Il purificatore d’aria cambia la casa

Accade spesso in Italia e nel Mondo che l’inquinamento dell’aria tende a superare in maniera significativa le soglie di sicurezza e i limiti stabiliti dalla legge.

Questo superamento avviene ogni anno in inverno specialmente nelle città della Pianura Padana, portando le persone a preoccuparsi maggiormente per la propria salute e chiedersi se ci sia qualche prodotto che possa aiutarli ad evitare un’eccessiva esposizione alle sostanze inquinanti.

Tra le soluzioni che vengono prese in considerazione c’è quella di acquistare un purificatore (o depuratore) per l’aria.

Il purificatore d’aria è quel dispositivo che assorbe l’aria della stanza nel quale viene installato, e tende a rimetterla in circolo dopo averla fatta passare attraverso un filtro.

Occorre capire ancor meglio come funziona questo dispositivo e soprattutto se sono efficaci per ridurre l’inquinamento dell’aria nelle case.

Un purificatore d’aria può essere impiegato unicamente in uno spazio chiuso, prevalentemente lo si usa in casa o in ufficio, la prima cosa da sapere è che, diversamente da quanto ci si può aspettare, l’aria che andiamo a respirare quando siamo al chiuso (in casa, al lavoro, in alcuni negozi che visitiamo) è in linea generale assai più inquinata di quella che respiriamo quando ci troviamo all’aperto.

Nei luoghi chiusi le fonti di sostanze inquinanti sono davvero tante, dall’inquinamento dovuto al traffico e la concentrazione di pollini si aggiungono tutte quelle sostanze prodotte da esseri umani e animali, tra cui:

  1. anidride carbonica che espiriamo,
  2. gocce di saliva che escono quando tossiamo o starnutiamo,
  3. peli,
  4. forfora,
  5. sostanze che provengono da processi di combustione quali la cottura dei cibi,
  6. sostanze derivante dal riscaldamento,
  7. fumo di sigaretta,
  8. incensi,
  9. candele

per citarne solo una parte. A questo elenco si vanno ad aggiungere le sostanze gassose che provengono dai materiali impiegati nella costruzione e nell’arredamento degli edifici, dai prodotti per la pulizia e da prodotti quali smalti, solventi, colle e antiparassitari e da tecnologie come umidificatori e condizionatori d’aria, vaporizzatori, sistemi di riscaldamento, frigoriferi, stampanti e fotocopiatrici ai quali si aggiungono ulteriori elettrodomestici. A questo sito puoi approfondire l’argomento e leggere una guida alla scelta del purificatore d’aria.

Osservando tutto questo, come può aiutarci un purificatore dell’aria?

Va fatta una premessa, nel complesso un purificatore non può risolvere totalmente l’inquinamento in casa.

I composti che vanno ad impattare maggiormente sulla salute degli esseri viventi sono i COV sigla che sta per: composti organici volatili, in sostanza dei composti chimici che hanno la loro caratteristica principale nella volatilità, a cui si aggiunge il PM sigla che sta per: particulate matter, ed identifica tutte quelle sostanze sospese nell’aria che hanno un diametro fino a mezzo millimetro, prodotte sia da fonti naturali quali i pollini, sia da fonti artificiali e antropiche quali industrie, riscaldamento o traffico, fine e ultrafine.

I filtri HEPA presenti sui purificatori più performanti, riescono a trattenere il PM fine e ultrafine, ma rispetto ai COV, che rappresentano una parte assai consistente delle sostanze presenti nell’aria delle abitazioni, possono fare davvero poco.

 

Nel mese di maggio 2019, Altroconsumo ha avviato dei test sui purificatori d’aria con una premessa, quella secondo cui non è stato di fatto dimostrato che i depuratori siano capaci di migliorare la salute delle persone sane, come non esistono prove che prevengano le malattie respiratorie.

In sostanza il test condotto scientificamente, ha dimostrato che chi soffre già di disturbi, in particolare chi è allergico a inalanti quali pollini, acari della polvere, muffe e via discorrendo, e che hanno sintomi che peggiorano quando si trovano all’interno della propria casa, può trarre giovamento dall’impiego di un purificatore, specialmente nel periodo di fioritura delle piante e quando vi sia una maggiore presenza di pollini nell’aria.

È bene quindi conoscere i dati scientifici prima di effettuare un acquisto di qualsivoglia apparecchio da mettere nella propria abitazione.

Giocattoli in legno: tradizione o cura dell’infanzia?

I giocattoli in legno sono un classico, ma anche una riscoperta che ci fa riflettere sul passato, sul come i nostri parenti giocavano e interagivano con oggetti realizzati in materiali naturali.

Non è un caso che anche in Italia si siano aperte delle gallerie e delle mostre che vedevano protagonisti questi giocattoli, proprio in virtù del fascino antico e ispiratore che ancora oggi influisce sulle nostre scelte.

Viviamo in una società iper razionale, che spesso dimentica il linguaggio non verbale, in tale linguaggio tipico dell’infanzia e che permane fin quando non interviene il linguaggio verbale per come lo intendiamo noi adulti, nei bambini lasciare un gioco fuori dalla cesta significa non solo evidenziare una dimenticanza, ci aiuta la psicologia dell’infanzia a comprendere al meglio questo linguaggio che un tempo riguardava anche noi.

Raramente tale “dimenticanza” o abbandono fuori dalla cesta avviene con giochi in legno.

Talvolta con i giocattoli in legno avviene un qualcosa di particolare, il bambino o la bambina li prediligono ad altri giocattoli, anche più moderni, sponsorizzati e promossi da marchi anche molto famosi.

I giocattoli “di una volta” particolarmente quelli in legno, stimolano il linguaggio della fantasia, dell’interconnessione, per cui aiutano a creare una personalità indipendente, curiosa e fantasiosa, bastano queste ragioni per sceglierli?

Certamente aiutano!

Ci poniamo una domanda:

“Tradizione o cura dell’infanzia?”

I giocattoli in legno sono entrambe le cose, in un approccio olistico la formazione ha anche a che fare con la parte emotiva del cervello, quella relativa alla fantasia, alla ricerca di linguaggi molteplici, che vengono sollecitati da questo genere di giocattoli.

E questa è una forma di cura dello spirito.

Giocare è la base dello sviluppo dei nostri figli, e non occorre soltanto a divertirsi o a soddisfare il capriccio di un momento, aiuta anche ad imparare a relazionarsi con gli altri e con l’ambiente che circonda i più piccoli, è una forma di interazione molto importante, per cui giocare con materiali vivi o prodotti artificiali assume una rilevanza specifica.

I giocattoli in legno stimolano la parte del cervello deputata all’immaginazione, come detto, e aiuta ad interconnettere con una serie di sensazioni, per cui se scegli di comprare e far comprare giochi in legno, opterai per questo “classico” mai diventato obsoleto sapendo che stimola caratteristiche innate che da altri giochi non vengono stimolate.

I giochi in legno sono anche molto resistenti, dal lato pratico questa caratteristica permette loro di distinguersi ulteriormente rispetto ad altri generi di giochi realizzati con materiali dalla dubbia durata.

Oggi viviamo in una realtà iper connessa e tecnologizzata, per cui i giocattoli in legno ci possono apparire erroneamente come “vecchi”, ad una prima osservazione, ma invece tali oggetti (anche da collezione per alcuni cultori) hanno animato il gioco dei più piccoli per anni ed anni, costituivano anche prodotti artigianali che portavano con loro una sapienza manuale e creativa che oggi in parte si è persa.

I giochi di un tempo rischiavano di perdersi, passando di moda, ma così fortunatamente non è stato.

Oggi stanno vivendo una nuova alba e molti genitori stanno acquistando questi “prodotti di un tempo” preferendoli ad altre tipologie di giocattoli tecnologici che non allenano la fantasia, nella maggioranza dei casi, e quindi non fanno sviluppare abilità se non quelle di dirigerli.

In un mondo quasi completamente digitalizzato, rivolgersi a giocattoli in legno può apparire anacronistico, ma in realtà non lo è affatto perché i giochi di questo tipo rispondono ad un bisogno primario, quello della scoperta di un modo di giocare, stimolando una forma di personalizzazione assente nei giochi tecnologici.

In conclusione, se ancora ti stai chiedendo la ragione per cui dovresti scegliere giocattoli in legno, sappi che questi, rispetto ad altri, promuovono una genuina creatività senza imporre schemi programmati e vanno a favorire lo sviluppo delle attività motorie primarie e anche della ricerca di soluzioni tipiche del cosiddetto “problem solving”, oltre che il pensiero laterale e come detto in precedenza, l’immaginazione.

Profumo intenso al caffè: quale scegliere

La primavera sta arrivando e così le belle giornate. Non è tutto rose e fiori purtroppo, per molte persone è anche un periodo di allergie e spossatezza.

È scientificamente dimostrato come gli odori che sentiamo influiscano sul nostro livello di energia e umore, pensiamo all’aromaterapia o semplicemente alla sferzata di energia che proviamo dopo aver annusato una foglia di menta.

Perché non sfruttare queste proprietà con un profumo da indossare tutti i giorni?

Un profumo al caffè magari!

Una novità? No di certo.

Il caffè viene usato nei rituali di bellezza fin dai tempi più antichi per le sue proprietà rinvigorenti e energizzanti.

Famose sono le beauty routine con i fanghi al caffè per migliorare la circolazione, inoltre i fondi di caffè vengono usati nella preparazione di cosmetici e creme antirughe come rivitalizzanti.

Ma il profumo che vantaggi può avere?

I vantaggi del profumo al caffè

Il profumo al caffè potrà sembrare un’utopia, eppure offre numerosi vantaggi:

  • Innanzitutto, è una profumazione insolita e sfiziosa perfetta per farsi notare.
  • Ha, come abbiamo detto, un vantaggio aromaterapico, stimola la produzione di serotonina e dopamina e dà energia.
  • Combatte la depressione stagionale e rafforza il sistema immunitario.

Se cerchi una scia indimenticabile che lasci le persone a bocca aperta il profumo al caffè è quello che fa per te.

Come si ottiene?

È facile dire profumo al caffè ma come viene prodotto?

La produzione del caffè rispecchia il rituale che ne contraddistingue il successivo consumo.

Il caffè si ottiene dai semi delle piante del genere Coffea tostati e macinati in una polvere finissima. È proprio questa che viene richiamata dalle note gourmand dei profumieri quando creano i profumi al caffè.

Un odore particolare, terroso e intenso che viene spesso stemperato da altre note più dolci e gentili.

Ciò che si ottiene sono fragranze intriganti e persistenti, perfette per chi desidera sperimentare con profumi artistici e di nicchia.

Un esempio perfetto di fragranza al caffè è il Profumo Montale Intense Cafè, uno dei bestseller della Maison profumeria di Montale, nata nel 1993 e prosperata fino ad oggi anche grazie all’intrinseca qualità delle materie prime usate, tra cui il caffè.

Intense Cafè è caratterizzato dalla nota intensa e persistente del caffè smorzata dalla componente avvolgente della vaniglia e dalla dolcezza della rosa.

Come riconoscere un profumo al caffè di qualità

Ecco alcune caratteristiche da cercare in un profumo al caffè di qualità:

  • La nota del caffè è percepibile ma non troppo intensa. È necessario un equilibrio tra le varie componenti di un profumo per renderlo di qualità. Molti profumi contengono pochissimo caffè per risparmiare tanto da rendere la nota impercettibile, altri esagerano e rischiano di rendere la fragranza troppo pesante.
  • L’aroma del caffè è persistente e non evapora dopo pochi minuti a contatto con la pelle. Questo vuol dire che il mix delle note profumate è stabile ed è stato studiato per durare nel tempo.
  • Il brand che l’ha prodotto utilizza materie prime di qualità ed è specializzato nella composizione di fragranze dai toni esotici e avvolgenti. L’odore di caffè può risultare pungente e scegliere una pianta di qualità, manipolare le note olfattive con maestria e raccoglierle in un profumo richiede un gran dispendio di tempo e risorse che spesso i brand commerciali non hanno.

Il profumo al caffè è perfetto per te

Questo tipo di fragranza non è per tutti.

Il profumo al caffè è perfetto per te se provi fascino per l’immaginario orientaleggiante di luoghi esotici e lontani, se ami il calore di una tazza di caffè durante le più rigide giornate dell’inverno e se non puoi fare a meno della sferzata di energia tipica della bevanda.

La complessità dell’aroma di caffè si svilupperà nell’arco della giornata, fondendosi sempre di più con la tua pelle e dando vita ad abbinamenti insoliti e camaleontici. Questo permette alla singola fragranza di essere distintiva sì ma di non annoiare mai, riproponendosi in mille varianti perfette per il giorno e la sera.

I distributori automatici di caffè al lavoro (e non solo) 

Il caffè è la bevanda calda italiana per eccellenza che abbiamo esportato nel mondo intero. Il nostro mitico espresso è considerato inimitabile, anche se esistono tantissime altre varietà di caffè, come ad esempio quello lungo, macchiato, il cappuccio, il decaffeinato e via dicendo. Qualsiasi sia la vostra scelta ed i vostri gusti, quello che è sicuro è che il caffè è ancora oggi simbolo della pausa e del relax nel mondo intero. Ecco perché negli uffici, scuole, locali pubblici e non spesso troviamo i distributori automatici di caffè che sono la scelta ideale per una piccola pausa piena di gusto.

La pausa caffè è un momento molto diffuso nelle nostre giornate, soprattutto nella routine italiana dove il caffè diventa anche il simbolo di un momento di relax e tranquillità, magari da condividere insieme. Inoltre fare piccole pause durante il lavoro rende più produttivi e permette al cervello di riposarsi. I distributori automatici sono perfetti per tutti i luoghi di aggregazione e permettono un guadagno sicuro e un prodotto di alta qualità da distribuire agli utenti. Si tratta di una soluzione perfetta, solo per fare qualche esempio, per uffici, ospedali, per scuole, negozi e non solo, si incontrano sempre più spesso anche distributori automatici di caffè e di alimenti anche nelle grandi città.

Se volete creare una zona relax nel vostro ufficio, non potete fare assolutamente a meno dei distributori automatici che saranno perfetti per regalare una pausa di gusto ai vostri dipendenti.

I distributori automatici di caffè sono quindi la soluzione perfetta per chiunque cerchi un macchinario ideale per la pausa in ufficio o in un altro locale, per spezzare la routine e per regalarsi un attimo di gusto, con tutto il sapore del caffè italiano. Permettono di avere sempre un ottimo caffè o anche altre bevande calde e fredde a portata di mano, per staccare dal lavoro e fare una pausa con i colleghi e per un attimo di tranquillità. Ma come funzionano i distributori automatici di caffè?

Lo abbiamo chiesto ai responsabili della azienda Tecnocaffè di Firenze, specializzata in distributori automatici di caffè, ed ecco che cosa ci hanno spiegato a riguardo.

 Come funzionano i distributori automatici di caffè

Vi siete mai chiesti quale sia il funzionamento di una macchina che fa il caffè in serie? Nulla di troppo complicato, al contrario di quanto potrebbe sembrare.

I distributori automatici di caffè funzionano in modo molto semplice. Il processo di erogazione della bevanda calda comincia per mezzo di una caldaia che scalda l’acqua a 100 gradi centigradi, e una quantità di acqua corrispondente al tipo di bevanda richiesta viene messa in camera di infusione, assieme agli aromi del caffè. Un funzionamento davvero semplice ma essenziale che ci consente di avere ogni giorno un caffè caldo nei nostri uffici.

Le cialde che vengono usate sono di alluminio o ottone, e per questo la manutenzione corretta delle macchinette del caffè è di fondamentale importanza per una bevanda dal gusto unico.

Ovviamente bisogna avere a disposizione distributori automatici di caffè di ultima generazione, moderne e con tante funzioni diverse per poter soddisfare anche gli utenti più esigenti.

Fondamentale per la giusta gestione dei distributori automatici di caffè è la pulizia e la manutenzione, che consentono di mantenere un prodotto di ottima qualità, ed ovviamente l’uso di miscele di qualità superiore per un caffè davvero gustoso e saporito. Le miscele di qualità sono sicuramente preferite dagli utenti che di conseguenza berranno più spesso il caffè dai distributori automatici di caffè: al contrario, miscele di scarsa qualità ed economiche potrebbero ben presto stancare gli utenti.

Come allestire un’officina mobile da soccorso stradale 

È il vero futuro del soccorso stradale, un mix di rapidità e convenienza che consente di evitare in molti casi di dover trasportare l’auto in panne dal meccanico. Stiamo parlando dell’officina mobile, una soluzione versatile che va diffondendosi in tutta Italia e che permette di poter abbattere i costi ed i tempi di riparazione in caso di guasto della vettura.

Nella maggior parte dei casi, l’auto in panne necessita di piccoli interventi tecnici che possono essere fatti anche a bordo strada, usufruendo di una soluzione come l’officina mobile. Il trasporto in officina non è sempre necessario, e come sappiamo, è spesso una grossa perdita di tempo e di lavoro. Ma portare sempre l’auto dal meccanico non è necessario, se è possibile usufruire di un intervento pronto a bordo strada grazie a soluzioni come l’officina su quattro ruote, che permette di risparmiare tempo e denaro.

Ecco perché l’officina mobile è una soluzione che consente in molti casi di procedere al soccorso stradale in tempi brevi e concisi, e se il guasto non è grave, direttamente in loco, dove è avvenuto il guasto.

Un’officina mobile quindi è una soluzione perfetta ad esempio per offrire un servizio ottimale ai clienti, perché consente un’assistenza stradale 24 ore su 24 pronta e rapida. Nei casi più semplici, non c’è bisogno di trasporto in officina perché è l’officina mobile a occuparsi della riparazione del veicolo. Laddove il trasporto dal meccanico si renda necessario, l’officina mobile è dotata di un gancio per traino in totale sicurezza. Insomma, una soluzione flessibile, conveniente e che consente di risparmiare davvero molto tempo. Ma come si allestisce una officina mobile? Ecco qualche consiglio utile se volete fare rotta su questo tipo di business.

Come allestire l’officina mobile: qualche consiglio utile

Per allestire il furgone in modo che possa trasformarsi in una officina mobile è necessario procedere a diversi tipi di lavorazioni speciali, aggiungendo per esempio sistemi di illuminazione per il soccorso anche serale e notturno, banchi di lavoro e scaffali altamente organizzati dove inserire tutti gli strumenti necessari per il pronto soccorso all’auto e ovviamente un gancio per poter procedere al traino se risultasse necessario.

Insomma, l’officina mobile è una vera e propria cassetta degli attrezzi su quattro ruote, è un meccanico ambulante che consente di affrontare tanti tipi di interventi, da quelli più semplici a quelli più complessi.

L’allestimento dell’officina mobile deve avvenire in modo che il van sia attrezzato per potersi muovere in totale autonomia, in ogni condizione, di giorno e di notte, ed avere ogni strumento utile per poter procedere alla riparazione del veicolo laddove possibile.

Lo studio dell’allestimento dell’officina mobile deve tenere conto che sono davvero tanti gli strumenti da trasportare e tenere sempre con sè ma che lo spazio è spesso molto limitato, e che bisogna gestire il peso in modo ottimale. Ecco perché bisogna studiare specifici compromessi fra tenuta del veicolo, spazio e peso per poter garantire la massima efficienza e portare con sè qualsiasi tipo di attrezzo. Rivolgersi agli esperti dell’allestimento di officine su quattro ruote diventa quindi indispensabile per poter avere un mezzo altamente efficiente ed in grado di garantire alla clientela una soluzione pronta e rapida ai problemi e guasti ai mezzi. Bisogna studiare e improntare al meglio lo spazio interno del van per avere sempre tutto quello che serve lì, a portata di mano, e per avere anche spazio a sufficienza per lavorare.

Grazie all’aiuto di consulenti del settore potrete studiare quali sono le migliori soluzioni per allestire un’officina mobile altamente specializzata e per cominciare a fornire un servizio esclusivo ai vostri clienti.

Pubblicare una rivista: ecco come si fa

La decisione di pubblicare una rivista, oggi come oggi, è un po’ una sfida nostalgica ma comunque efficace ad un mondo che è sempre più digitale e online.

La decisione in questione viene spesso presa da enti, aziende, associazioni culturali e no profit che in questo modo vogliono promuovere i loro servizi, le loro idee, prodotti, progetti e via dicendo. Che si tratta di una rivista di business o culturale o ancora su tematiche no profit, una rivista è sempre un valore aggiunto per un’azienda o un ente che decida di pubblicarne una.

Ve ne sono davvero di tantissime tipologie, ed è possibile scegliere di volta in volta quella che meglio si adegua alle proprie esigenze, per poter creare dei contenuti particolari e professionali e poterla diffondere territorialmente o perché no, anche a livello nazionale o all’estero.

Certo, per progettare una rivista bisogna avere determinato competenze e studiare il prodotto e anche investire molto nella sua realizzazione, ma siamo certi che poi la soddisfazione sarà davvero al massimo.

Sia che vogliate pubblicare una rivista per motivi di business, sia che invece tratti di argomenti di ogni tipo – da quelli di letteratura a quelli di attualità, storici, geografici, hobby e via dicendo – quello che dovete sapere è che bisogna rispettare alcune norme di legge. Ci sono informazioni che vanno rese disponibili al lettore, bisogna anche nominare un direttore che sia responsabile ed infine, la rivista deve essere registrata presso la segreteria del Tribunale Civile.

Le informazioni che una rivista deve obbligatoriamente riportare in testata sono il luogo della pubblicazione, l’anno, il nome del proprietario, del direttore, dello stampatore e l’eventuale nome e domicilio dell’editore. La testata viene quindi registrata, come abbiamo detto bisogna avere anche un direttore responsabile iscritto all’ordine dei giornalisti professionisti o pubblicisti.

Gli editori di periodici inoltre devono anche iscriversi al ROC, Registro operatori di Comunicazioni.

Ricordiamo che anche le testate a diffusione gratuita vanno comunque registrate alla cancelleria del tribunale.

Come stampare una rivista

Dopo aver ideato e progettato la vostra rivista, e dopo aver adempiuto a tutte le condizioni di legge come la registrazione al tribunale della testata, se si tratta di una rivista fisica e quindi non digitale sarà necessario procedere alla sua predisposizione per mezzo della stampa. Ok, ma come si stampa una rivista? Ovviamente si tratta di un lavoro dedicato ai professionisti della stampa, perché quando si tratta di dare vita ad una rivista, sono tanti gli accorgimenti richiesti e gli strumenti necessari per evitare errori che potrebbero rovinare il vostro catalogo. Ecco perché consigliamo sempre di rivolgersi ai professionisti della stampa della rivista senza provare delle scorciatoie che potrebbero poi non rendere nel risultato finale la stessa qualità che avete ricercato nel vostro prodotto.

Gli aspetti dei margini, delle pagine e della scelta della carta, dell’inchiostro e dei colori vanno considerati con cura: rivolgersi ad un professionista vi permette di ottenere il meglio per la vostra rivista.

Per questo motivo sarà necessario rivolgersi ad un servizio specializzato nel servizio stampa riviste con punto metallico evitando quindi di dover ricorrere a delle forme di stampa fai da te che non possono certamente garantire gli stessi standard di una stampa di alta qualità.

Per risparmiare tempo e denaro, potete anche ordinare la stampa della rivista online, dato che sono sempre di più i servizi che si occupano di questo tipo di stampa più rapida, veloce e completa.

Grazie alla stampa della rivista online sarà possibile per i vostri lettori usufruire di una rivista fisica da sfogliare, un gesto che molti preferiscono ancora rispetto alla lettura di una rivista online.

Rivestimenti da furgone, come scegliere quello perfetto? 

La scelta del corretto rivestimento da furgone non è affatto banale o secondaria, come si potrebbe pensare. Un rivestimento pianale non ha certo solo funzione estetica, ma può concretamente riparare il nostro van da urti, rotture, piccoli traumi e comunque dall’uso quotidiano. Ecco perché vi consigliamo di scegliere con attenzione il migliore rivestimento pianale per il van, partendo dal tipo di lavoro che fate e dalle vostre concrete esigenze.

Il rivestimento pianale in genere viene commissionato da quei lavoratori che utilizzano molto spesso il van nella loro attività professionale, e da coloro che hanno proceduto all’allestimento del furgone e di conseguenza vogliono riparare gli interni del veicolo e gli attrezzi presenti dall’usura precoce e dagli urti. Un rivestimento pianale consente di poter camminare completamente al sicuro su superfici impermeabili e anti scivolo, per poter ridurre al minimo gli incidenti.

Sul mercato, però, esistono tante tipologie diverse di rivestimenti, ad esempio quelli in PVC e gomma sono fra i più diffusi per le loro caratteristiche di economicità e di praticità, nonché per il fatto che sono molto igienici e possono essere lavati. Ma non solo. La scelta del rivestimento pianale deve tenere conto dell’impostazione interna del van, delle caratteristiche dello stesso e del tipo di lavoro che si svolge.

Il suo scopo è sostanzialmente quello di mettere in sicurezza:

  • sia la superficie del van, evitando che la caduta di attrezzi o merci sul pianale possa creare gobbe e buchi e possa rovinarlo;
  • sia gli attrezzi stessi, perché anche in caso di urti e di cadute vengono preservati di più dalla rottura;
  • sia la sicurezza di chi lavora, in quanto un rivestimento pianale che trattiene l’acqua ed antiscivolo evita piccoli ma pericolosi incidenti sul lavoro.

Come si sceglie il rivestimento pianale

Ma come si sceglie il rivestimento pianale perfetto per il proprio van? Come abbiamo detto sul mercato si trovano davvero tante soluzioni diverse, bisogna cercare di orientarsi per quella che meglio risponde alle proprie esigenze.

Vediamo alcuni dei tipi di rivestimento pianale più diffusi e comuni in Italia.

  1. Il rivestimento pianale in legno o alluminio. Questo tipo di rivestimento ha un certo impatto estetico, ed è usato spesso per la carrozzeria di veicoli commerciali a spessore ridotto e per il carico delle merci. L’alluminio mandorlato è un perfetto materiale antiscivolo che garantisce una buona resistenza all’usura, agli acidi, all’attacco di oli e sali e anche perfetto per chi usa il furgone per carichi pesanti abbastanza spesso.
  2. Pavimento da furgone antiscivolo classico con pannelli di diverso spessore (in genere 9/12 mm), con finitura di resina per renderlo anti assorbente ai liquidi ed anti scivolo. Perfetto per i corrieri e per chi spesso sale sul furgone. La superficie è facilmente pulibile e resiste agli attacchi chimici.
  3. Pianale MDF, in pannello di fibra a media densità. Ideale per una soluzione economica, si adatta alla perfezione alle pareti ed è perfetto per ogni tipo di veicolo commerciale.
  4. Il rivestimento pianale con finitura di ultima generazione. Ad esempio con rivestimento con superficie marmata, omogenea, con pattern di decorazione a macchioline e gradazioni; il pianale gommato, con piccole parti in rilievo che aumenta le sue capacità antiscivolo e la resistenza all’umidità.

Per quello che ci riguarda, un rivestimento furgone da piano o da parete deve sempre avere caratteristiche di massima sicurezza e resistenza, non si deve rompere, non deve subire eccessivamente gli urti, e deve garantire caratteristiche come quelle di idrorepellenza ed anti-scivolamento per garantire la sicurezza sul posto di lavoro. Dopo di che, potete scegliere anche tenendo conto del vostro budget e delle vostre preferenze estetiche.

Lavatrici portatili: il futuro della pulizia on demand

Immaginate di dover partire per un lungo viaggio, magari per una vacanza, con la vostra famiglia. Certo, non vedete l'ora, eppure l'idea di tutte le lavatrici che dovrete fare al vostro rientro vi lascia un po' di amaro in bocca.
Sarebbe bello avere una lavatrice portatile, da mettere metaforicamente in valigia per non dover accumulare carichi su carichi.
E se vi dicessimo che questo sogno oggi è diventato realtà?
Ecco di cosa parleremo in questa guida, del futuro delle lavatrici on demand, quelle portatili.

Lavatrici portatili, il futuro del settore

Quando si sceglie una lavatrice, si fa attenzione a quelle che sono le necessità personali.
Se si hanno bambini piccoli si sceglierà un modello con programmi igienizzanti.
Se si hanno sportivi in casa si farà attenzione ai modelli con i programmi 'shoe sport'.
Allo stesso modo, se siete persone sempre in viaggio, potreste orientarvi su modelli, come le lavatrici Ocye, che sono portatili.
Le comodità che si lasciano a casa possono anche essere portate con noi.
Questo permette di non subire un piccolo trauma quando si rientra in città e ci si rende conto di tutto quello che c'è da fare.
Non tutte le case produttrici sono specializzate in questi modelli, che rappresentano di fatto una nicchia di mercato. Nicchia che però rappresenta il futuro del settore.
Anche il mondo delle lavatrici infatti si adegua con i tempi, e in un mondo sempre più pieno di persone continuamente 'on the road', si è pensato di adeguare anche gli elettrodomestici.

Come funzionano le lavatrici portatili

Siamo abituati ad avere in casa due tipi di lavatrice: quella ad incasso e quella a libera installazione.
Oggi a questi due modelli si unisce la 'sorella minore', quella portatile.
Naturalmente non tutti possono avere quest'esigenza, ed infatti si parla di nicchia.
Questi modelli sono più piccoli, più leggeri e concepiti per essere spostati e trasportati.
Tuttavia considerate anche il caso in cui si viva in una casa molto piccola e non si abbia bisogno di fare molti lavaggi.
Questo è vero nel caso dei single che usano spesso le lavanderie a gettoni.
Anche per loro una mini lavatrice potrebbe essere la soluzione.
Il carico di queste lavatrici è proporzionato alle misure, ma è anche vero che in vacanza o durante un lungo soggiorno non ci sarà necessità di lavare molto e spesso, soprattutto capi ingombranti come lenzuola o asciugamani.

Le diverse tipologie di lavatrici portatili

Una lavatrice per ogni esigenza.
Questo è vero anche per le lavatrici portatili.
I modelli sono stati pensati infatti in varie tipologie, per adattarsi ad ogni specifica situazione.
Si comincia con il modello base, che in pratica non è altro che una lavatrice a tutti gli effetti solo che in formato 'mini'.
Il carico che può contenere è di circa 2 chilogrammi, e presenta al massimo due programmi.
Il materiale con il quale è costruito è la plastica, che lo rende di fatto più leggero, e lo scarico avviene direttamente in un lavandino.
Si passa poi ai modelli pensati per funzionare senza elettricità, come nel caso in cui li si dovesse usare in un campeggio non allacciato alla rete elettrica. Si tratta di lavatrici manuali che agiscono tramite un pedale.

Sapevate poi che esistono anche i modelli ad ultrasuoni?
In questo caso la lavatrice è piccolissima, ma basta immergerla in una bacinella piena d'acqua per farle emettere gli ultrasuoni che tolgono sporco e sudore.