L’ansia da prestazione: cos’è e come risolverla

Capita a tutti, almeno una volta nella vita, di aver paura di fallire. Succede all’università, quando si sta preparando un esame importante o magari prima di discutere la propria tesi di laurea. Succede prima di un colloquio di lavoro. Succede anche quando si è già professionisti esperti e magari si deve per la prima volta fare un discorso in pubblico, spiegando i propri risultati. Succede nelle relazioni e in amore.

Provare un certo grado di ansia è fisiologico e normale.

L’ansia, infatti, è un’emozione naturale e adattiva, che ci aiuta a prepararci a dare il meglio di noi in alcune situazioni. È uno stato di tensione emotiva che ci spinge ad agire per affrontare un pericolo, innescando la tipica reazione attacco-fuga.

Quando, però, sperimentiamo una forte agitazione, un nervosismo estremo, significa che l’ansia ha superato il livello di guardia ed è diventata disfunzionale.

In quel caso parliamo di disturbo d’ansia da prestazione.

I sintomi dell’ansia da prestazione: come riconoscerla

Quali sono i segnali che ci mettono in guardia e permettono di riconoscere l’ansia da prestazione?

Innanzitutto, bisogna sottolineare che l’ansia da prestazione ha a che fare con la preoccupazione eccessiva riguardo alla propria performance in un dato ambito. Chi soffre di questo disturbo, ha il costante timore di non essere all’altezza di una certa situazione ed è proprio questa paura a determinare quello che viene chiamato blocco della performance.

I sintomi più frequenti sono:

  • Sudorazione eccessiva
  • Malessere fisico
  • Tachicardia e palpitazioni
  • Tremori
  • Sensazione di bocca secca
  • Difficoltà a concentrarsi e a ricordare
  • Voce arrochita
  • Mal di testa
  • Insonnia
  • Nausea

Se non correttamente trattata, l’ansia da prestazione può sfociare anche in disturbi d’ansia più gravi o veri e propri disturbi dell’umore, che compromettono in modo significativo il benessere del singolo. In molti casi, l’ansia da prestazione porta a sviluppare un meccanismo di evitamento.

Ciò significa che, anziché affrontare ciò di cui abbiamo paura, cominciamo a evitarlo sistematicamente. Questa, almeno all’inizio, può sembrare una buona strategia. Ma a lungo andare ci si rende conto di come, in realtà, l’ansia cresca sempre di più e ci impedisce di andare avanti, di proseguire nel nostro cammino.

Ci paralizza completamente.

Tipi di ansia da prestazione

Come illustrato in questo articolo sul blocco della performance dello psicologo Manuel Marco Mancini, esistono diversi tipi di ansia da prestazione.

Blocco del perfezionista: quando spingere al massimo ci blocca

Uno dei più diffusi è sicuramente il cosiddetto blocco del perfezionista. Questo blocco si verifica quando il soggetto cerca in ogni modo di spingersi oltre il proprio limite nel tentativo mai realizzato e realizzabile di raggiungere la perfezione. Punta sempre più in alto, non si accontenta mai tanto che finisce con il bloccarsi. In alcuni casi il blocco del perfezionista avviene perché l’individuo aspetta sempre che ci siano le condizioni migliori per agire o per fare qualcosa, senza partire mai. Con questo tipo di atteggiamento, ogni decisione da prendere diventa uno scoglio, rendendoci la vita impossibile.

Blocco dello studente: l’ansia da esame e la mente vuota

C’è poi il blocco dello studente, quello che sperimentano tanti ragazzi impegnati nello studio, sia a scuola, sia all’università. Ci si prepara al meglio, si studia giorno e notte in vista di un compito particolarmente difficile o di quell’esame su cui puntiamo tutto, pensando ne valga della nostra carriera universitaria. E poi, quando siamo di fronte al docente oppure al foglio bianco dove dovremmo scrivere, abbiamo il vuoto in testa.

Non ci sembra di ricordare più nulla.

Il blocco dello studente si ha anche quando non si riesce a concentrarsi e a memorizzare quello che si studia. Anche se si passano ore sui libri, sembra di non aver appreso nulla. Si finisce con leggere capitoli e capitoli, senza riuscire poi a farsi entrare in testa anche un solo concetto. Ci si sente demotivati, incapaci. I pensieri auto-svalutanti affollano il cervello. Alla fine l’ansia che si prova è così grande che spesso non si riesce neppure a presentarsi all’esame.

Blocco dell’atleta e performance sportiva

Altro classico caso di ansia da prestazione è quello del blocco dell’atleta. Questo tipo di blocco può derivare da una vasta serie di cause. Magari un infortunio che ferma lo sportivo per un periodo, costringendolo a una lunga riabilitazione e a un successivo ritorno in pista. Oppur la sostituzione dell’allenatore con cui si era creato un feeling. O ancora il problema può sorgere in seguito a una sconfitta che demoralizza l’atleta e lo induce a non credere più in sé stesso e nelle proprie capacità. Il blocco può insorgere in fase di allenamento o durante la performance stesso, durante una gara. Quando interviene questo tipo di problema, che ha natura psicologica, il talento e la tecnica non contano. È necessario ritrovare la motivazione e la fiducia in sé.

Ansia da prestazione sessuale: la paura di non soddisfare il partner

C’è poi l’ansia da prestazione sessuale, che insorge prima di un rapporto e può colpire non soltanto gli uomini ma anche le donne. Chi soffre di questo disturbo, vive l’intimità come un esame da superare e ha un gran timore del giudizio dell’altro. Teme sempre di non riuscire a soddisfare il proprio partner, di deluderlo con una prestazione imbarazzante.

Tutto questo impedisce al soggetto di vivere in modo sereno quella che dovrebbe essere un’esperienza piacevole, di profonda connessione con l’altro. Le conseguenze dei pensieri ansiosi portano inevitabilmente al fallimento temuto. Si sperimenta un calo del desiderio sessuale, una difficoltà negli uomini a ottenere e mantenere l’erezione durante il rapporto e nelle donne una difficoltà a raggiungere l’orgasmo.

Spesso, come raccontato in questo articolo di Repubblica, l’ansia da prestazione si manifesta proprio al primo rapporto, quando si è inesperti e insicuri e non si sa bene cosa fare.

Paura di parlare in pubblico

Un’altra forma di ansia da prestazione piuttosto comune e sperimentata da molte persone è la paura di parlare in pubblico. Quando ci si trova di fronte a un uditorio composto da più persone, la lingua ci si annoda, cominciamo a sudare copiosamente, balbettiamo, non ricordiamo più cosa volevamo dire, ci sentiamo il cuore in gola per quanto è accelerato il nostro battito. E temiamo che chi ci ascolta si accorga del nostro terribile disagio in quella situazione. Risultato? Non riusciamo a esprimerci come avremmo voluto né a trasmettere quei contenuti e quelle informazioni di valore che avevamo preparato tanto bene nei giorni precedenti.

Ci blocchiamo.

Non dipende da quanto siamo padroni della materia o esperti nel campo. È tutta una questione mentale.

Ansia da prestazione e profezia che si auto-realizza

Ciò che accomuna tutte queste diverse situazioni è il meccanismo sottostante che porta al fallimento: quello della profezia che si auto-realizza. Spinti dall’ansia crescente, infatti, alimentiamo tutta una serie di pensieri negativi che si amplificano sempre di più: “non ce la farò mai, non sono all’altezza, non ne sono capace, sicuramente fallirò”.

Poi, puntualmente, quello che abbiamo temuto, si verifica.

Non riusciamo a far partire quel progetto. Andiamo male a quell’esame. Perdiamo quella gara importante. Quella notte di fuoco con la nostra nuova fiamma finisce in cenere. Il nostro discorso in pubblico di fronte ai colleghi si rivela un fiasco colossale. E ci convinciamo che avevamo proprio ragione, non siamo buoni a nulla. Di questo passo, il problema si cronicizza.

Se non rompiamo il circolo vizioso, finiremo con il creare una spirale negativa che ci porterà sempre più in basso.

Sono le nostre aspettative negative a frenarci, impedendoci di mettere a frutto le nostre energie e risorse, le nostre capacità.

Cosa fare allora per superare l’ansia da prestazione?

Ansia da prestazione: come risolverla

Se l’ansia diventa disfunzionale e ci impedisce di vivere in modo sereno e di affrontare le sfide che quotidianamente la vita ci mette davanti, il consiglio più utile è quello di rivolgersi a un esperto qualificato, uno psicologo o uno psicoterapeuta che sia in grado di accogliere e ascoltare il suo disagio, indirizzandoci verso l’uso di particolari tecniche che possono alleviare i sintomi dell’ansia e aiutare a ritrovare la serenità necessaria a superare le difficoltà.

Spesso si utilizzano tecniche di meditazione e yoga per indurre il rilassamento, ritrovare il proprio equilibrio e riuscire a ottenere la performance desiderata. Si lavora sia sull’ansia in generale sia sul tipo specifico di blocco vissuto dal paziente, cercando di mettere a spunto delle strategie specifiche e di suggerire nuove modalità di pensiero per uscire dallo schema che porta a ripetere sempre gli stessi errori, mantenendo e aggravando il problema.