longevità del rasoio, che opererà senza stress.

Una volta spiegato il motivo per cui bisognerebbe pulire regolarmente il rasoio, è il momento di passare alla parte importante: come farlo.

Quest’articolo spiegherà, nel dettaglio, come pulire perfettamente un rasoio elettrico Braun, riportando anche vari suggerimenti su come mantenerlo igienizzato e funzionante al cento per cento.

Pulire il rasoio elettrico – Consigli e procedure

Pulire il rasoio elettrico Braun è veramente un gioco da ragazzi. Ci sono due metodi per poterlo fare: acquistare una stazione di pulizia o lavarlo manualmente.

La stazione di pulizia consiste in un dispositivo ricaricabile con acqua e igienizzante, il quale pulisce il rasoio semplicemente infilandolo dal verso della lama. Visto che il processo avviene all’interno del dispositivo, non c’è neanche rischio che si bagni la superficie e il procedimento avviene in modo automatico.

Sul mercato ce ne sono di diversi modelli e marche, ma anche la Braun ne vende alcuni, fatti apposta proprio per i suoi rasoi elettrici. L’unico svantaggio è che alcuni prodotti potrebbero essere un po’ costosi, sebbene siano un vero e proprio investimento.

La seconda opzione, invece, è quella di lavarlo manualmente. In questo caso l’operazione è veramente semplice e non richiede neanche tanto tempo. Prima di cominciare, però, è bene ricordarsi di togliere la spina dalla corrente o di rimuovere le batterie dal dispositivo per evitare i danni.

Per pulire il rasoio elettrico Braun, qualsiasi esso sia, è necessario mettere la lama sotto acqua corrente calda, per far uscire peli o capelli fastidiosi. Uno spazzolino per rasoio può essere d’aiuto, mentre se i peletti o capelli non ci pensano proprio ad uscire, è possibile utilizzare uno spray detergente che lubrifichi le lame.

Questo tipo di pulizia dev’essere fatto almeno una volta a settimana, mentre è necessario effettuare, una volta al mese, una pulizia ancora più profonda di quella precedente.

Prima di iniziare, è essenziale ispezionare il rasoio per vedere se non ci sono crepe o piccole malformazioni: in caso negativo, è possibile procedere. Bisogna rimuovere le testine di taglio dal dispositivo e metterle a mollo, per due minuti, in una soluzione detergente apposita.

Nel caso non si abbia una soluzione per la pulizia del rasoio, è possibile ricorrere a dell’alcool o del sapone liquido. Dopo di ciò, lasciarlo asciugare e, nel mentre, effettuare una pulizia della superficie del rasoio con il pennellino per eliminare residui di capelli o peli. Una volta fatto questo, sarà possibile montare di nuovo le testine di taglio e lubrificare un po’ il rasoio, per farlo funzionare in modo ottimale. A questo punto non resta che testarlo e vedere come va.

Infine, è necessario notare che sul mercato esistono anche rasoi autopulenti e autolubrificanti. In poche parole, fanno loro il lavoro pesante e non c’è bisogno di pensare alla loro pulizia. L’unica raccomandazione è di sostituire le lamette ogni 18 mesi, visto che col tempo si danneggeranno e ridurranno anche la qualità della rasatura.

Conclusione

Da quanto letto nell’articolo, è possibile constatare che pulire un rasoio elettrico Braun è un’operazione facile e veloce. Inoltre non impiega tanto tempo: basta mezz’ora per mantenere igienizzato e sicuro il proprio rasoio. Tuttavia, prima di effettuare qualsiasi pulizia, è sempre consigliato controllare tra le istruzioni se ci sono delle procedure consigliate o se è già presente una guida apposita su come pulire il dispositivo.