Realizzare un ufficio in casa: quanto spazio serve e come arredarlo

Negli ultimi anni (soprattutto post pandemia), la moda di realizzare un ufficio in casa è sempre più in voga. Complice sicuramente, la comodità di poter lavorare comodamente dai propri spazi ed evitare il traffico per raggiungere lo studio.

Ma qual è lo spazio sufficiente per poter realizzare uno studio in casa? E come arredarlo? Ecco delle idee interessanti.

Spazio ideale per ufficio in casa: quali sono le dimensioni adeguate?

Innanzitutto, per poter realizzare un ufficio in casa occorre individuare una stanza che possa essere adibita a tale scopo che sviluppi almeno 9 mq per 2.7 mt di altezza. Questo significa che la stanza dovrà avere delle dimensioni adeguate a poter ospitare tutto il materiale necessario per l’ufficio.

Molto importante sarà anche scegliere una zona tranquilla della casa al riparo da rumori e incursioni di bambini e animali domestici! Per ovviare a questi problemi esistono anche delle pareti mobili adatte ad arginare il rumore.

In secondo luogo, è importante scegliere il giusto arredamento per l’ufficio. Per fare questo, è necessario considerare diversi elementi, come:

  • La disposizione dei mobili;
  • Il colore delle pareti e dei mobili, e altro ancora.

Infine, è importante anche pensare all’illuminazione dell’ufficio, magari con lampade a led. Questo è un elemento fondamentale, poiché un ambiente ben illuminato è più confortevole e produttivo.

Va ricordato che sarà la stanza in cui passerete più tempo, dunque dev’essere in linea alle vostre esigenze.

Come ricavare uno studio in soggiorno?

Sapere come ricavare un piccolo studio in soggiorno, senza dover necessariamente rivoluzionare l’intero ambiente, è estremamente importante per separare (pur trovandosi nella stessa casa), la vita privata da quella lavorativa.

Il primo passo è scegliere una zona che possa essere facilmente separata dal resto del soggiorno. In questo modo sarà più semplice arredarla in maniera coordinata e dare un’impronta distinta all’ambiente.

Per ottenere degli spunti davvero interessanti e visionare dei progetti di realizzo siamo andati a visitare il sito di Room Vibes uno dei più completi in fatto di progettazione degli spazi e funzionalità. Abbiamo chiesto informazioni circa la fattibilità dell’angolo studio.

I loro esperti ci hanno comunicato che attualmente questo tipo di richiesta è molto frequente e che ci sono alcuni punti da tenere in considerazione, eccoli:

  • Da un punto di vista salutare, è indispensabile fare a meno di mettere la postazione da lavoro vicino ad un impianto di condizionamento e/o fonti di calore. Ciò ridurrebbe la produttività lavorativa, arrecando problemi alla vista e alla propria salute generale.
  • Se la stanza è molto grande si può optare per un divisorio in legno o in vetro, mentre se lo spazio è limitato si può ricorrere ad una libreria a giorno oppure a dei paraventi.
  • Un altro elemento importante è la parete, se essa fosse lunga, allora suggeriamo di allestire un piano da mettere muro e che sia sospeso, per poggiare il computer, un’agenda, una lampada e tutto ciò che occorre alla vostra produttività.
  • La scelta della scrivania dipende dalle dimensioni dello spazio disponibile e dalle esigenze personali. Se si ha bisogno di una superficie ampia per disporre documenti o materiale informatico, è consigliabile optare per una scrivania più grande.
  • Se invece lo spazio è limitato, si può optare per una scrivania a ribalta o pieghevole.
  • La sedia invece, meglio se è regolabile e dal tessuto morbido. Rimanendo seduti per molte ore, il rischio sarebbe quello di farsi male ai glutei e a lungo termine, potrebbe trasformarsi in un serio problema.

La soluzione porta solo una parola chiave: ergonomia! Per tutelare sia il collo che la schiena, ponete attenzione alla differenza tra la sedia e l’altezza con la postazione di lavoro.

Giardino ampio con piscina: come arredarlo per renderlo accogliente

Arredare un giardino è sempre una bella scelta, in quanto può contribuire a rendere il vostro spazio più accogliente e rilassante.

In questa guida, vi daremo delle idee sull’arredamento ideale per un giardino con piscina. Indipendentemente dai vostri gusti personali, alcuni elementi sono indispensabili.

Come arredare giardino con piscina

Se desideri rendere il tuo giardino più accogliente, puoi arredarlo con un ampio prato da picnic oppure realizzando un soppalco o pedana in legno facilmente realizzabile con il fai da te – molto simile a quelli che si vedono nei lidi – abbellendolo con cespugli e piante.

In un contesto simile, non possono mancare delle piante a basso fusto, dei vasi minimal e dei lampioni con luce soffuse per rendere il giardino più elegante.

Se invece il giardino ha solo una piccola superficie, allora potrai optare per un prato piatto senza ripari. Per rendere l’ambiente più accogliente è possibile mettere (negli spazi appositi):

  • Sdraio prendisole;
  • Ombrelloni;
  • Gazebo;
  • Tavolini in legno;
  • Divani in pallet;
  • Dondoli /amache;
  • Altalene;
  • Casette in legno (ideali per riporre i propri attrezzi);
  • Angolo barbecue.

L’angolo barbecue è sottovalutato, però si definisce importante soprattutto nelle giornate soleggiate, dove l’unica voglia che si ha è quella di respirare un po’ d’aria fresca e magari organizzare una giornata tra amici.

Gli ideatori del sito sito web di Stil Lamp, da noi interpellati in quanto esperti di illuminazione per interno ed esterno, ci raccontano che in una casa ricca di accessori e strutture, il giardino deve essere assolutamente all’altezza e non può mancare una illuminazione progettata ad hoc. Essa permetterà non solo di dare la luce giusta agli spazi ed agli arredi ma di sfruttare tutte le potenzialità delle zone all’aperto anche di notte.

Cosa mettere attorno alla piscina interrata?

La piscina interrata per essere realizzata è soggetta a dei permessi specifici da città a città. L’iter potrebbe essere impegnativo ma ne varrà sicuramente la pena, visto che diventerà il fiore all’occhiello della vostra casa.

Affinché il vostro giardino con piscina si presenti in modo accogliente è necessario tenere conto di vari fattori. Tra questi c’è il tipo di piscina (rettangolare, angolare o altre forme irregolari), il suo spazio interno ed esterno.

Ecco qualche consiglio per i vari tipi di piscina in maniera semplice, divertente e accogliente.

Se volessi un giardino moderno e la piscina fosse di forma irregolare o rettangolare, potresti optare per una pavimentazione in pietra oppure in legno, in cui potresti adattare facilmente un gazebo elegante, attrezzato, ben coperto e con dei divani e lettini prendisole.

È molto importante curare anche l’erba. Per dare l’idea di un luogo tropicale, il giardino potrebbe esser arredato con delle palme e delle piante ad HOC, affinché si possa richiamare istintivamente un contesto esotico.

Il green non è tutto uguale, motivo per cui per un risultato migliore suggeriamo di mettere delle piante verdi rigogliose. Ad esempio: banani, ficus e palme di vario tipo.

Concludiamo l’arredamento del giardino con gazebo, suggerendoti di mettere all’inizio le piante più alte vicino all’abitazione per poi mettere quelle più basse vicino alla piscina. Darai un tocco di classe e vivibilità in più.

Cosa mettere intorno a una piscina fuori terra?

Abbiamo appurato quanto sia divertente e coinvolgente provare ad arredare un giardino ampio con piscina. Ecco gli ultimi consigli per arredare un giardino con piscina da poter prendere in considerazione:

  • Adattare in varie zone del giardino, altre erbe aromatiche mediterranee come il timo o la lavanda;
  • Dare un tocco di colore all’ambiente aggiungendo grandi fioriere in plastica o in materiale riciclato.
  • Creare zone d’ombra per le giornate afose: non sempre in giardino si ha voglia di prendere sole. Dunque oltre al gazebo, valutare anche uno spazio più chiuso per quelle giornate in cui si ha voglia di “star fuori”, ma senza il sole che picchi in testa.

Quali controlli effettuare prima di utilizzare l’acqua del pozzo

Generalmente l’acqua è composta da più elementi, quella del pozzo, in particolare, potrebbe essere ricettacolo di agenti infestanti che la rendono impura e ne limitano la potabilità.

Prima di poter utilizzare l’acqua del pozzo anche se solo per irrigare il vostro giardino o l’orto, è necessario effettuare alcuni controlli. Vediamo quali.

Agenti inquinanti dell’acqua del pozzo

Prima di arrivare al pozzo, l’acqua percorre diversa strada, dove incontra vari agenti che, se inquinanti, potrebbero influenzare le sue caratteristiche microbiologiche e le proprietà chimico-fisiche.

In questi casi è opportuno agire con una corretta profilassi. Molto spesso a inquinare l’acqua del pozzo sono alcuni batteri, provenienti da infiltrazioni industriali ma anche agricole o umane.

I più comuni agenti inquinanti sono:

  • manganese e ferro;
  • magnesio e calcio
  • legionella;
  • batteri;
  • amianto;
  • sabbia, argilla, ruggine;
  • pesticidi;
  • impurità chimiche e industriali.

Se presenti, anche in misura lieve, potrebbero essere causa di rischi elevati per la salute umana o per gli animali, se l’acqua è utilizzata per il loro abbeveraggio (qui alcuni articoli di approfondimento per la cura dei vostri animali). Per rilevare la presenza di agenti inquinanti, esistono alcune modalità tecniche capaci di intervenire, limitando e ostacolando l’azione nociva.

Controlli preventivi per utilizzare l’acqua del pozzo

Poichè l’acqua del pozzo non è clorata e nemmeno sottoposta a monitoraggio frequente, come quella proveniente dall’acquedotto, potrebbe favorire lo sviuppo di colonie di batteri o essere inquinata con varie impurità.

Sono svariati i suoi utilizzi, sia privati sia pubblici e, per ognuno di essi, occorre mettere in atto una tipologia di prevenzione apposita, prima dell’uso.

In primo luogo l’acqua del pozzo serve per l’innaffiatura giardini e di orti: quella destinata a tale uso ha specifiche caratteristiche chimico-fisiche, a seconda del terreno da dove proviene.

Generalmente è essenziale conoscere il Ph dell’acqua, nonchè la sua durezza e le concentrazioni di minerali, sali e carbonati, dai quali dipenderà anche la tipologia delle coltivazioni agricole.

A tal proposito è importante procedere all’analisi dell’acqua, con cui si innaffieranno le proprie coltivazioni, almeno una volta prima di iniziare l’irrigazione.

Successivamente è necessario un frequente monitoraggio, con controlli periodici semestrali, in modo da assicurarsi che non ci siano rischi per la salute. Stesso discorso è quello riferito all’acqua del pozzo con destinazione abbeveraggio di animali e per riempire la piscina.

L’analisi dell’acqua avviene con il prelievo di un campione ma è sempre opportuno rivolgersi a professionisti del settore per controllarne i parametri previsti dalle normative.

Il Ministero della Salute, infatti, ha stabilito tramite decreto legislativo quali sono i valori di riferimento dell’acqua del pozzo a uso domestico, privato e pubblico, nonchè le procedure standard da applicare per un puntuale controllo.

Sono i laboratori autorizzati ad avere tutte le caratteristiche di controllo idonee, previste dalla legge e, tramite saggi di analisi e test specifici in laboratorio, vengono monitorati le misure microbiologiche, fisiche e chimiche.

Se volete essere sicuri della “bontà” della vostra acqua di pozzo vi suggeriamo di andare sul sito www.analisidottsteardo.it e richiedere di far analizzare la vostra acqua

Ci sono poi situazioni oggettive che richiedono una manutenzione preventiva, soprattutto se vanno ad alterare le caratteristiche dell’acqua che abbiamo indicato. Per cui è consigliabile far controllare l’acqua del pozzo in presenza di:

  • tubature di piombo oppure di rame vecchie;
  • impianti centralizzati;
  • addolcitori;
  • vasche di accumulo;
  • autoclavi;
  • bollitori.

Fonti

Salute.gov.it

Disclaimer:

Questi testi non vanno intesi come indicazioni di diagnosi e cura di stati patologici, pertanto è sempre consigliato rivolgersi al proprio medico curante.

Pentola a pressione: come si utilizza e perché

La pentola a pressione è uno strumento che permette di cucinare i cibi in modo molto più veloce. In questo articolo scoprirai come utilizzarla e quali sono i suoi vantaggi!

Come utilizzare una pentola a pressione

Una pentola a pressione è uno strumento fondamentale in cucina, soprattutto se si vogliono ottenere risultati eccellenti in breve tempo. Per utilizzare al meglio questo elettrodomestico, è importante seguire alcune semplici indicazioni.

Innanzitutto, prima di mettere il cibo nella pentola, è necessario assicurarsi che tutti gli ingredienti siano puliti e lavati accuratamente: se non l’avete optate per installare una luce a led bianca in cucina, vi aiuterà tantissimo. In secondo luogo, è importante seguire le istruzioni del manuale d’uso per quanto riguarda la quantità di acqua da utilizzare.

Infatti, se si utilizza troppa acqua, il cibo risulterà molto meno saporito; viceversa, se si utilizza poca acqua, il cibo risulterà molto più asciutto.

Per avere un’idea quanto meno indicativa, occorre mettere nella pentola a pressione, minimo ½ d’acqua ed evitare di riempirla più di 2/3 rispetto alla sua capacità complessiva. Seguite uno dei tanti ricettari online e non sbaglierete le proporzioni.

Una volta messa la pentola sul fornello, è opportuno chiudere il coperchio e accendere il fuoco (la fiamma dev’essere normale, né troppo alta, né troppo bassa). Una volta sentito il fischio, allora significa che il liquino ha raggiunto la sua ebollizione e la pentola è in pressione.

Attenzione perché gli ultimi passaggi saranno decisivi. Occorrerà ridurre la fiamma al minimo, e tener conto del tempo di cottura. Dopo aver finito la cottura è possibile spegnere il fuoco, facendo attenzione a non ustionarsi.

Adesso è possibile procedere all’apertura della valvola, facendo in modo che sfiati il vapore. Dopo che il vapore sarà uscito per intero, sarà possibile aprire la pentola.

Perché usare una pentola a pressione: tutti i buoni motivi

Una pentola a pressione è uno strumento preziosissimo in cucina, soprattutto se si ha poco tempo a disposizione. Grazie alla sua particolare struttura, la pentola a pressione permette di cuocere i cibi in tempi molto più rapidi rispetto ad una normale pentola. Inoltre, essendo chiusa ermeticamente, evita che i sapori si disperdano e che gli aromi si mescolino tra loro.

Inoltre, la pentola a pressione è ottima per cuocere le verdure, che mantengono così tutte le loro proprietà nutritive. Infine, un altro vantaggio da non sottovalutare è il fatto che la pentola a pressione può essere utilizzata anche per cuocere i legumi, che risulteranno così molto più digeribili.

In questi ultimi anni anche la tecnologia in cucina ha fatto passi da gigante. Alle pentole a pressione tradizionali si sono infatti affiancate le pentole a bassa pressione, che permettono di diminuire notevolmente i tempi di cottura garantendo una cucina leggera e senza grassi. Dove trovarle? Semplice sul sito https://www.flonalcookware.it/ dove viene indicata la possibilità di utilizzo anche sui piani di cottura a induzione.

Cosa non si può utilizzare con la pentola a pressione?

Non tutti i materiali sono adatti all’uso in pentola a pressione. In particolare, non si utilizzare con la pentola a pressione i seguenti materiali:

  • Alluminio: l’alluminio è un materiale che non si può mettere nella pentola a pressione perché non è in grado di sopportare la pressione. L’alluminio può anche rilasciare sostanze nocive nel cibo.
  • Legno: il legno non è un materiale adatto all’uso in pentola a pressione perché può assorbire il calore e deformarsi facilmente.
  • Plastica: la plastica non è un materiale adatto all’uso in pentola a pressione perché può sciogliersi e rilasciare sostanze nocive nel cibo.

Serratura della porta rotta, chi paga il danno tra padrone di casa e affittuario?

Le cause di una serratura che si rompe possono essere tantissime e ci sono sempre dei dubbi su chi debba pagare il fabbro. Se tra il padrone di casa e l’affittuario non ci sono degli accordi scritti sul contratto, la legge invita a far riferimento alle regole generali previste dal codice civile sotto la voce riparazioni e manutenzioni.

Ovviamente, sarà compito del fabbro evidenziare quale sia stata la causa della rottura della serratura al fine che si possa decidere a chi farla pagare tra i due protagonisti.

Se l’inquilino necessita cambiare la serratura per motivi vari e personali, allora sarà lui stesso a dover pagare l’intervento. Proviamo a fare chiarezza?

Cause serratura rotta

Qualsiasi sia la causa, il consiglio è di rivolgersi a soli esperti, come spiegato approfonditamente in questo sito, per non aumentare il livello del danno alla serratura. Un fabbro esperto si occuperà di trattare il danno e sostituire la serratura se necessario.

Le cause potrebbero essere molte, tra cui:

  • Chiave che entra nella serratura e non gira. In questo caso ci potrebbe essere della sporcizia interna o avvallamenti della chiave rovinati con l’usura e il tempo. Una manutenzione e pulizia ordinaria della serratura consente di evitare questi spiacevoli episodi;
  • La chiave si incastra e non si riesce ad entrare o uscire da casa. È possibile che con il tempo, lo sporco e l’usura si possa avere questo problema ed è sbagliato continuare e sforzare perché la chiave si potrebbe rompere al suo interno. Una volta al mese sarebbe ottimale lubrificare l’interno della serratura e il suo meccanismo, prima che si spezzi e l’operazione diventi complicata;
  • La serratura è danneggiata per usura o per un tentativo di scasso da parte di ladri. Ci sono degli scassinatori che utilizzano il sistema Bumping per cercare di aprire le porte blindate: inseriscono un pezzo di ferro nella toppa e spingono con un martello. Spesso e volentieri non riescono ad entrare in casa, ma la serratura viene danneggiata gravemente.

Serratura rotta della porta: quando paga l’affittuario?

Come accennato, le cause del cambio serratura potrebbero essere molte. Se l’affittuario decide di cambiare la serratura per volontà sua personale basterà applicare il buon senso. In questo caso non dovrà essere il proprietario dell’abitazione a pagare, bensì l’inquilino. Nel momento in cui lascerà la casa, il proprietario potrà cambiarla nuovamente per sicurezza anche se le chiavi sono state riconsegnate al legittimo proprietario.

In tutti gli altri casi si applica il codice civile e si fa uso della parola, spiegando al proprietario dell’immobile cosa è accaduto. Come noto, il Codice Civile regola  una suddivisione delle spese in base al carattere e a quanto accaduto. Il conduttore dell’abitazione paga se sono riparazioni di piccola manutenzione personale, tutte le altre spese spettano direttamente al proprietario.

Gli interventi di piccola manutenzione sono quelli dipendenti dall’usura – dal tempo che passa o un logoramento. Se la serratura si rompe per l’uso, sarà l’inquilino a dover provvedere alla spesa. Nel caso in cui il difetto sia stato generato da un uso non corretto e precedente all’entrata dell’inquilino, il proprietario dovrà assicurare la sostituzione immediata della serratura anche per motivi di sicurezza.

Come ristrutturare un casale

Il numero di persone che decide di fuggire dai centri cittadini per optare ad una vita più tranquilla in campagna diventa sempre più grande. Difatti, è ormai da qualche anno che i vecchi casali sono diventati i protagonisti indiscussi, da poter acquistare e ristrutturare senza spendere cifre esorbitanti.

L’unico fattore da dover tenere in mente è che la ristrutturazione di un casale è un lavoro impegnativo, in quanto deve essere fatto in maniera scrupolosa e corretta.

Prima di tutto, bisogna verificare la sicurezza del casale e la sua salubrità, rivolgendosi a delle ditte qualificate per questo lavoro. Dopodiché, va fatta una valutazione delle operazioni da dover effettuare: interventi sugli impianti idrici ed elettrici, messa in sicurezza del tetto, fino al recupero tecnico ed architettonico della struttura originaria.

Una volta stimata la spesa necessaria per tutti questi interventi, si può decidere di acquistare la struttura. È importante che la ristrutturazione del casale non vada ad intaccare la sua struttura originaria, ma faccia in modo di creare un perfetto connubio tra lo stile scelto e la tradizione.

La cucina

Cuore di ogni abitazione, generalmente ad essa è dedicato lo spazio più grande. Secondo la tradizione dei casali, alle cucine venivano dedicati ampi spazi perché dovevano essere il punto di ritrovo delle famiglie patriarcali, che si riunivano per consumare i pasti. Ristrutturare questo spazio non è un lavoro complicato: bisogna scegliere gli elementi da voler ripristinare (ad esempio le travi in legno o i pavimenti in cotto) e progettare la disposizione dei nuovi impianti e degli accessori.

Elemento essenziale della cucina è il camino, da sempre considerato il miglior punto di ritrovo per chiacchierare e scaldarsi. Per questo motivo è comune trovarlo all’interno di questo spazio ed è fondamentale, durante la ristrutturazione, preservarlo e poterlo sfruttare per l’inverno.

Nonostante la natura rustica del casale, sono sempre più diffuse le cucine moderne. Questo perché molte persone le trovano più funzionali rispetto alle classiche cucine in muratura e più facili da pulire.

Il soggiorno

In questo ambiente molto importanti sono le pietre dei muri a vista, da poter accostare ad ampi divani per poter apprezzare il relax e la calma che sono un casale sito in campagna può offrire. Il suggerimento, per avere un ambiente più caldo, è quello di ripristinare solo una o due pareti, stuccando e colorando le altre, per dare al soggiorno un tono meno freddo e coerente con gli stili contemporanei. Fondamentale in un casale ristrutturato è lasciare vecchi oggetti (come botti di legno da utilizzare come vasi) per dare un tocco un po’ più rurale nell’ambiente.

Le camere da letto

In origine, i casali avevano le camere da letto ai piani superiori, accessibili tramite scale in pietra. Ristrutturare queste stanze è più impegnativo di quelle precedenti, soprattutto a livello termico e acustico. Infatti, è veramente importante creare ambienti ospitali e, in particolar modo, confortevoli. Per esempio, i pavimenti possono essere rimpiazzati con il parquet, in quanto materiale molto caldo e isolante.

In generale, va considerato che per ristrutturare un casale vanno utilizzati materiali di ottima qualità, in quanto devono impedire il distacco della pittura dalla pietra che è causato dall’umidità e dagli sbalzi termici.

Tra i materiali maggiormente apprezzati vi è il pavimento in cotto. Poiché ne esistono di vari tipi (ad esempio il cotto chiaro umbro), è ideale per rendere unico ogni spazio del casale. Un pavimento in cotto di qualità si riconosce dal fatto che dopo tanto tempo non presenta macchie superficiali o segni di usura. È quindi fondamentale optare per un cotto fatto a mano o un cotto a legna, come quello di Fornace Bernasconi, poiché permette l’utilizzo di trattamenti naturali (ad esempio olio di lino o cera d’api), garantendone assoluta protezione.

Il tetto

L’entità della ristrutturazione del tetto del casale dipende dal suo stato di conservazione. Per definire ciò, è sufficiente un’analisi visiva, esterna e poi interna, per rendersi conto del suo stato. Se si notano superfici non omogenee o travi danneggiate da umidità e tarli, diventa inevitabile rifare il tetto.

Se si decide di trasformare il sottotetto in uno spazio abitabile, è necessario isolare il locale applicando sul solaio del materiale isolante per rendere lo spazio vivibile sia in inverno che in estate.

Nello specifico, sarà necessario creare un tetto ventilato, vale a dire pianificare una camera di ventilazione tra il manto e la soletta di copertura, al fine di ridurre il caldo d’estate e diminuire i costi per il riscaldamento durante l’inverno.

Durante la ristrutturazione va verificato lo stato dei cornicioni del tetto: questi, infatti, hanno come scopo quello di proteggere la muratura che si trova sotto dalle intemperie.

Elementi che generalmente non sono presenti nei vecchi casali, ma che si ritiene opportuno aggiungere, sono le grondaie (con lamiera zincata o di rame) che possano svolgere la loro funzione senza intaccare l’estetica dell’edificio.

Noti tutti questi elementi, non resta che mettersi all’opera e iniziare a ristrutturare il proprio casale da poter utilizzare per godersi relax e tranquillità.

Cosa fare quando la lavastoviglie Bosch da errore E24

Ogni lavastoviglie, così come quella Bosch, indica sul display un errore numerico ben preciso. Ad esempio, quale guasto rappresenta il codice E24 dell’elettrodomestico della multinazionale tedesca? In questa guida vedremo l’eventuale problema e la possibile soluzione.

Qualora il codice di errore della lavastoviglie Bosch sia E24, quest’ultimo potrebbe segnalare un problema alla pompa dell’elettrodomestico. Le cause potrebbero essenzialmente due, un blocco dovuto alla sporcizia al suo interno, oppure legato a qualcosa di più grave.

Il primo consiglio che possiamo dare è di pulire la pompa della lavastoviglie Bosch e provare a risolvere in questo modo. Innanzitutto. L’elettrodomestico va spento e successivamente andrà staccata la spina d’accensione.

Inoltre, andranno rimossi i filtri ed anche il coperchio della pompa. Durante questo step è assolutamente importante, osservare eventuali frammenti di vetro (durante un lavaggio non è raro che si rompa qualche bicchiere o piatto), che incastrandosi nei meccanismi provocano il malfunzionamento della lavastoviglie.

Fatto ciò, se presenti, togliere i frammenti di vetro e controllare eventuali altre presenze di corpi estranei all’interno dell’elettrodomestico. Quest’ultimi andranno rimossi (insieme a tutti i residui di sporco), e soltanto dopo aver fatto questo, bisognerà assicurarsi che la pompa ruoti liberamente senza impedimenti.

Se l’esito avrà dato risultato positivo, sarà sufficiente riporre correttamente il coperchio, chiuderlo ed infine avvitarlo. Dopo aver riposizionato correttamente tutti i filtri, si potrà riprendere con i regolari lavaggi.

Quando e come contattare l’assistenza Bosch per la lavastoviglie

Qualora la pulizia della lavastoviglie Bosch non avesse rimosso il codice d’errore E24, che rappresenta il blocco della pompa, allora è il caso di contattare l’assistenza della sede legale tedesca. Il problema in questo caso, potrebbe essere di natura tecnica e ben più grave di quel che ci si aspettasse.

Esistono diverse modalità per mettersi in contatto con il call center Bosch, eccone qualcuna:

  1. Rivolgersi al Service Assistant: basterà entrare nella pagina dedicata, inserire il numero di modello (E-NR), della lavastoviglie e leggere tutte le informazioni che verranno fornite. Il numero identificativo spesso è reperibile sulla targhetta dell’apparecchio o nella zona della porta.
  2. Leggi il manuale di istruzioni: ogni libretto informativo riporta delle guide per risolvere laddove possibile, i problemi più semplici. Sarà sufficiente immettere il numero di modello e procedere al download del manuale.
  3. Trovare il centro di assistenza Bosch più vicino: è disponibile lo Store Locator che mostra sulla mappa le filiali autorizzate e più vicine alla città nella quale si vive.

Un’altra soluzione potrebbe essere quella di contattare l’assistenza Bosch tramite il numero di telefono dedicato 02.412.678.100, assicurandosi di avere a portata di mano, sia il codice di produzione (FD-NR), che quello del modello della lavastoviglie in questione (E-NR).

L’unica alternativa alla chiamata è il modulo online rintracciabile sul sito della casa madre da poter compilare inserendo i propri dati anagrafici e riportando sempre il numero di modello e quello di produzione.

Suggeriamo in presenza del codice d’errore E24, di non compiere nessun’altra azione se non quella di pulire la pompa della lavastoviglie adeguatamente.

Realizzare Piscine Senza Bisogno Di Permessi è Possibile

Nella fase di progettazione e costruzione di una piscina può succedere di incappare in lente e noiose trafile burocratiche. Dal punto di vista dei permessi, in Italia la materia “piscine” non è chiara e può generare confusione.

Il Testo Unico sull’Edilizia fornisce regole e pratiche a livello nazionale ma ogni Regione e Comune interpreta le norme applicandole in modo diverso in base al contesto cittadino.

Cercando di fare chiarezza sull’argomento, premettiamo che realizzare piscine senza bisogno di permesso è possibile, ma nella maggior parte dei casi è meglio prepararsi a dover a che fare un minimo con la burocrazia.

Criteri del testo unico sull’edilizia

Come dicevamo, ogni città prevede norme diverse riguardo alla costruzione di piscine, quindi un consiglio molto valido è quello di informarsi nel proprio Comune per essere più sicuri.

Intanto, si può vedere cosa dice a riguardo il Testo Unico sull’Edilizia.

Per quest’ultimo, per realizzare piscine è necessario avere i permessi nei seguenti casi:

  • Nel caso in cui il volume della piscina sia superiore al 20% di quello dell’immobile principale, oppure se per le norme tecniche gli interventi sono classificati come di nuova costruzione, allora è necessario avere il Permesso di Costruire;
  • Se, invece, il volume della piscina non supera il 20% di quello dell’immobile principale e per le norme tecniche l’intervento è classificato come “pertinenziale”, allora sarà sufficiente la Denuncia di Inizio Attività (D.I.A.) per realizzare la piscina;
  • Ad oggi la richiesta dell’Autorizzazione Edilizia per realizzare una piscina non è più prevista in quanto pratica superata. È bene, però, informarsi sulle norme cittadine perché alcuni Comuni ancora la richiedono in certi casi.

Oltre al permesso per la realizzazione delle piscine, può risultare necessario chiedere il permesso anche per lo scarico fognario delle acque utilizzate per la vasca.

Piscine interrate

Abbiamo visto le norme generali del Testo Unico sull’Edilizia.

Purtroppo, queste hanno valenza preminentemente per quanto riguarda la costruzione di piscine interrate. In questo caso, realizzare una piscina interrata senza alcun tipo di permesso è praticamente impossibile.

Lo Stato, infatti, con la sentenza 35 dell’8/1/2016 ha dichiarato che una piscina interrata non equivale a un’attrezzatura per il tempo libero e lo svago, ad esempio come uno scivolo.

Questo perché la realizzazione di una piscina prevede degli interventi massicci sul terreno che lo vanno a modificare in modo invasivo.

In particolare, una piscina interrata non è una struttura precaria che si può rimuovere in fretta. Tutto questo significa che nel caso di piscina interrata sono necessari i permessi previsti dal Testo Unico sull’Edilizia.

Piscine fuori terra

Nel caso di piscine fuori terra la questione è diversa e per fortuna in alcuni casi, sotto certe condizioni, è possibile realizzare piscine senza permessi.

Anche qui, però, la normativa non è chiara e omogenea, sia perché il Testo Unico sull’Edilizia dice poco a riguardo sia perché ogni Regione e Comune applica regole diverse.

La prima cosa che si può dire è che nel caso di piscine fuori terra è necessario chiedere i permessi di realizzazione laddove sia previsto che la vasca sia una struttura di durata e funzione illimitata nel tempo.

Questo perché per il Testo Unico sull’Edilizia occorrono i permessi se l’installazione di una vasca trasforma permanentemente il terreno su cui è realizzata e ciò accade spesso anche per le piscine fuori terra, ad esempio in tutti i casi in cui esse siano ancorate o fissate in modo solido al suolo.

L’unica eccezione in cui realizzare piscine senza permesso è possibile si ha nel caso in cui la vasca fuori terra sia stagionale, ovvero “a uso temporaneo, per fini limitati nel tempo e contingenti, con conseguente e celere rimozione alla fine del tempo prefissato”.

Sotto queste condizioni, la piscina fuori terra equivale ad arredamento da giardino e perciò è realizzabile senza bisogno di alcun permesso. Anche su questo caso, però, è bene informarsi prima sulle regole del proprio Comune perché potrebbero esserci dei vincoli specifici.

Se volete approfittare di questa possibilità che non prevede il bisogno di permessi, potete andare su https://www.dtprimepiscine.it/it/listato-dettaglio.php?idModello=8 per avere un’idea delle vasche fuori terra presenti sul mercato.

Permessi E Abusi Edilizi

Da come abbiamo visto, nella maggior parte dei casi per realizzare piscine è necessario avere i permessi. Per averli, bisogna fare domanda al proprio Comune e aspettare che questo ci dia conferma prima di iniziare i lavori.

Se dopo 60 giorni il Comune non ha dato alcuna risposta, allora la richiesta di permesso viene di fatto considerata come rifiutata.

Nel caso in cui si decida di costruire senza permessi sebbene essi siano necessari, allora si commette il reato di abuso edilizio per cui si è perseguibili dalla legge.

Nel caso si venga condannati, si possono rischiare ingenti sanzioni e probabilmente si dovrà demolire la piscina.

La cosa migliore da fare, quindi, è informarsi bene sulle norme del proprio Comune, affidandosi anche ad esperti del settore come geometri e architetti o chiedere alla stessa azienda a cui viene affidata la realizzazione della piscina.