Le strategie migliori per aumentare le vendite

Vendere di più, vendere meglio, soddisfare il cliente e migliorare il business: non sono questi i desideri di chiunque abbia un negozio o di chi faccia un’attività commerciale?

Per vendere però bisogna usare un sapiente mix di tecniche psicologiche, buona comunicazione, empatia con il cliente e capacità di distinguere i suoi reali bisogni e desideri. Ci sono fortunatamente alcune strategie che possono tornare utili se anche voi desiderate migliorare il vostro rapporto con la vendita e svoltare nel business.

Ma come è possibile usare al meglio le tecniche di vendita per migliorare il business, come si possono aumentare i profitti dell’impresa? Abbiamo qualche consiglio da darvi sulle più moderne tecniche di vendita che fanno leva sulla manipolazione mentale e sulle strategie da adottare nel negozio per poter vincere davvero su tutti i fronti, dall’upselling al cross selling. Qualche strategia utile potrà farvi comodo se volete pubblicizzare la vostra attività commerciale o se volete migliorare la strategia con i clienti. Ecco come fare.

Strategie di vendita: quali usare

  1. Pubblicità. La cara e vecchia pubblicità per promuovere l’attività commerciale è sempre la cosa migliore in assoluto per poter migliorare la strategia commerciale. Le aziende più conosciute sono anche quelle delle quali i clienti tendono a fidarsi di più, e questo permette di poter far riferimento ad una platea di consumatori assai più ampia. Se volete trasmettere un messaggio ai vostri clienti e potenziali tali, sfruttate la pubblicità possibilmente facendo riferimento a degli esperti del settore che possono consigliarvi al meglio sulle soluzioni migliori e più indicate per poter vendere e per poter far arrivare messaggi corretti al target.
  2. Sponsorizzazione. La sponsorizzazione con gli sconti è una delle tecniche di vendita più comuni e per ovvie ragioni, funziona. A tutti piace risparmiare, quindi perchè non lanciare alcuni prodotti in promozione, ponendo degli sconti interessanti per alcune categorie di prodotti? Ricordatevi di segnalare con la pubblicità gli sconti in modo che i clienti siano interessati e coinvolti.
  3. Servizio e garanzie al top. Ai clienti non piace solo risparmiare ma anche essere seguiti adeguatamente. Alcune tipologie di prodotti richiedono una necessaria assistenza post vendita, per la quale in alcuni casi il cliente può essere disposto a pagare (garanzia ecc.). Anche la soddisfazione del cliente è importante e porre condizioni come ‘Soddisfatto o rimborsato’ aiuta a rendere i clienti più fiduciosi.
  4. Permettere la prova. La prova dei prodotti prima dell’acquisto è una garanzia di serietà da parte del venditore e consente al cliente di sentirsi più a suo agio e più tranquillo nelle scelte che fa, ecco perché è una delle tecniche di vendita più comuni e una di quelle che funzionano di più.
  5. Upselling e cross-selling. Conoscere le tecniche di vendita più diffuse è sicuramente molto importante se volete vendere bene. Ecco perché dovete conoscere l’Upselling, tecnica di vendita basata sull’upgrade che permette al cliente di acquistare un prodotto migliore, con qualche caratteristica in più, rispetto a quello che ha scelto. L’importante è non proporre qualcosa di assolutamente fuori budget. Il cross-selling è una tecnica di vendita che consente di poter vendere un prodotto che abbia una correlazione con quello già acquistato. Ad esempio se il cliente compra una tv, o un pc, potete proporre una garanzia; se acquista delle scarpe da montagna, potete proporre delle solette. Anche in questo caso il budget non deve sforare troppo e bisogna fare attenzione a vendere solamente prodotti che siano correlati strettamente con quello che il cliente ha scelto di comprare.
  6. Stimolare i commessi a vendere. Per stimolare i vostri dipendenti ad avere un ruolo importante nella vendita e nella promozione dei prodotti, è molto importante proporre premi, incentivi e bonus per fare sì che si sentano davvero incentivati a voler vendere meglio.

Cosa bisogna sapere sugli estintori

Gli estintori sono dispositivi fondamentali per la sicurezza delle persone nei luoghi pubblici come anche nelle aziende. Infatti è necessario comprendere la normativa di base che si applica a questi strumenti e come si utilizzano per sapere cosa fare in caso di incendio e come si usano questi sistemi.

È importante sapere come si usa un estintore perché in caso di emergenza bisogna saperlo maneggiare al meglio, ed occorre essere sempre preparati all’occorrenza di saperlo usare.

La legge ha reso obbligatoria la presenza degli estintori nei luoghi pubblici, ma anche nei luoghi privati con accesso del pubblico (si pensi a uffici, aziende e fabbriche). Non solo: esistono anche specifici obblighi di manutenzione riguardo a questi prodotti, che devono essere costantemente monitorati e controllati per poter funzionare perfettamente all’occorrenza.

Ma cosa bisogna assolutamente sapere sul mondo degli estintori? Vediamo quali sono le nozioni più importanti sul loro funzionamento e sulla loro manutenzione.

Cosa sono gli estintori

Gli estintori sono dei prodotti di sicurezza che sono necessari per poter spegnere incendi o per poterli domare in caso di emergenza.

Gli estintori sono composti da un serbatoio, all’interno del quale si trova la sostanza repellente o estinguente, della valvola, che serve per intercettare il flusso dell’estinguente, e la manichetta, ovvero il tubo flessibile che serve per indirizzare il flusso.

Ogni estintore deve anche essere correlato da una dichiarazione della sua manutenzione e dalle schede di sicurezza.

Tipologia di estintori

Non esiste un tipo unico di estintore, perché questi prodotti si distinguono a seconda del tipo di estinguente che si trova al suo interno.

L’estinguente varia a seconda dell’origine dell’incendio che si deve domare.

  • Estintori ad anidride carbonica. Si tratta di estintori che nebulizzano delle particelle di anidride carbonica che provocano l’abbassamento immediato della temperatura. Sono idonei per spegnere fuochi che provengono da liquidi infiammabili e gas infiammabili.
  • Estintori ad acqua. Contengono come estinguente l’acqua e agiscono spegnendo incendi di classe A, vale a dire provocati da materiali solidi (carta, legno, plastica). Non sono idonei per spegnere incendi generati da apparati elettrici.
  • Estintori ad Halon. Inquinanti, sono ormai in disuso.
  • Estintori a schiuma. Idonei per poter spegnere incendi che originano da sostanze solide e da liquidi infiammabili.
  • Estintori a polvere. Una tipologia molto diffusa che permette di spegnere incendi scaturiti da diversi tipi di origine, a seconda del tipo di polvere che contengono.

Manutenzione degli estintori

La manutenzione degli estintori è un adempimento di fondamentale importanza che viene disposto dalla legge periodicamente per poter avere sempre la certezza che questi dispositivi funzionino.

La disciplina della questione è rimessa alla norma tecnica UNI 9994:2003 che dispone quali sono i periodi per procedere alla manutenzione degli estintori, quali le attività per mantenerli in efficienza e prevedono che ogni attività sia annotata su un apposito registro che si trova appresso al prodotto.

La legge dispone che la manutenzione degli estintori sia sempre e solo rimessa ad aziende specializzate nella manutenzione degli estintori (clicca qui per approfondire) che sono le uniche che possono prendere in carico questo genere di lavoro.

In particolare gli adempimenti sono:

  • la sorveglianza degli estintori, che viene effettuata dal personale interno all’azienda con cadenza periodica, per verificare che gli estintori siano sempre presenti e raggiungibili, non danneggiati.
  • Il controllo, effettuato solamente da personale specializzato, ad es. i controlli sulla pressione.
  • La revisione degli estintori, anche questa attività viene effettuata solo da personale specializzato e secondo periodicità che variano a seconda del tipo di prodotto estinguente interno.
  • Il collaudo. Consiste nella verifica della tenuta del serbatoio e anche in questo caso viene effettuato a scadenze periodiche, solo da parte di personale specializzato nel settore.

Le migliori scarpe da running 2018 

Gli appassionati di running sono sempre alla ricerca di scarpe per correre veloci e al tempo stesso garantire massimo comfort ai piedi. Indossare il modello giusto è dunque importante, e sia professionisti che amatori del running necessitano di scarpe adatte per proteggersi dagli infortuni e rendere anche più piacevole l’esperienza di corsa. Se stai cercando le migliori scarpe da running 2018 ecco una guida all’acquisto, ma ricorda che puoi trovare un’ampia selezione sui migliori e-commerce di abbigliamento e calzature come CaliendoSport, Maxisport e gli altri più blasonati.

Quali sono le scarpe da running giuste

Le scarpe da running migliori sono quelle che attutiscono in modo efficace l’impatto con il terreno, devono essere flessibili e devono garantire massima protezione dagli infortuni più frequenti. Dunque, prima di scegliere la scarpa giusta non basarti solo su modello e colore, ma soprattutto scegli quella che si adatta maggiormente alla tua maniera di correre. Ognuno di noi, infatti, siamo diverso per peso, per modo di poggiare i piedi e abbiamo anche i piedi diversi.

Le scarpe devono quindi adattarsi ai piedi e devono avere delle caratteristiche precise per calzare a pennello. Inoltre, per garantire una corsa confortevole devono essere ben ammortizzate ma devono essere anche leggere per farci volare. Anche l’andatura influisce nella scelta delle scarpe running, così come il fondo su cui corriamo. Per venire incontro a tutte queste caratteristiche ecco le migliori scarpe da running 2018 tra cui puoi scegliere quella più adatta alle tue esigenze.

NIKE AIR ZOOM PEGASUS 34

Ideale per corsa su strada, questa scarpa è adatta sia per i principianti che per gli esperti del running ed assicura ammortizzazione comoda e massima stabilità del tallone. Leggerissima, pesa appena 285 grammi.

ON CLOUDRUSH

Ideale per runner avanzati e per tutti coloro che cercano di migliorarsi, la ON Cloudrush combina alla perfezione innovazione, comfort, stile e prestazioni. Veloce, versatile e leggera, pesa appena 220g e ha un drop di 5mm che agevola l’appoggio di avampiede.

ASICS GEL KAYANO 24

Perfetta per le distanze più lunghe, ASICS GEL KAYANO 24 è una scarpa ideale per tenere i piedi sicuri e comodi anche quando la stanchezza si fa sentire. Dotata di fodera in memory foam sul tallone, assicura una vestibilità personalizzata mentre la tenuta del tallone riduce slittamento e sfregamento.

ADIDAS ULTRABOOST LACELESS

Innovativa perché senza lacci, questa scarpa si distingue perché unisce stile e tecnologia e permette ai piedi di sentirsi liberi durante la corsa. Realizzata in filato Primeknit traspirante, ha una calzata simile a un calzino e la fascia avvolgente intorno al piede che garantiscono sostegno e non fanno scivolare i piedi nella scarpa.

INOV-8 PARKCLAW 275

Indicata per l’asfalto e per corsa fuori strada, questa scarpa da running è pensata per affrontare la corsa sia su asfalto che su sterrato. Inov-8’s Parkclaw 275 possiede sul fondo dei tacchetti stile trail perfetti sia per l’asfalto che per i sentieri e un tallone esterno che assicura sostegno e stabilità nel tallone anche durante la corsa su terreni accidentati.

NIKE ZOOM VAPORFLY 4%

Ideale per atleti esperti e amatori del running, la Nike Zoom Vaporfly 4% è una scarpa che fa volare anche coloro che sono alle prime armi, ma è ideale anche per gli esperti che desiderano ottenere sempre migliori risultati. Realizzata nella pianta con lastra in fibra di carbonio, garantisce il minimo spreco di energia ed un’eccellente spinta.

INOV-8 ROCLITE 290

Anche la Roclite 290 è una scarpa da running ottima per asfalto e sterrato. La calzatura pesa appena 290g ed è stata progettata per affrontare terreni rocciosi e strada senza alcun problema, e offre massimo comfort su entrambi i fondi.

La lista delle migliori scarpe da running è lunga ma secondo noi di liberoinformato.it queste sopracitate sono sicuramente le migliori del 2018.

Condizioni di divorzio: come e quando è possibile modificarle

Che all’atto del divorzio di una coppia siano state stabilite delle condizioni non rappresenta certezza che tali condizioni siano immutabili: è infatti possibile modificarle o revocarle.

E ciò sia che riguardino l’affidamento dei figli sia che attengano alle condizioni economiche.

La modifica avviene su richiesta di uno dei coniugi e viene emessa dal Tribunale competente.

La condizione essenziale per ricorrere al provvedimento in questione è un cambiamento delle condizioni che hanno determinato la sentenza di scioglimento del vincolo matrimoniale.

È cioè necessario che sussistano giustificati motivi sopravvenuti.

Con riferimento all’affidamento della prole, ad esempio, si potrà richiedere un affido congiunto nel caso in cui quello esclusivo impedisca il diritto di visita riconosciuto all’altro genitore; oppure, all’opposto, si potrebbe voler sospendere un affido condiviso quando si abbiano prove inconfutabili che l’ex fomenti l’astio dei figli nei confronti dell’altro.

Tuttavia, la revoca del provvedimento sull’affidamento non presuppone sempre un comportamento “colpevole” da parte del genitore affidatario: si potrebbe anche richiedere la revoca per giustificati motivi, quando ad esempio una sopravvenuta malattia del coniuge affidatario gli impedisca di prendersi debitamente cura dei figli.

Rispetto invece alle questioni economiche, si potrebbe richiedere la revisione dell’assegno divorzile, ossia l’aumento o la diminuzione, se il contesto finanziario si è modificato, oppure se è necessario adeguare l’importo in relazione all’aumento dell’inflazione.

Così, ad esempio, l’avvio di una convivenza da parte del coniuge assegnatario può giustificare, da parte dell’altro coniuge, una richiesta di revisione dell’importo dell’assegno; e allo stesso modo l’avvio di una convivenza da parte del coniuge pagante può giustificare la medesima richiesta di cui prima, a fronte delle maggiori spese necessarie al nuovo nucleo familiare.

La richiesta della modifica può essere avanzata in ogni momento, tuttavia in entrambi i casi sopra citati, la decisione di sospendere l’erogazione della somma o di ridurne l’importo non può derivare dai coniugi, ma solo da una pronuncia del Tribunale.

Più ostica la questione se, qualora la sentenza di divorzio non preveda il versamento di alcun assegno, si possa procedere comunque ad una modifica delle condizioni e arrivare all’assegnazione del mantenimento (sempre per circostanze sopravvenute): secondo alcune tendenze sarebbe possibile, mentre altre interpretazioni escludono questa possibilità.

 VEDIAMO ADESSO COME PROCEDERE PER OTTENERE LA REVISIONE DELLE CONDIZIONI DI DIVORZIO

Come detto, sia che si tratti dell’aspetto economico che dell’affidamento della prole, l’istanza di modifica va inoltrata al Tribunale da parte di uno dei due coniugi.

A meno che non si ricorra alla mediazione assistita.

Introdotta col D.L. 132/2014, la mediazione prevede di concordare la modifica delle condizioni di divorzio mediante un accordo da raggiungersi con l’assistenza di avvocati o – a certe condizioni – innanzi al Sindaco in qualità di ufficiale di Stato Civile.

Gli avvocati che assistono alla mediazione, che deve concludersi entro un un lasso di tempo prestabilito (comunque non meno di un mese dall’inizio della procedura), devono necessariamente essere uno per parte e non operanti nello stesso Studio Legale (per evitare conflitti d’interesse).

Essi hanno l’obbligo di trasmettere la copia autenticata dell’accordo all’Ufficiale dello Stato Civile del Comune in cui il matrimonio fu iscritto o trascritto.

Se non ci sono figli minorenni, incapaci o portatori di handicap gravi, occorrerà ottenere il nullaosta del Pubblico Ministero (ma non è previsto un termine entro il quale esso vada richiesto).

Se invece ci sono figli minorenni, incapaci o portatori di handicap gravi, l’accordo deve essere trasmesso al p.m. entro e non oltre 10 giorni: questi rilascia autorizzazione oppure, entro 5 giorni, ritrasmette l’accordo al Presidente del Tribunale per ordinare la comparizione degli ex-coniugi.

L’accordo è sottoscritto dagli avvocati, che in questo modo ne garantiscono la conformità alle norme e autenticano le firme degli interessati.

Dunque, la negoziazione assistita incarna una risoluzione amichevole della controversia, grazie alla quale, affidando il compito ad un bravo avvocato divorzista (chi vive a Milano può trovarne tanti sul sito specializzato http://avvocato-divorzista.milano.it/), si può arrivare ad una modifica delle condizioni divorzili evitando le aule di Tribunale.

Solo nel caso in cui l’invito del coniuge a comparire in sede di negoziazione venga ignorato o palesemente rifiutato dall’altro, oppure quando sia impossibile pervenire ad un accordo, si giustifica il ricorso al Giudice (che terrà in considerazione l’eventuale “ostracismo” di colui che ha rifiutato).

Il Giudice procederà in camera di consiglio, ossia con un iter più celere e snello rispetto al consueto.

Tre rilievi:

  1. nel corso della fase istruttoria i mezzi di prova utilizzabili sono i più disparati: prova testimoniale, consulenza tecnica d’ufficio, relazione degli assistenti sociali, indagini patrimoniali e accertamenti della Polizia Tributaria, ecc.
  2. il procedimento relativo al rilascio del nulla osta o autorizzazione è esente dal contributo unificato di iscrizione a ruolo, e lo stesso dicai anche per il procedimento davanti al Presidente del Tribunale
  3. il provvedimento conclusivo può essere oggetto di reclamo in Corte d’appello.

 

Come anticipato, il D.L. 132/2014 prevede che la modifica delle condizioni di divorzio possa essere concordata anche innanzi al Sindaco, ma solo a due condizioni:

  1. che non si concordino trasferimenti di beni immobili, mobili o somme di denaro
  2. che non ci siano figli minorenni, incapaci o portatori di handicap gravi, o anche non autosufficienti dal punto di vista economico.

La bufala dei rimedi antimuffa naturali

Se navighi in rete e hai avuto (o hai) problemi di muffa sui muri di casa, di certo avrai cercato dei consigli circa i rimedi antimuffa naturali da poter attuare per risolvere questo problema. Con ottime probabilità, se anche nell’immediato hai finalmente visto il tuo muro di casa ripulito da quelle odiose macchie o per qualche settimana non si è ripresentato nessun problema, nell’arco di poco tempo la muffa sulle pareti è ritornata più abbondante di prima. Ci abbiamo preso?

Ciò accade perché i rimedi antimuffa naturali non rappresentano delle soluzioni definitive, ma dei meri palliativi che puntano ad eliminare la parte in superficie della muffa, senza pensare che quella è solo la parte visibile, mentre all’interno del muro continua a proliferare essendo un vero e proprio organismo vivente.

La muffa dei muri è tossica?

Prima di rispondere a questa domanda, è bene sapere cos’è la muffa e da cosa è generata. Come accennato in precedenza, siamo davanti ad un organismo vivente, un fungo per la precisione, che nasce a partire da una semplice spora per poi alimentare un micelio diffuso e parzialmente compatto, che assume colorazione diversa a seconda della famiglia di appartenenza. Infatti, non tutte le muffe sono uguali, così come non sono uguali le cause che ne favoriscono la proliferazione: possiamo affermare che le principali cause della formazione della muffa in casa sono dovute alla presenza di umidità, allo scarso isolamento termico, alla modesta o mancata areazione della zona.

La muffa che nasce in queste condizioni si alimenta non solo con l’umidità, ma anche con la cellulosa, una componente fondamentale presente sia nell’intonaco, che nella pittura delle pareti. Ciò che si vede è solo la parte in superficie della muffa e, se ci fai caso, una volta puliti quei puntini scuri, resta in trasparenza la parte viva del fungo, ovvero quella che è divenuta tutt’uno con la parete.

Ma torniamo alla domanda iniziale: la muffa è tossica? Sì, la muffa è tossica, in quanto le sue spore producono tossine che fanno male alla salute dei bambini, degli anziani e delle donne in gravidanza, ma ancor più sono dannose per i soggetti allergici o con patologie respiratorie. Inoltre, cosa da non sottovalutare, una lunga permanenza all’esposizione della muffa può provocare problemi di salute, anche non immediati, nei soggetti sani e non predisposti.

Rimedi antimuffa naturali, a cosa servono

Se si pondera un attimo su quanto detto circa la muffa, sulle tossine che produce e di come entri in profondità nei muri, si riesce a comprendere il perché i rimedi antimuffa naturali sono solo un palliativo e servono, dunque, a poco. Eppure la rete è piena di consigli circa soluzioni definitive contro la muffa a base dei prodotti più disparati come aceto, bicarbonato, semi e succo di limone e di pompelmo, sale ed oli essenziali vari, primo su tutti il tea tree oil. Ora, non vogliamo denigrare affatto le riconosciute e molteplici proprietà di questi prodotti, solo che non sono efficaci nell’eliminazione definitiva della muffa, perché non vanno alla radice del problema, ma agiscono letteralmente in superficie.

Inoltre, c’è una cosa importante da considerare, che è la modalità di impiego di tali prodotti. In genere, viene consigliato di usare queste sostanze pure, diluite in acqua o addirittura mescolate fra loro, da spruzzare e lasciare agire sulla zona interessata oppure da impiegare per lavare la parete. In altri casi, viene addirittura suggerito di spolverare le spore della muffa con un pennellino e poi di passarci su questi intrugli naturali. Niente di più sbagliato.

Perché non dovresti usare rimedi antimuffa naturali fai da te

Spazzolare la parete, detergerla con queste soluzioni non farà altro che provocarti un danno. Se spazzoli le spore, queste saranno libere nell’aria, la contamineranno e tu e la tua famiglia respirerete tossine. Inoltre, lavando la parete con questi rimedi antimuffa naturali non stai facendo altro che alimentare la muffa stessa, che prende forza proprio dall’umidità. Certo il potere di detersione e di profumazione di alcuni prodotti è interessante, purtroppo è mera estetica, non risoluzione del problema. E, per inciso, neanche antimuffa fai da te meno green sono utili: immagina di eliminare la muffa con la candeggina, sai che vapori tossici stai sprigionando (e respirando!)? Con la salute non si scherza!

L’unica vera soluzione per dire addio alla muffa in maniera definitiva è quella di affidarsi a personale competente, individuare la causa della muffa sui muri e farsi consigliare una soluzione tecnica ad hoc da attuare, affinché il problema sia risolto per sempre.

Classi energetiche e certificazione energetica: quando è necessaria?

Nell’ultimo periodo, l’attenzione della società e del legislatore alla tutela dell’ambiente si è fatta sempre più importante e questo ha avuto come conseguenza quasi naturale l’emanazione di una Legge, mediante la quale si impone la produzione di un certificato, definito certificato APE, che attesti le caratteristiche energetiche di ogni immobile. Questo certificato è richiedibile presso studi di geometri specializzati.

Nei prossimi paragrafi approfondiremo l’argomento e vedremo come richiedere il certificato, quando presentarlo e la classificazione delle classi energetiche.

Quando richiedere la certificazione APE?

Mediante la direttiva 2002/91/CE, l’Europa ha stabilito la norma generale utile agli Stati membri per ridurre i livelli di emissioni nocive all’ambiente. Tale direttiva è la norma a cui il Decreto Legislativo italiano 192 del 2005 fa riferimento, imponendo l’obbligo di produrre una certificazione energetica di tutti gli edifici, in vendita o in affitto.

Si tratta dell’Attestato di Prestazione Energetica (APE) utile, secondo il legislatore, a raggiungere gli obiettivi prefissati dall’Europa. Mediante tale attestazione si certifica la classe energetica di un edificio. Chi non produce l’APE, allegandola al contratto di locazione o vendita di un immobile, va in contro a delle precise sanzioni: per questo è importante farsi aiutare da uno studio di professionisti.

Quando presentare l’attestato APE?

Nello specifico, l’attestato APE va presentato in fase di rogito ovvero durante la vendita di una casa. L’assenza dell’APE può produrre sanzioni che vanno da 3.000 a 18.000 euro. A versare la somma dell’eventuale sanzione non è solo il venditore ma anche l’acquirente: obbligo del primo è quello di versare la somma per la produzione della certificazione.

L’APE è obbligatoria anche per l’affitto di un immobile. L’assenza dell’attestato comporta delle pene pecuniarie che vanno da 1.000 a 4.000 euro.

Quali sono le classi energetiche?

Le classi energetiche previste dalla normativa possono essere diverse a seconda delle disposizioni locali, anche se ormai tutte le regioni si sono adeguate ad un modello generale. La Lombardia, ad esempio, prevede 8 classi energetiche.

Ogni classe energetica viene assegnata anzitutto in base al fabbisogno di energia necessaria a riscaldare un metro quadrato di superficie, ed è misurato in chilowattora.

Oltre al fabbisogno dell’edificio vi sono altri fattori, utili a determinare la classe energetica di un edificio. Spesso infatti si sente parlare di corretta coibentazione di un’abitazione, isolamento sia acustico che termico, questi e altri sono gli elementi che vanno a definire la classe energetica, nel dettaglio

  • La tipologia dell’impianto di riscaldamento (impianto di riscaldamento a pavimento, impianto di riscaldamento classico)
  • I materiali da costruzione
  • Gli isolanti adoperati
  • La tipologia di pareti
  • I serramenti (serramenti nuovi, realizzati con materiali di ultima generazione creano un maggior isolamento all’interno di una casa)

Fra tutte le classi energetiche, la più performante è la A+, la quale corrisponde ad un punteggio di 10. La classe A+ è seguita dalle classi A, B, C, D, E, F e G. Il punteggio più basso, pari a zero corrisponde alla classe G.

Tale punteggio è assegnato agli edifici che possiedono un fabbisogno di energia molto elevato.

Per calcolare la classe energetica di ogni edificio è possibile rivolgersi a studi professionali: geometri, architetti, ingeneri: sono professionisti del settore in grado di produrre l’APE di un edificio indispensabile per la vendita o l’affitto.

Gli arredi sacri neocatecumenali: cosa sono e quando vengono usati?

Gli arredi sacri fanno parte della grande tradizione Cristiana. Sono oggetti molto particolari ed ognuno ha anche un suo valore simbolico e spirituale. Sono svariati e vengono utilizzati per intraprendere un preciso cammino neocatecumecale dove la parola di Dio viene riscoperta.

Questo percorso si fa in movimenti organizzati all’interno della Chiesa cattolica per formarne i membri al meglio riscoprendo l’importanza del sacramento del battesimo e per un’educazione che permanga riguardo a tutti i valori della fede, per il catecumenato ed infine per il servizio alla catechesi. È una formazione delle persone al cattolicesimo, che solitamente si svolge in gruppi con preghiere, canti e letture che ovviamente necessitano di essere supportati da oggetti specifici. Con il catecumenato le parrocchie cercano di riportare le persone alla riscoperta della loro fede, magari abbandonata da tempo.

Questo movimento interno alla chiesa è molto diffuso e i numeri parlano chiaro: presente in 105 nazioni, in 900 Diocesi e attivo in più di 6000 parrocchie sparse per il mondo. Vede le sue origini negli anni 60 nella città di Madrid ad opera di due fedeli che vollero dare una nuova luce e riscoprire la parola di Dio. Un cammino di conversione che oggi conta molti partecipanti attivi e praticanti. Il tutto si svolge sempre sotto l’occhio attento dei vescovi di ogni diocesi, per un catechismo mirato e retto anche da precisi statuti. Questo speciale cammino quindi è approvato dal Vaticano che vigila su ogni gruppo per la perfetta propagazione della parola del Signore.

Tra gli oggetti sacri più utilizzati c’è la coppa neocatecumecale, serve per contenere l’acqua santa, può avere diverse forme ed essere realizzata nei più diversi materiali dai più poveri fino ad arrivare ai più pregiati. Anche i copri-leggii con immagini sacre sono utilizzati, durante le letture che avvengono nei momenti di incontro. Sono creati in svariati modi e solitamente sono decorati con immagini della Madonna, di Cristo e dei santi. Oltre alla coppa esistono anche i piatti neocatecumecali, solitamente sono forgiati in argento oppure in silver, ma questo non è un diktat. Tutti gli arredi sacri neocatecumecali possono variare in forma e materie prime utilizzate per la loro fabbricazione. Ceri, incensi, porta incensi, è veramente grande la varietà di oggetti da usare durante questi incontri per andare alla ricerca del verbo di Dio. Si può anche parlare di fonti battesimali, leggii, croci e paramenti adottati per mettere in pratica ogni insegnamento religioso. Anche candelieri e porta candele singoli sono molto importanti, perché la luce è sempre sinonimo della presenza di Dio in quel determinato momento. Il turibolo e la navetta sono oggetti sacri che vengono per lo più usati alla fine del cammino di questa particolare e intensa catechesi. Si tratta di speciali contenitori per l’incenso, in alcuni casi si osservano delle vere e proprie opere d’arte di artigianato. Ovviamente un cammino spirituale deve essere accompagnato da riti ben precisi, con un oggettistica dai forti rimandi e dal grande potere evocativo della presenza del Signore e di Cristo in ogni momento.

 

Abbigliamento per Bambini online: la nuova frontiera dello shopping

Recarsi in un negozio per bambini per acquistare un abito per i propri figli o nipoti può essere un’attività non molto gradevole! I piccoli spesso hanno poca pazienza e, giustamente, preferirebbero poter giocare e correre, invece di ritrovarsi ad attendere la mamma tra una prova e l’altra di vestiti. Allo scopo di limitare lo stress indotto dallo shopping, e anche con l’obiettivo di coniugare risparmio e stile, oggi è possibile acquistare l’abbigliamento per bambini online, su siti specializzati o anche negli store “elettronici” dei negozi più famosi. Acquistare l’abbigliamento online può non essere facile all’inizio, e soprattutto nel caso in cui si abbiano dei bimbi piccoli sarà necessario tenere in considerazione alcuni elementi, grazie ai quali andare sul sicuro ed evitare di fare la scelta sbagliata.

Abbigliamento Online per Bambini, la guida alle taglie

Come prima cosa, qualora abbiate deciso di acquistare online l’abbigliamento per i bambini sarà necessario avere bene in mente il tipo di taglia più adatta al piccolo che dovrà indossare il completo, la maglietta oppure la tutina che acquisterete. In generale, i negozi online per bambini hanno una tabella di riferimento che aiuterà il genitore a scegliere la taglia più adatta al proprio piccolo. Ad esempio verrà indicata non solo l’età del bambino, ma anche la sua altezza o, nel caso dei neonati, la lunghezza del capo di abbigliamento. Nel caso di negozi come bimbibellioutlet.it per ogni vestito vengono specificate le taglie disponibili e anche i mesi di riferimento per ogni abito, come 12 mesi, 24 mesi e così via.

Per i bambini più grandi spesso verrà indicata semplicemente l’età, come 4 o 6 anni, e sarà chi acquisterà il capo di abbigliamento a dover capire se un vestito potrà essere troppo grande o troppo piccolo per il destinatario dell’acquisto. Una buona tecnica, in questi casi, consiste nel confrontare le taglie con quelle di abiti già presenti in casa, magari della stessa marca, così da poter andare sul sicuro. E per i bambini vale sempre la regola dell’abbondanza: meglio un po’ più grande che un po’ troppo piccolo!

Come scegliere il negozio online di abbigliamento

La scelta del negozio online di abbigliamento per bambini può essere guidata da una serie di fattori. Nel caso in cui ci si sia affezionati ad una particolare marca si potrà ricercare la presenza di vestiti di quel brand anche online, avendo la possibilità di confrontare anche i capi di abbigliamento in vendita con quelli già presenti nell’armadio del bambino. Invece, qualora non si abbiano particolari preferenze, ci si potrà orientare diversamente, magari approfittando di specifiche offerte, come quelle che vengono spesso realizzate dagli outlet di abbigliamento per bambini in diversi periodi dell’anno. In questi casi la tecnica migliore sarà quella dell’iscrizione alla newsletter del sito, così da sapere in anteprima se il sito stesso sita per realizzare delle particolari promozioni. Gli outlet, infatti, hanno anche la possibilità di non rispettare i periodi canonici di saldi e potranno offrire sconti superiori rispetto a quelli dei negozi tradizionali.